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Fichissimo



Jack Folla si mise sotto le pezze. Non li capiva mica tutti, ma forse era giusto così. Aveva sonno per aver fatto mattina giocando a scacchi da solo, e non era stata una gran nottata, aveva sempre perso.
Accese la tv, guardò un telegiornale che parlava in modo esaustivo e trionfante del presidente del consiglio. Il direttore del telegiornale parlava del presidente e proprietario della televisione, diceva che era fichissimo.
Folla si sentì leggermente fuori posto nella folla. Prese un giornale. C'era un articolo del direttore sul presidente e proprietario del giornale e della televisione. Diceva che il presidente proprietario del giornale e della televisione era fichissimo.
In ultima pagina c'era un appello attraverso Emergency contro la guerra, firmato da duecentoquarantasei giocatori di serie A... praticamente tutti, tranne i giocatori del Milan. Jack pensò al presidente del Milan, già presidente e proprietario del giornale e della televisione, i tifosi dicevano che era fichissimo.
Allora Jack pensò alle coincidenze strane che da un po' gli accadeva di notare. Cambiò canale. Beccò un altro telegiornale che parlava dell'Europa e delle mirabili mosse del ministro degli esteri. Folla realizzò che il ministro degli esteri era in realtà il presidente, presidente proprietario del giornale e della televisione, ed editore del telegiornale che stava guardando. Il telegiornale diceva che era fichissimo.
Ma non va, si disse Jack, non poteva essere. Passò al televideo di un altro canale. Stava trasmettendo la notizia di un processo che non riusciva a svolgersi. Sembrava che l'imputato spingesse per la prescrizione e non si capiva per quale motivo ci riuscisse. Tra una seduta e l'altra riusciva persino a far passare i giudici per dei criminali. Jack credette di capire per un attimo la verità dell'imputato, presidente, presidente ministro degli esteri, proprietario del giornale e della televisione e del telegiornale il cui televideo stava guardando. Il televideo diceva che era fichissimo.
Ma effettivamente, si disse, aveva esagerato con il jack daniels... Si ricordò che doveva rinnovare l'assicurazione di epicuro, il suo fido Guzzi Falcone con sidecar . Si alzò e controllò i documenti, e si accorse che l'assicurante era il presidente, presidente imputato, ministro degli esteri, proprietario del giornale, della televisione, del telegiornale e dell'assicurazione...
Vabbeh, forse s'era addormentato ed ora stava sognando. Prese un libro, almeno avrebbe respirato un po' d'aria. Inutile. Si ricordò che il libro era edito dal presidente, presidente imputato, assicurante, ministro degli esteri, proprietario del giornale, della televisione, del telegiornale, dell'assicurazione... e della casa editrice. Nel libro l'autore parlava del suo editore, sostenendo che era fichissimo.
Jack Folla provò un lieve senso di stupore. Forse poteva salvarsi con un film... Macché. Nei titoli di testa c'era scritto che era prodotto dal presidente, presidente imputato, editore assicurante, ministro degli esteri, proprietario del giornale, della televisione, del telegiornale, dell'assicurazione, della casa editrice... e della casa di produzione cinematografica. Tutta la trama del film sottintendeva che era fichissimo.
Jack pensò per cinque minuti al film, cinque al libro, cinque al processo, cinque al telegiornale, cinque al televideo, cinque al giornale, cinque alla politica, cinque all'economia... Aveva speso quaranta minuti per pensare al presidente, presidente ministro editore imputato assicurante produttore proprietario... fichissimo.
Si connise, ehm si conness..., cioè voglio dire si connettò... si connunse... si consunsiò... Insomma, si collegò alla rete. Scrisse una lettera nell'etere in cui esternava i suoi tremendi pensieri. Credette così di diventare una cosa, una sola, un Folla nella folla... E la breve lettera era la seguente:

Al fichissimo presidente, presidente operaio, ministro, imputato, assicurante, editore, produttore, proprietario con l'hobby del giardinaggio in Sardegna.

Dal signor Giacomo Folla,
Fosso del Pratone
Roma Centocelle.

Egregio signor proprietario presidente imputato, presidente editore, presidente operaio, presidente ministro, presidente proprietario, presidente assicurante, presidente comandante, presidente sorridente.... di lei non ne possiamo veramente, ma veramente più!
Con profondo senso di liberazione,
Jack Folla.


