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Metafore & Metamorfosi (settembre)

THE MANCHURIAN CANDIDATE


Il panorama politico italiano è denso di novità. Si prevede come imminente la “discesa in campo” di Luca Cordero di Montezemolo: salotto buono, razza padrona e cognome lungo. E io so già cosa dirà il pluricognomato nel suo discorso d'apertura del primo congresso del nuovo partito. Italia Futura, questo il nome del partito di LCdM, sarà sicuamente un “partito di valori e programmi”, un “partito della gente”, con l'obiettivo di “ritrovare come paese, come cittadini, come imprenditori, un clima di fiducia”, anche se per questo ci sarà “da rimboccarsi le maniche”. Le strade da percorrere? “Formazione, sapere, innovazione e ricerca”. Poi, dopo aver salutato con profonda amicizia Pier Ferdinando Casini, Savino Pezzotta e Gianfranco Fini, concluderà dicendo, con aria pensosa e toni oracolari che umilierebbero Zarathustra: “Oggi è il momento. E sta a noi, solo a noi, compiere quelle scelte che ci consentano di essere una risorsa e una speranza per milioni di donne e di uomini che vogliono e chiedono un futuro migliore per sé, per i propri figli, per il proprio paese...
In Italia non passa nulla e nulla cambia, Montezemolo è un parassita miliardario figlio di papà che farà gli interessi dei cittadini comuni che faticano ad arrivare a fine mese come lo squalo affamato fa gli interessi dei cuccioli di foca che prendono il mare per la prima volta. (D)
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METEO-METAMORFOSI
























Carlotta Mannu e Gina Gershon
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MA COS'E' QUESTA CRISI...


La lingua è un grande aiuto nell'esorcismo. Soprattutto se è mistica, se è una lingua intrecciata di termini oscuri e potenti. A furia di ripeterli, come per le beghine che frequentavano la chiesa e il latino senza capirci un'acca, partecipiamo al rito della convinzione: Asked price, Ora pro nobis; Bear market, Ora pro nobis; Call Option, Ora pro nobis; Down Jones, Ora pro nobis... E così via. [...]
Per riprendere l'impropria e malaugurante metafora del Titanic usata dal ministro Tremonti, mentre in prima classe hanno già visto l'iceberg e si stanno facendo i conti con l'urto e i posti nelle scialuppe, nella stiva dove siamo stipati come sardine non abbiamo ancora la più pallida idea di cosa stia per succedere...

Gli Altri, Lanfranco Caminiti
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UN MATTO



Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita,
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia:
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".
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DETTO TRA NOI

Il totalitarismo moderno non è che un episodio nel quadro della perenne rivolta contro libertà e ragione. Dagli episodi più antichi esso si distingue non tanto per la sua ideologia quanto per il fatto che i suoi leader sono riusciti a realizzare uno dei più audaci sogni dei loro predecessori: essi hanno fatto della rivolta contro la libertà un movimento popolare.

Contro Hegel (1997) Karl Popper



- Lo sai? Una volta questo era proprio un gran bel paese... e non riesco a capire quello che gli è successo.

- Beh, è che tutti hanno paura, ecco cos'è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi, voglio dire propri di quelli da due soldi, capisci?Credono che si vada a scannarli o qualcosa, hanno paura.

- Si ma non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate.

- Ma quando... per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli.

- Ah no, quello che voi rappresentate per loro è la libertà.

- Che c'è di male nella libertà? La libertà è tutto.

- Ah si, è vero, la libertà è tutto, d'accordo, ma... parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato... e bada non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran daffare a uccidere, a massacrare per dimostrarti che lo è. Ah certo, ti parlano e ti parlano e ti riparlano di questa famosa libertà individuale, ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura.

- La paura però non li fa scappare.

- No, ma li rende pericolosi...
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1816

Ci furono dunque in Parigi tredici fratelli che appartenevano l'uno all'altro e fingevano di non conoscersi, tra la gente; ma che si ritrovavano, la sera, come cospiratori, non nascondendosi alcun pensiero, usufruendo a turno di un patrimonio simile a quello del Veglio della Montagna; tenendo i piedi in tutti i salotti, le mani in tutte le casseforti, i gomiti in strada, la testa su tutti i cuscini, e mettendo tutto senza scrupoli al servizio dei loro disegni. Furono tredici re sconosciuti, ma re veramente, e più ancora che re, giudici e carnefici che, messisi le ali per scorrere la società in lungo e largo, disdegnavano di rappresentarvi qualcosa, perché vi erano onnipotenti.

