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Il Grande Imbroglione


Berlusconi mente con costante insolenza. È una consuetudine che da sempre sollecita molte attenzioni per afferrarne le ragioni, per così dire, costitutive.
Per dirne una. C'è chi vede, in quella coazione a mentire, l'archetipo del Bambino come se alloggiasse nell'inconscio del Cavaliere una personalità che "ragiona" in base al principio di piacere e non al principio di realtà. Lungo questa via è suggestiva l'interpretazione di chi avvista Berlusconi afflitto da "pseudologia phantastica".
"Una forma di isteria caratterizzata dalla particolare capacità di prestar fede alle proprie bugie. Di solito succede - scrive Carl G. Jung - che simili individui abbiano per qualche tempo uno strepitoso successo e che siano perciò socialmente pericolosi".
Sono accostamenti utili e intriganti, ma rischiano di annebbiare quel che è semplice e chiaro da tempo: se l'imbroglione è, come si legge nei dizionari, "una persona che ricorre al raggiro come espediente abituale", Berlusconi è innanzitutto un imbroglione.
È un imbroglio, un abituale inganno l'ultimo flusso verbale del capo del governo - che come sempre parla soltanto di se stesso, soltanto del suo prezioso portafoglio, soltanto dei complotti che gli impedirebbero di governare e arricchirsi.
Berlusconi manipola fatti, eventi e contingenze della sua storia di imprenditore e di politico per mostrarsi vittima di un'aggressione, nell'una come nell'altra avventura. Deve farlo, il Cavaliere, poverino.
Non solo per una fantasia di potenza adolescenziale (anche per quello), ma (soprattutto) per la consapevole accortezza di dover nascondere il catastrofico fallimento della sua leadership e i sistemi che ne hanno fatto un uomo di successo.
Dice il Cavaliere: "Mi trattano come se fossi Al Capone". Il fatto è che Berlusconi, con Al Capone, condivide il rifiuto delle regole, il disprezzo della legge, l'avidità, una capacità di immaginazione delirante.
Come Al Capone testimonia simbolicamente la crisi di legalità negli Stati Uniti degli Anni Venti, Berlusconi rappresenta - ne è il simbolo - l'Italia corrotta degli Anni Ottanta e Novanta, la crisi strutturale della sfera pubblica che ancora oggi, nonostante Tangentopoli, comprime il futuro del Paese.
Berlusconi è tutt'uno con quella storia e senza amnistie, riforme del codice (falso in bilancio) e della procedura (prescrizione) preparate dai suoi governi, egli sarebbe considerato un "delinquente abituale".
Scorriamo i reati che gli sono stati contestati nei dodici processi che ha subito finora.
La fortuna del premier è il risultato di evasione fiscale; falso in bilancio; manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio; corruzione della politica (che gli confeziona leggi ad hoc); della polizia tributaria (che non vede i suoi conti taroccati); dei giudici (che decidono dei suoi processi); dei testimoni (che lo salvano dalle condanne).
Senza il dominio nell'informazione e il controllo pieno dei "dispositivi della risonanza", sarebbe chiaro a tutti come la chiave del successo di Berlusconi la si debba cercare nel malaffare, nell'illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo.
Deve farlo dimenticare e deve mentire per tenere in vita la mitologia dell'homo faber e il teorema vittimistico. È quel che fa per nascondere il passato e salvare il suo futuro.
Confondendo come sempre privato e pubblico, Berlusconi ora denuncia anche un assalto al suo patrimonio, la sola cosa che ha davvero a cuore. Si lamenta: "Contro di me tentano anche un attacco patrimoniale: a Milano c'è un giudice, di cui potrei dire molto, che ha formulato un risarcimento di 750 milioni per la tessera numero 1 del Pd, De Benedetti, per un lodo a cui la Mondadori fu costretta. È una rapina a mano armata".
Si sa come sono andate le cose. La Cassazione dice colpevoli il giudice Vittorio Metta e gli avvocati Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora (assistono la Fininvest nella guerra di Segrate): hanno barattato la sentenza del 1991 sul cosiddetto "Lodo Mondadori" che, a vantaggio di Berlusconi, ha sottratto illegalmente la proprietà della casa editrice a De Benedetti (editore di questo giornale). Sono i soldi della Fininvest che corrompono il giudice, ma Silvio Berlusconi si salva per una miracolosa prescrizione.
Per il suo alto incarico (nel 2001 è capo del governo) gli vanno riconosciute - sostengono i giudici - le attenuanti generiche e quindi la prescrizione e non come sarebbe stato più coerente, proprio per le sue pubbliche responsabilità, le aggravanti e quindi la condanna insieme agli uomini che, nel suo interesse, truccarono il gioco.
"Corresponsabile della vicenda corruttiva", il Cavaliere con Fininvest deve ora risarcire - come ha deciso la Cassazione - i danni morali e patrimoniali quantificati in primo grado in 750 milioni di euro. Troppo o troppo poco, lo dirà il giudice dell'appello che deciderà degli interessi di due privati e non, come vuole far credere l'Imbroglione, di due fazioni politiche.
È altro quel che qui conta ripetere, una volta di più semmai ce ne fosse bisogno. Come dimostra il tentativo di gettare nel calderone delle polemiche anche un suo affare privato, dietro la guerra scatenata dal capo del governo contro la magistratura ci sono soltanto gli interessi personali del premier. Null'altro.
Riforma costituzionale, riforma della giustizia, asservimento del pubblico ministero al potere politico, che oggi paralizzano la vita pubblica del Paese, sono soltanto gli espedienti ricattatori di Berlusconi per ottenere un salvacondotto che lo liberi dal suo passato illegale, da una storia fabbricata, oggi come ieri, con l'imbroglio.

Giuseppe D'Avanzo

E Lui, che c'entra?



Salutato da Giuliano Ferrara come un imprenditore milanese di molto genio e parecchia sregolatezza che considera certi aspetti della legalità formale fastidiosi alla sua libertà e deciso a cambiare i codici come Giustiniano e Napoleone, nessuno si è mai ritagliato tante leggi e leggine su misura.
Non Lui, eh... chiaro. Ogni volta che c'era qualcosa che lo riguardava, usciva premuroso dal Consiglio dei Ministri. Oppure, se la faccenda era in mano alle Camere, dove aveva piazzato alcuni dei suoi avvocati, faceva mostra di assistere distratto, fino al punto, davanti ad una domanda sulla legge Gasparri, di strabuzzare gli occhi: e io, che c'entro?
A fare l'elenco delle cose che i suoi gli hanno fatto sotto il naso, non si finisce più.

Esordiscono, due settimane dopo il giuramento del Berlusconi bis, abolendo la tassa di successione anche per i miliardari; cosa già fatta dall'Ulivo... ma esclusi i miliardari.
E Lui, che c'entra?

Proseguono qualche mese dopo, quando i processi Sme, Imi-Sir e Lodo Mondadori stanno entrando nel vivo, varando di corsa una legge sulle rogatorie così cavillosa e pignola da rendere inutilizzabili in Italia i documenti trasmessi dai giudici stranieri, al punto che di fatto sarà svuotata dalla Cassazione.
E Lui, che c'entra?

Partono con un condono fiscale così appetitoso da spingere Lui stesso, Sua Emittenza, a dichiarare che Mediaset non farà alcun ricorso al provvedimento. Promessa violata, spiegherà mesi dopo l'Espresso, da una regolare richiesta di sanatoria che farà pagare al Biscione 35 milioni di euro invece dei 197 pretesi dal Fisco.
E Lui, che c'entra?

Insistono promulgando quella legge Gasparri sulle emittenze che, secondo Fedele Confalonieri, regala a Mediaset un bacino di crescita potenziale di uno o due miliardi di euro.
E Lui, che c'entra?

Distribuiscono a cura del Governo, davanti agli stadi, migliaia di volantini per spiegare cos'è il digitale terrestre, appena adottato da Mediaset, a chi ama il calcio e la qualità.
E Lui, che c'entra?

Mettono il segreto di stato, usato fino ad allora per cose serissime (solo dieci volte in due decenni!), sulle ville di Porto Rotondo, Arcore, Macherio, più palazzo Grazioli a Roma, più le abitazioni di familiari e non precisati, per numero e nome, diretti collaboratori.
E Lui, che c'entra?

Non è finita. Cambiano, dopo due secoli, la legge napoleonica sui cimiteri che vietava la sepoltura dei morti nelle case, permettendogli così di portare i defunti nel mausoleo di Arcore.
E Lui, che c'entra?

Firmano un accordo tra la Pubblica Istruzione e le Poste per portare i libri scolastici a casa delle famiglie... e fanno comprare i libri alla Mondadori.
E Lui, che c'entra?

Ultima chicca il calcio. Occhio alle date, eh...
Il 6 maggio 2004 entra in vigore la legge Gasparri, Lucia Annunziata si dimette da presidente Rai, si avvicina la scadenza dei diritti televisivi in chiaro per il calcio detenuti dalla TV pubblica. Le trattative con Adriano Gagliani, presidente della Lega Calcio, nonchè vicepresidente del Milan e socio storico di Berlusconi, stentano.
Ci sarebbe bisogno di un Consiglio di Amministrazione in grado di decidere, ma la nomina dei sette componenti indicati dalla Commissione di Vigilanza arriva "solo" il 17 maggio 2005, 376 giorni dopo la legge Gasparri. Manca però ancora il presidente.
Di rinvio in rinvio si giunge all'asta per aggiudicarsi i diritti di trasmissione, che la Rai va a perdere, volutamente, offrendo nelle buste 100 euro.
E' il 30 luglio 2005. Occhio agli orari, ora.
Alle 12:48 l'Ansa segnala la fine del tormentone con la nomina a presidente del diessino Petruccioli. Troppo tardi.
Alle 12:51, tre minuti dopo, un'altra Ansa dice che i diritti sulla serie A sono passati, fino al 2008, a Mediaset.
E Lui, Berlusconi, che c'entra?


Gian Antonio Stella


Ubù B.









