Produci, consuma e... crepa

In fondo, […] si sente oggi che il lavoro come tale costituisce la migliore polizia e tiene ciascuno a freno e riesce a impedire validamente il potenziarsi della ragione, della cupidigia, del desiderio d’indipendenza. Esso logora straordinariamente una gran quantità d’energia nervosa, e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, al sognare, al preoccuparsi, all’amare, all’odiare”.

Friedrich Wilhelm Nietzsche


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C’era una volta un piccolo Paese. Nel piccolo Paese c’era un piccolo fornaio che lavorava il giusto, né troppo né poco. E infatti quel giorno lì era di domenica nel piccolo Paese e il piccolo fornaio se ne stata a casa, nella sua piccola casa, insieme alla piccola moglie. Però a un certo punto al piccolo fornaio gli venne voglia di una pagnotta di pane. Disse, ma sì, vado a lavorare un'oretta e mi faccio 'na bella pagnotta di pane in più per questa piccola domenica. Disse alla moglie “Vado a fare una pagnotta e la riporto a casa per il pranzo”.
Uscì fuori, si mise la strada sotto le scarpe e arrivò al forno, lavorò un'ora e fece 'na bella pagnotta di pane. Poi uscì dal forno per tornarsene a casa con la sua pagnotta di pane. Lungo la strada incontrò il piccolo salumiere del piccolo Paese, che nonstante fosse domenica, pure lui lavorava. Il piccolo salumiere disse al piccolo fornaio:
Ma che fai? Ti mangi il pane e basta? Senza companatico? Lo vorresti un po’ di salame?
E magari”, gli disse il piccolo fornaio, "ma con che te lo pago?"
Mi dai la pagnotta di pane e io ti do il salame”, gli disse il piccolo salumiere.
Ma se ti do la pagnotta di pane, poi io rimango senza pane... solamente col salame”, gli rispose il piccolo fornaio.
"Ma no", gli disse il piccolo salumiere "Il piccolo Paese è un piccolo Paese capitalista. Si lavora e si produce... e più produci più consumi. Produci e consuma, produci e consuma!
"Certo!" disse il piccolo fornaio. A quel punto il fornaio parve di capire il discorso e corse al forno, lavorò un’altra ora e tornò nel suo piccolo forno e fece un'altra pagnotta di pane. Lavorò un'altra ora, perciò dopo due ore di lavoro uscì fuori con queste due pagnotte. Una la dette al piccolo salumiere, e il piccolo salumiere in cambio gli dette un piccolo salame. Così adesso tutto contento il piccolo fornaio con il pane e il companatico se ne tornò verso casa.
Però lungo la strada incontrò il piccolo oste, che nonostante fosse domenica pure il piccolo oste quella volta lì lavorava. Il piccolo oste disse al piccolo fornaio:
Ma che fai? Muri a secco? Mangi pane e salame e non bevi? Non lo vorresti un bel bicchiere di vino? Lo vuoi un fiasco di vino? Te lo do?
E magari” gli disse il piccolo fornaio "ma con che te lo pago?".
Me lo paghi col pane e col salame che c'hai”.
E vabè", gli dice il piccolo fornaio "ma se ti do il pane e salame e mi prendo il vino, io poi c'ho il vino e che ci mangio insieme al vino che ho preso da te?
Ma no", gli disse il piccolo oste "il piccolo Paese è un piccolo Paese capitalista. Bisogna lavorare. Se lavori…produci, e più produci più consumi. Produci e consuma, produci e consuma!
" E già...", quel piccolo fornaio si ricordò che l’aveva già sentita ‘sta cosa. Corse al piccolo forno e lavorò altre due ore, fece altre due pagnotte e potè comprare il salame dal salumiere. Quindi col salame e col pane che aveva prodotto prendersi un bel fiasco di vino dall'oste.
E così adesso tutto contento, dopo mezza giornata di lavoro, quella domenica lì nel piccolo Paese, il piccolo fornaio se ne tornò verso casa con il pane, con il salame e con il suo fiasco di vino.
Lungo la strada però incontrò il piccolo sarto del piccolo Paese, che nonostante fosse di domenica pure lui quel giorno di domenica lavorava. Il piccolo sarto fermò il piccolo fornaio e disse:
Piccolo fornaio, ma che fai? Vedo che sei un benestante, ormai... C'hai da mangiare e da bere, e vai in giro come un barbone? Co' 'sti vestiti vecchi, tutti sporchi di farina? Ma lo vorresti un abito nuovo?
E magari” disse il piccolo fornaio. “Ma con che te lo pago un abito nuovo?
E con che me lo paghi..." disse il piccolo sarto del piccolo Paese "Mi dai pane, salame e un fiasco di vino e io ti faccio un bel vestito nuovo”.
Ma se ti do pane, salame e un fiasco di vino", gli disse il piccolo fornaio "senza pranzo che mi mangio io? Vado a casa vestito per bene, ma rimango a stomaco vuoto
Ma no", gli disse il piccolo sarto del piccolo Paese "il piccolo Paese è un piccolo Paese capitalista. Bisogna lavorare. Se lavori…produci, e più produci più consumi. Produci e consuma, produci e consuma!
"Certo..." disse il piccolo fornaio che sapeva bene come comportarsi. Corse al piccolo forno e lavorò n'altra mezza giornata e dopo quattro ore fece tante pagnotte per poter dare il pane al sarto e potergli anche comprare il vino e il salumiere.
Finalmente, dopo una gionata intera di lavoro e di fatica, stanco ma felice, se ne tornò a casa col vestito pulito. Si mise seduto vestito per bene e cominciò a mangiare il suo pranzo che ormai era diventato una cena.
Appena seduto la moglie disse: “Oh... Sei uscito per fare 'na pagnotta, dovevi tornare dopo un’oretta e invece sei stato fuori tutto il giorno. Adesso che torni ben vestito e con una cena completa ti mangi tutto da solo. Lo sai che chi mangia da solo se strozza? Dammi almeno un pezzo di pane”.
No", rispose il piccolo fornaio "Non ti do un pezzo di pane. Adesso siamo ricchi e tu sei mia moglie e quindi devi avere pure tu la pagnotta di pane e un salame e del vino e un vestito nuovo! Ho lavorato e guadagnato tanto e lavorerò e guadagnerò per tutt’e due. Noi viviamo in un piccolo Paese capitalista. Se lavori…produci, e più produci più consumi. Produci e consuma, produci e consuma!
E così il piccolo fornaio lasciò tutto quanto e corse a lavorare nel suo piccolo forno. Lavorò tutta la notte e dopo tante ore di lavoro finalmente tornò a casa con la cena fredda e un altro vestito per la moglie. La trovò che dormiva e pure lui, che era stanco morto, si addormentò senza la forza per mangiare.
La mattina appresso non si svegliò. La sera prima era stanco morto, adesso era morto e basta. Cosi la moglie quando si svegliò e lo trovò morto fece una piccola telefonata. Chiamò il piccolo becchino e il piccolo prete del piccolo Paese. “Facciamogli la messa”, disse il piccolo prete. “Facciamogli il funerale”, disse il piccolo becchino.
La vedova sembrava indecisa. “Ma voi siete benestanti”, disse il prete. “C'avete da mangiare e da bere... pane, companatico, vino. Siete vestiti bene”. “Pure noi vogliamo mangiare, bere e vestirci meglio”, aggiunse il becchino.
Cosi la piccola moglie del piccolo fornaio capì e uscì fuori per andare al forno a lavorare. Camminava per strada la piccola moglie intanto vedeva che per le strade del piccolo Paese si muovevano e andavano al lavoro piccoli fornai, piccoli salumieri, piccoli osti, piccoli sarti, piccoli preti e piccoli becchini, piccoli operatori di call center e piccoli cassieri di supermercato, piccoli operai e piccoli impiegati, piccole maestre e piccoli soldati. Tutti correvano al lavoro.
Era un'altra bella giornata nel piccolo Paese capitalista. Intanto la radio trasmetteva una famosa canzonetta. La musica era allegra, il ritornello orecchiabile restava nel cervello. Diceva: “Produci e consuma...".
"Produci e consuma...", diceva la televisione.
"Produci e consuma...", c'era scritto sui giornali.
Produci, consuma e... crepa.

