Creo

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Credo che ci voglia un dio ed anche un bar,
credo che stanotte ti verrò a trovare
per dirci tutto quello che dobbiamo dire,
o almeno credo...

Credo proprio che non sia già tutto qui
e certi giorni invece credo sia così,
credo al tuo odore e al modo in cui mi fai sentire
a questo credo...

Qua nessuno c'ha il libretto d'istruzioni,
credo che ognuno si faccia il giro
come viene, a suo modo...
Qua non c'è mai stato solo un mondo solo
credo a quel tale che dice in giro
che l'amore porta amore, credo...

Se ti serve chiamami scemo,
ma io almeno credo...
Se ti basta chiamami scemo
che io almeno...

Credo nel rumore di chi sa tacere,
che quando smetti di sperare inizi un po' a morire,
credo al tuo amore e a quello che mi tira fuori
o almeno credo...

Credo che ci sia qualcosa chiuso a chiave
e che ogni verità può far bene e far male,
credo che adesso mi devi far sentir le mani
che a quelle credo...

Qua nessuno c'ha il libretto d'istruzioni,
credo che ognuno si faccia il giro
come riesce, a suo modo...
Qua non c'è mai stato solo un mondo solo
credo a quel tale che dice in giro
che l'amore chiama amore
credo...

Se ti serve chiamami scemo,
ma io almeno credo...
Se ti basta chiamami scemo,
che io almeno...

Qua nessuno c'ha il libretto d'istruzioni,
credo che ognuno si faccia il giro
come viene, a suo modo...
Qua non c'è mai stato solo un mondo solo,
credo a quel tale che dice in giro
che l'amore porta amore, credo...

Se ti serve chiamami scemo,
ma io almeno credo...
Se ti basta chiamami scemo,
che io almeno... Credo.
____________

Creo que nos quiere un dios y también un bar,
creo que esta noche te vendré a encontrar
para decirnos todo lo que tenemos que decir,
o al menos creo...

Creo que no sea todo aquí
y ciertos días en cambio creo sea así,
creo en tu olor y al modo en que me haces sentir
a este creo...

Acá nadie tiene la libreta de instrucciones,
creo que cada uno se dé como la vuelta viene,
a su modo...
Acá no ha habido nunca sólo un mundo solo
creo a aquél que dice por ahí
que el amor lleva amor, creo...

Si te sirve me llamas estúpido,
pero yo al menos creo...
Si tú basta ya me llamas estúpido
que yo al menos...

Creo en el ruido de quien sabe callar,
que cuando paras de esperar principios un poco a morir,
creo en tu amor y aquél que me tira fuera
o al menos creo...

Creo que hay algo cerrado a llave
y que cada verdad puede hacer bien y hacer mal,
creo que ahora me tienes que hacer sentir las manos
que creo en ellas...

Acá nadie tiene la libreta de instrucciones,
creo que cada uno se dé como la vuelta viene,
a su modo...
Acá no ha habido nunca sólo un mundo solo
creo a aquél que dice por ahí
que el amor llama amor, creo...

Si te sirve me llamas estúpido,
pero yo al menos creo...
Si tú basta ya me llamas estúpido,
que yo al menos...

Acá nadie tiene la libreta de instrucciones,
creo que cada uno se dé como la vuelta viene,
a su modo...
Acá no ha habido nunca sólo un mundo solo,
creo a aquél que dice por ahí
que el amor lleva amor, creo...

Si te sirve me llamas estúpido,
pero yo al menos creo...
Si tú basta ya me llamas estúpido,
que yo al menos... Creo.

El desenfreno sexual

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Yo quiero ser muy promiscuo, cual mis hermanos mayores,
tocar nalgas, tocar pechos, con todas las precauciones.
Yo quiero ser muy promiscuo, como todos mis amigos,
ya que de un tiempo a esta parte, no duermo si no me fustigo.

Ahora que dice la tele que la juventud actual,
está pasando una etapa de desenfreno sexual,
y que ni el SIDA ni el Papa han conseguido evitar
que tiernos mozos y mozas se den al goce de amar

Y por eso yo te digo que quiero ser muy promiscuo,
y revolverme en el lodo del pecado original,
porque estoy un poco harto del pecadillo de Onán.

Yo quiero ser muy promiscuo, como el eximio escritor,
y fiel votante del PP, Fernando Sánchez Dragó,
que ha gozado de mujeres, no de una sino de un millón,
y cada una diferente, que creo que es mucho mejor.

Yo quiero ser muy promiscuo, pero resulta cansado,
lo sé porque me lo ha dicho alguien muy documentado.
Yo la verdad de estas cosas hablo más por referencia,
ya que mi prima Paulina es mi única experiencia.

Pero ya estoy decidido a seguir por esta senda,
de desenfreno y orgía, de cachondeo y de juerga,
y voy a dejar muy claro a mis dos progenitores:
"Yo salgo del seminario por poderosas razones".

Y por eso yo te digo que quiero ser muy promiscuo,
y revolverme en el lodo del pecado original,
porque estoy un poco harto del pecadillo de Onán.

Yo quiero ser muy promiscuo, no quiero novia ni nada,
sólo relaciones cortas con niñas desenfadadas...
con niñas desenfadadas... con niñas desenfadadas...
_______________

Voglio esser molto promiscuo, come i miei fratelli maggiori,
toccare natiche, toccare seni, con tutte le precauzioni.
Voglio esser molto promiscuo, come tutti i miei amici,
poiché da un po' di tempo a questa parte, non dormo se non mi fustigo.

Ora che dice la tele che la gioventù attuale,
sta attraversando una fase di sfrenatezza sessuale,
e che né l'AIDS né il Papa sono riusciti ad evitare
che teneri ragazzi e ragazze si dìano al piacere di amare.

E per questo ti dico che voglio esser molto promiscuo,
e rimescolarmi nel fango del peccato originale,
perché sono un po' stufo del peccatuccio di Onán.

Voglio esser molto promiscuo, come l'esimio scrittore,
e fedele elettore del PP, Fernando Sánchez Dragò
che ha goduto di donne, non di una bensì di un milione,
ed ognuna differente che credo sia molto meglio.

Voglio esser molto promiscuo, benché risulti faticoso,
lo so perché qualcuno molto documentato me l'ha detto.
Io in verità di queste cose parlo più per sentito dire,
poiché mia cugina Paulina è la mia unica esperienza.

Ma sono già deciso a proseguire su questa strada
di sfrenatezza ed orgia, di baldoria e divertimento,
e lascio detto molto chiaramente ai miei due progenitori:
"Lascio il seminario per poderose ragioni."

E per questo ti dico voglio esser molto promiscuo,
e rimescolarmi nel fango del peccato originale,
perché sono un po' stufo del peccatuccio di Onán.

Voglio esser molto promiscuo, non voglio fidanzata né niente,
solo relazioni brevi con ragazze disinvolte...
con ragazze disinvolte... con ragazze disinvolte...

Tu sueño es mi sueño

Aquí
en esta orilla blanca
del lecho donde duermes
estoy al borde mismo
de tu sueño. Si diera
un paso más, caería
en sus ondas, rompiéndolo
como un cristal. Me sube
el calor de tu sueño
hasta el rostro. Tu hálito
te mide la andadura
del soñar: va despacio.
Un soplo alterno, leve
me entrega ese tesoro
exactamente: el ritmo
de tu vivir soñando.
Miro. Veo la estofa
de que está hecho tu sueño.
La tienes sobre el cuerpo
como coraza ingrávida.
Te cerca de respeto.
A tu virgen te vuelves
toda entera, desnuda,
cuando te vas al sueño.
En la orilla se paran
las ansias y los besos:
esperan, ya sin prisa,
a que abriendo los ojos
renuncies a tu ser
invulnerable. Busco
tu sueño. Con mi alma
doblada sobre ti
las miradas recorren,
traslúcida, tu carne
y apartan dulcemente
las señas corporales,
para ver si hallan detrás
las formas de tu sueño.
No la encuentran. Y entonces
pienso en tu sueño. Quiero
descifrarlo. Las cifras
no sirven, no es secreto.
Es sueño y no misterio.
Y de pronto, en el alto
silencio de la noche,
un soñar mío empieza
al borde de tu cuerpo;
en él el tuyo siento.
Tú dormida, yo en vela,
hacíamos lo mismo.
No había que buscar:
tu sueño era mi sueño.


Pedro Salinas


















Sto qui,
su questa riva bianca
del letto dove dormi,
proprio appena sul bordo
del tuo sogno. Facessi
un passo in più, cadrei
tra le sue onde, rompendolo
come un vetro. Il calore
del tuo sogno mi sale
fino al viso. Il respiro
misura il movimento
del tuo sognare: è lento.
Alterno e lieve, un alito
mi offre questo tesoro
esattamente: il ritmo
del tuo viver sognando.
Guardo. Vedo la stoffa
di cui è fatto il tuo sogno.
Corazza senza peso
che sta sopra il tuo corpo.
Ti avvolge di rispetto.
Al tuo vergine torni,
interamente, nuda,
quando entri nel sogno.
E ferme sulla riva
restano le ansie e i baci:
senza fretta, ad attendere,
finchè tu aprendo gli occhi
ceda il tuo invulnerabile
essere. Io ricerco
il tuo sogno. Con l'anima
piegata su di te,
perlustrano gli sguardi
la tua carne traslucida,
scostando dolcemente
i suoi accenni corporei
per trovarvi al di là
le forme del tuo sogno.
Non le trovano. E allora
penso al tuo sogno. Voglio
decifrarlo. Non servono
cifre, non è segreto.
E' sogno e non mistero.
E d'un tratto, nell'alto
silenzio della notte
un mio sognare inizia
sul bordo del tuo corpo;
in esso sento il tuo.
Tu dormendo, io in veglia,
facevamo lo stesso.
Non c'era da cercare:
il tuo sogno era il mio.

