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Viaggiatori, migranti e sognatori


Quest'anno mi sono interessato a cinque nomi di donne che stanno dentro un elenco di nomi maschili con cui si inaugura il Nuovo Testamento. Matteo inizia la pagina uno del Nuovo Testamento con un elenco di nomi maschili da Abramo fino a Gesù, e dentro ci ficca cinque nomi di donne, di madri. Tre di queste donne non sono della tribù di Israele, sono di popoli vicini e diversi.
Dunque, nella più preziosa genealogia, quella del messia che passa per Davide, non c'è purezza di sangue, non c'è pedigree. E' una buona notizia, perché dice che anche il messia è di sangue meticcio. Noi mediterranei siamo, come il messia, di sangue meticcio.
Queste cinque donne - Tamar, Raab, Rut, Betsabea e Miriam – hanno tutte commesso delle trasgressioni sessuali, ma governate da un piano divino che le fa affrontare la legge, superare gli ostacoli. Rasentano la pena di morte ma sono giustificate, hanno commesso scandalo ma sono sante.
Qualcosa del loro destino mi ricorda il mio luogo di origine, Napoli. Anche lei la mettono nelle sante dello scandalo. Le notizie che provengono da lei rimbombano lontano. Si è guadagnata in giro per il mondo la fama leggendaria, che è sempre un miscuglio di atroce e di magnifico, di illecito e di santo.
Così era il sud, se ne emigrava sopra le navi e si faceva figlio adottivo di patrie seconde e lontane. Così era Napoli, accettava di essere sbarco, svago e sollazzo di migliaia di militari e di soldati stranieri in un dopoguerra infinito.
Se si traccia una linea da Marsiglia a Atene, o da Trieste a Tripoli, o da Barcellona a Istanbul, si incontra Napoli. Sta in mezzo al Mediterraneo come il mese di maggio in mezzo all'anno. Stesa su un suolo sismico e sotto un vulcano catastrofico ha dei sensi comuni più con altri popoli di coste sobbalzate, come cileni, giapponesi, greci, che con connazionali di pianura. Abbiamo in comune con quei popoli l'edilizia scossa, la valigia pronta ai piedi del letto.
Napoli in questo condivide il destino geografico d'Italia. L'Italia ce l'hanno descritta, con proprietà d'immagine, come uno stivale, ma io la vedo diversa quell'immagine, adesso. La vedo come un braccio, che si stacca dalla spalla muscolosa delle Alpi e se ne va verso sud-est, nel Mediterraneo. E la Puglia e la Calabria sono l'estremità di una mano aperta e la Sicilia, vicina, è un fazzoletto al vento che saluta.
Vedo così la geografia. E dalla geografia, da questa geografia, è venuta la storia, perché la storia è nipotina della geografia. E la storia da noi è stata caratterizzata da popoli che ci hanno attraversato e hanno mischiato il loro sangue con il nostro, attraverso invasioni, epidemie, guerre, esilii, espulsioni, stupri di massa... e pure qualche matrimonio.
Apparteniamo all'intruglio nobile di sangui del Mediterraneo. Nessun popolo escluso. Dal fenicio, al greco, al cartaginese, al saraceno, solo per nominarne una piccola delegazione, si sono riversati in noi e noi in loro. E siccome siamo abbondanti di geografia, ecco che ci siamo mischiati il sangue anche con dei popoli del nord, del remoto nord. Goti, vandali, unni, normanni, solo per nominarne alcuni.
L'Italia è stata ponte e passerella per la storia di molti popoli. Napoli pure appartiene a questa fisica formazione dell'Italia, a questo destino geografico. E' aperta, spalancata, senza nessuna difesa, chi l'ha voluta l'ha presa. E perciò su quel golfo si sono avvicendati dozzine di regni, dimostrando che i poteri sono come intonaco sopra una pietra ribelle, più presto che tardi si sfaldano, si sbriciolano, decadono.