Storia dei Tredici, Balzac

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LA FABBRICA DELLE ZOCCOLE

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STO IN UN PAESE DISASTRATO


Se io potessi fare il presidente,
di tutta questa gente, no, non resterebbe niente,
perché questi farabutti li manderei a zappare,
oppure chiusi in fabbrica venti ore a lavorare!

Berlusconi, chissà chi l'ha votato!
Nessuno che lo ammetta e intanto al Governo è andato.
Ma se devo dirla tutta non è lui il solo problema,
perché dall'altra parte c'è anche Massimo D'Alema!

Di dieci cose fatte (Silvio) te n'è riuscita mezza (e manco!),
e dove c'è uno strappo non metti mai una pezza.

Sto in un Paese disastrato governato dal solito nano,
con un'opposizione pronta a dargli sempre una mano.
Se penso che al Governo c'è gente come te,
Borghezio, Calderoli, Bossi, la Gelmini e la Santanché!

Voi siete delle sole, come si dice a Roma!
Voi siete delle sole, aahhh sempre sulla poltrona!

Di Pietro te l'ha detto: "Ci fai o ci sei?"
E nonostante tutto, tu pensi sempre a lei.
Ma se devo dirla tutta ho paura del domani
se penso che potrebbe esserci al posto tuo Bersani!

Di dieci cose fatte (Silvio) te n'è riuscita mezza (e manco!),
e dove c'è uno strappo non metti mai una pezza.
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CAPITALISMO TOSSICO

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CRAXI NOSTRI

Secondo alcuni non era affatto una coincidenza che le parole "politica" e "apocalittico" suonassero tanto simili.

Can't stop Won't Stop, Shake Ediz. 2009, Jeff Chang

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LE GRANDI MANOVRE


La manovra dispone l'aumento dell'aliquota IVA ordinaria dal 20 al 21 percento, il che a regime garantirà, assicurano, un maggior gettito per 4,236 miliardi su base annua.
Così la manovra, aumentando l'IVA, aggrava un'imposta indiretta che colpisce i meno abbienti e impoverisce il ceto medio.
Secondo l'art. 53 della nostra Costituzione "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva".
L'art. 53 in sostanza pone una garanzia per i soggetti passivi deboli, disponendo che il legislatore nel determinare i tributi debba tener conto della loro capacità contributiva, ponendo pertanto un limite alla potestà impositiva in materia fiscale.
Il punto è che il principio della capacità contributiva può essere veramente rispettato solo tenendo conto del sistema fiscale. Infatti, in un sistema tributario ove siano presenti in misura diversa imposte dirette e imposte indirette, l'aumento di quest'ultime viene a ledere tale principio, in quanto le imposte indirette non tengono affatto conto della capacità contributiva dei singoli, ma vanno ad incidere in misura maggiore sui redditi dei meno abbienti.
L'IVA è infatti istantanea, in quanto l'occasione del prelievo è rappresentata da ogni singolo scambio e passaggio di beni e servizi, è a pagamento frazionato e plurifase, in quanto ad ogni passaggio ciascun contribuente paga il tributo per il valore aggiunto al prodotto, e dulcis in fundo è gravante sul consumatore finale, che risulta essere il solo soggetto "inciso" in quanto, a differenza di ogni esercente arte o professione ed ogni imprenditore, non potrà "scaricare" l'imposta pagata! (D)

Metafore & Metamorfosi (febbraio)

DIES IRAE



Del fosco fin di secolo morente
sull'orizzonte cupo e sconfortato
spunta l'aurora minacciosamente
del dì fatato.

Urla d'odio la fame e di dolore
da mille e mille fauci inviperite
e tuona col suo schianto redentore
la dinamite!

Guizzan per l'aria i lampi furibondi
del dì dell'ira a scuotere i vigliacchi
e voi tremate o parassiti immondi
brago di ciacchi.