Diego Cugia


L'arte di sottrarsi



Oggi voglio parlarvi di una parola che amo, una parola che nella nostra bella lingua è moribonda. Perché le parole hanno questo limite, come la vita umana. Quando cessano di camminare per le strade, di lavorare, quando le parole non diventano carne di fatti, si spengono e crepano come soldatini in un avamposto sperduto, fucilate da un cecchino.
La parola che amo è dignità. Detta così, alla radio, in un giorno qualunque, questa parola non fa alzare nessuno dalla sedia, diciamo pure che non ve ne frega un cazzo. Peccato, vi siete alzati per il cazzo e non per dignità. Visto? Ci sono parole "erettili" e altre che non lo sono più. Ma ne siete sicuri?
Che cos'è esattamente la dignità? E' il rispetto che l'uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in un comportamento coerente, adeguato.
Più che una semplice parola, dignità è quasi uno stile di vita. Quindi, evidentemente, c'è qualcosa nello stile di vita di questo paese che non va, perché altrimenti dignità sarebbe una parola viva, un testimone acceso, una sentinella in piedi sulla linea di confine tra la coerenza e la riverenza.
Ma la riverenza in Italia ha sfondato l'esile linea nemica, la riverenza dilaga. E i soldatini della dignità sono senza scarpe, isolati, dimenticati o trattati da untori. Eppure resistono, e mi domando anch'io come sia possibile che qualcuno di loro sia rimasto ancora in piedi a dispetto dei tempi.
Esempio? Esempio. Il ventennale del Costanzo show e il Vespa show, entrambi programmi di regime, due facce della stessa medaglia.
Vado a ruota libera hermanos, perdonatemi. Voi non vi siete mai stupiti alla notizia, per esempio, che il leader del centrosinistra D'Alema andasse a ripetizione da Costanzo, cioè che si facesse insegnare trucchi e trucchetti di immagine e comunicazione da un pilastro di Mediaset, ossia il partito da abbattere?
Lo so, lo so che Costanzo è un uomo libero, per carità, e che non perde occasione per ribadire che lui sarebbe stato più felice se il Berlusca si limitava a fare l'editore e non il gatto mammone di tutto il cuccuzzaro.
Anche a Jack Folla hanno chiesto di scrivere sulla prima pagina di Libero e non avete idea di quanto mi avrebbe divertito. Però no. Dire no ha un prezzo, e nel mio piccolo non lo pago per far dire a Feltri che Libero è molto libero, tant'è che ci scrive pure Jack Folla...
Ma la libertà ha un prezzo? Si può accettare di essere blanditi e rimanere liberi? Si può andare a lezione dall'avversario?
Per essere furbo è furbo, ma guardate un po' la furbizia com'è andata a finire, Bertinotti rivela al ventennale di Costanzo. Perdindirindina, come dicevano i nostri nonni, e che ci fa quello che vuole addirittura rifondare il comunismo nel salotto buono del gatto mammone. E anche l'opposizione era lì, con le paillettes nelle dentiere, tutta moine e sorrisi di potere. Hanno perso, ma non sanno cosa sia la dignità.
E perderanno ancora, perché fa meno male il buio dei riflettori spenti, di questa indecente luminaria sulla loro riverenza. Io Vespa lo lascerei da solo, lui e il suo dio. Poltroncine rosse vuote, che si veda ad occhio nudo la contrapposizione tra due scuole di vita. E se la non visibilità non paga, in questa società mediatica, pazienza, saremo stati sconfitti con dignità.
Sentite il suono bellissimo e perduto di questa parola?
Non si può fare le fisarmoniche, non è degno denunciare in campagna elettorale il comportamento del tribuno Vespa che tira la volata a Berlusconi e poi accettare di andarci fra salamelecchi e convenevoli per il terrore panico di uscire dal giro. Questo non è dimostrare di avere senso dello Stato, è senso di vuoto sotto il sedere, è diverso. O Vespa è parziale o non lo è, non si scappa. E se non è imparziale non lo si legittima accettando l'invito, punto.
Sottrarsi, interessa? Sgradevole vero? Sottrarsi. Niente più articoli sui giornali, niente foto, poca o niente visibilità, ma tanta dignità.
Vedreste allora come si ricompatterebbero le file, dal basso.
La dignità ha questo misterioso potere: unisce, crea solidarietà insperate, un po' carbonare ma audaci. La riverenza no. La lingua applicata sulle parti basse di chi è più in alto di voi vi incolla al potere, ma la gente si stacca, piano piano, un po' alla volta, finché non vi rispetta proprio più.
Nelle stesse ore ho letto che adesso Silvio Berlusconi punta alla Presidenza della Repubblica. I migliori auguri di Jack Folla per altri vent'anni di Costanzo Show, mezzo secolo di Porta a porta e un bel Quirinale set per tutti...
Quando vi svegliate fatemi un fischio, ciao.