La pietra ribelle di cui è fatta Napoli è il tufo, materia vulcanica scavata fin dal tempo dei greci, sotto per costruire sopra. Così Napoli è doppia. Ha una superficie gremita sopra, gremita di noi e di case, e sotto è vuota, campata sopra l'area di cavità gigantesche, come Venezia è campata sopra l'acqua.
Questo spiega anche il carattere doppio di quel luogo, dietro la facciata della maschera, dei denti, c'è il vuoto allo stomaco. Dietro la prima facciata delle case al sole ci sono i vicoli cupi, in cui non entra la luce neanche a mezzogiorno e rimane a galleggiare in aria rimbalzando tra i vetri delle finestre degli ultimi piani.
Oggi siamo attraversati, visitati da nuovi viaggiatori dell'emigrazione. Viaggiatori di azzardo, di purissimo azzardo, che accettano il rischio di essere decimati da deserti, prigionie, naufragi. Viaggiava più comodo San Paolo prigioniero sopra la nave romana. Viaggiavano più sicuri Ulisse, Simbad e pure Giona in bocca alla balena.
Chiamiamo questi viaggi dal sud “ondate migratorie”, scegliendo apposta quest'immagine distorta delle ondate, alle quali bisogna opporre dighe, frangiflutti e scogliere. Non sono ondate e noi per geografie non siamo dighe. Le torri saracene che sono sparse sopra il nostro territorio erano di avvistamento e non di sbarramento. L'Italia delle migliaia di chilometri di costa non può calzare un preservativo.
E allora? E allora non resta che obbedire alla geografia di questo paese che è un braccio teso, ponte e passerella. Lasciare che attraversino il nostro paese questi nuovi viaggiatori dell'emigrazione, facilitare il passaggio verso le altre frontiere, verso l'Europa, loro meta più vasta, più desiderata, più assortita.
Succede già, succede già... Gli smistati da Lampedusa sono già a Parigi, Berlino, Londra... Non siamo i buttafuori di Europa, non siamo i guardiani all'uscio di un continente. Siamo invece gli eredi di repubbliche marinare, che vissero e prosperarono sul libero passaggio di merci e di mercanti.
Sono mercanti questi nuovi viaggiatori dell'emigrazione? Sono mercanti. Hanno una sola merce da vendere, per noi preziosissima, ed è la loro forza lavoro. Sono mercanti della loro forza di lavoro e noi la acquistiamo a prezzi fin troppo convenienti per noi.
Lampedusa, lampada e medusa, striscia di terra più vicina all'Africa, madre terra della specie umana, che all'Europa. Lampedusa ha una formazione geografica doppia: da una parte scogliere inaccessibili e dall'altra, parte opposta, invece spiagge e calette di facile approdo. Spiagge e calette di facile approdo sono a sud, rivolte a sud. Le scogliere a corazza sono rivolte a nord, verso di noi. La geografia già parla, già dice, già consiglia. Lampedusa è la piccola porta dalla quale sta passando la grande corrente della storia del mondo a venire che sempre si affaccia da una piccola breccia.
E per chiudere questa mia conversazione vi voglio leggere queste poche righe dedicate a noialtri:
Abbiamo amato l'Odissea, Moby Dick, Robinson Crusoe, i viaggi di Simbad e di Conrad. Siamo stati dalla parte dei corsari e dei rivoluzionari. Cosa ci fa difetto per non stare con gli acrobati di oggi, saltatori di fili spinati e di deserti, accatastati in viaggio nelle camere a gas delle stive, in celle frigorifere, in container, legati ai semiassi di autocarri. Cosa ci manca per una applauso di cuore, per un caffè corretto al portatore di suo padre in spalla e di suo figlio in braccio, portato via dalle città di Troia svuotate dalle fiamme.
Benedetto il viaggio che vi porta, il Mare Rosso che che vi lascia uscire, l'onore che ci fate bussando alla finestra.
"
Grazie.