Ascanio Celestini


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Che lavoro fai? Solitamente è la seconda domanda dopo come ti chiami? quando conosci una persona. Ognuno di noi ha un lavoro però è difficile spiegare cosa sia. È un qualcosa che si dovrebbe aver voglia di fare, ma per la maggior parte dei lavoratori questa voglia non c’è. Avere un lavoro significa fare sempre la stessa identica cosa. Fare una cosa uguale o simile tutti i giorni per decine di anni e la si fa per ottenere un salario non perché ne abbiamo realmente voglia o la consideriamo particolarmente utile, la facciamo perché abbiamo bisogno di reddito.
Dopo tanti anni che si fa lo stesso lavoro si sa fare solo quello, diventiamo degli esperti ma solo dell’attività che siamo costretti a fare per un salario.
Il lavoro impedisce l’invenzione e la sperimentazione di rapporti più ricchi e articolati, ci priva della gioia del saper fare tante attività diverse e di farle non perché dobbiamo ma perché ci sembra giusto e necessario farle per la nostra comunità.
La storia della modernità è la storia dell’imposizione del lavoro, che ha lasciato sull’intero pianeta una lunga scia di desolazione e di orrori. Infatti la sfacciata richiesta di sprecare la maggior parte dell’energia vitale per un fine tautologico, deciso da altri, non è stata sempre a tal punto interiorizzata come oggi. Ci sono voluti diversi secoli di violenza aperta su larga scala per far entrare, letteralmente a forza di torture, gli uomini al servizio incondizionato dell’idolo “lavoro”.

Andrea Staid


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IL LAVORO, UN'ATTIVITA' INUMANA

Il lavoro oggi serve a qualcos’altro, che non sia l’accumulazione di merci e il soddisfacimento di una voglia o di un presunto bisogno di consumo individualizzato, se non individualista? Che cosa cerca il lavoratore mentre sta svolgendo un compito che gli divora un buon terzo dell’esistenza, se non acquisire con il denaro ciò che gli permetterà di consumare, quindi di distruggere o di usare altre merci create con l’unico scopo di soddisfarlo? È così evidente che il lavoro ha perso ogni senso trascendente. Lungi dall’essere superiore alle altre attività umane, ne rappresenta invece la feccia, perché, con il posto che occupa nella vita e nei rapporti sociali, impedisce la creazione e l’invenzione di altre relazioni. Anzi, peggio: attraverso la struttura ideologica che lo giustifica e che domina il pensiero politico ed economico, è dominio in atto sugli esseri umani – e sulla natura in generale. In sintesi, il lavoro non fa altro che nuocere all’individuo e alle comunità.
Il lavoro è così il risultato di un rapporto di dominio, in origine estremamente semplice. Ma mentre gli eventuali rapporti di dominio primitivi erano interni alla specie – dell’uomo rispetto alla donna o viceversa, cioè patriarcato o matriarcato, maschio dominante rispetto a maschio dominato e così via, ovvero rapporti “animali” – il lavoro introduce una nuova dimensione: i rapporti di dominio non sono più, come nel caso degli animali, interni alla specie, ma si affermano ora tra la specie e un’entità concepita direttamente come esterna, la natura. La mano non raccoglie e non caccia più: fa della natura il proprio prolungamento, il proprio complemento o strumento.

UN'IMMAGINE DI DOMINIO

Dunque, fin dall’inizio il lavoro nuoce all’individuo e all’umanità, perché pone un estraneo che si dovrà dominare e si rivelerà ostile, fino a farlo diventare il Nemico. La natura è addirittura un’incarnazione del Male, secondo la convinzione più diffusa, è la lotta per la vita, struggle for life, di tutti contro tutti che la caratterizza. Questa natura rigogliosa ed esuberante si contrappone al lavoro fin dall’inizio, perché è d’intralcio all’agricoltura – come esprime il concetto distorto delle “male erbe” da estirpare dagli orti e dai campi.
Ma i rapporti di dominio tra specie in seno alla natura sono un mito inventato dai biologi per giustificare l’immagine che l’umanità ha di se stessa – perché non può averne un’altra, come vedremo. È un’immagine di dominio, quindi di asservimento. In realtà, non esiste nessun rapporto di dominio di una specie sull’altra in natura. La selezione naturale, la lotta per la sopravvivenza, l’imperativo dell’adattamento sono visioni ideologiche. Niente di questo s’impone agli individui delle diverse specie. In uno spazio equilibrato – dove non interviene l’uomo – le specie si evolvono e si adattano continuamente. Le eventuali prede non sono “riserve alimentari” ma un elemento del tutto – così un animale erbivoro si colloca nella lunga catena che va dal microrganismo all’animale che si nutre di carogne, passando dal vegetale, dall’erbivoro e dal suo predatore. Quest’ultimo non è né un dominante né un padrone: d’altronde il leone sazio vive accanto alle mandrie che possono evolversi liberamente. Non le tormenta come fa il padrone con coloro che domina. Per questo la selezione naturale - oggi diventata del tutto artificiale – interviene solo a seguito di mutazioni più generali, che comportano per esempio un cambiamento del clima, della vegetazione o di altri elementi sovradeterminanti. La parte dell’uomo contemporaneo in questo genere di catastrofi non è più contestata da nessuno: l’uomo crea solo modifiche dagli effetti inauditi.
In natura quella che è determinante è la complementarità delle specie. Se gli scienziati vi hanno visto per lo più il contrario, è per il fatto che essi navigavano nel metadiscorso: credendo di parlare della natura, parlavano in realtà dell’umanità alienata e in questo modo le indicavano il credo al quale essa doveva aderire e che doveva trasmettere di generazione in generazione. Doveva diffondere un credo di conflitto, di lotta, perché essa stessa era un luogo di lotta. La sua alienazione rendeva necessario disporre di un tale credo per credere ancora un po’ in se stessa, credere nonostante tutto che quella aggressività di cui faceva mostra verso se stessa – e non solo l’aggressività di alcuni individui nei confronti di altri, ma semplicemente quella di tutta l’umanità contro se stessa, la sua eterna furia autodistruttrice, vergogna del suo passato, orrore del suo presente... – che quella aggressività altro non fosse che quella che regnava nella natura. E gli scienziati, ricadendo in piedi e facendo credere all’umanità alienata di essere profondi pensatori o addirittura i veri poeti dell’epoca moderna, proclamano ad alta voce il proprio desiderio di fare uscire l’umanità dal suo guscio naturale, di renderla conforme all’idea che pretendono di farsi dell’uomo, un uomo superiore, non aggressivo. Il trionfo di questo discorso contribuisce a separare sempre di più l’umanità dalla natura, dal vero universo di complementarità, per farlo immergere sempre di più nell’universo ostile, aggressivo, distruttivo dell’umanità sotto alienazione scientifica. Purtroppo gli scienziati non operano in questo senso. Perfino il famosissimo Einstein non ha fatto altro che incitare alla realizzazione di una bomba nucleare per liquidare il nazismo, senza capire che comportandosi in quel modo, in ultima analisi, esortava le democrazie ad attuare esse stesse il modello totalitario della Megamacchina hitleriana. Ed è esattamente quello che è avvenuto, con i diluvi di fuoco scatenati sulla Germania, al di fuori da ogni logica militare negli ultimi mesi del 1944 e all’inizio del 1945, e ovviamente con le due bombe di Hiroshima e Nagasaki.