Siam pronti e dal selciato d'ogni via
spettri macabri nel momento estremo
sul labbro il nome santo d'Anarchia
insorgeremo!

E pallidi fantasmi segaligni
dinanzi a voi convulsi ci vedrete
del vostro sangue di vampir maligni
arsi di sete.

Sarem spietati e degli infami archici
di ministeri e banche e tribunali
sfavilleran le carte in tutti i trivi
roghi infernali.

Per le vittime tutte vendicate
là nel fragor dell'epico rimbombo
compenseremo sulla barricata
piombo col piombo!!

(1893)
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BELLA CIAO


Documentario del 1970 di Pier Paolo Pasolini

Bella Ciao, Bella Ciao una canzone
andava di moda insieme alle persone,
Bella Ciao è una vecchia canzone
storia di un bastone da Rivoluzione...


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FISCHIA IL VENTO



Fischia il vento, infuria la bufera,
scarpe rotte eppur bisogna andar,
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir.

Ogni contrada è patria del ribelle,
ogni donna a lui dona un sospir,
nella notte lo guidano le stelle
forte il cuore e il braccio nel colpir.

Se ci coglie la crudele morte,
dura vendetta verrà dal partigian;
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor.

Cessa il vento, calma è la bufera,
torna a casa il fiero partigian,
sventolando la rossa sua bandiera;
vittoriosi e alfin liberi siam.

(1943)
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LA DOMENICA DELLE SALME

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia.
La domenica delle salme
fu una domenica come tante,
il giorno dopo c’erano i segni
di una pace terrificante,
mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.



Io tutte le sere, quando finisco un concerto, desidererei rivolgermi alla gente e dire loro: tutto quello che avete ascoltato fino adesso è assolutamente falso, così come sono assolutamente veri gli ideali e i sentimenti che mi hanno portato a scrivere queste cose e a cantarle. Ma con gli ideali e con i sentimenti si costruiscono delle realtà sognate. La realtà, quella vera, è quella che ci aspetta fuori dalle porte del teatro. E per modificarla, se voglamo modificarla, c'è bisogno di gesti concreti, reali.

Fabrizio De Andrè

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LA REVOLUCION HUMANISTA



Our deepest fear is not that we are inadequate. Our deepest fear is that we are powerful beyond measure. It is our light, not our darkness that most frightens us. We ask ourselves, Who am I to be brilliant, gorgeous, talented, fabulous? Actually, who are you not to be? You are a child of God. Your playing small does not serve the world. There is nothing enlightened about shrinking so that other people won't feel insecure around you. We are all meant to shine, as children do. We were born to make manifest the glory of God that is within us. It's not just in some of us; it's in everyone. And as we let our own light shine, we unconsciously give other people permission to do the same. As we are liberated from our own fear, our presence automatically liberates others.



Nuestro miedo más profundo no es el de ser inadecuados. Nuestro miedo más profundo es el de ser poderosos más allá de toda medida. Es nuestra luz, no nuestra oscuridad, lo que nos asusta. Nos preguntamos: ¿Quién soy yo para ser brillante, hermoso, talentoso, extraordinario? Más bien, la pregunta a formular es: ¿Quién eres tú para no serlo? Tu pequeñez no le sirve al mundo. No hay nada iluminado en disminuirse para que otra gente no se sienta insegura a tu alrededor. Has nacido para manifestar la gloria divina que existe en nuestro interior. Esa gloria no está solamente en algunos de nosotros; está en cada uno. Y cuando permitimos que nuestra luz brille, subconsciente le damos permiso a otra gente para hacer lo mismo. Al ser liberados de nuestro miedo, nuestra presencia automáticamente libera a otros.



La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa. Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo, non c'è nulla di illuminante nel rinchiudersi in sè stessi così che le persone intorno a noi si sentiranno insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c'è dentro di noi, non è solo in alcuni di noi è in tutti noi. Se noi lasciamo la nostra luce splendere inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso. Appena ci liberiamo dalla nostra paura la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

Marianne Williamson

Per visualizzare il player e ascoltare il contributo sonoro è necessario QuikTime program.
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SI QUIERES ALGO VE POR ELLO



Ehi... Don’t ever let someone tell you that you can’t do something. Not even me. Ok? You got a dream, you gotta protect it. When people can’t do something themselves, they’re gonna tell you that you can’t do it. You want something, go get it. Period.