Erri De Luca

Los Pies



Perché reggono l'intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

Erri De Luca

















Porque sujetan el entero peso.
Porque saben tenerse sobre apoyos y agarraderos mínimos.
Porque saben correr sobre los riscos y tampoco los caballos lo saben hacer.
Porque llevan fuera.
Porque soy la parte más prisionero de un cuerpo encarcelado. Y quién sale después de muchos años tiene que aprender de nuevo a caminar en línea recta.
Porque saben saltar, y no es su culpa si más para arriba en el esqueleto no hay alas.
Porque saben plantarse en el medio de las calles como mulos y manera un seto delante de la cancela de una fábrica.
Porque saben jugar con la pelota y saben nadar.
Porque por algún pueblo práctico fueron unidad de medida.
Porque los de mujer hicieron freír los versos de Pushkin.
Porque los antiguos los quisieron y por primera cura de hospitalidad los lavaron al viandante.
Porque saben rogar meciéndose delante de un muro o redoblados atrás por un reclinatorio.
Porque nunca entenderé cómo hacen a correr contando con un apoyo solo.
Porque son alegres y saben bailar el maravilloso tango, el crujiente claqué, la alcahueta tarantela. Porque no saben acusar y no empuñan armas.
Porque han sido crucifijos.
Porque también cuando se querría arreglarlos en sentarse de alguien, viene escrúpulo que el blanco no merece la mención.
Porque, como las cabras, quieren la sal.
Porque no tienen prisa de nacer, pero luego cuando llega el punto de morir patalean en nombre del cuerpo contra la muerte.

Erri De Luca

In memoria di Ernesto

Dopo le grandi tragedie c'è bisogno di scrivere poesia, perché la poesia riesce a riscattare e a risanare le ferite, le ulcere delle grandi tragedie. Questa è la nostra forza di specie umana, quella di riuscire a trasformare in canto le peggiori disgrazie, le peggiori disavventure e le peggiori tragedie.
Erri De Luca



In memoria di Ernesto

Fece la cosa giusta, voleva continuarla,
vivere a lungo, non diventare eroe.
Piantò la libertà su un’isola del mare dei Caraibi,
il primo Socialismo dell’Atlantico.
Sapeva fare un fuoco senza spargere fumo,
marciare nella notte e dei suoi compagni disse:
"Una catena non è più robusta del suo anello più fragile"
Rispettava nei suoi la debolezza, che è premessa di valore.
Dormì all’aperto nel folto dei boschi e delle stelle,
studiò la medicina, imbracciò armi
e questa forse è una contraddizione.
In qualche foto è fresco di rasoio, in qualcuna sorride,
nell’ultima è il Cristo di Mantegna deposto seminudo.
Fu tradito, perchè tradimento è la morte a trent’anni.
Una donna lo vendicò sparando a un certo Quintanilla
in un consolato di Bolivia in Europa.
Usted es el señor Barranquilla?
No, yo soy Quintanilla
Bueno” disse, e gli sparò.
Il suo nome, Monika Hertl, merita un posto in fondo a questa nota
che termina così “E’ bello essere vendicati da una donna”.

Erri De Luca

























Hizo la cosa justa, quiso seguir haciéndola,
vivir a largo tiempo, no conviertirse en héroe.
Plantó la libertad sobre una isla del mar de los Caribe,
el primero Socialismo de lo Atlántico.
Supo encender un fuego sin esparcir humo,
marchar en la noche y de sus compañeros dijo:
"Una cadena no es mas robusta de su anillo más frágil"
Respetó en los suyos la debilidad, que es antepuesta de valor.
Durmió a lo abierto en la espesura de los bosques y las estrellas,
estudió la medicina, embrazó armas
y quizás este sea una contradicción.
En algunas fotos está fresco de rasoio, en alguien sonríe,
en lo última es el Cristo de Mantegna depuesto semidesnudo.
Fue traicionado, porque traición es la muerte a treinta años.
Una mujer lo vengó disparándole a cierto Quintanilla
en un consulado de Bolivia en Europa.
"¿Usted es el señor Barranquilla?"
"No, yo soy Quintanilla"
"Bueno" dijo, y le disparó.
Su nombre, Monika Hertl, merece una mención al final de este nota
que acaba así "Es bonito ser vengados por una mujer"

Erri De Luca

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Video dirigido por Diego Levy con un extracto del Libro "La mujer que vengó al Che" de Jürgen Schreiber.

