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Catastroika








The Oil Crash






Un film di Basil Gelpke & Ray Mc Cormack (2006).

Che, un hombre nuevo










"Che, un hombre nuevo", Documental. Argentina Cuba España - 2010
Dirección: Tristán Bauer.
Guión: Tristán Bauer, Carolina Scaglione, Alfredo Guevara.
Fotografía: Javier Julià.
Música: Federico Jusid.
Producción: Tristán Bauer y Carolina Scaglione.

Lunga è la notte










LETTERA A PEPPINO IMPASTATO
di Giuseppe Gatì

A Giuseppe Impastato,meglio conosciuto come Peppino , attivista contro la mafia.

Caro Peppino,
sono passati ormai 30 anni dalla tua morte, dal giorni in cui salutasti la tua Sicilia.
Quanto la amavi questa terra, eh? La amavi così tanto da sacrificare la tua vita cercando di poterla cambiare
Quante lotte, e quante volte coi denti stretti e i pugni in tasca ti sei “arraggiato” contro lo schifo che ti circondava.
Non so se da qualche parte hai visto quello che hai lasciato, quanto altro sangue è scorso dopo il tuo, quante mogli rimaste vedove, e quanti bambini diventati orfani.
La Mafia ha continuato a mietere altre vite dopo la tua, anche se adesso si è “ammodernata” anche lei.
I mafiosi non vanno più in giro con la coppola e i baffetti, ma indossano giacche a doppiopetto e qualche volta occupano addirittura ruoli istituzionali, oppure fanno eleggere amici e galoppini.
Ah, scusami! Con la fretta ho dimenticato di presentarmi, anche io come te mi chiamo Giuseppe, e con un gruppo di amici ci siamo “amminchiati” come te, a voler fare qualcosa per vedere le cose girare nel verso giusto.
Siamo stanchi di vivere, anzi di sopravvivere tra compromessi, favoritismi, raccomandazioni e “buone parole”.
Certo potresti dire che anche tu sei stanco, ma di sentire sempre le stesse cose da giovani ventenni, che credono di poter cambiare il mondo, ma che alla fine si adegueranno a questa società.
Oggi come allora, chi alza un po di più la testa, viene etichettato come comunista, anarco-insurrezionalista, no global, appartenente ad un non ben definito centro sociale o meglio ancora terrorista.
Ma ritorniamo alla situazione attuale del nostro paese.
Dopo la tua morte, qualche “illuso” magistrato, si era messo in testa di fare il suo dovere (e perché mai, poi?), osando addirittura insinuare che tra mafia e politica esistesse un certo connubbio (che idiozia!), finendo le loro indagini tre piedi sotto terra. A fargli compagnia, si unirono anche giornalisti (che avevano la presunzione di fare nomi e cognomi del malaffare), imprenditori (vergognosamente rifiutati di pagare il pizzo), normali cittadini (con un’insensata voglia di legalità e giustizia).
Non ti preoccupare comunque, non va mica cosi male come potresti pensare?!
Oggi i magistrati non vengono più fatti saltare in aria, ma vengono ridicolizzati, screditati, ed infine trasferiti; le bocche dei giornalisti, tappate dai loro stessi direttori o editori perché non si può certo parlare male dei cosiddetti “poteri forti”; il singolo cittadino non viene più messo al corrente dell’approvazione di certe leggi...
_____________

"Tra gli scritti di Giuseppe abbiamo trovato questa lettera incompiuta a Peppino Impastato scritta il 25 Maggio 2008. È una bozza di un articolo destinato a “Qui Campobello Libera”, un giornalino fondato da Giuseppe con alcuni amici sulla scia di “Qui Milano Libera” e il blogger Piero Ricca, di cui sono usciti solo pochi numeri.
Questa lettera non è mai stata completata, nè pubblicata.
Quei puntini di sospensione siano per noi qualcosa a cui aggrapparci per continuare quello che Giuseppe ha iniziato, con il suo coraggio e la sua purezza.
"

Vedi Metafore & Metamorfosi: Peppino Gatì

A Peppino Impastato

Io ricordo che c’era un ragazzo che aveva un sogno come tanti di noi, sconfiggere la mafia.
Si chiamava Peppino, ma era il cognome che faceva la differenza, Impastato, famiglia mafiosa di Cinisi, piccolo comune in provincia di Palermo.
Il padre lo mandò via di casa per i suoi ideali e per tutta risposta Peppino mise in piedi un giornalino, “L’idea socialista” e aderì anche al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. La svolta avvenne quando fondò “Radio Aut”, una radio libera autofinanziata, con cui denunciava i delitti e gli affari dei mafiosi locali, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, specialmente le collusioni con i traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto “Punta Raisi” appena costruito.
Candidatosi nel 1978 alle elezioni comunali con “Democrazia proletaria” venne ucciso nella notte del 9 maggio. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votarono il suo nome, riuscendo ad eleggerlo,in modo simbolico, al Consiglio comunale.
Io ricordo che ci sono voluti più di venti anni per affiggere all’omicidio di Peppino la matrice mafiosa con le condanne di Gaetano Badalamenti e il suo vice, Vito Palazzolo, grazie specialmente all’impegno del fratello Giovanni e della madre, Felicia Bartolotta Impastato.
Io ricordo che con il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, hanno oscurato totalmente l’assassinio di Peppino nonostante i suoi amici, i suoi compagni, alzarono la voce, non rimasero zitti, perché il silenzio è mafioso.
Ora invece io credo, credo che le sue idee camminano ancora oggi in tanti ragazzi, come me, che con un’agenda rossa al cielo gridano resistenza.
Io credo che la mafia si possa sconfiggere ma finché gli stessi mafiosi vogliono essere lo Stato rimane difficile.
Io credo che Peppino Impastato debba essere soltanto un modello di vita per quelli che come me lottano ogni giorno perché noi, non abbiamo paura.