SOCIALISMO O BARBARIE

Da allora il modello della società totalitaria si è adattato alla democrazia e Fukuyama rimpiange solo che i democratici non siano più capaci di ammettere che la dittatura è molto più efficace economicamente della democrazia. Se fosse universalmente adottato questo schema, le cose sarebbero chiare e i politici saprebbero esattamente qual è il loro ruolo: imbellettare la dittatura con il fondo tinta della democrazia. L’apparato ideologico e spettacolare è pronto: basta solo un passo…
Fin dall’inizio il lavoro ha svolto il proprio ruolo cruciale in questo trionfo a tutto tondo dell’aggressività, in quanto ha rappresentato la prima separazione in atto dell’umanità dalla natura. Ma, per un singolare rovesciamento di congiuntura, i nostri dirigenti sono costretti a comporre con le vestigia della democrazia e le opposizioni interne al vertice della propria gerarchia, nel momento stesso in cui la crisi ecologica, diffondendo la paura dell’apocalisse, avrebbe permesso di passare senza grosse scosse a una dittatura dal volto ecologico… Che disdetta: riecco l’alternativa barbarie o socialismo!

Contro il lavoro, Philippe Godard


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Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire: “questo è mio” e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie e quanti errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappati i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: “Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!” [….]
Come un cavallo indomito alla sola vista del morso rizza i crini, batte la terra con i piedi e si dibatte furiosamente, mentre invece un cavallo domato sopporta pazientemente la frusta e lo sperone, così l’uomo barbaro non piega la testa al giogo che l’uomo civile porta senza protestare, e preferisce la libertà più tempestosa a una tranquilla soggezione.
Non è dunque dall'avvilimento dei popoli asserviti che bisogna giudicare delle disposizioni dell'uomo verso la servitù, ma dai prodigi che hanno fatto tutti i popoli liberi per garantirsi dall'oppressione. I primi non fanno altro che vantare continuamente la pace e la quiete che godono nelle loro catene, e miserrimam servitutem pacem appellant (chiamano pace una miseranda schiavitù): ma quando vedo gli altri sacrificare i piaceri, la quiete, la ricchezza, la potenza, la vita stessa per conservare quel solo bene che è tanto disprezzato da coloro che l'hanno perduto; quando vedo degli animali nati liberi che odiano la cattività e che si rompono la testa contro le sbarre della loro prigione; quando vedo turbe di selvaggi nudi spregiare i piaceri europei e sfidare la fame, il fuoco, il ferro e la morte pur di conservare soltanto la loro indipendenza, sento che non spetta agli schiavi il parlare di libertà.


Origine della Disueguaglianza tra gli Uomini, Jean-Jacques Rousseau


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LAVORO O ATTIVITA'?

A questo punto occorre sgomberare il campo dalla grande confusione concettuale che avvolge oggigiorno il termine “lavoro”. Dovrebbe essere ovvio che lavoro non è sinonimo di fatica, anche se la implica. Una certa quantità di fatica è insita in qualsiasi attività – anche in quelle più immanenti al fatto stesso di esistere – questa è una legge fisica inaggirabile. Ma il punto non è questo. L’uomo ha sempre avuto un rapporto ambiguo con lo sforzo fisico. (...)
Da un lato è naturalmente portato a ridurre la difficoltà che deve affrontare nello svolgere una data attività, e ciò potrebbe essere una delle cause dell’origine e dello sviluppo della tecnica.
Uno dei primi principi fisici inconsapevolmente seguito per diminuire la fatica, sarà stato verosimilmente quello della leva, un fantastico ausilio tecnico funzionante al giorno d’oggi come millenni di anni fa. Da un altro lato, l’uomo non ha mai disdegnato la fatica, quando essa era immediatamente diretta a soddisfare un suo desiderio o a ottenere un vantaggio immediato per sé o per i suoi: raggiungere un frutto su di un ramo lontano, costruire un riparo dalla pioggia o una piroga per andare a pescare o solo per attraversare il fiume, fabbricarsi un arco per cacciare con maggiore efficacia (qui le due tendenze si sovrappongono), intagliare un ramo cavo per regalarsi un flauto, cucirsi un bel perizoma per proteggere i genitali, cercare erbe e terre con cui ornarsi il corpo ecc.
Anche l’attività sessuale volta a procurarci l’orgasmo implica un gran dispendio d‘energia, eppure l’affrontiamo con gioia. L’uomo delle società tecnicamente avanzate, che ha sempre meno bisogno di compiere sforzo fisico per guadagnarsi da vivere, che aborrisce la fatica e snobba i mestieri che ne richiedono (accettando per contro lo sforzo intellettuale insito in molteplici attività lavorative moderne), ricerca la fatica volontariamente, quasi come un piacevole diversivo, un benefico compenso: scalando montagne, correndo in bicicletta, macinando in piscina vasca dopo vasca o, più prosaicamente, sudando come una fontana in palestra “per tenersi in forma”.
L’attività sentita come obbligo, dovere, imposizione, costrizione, necessità ineludibile, questa è lavoro. Tento di illustrare ciò con un esempio personale. Io faccio tante cose che mi tornano utili e facendole ne traggo soddisfazione: curo l’orto per procurarmi la mia verdura, poto alberi da frutto per mangiare mele e susine sane, taglio piante per ricavarne legna da ardere, riparo vecchi muri a secco perché non franino… Mai, però, farei queste cose per altre persone a pagamento, perché in quel momento tali attività muterebbero natura, svilirebbero in lavoro perdendo per me qualsiasi fascino.
Quando la vita segue il principio del gioco e del godimento, o l’innata pulsione creativa, l’attività che ne consegue è positiva, salutare sia per l’individuo che per la collettività.
Questa profonda spinta naturale (il gioco è una costante anche nell’apprendimento alla vita degli animali) si manifesta esemplarmente nei bambini, che possono passare ore, fino allo sfinimento, a spingere una slitta su per un pendio dal quale scendere poi urlando di gioia, a sguazzare nell’acqua sollecitando anche il più piccolo muscolo del corpo, a costruire e ricostruire con pazienza da Sisifo castelli di sabbia. E lo scaltro genitore ben riesce a sfruttare questo piacere per l’attività ludica per portare il figlio-bambino a compiere suo malgrado un lavoro, ché se chiesto con questo termine incorrerebbe nel rifiuto o nell’obbedire controvoglia.
Lavoro e libera attività si possono descrivere anche con altri concetti o immagini. Svolgere un’attività per procurarsi i soldi per comperare i mezzi con cui soddisfare bisogni per lo più indotti – la tipica modalità a cui s’è ridotta l’iniziativa individuale nella società capitalistica – questo è lavoro, per leggero e piacevole che possa sembrare; darsi da fare in prima persona per carpire alla natura il necessario per campare decentemente, questo non è lavoro, anche se implica fatica.
Oppure: raccogliere bacche, catturare un cervo, fabbricarsi delle ciabatte, produrre le proprie patate, dedicarsi alla pittura o al cucito non è lavoro; cogliere o produrre una cosa qualsiasi, vendere le proprie abilità manuali, la propria capacità intellettuale, la propria fantasia per procurarsi i soldi con cui acquistare frutta, carne, vestiti, verdura, libri, CD o quadri, questo è lavoro.
O ancora: vendersi per un salario è lavoro. Il fatto di essere costretti a lavorare non può produrre piacere o solo un suo infido surrogato, indipendentemente dalla “qualità” della mansione svolta.
Purtroppo, nell’attuale organizzazione sociale finalizzata alla produzione di merce, profitto e potere, le due distinte caratteristiche dell’intraprendenza umana si sono confuse o, più precisamente, l’attività lavorativa, eterodiretta, resa subdolamente necessaria al soddisfacimento di sempre nuovi falsi bisogni, ha fagocitato quella ludica, il termine “lavoro” è ormai sinonimo di “attività”.