Vi voglio parlare di un testo che sto rileggendo in questi giorni con grande interesse: un testo teatrale di satira grottesca, si tratta di un capolavoro del Surrealismo. Il suo titolo, molti di voi lo ricorderanno, è "Ubu Roi", Ubu re.
Ubu è il personaggio protagonista di quest’opera. L’autore è Jarry. Vissuto a Parigi, dal 1873 al 1907; morto quindi a soli 34 anni, ma per raggiungere la fama a Jarry bastò questa sua farsa surreale.
Quando Ubu Roi fu messo in scena alla fine dell’Ottocento, a Parigi, ebbe un successo strepitoso.
La farsa racconta di un paese immaginario, fantastico; presumibilmente situato in Europa, ma potrebbe anche collocarsi in America Latina o in Asia.
In questo paese vive il nostro Ubu, un uomo di gran talento, spregiudicato e alle volte rozzo che si batte con tutti i mezzi per conquistare un grande potere economico e politico.
In poche parole, questa è la storia tragica e farsesca della sua irresistibile scalata. Carica di allegorie e smaccate strizzate d’occhi ai più grotteschi fatti storici del tempo di Jarry. Ancora oggi questo testo viene recitato in tutto il mondo, sempre con gran successo da centinaia di compagnie che naturalmente tendono ad adattare le allusioni satiriche alla situazione del Paese in cui viene messo in scena.
Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale ('15-'18), il fenomeno Ubu-Roi riesplode in modo incredibile. Non c’è teatro moderno nel mondo che non l’abbia in repertorio. Ogni regista di talento ci mette nuovi giochi allegorici, allusivi alla realtà contingente.
Finchè arriva Jean Jaques Cajou, teatrante geniale che rielabora una sua versione clownesca dal titolo "Ubu Bas", Ubu basso. Un testo pieno di situazioni spassosissime. Originali, molto vicine al nostro tempo. Opera che stranamente non ottiene il grande successo che meritava, forse perché in quegli anni si stava profilando l’esplosione della Seconda Guerra Mondiale. In tutta Europa si viveva un clima di tragica tensione e la gente non amava vedersi riflessa dentro lo specchio concavo della satira.
Ora, qualche settimana fa, come dicevo, rileggendo il testo di Jarry, mi sono trovato appresso, come compendio, quest’altro lavoro di Cajou, dal titolo "Ubu bas". L’ho letto d’un fiato e ne sono rimasto fulminato, estasiato per la giocondità, il divertimento, la follia grottesca.
Vediamola insieme questa super-farsa a partire dal protagonista Ubu bas: questo è un personaggio straordinario in quanto a vitalità, grinta; non è molto colto, anzi direi che è piuttosto rozzo in certi atteggiamenti, però possiede una verve nel dialogare fatta di iperboli e luoghi comuni piuttosto avvincenti.
Gesticola, si atteggia a uomo sicuro di sè e fa dichiarazioni smaccatamente fasulle con una sicumera sconvolgente. Tutto avviene in un ambiente da clown. Infatti lui, Ubu bas, è un po’ clown, però sempre abbigliato con una certa eleganza... un po’ caricata, sempre tirato.
Purtroppo essendo "bas", soffre di un evidente complesso di statura. Così per ovviare alla "vis comique" del "tappo", cerca di rimediare adottando tacchi alti e sottosuole nascoste per elevarsi. Cura molto il portamento: camminata ritto, sorriso splendente, si esercita in ogni momento ad atteggiare bocca e ganasce a un’espressione di gioconda cordialità. Ogni tanto... ahimè, forza un po’ troppo i muscoli facciali e gli capita di ingripparsi le mascelle, bloccate in un ghigno orrendo ed è costretto a sferrarsi manate pesanti sulla faccia per liberarsi dall’ingrippata. Oltretutto, ogni tanto, per troppa sicurezza di sè, inciampa in gaffes tremende, da seppellire di vergogna anche un elefante, ma lui non se ne accorge: (mimando stupore) "E perché, che c’è?!".
In fondo, come tutti i clown, è un candido sprovveduto, ma con una grande dote... quella del venditore, un bateleur, come dice in gergo Cajou, l’autore. Un piazzista di grande fascino attraverso il quale riesce a catturare attenzione e interesse della gente e riesce a vendere l’invendibile. A convincere il pubblico dello straordinario valore e qualità di tutto ciò che va offrendo, usa trucchi, gioca basso e giura, giura perfino sui figli! Sulla testa dei figli! "Che un fulmine di fuoco cada su questi miei innocenti se quel che dico non è la verità!", un fatto che impressiona... specie i figli... che hanno sempre la dissenteria. Siamo sempre nel clima surreale del circo.
Ma andando avanti ecco che un giorno si imbatte in un evento che cambia completamente il corso della sua vita. Qui l’autore rimane sul poco chiaro... anzi, quasi reticente. Ubu si incontra con personaggi non ben delineati, a metà fra un boss e la figura del genio della favola di Aladino. Ecco che appare ... VROM! "Oh mio dio, chi è?".
"Non chiedere nè chi sono nè da che minchia vegnu! Acchiappàsti dinari, falli fruttare ...e se nun ce riesci, tu si n’omm futtuto! (Fa il gesto di sgozzare) GNAC! Prendere o lasciare".
Ubu con grande coraggio accetta. Ritira il gran malloppo e si butta nell’avventura. Impegna i denari in ogni affare anche rischioso. Si butta nell’edilizia: fabbrica case e poi palazzi. Mette in piedi addirittura una mezza città. Si compera aree immense. A 'sto punto non gli resta che fondare una banca e appresso, una impresa d’assicurazione, un’agenzia di pubblicità e poi tre radio... che allora non c’era ancora la televisione. Tre radio intere! Con tutto che c’era il monopolio di Stato... per la legge, solo lo Stato poteva gestire le radio. Ma Ubu ha un amico politico che per lui è come un fratello che gli sforna una legge speciale, tutta a suo vantaggio. Questo amico si chiama Ubu Crax. In questo paese tutti si chiamano Ubu, è come un prefisso. Anche lo Stato si chiama Ubu, perfino le città: Ubu-ta, Ubu-bo, Ubu-ca...
Fatto sta che a 'sto punto Ubu bas si ritrova all’apice del successo: "Ma come hai fatto? Ma che forza! Sei un genio!".
Soltanto che questa spregiudicatezza sostenuta da una fortuna sfacciata lo spinge ad azzardi sconsiderati al limite della legalità. Alla fine si fa incastrare dentro un’inchiesta per corruzione. Lo portano sotto processo perché i giudici hanno le prove che due alti dirigenti di sue imprese, di Ubu, hanno corrotto due "Gendarm juane" - si dice in francese - cioè due gendarmi gialli... guardie di finanza. Hanno versato un sacco di quattrini a questi due finanzieri e anche ad un generale perché chiudessero un occhio su una imponente evasione fiscale. Durante il dibattimento i giudici presentano a Ubu le prove dell’inghippo. I primi a cedere e a parlare sono le Gendarm jaune, generale in testa: "Sì, è vero, ci siamo fatti corrompere. Abbiamo accettato 100 milioni a testa per metterci una pietra sopra, così da salvarli dal pagare le tasse per l’ammontare, allora, pari a 150 miliardi".
Attenti, siamo a prima della Seconda Guerra Mondiale. Pensate che cifra, proprio da capogiro!
Per finire, i due ufficiali e il generale vengono condannati a delle pene pesanti e anche i due alti dirigenti di Ubu vengono condannati. Lui no! è una storia paradossale... aha, aha... l’avete già capito... completamente assurda.
E come mai? Perché lui, Ubu, riesce a convincere i giudici che non ne sapeva niente.
"Ma come è possibile, i suoi manager gestiscono i suoi soldi, i suoi 300 milioni per corrompere a suo vantaggio e non glielo dicono?!"
"No! Non me lo hanno detto, ’sti furfanti!"
"Ma almeno tutti i soldi che questi suoi dirigenti hanno risparmiato dalle tasse, i miliardi, se li è trovati lì in cassa, belli impacchettati..."
"Sì, infatti mi sono meravigliato e ho esclamato sorpreso Ma da dove vengono tutti questi quattrini? E loro: è un dono della fata Morgana! Io amo le favole e ci ho creduto!".
E ci ha creduto anche il giudice! Aha, aha! E anche la gente! (Rivolto al pubblico) E scommetto che anche voi un po’ ci credete!
Fatto sta che questa sentenza ha procurato al nostro Ubu bas una grande carica di fiducia in se stesso, tanto da lanciarsi in operazioni sempre più azzardate: imprese acquistate e vendute, sempre al limite della legalità e quindi sempre più s’è ritrovato tampinato da inchieste di Polizia, Guardia di Finanza e giudici... tanto da sentirsi braccato, incastrato e allora, a 'sto punto ha deciso: "Qui se non risolvo con una trovata geniale, sono fottuto!" All’istante ha una folgorazione: "Mi butto in politica!"
Una trovata geniale, ma sconvolgente... tanto che il Presidente di questo Stato, uomo giusto e democratico ha sussultato: "Ma come!, questo Ubu bas, con tutto il potere economico di cui è in possesso, entra in politica?! E' contro le regole civili... Oltretutto fonda un partito: un partito che si definisce social- democratico-liberal-conservatore-cattolico-estremista... e anche un po’ razzista... Bel partito! Scende in campo - diceva il presidente - con ’sto partito, forte di mezzi, potere economico, tre radio per la propaganda... " C’era già allora il conflitto di interessi , non se ne parlava molto, specie davanti ai bambini, ma c’era! Era una terribile anomalia, tanto che il Presidente della repubblica non ha potuto trattenersi e alla fine ha esclamato: "Oeu! Oeu!"... omo di poche parole, ma incisive!
C’era molta gente che faceva commenti altrettanto indignati, ma Ubu va diritto per la sua strada e organizza quel suo partito spostando quei suoi impiegati ai posti di comando: un "Partito-azienda", come ama chiamarlo lui.
Ha messo in azione le sue tre radio con una propaganda tappeto e ha fatto impiastrare tutte le città con foto giganti della sua faccia...la sua faccia era dappertutto... come ti voltavi, Ubu di qua, Ubu di là. Te lo trovavi sui tram, alla stazione, perfino nel cesso, molto ringiovanito, che ti guardava mentre facevi pipì.
Insomma era in piedi una campagna elettorale in grande stile. I dirigenti della sinistra osservavano indignati: "Ma che ostentazione triviale quei manifesti pacchiani dappertutto! Che mancanza di stile..." e dopo un attimo si fanno fare fotografie giganti anche loro. Ma i posti per l’affissione ormai sono già tutti occupati da Ubu. Per farla breve, arriva il giorno del confronto elettorale... e Ubu vince! Vince le elezioni.
(Dopo una breve pausa, si rivolge al pubblico) Siete rimasti sorpresi?
Anche il Presidente della Repubblica dello stato di Ubu è rimasto sorpreso, tanto che fa: "Oeu, oeu, oeu!!!" Tre volte e in tonalità molto alta.
Molta gente contesta indignata: "Non si può assolutamente accettare una situazione del genere, siamo l’unico paese d’Europa ad approvare una simile illegalità. E' una vergogna!".