Pedro Salinas

Cari Compagni

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So che voi non utilizzate più questi termini però, per me, voi disgraziati, voi pezzenti, voi umiliati ed offesi, siete sempre quei proletari di tutto il mondo che dovevano unirsi per spezzare le proprie catene, perciò vi chiamerò care compagne e cari compagni.
Vedete, io non appartengo alla vostra razza, io sono un padrone. O per dirla con un termine marxista, appartengo alla "classe dominante". O come direbbe Gramsci, faccio parte della "classe egemone".
Ma quanto sono più belle queste vostre parole. Perché le avete inventate voi, queste vostre parole, noi le abbiamo prese soltanto in prestito.
Ma non è più bello usare il binomio egemonia-subalternità, che è così antropologico? Molto meglio, rispetto a servo-padrone che nun se po senti'.
Non è molto più bello ed anche un po' attizzante, ammiccante, utilizzare il binomio dominante-dominato. Sembra quasi dire io sto sopra tu stai sotto. Molto meglio rispetto a, che ne so, vittima-carnefice, che fa accapponare la pelle.
Sono parole vostre, cari compagni e care compagne. Le abbiamo imparate da voi, cari compagni e care compagne. Noi abbiamo imparato tutto da voi.
Noi vi abbiamo strappato ai campi, vi abbiamo portato via dalle botteghe, vi abbiamo ammucchiato dentro alle fabbriche, a lavorare uno sull'altro... Pensavamo di aver fatto una furbata, e invece no. Ci avete spiegato che in questa maniera noi vi abbiamo preso come briciole da una tavola sparecchiata e vi abbiamo messo tutti insieme, stretti, come cinque dita in un pugno, e voi avete preso "coscienza di classe". Che è una parola vostra, ed è una parola bellissima, cari compagnie e care compagne.
Allora noi vi abbiamo messo a lavorare su macchine enormi, gigantesche, che voi non vi potevate permettere di comprare manco in un'intera vita di lavoro. Però erano macchine da deficienti, da scimmie ammaestrate. Bisognava spigne il bottone, tira' la leva, tira' la leva, spigne il bottone, spigne il bottone, tira' la leva... Insomma, un lavoro ripetitivo. Noi pensavamo di avervi fatto un favore, e invece no, voi vi siete offesi. Avete detto che era un lavoro umiliante, infantilizzante. Ci avete spiegato che in fabbrica, in quella fabbrica che avevamo pensato noi, non è più la macchina che serve all'operaio, ma bensì l'operaio che serve alla macchina. Capito? Come se fosse n'altra macchina, 'na macchina solo meno costosa, meno importante, fatta peggio. Ci avete detto che semilavorare un semilavorato equivale ad avere in mano un tubo e non sapere se 'sto tubo diventerà lo scarico del cesso o la canna di un fucile. Ci avete spiegato che questa cosa è “alienazione”, ed è una parola bellissima, l'avete coniata voi questa parola. Che io quando la sento, alienazione, penso sempre ai film in bianco e nero dei favolosi anni sessanta.
Noi abbiamo imparato tutto da voi, cari compagni e care compagne. Cari compagni e care compagne, noi in quel momento abbiamo pensato: vabbeh, diamogli un po' di diritti, regaliamogli la democrazia, così almeno saranno liberi di venire a votare per noi. No, peggio ancora! Ci avete spiegato che queste erano "riforme sovrastrutturali", che in un paese capitalista bisogna lavorare su quelle relazioni dove c'è di mezzo il capitale, il denaro. Ovverosia, i diritti voi non li volevate, i diritti civili, per venirci a votare. No, li volevate sul lavoro, è lì che volevate i diritti, cari compagni e care compagne. "Sovrastruttura", "struttura", sono parole meravigliose che abbiamo imparato da voi.
Poi, allora noi che abbiamo fatto? Vi abbiamo dato un po' di scuole, un po' di fogne, un po' di marciapiedi, piste ciclabili... E le case popolari, vi abbiamo ammucchiato là dentro. Voi niente, peggio ancora. Ci avete spiegato che era “paternalismo”, il nostro. Che le relazioni tra le classi dominanti e le classi dominate sono essenzialmente conflittuali, e 'sto conflitto c'avete detto che se chiama “lotta di classe”, che è 'na parola vostra, un'altra parola vostra. Ed è un'altra parola bellissima.
Cari compagni e care compagne, noi abbiamo imparato tutto da voi. Grazie, veramente. Voi ci avete spiegato come va il mondo, cos'è l'economia... Voi c'avete spiegato tutto, voi eravate i primi della classe. Tant'è vero che adesso qualcuno potrebbe dire: vabbeh, me se 'sti compagni e 'ste compagne erano tanto capoccioni, tanto intelligenti, perché non stanno al governo adesso? Perché al governo nun ce sta un giovane compagno, 'na giovane compagna, bensì un gruppo de' vecchi padroni borghesi? Per quale motivo?
Perché, cari compagni e care compagne, voi non avete fatto in tempo ad acquisirla, questa ideologia, a spiegarla a noi, che ve la siete subito scordata. Adesso la lotta di classe la facciamo noi padroni contro di voi, e la stiamo stravincendo.
Cari compagni care compagne, ma vi siete resi conto che i vostri leaders non rassomigliano manco più lontanamente ai Gramsci, ai Marx, ai Feuerbach, agli Engels, tanto meno ai Proudhon, Kropotkin, Bakunin... Ma dico io, in un paese normale se cade un governo di destra, poi dopo va al governo la sinistra. In questo piccolo paese, invece, è caduta la destra ed è andata al potere n'altra destra, con gli applausi della sinistra.
Ma dico, ma ne vogliamo parlare, cari compagni e care compagne? No, meglio di no, io non voglio affondare il dito nella piaga. Io voglio essere gentile nei vostri confronti, perché penso che un padrone, nei confronti dei suoi servi, deve comportarsi con gentilezza, ecco, con buona educazione.
Vedete, noi oggi siamo al governo e saremo molto peggio dei nostri predecessori, molto più bastardi, però... però... ci comporteremo in maniera più elegante, più seria, più sobria. Questo ve lo possiamo concedere.
Io lo dico sempre alla mia servitù, e lo dico anche a voi: vedete, cari compagnie e care compagne, cari sudditi, cari servi, come posso chiamarvi, per mettervelo - con rispetto parlando - nel culo, beh, non serve la maleducazione, non serve essere cafoni... Basta un po' di pazienza. E un dito di vasellina.

Ascanio Celestini

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Metafore & Metamorfosi (aprile)

LA VOCE DEL PADRONE

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LA VOCE DEL PADRONE 2

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Checche ne diciate, non ci potessimo certo permettere di criticizzare un pargolo di scaglia che, per rispetto, prima di tutto non faio parte di un imperativo della ditta il cui prodoto va preservato e va togliuto fuori, se le rave per i coglioni uguaglino le fave. E checche ne dicite, Lapo è, resta e rimane un signore! Quelli che lo criticheno, diino prova di coraggio e mettino i coglioni sul tavolo! Non facesseno come le mezze calze che tirano indietro le parole. Lui, in quanto tale, non l'ha mai fatto!! Togliete fuori un po' di stile... almeno quelo.
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E' SOLTANTO L'INIZIO

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Ehi, sei un sognatore? Ormai non se ne vedono quasi più... E' un periodo duro per i sognatori. Dicono che il sogno è morto, che nessuno sogna più. Ma non è morto, è stato solo dimenticato, rimosso dal nostro linguaggio. Nessuno lo insegna, così nessuno sa che esiste. Il sognatore è confinato nell'oscurità. Io cerco di cambiare tutto questo, e spero anche tu. Sognando. Ogni giorno. Sognando con le mani, sognando con la mente... Il nostro pianeta deve affrontare i problemi enormi di sempre, di sempre... Perciò non annoiarti mai. Questo è in assoluto il periodo più eccitante in cui possiamo trovarci a vivere. Ed è soltanto l'inizio.
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METAMORFOSI 1

Carlo Rubbia e Herman Göring
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METAMORFOSI 2


Al Capone e Francesco Belsito
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IL BI-LAUREATO



Curriculum vitae et studiorum

Quando nel 2008 (a soli 36anni!!) Belsito venne nominato nel consiglio d'amministrazione della Filse, la finanziaria della Regione Liguria, presentò un curriculum vitae oggi sparito dalla rete. In esso si leggeva che Belsito Francesco aveva una laurea in Scienze della Comunicazione (della quale però si ometteva di precisare dove, quando e con che voto fosse stata conseguita), ed inoltre un diploma di master in Comunicazione e Marketing (anch'esso non meglio precisato dove, come, e quando preso) e un diploma di master in Business Administration (di nuovo: dove? come? quando?).
Non contento aggiungeva anche un fantomatico "attestato di partecipazione a un incontro organizzato da United Towns Agency for North-South Cooperation teso allo sviluppo della cooperazione e del lavoro", nonché un'iscrizione alla Union Europeénne C.E.E. Chambre Europeénne Experts Sìège d'Italie.
Nominato Sottosegretario di Stato nel Governo Berlusconi, sul sito istituzionale del Governo (vedi qui) dichiarava invece di essere dottore in Scienze Politiche.
Ma come? Non era Scienze della Comunicazione?
Alla fine sostenne di essere bi-laureato, sia in scienze politiche a Londra che in scienze della comunicazione all'Università di Malta, ma che tali lauree, purtroppo, non erano riconosciute in Italia.
Ma allora, se non sono riconosciute, se è come non averle, che ci stavano a fare sui suoi curricula vitae?
La cosa oltretutto, se vera, avrebbe del portentoso per il fatto che le due lauree le avrebbe conseguite in due paesi di lingua madre inglese avendo dalla sua solo, come si legge sempre nel curriculum presentato, "una buona conoscenza del francese". Quest'uomo è un portento!
All'Università di Genova, intanto, l'unica università a cui si sia mai iscritto, la sua carriera scolastica risulta "annullata". E come non bastasse, sono ora emersi dubbi anche sull'autenticità del diploma di scuola superiore (un misero diploma di perito) che avrebbe conseguito presso un istituto privato di Napoli.
Ma in fondo, la cosa più straordinaria di tutte è che questo ignorante dalle fattezze porciformi è diventato vicepresidente di Fincantieri, una delle più importanti aziende pubbliche italiane ed uno dei complessi cantieristici più importanti d'Europa!!
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IL CERCHIO MAGICO DEI QUARANTA LADRONI

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Il carroccione va avanti da sè
coi tesorieri, i furfanti, i dane',
ridi Maroni per scaramanzia,
che arriva la polizia...
Musica gente, cantate che poi,
uno alla volta, arrestano anche voi,
sotto a chi tocca, in doppio petto verde
una mattina governano in tre...