E SE IL LAVORO PIACE?

Non si può fare all’amore dalla mattina alla sera, per questo hanno inventato il lavoro

Il motto sotto il titolo allude alla funzione del lavoro quale surrogato della sessualità: libido repressa, carenza affettiva, difficoltà relazionali ecc. possono “efficacemente” essere compensate attraverso il lavoro e indirettamente attraverso i consumi che esso rende possibili. Sublimazione e compenso riescono a tal punto a snaturare il principio del piacere quale fondamentale fine della vita, da confonderlo con il lavoro, cioè con la maniera più sicura di passare a lato della vita.
Che il lavoro piaccia a molta gente è purtroppo vero. Da parecchi decenni la medicina ha coniato il termine “workaholic” per designare una vera e propria malattia psico-fisica, quasi una pandemia persistente, che affligge tanti individui d’ambo i sessi dipendenti dal lavoro come si può essere dipendenti dalla droga, dai medicinali, dal fumo o dall’alcol.
Una categoria particolarmente affetta da questo morbo è quella dei quadri superiori, manager, direttori, amministratori delegati di SA e multinazionali. (...)
Fuori dalla letteratura, nella società reale esiste – oltre alle élite dirigenti, la cui malattia da lavoro può trovare una forte giustificazione materiale (ricchezza e potere) – una schiera più numerosa di persone d’ogni ceto affette da una sindrome ideologica altrettanto micidiale; alludo a chi vede nel lavoro l’unica via degna di essere praticata per garantirsi la sopravvivenza, assumendolo nel contempo quale mezzo per realizzare l’illusorio sogno di emulare le suddette élite.
A parziale discolpa di chi vede nel lavoro un valore positivo va considerato il triste fatto che, troppo spesso, il mondo del lavoro rappresenta per la singola persona l’unica maniera di socializzare: vedere altra gente, stringere amicizie, partecipare a eventi vari, conoscere altre realtà, superando così la ristretta sfera della vita familiare.
Non va comunque scordato che solo in casi rari si può veramente scegliere per impulso proprio una professione che piaccia o soddisfi. La libertà di scelta è sempre limitata dall’offerta altrui. I mestieri sono prestabiliti ed i giovani vengono per lo più influenzati da genitori, maestri e orientatori professionali in base alle necessità congiunturali dell’economia o dello Stato. Oltre che influenzata, la scelta è inoltre obbligata: la società attuale chiede ad ognuno/a di sottoporsi al lavoro salariato.
Liberarsi dal lavoro significa quindi anche liberarsi da quest’obbligo di scegliere tra finalità altrui, acquistando la possibilità di agire secondo le proprie pulsioni..

Il turista e il pescatore

Concludo il mio testo con una parabola che riassume tante sfaccettature di un modo di vivere e di pensare positivo, responsabile e sostenibile: sottrazione alla logica del mercato e del consumismo, sintonia con i ritmi naturali, sobrietà, attività autonoma, padronanza dei mezzi di sostentamento e, non da ultimo, rifiuto del lavoro salariato.
A metà mattino, l’industriale tedesco in vacanza nell’isoletta greca trova l’amico pescatore seduto sulla veranda di casa che osserva il mare e le navi che vi passano lente e silenziose.
- Buon giorno Kiriakos. Non lavori oggi?
- Sì, ho già finito.
- Come, sono appena le nove e mezzo!
- Finito, ti ho detto. Oggi il mare è stato generoso. Ci ho messo poco a riempire la rete.
- Ma quanto pesce prendi?
- Quanto basta alla mia famiglia e per alcuni anziani che non escono più a mare.
- Dovresti pescarne di più.
- Per che farne?
- Per venderlo e guadagnare più soldi.
- E perché?
- Per comperare una barca più grossa, con la quale puoi pescare ancora di più.
- Ah. E perché?
- Così potresti recarti sul continente, vendere ai molti ristoranti e negozi della città. Fare più soldi e arredare la barca ancora meglio. Così guadagneresti ancora di più.
- Ah. E poi?
- Fra una decina d’anni potresti assumere alcuni marinai che lavorano al tuo posto.
- Ed io, che farei?
- Te ne staresti tranquillo in veranda ad ammirare il mare.
- Ah. Ma quello lo faccio già ora!

Lavoro? No grazie! Ovvero: la vita è altrove, Alberto Tognola


Tempi bui

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L'altro giorno apro il giornale. "Il governo cala nei sondaggi (uh, mi chiedo come mai!) ma la fiducia dell'Italia in Berlusconi è oltre il 70%." Poso il giornale, esco dalla stanza, ritorno dopo cinque minuti, la notizia era ancora lì. La fiducia dell'Italia in Berlusconi è oltre il 70%!
Non importa che la sua politica reazionaria e classista tagli i salari e gli investimenti; distrugga la scuola, la sanità, la ricerca, l'ambiente; metta la mordacchia alla giustizia, all'informazione libera e alla satira; non importano le leggi ad personam, i conflitti di interesse; non importano il disprezzo della Costituzione, del Parlamento e della divisione dei poteri; non importano gli attacchi all'unità sociale e istituzionale del Paese; non importano lo sdoganamento del fascismo, il razzismo di Stato, le guerre criminali, il ritorno al nucleare; non importa che un affarista metta al servizio della sua azienda e dei suoi problemi personali con la giustizia l'intera macchina dello Stato (una cosa che non c'era neanche nel fascismo); tutto questo non importa: la fiducia dell'Italia in Berlusconi, secondo i sondaggi, è oltre il 70%!
Come si spiega?
lo ho una mia teoria.

Quando fai sesso anale con la tua ragazza, l'esperto distingue tre fasi:
nella prima fase, la donna è in ginocchio sul letto, gattoni, le braccia tese, che attende di essere inculata dal tuo silos di carne. La penetrazione non è ancora cominciata, ma il tuo dirigibile sta già esercitando una pressione costante sul suo buco del culo, che in questa fase è ancora reticente.
Si sta così per un po'.

- Come va? -
- Mh. -
- Mh. -

(risate) Vedo che sapete di cosa sto parlando.
A un certo punto, il suo buco del culo timidamente si apre come un ranuncolo a primavera: è la seconda fase. Il tuo martello pneumatico comincia a praticare un varco. Lei allora si gira; e ti guarda sbigottita, incredula, come uno scarafaggio schiacciato da Madre Teresa.
Poi si appoggia sui gomiti e comincia a gemere.

- Ahi! Ahi! Ahi! -
Sembra non volerlo: ma in realtà lo vuole.
- Ahi! Ahi! Ahi! -

Questo è molto eccitante. Almeno per te. Per lei un po' meno: in questa fase, infatti, il suo buco del culo brucia come un anello di cipolla (mi dicono). All'improvviso, la terza fase: la donna cede di schianto, si appoggia sul materasso con la guancia, inarca la schiena e ti offre il suo culo Euro 5, completamente aperto e disossato. Non c'è più dolore, c'è solo piacere. E ti urla: - Sì sì sì sì sì sì sì! -

L'Italia, con Berlusconi, è in questa terza fase.
- Sì sì sì sì sì sì sì! Aaaaah, sborrami sulla schiena! Ma attento ai capelli. -

Questo del consenso oltre il 70% è un paradosso curioso. I motivi che lo spiegano sono tre e corrispondono alle tre fasi dell'inculata.