Ma invece un’altra gran quantità di cittadini diceva (quasi gridando): "Lasciatelo fare...", gente anche di sinistra moderata... c’era la sinistra moderata già allora. "Lasciatelo fare, se è riuscito così bene a farsi gli affari suoi, farà anche i nostri!"
Aha!, Aha! Così dice il testo di Cajou! Aha!, Aha!, che assurdo! Proprio cose dell’altro mondo!
Aha!, Aha!, A noi in Italia non sarebbe mai scappata una frase del genere perché noi siamo un popolo di scafati, abbiamo un’altra cultura... abbiamo già avuto personaggi che hanno fatto gli affari propri, promettendo di fare i nostri. Le fregature le abbiamo già prese! Aha!, Aha!, e uno se le ricorda! Noi sappiamo che se "uno è bravo a farsi gli affari propri", continuerà a farseli... o no?!
(Rivolto al pubblico) Da questa posizione, in proscenio, vi dirò che godo del privilegio di vedere chiaramente molta parte del pubblico seduto in platea... così un attimo fa, mentre recitavo "se uno è bravo a farsi gli affari propri, continuerà a farseli", una signora in terza fila ha sollevato le braccia per applaudire... poi si è bloccata con le mani tese nell’aria... il marito vicino a lei si è ritrovato nella stessa suspance e ha esclamato: "Oh, cazzo! Abbiamo sbagliato tutto!"
D’altra parte noi abbiamo un proverbio, un’espressione napoletana, ma che è diventata nazionale che dice: "Accà nisciuno è fesso!"Aha!, Aha!, è nazionale! Aha!, Aha!, come siamo strani. Vabbè!
Ma torniamo a Ubu bas, il nostro campione che ha vinto le elezioni e prende il potere. Viene eletto Presidente del Consiglio, è il suo posto... HOP! (mima il salto agile con il quale Ubu salta sulla poltrona più alta) "Son qua!" e si tira appresso nel Governo tutti i manager delle sue imprese... Il Governo-azienda!
E nel Governo piazza anche quattro avvocati del suo staff di difesa. Tutto casa, Camere e Senato! Tra questi avvocati ce ne sono due che hanno problemi con la giustizia... rischiano la galera. E lui li fa eleggere Senatori, che è assurdo! Dov’è quel Paese dove uno che ha problemi con la giustizia dice: "Mi faccio eleggere senatore così non mi toccano più!" Aha!, Aha!, (preso da fou rire) che assurdo! Una legge che dice: un senatore può essere messo sotto processo, ma non arrestato... "Alle udienze ci vado solo se mi garba... a farmi interrogare non ci vengo, come imputato neanche... ho altro da fare!" Aha!, Aha!, è la commedia di Cajou che lo racconta! è qui tutto scritto (mostra un mazzetto di fogli) non sto inventando niente.
Caligola in fondo è stato più accorto: ha fatto eleggere un cavallo senatore... ma poi quel cavallo non ha mai minacciato gli avversari politici gridando: "Come vinciamo, non faremo prigionieri!" nè ha mai ricusato i giudici che lo processavano.
Questo non è nel testo... ma nel testo c’è a 'sto punto un "coup de theatre", come dicono i francesi... E la trovata è che Ubu decide di imporre nuove leggi tutte a proprio vantaggio.
(Al pubblico) Lo sapevate di già, vero?!
La prima legge che modifica completamente è la Rogatoria. "Rogatoire", come dice Jean Jaques Cajou... essendo francese.
Ma cos’è ’sta rogatoria? Facciamo conto, immaginiamo che questo Ubu abbia truffato brutalmente la giustizia e abbia addirittura dato ordine al proprio avvocato... facciamo gli esagerati... due avvocati, l’ordine di buttarsi a corrompere niente meno che due giudici... aha, aha!... offre loro una gran mappata di quattrini per convincerli a favorire Ubu nell’asta per l’acquisto di un’impresa importantissima... a un prezzo di grande vantaggio... insomma un affare di centinaia di miliardi.
Ma ecco entrare in scena un altro gruppo di giudici che scopre la corruzione. E dove la scoprono? Facciamo una sparata di fantasia! La scoprono niente meno che in Svizzera. perché c’è una banca svizzera... aha, aha... pensate che idea!, una banca nella quale si trovano i documenti della cessione di denari per l’ammontare di miliardi dal conto degli avvocati di Ubu al conto dei giudici da corrompere. Pensate che incastrata! Oltretutto si scopre anche che i quattrini ai giudici sono stati versati da Ubu in persona!
Ma niente paura, dal momento che il nostro campione è diventato il Presidente del Consiglio, impone questa legge che cancella il diritto di rogatorie, cioè il diritto di ogni tribunale europeo di richiedere copia dei documenti che certifichino un reato, con il particolare però che le fotocopie in seguito alla nuova legge non hanno più valore. Lo hanno in tutti gli altri paesi d’Europa, ma per il nostro... Oh pardon, per quello di Ubu, no. Per il suo è valido solo il documento originale. Ma siccome, per legge, la Svizzera, anche oggi, non può cedere mai l’originale, ecco che il nostro tribunale, cioè, pardon! Oh dio che gaffe!... il tribunale dello Stato di Ubu è costretto a invalidare la documentazione di reato. La corruzione non è più sostenibile... cancellate le prove... il processo salta! "Liberi tutti!"... è il paese del bengodi! Aha, aha!... scusate m’è venuta una lacrima... ah... non riesco più a ridere.
Sappiate che Cajou, l’autore, chiama questa legge "scherzo da Previti"!
Ma andiamo avanti... Ubu e i suoi ministri sfornano un’altra legge: quella sul falso in bilancio. Voi dovete sapere che da imprenditore il nostro piccolo arraffa-tutto ha già subito più di un processo per falso in bilancio... ed è stato pure condannato. Ed ha ancora processi in corso per lo stesso reato. Ora che è a capo del Governo Ubu grida: "Basta!" e decreta che per legge il reato di falso in bilancio non esista più: via! Buttato all’aria! perché? perché è ora di lasciare libera la fantasia dei cittadini: ognuno deve poter dar sfogo alla propria creatività... quindi raccontare, in merito ai propri redditi, quel che gli pare... entrate, uscite, guadagni... inventarseli insomma. Fantasia e invenzione... basta con la grigia realtà! L’immaginazione al potere... libera... liberi tutti! Ognuno può raccontare le frottole che gli pare riguardo ai propri interessi. Anzi, elargisce un premio speciale a quelli che le raccontano più grosse. E devo dire che li vince tutti Ubu!
(Rivolto al pubblico, fingendo di puntare qua e là fra gli spettatori) io continuo a vedere in platea della gente perplessa... ho notato una signora che stava per applaudire e ancora una volta il marito che la blocca, sibilandole a mezza voce: "Buona, sta parlando di noi!". No, si parla di tutti... (si riprende come impacciato) scusate ma mi è venuto in mente... perdonate se faccio un salto mortale dal racconto paradossale di Ubu a quello egualmente grottesco dei nostri giorni... ma proprio in queste settimane si sta concretizzando il passaggio di consegne e poteri della nostra televisione di Stato. E in primo piano si concretizza a tormentone la faccia spiritata di Gasparri che dirige il trapasso come un vigile all’ora di punta (esegue un grammelot con poche parole comprensibili): "Haolopi citta la vinca storpia e quelo se crede, si parlo proprio di calarbuti va Santoro (fa il gesto con la mano di "vattene") ascarì bela e qua cosiccome la spirt ti alè, si propri a te... alè, alè Biagi (ripete il gesto di "vattene") fuori televischio, egual sgomebo anche rapido (fa il gesto di sollevare delle valige e di mettersi in moto) anda, a razzo Luttazzi... e appearto stario finì, alè, alè servazzi quasi vento anche Idro Montanelli... fora a zanchio (si arresta perplesso) come? è morto? (Breve pausa) Bene fuori anche la sua tomba! Adelà cogniatia si, struzza ... sì Porta a Porta, sì!"
(Rivolto al pubblico) Sì, avete ragione si capisce poco di quello che dice... è per via che parla troppo veloce? Anch’io credevo fosse questa la ragione del suoi impapocchiamento. In questi giorni ho parlato con un amico professore in glottologia che m’ha spiegato che questo sproloquiare incasinato di Gasparri non è dovuto tanto alla rapidità con cui parla ma piuttosto al fatto che il suo cervello non riesce a seguire le proprie parole che gli escono con troppa rapidità.
Qui mi devo arrestare un attimo per svelarvi un segreto... non posso più continuare con questa trasposizione allegorica (inizia a mimare l’azione di impastare la terra creta per poi plasmare un pupazzo di bassa statura)... forse l’avrete già intuito: Ubu è lui.
(Indica l’immaginario pupazzo e lo muove come a presentarlo al pubblico. Lo accarezza con ambo le mani come volesse forgiargli la testa, lo solleva di qualche centimetro) Scusate, ma devo infilargli i sopralzi nelle scarpe... ci tiene molto. A proposito di sopralzi... gli è successo un dramma poco fa che forse vi è sfuggito. Vi ricorderete senz’altro quando s’è ritrovato in Germania e ai giornalisti di mezzo mondo ha espresso il suo parere sul mondo islamico ed è sbottato ad esternare il pensiero suggeritogli dal suo consigliere spirituale Ubu-bozzo-badget: "Gli arabi sono antidemocratici, non hanno cultura... anzi possiedono una sottocultura di tipo ancestrale che al confronto di quella di noi occidentali è roba da basso Medioevo!" Bumpete! C’erano presente Ministri e rappresentanti altolocati dei vari Stati europei che son saltati letteralmente sulla sedia... facevano cenni disperati al nostro Presidente del Consiglio (mima il gesticolare disperato), ma lui se ne va avanti imperterrito a sbrodolare disprezzo contro i Mussulmani "beduini incivili".
"Ma cosa va dicendo? - tenta di frenarlo qualcuno - Arabi culturalmente inferiori? Nessuno gli ha mai detto che sono stati i creatori della scienza matematica, trigonometria, geometria... hanno calcolato per primi la circonferenza della terra, la distanza dalla luna e dal sole, il movimento degli astri? Ci hanno regalato concetti di alta filosofia, grandi poemi come "Le mille e una notte"...e lei Presidente va sputtanarli con disprezzo..." e un pezzo grosso americano incalza: "Ma dove ha la testa... proprio nel momento in cui Bush e il suo staff si stanno sbattendo come forsennati per convincere tutti i Paesi Mussulmani a far fronte unico contro il terrorismo, lei arriva qua come un bisonte nano a sbatterci tutto all’aria! Non se ne è accorto, ma qui c’erano una decina di rappresentanti dell’Islam e se ne sono andati bestemmiando come turchi!"
Ed ecco che il nostro Ubu italiota ha dovuto rimangiarsi tutto... Una figura! Vi ricordate quelle sue rimangiate, con l’ingoio a singhiozzo? Poveraccio, sempre col mal di stomaco... per giorni e giorni. E' costretto ad incontrare una commissione di Mussulmani e mediare arrampicandosi sui muri: "Credetemi, io non ho mai pronunciato quelle parole contro l’Islam!".
"Come non le ha pronunciate... abbiamo visto e ascoltato tutti in televisione quella sua sparata d’insulti..."
"Ma non erano espressioni mie... sono stati i comunisti che mi hanno doppiato!"