Bella la Lega che se ne va,
nacque a Pontida la tua ricca povertà,
di un fiume sacro la nostalgia,
l'inesistente e rigogliosa Padanìa...

Bella la Lega, dicevi tu,
è un po' mignotta e va con tutti, ma però...
però...però.. che puttanaio sul fiume Po.

E il carroccione riprende la via,
facce trotate di malinconìa,
tempo di piangere no, non ce n'è
tutto continua anche senza di te...

Bello l'Umberto che se ne va,
vecchio gerarca come tanti in terza età
con i suoi sogni, la sua allegria
"basta coi negri e coi teroni in Padanìa!"

Però Belsito, và a dà via il cul!
Ci turlupini e ci sputtani pure tu...
C'è già Borghezio, il Boni e il Trota...
mancavi tu.

E così un bel momento, olè
c'è lo sputtanamento, olè

E così un bel momento, olè
c'è lo sputtanamento, olè

E così un bel momento, olè
c'è lo sputtanamento, olè....

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MORTACCI

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SMORFIA NAPOLETANA

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ASINA DI UNA CANCELLIERI


Siamo passati dall'esotico pagare per vedere il cammello al comune pagare per vedere somaro. Massimo Bucchi

In una risposta sulla insolita sepoltura di Renatino De Pedis, il bandito della Magliana tumulato nella cripta della basilica di Sant'Apollinare a Roma, nel sostenere che si tratta di "territorio dello Stato della Città del Vaticano" (che poi tale non è) la ministro Cancellieri ha fatto riferimento, per definire lo status giuridico di S. Apollinare, "all'articolo 16 della legge 27 maggio 1929, n. 810, di esecuzione del Trattato fra la Santa Sede e l'Italia dell'11 febbraio 1929 (Patti Lateranensi)".
Orbene, tutti gli avvocati sanno (o dovrebbero sapere) che la legge 810 di articoli ne ha solo quattro! Con una risposta come quella del ministro agli orali per l'esame d'avvocato si verrebbe bocciati in Diritto Ecclesiastico, vedendo sfumare la tanto agognata abilitazione. Ma si verrebbe bocciati anche al concorso per consigliere di prefettura, che la ministro ha fatto con la sua laureuccia in Scienze Politiche.
E giacché ci siamo, verrebbe da chiedere anche di un'altra sepoltura privilegiata, quella di Junio Valerio Borghese. Borghese, personaggio discutibilissimo, morì in Spagna, nell'agosto del 1974, dopo aver organizzato un fallito colpo di Stato nel dicembre del '70.
La salma, fatta rientrare in Italia, fu sepolta nella Cappella Paolina o Borghese, cioè la cappella di famiglia che papa Paolo V Borghese fece edificare all'inizio del Seicento in S. Maria Maggiore.
Ora, poiché tra la morte e il funerale trascorsero pochi giorni, c'è da chiedersi come fosse stato possibile, in così poco tempo, avviare e concludere la complessa e lunga pratica per la sepoltura privilegiata, che culmina in un decreto ministeriale.
Difficilmente, poi, viste le circostanze della morte, un ministro a quell'epoca avrebbe firmato un decreto per la tumulazione di un personaggio così contestato.
La conclusione che se ne deduce è che, come per Renatino De Pedis, si sia consentita la sepoltura nella cappella di una basilica italiana(!), anche in questo caso erroneamente considerata vaticana solo perché citata fra i beni assegnati alla S. Sede nel trattato del Laterano.

Vedi anche Asina di una Fornero
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IL COMPAGNO IMMAGINARIO

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C'è ex presidente della Camera ed ex presidente della Camera. Per uno che dice di rinunciare sua sponte ai benefit, un altro invece non ci pensa proprio ed anzi se li tiene ben stretti. E nemmeno li considera privilegi.
Se Pier Ferdinando Casini dice di esser pronto a rinunciare senz'altro, Luciano Violante, Fausto Bertinotti e Irene Pivetti rifiutano sdegnati sostenendo che certi tagli sono "sgrammaticature" (Bertinotti) o degni della "Russia zarista" (Pivetti).
Bertinotti, rifondarolo de noantri ed ex sindacalista mangia a ufo, uno che prima di riuscire finalmente a strappare uno straccio di diploma di perito elettrotecnico è stato bocciato tre volte come il Trota, dice che mentre Casini ha fatto un buon matrimonio (con Azzurra Caltagirone) che lo dispensa dal correre dietro alle prebende istituzionali, lui non ha santi in paradiso e i suoi privilegi se li è sudati picchiando gran colpi di martelletto comunista sul più alto scranno.
Si è guadagnato così i ticket aerei gratuiti, l'auto blu, la pensione vertiginosa e tutte le mollezze da gran khanato democratico. Come del resto anche sua moglie, Francesca "Lella" Paci da Varallo Pombia. Pure lei senza santi in paradiso, avendo sposato un povero rivoluzionario comunista, e solo per questo impiegata pubblica. Ora, quando non va alle sfilate di Gattinoni, fa la baby pensionata come la moglie di Bossi.
Ehh... non ci sono lavori più logoranti, riconosciamolo. Non ci sono pensioni e privilegi più meritati. Un muratore, al confronto, è uno scansafatiche, e così pure un bracciante agricolo di colore in una piantagione di cotone dell'Alabama prima della guerra civile americana. È molto meno logorante lavorare incatenati al tornio in un'officina del popolo nordcoreana.
Per questo bisognerebbe scendere subito in piazza (come per l'Art. 18) e manifestare solidarietà ai coniugi Bertinotti, questi poveri lavoratori angariati dai soprusi, sfruttati ed espropriati dei loro diritti.
Landini che fa? Non c'è una Fiom anche per loro? Che cosa aspetta la Cgil a dichiarare uno sciopero generale in difesa del compagno Bertinotti ridotto praticamente alla mendicità? Aspettano che sia troppo tardi? Vogliono vedere i poveri Bertinotti davanti a una chiesa mentre stendono la mano ai passanti? Alè. Tutti in piazza con cartelli e striscioni! Compagno Bertinotti sei tutti loro!


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HE VISTO A UN REY...

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Juan Carlos Alfonso Víctor María de Borbón y Borbón-Dos Sicilias si è concesso una battuta di caccia in Botswana. Le leggi, si sa, sono severe e restrittive con i cacciatori e puniscono il commercio illegale di avorio, ma consentono sempre l’abbattimento di elefanti a "cacciatori di lusso", come in questo caso.
Lui, 74 anni superflui, impettito sorride col fucile al braccio. L'elefante, morto, è messo in posa per la foto. Ora, pentito, si scusa: "Lo siento mucho, me he equivocado, no volvera a ocurrir".
Io, invece, vorrei tanto andare a caccia di re! Sono stato addestrato e anche equipaggiato per farlo. Trovo pure che sia un nobile sport. Di più: mi divertirebbe proprio farlo. Poi, una volta fatto, mi piacerebbe tanto mettermi in posa col re morto ai miei piedi e poter dire: "¡Me gusta mucho, no me he equivocado, lo haría de nuevo!" (D)

P.S. Viva Gaetano Bresci!

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HO VISTO UN RE...

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- Dai dai, conta su...ah beh, sì beh....
- Ho visto un re.
- Sa l'ha vist cus'è?
- Ha visto un re!
- Ah, beh; sì, beh.
- Un re che piangeva seduto sulla sella, piangeva tante lacrime, ma tante che...
bagnava anche il cavallo!
- Povero re!
- ...E povero anche il cavallo!
- Ah, beh; sì, beh.
- E' l'imperatore che gli ha portato via un bel castello...
- Ohi che baloss!
- ...di trentadue che lui ne ha.
- Povero re!
- ...E povero anche il cavallo!
- Ah, beh; sì, beh.
- Ho visto un vesc...
- Sa l'ha vist cus'è?
- Ha visto un vescovo!
- Ah, beh; sì, beh.
- Anche lui, lui piangeva, faceva un gran baccano, mordeva anche una mano.
- La mano di chi?
- La mano del sacrestano!
- Povero vescovo!
- ...E povero anche il sacrista!
- Ah, beh; sì, beh.
- E' il cardinale che gli ha portato via un'abbazia...
- Oh poer crist!
- ...di trentadue che lui ce ne ha.
- Povero vescovo!
- ...E povero anche il sacrista!
- Ah, beh; sì, beh.
- Ho visto un ric...
- Sa l'ha vist cus'è?
- Ha visto un ricco! Un sciur!
- S'...Ah, beh; sì, beh.
- Il tapino lacrimava su un calice di vino ed ogni go... ed ogni goccia andava...
- Deren't al vin?
- Sì, che tutto l'annacquava!
- Poer tapin!
- ...E povero anche il vin!
- Ah, beh; sì, beh.
- Il vescovo, il re, l'imperatore l'han mezzo rovinato, gli han portato via tre case e un caseggiato... di trentadue che lui ce ne ha.
- Poer tapin!
- ...E povero anche il vin!
- Ah, beh; sì, beh.
- Ho vist un villan.
- Sa l'ha vist cus'è?
- Un contadino!
- Ah, beh; sì, beh.
- Il vescovo, il re, il ricco, l'imperatore, persino il cardinale, l'han mezzo rovinato gli han portato via: la casa, il cascinale, la mucca, il violino, la scatola di kaki, la radio a transistor, i dischi di Little Tony... la moglie!
- E po', cus'è?
- Un figlio militare... gli hanno ammazzato anche il maiale...
- Pover purscel!
- Nel senso del maiale...
- Ah, beh; sì, beh.
- Ma lui no, lui non piangeva, anzi: ridacchiava! Ah! Ah! Ah!
- Ma sa l'è, matt?
- No! Il fatto è che noi villan... Noi villan...
E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam,
e sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!
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CHE LIBERAZIONE!?