Diego Cugia



Una strana dittatura



Stanotte mi sono posto una domanda. Fratelli, è un piccolo consiglio, ponetevela anche voi, riguarda la vostra libertà.
Siamo così pigri, anche mentalmente, così abulici, così condizionati da tante e tante pseudonovità: l'ultimo palmare, l'ultimo stivale, l'ultima Bmw, l'ultima velina tutta nuda in copertina...
Voi avete un'idea storica, vero, di come comincia una dittatura? E lo sapete, vero, che non è mai un fortissimo d'orchestra? C'è uno scricchiolio, strumenti che si accordano, un flauto improvviso che dice la sua, qualche risatina in platea, un fischiettio lontano, poi due, tre... e poi partono i secondi e terzi violini. Le dittature cominciano in sordina. Si unisce una parte del coro, qualche soprano – prima tutti i soprani erano rimasti in sdegnato silenzio – i baritoni, i fiati, fagotto, controfagotto, clarinetti, ottoni... Il direttore d'orchestra comincia a crederci. Suonava quasi curvo, neppure si vedeva, ora si erge, la bacchetta in gloria, le sopracciglia gagliarde, all'insù! Dal pubblico qualcuno si alza in piedi, poi un altro, e un altro ancora... Mezza platea è ormai impettita, coi visi ardenti, in fiamme. Anche i bambini, in piedi. Poi i loggioni. Dalla galleria lanciano le prime rose e l'orchestra attacca il fortissimo.
D'improvviso buio e silenzio: la dittatura c'è!
Non vola una mosca. Fuori è già inverno, e dire che fino ad un attimo fa ci sembrava primavera. Il teatro è vuoto, la platea divelta. Polvere e ragnatele. E per le strade, sulla neve, orme di cingolati. Interessa?
Biblioteche chiuse, cinema serrati, soldati dovunque, mercati neri, villette bianche, di quelli del regime... Chiaro no?
La dittatura, che nessuno vuole, nessuno ama, nessuno minaccia di instaurare. Siamo nel duemila, nel terzo millennio, in Europa, e io sto giocando è naturale, è fiction... Ma la domanda ponetevela lo stesso. Interessa?
Voi siete davvero certi che la riconoscereste una nuova dittatura? Intendo nelle forme inedite in cui oggi potrebbe attecchire? E se sì, sapreste ribellarvi? Trovereste oggi la forza individuale di dire no, con quel che ne consegue? Qui e ora, in Italia, il dodici dicembre del duemilauno, di un giorno come un altro?...
Provo a rispondere per voi? Ok, ci provo, come ci ho provato questa notte.
Se in Italia deciderà uno solo, meglio, eviterò di scegliere.
Se chi deciderà sarà autoritario e forte, meglio, potrò continuare ad essere debole senza sentirmi in colpa.
Se la mia libertà personale sarà ridotta, meglio, la libertà mi pesa e fa paura.
Se sarà una dittatura, meglio, purché non si sappia e sia invisibile.
Se i dissidenti saranno mandati al confino, peggio per loro, se la sono cercata.
Se molti finiranno ingiustamente in carcere senza processo, nessuna rivoluzione è indolore.
Se la libertà di stampa sarà soppressa non ha importanza, tanto io non leggo.
Se i testi scolastici verranno manipolati, distorti e riscritta la storia come Lui la vede, finalmente sarà tutto più chiaro.
Se l'Europa prenderà le distanze dall'Italia chi se ne fotte, di Parigi mi basta e avanza il profumo di mia moglie e i wurstel di Amburgo continuerò a mangiarmeli ugualmente.
Se gli extracomunitari saranno espulsi dal paese o rinchiusi nei lager dello Stato, potevano pensarci prima e rimanersene a casa loro.
Se l'esercito sarà inviato alla conquista di terre da colonizzare, gli faremo strade, acquedotti e chiese.
Se anche i tuoi figli dovranno andare in guerra, meglio soldati che tossicodipendenti.
Se chi non la pensa come Lui sarà fucilato, è il prezzo da pagare per chi si pavoneggia e si ritiene originale.
Se si promulgheranno nuove leggi razziali... tanto gli ebrei ci sono abituati.
Se dalla televisione italiana verranno aboliti Domenica in, il Festival di Sanremo, la De Filippi, il Grande Fratello, Celentano, Fiorello, Panariello, Sabrina Ferilli, Striscia e il Costanzo Show... E NO CAZZO! QUESTO NO! SCENDIAMO TUTTI IN PIAZZA E FACCIAMO UNA STRAGE!