Qualche giorno fa poi è andato a compiere l’atto straordinario di riappacificazione: si è recato a far visita alla moschea massima di Roma... alla cattedrale dei mussulmani. L’avrete pur visto il servizio televisivo: arriva davanti al sacro luogo... lo fermano. "Che c’è?", "Deve togliersi le scarpe." (Pausa, poi al pubblico) No, non è una mia invenzione... c’è la ripresa televisiva (mima di cavarsi le scarpe), come si toglie le scarpe (esegue l’azione come a scendere da un gradino) ohp, ohp... i pantaloni sul fondo gli vanno a coprire tutto e i piedi spariscono! Due sporpole sballocchianti. Come si muove e viene in avanti... SBLOK, SBLOK. Entra. Quando si trova nel centro della navata... dell’emisfero sacro, inciampa (mima una rovinosa caduta) PATATONF! Frana in avanti, sbatte la faccia sul pavimento, il sedere per aria, ginocchioni rivolto verso la mecca... e tutti buttandosi carponi esclamano: "Allah è grandeeeee!!". Un trionfo. Si è salvato!
(Torna a ricomporre l’immagine del pupazzo. Lo accarezza sul cranio, lo cinge alle spalle, lo indica) Si è fatto da solo... (pausa, lo considera) poteva farsi meglio!
E' proprio basso, corto... soprattutto dal punto di vista morale... E' anche di bassa cultura.
Devo però ammettere che in certi momenti sa essere davvero geniale, spregiudicato allo schifo. L’idea di formare un governo coi fascisti riciclati, con i gomiti bloccati sopra le anche... se no gli scatta il tick del saluto (solleva le braccia a turno nel saluto romano), per non parlare poi dello stomaco di tirar dentro il Padano-Brianza-Bossi che è un Ubu-oeu! I discorsi di Bossi sono dei capolavori di truculenza comparata: "Ah, che el sia ciaro che qui àsta vaca-bestia di RAI, se non ci sganciate un para de cadreghe, nuialtri si smamma come levri e vi mandem a dar via el cü a tüti. E poe basta de rompere i cojon con ’sto fato che nun sarsmo una masa de razisti... sia ciaro che par mi poden vegnir dentro tüti, negher, marochin, cines... basta che me tiret via dai cojon i napolitan! No, quei... foera di bocul! No i podi supurtà. I vegne sü ne la nostra bela Padania, i roba, g’han mica voja de lavurà quei là... sèscriven nei coba... parlen ’sta lengua de teron... e poe i se scopeno le nostre done bianche!".
Beh, Ubu bas, il nostro Ubu bas, spesso quando tira fuori la sua vera natura è di uno spasso. Ineguagliabile, gioviale, amicone... alla mano. Basta vedere come s’è comportato qualche settimana fa, in occasione del Convegno europeo dei Ministri degli Esteri in Spagna... e lui, il nostro Presidente... Ubu-bas, s’è auto-nominato Ministro degli Esteri dopo aver sbattuto via quello consigliatogli dall’Agelli-Fiat. E' il primo caso della storia in cui un presidente del consiglio si becca anche il ruolo di ministro degli esteri! Mai accaduto! No, no, un momento... prima di lui Mussolini aveva fatto lo stesso: capo del consiglio, Capo della Farnesina. GNACK, (al pupazzo immaginario) non ti vergogni, copiare il duce? No, lo so che non lo sapevi. (Rivolto al pubblico) Non conosce la storia! Cultura zero! (Finge di battergli pacche sul cranio)...
Proseguiamo. Dicevo: lui si trova in Spagna con tutti i Ministri degli esteri... riunione informale... si annoia: "Basta con ’sta lagna... facciamo qualcosa di spiritoso! Tutti pronti per la foto di gruppo...in posa!" Qui c’è il Ministro spagnolo (indica davanti a sè) sulla destra, qui c’è quello francese. Appena dietro, a sinistra, l’inglese. "Pronti per lo scatto!" e lui, ’sto matto di Ubu-bas, che fa? Solleva la mano e TAC! (Fa le corna sull’immaginaria testa dello spagnolo) Aha, aha!, che simpatico! Ma non è finita. Con l’altra mano va ad infilare un dito nel sedere del Ministro francese... qui di fianco il francese sussulta: "Oue, parbleu!", lo bloccano al volo, appena in tempo. Allora lui, qui appena dietro c’è l’inglese... TAK! Una strizzatina ai coglioncini! Tanto che nella foto si vede il Ministro in questione che con le braccia spalancate in aria che fa: "Auahh".
Stupenda trovata, che stile... gaudio di classe sublime. La nostra reputazione all’estero, dopo questa geniale performance è salita alle stelle: corna, affondo gluteale, strizzatina d’orpelli. Tutti i nostri grandi geni del passato sono scattati fuori dalle loro tombe all’unisono applaudendo (cantando): "Si scoprono le tombe e si levano i morti!"...
Ma il nostro Ubu non si ferma qui, ha proposto un nuovo intrattenimento spettacolare: nel prossimo convegno ci sarà una gara collettiva a chi farà pipì più lontano. Tutti i ministri schierati sul balcone... foto di gruppo! E la sera un concerto di scorreggine. E vaiiii!
In tutta questa faccenda però, c’è un atteggiamento che davvero non mi riesce di sopportare: il vittimismo di questo Ubu. (Ridisegnando plasticamente il pupazzo)Sì, sto parlando di te! Ma ti pare bello andare intorno come vai facendo da più di un mese, per tutta l’Europa a raccontare certe panzane! (polemizzando col pupazzo Ubu) Ah no? Son peggio di panzane (rivolto al pubblico) diteglielo anche voi: ’sto falsone scatenato è andato a dire un po’ dappertutto che in Italia c’è una coalizione che gli vuol stroncare le gambe.
Tanto per cominciare nella giustizia si sono infiltrati un sacco di giudici comunisti, provenienti dalla Russia: nei giornali cosiddetti indipendenti dal direttore al fattorino sono tutti comunisti. Anche alla Rai, fino all’altro ieri il potere era in mano ai comunisti. All’estero poi, le Monde in Francia è comunista, El Mundo in Spagna è un covo di rossi estremisti. In Germania La Roiter... comunista. Non parliamo poi in Inghilterra, tutti i quotidiani comprese le riviste porno... comuniste. Anche la Regina è comunista! Tant’è che è iscritta ai Cobas!
E tutta 'sta congrega è nelle mani di D’Alema. E' lui che gestisce. E' risaputo che quando D’Alema si incazza ordina: sparategli addosso! Fuoco a volontà! E tutti scrivono articoli di fuoco! Un linciaggio!
(Si rivolge al pupazzo massaggiandogli il capo) Hai capito 'sto bastardo comunista?! (scoppia a ridere, quasi singhiozzando) D’Alema comunista! (poi esplode con una gran danza e saltella impazzito, indica il pupazzo) Solo lui vede comunisti! (mimando di scuotere il pupazzo) Non ci sono più i comunisti! Ah ah ah aha!!!
A parte che tu, invece di insultarlo dovresti baciare la terra dove mette i piedi, a D’Alema. Sei irriconoscente! Ma andiamo, D’Alema e i suoi ministri... e tutto il suo partito, e l’ala moderata un po’ di centrosinistra, un po’ a destra... sempre al confine... col culo che ogni tanto s’affaccia dall’altra parte... tira di qua... spinge di là... passo, non passo... ripasso!
Dicevo, non dimenticare che D’Alema è rimasto quattro anni al governo... e in tutto questo tempo aveva il sacrosanto dovere di varare una legge contro il conflitto d’interesse. Era un dovere costituzionale, civile. Per metterci a pari con tutte le altre nazioni europee. E invece: "Ma no, non c’è fretta... perché dargli una simile stangata povero Ubu... tanto avere tre televisioni, non è poi questo gran vantaggio. Con quattro trasmissioni in più mica condizioni gli elettori... Oramai la gente ragiona con la propria testa... mica siamo in America dove il pubblico lo imbesuisci con gli spot e con gli slogan a tormentone. (A gran voce) Tiè l’America!! (scoppia a piangere)
Se non ci fosse stato D’Alema col cavolo che tu saresti diventato Presidente del Consiglio del Governo italiano!
(Quindi riprendendosi) Ma tutti tranquilli: c’è una buona notizia. Ubu ha dichiarato che a giorni risolverà personalmente il conflitto di interessi. Venderà due televisioni. Due televisioni di stato!... è spiritoso! Ma io non so, non riesco a sentirmi sereno... Anzi, ho come un gran magone. Ho un’angoscia, un incubo... anche quando dormo. Non so se è capitato anche a voi: mi sogno di svegliarmi da un sogno... e continuo a sognare. Nel primo sogno vivo una situazione di grigiore disperata... sogno di ritrovarmi come ora: un governo che fa, disfa come gli pare... una opposizione in strambola... operai che rischiano il licenziamento. Scuola azienda... ospedali azienda, si ricomincia con la corruzione, le tangenti, processi che saltano, ricominciano a scoppiare le bombe...
Poi di colpo mi sveglio... non era vero niente, solo un incubo... è tutto tranquillo, c’è un buon governo democratico... niente leggi da Banda Bassotti... i furbi e i ladroni in galera... Ubu non c’è più... e rido, rido! E il guaio che dopo mi sveglio davvero... e ricomincia l’incubo.
Ma non lasciamoci abbattere! Su con la vita. Siamo sempre un gran popolo dopo tutto, pieno di risorse. A parte che dopo l’exploit del nostro Ubu in Spagna sono un po’ preoccupato: come arrivo all’estero (a gran voce) Un italiano! (Si porta velocissimo le mani sulla testa, sul pube e sui glutei) Ma lo faranno solo per scherzare. D’altronde le ultime volte che ho passato la frontiera, sia in Francia che in Germania sentivo intorno a me un grande affetto: "Italiano?" e io: "Sì!" "Oh, che popolo stupendo! E che carattere che avete. Davvero invidiabile. Ve ne succedono di tutti i colori e voi sempre lì... sereni. Impressionante la fiducia che dimostrate... fiducia nelle promesse che vi fanno... fede nei governanti... veramente bello sentirvi così disposti a ridare fiducia a quelli che vi hanno già fregati... siete splendidi, vitali, solari... e anche un po’ coglioni."
Ma la nostra reputazione all’estero è esplosa in modo inimmaginabile con Vanna Marchi. è diventato il nostro emblema. Non avete idea l’interesse che ha suscitato all’estero la vicenda di questa donna fenomeno. Ci sono ancora oggi i giornali ricolmi della sua biografia. Sanno tutto: che è già stata in galera per truffa, tempo fa. è uscita di galera dichiarando "In questi mesi ho meditato sui miei errori. Ho imparato molto". E immediatamente ha fatto un contratto con una televisione, una piccola emittente di provincia, a scopo pubblicitario. In sei anni mostrandosi su quel network da quattro soldi è riuscita a incastrare una cosa come trecentomila persone. Le ha imbesuite, fottute, promettendo loro quattrini, successo, lavoro sicuro, pace e serenità in famiglia. Guarigioni miracolose, fortuna sfacciata a qualsiasi gioco, un avvenire radioso. E a botte da gran banditore 'sta donna s’è portata a casa, meglio dire: "rapinato" più di 180 miliardi. Tutto, soltanto, sulla fiducia: promettendo la luna, commuovendosi. Giurando sui propri figli! (breve pausa) No, questo è un brevetto di Ubu, non si tocca.
Sì, dicevo, ’sta volpastra, per mezzo di una piccola televisione di provincia (salendo di tono) pensa se avesse avuto a disposizione tre televisioni nazionali! Aleèèèhhhaaa....
Fine.