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!Por siempre Che!


La juventud tiene que crear. Una juventud que no crea es una anomalia realmente. Al lado de eso, su gran sensibilidad ante todos los problemas; su sensibilidad frente a la injusticia; su espiritu inconforme cada vez que suege algo que esta mal. Lo haya dicho quien lo haya dicho. Declararle la guerra al formalismo. A todos los tipos de formalismo, y pensar todos y cada uno, como ir cambiando la realidad.Como ir mejorando...

Ernesto "Che" Guevara

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- Grupo de Danza Espiral (Chileno), dirigida por el gran Patricio Bunster (Q.E.P.D.), los temas son "Cai Cai Vilu" y "El aparecido"
- Angel Parra (hijo) y Javiera Parra: "Soldadito Boliviano" y "No tengas miedo Emiliana"
- Francisco Sazo (Congreso), Luis Le-bert (Santiago del nuevo extremo), Pedro Foncea, Tita Parra, Rebeca Godoy: "Che camino"
- Ismael Serrano: "Papá cuentame otra vez"
- Duo Schwenke y Nilo: "Con datos de la Unicef"
- Gerardo Alfonso: "Son los sueños todavia"
- Santiago Feliu: "No eres tu mi amor"
- Pablo Milanes: "Yo pisare las calles nuevamente" (con imagenes del bombardeo al Palacio de La Moneda y del Compañero Allende)
- Sol y Lluvia: "Enemigos del sol" y "Para que nunca más"
- Los Miserables: "El aparecido"
- Joe Vasconcello: "Mujer ingrata"
- Joe Vasconcello junto a Pancho Sazo y Jorge Campos: "Hijo del sol luminoso"
- Daniel Viglietti: "Canción del hombre nuevo"
- Patricio Manns: "Che"
- Vicente Feliu: "Homenaje, la vida de Ernesto"
- Coro Infantil de la Agrupación de Familiares de Detenidos Desaparecidos: "Hasta siempre"
- Silvio Rodriguez: "Te recuerdo Amanda" (homenaje a Victor Jara)
- Silvio Rodriguez: "La era esta pariendo un corazón" y "El necio"
- Silvio Rodriguez: "Te doy una canción"
- Todos los participantes: "Hasta siempre, comandante".

Che Guevara siempre será nuestro comandante y nunca morirá en nuestro recuerdo y en nuestras acciones a favor de los mas necesitados. VIVA CHE GUEVARA a tus ordenes. ¡Juramos ser consecuentes, Che! ¡Cueste lo que cueste!

Hombre Nuevo

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"Ustedes son un factor que fortalece a la Revolución, que convierte al país en ejemplo de lo que puede y debe hacerse por el ser humano. [...] Al verles entregar tanto esfuerzo en aras de la mejoría de sus semejantes - camino que la Revolución ha emprendido para hacer más justa su sociedadcomprendo a fondo el concepto de 'Hombre Nuevo' .
El Hombre nuevo es el que hace posible un sistema social mucho más justo. [...] Nacerá de ese niño que pudo haber sido abandonado o semi-abandonado, que pudo convertirse en víctima de las pasiones humanas y que ustedes salvarán.
Hace falta una sociedad distinta para que un país bloqueado como Cuba, con diez años de período especial, pueda proponerse y emprender las tantas cosas que estamos haciendo..."

Hace falta ese

HOMBRE NUEVO

del que habló el Che.

"Tenemos que trabajar con los ciudadanos como si fueran el átomo de la materia, conocer los problemas de cada uno. [...] Hoy se vive la etapa de la penetración atómica de la Revolución dentro de la sociedad. [...] Todo esto convierte a Cuba en ejemplo de lo que puede y debe hacerse por el ser humano..."
"Ustedes están ayudando a construir la sociedad que soñamos, y en las universidades se preparan hoy para que, ya como profesionales, no sea el interés material, sino el altruismo, la generosidad, la bondad y la solidaridad lo que prevalezca".

Fidel Castro: Palabras de felicitación en nombre de la Revolución a los jóvenes voluntarios de las Brigadas Universitarias de Trabajo Social el día 26 de Julio de 2001, donde calificó la Marcha Combatiente de más de un millón doscientas mil personas, esa misma mañana, como la manifestación más grande de la historia.
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...Che reunía, en su extraordinaria personalidad, virtudes que rara vez aparecen juntas. El descolló como hombre de acción insuperable, pero Che no sólo era un hombre de acción insuperable: Che era un hombre de pensamiento profundo, de inteligencia visionaria, un hombre de profunda cultura. Es decir, que reunía en su persona al hombre de ideas y al hombre de acción.
Hombre íntegro a carta cabal, hombre de honradez suprema, de sinceridad absoluta, hombre de vida estoica y espartana, hombre a quien prácticamente en su conducta no se le puede encontrar una sola mancha. Constituyó por sus virtudes lo que puede llamarse un verdadero modelo de revolucionario.
Me costaba trabajo aceptar la idea de la muerte del Che. Muchas veces he soñado, a veces le he contado a la gente las cosas que uno sueña, y he soñado que estoy hablando con él, que está vivo; una cosa muy especial, una persona de la que a uno le cuesta mucho trabajo resignarse a la idea de su muerte. ¿A qué obedece eso? A mi juicio, es que tiene una presencia siempre permanente en todo.

PENSAMIENTO Y ACCIÓN INDISOLUBLES

...Te diría que uno tiene la impresión de una presencia permanente del Che, por lo que simbolizaba, por su carácter, por su conducta, por sus principios. Era un gran número de cualidades realmente excepcionales. Yo lo conocía muy bien, muy bien desde que entré en contacto con él en México hasta que salió del país la última vez. Pienso realmente con dolor que con la muerte del Che se perdió una gran inteligencia. Era un hombre que todavía tenía mucho que dar en la teoría y en la práctica de la construcción del socialismo.
Che siempre tuvo una gran autoridad. Cada una de las tareas que se le dio la cumplió estrictamente, con brillantez, trabajó mucho, adquirió sus propias experiencias de la construcción del socialismo en la industria nacionalizada, en la organización de la producción, en los controles de la producción, en el trabajo voluntario; fue uno de los pioneros en el trabajo voluntario. En casi todas las actividades que participó, era consecuente en todo lo que hacía y era ejemplo en todo lo que hacía.


Fidel Castro, "El Che visto por el amigo"

En estos días de cárcel y en los anteriores de entrenamiento me identifiqué totalmente con los compañeros de causa. Me acuerdo de una frase que un día me pareció imbécil o por lo menos extraña, referente a la identificación tan total entre todos los miembros de un cuerpo combatiente, que el concepto yo había desaparecido totalmente para dar lugar al concepto nosotros. Era una moral comunista y naturalmente puede parecer una exageración doctrinaria, pero realmente era (y es) lindo poder sentir esa remoción de nosotros...

Ernesto Che Guevara, Carta del Che a su madre desde la cárcel en México - julio 15 de 1956
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ACOSTA CORDERO HABLA DEL CHE

Junio de 1998. Estoy frente al Comandante Armando Acosta Cordero en un sitio enclavado en las inmediaciones del Escambray. Hasta este instante no imaginaba que esta personalidad tan prestigiosa, emergida de la cantera de la Revolución, colaboraría a desbrozar una duda que me ha acompañado por muchos años y que ha sido motivo, junto a temas similares, de extensas conversaciones en épocas de estudio e interminables desvelos con los jóvenes de mi Villa Madero originario:

No es bueno afirmar que en el proceso pre-revolucionario el Che haya estado enfrentado al Partido Comunista de Cuba, que, en aquel entonces, por las prohibiciones que había padecido, se llamaba Partido Socialista Popular. Yo, imprevistamente, soy una prenda de esto que comento... y creo que puede ser una aclaración válida para mantener el mayor rigor histórico acerca de la personalidad de un hombre de su prestigio.
Yo me incorporo al combate por una decisión del Partido Comunista de Cuba. Después de una intensa discusión se determinó que me vinculara a la Guerrilla del Che en la Sierra Maestra. Traía la encomienda, la misión de venir a la columna invasora del Che, para que cuando llegara aquí, a la zona de Sancti Spíritus, yo le pudiera ser útil. Fue una petición del Che al Partido y yo tuve el privilegio, la suerte, diría la dicha inmensa de que el Partido me haya escogido a mí para cumplir esa misión.
Nos presentaron dos compañeros del Partido Comunista, Oscar Ortiz, quien fue representante en la Cámara por el Partido Unión Revolucionaria Comunista y Olivera, un teniente que conocía allí un campesino comunista. Ellos me llevaron donde estaba el Che. Le dijeron que yo era el compañero que mandaba el Partido -Estas descripciones no las he dado en muchos lugares-. Cuando el Che y yo nos presentamos ya nos dimos la mano como dos comunistas.
Yo pesaba 220 libras debido al prolongado tiempo de clandestinidad.