Diego Cugia

Bambini Venite Parvulos



Fratelli, che cosa fareste nel caso che un nemico invisibile cominciasse a farvi piovere dal cielo dei gas letali? Suppongo che cerchereste di infilarvi una maschera antigas per voi e per i vostri famigliari, giusto?
E se la maschera non è reperibile? Vi tappereste in casa sigillando le finestre, resistereste ai gas in qualche modo, i vostri polmoni, come dire, eserciterebbero una forte opposizione...
Ora, ipotizziamo il caso peggiore ed estremo: i gas letali vi piovono addosso senza che nessuno vi abbia dichiarato guerra e senza che il vostro governo, pompieri e forze dell'ordine vi abbiano minimamente allertati. Non lo sapreste, morireste inconsapevoli, esatto?
Bene. Ora, non che io voglia imitare Orson Welles e avvisarvi che alle 13:45 i marziani hanno attaccato la terra. No, le mie non sono parole di attore. Io vi do una notizia, anche se la notizia è mia, la fonte è mia, l'informatore sono io e ne rispondo io.
La notizia è, anche se nessuno la pubblica in prima pagina, e vi prego di non confonderla con un'opinione, la notizia è che siete i cittadini inconsapevoli del primo governo mediatico della storia d'Italia.
Com'è? Eccessiva? Scontata, sgradevole? Faziosa? Disonesta? Fessa?
Chi sa e può me la contesti, intanto io la motivo. Guardate che non sto parlando di dischi volanti, ma di una suggestione concreta esercitata con una strategia scientifica attraverso le televisioni. Una suggestione che si trasforma in consenso, da qui in voti, da qui in potere reale e in un governo democratico, ma mediatico, del nostro paese.
Invece di starnazzare come papere per il vostro papà-mamma Konrad Lorenz, rispondete vi prego a questa domanda: se un Piero Angela o una Levi Montalcini, di cui ovviamente diffidate più di questo latitante mezzo ubriaco di rum cubano, vi assicurasse che la scienza ha studiato questi fenomeni indotti sulle masse dai leaders mediatici, me lo passereste che la notizia è da prima pagina o no?
Dico, supponete solo per un attimo -per cortesia civiltà nei miei squallidi riguardi- che io non stia reggendo la coda di D'Alema -di cui non me ne può fregare di meno- ma stia semplicemente cercando di avvertirvi, da burattino virtuale, che Mangiafuoco è altrettanto virtuale di me, con la differenza che Jack nasce e muore alla radio mentre il Gran Burattinaio promulga le leggi che cambiano una Nazione e le vostre vite.
Supponetelo. Al cinema lo fate sempre, no? Bene, se questa fantascienza fosse vera, vi turberebbe? Penso di sì, soprattutto se siete dei padri di famiglia. Ok. Io continuo a chiamarla notizia e non opinione, scienza e non fantascienza.
E non solo dovreste turbarvi, perché stiamo parlando di libertà, la più assoluta, quella mentale, ma dovreste reagire, come sto facendo io e questo piccolo programma.
Quella di addormentare l'opinione pubblica è una tecnica molto sofisticata. La tecnica ha buon fine soprattutto in quei paesi che, grazie anche al letargo indotto dalla tv, sono costituiti per la maggioranza da un elettorato “marginale”, ossia non attivo politicamente, con bassa istruzione, poca o niente cultura, quindi distratto da tutto ciò che non sia bisogno primario: cibo, divertimento, sesso, abiti, auto... italiani, insomma.
Noi. Non noi-noi, perché se ci stiamo parlando così vuol dire che noi-noi siamo ancora vivi e sopravvissuti ai gas, noi-tutti gli altri. Giratevi verso il vostro vicino di macchina al semaforo che ascolta Albertino a palla, o verso un parente che ti guarda scuotendo la testa perché date retta al solito comunista, comunista, comunista...
Guardatevi intorno. Volete governare questo paese? Dovete convincerli che il loro nemico è chi pensa, mentre voi gli risolverete i problemi: le tasse, la terrazzetta abusiva, il drogato sotto casa...
Ma non basta. Dovrete poi minimizzare tutto. Avete attaccato frontalmente l'Islam approfittando delle Twin Towers che hanno generato un'ovvia ondata di razzismo nel cuore dei semplici? Quando non servirà più direte il contrario, ossia che voi avete sempre rispettato l'Islam, mentre i cattivi, gli altri, l'attaccavano.
Ma altri chi? Sempre tu eri. Sì sì, ma la gente, la maggioranza della gente, non lo ricorda già più, e così come aveva elargito il suo applauso sull'onda dell'emozione violenta contro il terrorismo, ora apprezza la tua nobile e rasserenante dichiarazione di pace... e ti riapplaude!
Il leader mediatico, cioè, nega sempre che ci siano elementi di contrasto. Tecnica, tecnica scientifica di addormentamento delle masse, calcolo puro, spietato.
Centinaia e centinaia di scienziati potrebbero spiegarvelo molto meglio di me, ma tacciono, sanno che sarebbe inutile.
La credibilità di un leader mediatico è schiacciante anche di fronte ad un premio Nobel, perché le papere non vanno dietro a un Nobel, non sanno leggere... Vanno dietro alla mamma, anche se ha i tacchi rinforzati, invece delle zampe, e non ha piume sulla testa.
La stessa tecnica occulta e persuasiva viene praticata tutti i giorni con l'audience o i sondaggi politici. Il solo fatto di dire alla televisione da Bruno Vespa, per esempio, che il governo, secondo l'ennesimo sondaggio, ha aumentato i consensi del dieci percento, anche se il dato fosse falso, ossia comprato, produce un'alterazione oggettiva della realtà. Istintivamente ci si schiera con chi vince, così come si va a vedere il film che tutti dicono sia un enorme successo non quello che dicono sia una bufala. E il dieci percento in più tende a realizzarsi per davvero, si chiama “profezia autoavverante”.
Chi glielo spiega alla maggioranza di questo paese? Chi gli fa, se non altro, da contro-papera? Fassino? Mastella? Dini?
Ve lo ripeto, qui si stanno usando i gas, e sono altrettanto letali per il formarsi di una libera opinione. I gas sono le televisioni e questo governo ne fa un uso scientifico, e che vi piaccia o no questa è una notizia e dovrebbe farvi male. Un grosso livido sulla coscienza, di quelli eterni, perché io durerò poco e voi dovrete ricordarvi di quello che vi ho detto anche quando non ci sarò più.
L'opposizione? Stai dicendo se il governo precedente non faceva lo stesso, fratello? Ma l'opposizione in questo paese non sa comunicare, mi sembra evidente. Comunque non sa usare il mezzo. Altro che contro-papera, papere e basta! Si fa male da sola, ma almeno non altera la realtà con tecniche subliminali studiate a tavolino in anni e anni di preparazione sul campo, di telenovelas, di soap opera, di televendite, di tecniche pubblicitarie d'avanguardia...
Il Grande Fratello è tra noi, credetelo. Un piccolo fratello ha potuto dirvelo meglio di un premio Nobel. E lo sapete perché sono stato convincente? Perché come Silvio io sono un Figlio della Provvidenza virtuale... Qua qua qua...