Dario Fo



Ubù Berlusconi

In un certo senso, Berlusconi non esiste. O meglio, esiste un corpo sociale, un dispositivo psicologico che lo ha partorito. Esiste una domanda collettiva di incoscienza e incolumità. Esiste la garanzia che nessuno ci punisca se si tocca il culo alle donne o si fa cucù a un capo di Stato (Angela Merkel). Esiste, in poche parole, l’Italia. E l’Italia non muore. Quindi non muore neanche Berlusconi.
Può estinguersi il Pdl, può cadere il governo, possono nascere altre alleanze, ma il potere simbolico di B. è destinato a resistere al tempo. Ne può uscire ammaccato, con qualche graffiatura, con un sorriso meno smagliante, leggermente più cereo, un po’ invecchiato, ma il fantoccio del signor B. ormai è ben piantato nel nostro immaginario, perché non l’abbiamo subito ma creato, gonfiandolo a dismisura, ebbri di felicità.
Nessuno ci ha impedito di fabbricarci il nostro Ubu Re, il padrone-servo dei nostri bassifondi onirici. Non ce lo ha impedito la Sinistra, che si è limitata ad alzare la bacchetta dei maestri saccenti tutte le volte che gli scolari svogliati diventati presidi (è chiaro che tutto il berlusconismo ha significato la rivincita degli ultimi della classe) si prendevano eccessive libertà. Non ce l’ha impedito l’Europa e neanche l’America né il mondo tutto, che ha sfilato col G8 all’Aquila, partecipando al più nefasto banchetto della storia italiana, pascendosi dei resti dei cittadini abruzzesi massacrati da troppi terremoti. Non ce l’ha impedito il nostro oscuro senso del pudore che è sintomo di una doppia morale ben radicata nei nostri animi.
In un certo senso, mentre lo impalano e lo additano come esempio di vergogna sociale, tutti ci invidiano un po’ Berlusconi. Perché nessuno si è spinto “fino a questo punto” senza farsi mai male.
Tutto ciò è stato possibile perché, semplicemente, Berlusconi, non porta con sé un corpo reale, capace di soffrire e di provare dolore o vergogna, ma un corpo-monstre. In questo senso, è una incarnazione perfetta delle più sofisticate (e ancora tutte da studiare) forme del potere, dove il simulacro ha completamente preso il posto del reale.
Con tutta la buona volontà, è difficile pensare che Silvio Berlusconi sia un equivalente di Nicolas Sarkozy o di Angela Merkel, perché Sarkozy e Merkel appartengono ancora ad un universo tangibile di segni.
In questo senso, l’Italia è all’avanguardia. In fondo, lo è sempre stata. Se pensiamo alla marionetta di Totò o ai tanti personaggi “simpatici”, refrattari alle regole, della commedia all’italiana, capiamo che esiste un’anomalia italiana.
Nel suo bellissimo libro su Sordi, Goffredo Fofi parlava proprio della maschera di Sordi come incarnazione di uno spirito nazionale capace di lavorare su un diffuso senso di incolumità e su un puro istinto sopravvivenza, aggirando le tentazioni del tragico.
Ora, rispetto ai modelli classici della commedia all’italiana (fenomeno cinematografico che è esistito solo in Italia), il signor B. è una evoluzione, un capolavoro di estetica avanguardista. Una sintesi che poteva prendere piede solo nel laboratorio-Italia: un Ubu Re passato dalla fabbrica di Dino Risi.
Nella parabola tragico-comica inventata da Alfred Jarry, Ubu Re è una creatura demente che diventa “non si sa come re” di Polonia e di Aragona, arrivando a buttare nella botola i magistrati, cancellando tutti i diritti, “decervellando” i sudditi e auto-proclamandosi “padrone unico delle finanze”. Nonostante l’imbecillità catastrofica, nessuno riuscirà a fermarlo. Perché la sua forza non è nell’ “io” ma nel corpo collettivo.
Quando, nell’”Ubu incatenato”, il re stolto tenterà di capovolgere la situazione facendosi schiavo degli uomini liberi, accadrà una cosa inaudita: incapaci di godersi la propria libertà senza una proiezione simbolica, un fantoccio da venerare, gli uomini liberi decideranno di chiudersi in prigione assieme a Padre Ubu, per incoronarlo nuovamente Re.
La favola “patafisica” di Jarry ci dice una verità semplice: dietro il pupazzo di un tiranno, può non esserci un uomo in carne ed ossa, ma un istinto collettivo di schiavitù camuffato da anelito di libertà. Insomma, sono gli altri a tenere in vita il fantoccio.
Questo è Ubu Re. Questo è Jarry. Ma il signor B. non è, ovviamente, portatore di una demenza marionettistica. Al contrario, ha dimostrato astuzia politica e doti strategiche. Tutto questo però sembra essere avvenuto a sua insaputa, per doti miracolose.
Il potere che Berlusconi si è costruito nel tempo è, evidentemente, il frutto di uno spropositato, fluviale, inarrestabile, conferimento di potere. Come Ubu incatenato, Berlusconi è vittima dei suoi stessi sudditi, di quei vassalli che non riescono a liberarsi di lui e lo issano sul trono per mostrare come vorrebbero essere e non riescono ad essere.
Qui entra in campo il discorso della sessualità. I ripetuti scandali di palazzo Grazioli hanno fatto il giro del mondo. Come è possibile che tutto ciò non abbia subito un freno? A quale istinto profondo del Paese dobbiamo fare riferimento per arrivare a capire di che cosa veramente si parla quando si parla del sesso del signor B?
In ogni casa, ogni santa sera che Dio ha mandato in terra, non si è fatto altro che ficcarsi nel letto di B. e delle sue escort. Ora, una cosa è pretendere che un capo di governo non menta al paese, che non usi il suo potere per abusare del corpo femminile, altra è cadere nell’ossessione di un Berlusconi sempre attivo e sempre funzionante. E’ evidente che il potere sessuale (e quindi il potere-potere) del signor B. viene amplificato all’ennesima potenza ad ogni dibattito pubblico o privato. Tutti abbiamo contribuito a farla funzionare, questa immagine di un capo di governo priapesco e famelico, attraverso una coazione linguistica che rivela, alla fine, una povertà d’immaginario. Come in una interminabile seduta da bar, ci siamo seduti davanti alla tv e ci siamo fatte grasse risate, non sapendo che anche il sarcasmo o l’indignazione costituivano, alla fine, una variazione comportamentale del compiacimento.
Il fantoccio del signor B. gonfiato in maniera sproporzionata e folle non ci abbandonerà più. Come Padre Ubu, che teneva la propria Coscienza in valigia e le permetteva di uscire solo ogni tanto per farsi dare qualche consiglio che poi regolarmente non seguiva (“Coscienza mia, dove siete? Controventraglia, mi davate dei buoni consigli. Faremo penitenza e restituiremo fra le nostre mani qualche briciola di ciò che abbiamo preso. Non decervelleremo più”), il signor B può permettersi di vivere una vita senza psiche, e quindi senza vero corpo (perché la psiche, a differenza dell’anima, il corpo ce lo deve avere per forza). In questo senso, ci appare come una stupefacente macchina avanguardistica che, anche quando lui, Silvio Berlusconi, non ci sarà più, continuerà ad esistere, ossigenata e spolverata da una schiera di adepti riuniti nei sottoscala del nostro immaginario, là dove convivono allegramente Pierino e la maestra tettona, i mostri e i nuovi mostri di Risi, la maschera di Sordi, il bestiale senso degli affari, una politica alternativa senza sangue e un salutare imperituro impudico irriverente e, per certi versi, catartico bisogno di prendere la vita come fosse un gioco.