Ehi... Nunca dejes que nadie te diga que no puedes hacer algo. Nisiquiera yo. ¿Vale? Si tienes un sueño, tienes que protegerlo. Las personas que no son capaces de hacerlo, te dirán que tu tampoco puedes. Si quieres algo, ve por ello. Y punto.


Ehi... Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me. Ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.

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SE NON ORA QUANDO?


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RESISTENZA



Amo l'Italia, non voglio un primo ministro iscritto alla loggia massonica eversiva Propaganda 2.
Amo l'informazione, non voglio un governante che con la corruzione e la forza ha il monopolio totale delle tv private.
Amo il servizio pubblico, non voglio un primo ministro che imbottisce le istituzioni di servi, pregiudicati e prostitute.
Amo la cultura, non voglio un primo ministro che corrompendo alcuni giudici ha arraffato più grande casa editrice italiana, la Mondadori.
Amo lo stato moderno, non voglio un capo del governo che pretende di comandare la giustizia.
Amo l'onestà, non voglio un politico che diventa primo ministro grazie ai soldi, la corruzione, la menzogna e allo strapotere dei suoi media.
Amo l'uguaglianza di fronte alla legge, non voglio un primo ministro che si crea più di 80 leggi create per se stesso e per sfuggire alla giustizia e per fare ancora più soldi, contro l'interesse collettivo.
Amo la possibilità di scegliere e non voglio un primo ministro che mi ha rubato la possibilità di decidere chi mandare in parlamento.
Amo la divisione dei poteri, fondamenta degli stati moderni da 300 anni e non voglio un primo ministro che pretende di governare e allo stesso tempo di fare le leggi.
Amo la sincerità e non voglio come mio governante un bugiardo davanti ai giudici, al parlamento, alla stampa e ai cittadini.
Amo la giustizia e non voglio come mio governante uno che aveva come dipendente un capo mafioso, Mangano da lui indicato come eroe e che ha come braccio destro e co-fondatore di partito un condannato per mafia, come Dell'Utri.
Amo la storia e non mi piace pensare che il mio governante possa essere stato, come sempre più pentiti affermano, il mandante delle stragi di mafia del 1992-93.
Amo e rispetto le donne e non mi piace essere governato da uno che compra il sesso anche da minorenni.
Amo la libertà degli altri e non sopporto un primo ministro che offende gli omosessuali, gli ebrei, chi ha il colore della pelle più abbronzato. Ho rispetto per me stesso e mi offende che un simile uomo dica che tutti noi italiani siamo come lui.
Amo i cittadini quando scelgono con la propria testa e non mi piace un prepotente che rovescia le scelte dei referendum.
Amo il mio paese e per continuare ad avere rispetto di me stesso, urlo con tutto il mio cuore: "Dimettiti!"
Dimostro il mio amore per l'Italia, per la giustizia, per la democrazia con un sistema semplice uno striscione appeso al mio balcone.
Quando dai balconi saranno appesi migliaia e migliaia e milioni di inviti a dimetterti, caro Berlusconi, non potrai più ignorarci. Le tue dimissioni saranno inevitabili, perchè tutti rideranno di te.
Quando gli striscioni saranno migliaia e migliaia e milioni, anche noi cittadini ci renderemo finalmente conto di essere la maggioranza e capiremo che tutti i tuoi sondaggi erano tristi bugie.
Questo è un piccolo passo che tutti possiamo compiere. Nessuna iniziativa è inutile.
E' il nostro Piccolo Atto di Resistenza.
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BERLUSCONI'S FARM



A tutti i dittatori che prima o poi
faranno i conti con il proprio popolo.

























Il Belpaese degli animali
Sei una bestia, non fermarti mai,
sputa sangue e zuccherini avrai,
riga dritto, devi dire sì,
gli animali son così...

Ma in un attimo tutto cambiò,
basto poco a dire non ci sto,
morte all'uomo e alla sua schiavitù,
non obbediremo più! No!
Gatti, volpi, cani, pecore,
cavalli, orsi, lepri e colibrì
cominciarono a cantare in coro:
alla vita dico sì!