Diego Cugia



I mediocri girano liberi

...La cosa che più mi piace dei cubani è che non sono mai mediocri, perché sono i mediocri che stanno fottendo l'Italia.



Sapete una cosa fratelli man mano che passano le ore il mio pessimismo va aumentando. Comincio a credere che tra me e il mio paese non ci sia piu molto da dirci.
Certo, proverei consolazione nel vedere Piazza del Popolo senza le automobili, ma se poi il recinto me lo riempite di imbecilli che ci fanno un picnic, sapreste dirmi che differenza fa?!
Lo so, sto brontolando come un vecchio rompicoglioni. A forza di pretendere libertà mi sono affannato a volteggiare intorno a un lampione come una farfalla notturna e mi sono bruciacchiato le ali. Io contraddico, è il mio modesto mestiere e sconto la mia condanna per avervi contraddetto.
Mi fa schifo quel vostro paese di pecore in cui l'unica attività è quella di spostarsi da un gregge all'altro a seconda che il pastore sia piu generoso e il vitto un po' piu accettabile. Io a questa mediocrità non resisto, mi avvilisce,mi mozza il fiato! E' l'unica condanna che sarei felice di vedervi contestare, l'unico corteo nel quale marcerei.
Che cos'è che contesto?! Ve lo dico con una frase di Ortega y Grasset: ”L'animo volgare, riconoscendosi volgare, ha l'audacia di affermare il diritto alla volgarità e lo impone dovunque”
Giornalisti, televisivi, politici, questa non è la vostra vita...
Ma tu puoi venire fratello. Tu, tra i 20 e i 40, avresti voluto averli ai tempi di Kerouac quando sulla strada il mondo ha abbandonato le sue ultime idee.
Tu puoi venire fratello. Tu, il cuore strozzato da un nodo scorsoio, cattivo perché non hai un altro mestiere, tu puoi venire fratello. E anche i vecchi, i grandi vecchi che attraversano con la mente le montagne ,e le loro guerre, i loro morti e tutte le cose che hanno amato e hanno perduto...
Ma i mediocri girano liberi, i mediocri hanno invaso le strade, occupato tutto, politica, televisione, giornali, tutto.
I mediocri girano liberi, ci hanno imposto che cosa comprare, cos'è bello cos'è brutto, i film da vedere, le canzoni da ascoltare, quando ridere e quando piangere.
I mediocri girano liberi come poliziotti, e se vedono passare un'idea la sbattono dentro.
I mediocri si alleano con altri mediocri e formano un'esercito di fronti basse, milioni di fronti basse che gridano banalità, e piantano le loro bandiere nei nostri liberi stati mentali, finchè un giorno tutte le idee saranno chiuse ad Alcatraz.
Spegnete la radio e accendete le vostre tv medriocri, perché noi siamo quelli dei sogni bruciati in una notte, quelli che si sdegnano anche se non hanno più fiato per gridare, quelli che ancora amano anche se sono stati traditi mille volte...

Ma i mediocri girano liberi, i mediocri hanno invaso le strade, i mediocri hanno occupato tutto, e questa è la tua ora d'aria...

Diego Cugia

I tipi come me...