Siento bajo mis talones el costillar de Rocinante...



Alonso Chisciano, in arte Chisciotte, intorno alla cinquantina si mette per strada alla missione di contrastare ingiustizie, riparare torti. E’ finita da tempo l’epoca della cavalleria errante, ma lui non si arrende all’evidenza d’essere arrivato ultimo e a tempo scaduto.
Chisciotte non si arrende all’evidenza. Viene battuto, sconfitto, rovesciato e però non smette di riprovare ancora. Lui che non ha mai la meglio sui giganti che incontra, è l’invincibile. E' una specie di omaggio a quei seguaci delle cause perse che proprio in quanto tali sono in fin dei conti invincibili. Chi sconfitto sempre, mai rinuncia a battersi di nuovo è invincibile.
Invincibili sono i migratori, quelli che attraversano il mondo a piedi per raggiungerci e che non si fanno fermare da nessun campo di prigionia, da nessuna espulsione perché chi va a piedi non può essere fermato.
Anche quando la vita sembra una lotta contro i mulini a vento, eroe è colui che non si lascia fermare da disillusioni e delusioni. Invincibile non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare dalle sconfitte, chi mai rinuncia a battersi di nuovo.
La poesia diviene il modo di contrastare il mondo e le sue ingiustizie, i suoi disordini e le inerzie del quotidiano. Essa non è un modo per fuggire dalla realtà, così come Don Chisciotte non è un mero ideale libresco, ma un ideale di vita che appartiene a tutti gli uomini.
La parola, il suono, così come il pensiero non possono essere fermati da nessuna barriera; una volta espressi si librano nell’aria e si diffondono, vanno verso l’altro che ci sta di fronte, verso ogni Chisciotte ramingo per il mondo.
L'indifferenza non è semplicemente infischiarsene degli altri, ma, soprattutto, non riuscire a distinguere la differenza tra realtà e finzione, al punto di assistere, senza intervenire, a prepotenze e disgrazie che accadono sotto i nostri occhi. Chi, invece, interviene diventa un eroe, ma, anche, il capro espiatorio che si immola in nome dei peccati del mondo. Rimanendo spettatori, non distinguiamo la realtà dall’immaginazione, un po’ come Chisciotte. Solo che lui, sente i punti interrogativi che ci sono nei torti del mondo ed interviene sempre senza nessuna esitazione.
Varrebbe, allora, la pena di darci una sciacquata agli occhi con il suo collirio, per essere un poco meno spettatori e un poco più membri di quella sua cavalleria umana commossa e irritabile.
Noi bussiamo alla sua ombra perché si affacci ancora sul suo quadrupede asmatico a intimare la resa ai prepotenti.

Erri De Luca

Cuando seamos dos

Quando saremo due,
saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due
come le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.

Erri De Luca

















Cuando seamos dos,
seremos vela y sueño,
hundiremos como en la misma pulpa
el diente de leche y el suyo según,
seremos dos
comos las aguas, las dulces y las saláis,
como los cielos, del día y de la noche,
como dos es los pies, los ojos, los renios
como los tiempos del latido
los golpes de la respiración.
Cuando seamos dos no tendremos mitad
seremos un dos que no se puede dividir con nada.
Cuando seamos dos, nadie será uno,
uno será el par de nadie
y la unidad consistirá en el dos.
Cuando seamos dos
incluso el universo cambiará nombre
se pondrá diferente.