Primo motivo: il progetto. Berlusconi aveva un progetto e ha impiegato tutti i mezzi, leciti e non, per portarlo avanti. È la prima fase: la pressione costante.

Secondo motivo: la mediocrità dell'opposizione. È la seconda fase: non c'è più resistenza, l'ano si apre.

Terzo motivo: il carattere degli italiani. È la fase 3: l'orgasmo da sottomissione. O, per dirlo con le parole di Saccà:
- Presidente! Lei è amato proprio, nel Paese, guardi glielo dico senza nessuna piangerla, c'è un vuoto... c'è un vuoto che... che lei copre anche emotivamente. -
Silvio: - E' una cosa imbarazzante. -
Saccà: - Ma è bellissima, però. -
- Sì sì sì sì sì sì sì! Aaaaah! Sì sì sì sì sì sì sì! -
Pressione costante, ano si apre, orgasmo.

E così, dopo vent'anni, siamo finalmente arrivati all'egemonia berlusconiana: Berlusconi in questo momento controlla TUTTO. Come ci è arrivato? Be', prima ha edificato un impero mediatico come ormai sappiamo (fondi neri All Iberian a Craxi, finanziamenti enormi da banche infiltrate dalla P2, Dell'Utri3 che fa da cerniera fra mafia e gruppo Berlusconi, Previti che gli porta la Mondadori corrompendo un giudice con soldi Fininvest...Oh, Berlusconi a volte ha dei rimorsi; poi però pensa a quanto è ricco, e tutto passa. D'altra parte, cerchiamo di capirlo: Berlusconi ha bisogno di tutti quei soldi. Senza tutti quei soldi, Silvio Berlusconi sarebbe... Paolo Berlusconi!) e poi, attraverso questo impero mediatico, ha fatto propaganda per se stesso con sofisticate tecniche di marketing politico che vengono dall'America. In America, gli strateghi politici di destra hanno scoperto che l'elettorato non vota in modo razionale, ma in base a suggestioni emotive. Il programma elettorale diventa secondario, se non sai come raccontarlo. Vinci le elezioni (è questo il trucco prodigioso) se lo sai raccontare come una storia che crei con l'elettore un legame emotivo.
Legato emotivamente, l'elettore sospende la sua capacità critica. E magari finisce per votare Berlusconi anche se a conti fatti non gli conviene. È il fenomeno dell'operaio che vota Berlusconi.
Come si racconta una storia in modo efficace dal punto di vista emotivo?
Cinque gli elementi importanti.

Primo elemento: ostacoli da superare.

Nella storia c'è emozione se il protagonista vuole disperatamente qualcosa, ma incontra degli ostacoli che glielo impediscono. Riuscirà a superarli? Solo questo tiene vivo l'interesse del pubblico.
Esempio cinematografico. Ne La finestra sul cortile di Hitchcock, James Stewart è immobilizzato su una sedia a rotelle da una gamba ingessata. Come farà a indagare? Come farà a mettersi in salvo se l'assassino si accorge di lui? Più formidabili sono gli ostacoli, più grande è l'interesse con cui il pubblico segue la storia, perché più viva e soddisfacente sarà la sua esperienza emotiva.
Berlusconi lo sa e infatti inventa di continuo gli ostacoli contro cui lotta: le toghe rosse, la stampa comunista, l'opposizione comunista, la Costituzione comunista.
Ostacoli di cui esagera a bella posta la forza (dato che i media in realtà sono in mano sua, la giustizia è messa nelle condizioni di non lavorare, l'opposizione è minima); ma lui ne esagera la portata in modo che l'azione del proprio personaggio ne risulti esaltata. Berlusconi ha un bravo sceneggiatore. [...] Primo elemento: ostacoli da superare.

Secondo elemento importante di una storia ben raccontata: le debolezze.

Un protagonista non è amato se non ha debolezze. Ne La finestra sul cortile, James Stewart è immobilizzato su una sedia a rotelle da una gamba ingessata. Gamba che gli dà fastidio perché gli prude. Riesce finalmente a grattarsi inserendo un lungo bastoncino fra il gesso e la gamba. Il suo sollievo quando finalmente riesce a grattarsi il prurito è qualcosa di universale. Questo momento non serve alla trama del film, ma a creare il legame emotivo fra protagonista e pubblico.
Sempre ne La finestra sul cortile, altra debolezza, stavolta caratteriale: James Stewart ama Grace Kelly, ma è testardamente refrattario al matrimonio.
Le debolezze rendono il protagonista umano e simpatico. Berlusconi lo sa ed esibisce di continuo le proprie:

a) la vanità: il lifting, il trapianto di capelli, la bandana che lo nasconde, il tacco nelle scarpe, il cerone. Berlusconi si mostra sempre così preoccupato della sua immagine che tu lo vedi e pensi: - Caspita, questo prima di una colonscopia si fa mettere il fard su per il culo! -
Vanità è l'esibizione canora, lo stile di vita faraonico, il vantarsi di dormire solo tre ore a notte e avere ancora l'energia per tre ore di sesso. (Sì, a settantadue anni, come no?)

b) le guasconate: le corna dietro il ministro spagnolo, il cucù alla Merkel, - Mister OBAMAAA! -

c) le donne: gli aneddoti da tombeur de femmes internazionale, le foto con le attricette nella sua villa in Sardegna (tutte addosso a lui, di fianco, sulla schiena, sulle gambe: tre attricette, tre gambe), il compleanno di una diciottenne a Napoli. (Veronica: - lo e i miei figli siamo vittime di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire. - Benvenuta nel club.)