Los primeros días cuando conocí al Che en la Sierra, cuando discutimos, cuando hablamos... y quiero ratificarte, compañero argentino, desde el primer momento que estrechamos nuestras manos ¡fuimos dos compañeros comunistas!. Él comunista, calumniado, juzgado por algunos revolucionarios, calumniado y mal juzgado, catalogado de aventurero. No siempre se interpretaba que en ese hombre había un comunista de pies a cabeza y un patriota y un revolucionario íntegro... Un hombre con las más altas cualidades que debe tener un revolucionario.


¡El Che como Che y como argentino!

De allí en adelante el Comandante descerraja sus experiencias en imperdibles secuencias...
Él necesitaba alguien que conociera la problemática de Las Villas para que estuviese a su lado con la finalidad de colaborar con la guerrilla.
Nos pusimos a trabajar para que su columna se instalara en el lugar más seguro posible y a la vez hacer una campaña de difusión dentro del campesinado acerca de la importancia que representaba para ellos apoyar la causa que comandaba Fidel.
Por el propio ostracismo en la militancia, tuve que adaptarme rápidamente a su ritmo de trabajo que no tenía tregua. De manera que traté de esforzarme para estar a la altura de la labor encomendada y para servirle al Comandante lo mejor posible.
Pienso que lo que el Che siempre combatió fue la burocracia. La misma existía en las distintas agrupaciones políticas. Él quería romper con esa cuota de formalismo y pasividad que aparece en los movimientos revolucionarios y que suele hacer mucho daño para el feliz logro de sus postulados.
Ahora, debo decir, que fue muy respetuoso de nuestra realidad, como así también de nuestros análisis. Sumamente observador y mesurado a la hora de exponer sus criterios.
En esta región se dio una situación compleja con otros partidos o movimientos y él supo mantener un claro sentido de equidad y fomentar la unión entre las distintas fuerzas para lograr el gran objetivo de derrotar a Batista.



LATIR EN OTROS

Che - Camilo, Combatientes y amigos

A veces la gente quiere comparar al Che con Camilo y yo digo que no. El Che tenía todas las características de su patria, de su pueblo, de su idiosincrasia, de su educación y su sátira; mera cultura argentina. A veces se le notaba la seriedad y profundidad del tango; cierta nostalgia... En cambio Camilo no, era chistoso, guarachero, popular... yo decía que hasta caminando era risueño. Todo esto hacía que pareciera más alto, de caminar alegre y jaranero. Le gustaba hacer chistes continuamente, lo cual no quiere decir que olvidara sus responsabilidades, pero tenía las características populares del cubano...
Camilo iniciaba las "maldades"... Las maldades que se hacían del tipo de Camilo al Che eran terribles y el Che siempre queriéndo cobrarle. Creo que estos vínculos que se dan en plena guerra revolucionaria señalan los lazos que se generan en medio de la lucha y fortalecen un sentimiento que además de compañerismo se aproxima a una verdadera amistad.
Yo no sé, no puedo afirmar cómo el Che se comportaría en un momento «normal» de su vida; allí estábamos transitando una situación muy especial, lo que sí puedo decir es que poseía un sentido muy alto de la justicia… ¡Hasta con los enemigos era ecuánime y quería que se les respetara!. Con nosotros exteriorizaba una honestidad tan grande que se notaba la uniformidad de pensamiento y acción que mantenía.


Encuentro familiar

La amistad y familiaridad entre el Che y Granado es una cosa realmente seria. Hablo en presente porque tengo muy frescos algunos recuerdos. Por ejemplo, yo tuve la suerte de pasarme un día en la casa de ellos con el Che, comiendo asado...
A mí me gustaba mucho la casa de ellos por el patio que tenía y ya nunca se me olvida aquella tarde, aquella familia. Delia, la esposa de Alberto, era una apasionada del Che y yo decía ¡caballero, cuánto afecto hay entre esta gente!. . .
El Che parecía un gaucho tomando mate... y lo que hablaron ellos de su familiaridad, de su amistad, era una cosa excepcional...
Recordaban anécdotas; pasajes de sus vidas con tanto cariño que se notaba el sentimiento profundo que había crecido entre ellos.
Granado ha hablado del mundo, ha visitado lugares y tiene un arsenal para poder describir esa imagen excepcional que es el Che. Él como profesor, compañero, amigo íntimo tiene un inmenso caudal para contar del heroico comandante.
Porque ellos fueron amigos de grandes experiencias, en las cuales está no sólo todo lo serio que define el valor del Che, sino también algunas aventuras de otro tipo que colaboran a conocer ese hombre tal y cual era como ser humano integral. Esto favorece a ver a un Che menos inalcanzable...


Caballete de Casa

Como comenté anteriormente, el Partido decidió que yo viniera aquí a la zona para aprender, para conocer a la perfección las características de la gente y la geografía del Escambray.
Yo debía amortiguar la persecución que se cernía sobre mi persona, pero a la vez tenía que insertarme en esa realidad que contaba, naturalmente, con los códigos especiales surgidos de la región.
Aquí existían varios grupos de comunistas. En principio yo tenía la función de atenderlos e interrelacionarlos a partir de la estrategia que se había trazado el Partido. Luego yo debía posibilitarle al Che conocer y comprender las características de la gente y también que contara con una clara interpretación de los accidentes geográficos de la zona.
Entré a la provincia por el territorio que divide las Villas con Camagüey, de esta forma pude dar con la sierra del Escambray.
Esa misión de atender a los núcleos que estaban establecidos duró más de un año, en realidad, casi dos. Esto me ayudó mucho a formarme una visión de la zona y de la gente; compartir con hombres y mujeres que, finalmente, me proporcionaron los elementos que me condujeron a realizar una evaluación, lo más precisa posible, para proponerle al Che la región de Caballete de Casa y, por fortuna, esto nos dio los resultados que todos conocemos. Así fue que me incorporé a la Columna 8 Ciro Redondo y participé de la invasión que nos posibilitó el triunfo en Santa Clara...


Esencia ejemplar

Hay dos consignas que Fidel lanzó a su debido momento que yo quisiera destacar, especialmente por la circunstancia que estamos abordando en esta charla: "¡Debemos lograr que nuestros hijos sean como El Che!"... y "¡Hay muchos Camilos en el pueblo"...
Como hemos comentado acerca de la amistad del Che con Camilo, es sintomático que en la actualidad sean estas dos consignas acerca de ambos héroes, las que más se han arraigado en nuestra gente.
Es cierto que existen muchos Camilos en nuestro pueblo. Porque realmente hay muchas aristas de la personalidad de Camilo que son alcanzables, que son propias de la idiosincrasia del cubano.
También los cubanos cabales desean que sus hijos tengan los valores humanos que tenía el Che. Este fue un llamado de Fidel desde la médula del sentimiento y de la sabiduría, respondiendo a la emoción y reconocimiento que brota de la memoria del Che.
"¡Seremos como el Che!, recoge la esencia del ejemplo que la figura de ese argentino que supo instalarse en el corazón de nuestro pueblo, ha sembrado en todos nosotros. Es un camino a seguir, una meta a alcanzar...
Claro que tenía una personalidad con excepciones destacables, con particularidades de capacidad, de espíritu de sacrificio, de abnegación, de patriotismo peculiar, dispuesto a sacrificar su vida por los ideales que él abrazó.
Desde muy joven se notaba que era un muchacho rebelde, ya cuando se pide a la universidad que salga alguien a hacer nebulizaciones para que pongan en libertad a los presos... Él inmediatamente fue a la calle; pero cuando sale de viaje y ve cómo vive nuestro continente, cuáles son las calamidades, las carencias, los leprosos, las miserias humanas, va formando un carácter y una concepción ideológica que al sumársele Guatemala, el conocimiento con Ñico López, Raúl, Fidel, la expedición a Cuba, desembocan en el ser que actualmente es admirado por mujeres y hombres en todos los confines del mundo.
Es importante analizar el tema de Guatemala. Cuando el Che llega allí, se está gestando una revolución. Un grupo de militares proclama la justicia social, la independencia, la reforma agraria y la libertad de los pueblos... Allí conoce a Ñico, el cubano revolucionario, obrero, proletario, trabajador del Mercado de La Habana y con él empieza a indagar cómo era posible el asalto al cuartel Moncada.
En ese entorno convulso el joven Guevara juega un papel destacado al organizar los Grupos Internacionalistas, reuniendo a los emigrados... Ellos piden armas para enfrentar al enemigo, pero les son negadas. Esta experiencia hace que contraste, la impotencia de no tener con qué defender una causa justa con la decisión de los cubanos de arrancarle las armas al enemigo y de pelear con ellas para liberar un país, un sitio de América que no estuviese dominado por el imperio.
Todo esto forma parte de su proceso como revolucionario, el mismo va germinando desde su tierra natal, Argentina, hasta la consumación del triunfo en Santa Clara y por fin en toda Cuba.


Por amor a la vida

Además se veía la preocupación constante por saber más cada día, por crecer, por aprender. Se interesaba por todo y en los ratos que tenía libre leía como un estudiante.
Nunca quiso que se hurtara algo, aunque esto se destinase a beneficiar a la tropa. Tampoco que se les mintiera a los campesinos con el fin de obtener la simpatía de ellos vinculada a nuestra causa. Justamente era la solidaridad el móvil que más esgrimía para que todos estuviésemos hermanados en esa lucha que, debemos recordar, en esos momentos ignorábamos el resultado y a la vez, quizás muchos de nosotros, no imaginábamos que estábamos tan cerca del desenlace triunfal.
Creo que él con sus conocimientos políticos y la enorme intuición que lo acompañaba podía mantener una cuota elevada de optimismo con referencia a la inmediatas posibilidades de éxito; lo cierto es que exteriorizaba una responsabilidad tan grande, relacionada a los cuidados, los desplazamientos y la propia interrelación de los distintos cuerpos que componían la Columna, que se notaba un clima de respeto creciente mientras que se ganaba en confianza.
Se habla mucho de la rigidez de su carácter, pienso que las circunstancias imponían sostener una madurez especial. Contaba con apenas treinta años y supo inspirar mucha mesura y gran firmeza para elevar la moral de la tropa y establecer una sensata armonía.
Era notoria su capacidad humana para comprender las necesidades de la gente. Esa frase que él acuñó con tanta propiedad: "Endurecerse, pero sin perder la ternura», pienso que lo representa cabalmente.