Katia Ippaso


La democracia en el país de Berlusconi

O eminente estadista italiano que dá pelo nome de Silvio Berlusconi, também conhecido pelo apodo de il "Cavaliere", acaba de gerar no seu privilegiado cérebro uma ideia que o coloca definitivamente à cabeça do pelotão dos grande pensadores políticos. Quer ele que, para obviar os longos, monótonos e demorados debates e agilizar os trâmites nas câmaras, senado e parlamento, sejam os chefes parlamentares a exercer o poder de representação, acabando-se ao mesmo tempo com o peso morto de umas quantas centenas de deputados e senadores que, na maior parte dos casos, não abrem a boca em toda a legislatura, a não ser para bocejar. A mim, devo reconhecê-lo, parece-me bem.
Os representantes dos maiores partidos, três ou quatro, digamos, reunir-se-iam num táxi a caminho de um restaurante onde, ao redor de uma boa refeição, tomariam as decisões pertinentes. Atrás de si teriam levado, mas deslocando-se em bicicleta, os representantes dos partidos menores, que comeriam ao balcão, no caso de o haver, ou numa cafetaria das imediações. Nada mais democrático. De caminho poderia mesmo começar a pensar-se em liquidar esses imponentes, arrogantes e pretensiosos edifícios denominados parlamentos e senados, fontes de contínuas discussões e de elevadas despesas que não aproveitam ao povo. De redução em redução confio que chegaríamos ao ágora dos gregos. Claro, com ágora, mas sem gregos. Dir-me-ão que a este Cavaliere não há que tomá-lo a sério. Sim, mas o perigo é que acabemos por não tomar a sério aqueles que o elegem.

José Saramago
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El eminente estadista italiano que tiene por nombre Silvio Berlusconi, también conocido por el apodo de il "Cavaliere", acaba de generar en su privilegiado cerebro una idea que lo coloca definitivamente a la cabeza del pelotón de los grandes pensadores políticos. Pretende él que, para obviar los largos, monótonos y tediosos debates y agilizar los trámites en las cámaras, senado y parlamento, sean los jefes de los grupos parlamentarios quienes ejerzan el poder de representación, acabándose al mismo tiempo con el peso muerto de unos cuantas cientos de diputados y senadores que, en la mayor parte de los casos, no abren la boca en toda la legislatura, salvo para bostezar. A mí, debo reconocerlo, me parece bien.
Los representantes de los mayores partidos, tres o cuatro, digamos, se reunirían en un taxi de camino a un restaurante donde, alredor de una buena mesa, tomarían las decisiones pertinentes. Tras de sí llevarían, pero viajando en bicicleta, a los representantes de los partidos menores, que comerían en el mostrador, en caso de haberlo, o en una cafetería cercana. Nada más democrático. De camino podría comenzar a pensarse en liquidar esos imponentes, arrogantes y pretenciosos edificios denominados parlamentos y senados, fuentes de continuas discusiones y de elevados gastos que no aprovechan al pueblo. De reducción en reducción supongo que llegaríamos al ágora de los griegos. Claro, con ágora, pero sin griegos. Me dirán que a este Cavaliere no hay que tomarlo en serio. Sí, pero el peligro es que acabemos por no tomar en serio a quienes lo eligen.

José Saramago


L’eminente statista italiano di nome Silvio Berlusconi, conosciuto anche come il "Cavaliere", ha appena partorito nel suo cervello privilegiato un’idea che lo colloca in maniera definitiva in testa al plotone dei grandi pensatori politici. Per evitare i lunghi, monotoni e lenti dibattiti e per snellire le procedure, alla camera e al senato, il Cavaliere vuole che siano i capigruppo parlamentari a esercitare il potere di rappresentanza, facendola finita allo stesso tempo col peso morto di alcune centinaia di deputati e senatori che, nella maggior parte dei casi, non aprono bocca durante tutta la legislatura, se non per sbadigliare. A me, devo ammetterlo, sembra un’ottima idea.
I rappresentanti dei maggiori partiti, diciamo tre o quattro, si riunirebbero in un taxi diretto a un ristorante dove, davanti a un lauto pasto, prenderebbero le decisioni del caso. Dietro si porterebbero, ma in sella a una bicicletta, i rappresentanti dei partiti minori, che mangerebbero al bancone, nel caso in cui ci sia, o in un bar nelle vicinanze. Niente di più democratico. Sulla strada si potrebbe anche cominciare a pensare a come liquidare questi imponenti, arroganti e pretenziosi edifici chiamati parlamento e senato, fonti di continue discussioni e onerose spese che non aiutano il popolo. Di riduzione in riduzione scommetto che arriveremmo all’agorà dei greci. Ovviamente con l’agorà, ma senza greci. Mi diranno che non bisogna prendere sul serio questo Cavaliere. D’accordo, ma il pericolo è che si finisca per non prendere sul serio quelli che lo votano.

José Saramago


Post precedenti:
Até quando?
A Coisa Berlusconi

Diktatur des Lächelns












Diktatur des Lächelns - Italien unter Berlusconi
La dittatura del sorriso - L'Italia sotto Berlusconi
Documentario della Österreichischer Rundfunk (ORF), Radiotelevisione pubblica austriaca.

Citizen Berlusconi

Silvio Berlusconi, unfit to lead Italy.
Silvio Berlusconi, inadatto per guidare l'Italia.

The Economist, 8 maggio 2003














Citizen Berlusconi, il premier italiano e la stampa
Diretto da: Andrea Cairola e Susan Gray
Produzione Stefilm
anno 2003

Documentario trasmesso per la prima volta il 21 agosto 2003 nel corso del programma Wide Angle dall'emittente televisiva pubblica statunitense PBS. Successivamente programmato da diverse emittenti americane ed europee, in Italia non è mai stato trasmesso da alcuna emittente televisiva. È invece andato in onda sul canale satellitare Current TV il 22 giugno 2009.


L’Affaire Mondadori
















Berlusconi, l’affaire Mondadori
regia: Mosco Boucault
prodotto da: Arte France, Zek
produzione: Arte France, Zek

Berlusconeide





















Quando c'era Silvio di Beppe Cremagni e Enrico Deaglio
Regia: Ruben H. Oliva
Fotografia: Armando Bolzoni
Musiche: Carlo Boccadoro
con Lella Costa e Jean Blancheart

Le Dame e il Cavaliere

Solo la rete distribuirà il documentario che nessuno vuole mostrare sul fenomeno del “velinismo” e sui conflitti di interessi tra pubblico e privato del Premier.


Ci sono delle dame. C'è un cavaliere. Il tutto montato in un documentario sicuramente irrispettoso. E' un film che però non si può vedere, che nessuno si sente di distribuire. Una storia italiana che si chiama “Le dame e il cavaliere”, documentario realizzato dalla casa di produzione Telemaco, e che nel Belpaese vedranno in pochi, in qualche cineteca, perché nessuno vuole distribuirlo. Franco Fracassi, regista del film, alza il sipario su una doppia realtà: da una parte quella descritta nel film, dove il sesso e il potere si mescolano per portare avanti gli interessi del premier, dall’altra quella della libertà di informazione, in un paese in cui le verità scomode sono cancellate. Bello o brutto che sia, giusto o sbagliato, irriverente o ipocrita, in Italia non lo si può giudicare. Semplicemente perché non lo si può vedere.




















Le Dame e il Cavaliere
una produzione Telemaco
regia e sceneggiatura: Franco Fracassi
aiuto regia: Andrea Petrosino
inchiesta: Andrea Annessi Mecci, Franco Fracassi,
Stefania Creatura, Luisa Sgarra, Andrea Petrosino
riprese e montaggio: Barbara Fantini
animazioni flash Meta2
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Quali problemi avete incontrato nella distribuzione del film?
Abbiamo pensato che la distribuzione più naturale fosse attraverso i giornali che fanno dell’antiberlusconismo una bandiera, in modo da avere una grande diffusione e aprire gli occhi al maggior numero di persone possibile. Ma tutti i giornali a cui ci siamo rivolti ci hanno sbattuto la porta in faccia. Con qualcuno siamo arrivati quasi alla firma del contratto, altri ci hanno fermato prima, ma nessuno per motivi commerciali o perché non gli è piaciuto il film. Hanno avuto tutti paura, a causa del clima che si è creato nel paese.

Cosa vi hanno detto?
Che è troppo rischioso, che non sono in grado di finanziare le cause e di pagare gli avvocati in caso di querele. Noi abbiamo consultato diversi studi legali e tutti ci hanno detto che il film è inattaccabile dal punto di vista giuridico. Il sospetto è che ci sia stato un pesante intervento politico. Nella maggior parte dei casi è intervenuta la proprietà dei giornali e il progetto è andato all’aria. Allora abbiamo pensato di distribuirlo da noi in edicola, ma perfino in questo caso i distributori non hanno accettato perché era troppo rischioso.

Cosa c’è in questo documentario che fa così tanta paura? Non si tratta di argomenti conosciuti e già pubblicati in diverse occasioni?
Le singole informazioni sono più o meno tutte note, ma sui media sono state presentate in maniera frammentata, nessuno le ha mai messe tutte insieme. Vedere e ascoltare tutto il materiale fa una grande impressione. Inoltre noi diamo una lettura politica del rapporto tra il premier Berlusconi e le donne. Abbiamo intervistato due ex esponenti di Forza Italia – Marcello Vernola, ex eurodeputato che ora sta alla provincia di Bari, e Paolo Guzzanti, ex deputato di Forza Italia e presidente della commissione Mitrokhin – e entrambi ci hanno raccontato quello che Berlusconi pensa del Parlamento e della Costituzione italiana e hanno spiegato come Berlusconi vorrebbe cambiare le nostre istituzioni attraverso le donne.

Ci si aspetterebbe che l’opposizione avesse interesse a rendere pubblico un documentario del genere...
A me risulta che è passato un anno e Patrizia D’Addario non è mai stata intervistata veramente da nessuna trasmissione televisiva. È stata presente ad Annozero per cinque minuti e nella trasmissione di Gad Lerner per altri cinque minuti. Ma nessuno le ha mai chiesto due cose sostanziali: perché ha registrato le conversazioni con il presidente del Consiglio e perché ha deciso di denunciare tutto alla magistratura. Solo rispondendo a queste domande si capisce veramente la vicenda e il motivo per cui Berlusconi ha messo in moto il ministero dell’Interno per bloccare questa donna. Lei è arrivata a denunciare la cosa alla magistratura perché era in pericolo di vita. Se non si capiscono queste cose, nell’opinione pubblica resta l’idea che la D’Addario sia stata lo strumento di un complotto e che abbia voluto ricattare Berlusconi. Nessuno dei nostri media ha cercato di capire veramente cosa è successo né ha sostenuto le persone che sono state stritolate dalla vicenda. Come per esempio il fotografo Antonello Zappaddu, che ha pubblicato le foto delle feste a Villa Certosa e che ora è scappato in Colombia. Il giornale per cui lavorava lo ha licenziato in tronco e né l’ordine dei giornalisti né i singoli colleghi si sono mobilitati in sua difesa.