In questa tana da dove vi trasmetto non c'è più spazio nemmeno per un cioccolatino, l'elenco ve l'ho già compilato più preciso di un ufficiale giudiziario. Notti fa con gli scatoloni delle vostre lettere c'ho tirato su una parete divisoria poi, all'alba, lo sfracassata giù...
Gli uomini soli fanno cose strane come i bambini.
Mi ero immaginato di dover dividere questo bicamere con un'altra presenza e fra me e la sua privacy avevo costruito con le lettere un muro di "amici"... ma sono i nemici quelli che fanno muro. Donne e amici si fanno attraversare, se amano, se si lasciano amare; e quella sarebbe stata la parete che, rispettando le libertà reciproche, non avrebbe mai potuto dividere la nostra unione.
Gli uomini soli, come i bambini elaborano in certe sere di pioggia sottile queste contorte teorie, ma io non ho amici... voi siete troppi e di me stesso sono sconcertato, costretto dal mio ruolo mi industrio a farvi compagnia e la magia riesce.
Se ci pensate è assurdo, i tipi come me non sono certo compagnoni. Mettete che giocassimo al mercante in fiera, presente i banditori d'asta? Quella si è gente che fa ridere, loquace, con la battuta sempre pronta, lo scioglilingua in tasca . Le ragazze dal gran ridere gettano i capelli all'indietro e gli amici complici sghignazzano alle metafore più ardite: "questa è la carta della vittoria..." "Ce l'ha lungo lungo..." "Chi se lo vuole aggiudicare?" e con il collo di una giraffa svoltano una serata. Dj nati!!
Ma io? Se mi vedeste in una serata di pioggia sottile sottile come quella, quando tutto muore, altro che giraffe e dj. "Jack non è che hai un muso lungo?", mi direste... "Quello è il becco di un pellicano". Scoppiereste a ridermi in faccia e io farei una pessima figura.
Gli uomini soli come i bambini non sono tipi sportivi, così vi verrei a noia lo so, è inevitabile, perché il problema non è mai il genere di pupazzo che si è, il problema è la durata della pila.
Quante puntate vi ho fatto credere di essere carico? Notizie, contro notizie, squarci di vita personale, attacchi, finte, canzoni di una vita, la tua voce tesoro, i miei precari equilibri e la mia stabile follia...
Ma quanto pensavate che potesse durare questo spettacolo indecente, questa vita faziosa, questi pugni sul muro, queste opinioni di un millantatore... credevate davvero che esistessero vite col trucco? Pupazzi senza pila ed eterni pupari?
No, non ce l'ho con voi, questo mai, siete tutto quello che ho, non faccio differenze fra chi mi tratta da panchinaro della nazionale delle ideologie sepolte e chi mi vive come il pibe de oro della comunicazione sotto pelle, perché non sono ne questo ne quello...
Mi torna in mente una vecchia canzone di Paolo Conte, una cena di ex compagni di scuola: il vino, il chiasso, risate, memorie, battute grasse, in fondo alla tavolata c'è uno che agita la mano in aria, uno che scivola giù e scompare gridando aiuto, ma nessuno se n'è accorto... a quello gli era finita la pila.
Che faccio continuo o basta così? Vi metto un rap: bello, nero, incazzato; per dimenticarvi tutte queste menate? O avanti a testa bassa e rischio l'incidente.
Perché i ricordi di certe serate di pioggia sono anche peggio delle serate in se e per se, certi ricordi sono automobili che ti tamponano eternamente, cambia solo in modello, della macchina intendo, il ricordo che ti mette sotto è della stessa specie... e a me quella sera mi faceva male una presenza, molto, molto vicina era quasi con me; stava per arrivare o ripartire ancora... scusate faccio un po' di confusione, ma il problema di quelli a cui tieni tanto è che non stanno mai fermi e succede, perché succede invariabilmente, che se tu gli fai un discorsetto chiaro e piuttosto ben riuscito ti accorgi, proprio sulla battuta finale che precede l'applauso, che stavi parlando da solo!
I bambini e gli uomini soli dialogano spesso con questi compagni immaginari, ma per saggio pudore li fanno sparire a questo punto, se attendessero l'applauso diventerebbero pazzi.
Veramente io non ho ben capito se innalzando quella buffa parete divisoria, costituita dagli scatoloni delle vostre lettere quella presenza amica volevo accoglierla in casa oppure dividermi da lei, difendermi da quello che stava per dirmi... questo si lo ricordo.