Erri De Luca


Metafore & Metamorfosi (novembre)

ZAPPING

La televisión amigo Daniel, es el Anticristo y le digo yo que bastarán tres o cuatro generaciones para que la gente ya no sepa tirarse pedos por su cuenta y el ser humano vuelva a la caverna, a la barbarie medieval, y a estados de imbecilidad que ya superó la babosa allá por el pleistoceno. Este mundo no se morirá de una bomba atómica como dicen los diarios, se morirá de risa, de banalidad, haciendo un chiste de todo, y además un chiste malo.
Carlos Ruiz Zafón

La televisione amico Daniel, è l'Anticristo e io dico che basteranno tre o quattro generazioni affinché la gente non sappia più neppure tirarsi una scoreggia per conto prprio e l'essere umano torni alle caverne, alla barbarie medievale, ed a stati di imbecillità che la lumaca superò già nel pleistocene. Questo mondo non morirà di una bomba atomica come dicono i giornali, morrà di risata, di banalità, facendo una barzelletta di tutto, ed inoltre una barzelletta brutta.
Carlos Ruiz Zafón




Voce fuoricampo:
Siamo tutti dei soggetti a rischio. E non serve a niente metterti il preservativo per fottere la vita, perché lei non se lo mette per fottere te.

Sul tavolino di fianco al divano ci sono due cose: il telecomando e la Bodeo calibro 10.35. Dellamorte ne prende una a caso e spara contro il televisore. Appare un imprenditore che si è dato alla politica, e il guaio è che la politica se l'è preso. Sta facendo un comizio in un teatro, sorride, inelegante in sé oltre che di fuori, col suo doppiopetto.
Dellamorte lo lascia parlare per un po', poi allunga di nuovo la mano di fianco, posa il telecomando e prende la Bodeo, e prende la mira.
Spara contro il televisore.
BANG!
"Gna?!" sussulta Gnaghi.
Lo schermo è intatto. Dentro lo schermo, la fronte dell'imprenditore (e come rende bene l'idea questa parola, di uno che imprende, prende, ruba) è esplosa schizzando sangue, schegge di osso e quel poco di materia cerebrale che ha.
Barcolla, gli occhi spalancati per la sorpresa. C'è uno zoom indietro e si vede il gran casino del teatro Manzoni, da cui viene trasmesso il comizio, con la gente che si alza e i poliziotti che cominciano a correre. L'ex imprenditore, ex politico, ex tutto oramai, cade in ginocchio sul palco, i suoi lo soccorrono, lui gli si adagia piano tra le braccia e c'è una specie di blasfema pietà. Il telecronista tutto eccitato e felice (ma sì, finge di essere sconvolto, ma lo è, felice, vota - votava - per lui, ma vuoi mettere uno scoop così?) spara parole a raffica che sembra voglia ammazzare anche lui qualcuno, nell'entusiasmo del momento.
Gnaghi guarda senza espressione e fa un "Gna" che, ne sono certo, esprime il sentimento di tutti noi meglio di mille parole.
Ora Dellamorte ha la pistola in una mano e il telecomando nell'altra, tutt'e due puntati contro il televisore, e spara di nuovo. All'ultimo alito di televita di quello là che non imprenderà più niente a nessuno si sotituisce la stronza repellente che è al bar dell'università e c'è il deficiente che le dice "Prendi tutto quello che vuoi" e lei di solito risponde "Esagerato! Mi vuoi tutta ciccia e brufoli?", ma stavolta il sogno si realizza e lei non lo dice, non lo dirà più, perché Dellamorte ha sparato ancora e all'oscena troietta entra in bocca il proiettile esplosivo, che le scaraventa la mascella sul bancone del bar, e dentro le cade un pacchetto del cioccolato che non dà ciccia e brufoli.
Un
BANG!
del telecomando cambia canale. Un
BANG!
della pistola cambia la vita in morte a una conduttrice di tolsciò, che era li tutta entusiasta di essere falsamente scandalizzata per un ospite del suo programma per famiglie che ha chiamato cesso il cesso.
L'ultimo
BANG!
spegne il televisore.

Voce fuoricampo:
Fa male guardare troppo la realtà, a quelli che stanno dentro la tivù. Possono fare tutto lo zapping che vogliono, ma dall'altra parte dello schermo c'è sempre la canna della mia pistola.