Con el Comandante de la Revolución Amando Acosta Cordero nos hemos encontrado en varias oportunidades... Además de aquellos días de 1998, recuerdo de manera muy especial la vez que compartimos el Acto de nauguración y posteriores eventos de la primera Feria del Libro que se realizó en la Provincia de Sancti Spíritus, cuando se tomó la feliz decisión de trasladar la que se efectuaba anualmente en la ciudad de La Habana a todas las provincias y municipios de la Isla.
Su vivacidad, lozanía y la agudeza de los comentarios que suele verter en cada intervención que se le solicita, dejan la estela de alguien que transcurre por la existencia con entereza y transparencia. Un hombre forjado en las sierras y ciudades por donde encarnó la auténtica revolución popular que parió el pueblo de Cuba.

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SIN PERDER LA TERNURA

"No estamos estudiando la pose para el gesto final".
En Carta del Che a la escritora Anna Louise Strong Habana.
noviembre 19 de 1962

Amanece
Se acercan las columnas a la plaza
ya no se cuentan hasta ocho
Cientos de hileras
arrastran un millón de poemas combatientes
Mujeres y hombres marchan
junto a niños alegres que parecen banderas
entre banderas que sacuden alas

Es Primero de Mayo
cuarenta y cinco veces repetido en La Habana
Se ríe, baila, canta... piensa
con los héroes que están en la memoria
y abre paso a la lumbre
miradas de cometas transcurren el espacio

El Che y Martí comparten ansias
de frente en su plaza
esperando la cordillera humana
¡y a quien ha interpretado su destino de cumbre!

Cuarenta y cinco vientos saludan la mañana
Aquí se cierra con La Internacional
caminamos sabiendo
No ha dormido la gente sintiendo se desplaza
es festejo y combate idea en movimiento
¡hablará el Comandante! el murmullo sanciona
y se mezclan turistas, lejanos luchadores
con un pueblo bloqueado victorioso hasta hoy

¡Qué América disuelta bajo los pies del monstruo!
lo mínimo es sublime, pero todo es dinámico ¡todo!

¡Ay Venezuela nuestra! ¡ven! ¡vamos!
¡Ay dormidos gigantes! estamos a esta hora
todavía cantando ¡todavía! ¡con los brazos en alto!
¡vamos!.

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ARRECIFES DE CORAL

En un lugar de la Sierra Maestra, abril de 1999.

Una gota de sudor se ve caer
no rocío, ni miel.
Esa poción de gárgara turgente,
el atore del cuerpo,
su mínimo esfuercito que destaca
la fina melodía de la tos

El sudor animal sapiente
igual a todo dolor de tiro y repechaje

La cruz en un relincho
se desgreña rústica a las sierras
sempiternas maestras del olvido.

Qué placer el descanso bajo el árbol,
el traguito guajiro,
lo exótico del mate que casi no recuerdan los manuales.
La connivencia de un Camilo suave
El temple felino de Raúl
y Castro Ruz Fidel
encaramando la fe a lo muy alto

Los ríos que callabas
- cielos y vientres de la sinuosa Córdoba escarpada -
habían cincelado esa sonrisa que afrontaba la muerte
quirúrgica ridícula
Médico en cuerpo y alma
Sabio de amor
Aquí, en la sierra, quienes te vieron pasar
fugaz o quedo
dicen que nunca negociaste la gota de sudor
la invisible, la del pedazo de pan
y el privilegio

por eso te sostienen venerándote
y como más te lloran los sin cargo,
los serranos humildes
los testigos de la luz contagiosa de tus ojos
oscuros limpios
¡cuánta falta nos haces por la tierra!

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OTRAS TIERRAS DEL MUNDO

Fidel, seguiré mi camino, que es el nuestro
hacia allá, hacia esa cruz caída a la noche de perlas
debo partir ¡quiero llegar!
Se regresa del vuelo o se parte del sueño
con la agridulce canción de la experiencia
Recuerdo lo pactado cuando no se sabía
de triunfos, de traiciones, ni de vientos helados

Yo te pedí dejar la sangre por mi tierra
En Cuba entregué todo lo que la vida me ofreció de tierno,
de rama, de leño
Recibí
tanto amor tanta miel tanta poesía

serás tío de mis hijos y abuelo de los nietos
Paternal corazón, movimiento telúrico,
Continente de todos los negados


Un día volveremos a mirarnos
Te traeré un gajo de higos
y un poema

Tal vez retorne con mi Batallón de Refuerzo
entre ternura y energía comentada
el camino
la estrella...

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Queridos Hildita, Aleidita, Camilo y Ernesto:
Si alguna vez tienen que leer esta carta, será porque yo no esté entre Uds. Casi no se acordarán de mí y los más chiquitos no recordarán nada. Su padre ha sido un hombre que actúa como piensa y seguro que ha sido leal a sus convicciones.
Crezcan como buenos revolucionarios. Estudien mucho para poder dominar la técnica que permite dominar la naturaleza. Acuérdense que la Revolución es lo importante y que cada uno de nosotros, solo, no vale nada.
Sobre todo, sean siempre capaces de sentir en lo más hondo cualquier injusticia cometida contra cualquiera en cualquier parte del mundo. Es la cualidad más linda de un revolucionario.
Hasta siempre hijitos, espero verlos todavía. Un beso grandote y un abrazo de papá.


Ernesto Che Guevara - 31 de Marzo de 1965

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TRANCE ETERNO II

La inmortalidad desmalezó la selva, sonriente merodeaba la estirpe de su puño...
Se derramó en la gente.

All’amore che superò i contorni poetici della sua vita
a quel poeta che lo creó
ed osserva dice
va.


"Voi siete uno dei fattori che rafforzano la Rivoluzione, che trasformano il paese nell’esempio di quello che può e si deve fare per l’essere umano. [...] Al vedervi mettere tanto sforzo in onore del miglioramento dei vostri simili - cammino che la Rivoluzione ha intrapreso per fare più giusta la società - comprendo a fondo il concetto di 'Uomo nuovo' ".
"L’Uomo nuovo è quello che rende possibile un sistema sociale molto più giusto. [...] Nascerà da quel bambino che poteva essere abbandonato o semi-abbandonato, che poteva trasformarsi nella vittima delle passioni umane e che voi salverete."
"E’ necessaria una società diversa, affinché un paese bloccato come Cuba, con dieci anni di periodo speciale, possa proporsi ed intraprendere le tante cose che stiamo facendo..."

E’ necessario questo...

UOMO NUOVO

di cui parlò il Che.

"Dobbiamo lavorare con i cittadini come se fossero l’atomo della materia, conoscere i problemi di ognuno. [...] Oggi si vive la tappa della penetrazione atomica della Rivoluzione all’interno della società. [...] Tutto questo trasforma Cuba nell’esempio di quello che può e si deve fare per l’essere umano..."
"Voi state contribuendo a costruire la società che sogniamo, e nelle università vi preparate oggi affinché, già da professionisti, non sia l’interesse materiale, bensì l’altruismo, la generosità, la bontà e la solidarietà quello che prevalga."

Fidel Castro: Parole di augurio in nome della Rivoluzione ai giovani volontari delle Brigate Universitarie di Lavoro Sociale, il giorno 26 Luglio del 2001, quando la "Marcia Combattente" di più di un milione e duecentomila persone, quella stessa mattina, venne definita la manifestazione più grande della storia.
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Il "Che" riuniva, nella sua straordinaria personalità, virtù che raramente appaiono congiunte. Si distinse come uomo d'azione insuperabile, ma il "Che" non era solo un uomo d'azione insuperabile: il "Che" era un uomo dal pensiero profondo, dall’intelligenza visionaria, un uomo di profonda cultura. Vale a dire che riuniva nella sua persona l’uomo di idee e l’uomo d'azione. Uomo integro in senso letterale, uomo di onestà suprema, di sincerità assoluta, uomo di vita stoica e spartana, uomo nella cui condotta non può essere praticamente trovata una sola macchia. Per le sue virtù costituì quello che può definirsi un vero modello di rivoluzionario.
Facevo fatica ad accettare l’idea della morte del "Che". Molte volte ho sognato, a volte ho raccontato alla gente le cose che ho sognato, e ho sognato che stavo parlando con lui, che era vivo; una cosa molto speciale, una persona di cui si fa fatica a rassegnarsi all’idea della morte. Che vuol dire questo? A mio giudizio, significa che ha sempre una presenza permanente in tutto.

PENSIERO ED AZIONE INDISSOLUBILI

...Si direbbe che uno ha l’impressione di una presenza permanente del "Che", per quello che simbolizzava, per il suo carattere, per la sua condotta, per i suoi principi. Era un gran numero di qualità realmente eccezionali. Io lo conoscevo molto bene, molto bene da quando entrai in contatto con lui in Messico fino a quando uscì dal paese l’ultima volta. Penso realmente con dolore che con la morte del "Che" si sia persa una grande intelligenza. Era un uomo che aveva ancora molto da dare nella teoria e nella pratica della costruzione del socialismo.
"Che" ebbe sempre una grande autorità. Ognuno dei compiti che gli fu assegnato lo portò perfettamente a compimento, con brillantezza, lavorò molto, acquisì le proprie esperienze di costruzione del socialismo nell’industria nazionalizzata, nell’organizzazione della produzione, nei controlli della prestazione, nel lavoro volontario; fu uno dei pionieri nel lavoro volontario. In quasi tutte le attività cui partecipò, era conseguente in tutto quello che faceva ed era esempio in tutto quello che faceva.