Da quel giorno le angherie e i soprusi
che da sempre gli uomini crudeli,
i macellai, chirurghi, le vivisezioni,
non ci furon più...

Stesi al sole, la felicità
sotto un cielo di tua proprietà,
che profumo che ha la libertà,
alla vita dico sì! Sì!

Certamente non fu vanità
ma piuttosto generosità,
un maiale allora s'affacciò
disse io governerò.

Un futuro di prosperità,
di ottimismo, di longevità,
pace e bene a tutti assicurò,
il mondo intero lo votò... Eh!

Promettendo primavere,
paradisi, sole e miele a volontà,
obbedirono al maiale ripetendo:
quanto è bravo il nostro re!

Che pensò a pararsi il culo,
si allevò un gruppetto di cani rabbiosi,
si sa mai ci fosse un ammutinamento, una difficoltà...

Le pecorelle pregaron Gesù
e le mammelle tornarono su,
il Belpaese degli animali
ting eling eling... vita bela.

Gatte in calore lisciavano il re
il fiore degli anni lo volle per se
la fattoria degli animali
cantava Tat's amore...

Le promesse poi dimenticò
quel suino se le rimangiò
mise un mappamondo sul comò
e a pallone ci giocò.

Le pecorelle pregaron Gesù
ma le mammelle calavano giù,
il Belpaese degli animali
ting eling eling... tarantela.


Le barzellette alla cricca del re
squali e delfini li volle per se
tutta l'azienda degli animali
cantava Tat's amore...

Allo specchio a lungo si guardò
la sua cotica siliconò,
i capelli se li disegnò,
lo zampone lucidò.

Passarono gli anni, i mesi i giorni
viva il progresso!
Chi era diverso sparì
chi era straniero... chi,
chi per la fame... chi,
chi protestò morì,
chi invece ingrassava alla corte del re
e si faceva il bidet!

Camminando su due zampe
tirò fuori un sigaro dal suo gilet,
mentre un gruppo di maiali
gli leccava il miele in mezzo al decolleté.

Non pensò quel mezzo uomo che la ruota gira
quando fu azzannato da un cane rabbioso
che in un lampo il re maiale
giustiziò... Olè!!

Il Bel Paese degli animali, liberamente tratto da La fattoria degli animali di George Orwell.
Interpreti: Tosca, Massimo Venturiello, Ruggiero Mascellino, Carmine Pagano, Pasquale Laino, Luca Iaboni, Matteo di Francesco.
Arrangiamento musicale : Ruggiero Mascellino.
Regia: Gabriele Altobelli.

Lo que no tengo...



Quello che non ho è una camicia bianca,
quello che non ho è un segreto in banca,
quello che non ho sono le tue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho è di farla franca,
quello che non ho è quel che non mi manca,
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.

Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti,
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.

Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro,
quello che non ho è un pranzo di lavoro,
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.

Quello che non ho sono le mani in pasta,
quello che non ho è un indirizzo in tasca,
quello che non ho sei tu dalla mia parte
quello che non ho è di fregarti a carte.

Quello che non ho è una camicia bianca,
quello che non ho è di farla franca,
quello che non ho sono le sue pistole
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho...
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Lo que no tengo es una camisa blanca,
lo que no tengo es un secreto en el banco,
lo que no tengo son tus pistolas
para conquistarme el cielo, para ganarme el sol.

Lo que no tengo es de no ser castigado,
lo que no tengo es aquellos que no me falta,
lo que no tengo son tus palabras
para ganarme el cielo, para conquistarme el sol.

Lo que no tengo es un reloj adelante
para correr más de prisa y tenervos más lejano,
lo que no tengo es un tren herrumbroso
que me reconduces atrás de adonde he partido.

Lo que no tengo son tus dientes de oro,
lo que no tengo es un almuerzo de trabajo,
lo que no tengo es esta pradera
para correr más fuerte que la melancolía.

Lo que no tengo son las manos en pasta,
lo que no tengo es una dirección en el bolsillo,
lo que no tengo eres tú de mi parte
lo que no tengo es de fregarte a papeles.

Lo que no tengo es una camisa blanca,
lo que no tengo es de no ser castigado,
lo que no tengo son sus pistolas
para conquistarme el cielo, para ganarme el sol.