Che materiali avete usato per il film?
Abbiamo intervistato quante più persone possibile, anche se molte si sono rifiutate. Alla fine del film, per onestà di informazione, abbiamo inserito la lista con i nomi delle persone che non si sono fatte intervistare, tra cui il ministro Mara Carfagna, Noemi Letizia, la minorenne che frequentava il presidente del Consiglio, e i suoi genitori. Per colmare il vuoto ci siamo rivolti alla cerchia di persone che hanno avuto a che fare con i diretti protagonisti, in modo da ricostruire le storie. Poi abbiamo parlato con diversi giornalisti che si sono occupati di queste vicende e abbiamo usato i documenti delle intercettazioni telefoniche, le registrazioni della D’Addario, i documenti filmati, insomma tutto quello che siamo riusciti a rimediare.

Qual è l’idea che ne emerge?
C’è un mondo fatto di ragazze, imprenditori dello spettacolo, esponenti del mondo degli affari, che ruota intorno al sesso ed è legato al premier. Berlusconi sistema le sue ragazze in due modi: nel mondo dello spettacolo, per fare favori a politici che gli servono all’interno del parlamento; oppure nel mondo della politica. Non si tratta di un premio, ma di una strategia: Berlusconi ha bisogno di riempire i vari parlamenti – regionali, nazionale ed europeo – di persone devote a lui e ignoranti, quindi totalmente controllabili. Queste persone non parlano, non fanno interventi e agiscono in base a messaggi che gli indicano come votare. Il premier sta cercando di ottenere un parlamento formato da automi nelle sue mani, dove il diritto di parola e di voto siano appannaggio di capigruppo che facciano passare le leggi decise dal governo. Chi cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, i media o singoli testimoni, è distrutto da veri e propri killer mediatici. Si tratta di un apparato di disinformazione degno del Kgb dell’Unione Sovietica, gestito dal direttore di ‘Chi’ e di ‘Tv sorrisi & canzoni’, Alfonso Signorini.

In seguito a questa esperienza che idea vi siete fatti del mondo dell’informazione in Italia?
Dal punto di vista mediatico l’Italia è vicina a una sorta di dittatura moderna. Non è tanto Berlusconi che ordina le cose, sono i giornalisti che si autocensurano, censurano gli altri e fanno quadrato intorno a lui. Perfino quelli che lo combattono ne hanno paura e il loro modo di agire rende inoffensivo il loro lavoro. Non si fanno più domande che mettono in difficoltà, non ci sono più inchieste, tranne in rarissime trasmissioni televisive e in qualche giornale. Diversamente da altri paesi, in Italia il ruolo di controllo della stampa verso la politica non esiste e se esiste si fa in maniera strumentale, ragionando in termini di destra e sinistra.

Che riscontro potrebbe avere questo film sull’opinione pubblica, anche tra coloro che appoggiano Berlusconi?
A me piacerebbe proiettare il film in un circolo del Pdl, vorrei interagire con gli elettori di Berlusconi, vorrei che si rendessero conto delle cose. Credo che alcune persone messe di fronte alla realtà potrebbero cambiare idea. Il problema è che, essendoci stata negata la distribuzione, ci è impossibile raggiungerle.

Come vi state muovendo ora?
Stiamo agendo da soli, attraverso una pagina Facebook, un blog e i tanti contatti che siamo riusciti a creare. Lo vendiamo via internet e organizziamo serate in giro per l’Italia, con proiezioni e dibattiti.

L’esperienza di questo film dimostra anche che in Italia le piccole produzioni fanno fatica a emergere?
Le piccole produzioni sono schiacciate perché non ci sono spazi televisivi. Mediaset non trasmette documentari, La7 non paga, e la Rai li riserva a un giro ristretto di persone. Un piccolo documentarista italiano ha come sbocco il cinema, ma anche lì non è semplice arrivare a un distributore, la distribuzione in dvd, oppure l’estero, dove le logiche sono diverse. Stiamo già trattando con una distribuzione internazionale, in Spagna, Francia e Inghilterra si sono mostrati interessati.

Intervista di Francesca Gnetti a Franco Fracassi

A Coisa Berlusconi



Não vejo que outro nome lhe poderia dar. Uma coisa perigosamente parecida a um ser humano, uma coisa que dá festas, organiza orgias e manda num país chamado Itália.
Esta coisa, esta doença, este vírus ameaça ser a causa da morte moral do país de Verdi se um vómito profundo não conseguir arrancá-la da consciência dos italianos antes que o veneno acabe por corroer-lhes as veias e destroçar o coração de uma das mais ricas culturas europeias. Os valores básicos da convivência humana são espezinhados todos os dias pelas patas viscosas da coisa Berlusconi que, entre os seus múltiplos talentos, tem uma habilidade funambulesca para abusar das palavras, pervertendo-lhes a intenção e o sentido, como é o caso do Pólo da Liberdade, que assim se chama o partido com que assaltou o poder. Chamei delinquente a esta coisa e não me arrependo. Por razões de natureza semântica e social que outros poderão explicar melhor que eu, o termo delinquente tem em Itália uma carga negativa muito mais forte que em qualquer outro idioma falado na Europa.
Foi para traduzir de forma clara e contundente o que penso da coisa Berlusconi que utilizei o termo na acepção que a língua de Dante lhe vem dando habitualmente, embora seja mais do que duvidoso que Dante o tenha utilizado alguma vez.
Delinquência, no meu português, significa, de acordo com os dicionários e a prática corrente da comunicação, “acto de cometer delitos, desobedecer a leis ou a padrões morais”.
A definição assenta na coisa Berlusconi sem uma prega, sem uma ruga, a ponto de se parecer mais a uma segunda pele que à roupa que se põe em cima. Desde há anos que a coisa Berlusconi tem vindo a cometer delitos de variável mas sempre demonstrada gravidade.
Além disso, não só tem desobedecido a leis como, pior ainda, as tem mandado fabricar para salvaguarda dos seus interesses públicos e particulares, de político, empresário e acompanhante de menores, e quanto aos padrões morais, nem vale a pena falar, não há quem não saiba em Itália e no mundo que a coisa Berlusconi há muito tempo que caiu na mais completa abjecção.
Este é o primeiro-ministro italiano, esta é a coisa que o povo italiano por duas vezes elegeu para que lhe servisse de modelo, este é o caminho da ruína para onde estão a ser levados por arrastamento os valores que liberdade e dignidade impregnaram a música de Verdi e a acção política de Garibaldi, esses que fizeram da Itália do século XIX, durante a luta pela unificação, um guia espiritual da Europa e dos europeus.
É isso que a coisa Berlusconi quer lançar para o caixote do lixo da História. Vão os italianos permiti-lo?


José Saramago
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No veo qué otro nombre le podría dar. Una cosa peligrosamente parecida a un ser humano, una cosa que da fiestas, organiza orgías y manda en un país llamado Italia.
Esta cosa, esta enfermedad, este virus amenaza con ser la causa de la muerte moral del país de Verdi si un vómito profundo no consigue arrancarlo de la conciencia de los italianos antes de que el veneno acabe corroyéndole las venas y destrozando el corazón de una de las más ricas culturas europeas. Los valores básicos de la convivencia humana son pisoteados todos los días por las patas viscosas de la cosa Berlusconi que, entre sus múltiples talentos, tiene una habilidad funambulesca para abusar de las palabras, pervirtiéndoles la intención y el sentido, como en el caso del Polo de la Libertad, que así se llama el partido con que asaltó el poder. Le llamé delincuente a esta cosa y no me arrepiento. Por razones de naturaleza semántica y social que otros podrán explicar mejor que yo, el término delincuente tiene en Italia una carga negativa mucho más fuerte que en cualquier otro idioma hablado en Europa.
Para traducir de forma clara y contundente lo que pienso de la cosa Berlusconi utilizo el término en la acepción que la lengua de Dante le viene dando habitualmente, aunque sea más que dudoso que Dante lo haya usado alguna vez.
Delincuencia, en mi portugués, significa, de acuerdo con los diccionarios y la práctica corriente de la comunicación, "acto de cometer delitos, desobedecer leyes o padrones morales".
La definición asienta en la cosa Berlusconi sin una arruga, sin una tirantez, hasta el punto de parecerse más a una segunda piel que la ropa que se pone encima. Desde hace años la cosa Berlusconi viene cometiendo delitos de variable aunque siempre demostrada gravedad.
Para colmo, no es que desobedezca leyes sino, peor todavía, las manda fabricar para salvaguarda de sus intereses públicos y privados, de político, empresario y acompañante de menores, y en cuanto a los patrones morales, ni merece la pena hablar, no hay quien no sepa en Italia y en el mundo que la cosa Berlusconi hace mucho tiempo que cayó en la más completa abyección.
Este es el primer ministro italiano, esta es la cosa que el pueblo italiano dos veces ha elegido para que le sirva de modelo, este es el camino de la ruina al que, por arrastramiento, están siendo llevados los valores de libertad y dignidad que impregnaron la música de Verdi y la acción política de Garibaldi, esos que hicieron de la Italia del siglo XIX, durante la lucha por la unificación, una guía espiritual de Europa y de los europeos.
Es esto lo que la cosa Berlusconi quiere lanzar al cubo de la basura de la Historia. ¿Lo acabarán permitiendo los italianos?