d) la falsità: tutti ormai sappiamo che Berlusconi mente spudoratamente. Anche perché ogni volta che giura sulla testa dei suoi figli, a Piersilvio prende fuoco un orecchio.
Dice il falso, con la smentita il giorno dopo. - Non l'ho mai detto! - Sbraita che la Costituzione è sovietica e attacca il capo dello Stato, ma il giorno dopo: - Non l'ho mai detto! -Ogni volta è come se Braccio di Ferro negasse di mangiare spinaci. - Spinaci? Mai mangiati. -
E la colpa di chi è? Ovviamente della stampa comunista. L'ostacolo della sua storia. Negli ultimi tempi sta accelerando, sente il fiato sul collo. Sentite qua:
"- Oggi il presidenzialismo potrebbe garantire la maggior rapidità di cui c'è bisogno, - spiega il Cavaliere, salvo rettificare subito dopo: - Non ho mai parlato di presidenzialismo. -" ("La Repubblica", 13 marzo 2009, p. 10) Siamo alla smentita incorporata.
Cinque mesi fa ha superato se stesso. Studenti e professori protestano contro la Gelmini, Berlusconi dice: "Avviso ai naviganti: (...) Darò al ministro degli Interni istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine". Lo dice in tv. Scoppiano le polemiche. Il giorno dopo Berlusconi dice: - Non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. -
Tutti si incazzano per la presa per il culo. Il giorno dopo ancora, Berlusconi nega la smentita: - lo non ho cambiato giudizio. - Sigmund Freud, dall'aldilà, ha commentato: - Anche se fossi vivo, non potrei aiutarlo. -
Ritroviamo la stessa strategia durante lo scandalo Noemi. Berlusconi, in forte difficoltà (da Vespa ha raccontato una marea di cazzate sulla vicenda e dal giorno dopo comincia lo stillicidio delle verifiche giornalistiche che lo sputtanano), tenta di distogliere l'attenzione con una trovata a effetto (retorica flash-bang). Al convegno di Confindustria dice che vuole ridurre i parlamentari a cento con una legge di iniziativa popolare. E aggiunge: - Adesso diranno che io offendo il Parlamento. Ma le assemblee pletoriche sono inutili e addirittura controproducenti. -
L'opposizione insorge contro l'ennesimo attacco che mira a un esecutivo assoluto, non bilanciato da altri poteri; e il giorno dopo Berlusconi attacca D'Alema e la Finocchiaro: - Si sono comportati in modo indegno, ignobile e spudorato attribuendomi parole che non ho mai pronunciato e cioè che il Parlamento sarebbe inutile e dannoso. - Quindi chiosa attribuendo ai dirigenti del Pd "l'antico vizio stalinista di capovolgere la realtà".
Dopo lo scandalo villa Certosa/D'Addario (escort a pagamento) Berlusconi, vincendo la sua naturale modestia, dichiara: "lo sono fatto così e non cambio. Gli italiani mi vogliono perché sentono che sono buono, generoso, sincero, leale, e che mantengo le promesse".
In una intervista al "Sunday Times", la D'Addario s'è lamentata del cerone di Berlusconi. "Aveva tantissimo trucco addosso, lo faceva sembrare arancione." Cosa doveva fare, Silvio, toglierselo? Sarebbe stato come sfregiare la Monna Lisa. Le debolezze umane di Berlusconi sono patetiche? Certo, ma il punto è che, attraverso quelle, il pubblico viene indotto inconsapevolmente a identificarsi con lui, Silvio, il protagonista della sua storia. L'identificazione dà al protagonista il vantaggio enorme di un certo capitale di tolleranza. Una volta coinvolto emotivamente col personaggio, infatti, il pubblico tende a sorvolare sulla credibilità della narrazione. [...] Ostacoli, debolezze.

Terzo elemento di una storia ben raccontata: il protagonista deve volere a tutti i costi qualcosa. A tutti i costi: solo questo genera nell'elettore passione ed entusiasmo.

Finestra sul cortile: James Stewart vuole scoprire a tutti i costi se il vicino di casa è l'assassino. Tutti cercano di dissuaderlo (la fidanzata, l'anziana infermiera, l'amico poliziotto), lui va avanti.
Berlusconi? Voleva il controllo di tutto ed evitare la galera. Motivatissimo.
Cosa vuole Bossi? Lo sappiamo. Vuole il Federalismo.
Veltroni cosa voleva? Bella domanda. La prossima volta che lo incontrate, fategliela: - Veltroni, cazzo volevi? -
Perché mica s'è capito. Veltroni sembrava sempre che fosse lì perché aveva perso una scommessa. (mogio) - Scusate, sono qui perché ho perso una scommessa. - E adesso che se n'è andato non è che la cosa è risolta, perché la linea politica del Pd quella è. Il Pd vuole il dialogo perché "imprenditori e operai sono entrambi lavoratori. Certo, infatti sono gli operai a licenziare gli imprenditori. In campagna elettorale (politiche 2008) il Pd era in sintonia con Montezemolo su precarietà, contratti, fisco e stato sociale. Niente critica al sistema, niente conflitto, storia noiosa. Clik.
Storia noiosa, ma drammatica per gli operai, il cui lavoro viene ridotto così dal Pd a semplice merce, col placet di Confindustria.
Poi arriva il crollo delle Borse.
Veltroni: "Pronti ad aiutare sulla crisi'.
Berlusconi: "Non me ne frega niente".
Veltroni (piagnucola): "Nessun premier al mondo farebbe così".
In questa sequenza esemplare, il protagonista della microstoria è Berlusconi. Veltroni è confinato nel ruolo di spalla.
Stesso meccanismo quando Berlusconi va a sorpresa in una sezione storica del Pci, ora Pd, a Campo dei Fiori. Aspettavano Veltroni da settimane, per il tesseramento (che fra l'altro deve ancora cominciare!) e arriva Silvio. Cucù! E la notizia è Berlusconi. Gli ha rubato la scena.
Berlusconi è bravissimo a rubare la scena. Rubare la scena ha il vantaggio dell'effetto sorpresa. Berlusconi è uno che ti punta la pistola alla tempia e poi ti arriva una ginocchiata nei marroni. C'è dolore, ma anche sorpresa. - Uuuuh! Oh?
Altro esempio. Berlusconi visita Bush prossimo a lasciare la presidenza. Quando ho saputo che Berlusconi andava da Bush, ho pensato: - Come farà stavolta a rubare la scena? - Bush lo domina sia economicamente (è il rampollo di una dinastia di petrolieri multimiliardari) sia politicamente (è il presidente americano, il capo dell'Occidente). Come gli ha rubato la scena?
Con un colpo di teatro: mentre sta leggendo il discorso davanti ai giornalisti, Silvio rompe il leggio di legno. Gigione, continua il discorso tenendo il leggio in mano, fra le risate dei presenti. Il giorno dopo, tutti i giornali a parlare del simpatico leggio rotto.
Lo stesso giorno Veltroni dov'era? Qui in basso, minuscolo. Sta dicendo una cosa giusta: - Pensiamo all'economia reale. - Ma è inutile dirlo, se nessuno sta ascoltando la tua storia. Sei l'abbaiare di una noce di cocco. Chi ti sente?
Pensate adesso a come sarebbe stata diversa questa pagina se quello stesso giorno fosse uscita la notizia di un video su Youporn in cui Veltroni sborra in faccia alla Melandri. "Veltroni-Melandri bukkake." In quanto tempo la notizia avrebbe fatto il giro del mondo? Un secondo? Un secondo e mezzo? Non di più.
Un mese dopo, una mattina accendo la tv. "Borghezio ricoverato per un malore." E io: - Uh, ha vinto Obama!-
Viene eletto Obama. Momento storico. Ho pensato: - Come farà Berlusconi a rubargli la scena? -(lunga pausa) Esatto. Con la battuta razzista. "L'abbronzato." Il Pd in coro: "Vergogna!". Ma intanto tutti i giornali del mondo parlano di Berlusconi.
E al G20, dove nessuno lo cagava, Berlusconi come ha fatto? Si è messo a urlare: - Mister OBAMAAAA! - Con la regina che si gira a insegnargli l'educazione. - What the fuck is that? -
Berlusconi però voleva questo: e i giornali italiani gliel'hanno dato. Come sostiene la Cia in uno dei suoi manuali, è superfluo controllare la stampa, quando puoi controllare la realtà.
Berlusconi ha raggiunto il nadir col terremoto a L'Aquila. L'avete visto, no? Va ai funerali. Però non rimane in mezzo alle autorità. A un certo punto, sicuro di essere inquadrato dalle telecamere, si scapicolla verso i parenti delle vittime. Piangeva più lui di loro. C'era gente che aveva perso dei figli che lo consolava. - Coraggio, presidente. - Ruba la scena. Va ai funerali, si mischia ai parenti, si stende nelle bare. - Ci penso io. Ci penso io. Ci penso io. - Poi s'è messo da una parte ad autografare Bibbie.
Uuuuh! Stasera sono proprio elettrico. Sarà che mi devono arrivare.
All'epoca della gaffe sull'abbronzato, Berlusconi definì "coglioni" i leader del Pd e "imbecille" chi lo criticava per la gaffe razzista. Perché Berlusconi ha capito che in Italia, a questo punto, può fare quel cazzo che gli pare.
"Berlusconi, vogliamo il dialogo sulle riforme."
"Prrrrf"
Questo è il vero potere. Il "potere-prrr". Il Pd ha solo il potere di dire: - Non sono d'accordo. - Ma il "potere-non sono d'accordo" non è vero potere. Il "potere-prrr", è potere.
Un giorno Berlusconi lo farà. Risponderà con una pernacchia. Sarà la guasconata ultima. E voi penserete: - Cazzo, due anni fa Luttazzi l'aveva detto!-
[...]Ostacoli, debolezze, volere a tutti i costi.