Lo que no tengo...

Metafore & Metamorfosi (febbraio)

COME SI FA LA DEMOCRAZIA



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IN NOME DEL POPOLO MEDIATICO



Imputato ascolta,
noi ti abbiamo ascoltato.
Tu non sapevi
di avere una coscienza al fosforo
piantata tra l'aorta e l'intenzione,
noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell'ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa della loro celebrazione.

E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi
nel ruolo più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.

Imputato,
il dito più lungo della tua mano
è il medio
quello della mia
è l'indice,
eppure anche tu hai giudicato.
Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato
il potere ti è grato.

Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.

Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
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Imputado escucha,
nos te hemos escuchado.
Tú no supiste
de tener una conciencia al fósforo
plantado entre la aorta y la intención,
nos te hemos observado
de lo primero golpear del corazón
hasta los ritmos más breves
de la última emoción
cuando mataste,
favoreciendo el poder
los socios vitalicio del poder
amontonados en pendiente
a defensa de su celebración.

Y si tú la creyeras venganza
el fósforo de guardia
señaló tu urgencia de poder
mientras te emocionaste
en el papel más excitante de la ley
aquélla que no protege
la parte del verdugo.

Imputado,
el dedo más largo de tu mano
es lo mediano
aquel de la mía
es el índice,
sin embargo también tú has juzgado.
Has absuelto y has condenado
por encima de mí,
pero por encima de mí,
por lo que has hecho,
por como lo has renovado
el poder te está agradecido.

Escucha
una vez un juez como yo
juzgó quien le dictó la ley:
antes cambiaron al juez
y enseguida después
la ley.

Hoy, un juez como yo,
lo pregunto al poder si puede juzgar.
Tú eres el poder.
¿Quieres ser juzgado?
¿Quieres ser absuelto o condenado?

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PER SEMPRE COINVOLTI




Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le "pantere" ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.



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PERCHE' SANREMO E' SANREMO...



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EL GA 'L SUV!



Bèlla, Alüra? Bèlla, Alüra?
El gà ‘l Süv Uè Testina cosa vuoi?
El gà ‘l Süv inquina? Fatti tuoi.
Gliel’ha comprato il Papi C’ha la fabrichètta...
Parcheggia sui binari.
E poi lo sposta? Senza fretta.
Ma va in doppia fila?
‘Zz se ne frega, c’ha la pila….

El gà ‘l Süv Lü l’è el Baüscia milanès,
che l’gà ‘l Süv!
Occupa tutta la City col Süv.
Lui spende e spande alla stragrande.
El gà ‘l Süv, el gà ‘l Süv,
el gà ‘l Süv, Süv, Süv, Süv…..

Si fa allargare il garagino?
Non ci sta il gioiellino…
Se non dici che ti piace
poi piange il bambino…
Ad ogni multa si stupisce,
“Non si può sulle strisce?”
E col Ghisa poi s’impunta:
“Mi compro te e la giunta!”

El gà ‘l Süv Lü, l’è el Baüscia milanès,
che l’gà ‘l Süv!
Tutto è permesso perché lui el gà ‘l Süv.
Lui spende e spande alla stragrande, el gà ‘l Süv,
el gà ‘l Süv, el gà ‘l Süv, Süv, Süv, Süv…..

Ma smettila….

E Curma?, Santa, Saint Moritz…
Ahahahah, Bèlla, Alüra? Bèlla, Alüra?

El gà ‘l Süv, lü l’è el Baüscia milanès,
che l’gà ‘l Süv!
Occupa tutta la City col Süv,
tutto è permesso perché lui el gà ‘l Süv,
lui spende e spande alla stragrande, el gà ‘l Süv,
el gà ‘l Süv, Süv, Süv, Süv….. Uè te l’è vist che Süv?

Fa balà l'öcch...
Allora chiama subito la Lolla, la Lulli,
il Lullo il Tato, la Tata,
e statsera andiamo prima a Curma,
e poi in 45 minuti siamo già a Santa,
aperitivo, e via... ahahahahahah!

Ma smettila.....