Tiziano Sclavi
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DIALOGO DEI RICCHI E DEI POVERI

Ieri sera ho visto Annozero. In studio Tremonti e Bersani. Fuori, centinaia di disoccupati...
Tremonti e Bersani hanno scherzato un po’ e si sono azzuffati un altro po’. In gergo teatrale, hanno gigioneggiato. Più che dei personaggi, i politici d’oggi sono delle maschere. La politica è diventata una commedia, un’operetta. Berlinguer o Moro non ridevano mai. Erano sobri. Oggi la tragedia si è trasformata in farsa. Tranne per i disoccupati, sullo sfondo. Le loro lacrime cristallizzate nel tempo.
Anche il conduttore di Annozero, di tanto in tanto, rideva...
Ma perché a parlare di chi non ha i soldi per arrivare alla fine del mese c’è chi ha i soldi per arrivare alla fine del secolo?

Diego Cugia
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COSE CHE SUCCEDONO...

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita.
I colpi riscontrati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.

Erri De Luca
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FUCK YOU !



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FUCK FICTION



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RECUERDA POR SIEMPRE EL CINCO DE NOVIEMBRE…

Recuerda, recuerda, el cinco de noviembre.
El complot y la traición recordarás.
Por ninguna razón el complot de la pólvora.
Debería olvidarse jamás…


V de Venganza



Ricorda per sempre il 5 Novembre, il giorno della Congiura delle Polveri contro il parlamento, non vedo perchè di questo complotto, nel tempo, il ricordo andrebbe interrotto.
Ma l'uomo? So che il suo nome era Guy Fawkes, e so che nel 1605 tentò di far esplodere il parlamento inglese. Ma chi era realmente? Che tipo d'uomo era?
Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo perchè l'uomo può fallire. L'uomo può essere catturato, può essere ucciso e dimenticato; ma quattrocento anni dopo, ancora una volta, una idea può cambiare il mondo.
Io sono testimone diretta della forza delle idee, ho visto gente uccidere per conto e per nome delle idee, li ho visti morire per difenderle, ma non si può baciare una idea...non puoi toccarla, nè abbracciarla, le idee non sanguinano, non provano dolore. Le idee non amano.
Non è di una idea che sento la mancanza, ma di un uomo. Un uomo che mi ha
riportato alla mente il 5 Novembre, un uomo che non dimenticherò mai.




Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere.
Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità.
E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò.
Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio.
Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta?
Guerre, terrore, malattie. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler.
Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio.
Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato.
Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.
Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre.
Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.

Considero valor todas las heridas...



Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca
________

Considero valor cada forma de vida,
la nieve, la fresa, la mosca.
Considero valor el reino mineral, la asamblea de las estrellas.
Considero valor el vino hasta que dura la comida,
una sonrisa involuntaria, el cansacio de quién no se ha ahorrado,
dos viejos que se quieren.
Considero valor lo que mañana ya no valdrá nada
y aquél que hoy todavía poco vale.
Considero valor todas las heridas.
Considero valor ahorrar agua,
arreglar un par de zapatos,
callar a tiempo,
acudir a un grito,
pedir permiso antes de sentarse,
probar gratitud sin acordarse de qué.
Considero valor saber en una habitación dónde es el Norte,
cuál es el nombre del viento que está secando la colada.
Considero valor el viaje del vagabundo,
la clausura de la monja,
la paciencia del condenado, cualquiera culpa sea.
Considero valor el empleo del verbo querer
y la hipótesis que exista un creador.
Muchos de estos valores no he conocido.

Erri De Luca


Erri



Il sentimento rivoluzionario per eccellenza è la vergogna. La vergogna è un sentimento politico molto forte. Anche la collera, ma questa ha la miccia corta, può avere grande intensità ma dura poco, svanisce presto. La vergogna invece ti tormenta, ti si appiccica addosso e a un certo punto non ne puoi più. E' questo sentimento che porta alla ribellione e alla ricerca di risposte alternative.
Erri De Luca