Fidel Castro: "Il Che visto dall’amico"

In questi giorni di prigione e nei precedenti di addestramento mi identificai totalmente con i compagni di causa. Ricordo una frase, che un giorno mi sembrò stupida o per lo meno strana, relativa all’identificazione tanto assoluta tra tutti i membri di un corpo combattente, quella che il concetto di Io ero completamente sparito per far luogo al concetto del Noi. Era una morale comunista e naturalmente può sembrare un’esagerazione dottrinaria, ma realmente era (ed è) bello poter sentire questa rimozione di noi stessi...

Lettera del Che a sua madre dalla prigione in Messico - 15 luglio 1956
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ACOSTA CORDERO PARLA DEL CHE

Giugno del 1998. Sono di fronte al Comandante Armando Acosta Cordero in un posto nelle vicinanze dell’Escambray. Fino a questo momento non immaginavo che questa personalità tanto prestigiosa, emersa dalla fucina della Rivoluzione, potesse collaborare a chiarire un dubbio che mi aveva accompagnato per il lasso di molti anni e che è stato motivo, insieme a temi simili, di estese conversazioni in epoche di studio ed interminabili insonnie con i giovani della mia Villa Madero d’origine [N.d.T.: città in provincia di Buenos Aires].

Non è giusto affermare che nel processo pre-rivoluzionario il Che si sia opposto al Partito Comunista di Cuba, che a quel tempo, per le proibizioni che aveva subito, si chiamava Partito Socialista Popolare. Io, inaspettatamente, sono un sostenitore di quello che dico... e credo che possa essere un chiarimento utile a mantenere un maggior rigore storico intorno alla personalità di un uomo del suo spessore.
Mi unii ai combattimenti per decisione del Partito Comunista di Cuba. Dopo intensa discussione si decise che mi unissi alla Guerriglia del Che nella Sierra Maestra. Avevo l’incarico, la missione di raggiungere la colonna di invasione del Che in modo che, arrivando qui, nella zona di Sancti Spíritus, potessi essergli utile. Si trattò di una richiesta del Che al Partito ed io ebbi il privilegio, la fortuna, direi l’immensa gioia di essere scelto dal Partito per compiere quella missione.
Ci presentarono due compagni del Partito Comunista, Óscar Ortiz, che fu rappresentante della Camera per il Partito di Unione Rivoluzionaria Comunista ed Olivera, un tenente che conosceva lì un contadino comunista. Loro mi portarono dove stava il Che. Gli dissero che io ero il compagno inviato dal Partito - questi dettagli non li ho dati in molte circostanze. Quando il Che ed io ci presentammo ci demmo subito la mano come due comunisti.
Io pesavo 48 kg. a causa del lungo tempo trascorso in clandestinità.

Nei primi giorni in cui conobbi il Che nella Sierra, quando discutevamo, quando parlavamo... e ti voglio sottolineare, compagno argentino, dal primo momento che ci stringemmo la mano, fummo due compagni comunisti! Lui comunista, calunniato, giudicato da alcuni rivoluzionari, calunniato e mal giudicato, etichettato come avventuriero. Non sempre si comprendeva che in quell’uomo c’era un comunista dalla testa ai piedi ed un patriota ed un rivoluzionario integro... Un uomo con le più alte qualità che deve avere un rivoluzionario.


Il Che come Che e come argentino!

Da quel momento in poi il Comandante svela le sue esperienze in imperdibili sequenze...
Lui aveva bisogno di qualcuno che conoscesse la situazione di Las Villas e stesse al suo fianco al fine di collaborare alla guerriglia.
Ci mettemmo a lavorare affinché la sua colonna si stabilisse nel posto più sicuro possibile e contemporaneamente a fare una campagna di informazione fra i contadini circa l’importanza che per loro rappresentava appoggiare la causa capeggiata da Fidel.
A causa del loro ostracismo alla militanza, dovetti adattarmi rapidamente al suo ritmo di lavoro che non aveva tregua. Di modo che cercai di sforzarmi di essere all’altezza del lavoro richiesto e servire il Comandante nel miglior modo possibile.
Penso che quello che il Che combatté sempre, fu la burocrazia. La stessa esisteva dei diversi raggruppamenti politici. Lui voleva rompere con quella dose di formalismo e passività che sempre compare nei movimenti rivoluzionari e che suole far molto male al felice esito dei suoi postulati.
Ora, devo riconoscere, che fu molto rispettoso della nostra realtà, come pure delle nostre analisi. Grande osservatore e misurato al momento di esporre i suoi pareri.
In questa regione c’era una situazione complessa con altri partiti o movimenti e lui seppe mantenere un chiaro senso di equità e propiziare l’unione tra le distinte forze per riuscire nel grande obiettivo di sconfiggere Battista.


PULSARE NEGLI ALTRI

Il Che e Camilo, combattenti ed amici

A volte la gente vuole paragonare il Che a Camilo ed io dico di no. Il Che aveva tutte le caratteristiche della sua patria, del suo paese, della sua indole, della sua educazione e della sua ironia; mera cultura argentina. A volte si notava in lui la serietà e la profondità del tango; una certa nostalgia... invece Camilo no, era spiritoso, brillante, popolare... io dicevo che persino camminando era ridanciano. Tutto questo faceva sì che sembrasse più alto, per il fatto di camminare allegro e giocoso. Gli piaceva fare continuamente scherzi, il che non vuol dire trascurasse le sue responsabilità, ma aveva le classiche caratteristiche del cubano...
Camilo iniziava le sue "birbanterie"... Il genere di birbanterie che venivano fatte da Camilo al Che erano terribili ed il Che era sempre pronto nel voler replicare. Credo che vincoli come questi, che si creano in piena guerra rivoluzionaria, simboleggino i legami che si generano in mezzo alla lotta e consolidano un sentimento che, più che al cameratismo, si avvicina ad una vera amicizia.
Io non so, non posso affermare come il Che si comporterebbe in un momento "normale" della sua vita; lì stavamo vivendo una situazione molto particolare, quello che sì posso dire è che possedeva un senso molto alto della giustizia... Persino con i nemici era equanime e voleva fossero rispettati! Con noi mostrava un’onestà tanto grande da manifestarsi nell’uniformità di pensiero ed azione che manteneva.


Incontro familiare

L’amicizia e familiarità tra il Che e Granado è una cosa realmente seria. Parlo al presente perché alcuni ricordi sono molto presenti in me. Per esempio, ebbi la fortuna di passare un giorno nella loro casa con il Che, mangiando asado...
Mi piaceva molto la loro casa per via della veranda che c’era e non ho mai dimenticato quel pomeriggio, quella famiglia. Delia, la moglie di Alberto, era una sostenitrice del Che ed io dicevo: cavoli!, quanto affetto c’è tra questa gente!
Il Che sembrava un gaucho che sorseggiava mate... e quello che loro dissero della loro familiarità, della loro amicizia, era una cosa eccezionale...
Ricordavano aneddoti; momenti della loro vita con tanto affetto che si notava il sentimento profondo cresciuto tra loro.
Granado ha parlato per il mondo, ha visitato tanti posti e ha un arsenale per poter descrivere quella figura eccezionale che è il Che. Lui come professore, compagno, amico intimo ha un’immensa riserva di ricordi per raccontare l’eroico comandante.
Perché loro furono compagni di grandi esperienze, nelle quali sono presenti non solo tutte le cose serie che definiscono il valore del Che, ma anche alcune avventure d'altro tipo, che aiutano a conoscere quell’uomo tal quale era, come essere umano intero. Questo favorisce una visione del Che meno irraggiungibile...


Caballete de Casa

Come ho precedentemente detto, il Partito decise che io venissi qui in zona per imparare, per conoscere alla perfezione le caratteristiche della gente e la geografia dell’Escambray.
Io dovevo mitigare la persecuzione che incombeva sulla mia persona, ma al tempo stesso dovevo inserirmi naturalmente in quella realtà che contava su codici speciali sorti nella regione.
Qui esistevano vari gruppi di comunisti. In principio io avevo la funzione di servirli e metterli in contatto, a partire dalla strategia che aveva tracciato il Partito. Quindi, dovevo facilitare il Che nella conoscenza e nella comprensione delle caratteristiche della gente ed anche offrirgli una chiara interpretazione degli ostacoli geografici della zona.
Entrai nella provincia attraverso il territorio che divide Las Villas con Camagüey, in questo modo potei trovare la sierra dell’Escambray.
Questa missione di aiuto ai nuclei che vi erano stabiliti durò più di un anno, in realtà quasi due. Questo mi aiutò molto a formarmi una visione della zona e della gente; interloquire con uomini e donne che, finalmente, mi offrirono gli elementi che mi condussero a compiere una valutazione, la più precisa possibile, in modo da proporre al Che la regione di Caballette de Casa e, per fortuna, questo diede i risultati che tutti conosciamo. Fu così che mi aggregai alla Colonna n. 8 "Ciro Redondo" e partecipai all’invasione che ci diede la possibilità di trionfare a Santa Clara...