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SILVIO NAPALONI



Il ministro della propaganda di Hitler, Joseph Goebbels, aveva come principi propagandistici:

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo. Gli avversari devono costituirsi in somma individualizzata.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario anche contraprogramando con l'aiuto di mezzi di comunicazione orientati a proprio favore.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

Qualunque somiglianza con la realtà non è una coincidenza.
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El ministro de propaganda de Hitler, Joseph Goebbels, tenía como principios propagandísticos:

1. Principio de simplificación y del enemigo único.
Adoptar una única idea, un único símbolo. Individualizar al adversario en un único enemigo, en el único responsable de todos los males.

2. Principio del método de contagio.
Reunir diversos adversarios en una sola categoría o individuo. Los adversarios han de constituirse en suma individualizada.

3. Principio de la transposición.
Cargar sobre el adversario los propios errores o defectos, respondiendo el ataque con el ataque. Si no puedes negar las malas noticias, inventa otras que las distraigan.

4. Principio de la exageración y desfiguración.
Convertir cualquier anécdota, por pequeña que sea, en amenaza grave.

5. Principio de la vulgarización.
Toda propaganda debe ser popular, adaptando su nivel al menos inteligente de los individuos a los que va dirigida. Cuanto más grande sea la masa a convencer, más pequeño ha de ser el esfuerzo mental a realizar. La capacidad receptiva de las masas es limitada y su comprensión escasa; además, tienen gran facilidad para olvidar.

6. Principio de orquestación.
La propaganda debe limitarse a un número pequeño de ideas y repetirlas incansablemente, presentarlas una y otra vez desde diferentes perspectivas, pero siempre convergiendo sobre el mismo concepto. Sin fisuras ni dudas. De aquí viene también la famosa frase: “Si una mentira se repite suficientemente, acaba por convertirse en verdad”.

7. Principio de renovación.
Hay que emitir constantemente informaciones y argumentos nuevos (también no estrechamente pertinentes) a un ritmo tal que, cuando el adversario responda, el público esté ya interesado en otra cosa. Las respuestas del adversario nunca han de poder contrarrestar el nivel creciente de acusaciones.

8. Principio de la verosimilitud.
Construir argumentos a partir de fuentes diversas, a través de los llamados globos sondas o de informaciones fragmentarias.

9. Principio de la silenciación.
Acallar las cuestiones sobre las que no se tienen argumentos y disimular las noticias que favorecen al adversario, también contraprogramando con la ayuda de medios de comunicación afines.

10. Principio de la transfusión.
Por regla general, la propaganda opera siempre a partir de un sustrato preexistente, ya sea una mitología nacional o un complejo de odios y prejuicios tradicionales. Se trata de difundir argumentos que puedan arraigar en actitudes primitivas.

11. Principio de la unanimidad.
Llegar a convencer mucha gente que piensa como todo el mundo, creando una falsa impresión de unanimidad.

Cualquier semejanza con la realidad no es coincidencia.

Banqueros, abarroteros, notarios...



C'era un re che aveva due castelli
uno d'argento uno d'oro
ma per lui non il cuore di un amico
mai un amore nè felicità...

Banchieri, pizzicagnoli, notai
coi ventri obesi e le mani sudate,
coi cuori a forma di salvadanai,
noi che invochiam pietà fummo traviate.
Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.
Giudici eletti, uomini di legge,
noi che danziam nei vostri sogni ancora,
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.
Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte,
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte...

Un castello lo donò
e cento e cento amici trovò,
l'altro poi gli portò mille amori
ma non trovò la felicità

Uomini, cui pietà non convien sempre
mal accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.
Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioire nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il grano guarda il villano
finché non sia maturo per la falce...

Non cercare la felicità
in tutti quelli a cui tu hai donato
per avere un compenso,
ma solo in te, nel tuo cuore,
se tu avrai donato solo per pietà.
______________

Hubo un rey que tuvo dos castillos
una de plata uno de oro
pero por él no el corazón de un amigo
nunca un amor ni felicidad...

Banqueros, abarroteros, notarios
con los vientres obesos y las manos sudadas,
con los corazones en forma de huchas,
nosotros que invocamos piedad fuimos extraviadas.
Navegamos sobre frágiles navíos
por afrontar del mundo la borrasca
y tuvimos demasiado los ojos belli:
qué la piedad vosotros no quede en el bolsillo.
Jueces electos, hombres de ley,
nosotros que todavía bailamos en vuestros sueños,
somos el humano desolado rebaño
de quien murió con el nudo a la garganta.
Cuánto inocentes a la horrorosa agonía
votarais decidiendo de ello la suerte,
y cuánto justas ocurrencias que sea
una sentencia que decreta muerte...