José Saramago




Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia.
Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.
I valori fondamentali della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dai piedi appiccicosi della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, ha un’abilità funambolica per abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, come si chiama il partito con il quale ha preso d’assalto il potere. L’ho chiamato delinquente, questa cosa, e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in Italia una valenza negativa molto più forte che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa.
Per tradurre in forma chiara ed efficace ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli dà abitualmente, sebbene si possa avanzare più di un dubbio che Dante qualche volta lo abbia usato.
Delinquere, nel mio portoghese, significa, secondo i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o ai precetti morali”.
La definizione combacia con la cosa Berlusconi senza una piega, senza un tirante, fino al punto da assomigliare più a una seconda pelle che ai vestiti che si mette addosso. Da anni la cosa Berlusconi commette delitti di varia, ma sempre dimostrata, gravità.
Per colmo, non è che disobbedisca alle leggi, ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, e in quanto ai precetti morali non vale neppure la pena parlarne, non c’è chi non sappia in Italia e nel mondo intero che la cosa Berlusconi da molto tempo è caduta nella più completa abiezione.
Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte per servirgli da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui vengono trascinati i valori di libertà e dignità che permearono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale dell’Europa e degli europei.
Questo è ciò che la cosa Berlusconi vuole gettare nel bidone della spazzatura della Storia. Gli italiani, alla fine, lo permetteranno?

José Saramago

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La democracia en el país de Berlusconi

Até quando?

Se Cicerone ancora vivesse con voi, non direbbe: fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?
E aggiungerebbe: fino a quando, Berlusconi, attenterai contro la nostra democrazia?
Si tratta di questo. Con la sua idea particolare sulla ragion d'essere ed il significato della istituzione democratica, Berlusconi ha trasformato in pochi anni l'Italia nell'ombra grottesca di un Paese, e una gran parte di italiani in una moltitudine di burattini che lo seguono senza rendersi conto di camminare verso l'abisso della dimissione civica definitiva, verso il discredito internazionale, fino al ridicolo assoluto.
Con la sua storia, la sua cultura, con la sua innegabile grandezza, l'Italia non merita il destino che Berlusconi ha tracciato con cinica freddezza e senza la minima traccia di decenza politica, senza il più elementare senso di vergogna di se stesso.
Mi piace pensare che la gigantesca manifestazione di oggi contro "la Cosa Berlusconi", dove verranno lette queste parole, si trasformerà nel primo passo verso la libertà e la rigenerazione dell'Italia. Per fare questo non sono necessarie armi, bastano i voti. In voi ripongo la mia fiducia.

José Saramago



Há uns dois mil e cinquenta anos, mais dia menos dia, a esta hora ou outra, estava o bom Cícero clamando a sua indignação no senado romano ou no foro: “Até quando, ó Catilina, abusarás da nossa paciência?”, perguntou ele uma vez e muitas ao velhaco conspirador que o quis matar e fazer-se com um poder a que não tinha qualquer direito. A História é tão pródiga, tão generosa, que não só nos dá excelentes lições sobre a actualidade de certos acontecidos outrora como também nos lega, para governo nosso, umas quantas palavras, umas quantas frases que, por esta ou aquela razão, viriam a ganhar raízes na memória dos povos. A frase que deixei acima, fresca, vibrante, como se tivesse acabado de ser pronunciada neste instante, é sem dúvida uma delas.
Cícero foi um grande orador, um tribuno de enormes recursos, mas é interessante observar como, neste caso, preferiu utilizar termos dos mais comuns, que poderiam mesmo ter saído da boca de uma mãe que repreendesse o filho irrequieto. Com a enorme diferença de que aquele filho de Roma, o tal Catilina, era um traste da pior espécie, quer como homem, quer como político.
A História de Itália surpreende qualquer um. É um extensíssimo rosário de génios, sejam eles pintores, escultores ou arquitectos, músicos ou filósofos, escritores ou poetas, iluminadores ou artífices, um não acabar de gente sublime que representa o melhor que a humanidade tem pensado, imaginado, feito. Nunca lhe faltaram catilinas de maior ou menor envergadura, mas disso nenhum país está isento, é lepra que a todos toca.
O Catilina de hoje, em Itália, chama-se Berlusconi. Não necessita assaltar o poder porque já é seu, tem dinheiro bastante para comprar todos os cúmplices que sejam necessários, incluindo juízes, deputados e senadores. Conseguiu a proeza de dividir a população de Itália em duas partes: os que gostariam de ser como ele e os que já o são. Agora promoveu a aprovação de leis absolutamente discricionárias contra a emigração ilegal, põe patrulhas de cidadãos a colaborar com a polícia na repressão física dos emigrantes sem papéis e, cúmulo dos cúmulos, proíbe que as crianças de pais emigrantes sejam inscritas no registo civil. Catilina, o Catilina histórico, não faria melhor.
Disse acima que a História de Itália surpreende qualquer um. Surpreende, por exemplo, que nenhuma voz italiana (ao menos que haja chegado ao meu conhecimento) tenha retomado, com uma ligeira adaptação, as palavras de Cícero: “Até quando, ó Berlusconi, abusarás da nossa paciência?” Experimente-se, pode ser que dê resultado e que, por esta outra razão, a Itália volte a surpreender-nos.


José Saramago




Duemila e cinquanta anni fa, giorno più giorno meno, a quest’ora o a un’altra, il buon Cicerone declamava la sua indignazione nel senato romano o nel foro: “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”, chiese una volta e molte altre ancora al perfido cospiratore che voleva assassinarlo e acquisire un potere a cui non aveva diritto. La Storia è così prodiga, così generosa, che non solo ci dà eccellenti lezioni sull’attualità di certi avvenimenti passati ma ci lascia anche, a nostro uso, una serie di parole, alcune frasi che, per questo o quell’altro motivo, finiscono per radicarsi nella memoria dei popoli. La frase sopra detta, fresca, vibrante, come se fosse stata appena pronunciata, è senza dubbio una di quelle.
Cicerone è stato un grande oratore, un tribuno con grandi mezzi, ma è interessante osservare come, in questo caso, preferì utilizzare termini più comuni, che sarebbero potuti venir fuori anche dalla bocca di una madre che chiamava il figlio irrequieto. Con l’enorme differenza che quel figlio di Roma, Catilina, era una carogna della peggior specie, sia come uomo sia come politico.
La Storia d’Italia sorprende chiunque. É un lunghissimo rosario di geni, siano essi pittori, scultori o architetti, musicisti o filosofi, scrittori o poeti, scopritori o inventori, una infinità di persone sublimi che rappresenta il meglio che l’umanità abbia pensato, immaginato, fatto. Non le mancarono mai catiline più o meno della stessa pasta, ma da questo nessun paese è esente, è la lebbra che tocca a tutti.
Il Catalina odierno, in Italia, si chiama Berlusconi. Non ha bisogno di congiurare per il potere perché è già suo, ha abbastanza denaro per comprare tutti i complici necessari, inclusi giudici, deputati e senatori. É riuscito nell’impresa di dividere il popolo d’Italia in due parti: quelli che vorrebbero essere come lui e quelli che lo sono già. Adesso ha appena promosso l’approvazione di leggi assolutamente discriminanti contro l’immigrazione clandestina, mette pattuglie di cittadini a collaborare con la polizia nella repressione fisica degli immigranti senza documenti e, il peggio del peggio, proibisce che i figli degli immigrati siano iscritti all’anagrafe. Catilina, il Catilina storico, non avrebbe fatto di meglio.
Ho detto prima che la Storia d’Italia sorprende chiunque. Sorprende, per esempio, che nessuna voce italiana (almeno tra quelle arrivate al mio orecchio) abbia citato, con una leggera variazione, le parole di Cicerone: “Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?” Sarebbe da sperimentare, chissà che non dia risultati e che, per questa ulteriore ragione, l’Italia non torni a sorprenderci.

José Saramago

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La democracia en el país de Berlusconi

The Berlusconi Show

In The Berlusconi Show (BBC2) – a good title – journalist Mark Franchetti, who's lived away from his native country for 20 years, goes back to find out how the hell this clown came to lead a European democracy in the 21st century. To be fair, Franchetti's approach is much better than that: he speaks to lots of people on both sides, and looks at the historical context of Berlusconi's rise to power.
The media control, the alleged mafia connections and corruption, the links to the extreme right, the trials, the legislative changes, the escorts and young girls, the cosmetic surgery, the parties, the gaffes, the dissing of Angela Merkel, the referring to Barack Obama as "tanned". It's just that, when it's all presented together, you're left with your jaw on the floor. How the frigging frig did that happen? And again. And again. He's been elected three times.
"For 15 years, Italians have supported him with their democratic vote," says a young party member. "There are two explanations: either all Italians are stupid and don't realise who they are voting for, or for 15 years they have continued to trust him."
I'm not sure the two are mutually exclusive, are they? B could be because of A. And not all Italians, just a lot of them. Or maybe they're just very forgiving. Anyway, this was extraordinary, fascinating and worrying, all at the same time.

The Guardian, 18 March 2010
Sam Wollaston
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Nel suo The Berlusconi Show (BBC2) - un titolo azzeccato - Mark Franchetti, che è stato per vent'anni lontano dal suo paese, torna indietro negli anni per capire come diavolo ha fatto questo pagliaccio ad arrivare a guidare una democrazia europea del terzo millennio. A dire la verità, l’approccio di Franchetti va molto al di là di questo. Il giornalista intervista persone di vari schieramenti e punti di vista e osserva il contesto storico nel quale è avvenuta l’ascesa al potere di Berlusconi.
Il controllo dei mezzi di comunicazione, i legami con la mafia, la corruzione, i rapporti con l’estrema destra, le forzature legislative, le escort, gli interventi chirurgici, le feste, le gaffes, lo scherzo ad Angela Merkel, il riferirsi ad Obama come "abbronzato". Tutti aspetti e fatti già conosciuti, ma che non per questo smettono di lasciare lo spettatore esterrefatto a chiedersi: come diavolo è potuto succedere? Ancora e ancora. È stato eletto per tre volte.
A un certo punto un giovane militante del Popolo della libertà dice: “Per 15 anni, gli italiani hanno appoggiato Berlsuconi attraverso elezioni democratiche. Ci sono due spiegazioni: o gli italiani sono tutti stupidi e non si rendono conto a chi hanno dato il loro voto o hanno semplicemente fiducia in lui”.
Ma non è detto che le due possibilità si escludano a vicenda. La seconda potrebbe essere il risultato della prima. E il discorso non vale per tutti gli italiani, solo per molti di loro. O forse sono semplicemente molto indulgenti. In ogni modo, si tratta di un fatto allo stesso tempo affascinante e spaventoso.

The Guardian, 18 Marzo 2010
Sam Wollaston














I don't vote for mafia, escorts, whores and plutocracy. I care for my dignity!
I don't vote for bullshit, fake Robin Hood and lobotomy.
I won't pay for Emilio's TV.
SILVIO IS NOT MY PRESIDENT!