Quarto elemento di una storia ben raccontata: l'unicità.

Il protagonista di una storia, per essere interessante, dev'essere unico. Come si rende unico un personaggio? In tanti modi, ma uno dei trucchi più frequenti è raccontare il suo passato.
Finestra sul cortile. La sequenza iniziale ci mostra l'appartamento di James Stewart. Vediamo una macchina fotografica distrutta, sul muro la foto di un incidente di Formula 1 col pneumatico che vola verso l'obiettivo, il negativo fotografico di un ritratto femminile, quel ritratto sulla copertina di "Life", infine James Stewart che dorme su una sedia a rotelle, la gamba ingessata. Il protagonista quindi è un fotografo di successo che ha avuto un incidente. Tutto il suo passato è riassunto in una sola sequenza introduttiva. Hitchcock sapeva come raccontare una storia. Il film adesso può cominciare.
E qual è la prima cosa che fa Berlusconi nella campagna elettorale 2001? Distribuisce in tutte le case il volume fotografico Berlusconi: una storia italiana con cui raccontava il suo passato di imprenditore/proprietario del Milan/felice padre di famiglia. Certo, in maniera favolistica, cioè senza Gelli, senza Mangano e senza i reati commessi per arrivare fin lì; ma la storia la racconta lui, se la racconta come gli pare.[...]

Il quinto elemento necessario perché una storia crei un legame emotivo è che protagonista e antagonista siano agli antipodi.

James Stewart è un borghese tranquillo, il suo vicino di casa un assassino. Conflitto massimo. Se protagonista e antagonista sono troppo simili, invece, sparisce il conflitto e la storia diventa noiosa.
Berlusconi lo sa ed enfatizza sempre, a proprio vantaggio, il suo avversario (Il suo ritornello era: - Veltroni in mano alla sinistra giustizialista! - Ma figuriamoci! Veltroni non sapeva neanche dove si trovava!).
Protagonista e antagonista devono essere agli antipodi. Il Pd non lo sa e si sposta al centro, smussando per quanto possibile le differenze. Le Borse vengono sconvolte da un crac mondiale? Il Pd ribadisce la sua fiducia nel libero mercato. Libero mercato che però è quello che ha creato il disastro.
Non c'è bisogno che lo ricordi [...], ma il comunismo nacque come critica del modo di produzione capitalista: una critica di cui c'è oggi molto bisogno, se si considera il pensiero unico guerrafondaio, reazionario, liberista che diserba il mondo con le sue politiche antisociali, il precariato di massa e le speculazioni finanziarie. Col Pd, sparisce la critica. Resta la gestione dell'esistente. Grazie a tutti. Avete fatto quello che potevate. Ciao ciao. "Il Pd sarà un partito liquido." Eh, prima in bagno ho pisciato mezzo Pd.
Il Pd è d'accordo con l'economista Giavazzi e il giuslavorista Ichino, secondo cui vanno riviste "le tutele troppo rigide dei lavoratori più garantiti". Tutti uguali nella precarietà.
Precarietà che serve solo a licenziare più facilmente, come sostenevamo (satirici e Cgil) quando venne introdotta e come i fatti oggi confermano.
Licenziare è il fulcro del sistema. In questi ultimi anni, purtroppo col contributo del centrosinistra, il lavoro è stato macellato e il lavoratore ridotto a un accessorio dell'impresa. Scusate, ma da quando è di sinistra attaccare le conquiste sociali degli anni sessanta e settanta? Questo è tradimento. Questo è tuo zio che ti mette il pisello in bocca. E non quando eri piccolo. Adesso. [...]

Riassumendo: nel Paese, da un ventennio, c'è chi lavora a un progetto organico e reazionario fatto di disuguaglianze e gerarchie, nel quale la democrazia è usata solo per legittimare il saccheggio. E chi dovrebbe fare opposizione si accorda spesso sottobanco.
Questo in un Paese dove l'80% delle aziende è in conflitto di interessi (partecipazioni azionarie incrociate, il potere è in mano a pochi, non c'è vera concorrenza, non c'è libero mercato);
in un Paese dove il governo esautora il Parlamento (già vuoto di significato visto che votiamo gente scelta dai partiti) governando a colpi di decreti legge (salta la divisione fra potere esecutivo e potere legislativo, come nel fascismo: il 14 gennaio del 1925 Camera e Senato approvarono duemila decreti legge. Era più efficiente? No, era fascismo);
in un Paese dove la corruzione pubblica ammonta ogni anno a 60 miliardi di euro e l'evasione fiscale a 100 miliardi di euro;
in un Paese dove quattro regioni sono in mano alla malavita organizzata e altre ne sono colonizzate in modo pesante.

da La guerra civile fredda, Daniele Luttazzi


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Metafore & Metamorfosi (dicembre)

BUON NATALE A CHI !?

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Una vita a lavorar
e le leggi a rispettar,
per poi ritrovarsi solo
al freddo come un baccalà.
E' sparito il bambinello,
si so' rubati pure quello,
s'è ridotto proprio male
questo cazzo di Natale!

Bronco Bell, Bronco Bell
il mio cuore vola a te,
te che sei disoccupato
e povero come me.
Bronco Bell, Bronco Bell
se ci fosse il redentore
lancerebbe una ciambella
in questo mare di dolore!


Defungono i tacchini
mentre ingrassano i papponi,
se protesti ti regalano
gendarmi coi bastoni.
Non arrivano più soldi
dal governo dei banchieri,
però spendono miliardi
per i cacciabombardieri!

Bronco Bell, Bronco Bell
il mio cuore vola a te,
te che sei disoccupato
e povero come me.
Bronco Bell, Bronco Bell
se ci fosse il redentore
lancerebbe una ciambella
in questo mare di dolore!!!


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Buon Natale agli evasori,
ai corrotti e corruttori,
ai politici camerieri
al servizio dei banchieri...

Buon Natale all'arroganza
dei mercati e della finanza,
alla prima guerra globale
che uccide senza bombardare...

Buon Natale a chi v'è muort
e meje muort che v'è stramuort!
Addà passa' tante guaie tutte quant...
Buon Natale e puzzate jetta' o sang'!


Buon Natale ai professori
della Patria salvatori,
a vecchi e nuovi ingiustizieri
a tutti quelli che ci hanno ridotti così...

Buon Natale e buona fine
e che sia la volta buona...
Puzzate jetta' o sang'!!

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Fröhe Weihnachten
vuol dir Buon Natal,
certo in tedesco
suona un po' mal.
Vi faccio gli auguri
di un anno seren,
lo ha detto anche il Mario
"Noi ce la farem"

Peccato Angelona
Che in questo cenon
Tu hai messo il torrone
E noi la pension


Potete brindare
Con che cosa?
Con felicità
La gazzosa?
Spumante, salmone
Semolino
E stabilità
Tramezzino

Vi porto gli auguri
Sai che gioia
della BCE
Porca troia
La vostra manovra
Che furbona
Ha salvato anche me
‘sta babbiona

Natale di Merkel
con le pezze al cul
siamo i poverelli
per Standard & Poor's


E adesso mangiate
Ma che cosa?
Un buon panetton
Fatto in Cina
Tagliatelo bene
Sa di soia
Come le pension
Va-cca boia

Miei cari italiani
Brava, bello
Insieme a Sarkò
Buono, quello!
Vi ringrazieremo
Lascia stare
Comprando dei bot
Va a kegher

Natale di Merkel
la slitta è già qui,
le renne potremmo
mangiarle in salmì!