I bambini e gli uomini soli presagiscono sempre gli abbandoni, perfino con svariate ore d'anticipo, o forse volevo soltanto trattenerla con la scusa delle vostre lettere... Questo, soprattutto questo, si...
Il grande gioco che avevo architettato era complesso, ma scaltro: avrebbe dovuto leggere le vostre lettere infinite una per una, per guadagnarsi il premio di arrivare a me solo alla fine smontando tutta la parete.
Non gli avrei concesso neanche un "buonanotte amore mio"; scusate ma i compagni di gioco devono per forza essere soltanto maschi? No neanche un bacio le avrei anticipato pur di non essere lasciato solo, di non essere più investito da tutte quelle macchine della stessa specie, la specie sua: "femminile singolare..."
E voi fratelli eravate la mia garanzia, il sigillo sul patto, su questo grande gioco: voi o meglio le vostre lettere infinite, che lei avrebbe dovuto leggere per riconoscermi in voi, il che mi sembrava meno rischioso di riconoscere direttamente me... primo perché non succede quasi mai, secondo perché voi soltanto ascoltatori avete un idea molto più avvincente e romantica di quanto Jack abbia di se stesso!
Ah, quanto avrei voluto nascere battitore del mercante in fiera! Per cui da latitante mi sarei accontentato di un amore riflesso, ma i compagni immaginari, soprattutto di genere femminile, sono come i bambini, gli uomini soli e le lettere degli ascoltatori della radio: conoscono le regole del gioco, e il mio era truccato.
Per amore, d'accordo, ma truccato, per solitudine va bene, ma truccato. E non so se entrando o uscendo, questione di punti di vista, dipende se uno l'attende o se aveva smesso di attenderla definitivamente, lei ha alzato il naso in aria e ha guardato la parete con una lieve smorfia di disappunto... "Si si vede che tu non hai mai fatto il battitore del mercante in fiera" ha detto, spolverando lettere e vecchi romanzi con lo sguardo. "C'è un fracco di polvere non si respira, da quanto tempo in questa stanza non è stata raccontata una barzelletta?" mi ha chiesto, spalancando le finestre e lasciando passare le risate volgari di una coppia di amanti della palazzina di fronte: l'avvocato e la dattilografa.
Io li avevo sempre trovati maleducati e sgradevoli, soprattutto per quella brutta abitudine di fare sesso con le tapparelle alzate... Ma a lei ho capito che piacevano assai perché ha sorriso di gusto e a lungo. Poi ricordandosi di me come una malattia, di me che stavo ponendo una rosa in un bicchiere sulla parete divisoria, mi ha gettato un'occhiata distratta.
"Perché mi hai fatto venire fin qui?"
"Solo per amore..." ho detto tutto d'un fiato,
"Ma io non faccio amore a tempo", mi ha misurato dalla testa ai piedi. "E la tua pila è quasi scarica".
"Sì, perchè quella degli altri invece..." Ho ridacchiato, ma mi è uscito un: "Ahi!..."
Sapete com'è, m'ero risentito.
Gli uomini soli sono più suscettibili dei bambini e invece hanno questo in comune: amano troppo e non sanno come farlo capire e non è detto che non sia meglio così.
Comunque il problema non si è posto perché lei è uscita, o è entrata.
Sia come sia ho sentito in casa un gelido spostamento d'assenza, quel vuoto mosso, quel freddo agitato che lasciano i treni veloci e sfuggenti nelle stazioni secondarie.
Ve l'ho detto era una serata di pioggia sottile: nei vetri alle finestre si rifrangevano i fari di molte automobili che mi venivano addosso e non avevano mai smesso di investirmi da tempo immemorabile. Automobili della stessa marca e io, scusatemi, ho buttato giù la parete delle vostre lettere con una manata.
In ogni dramma che si rispetti a un certo punto il protagonista forza la mano, solo che io l'ho fatto con una notevole violenza. Si vede che avevo interpretato lo stesso ruolo in troppe commedie. Soltanto dopo mi sono detto tutte le parole che avete ascoltato, le ho addirittura viste rimbalzare sulle vostre lettere sparse sul pavimento, o forse non erano parole, erano lacrime o gocce dalla finestra rimasta spalancata... E voi senza volerlo ci siete scivolati sopra, allora come adesso, poi siete rimasti a guardare la coppia di amanti nudi al neon...
Potete voltarvi ora, ho finito. Ogni tanto fra amici immaginari succede di sfogarsi no?
Mettete che fuori piova e che sia appena entrato o uscito qualcuno e a voi sembri, ma è solo un sottile sospetto... che si tratti della vostra vita.