Un castillo él dicho en regalo
y ciento y ciento amigos encontró,
luego el otro le llevó mil amores
pero no encontró la felicidad...

Hombres, cuyo piedad no convien siempre
mal aceptando la suerte común,
vais, en las tardes de noviembre,
a espiar estrellas a la tenue lumbre,
la muerte y el viento, entre los camposantos,
muover las tumbas y ponerle vecinas
como fueran tarjetas gigantes
de un dominó que no tendrá nunca fin.
Hombres, ya que al último minuto
no os ataque el remordimiento ya tardío
para no tener piedad jamás tenida
y no te conviertes en estertor la respiración:
sepáis que la muerte os vigila
alegrarse en los prados o entre los muros de cal,
como crecer el trigo mira al aldeano
hasta que sea no maduro por la hoz...

No busques la felicidad
en todo aquellos a que tú has donado
para tener una remuneración,
pero sólo en ti, en tu corazón,
si tú sólo habrás donado por piedad.


Y no escuchó mi dolor...



Non avrai altro Dio, all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse, venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te,
e non mi hanno fatto del male.
Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.
Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Il quinto dice "non devi rubare"
e forse io l'ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Non commettere atti che non siano puri,
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami,
così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce ed il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore,
ma non ho creato dolore.
Il settimo dice "non ammazzare"
se del cielo vuoi essere degno.
guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi,
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri, già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita!
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi,
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti,
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.
__________

No tendrás otro dios, que no sea yo,
a menudo me ha hecho pensar:
personas diferentes, venidas del este
en el fondo decían lo mismo.
Creían en otro distinto de ti,
y no me han hecho daño.
No dirás el nombre de dios
no lo dirás en vano
con un cuchillo clavado en el costado
grité en mi pena su nombre:
pero quizá estaba cansado, quizá demasiado ocupado
y no escuchó mi dolor.
Pero quizá estaba cansado, quizá demasiado lejano
verdaderamente lo nombré en vano.
Honra a tu padre, honra a tu madre
y honra también su bastón,
besa la mano que rompe tu nariz
porque le pedías un bocado:
cuando a mi padre se le paró el corazón
no sentí dolor
Recuerda santificar las fiestas.
Fácil para nosotros,los ladrones
entrar en los templos que regurgitan salmos
de esclavos y de sus dueños
sin terminar atados a los altares
degollados como animales.
El quinto dice "no debes robar"
y quizá yo lo he respetado
vaciando, en silencio, los bolsillos ya hinchados
de aquellos que habían robado.
Pero yo, sin leyes, robé en mi nombre,
aquellos otros en el nombre de dios.
No cometer actos que no sean puros,
osea no desperdiciar el semen.
Fecunda a una mujer cada vez que la ames
así serás hombre de fe
Después el deseo desaparece y el hijo se queda
y a tantos mata el hambre.
Yo, quizá he confundido el placer y el amor
pero no he creado dolor.
El séptimo dice "no matar"
si del cielo quieres ser digno.
Miradla hoy, esta ley de dios,
tres veces clavada en la madera.
Mirad el fin de aquel nazareno
y un ladrón no muere menos.
No decir falso testimonio
y ayúdales a matar a un hombre.
Se saben de memoria el derecho divino
y olvidan siempre el perdón.
He jurado en falso por dios y por mi honor
y no, no siento dolor.
No desees las cosas de otros
no desees su esposa.
Decídselo a aquellos, preguntádselo a los pocos,
que tienen una mujer y alguna cosa:
en las camas de otros, ya calientes de amor
no he sentido dolor.
La envidia de ayer no se ha terminado todavía:
esta tarde os envido la vida!
Pero ahora que viene la noche y la oscuridad
me quita el dolor de los ojos,
y resbala el sol, al otro lado de las dunas
a violar otras noches,
yo viendo a este hombre que muere,
madre, yo siento dolor.
En la piedad que no cede al rencor
madre, he aprendido el amor.