Essenza esemplare

Ci sono due consegne che Fidel lanciò a tempo debito e che io vorrei sottolineare, specialmente per la situazione che stiamo affrontando in questa chiacchierata: "Dobbiamo far sì che i nostri figli siano come Il Che!"... e: "Ci sono molti Camilos nel popolo!".
Come abbiamo sottolineato riguardo all’amicizia del Che con Camilo, è sintomatico che attualmente siano queste due consegne, rispetto a entrambi gli eroi, quelle che più si sono radicate nella nostra gente.
È certo che esistono molti Camilos nel nostro popolo. Perché ci sono realmente molte qualità della personalità di Camilo che sono conseguibili, che sono proprie dell’indole cubana.
Al tempo stesso i cubani retti desiderano che i propri figli abbiano i valori umani che aveva il Che. Questa fu una richiesta di Fidel proveniente dal profondo del cuore e dalla saggezza, che rispondeva all’emozione e al riconoscimento che scaturisce dalla memoria del Che.
"Saremo come il Che!", raccoglie l’essenza dell’esempio che la figura di quell’argentino, il quale seppe radicarsi nel cuore del nostro popolo, ha seminato in tutti noi. È una strada da seguire, una meta da raggiungere...
Indubbiamente aveva una personalità con qualità eccezionali, con straordinarie doti di spirito di sacrificio, di abnegazione, di peculiare patriottismo, disposto a sacrificare la sua vita per gli ideali che aveva abbracciato.
Sin da molto giovane si notava che era un ragazzo ribelle, fin da quando all’università venne chiesto qualcuno si offrisse per manifestare per la libertà dei carcerati... e lui immediatamente scese in strada; ma quando si mette in viaggio e vede come vive il nostro continente, le sue calamità, le carenze, i lebbrosi, le miserie umane, continua a sviluppare un carattere ed una concezione ideologica che aggiungendosi il Guatemala, la conoscenza con Ñico López, Raúl, Fidel, la spedizione a Cuba, confluirono in quell’essere che attualmente è ammirato dalle donne e dagli uomini di tutte le parti del mondo.
È importante analizzare il tema del Guatemala. Quando il Che arriva lì, si sta sviluppando una rivoluzione. Un gruppo di militari proclama la giustizia sociale, l’indipendenza, la riforma agraria e la libertà dei popoli... Lì conosce Ñico, il rivoluzionario cubano, operaio, proletario, lavoratore del Mercato dell’Avana e con lui inizia a studiare come sia possibile realizzare l’assalto al quartiere Moncada.
In quell’ambiente convulso il giovane Guevara svolge un ruolo importante organizzando i Gruppi Internazionalisti, riunendo i fuoriusciti... Essi chiedono armi per affrontare il nemico, ma vengono loro negate. Questa esperienza fa sì che l’impotenza di non avere con cosa difendere una causa giusta, contrasti con la decisione dei cubani di strappare le armi al nemico e di combattere con queste per liberare un paese, un luogo dell’America che non fosse dominato dall’impero.
Tutto questo fa parte del suo processo come rivoluzionario che continuò a svilupparsi nella sua terra natale, l’Argentina, fino al trionfo di Santa Clara e finalmente in tutta Cuba.


Per amore alla vita

Inoltre si vedeva la preoccupazione costante di sapere ogni giorno di più, di crescere, d’imparare. Si informava su tutto e nei momenti liberi leggeva come uno studente.
Non volle mai che si rubasse qualcosa, anche se questo era destinato al bene della truppa. Non voleva neanche si mentisse ai contadini, al fine di ottenere la loro simpatia alla nostra causa. Giustamente era la solidarietà il movente che più brandiva, affinché tutti fossero affratellati in quella lotta di cui, dobbiamo ricordare, in quei momenti ancora ignoravamo l'esito e molti di noi, al tempo stesso, forse nemmeno immaginavano d'essere tanto vicini alla conclusione trionfale.
Credo che egli, con le sue conoscenze politiche e l’enorme intuizione che lo accompagnava, potesse mantenere una dose elevata d'ottimismo circa le immediate possibilità di successo; la cosa certa è che manifestava una responsabilità così grande, in relazione all’attenzione, agli spostamenti e alla stessa relazione fra i diversi corpi che componevano la Colonna, che si poteva notare un clima di rispetto crescente e si guadagnava in fiducia.
Si parla molto della rigidità del suo carattere, penso che le circostanze imponessero di sostenere una maturità speciale. Aveva appena trent’anni e seppe ispirare molta misura e grande fermezza per alzare il morale della truppa e stabilire una sensata armonia.
Era notoria la sua capacità umana di comprendere le necessità della gente. Quella frase che egli coniò con tanta appropriatezza: "Essere duri, senza mai perdere la tenerezza", penso che lo rappresenti perfettamente.


Con il Comandante della Rivoluzione Amando Acosta Cordero ci siamo ritrovati in varie occasioni... oltre a quei giorni del 1998, ricordo in maniera molto speciale quella volta che condividemmo l’Atto di Inaugurazione e i successivi eventi della prima Fiera del Libro che si svolse nella Provincia di Sancti Spíritus, quando si prese la felice decisione di realizzare in tutte le province e i comuni dell’Isola quella stessa iniziativa che si svolgeva ogni anno nella città dell’Avana.
La sua vivacità, freschezza e l’acutezza dei commenti che normalmente riversa in ogni intervento che gli è sollecitato, lasciano il segno di qualcuno che attraversa l’esistenza con integrità e trasparenza. Un uomo forgiatosi nella sierra e nelle città, dove incarnò l’autentica rivoluzione popolare che partorì il popolo di Cuba.

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SENZA PERDERE LA TENEREZZA

"Non stiamo studiando la posa per il gesto finale.
Lettera del Che alla scrittrice Anna Louise Strong
Habana, 19 novembre del 1962.

Albeggia
Si avvicinano le colonne alla piazza
già non si contano fino ad otto
Centinaia di file
trascinano un milione di poeti combattenti
Donne ed uomini vanno
vicino ai bambini allegri che sembrano bandiere
tra bandiere che scuotono ali

È il primo di Maggio
quarantacinque volte ripetuto a L’Avana
Ride, balla, canta... pensa
con gli eroi che stanno nella memoria
e fa largo al fuoco
sguardi di comete percorrono lo spazio

Il Che e Martí condividono ansie
di fronte la sua piazza
aspettando la cordigliera umana
e chi ha interpretato il suo destino di cima!

Quarantacinque venti salutano la mattina
Qui si chiude con L’Internazionale
camminiamo sapendo
Non ha dormito la gente sentendo si sposta
è festeggiamento e combattimento idea in movimento
parlerà il Comandante! il mormorio sanziona
e si mischiano turisti, lontani combattenti
con un paese bloccato vittorioso fino ad oggi

Che America sciolta sotto i piedi del mostro!
il minimo è sublime, ma tutto è dinamico tutto!
Ah il nostro Venezuela! vieni! andiamo!
Ah addormentati giganti! stiamo a questa ora
ancora cantando ancora! con le braccia in alto!
andiamo!

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SCOGLI DI CORALLO

"In un posto della Sierra Maestra, aprile 1999.

Una goccia di sudore si vede cadere
non spruzzo, né miele.
Quella pozione di gargarismo incombente,
quell’otturazione del corpo,
il suo minimo sforzo che emerge
la fine melodia della tosse

Il sudore animale sapiente
uguale a tutto il dolore di sparo e ripescaggio

La croce in un nitrito
si spettina rustica alle montagne
sempiterne maestre della dimenticanza.

Che piacere il riposo sotto l’albero,
il sorso contadino cubano,
l’esotico del Mate che quasi i manuali non ricordano.
La connivenza di un Camilo soave
La tempera felina di Raúl
e Castro Ruz Fidel
arrampicando la fede in alto

I fiumi che tacevi -
cieli e ventri della sinuosa Córdoba* scoscesa
avevano cesellato quel sorriso che affrontava la morte
chirurgica ridicola
Medico in corpo ed anima
Saggio d’amore
Qui, nelle montagne, quelli che ti videro passare
fugace o lento
dicono che non negoziasti mai la goccia di sudore
l’invisibile, quella del pezzo di pane
ed il privilegio

per quel motivo ti sostengono venerandoti
e quanto ti piangono quelli senza carico,
i montanari umili
i testimoni della luce contagiosa dei tuoi occhi
oscuri limpidi
quanto ci manchi qui sulla terra!

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ALTRE TERRE DEL MONDO

Fidel, seguirò la mia strada, che è la nostra
verso là, verso quella croce caduta nella notte di perle
devo partire voglio arrivare!
Si ritorna dal volo o si parte dal sogno
con l’agrodolce canzone dell’esperienza
Ricordo ciò che abbiamo pattuito quando non si sapeva
di trionfi, di tradimenti, né di venti gelati

Io ti chiesi di lasciare il sangue per la mia terra
In Cuba consegnai tutto quello che la vita mi offrì di tenero,
di ramo, di legno
Ricevuto tanto amore tanto miele tanta poesia

sarai zio dei miei figli e nonno dei nipoti
Paterno cuore, movimento tellurico,
Continente di tutti i negati


Un giorno torneremo a guardarci
Ti porterò uno spicchio di fichi
ed un poema

Forse ritorni col mio Battaglione di Rinforzo
tra tenerezza ed energia commentata
la strada
la stella...

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Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto,
se un giorno dovrete leggere questa lettera, è perché non sarò più tra voi. Quasi non vi ricorderete di me e i più piccolini non mi ricorderanno affatto. Vostro padre è stato un uomo che ha sempre agito in coerenza col suo pensiero ed è certamente stato fedele alle sue convinzioni.
Crescete come buoni rivoluzionari. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l'importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, da solo, non vale niente.
Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario.
Arrivederci, bambini miei, spero di rivedervi ancora. Un grande bacio e abbraccio da papà.


Ernesto Che Guevara - 31 Marzo del 1965

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TRANCE ETERNA II

L’immortalità diserbò la selva, sorridente vagabondava la stirpe del suo pugno...
Si sparse nella gente.

All’amore che superò i contorni poetici della sua vita
a quel poeta che lo creó
ed osserva dice
va.