Diego Cugia

Metafore & Metamorfosi (novembre)

ZAPPING

La televisión amigo Daniel, es el Anticristo y le digo yo que bastarán tres o cuatro generaciones para que la gente ya no sepa tirarse pedos por su cuenta y el ser humano vuelva a la caverna, a la barbarie medieval, y a estados de imbecilidad que ya superó la babosa allá por el pleistoceno. Este mundo no se morirá de una bomba atómica como dicen los diarios, se morirá de risa, de banalidad, haciendo un chiste de todo, y además un chiste malo.
Carlos Ruiz Zafón

La televisione amico Daniel, è l'Anticristo e io dico che basteranno tre o quattro generazioni affinché la gente non sappia più neppure tirarsi una scoreggia per conto prprio e l'essere umano torni alle caverne, alla barbarie medievale, ed a stati di imbecillità che la lumaca superò già nel pleistocene. Questo mondo non morirà di una bomba atomica come dicono i giornali, morrà di risata, di banalità, facendo una barzelletta di tutto, ed inoltre una barzelletta brutta.
Carlos Ruiz Zafón




Voce fuoricampo:
Siamo tutti dei soggetti a rischio. E non serve a niente metterti il preservativo per fottere la vita, perché lei non se lo mette per fottere te.

Sul tavolino di fianco al divano ci sono due cose: il telecomando e la Bodeo calibro 10.35. Dellamorte ne prende una a caso e spara contro il televisore. Appare un imprenditore che si è dato alla politica, e il guaio è che la politica se l'è preso. Sta facendo un comizio in un teatro, sorride, inelegante in sé oltre che di fuori, col suo doppiopetto.
Dellamorte lo lascia parlare per un po', poi allunga di nuovo la mano di fianco, posa il telecomando e prende la Bodeo, e prende la mira.
Spara contro il televisore.
BANG!
"Gna?!" sussulta Gnaghi.
Lo schermo è intatto. Dentro lo schermo, la fronte dell'imprenditore (e come rende bene l'idea questa parola, di uno che imprende, prende, ruba) è esplosa schizzando sangue, schegge di osso e quel poco di materia cerebrale che ha.
Barcolla, gli occhi spalancati per la sorpresa. C'è uno zoom indietro e si vede il gran casino del teatro Manzoni, da cui viene trasmesso il comizio, con la gente che si alza e i poliziotti che cominciano a correre. L'ex imprenditore, ex politico, ex tutto oramai, cade in ginocchio sul palco, i suoi lo soccorrono, lui gli si adagia piano tra le braccia e c'è una specie di blasfema pietà. Il telecronista tutto eccitato e felice (ma sì, finge di essere sconvolto, ma lo è, felice, vota - votava - per lui, ma vuoi mettere uno scoop così?) spara parole a raffica che sembra voglia ammazzare anche lui qualcuno, nell'entusiasmo del momento.
Gnaghi guarda senza espressione e fa un "Gna" che, ne sono certo, esprime il sentimento di tutti noi meglio di mille parole.
Ora Dellamorte ha la pistola in una mano e il telecomando nell'altra, tutt'e due puntati contro il televisore, e spara di nuovo. All'ultimo alito di televita di quello là che non imprenderà più niente a nessuno si sotituisce la stronza repellente che è al bar dell'università e c'è il deficiente che le dice "Prendi tutto quello che vuoi" e lei di solito risponde "Esagerato! Mi vuoi tutta ciccia e brufoli?", ma stavolta il sogno si realizza e lei non lo dice, non lo dirà più, perché Dellamorte ha sparato ancora e all'oscena troietta entra in bocca il proiettile esplosivo, che le scaraventa la mascella sul bancone del bar, e dentro le cade un pacchetto del cioccolato che non dà ciccia e brufoli.
Un
BANG!
del telecomando cambia canale. Un
BANG!
della pistola cambia la vita in morte a una conduttrice di tolsciò, che era li tutta entusiasta di essere falsamente scandalizzata per un ospite del suo programma per famiglie che ha chiamato cesso il cesso.
L'ultimo
BANG!
spegne il televisore.

Voce fuoricampo:
Fa male guardare troppo la realtà, a quelli che stanno dentro la tivù. Possono fare tutto lo zapping che vogliono, ma dall'altra parte dello schermo c'è sempre la canna della mia pistola.

Tiziano Sclavi
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DIALOGO DEI RICCHI E DEI POVERI

Ieri sera ho visto Annozero. In studio Tremonti e Bersani. Fuori, centinaia di disoccupati...
Tremonti e Bersani hanno scherzato un po’ e si sono azzuffati un altro po’. In gergo teatrale, hanno gigioneggiato. Più che dei personaggi, i politici d’oggi sono delle maschere. La politica è diventata una commedia, un’operetta. Berlinguer o Moro non ridevano mai. Erano sobri. Oggi la tragedia si è trasformata in farsa. Tranne per i disoccupati, sullo sfondo. Le loro lacrime cristallizzate nel tempo.
Anche il conduttore di Annozero, di tanto in tanto, rideva...
Ma perché a parlare di chi non ha i soldi per arrivare alla fine del mese c’è chi ha i soldi per arrivare alla fine del secolo?

Diego Cugia
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COSE CHE SUCCEDONO...

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita.
I colpi riscontrati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.

Erri De Luca
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FUCK YOU !



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FUCK FICTION



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RECUERDA POR SIEMPRE EL CINCO DE NOVIEMBRE…

Recuerda, recuerda, el cinco de noviembre.
El complot y la traición recordarás.
Por ninguna razón el complot de la pólvora.
Debería olvidarse jamás…


V de Venganza



Ricorda per sempre il 5 Novembre, il giorno della Congiura delle Polveri contro il parlamento, non vedo perchè di questo complotto, nel tempo, il ricordo andrebbe interrotto.
Ma l'uomo? So che il suo nome era Guy Fawkes, e so che nel 1605 tentò di far esplodere il parlamento inglese. Ma chi era realmente? Che tipo d'uomo era?
Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo perchè l'uomo può fallire. L'uomo può essere catturato, può essere ucciso e dimenticato; ma quattrocento anni dopo, ancora una volta, una idea può cambiare il mondo.
Io sono testimone diretta della forza delle idee, ho visto gente uccidere per conto e per nome delle idee, li ho visti morire per difenderle, ma non si può baciare una idea...non puoi toccarla, nè abbracciarla, le idee non sanguinano, non provano dolore. Le idee non amano.
Non è di una idea che sento la mancanza, ma di un uomo. Un uomo che mi ha
riportato alla mente il 5 Novembre, un uomo che non dimenticherò mai.




Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere.
Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità.
E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò.
Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio.
Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta?
Guerre, terrore, malattie. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler.
Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio.
Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato.
Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.
Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre.
Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.