Natale di Merkel
che dopo il cenon
rimangon gli avanzi
e la recession...

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Lo spread sale alle stelle
il futuro è nero
e serve un sacrificio
per la Fornero.
Per noi ritorna l'Ici
non per il clero,
siamo bambini e piccolini
ma iniziamo già a pagar.

E Silvio è andato
ma quanto ci costò
l'averlo votato...
Ah quanto ci costò
ogni deputato!

E chiedo a Mario Monti
la mia pensione,
ma prenderò ben poco
con la tassazione...
Lei prenderà ben poco
o prima muore!

Caro eletto e Benedetto
tu non senti la povertà,
siamo già in mora,
con l'Iva al 23
e la benzina cara...
Tu ce l'hai messa in culo
con la manovra!

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FINIS MONTI

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STRAFACTOR

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MAI DIRE MAYA

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LA PROFEZIA

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- "Otùdes otòrcs, ailatI atseuq idev al emoc?"
- "Otilòs la emoc, adrèm anu"
- "Acùs"
- "Allìm"

Finisce il mondo perché si spegne il sole
o forse invece rinascerà d'amore?
Siamo arrivati al giorno venti,
che ne sarà di tutti i delinquenti?

Dicono che con la profezia dei Maya
finalmente avremo una nuova Italia,
pure il Papa per grazia del cielo,
smetterà di offendere il vangelo.
Silvio Berlusconi andrà dal magistrato
e pretenderà di esser processato,
sposerà la Ilda Boccassini
e per testimone avrà Ghedini.
Vespa non saprà più come fare,
non avrà più culi da leccare!

Sembrerà impossibile che anche lui muoia
eppure anche Giulio tirerà le cuoia!
lui rivelerà tutti i segreti,
ché ne sa più lui di tutti i preti.
Anche Mario Monti e Napolitano
faranno contento il popolo italiano,
non saran più senatori a vita,
se ne andranno senza buonuscita
e rinunceranno al vitalizio
andando a proprie spese in un ospizio!

Di certo vorrà stupirci anche Bersani
che andrà a far compagnia agli altri due anziani,
e si alleeranno con Casini
ma amministreranno condomini!
Certamente ne vedremo delle belle
con un Parlamento tutto a cinque stelle,
Grillo darà il simbolo in regalo,
non farà più coppia con lo squalo.
Non sarà più necessario attendere anni
per fare pagare a chi ha rubato i danni,
non si crederà più ai ciarlatani,
cambieranno dunque gli italiani!

Noi speriamo che la profezia dei Maya
possa cambiar per davvero questa Italia,
e sto cambiamento piano piano
interessi il popolo italiano,
ché se non è stato mai sovrano
non può dar la colpa mica a un nano!


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CUNNING WAYS TO LIVE

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Se sei onesto e sei pulito
ma in lista candidi Fiorito,
se nel tuo Pantheon a sinistra
Papa Giovanni è il solo nome nella lista...

Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?
Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?

Se ti guadagni il vitalizio
usando solo un orifizio,
se hai fatto tanto il sobrio fino a ieri
e adesso spendi tutto in cacciabombardieri...

Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?
Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?

Se dici che il precario è "choosy",
se prendi voti dai collusi,
se come non bastasse il caso Mills
inviti minorenni a gare di strip teese...

Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?
Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?

Se con il camper vai girando
ma con le banche stai brindando,
se dici: "resto qua, non mi dimetterò"
facendo un tuffo dalla barca di Daccò...

Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?
Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?

Se vivi a Roma a tua insaputa,
se hai una moglie e tu
non l'hai riconosciuta,
se ci proteggi dal blocco nero
ma lanci lacrimogeni dal ministero...

Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?
Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?

Se pensi solo al cardinal Martini,
se credi a un vero tunnel di neutrini,
se hai messo Lusi a gestire la cassa,
se getti sulla neve il sale per la pasta,
se sono settant'anni che sei dentro la casta
ci devi confessare cosa prendi al mattin...

Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?
Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?

Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?
Di che ti fai? Confessalo di che ti fai?



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IL CAVALIERE OSCURO: ANDATA E RITORNO

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SAMBA!

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U fido Angelino annaspava
cuperto fin qua di cacca.
Avea delusu ziu Silviu
che, col disastru alle regiunal,
mo' non sa 'ndo andar
mo' non sa 'ndo andar...

In galera! In galera!
Cavaliera, in galera!!

A E I O U
i sondaggi vanno giù!
A E I O U
le primarie non fa più!
A E I O U
ogni giorno va in tivvù!

Uh, che meraviglia!
Lo vedremu anche a Rai Tre!
Pe-pe-pe-pe-pe-pe-peè...
U faranno a la griglia
sia Santoro che Gad Ler...
le-le-le-le-le-le-leè...

Silvio Berluscon', 'luscon'
cun le prescrizion, 'scrizion',
hai eluso la galera
ora almenu vai in pension!

Ahi ahi.. i Caramba
col Fiscu Samba!
Cunvieni, quindi
che vai a Malindi!

Vai lì
è un paraiso fiscal
dove uno comu teo
può campar con dissolutezza...
Ma che belleza!
Chi t'ho 'ffa fa', a fa' il premier?!?
Chi t'ho 'ffa fa', a fa' il premier?!?

Vai lì
ci trovi pure a Beppe Grill
"Te lo dò iu 'u Brazil!"
ci sta la moglie con i figl,
è molto megliu do Brazil!
Brazil... Brazil!

Cum'è... c'affussò?!?
U to partitu in Sicilia affussò!
"Cu Angelino!"
U to partitu in Sicilia affussò!
"Han persu l'elessau!"
U to partitu in Sicilia affussò!
"Spattandu cu Gianfrao!"

Nega!
"Angelino nun l'ammette!"
Nega!
"Che han fatto un gran dispetto!"
Nega!
'a Gianfranco Micciché!

Ma che laria!!
Stavolta è propriu laria!
La-la-la-la-la-la-la-laaria
e ora comu si fa?!?

Eeehhh... era un amico grande
"'u Micciché!"
Eeehhh... era un amico grande
"Gran Gianfrao!"
Tou amigo!
"Gran Gianfrao!"

Ole-le-lè ola-la-là
Senza Micciché
non ce la puoi far!
Ole-le-lè ola-la-là
Molla 'u pepè
Angelinu Alfano!

Cu Alfano!
Uhu Silviu,
cu Alfano!
Che cassu ci fai
con un demucristiano?!?
Noooooooo
un demucristiano! Non va! Non va! Non va!
Ooooooohhhh
sai che puoi fare mo'?!?
Ora! Ora! Ora! Ora!
Potresti ancora
se ci sta
se ci sta
se vuoi che torna con te...
Potresti ancora
ché ci sta
ché ci sta
se vuoi lui torna con te!

Olè Olà u Gianfranco sta sbottando pra turnar!
Olè Olà
'u problema è solu Angelinu Alfano!!

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DEMENTALIST

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METAMORFOSI


Filippo Timi e Javier Bardem


MERRY CHRISTMAS BABY

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CATTIVISSIMO ME... ;-)