Oreste Iacopino





Ha braccia forti e un corpo allungato, come il suo volto.
Capelli mai pettinati, e baffi, e barba.
E uno sguardo che osserva lontano.
Al di là delle persone e dei fatti, al di là della sua stessa terra.
E’ uomo curioso, Giuseppe Impastato, Peppino.

A Cinisi c’è nato e cresciuto.
5 gennaio 1948.
Il padre, Luigi Impastato, è un commerciante, amico di mafiosi.
Lo zio, Cesare Manzella, è un capomafia ucciso nel 1963 nel corso di una guerra tra clan.

E’ giovane Peppino.
Lui ha fatto un giuramento.
“Così, come mio padre, non ci diventerò mai”.

Rompe con il padre Luigi e avvia un’attività politica di contrasto a Cosa Nostra.
Fonda il circolo “Musica e Cultura”.
Cineforum, concerti e soprattutto dibattiti.
Molti dicono che è matto, ma altri giovani del paese si uniscono a lui.

Siamo nel 1976.
Insieme ad un gruppo di amici mette su una radio libera.
La chiama Radio Aut.
Piccola emittente che denuncia le illegalità, i progetti criminali, gli affari della mafia.

Nel 1978 decide di candidarsi come indipendente nelle liste di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Ma a quell’appuntamento non arriverà mai.

9 maggio 1978.
Sono le ore 1,40.
Il macchinista del treno Trapani-Palermo, Gaetano Sdegno, è un onesto lavoratore.
Quella tratta di ferrovia siciliana che sfila tra le campagne e i coltivi la conosce bene.
Località "Feudo", territorio di Cinisi.
Il macchinista avverte uno scossone, ferma la locomotiva e osserva il binario: é tranciato.
Così avverte il dirigente della stazione ferroviaria che, alle 3,45 chiama al telefono i carabinieri.

Arrivano sul posto.
Compiono il primo sopralluogo.
Il binario è divelto per un tratto di circa 40 centimetri e nel raggio di 300 metri sono sparsi resti di una persona.
E’ Giuseppe Peppino Impastato.

Sul posto accorrono decine di paesani curiosi.
I compagni di Impastato vengono tenuti a distanza.
Ciò che rimane del corpo di Peppino viene raccolto in un sacco di plastica e portato via.
Lo stesso 9 maggio il procuratore aggiunto Gaetano Martorana invia un fonogramma al procuratore generale in cui parla di "attentato alla sicurezza dei trasporti mediante esplosione dinamitarda". Scriveva il magistrato:
"Verso le ore 0,30-1 del 9.5.1978, persona allo stato ignota, presumibilmente identificantesi in tale Impastato Giuseppe, si recava a bordo della propria autovettura Fiat 850 all'altezza del Km. 30+180 della strada ferrata Trapani-Palermo, per ivi collocare un ordigno dinamitardo, che, esplodendo, dilaniava lo stesso attentatore."

Depistaggio numero uno.

E’ notte e avviene un fatto strano.
Il tratto di binario tranciato dall'esplosione viene subito riparato.
Ma come... di fretta... e poi al buio...
Si vogliono cancellare prove importanti.

Depistaggio numero due.

A venti metri dal binario tranciato, i carabinieri trovano una Fiat 850.
E’ di proprietà di Peppino Impastato.
Dal cofano socchiuso esce un cavo telefonico collegato con i morsetti alla batteria. Nell’auto c’è una matassa di venti metri di cavo.
Proprio la distanza che separa il veicolo dai binari.
Guarda che combinazione...

Depistaggio numero tre.

La pista seguita dai carabinieri e dalla polizia è l’attentato terroristico.
Sì perché a Roma, in via Caetani, in quel 9 maggio 1978, viene trovato il corpo senza vita di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana ucciso dalle Brigate Rosse.
Peppino per le autorità è un estremista, una testa calda.
Quindi un fiancheggiatore.

Depistaggio numero quattro.

I carabinieri perquisiscono le case della zia, Fara Bartolotta, della madre, Felicia Bartolotta, e dei compagni di Peppino.
Requisiscono i libri, numeri di "Lotta continua", il libro di Erich Fromm: Anatomia della distruttività umana.
In casa della zia trovano la lettera in cui Peppino parla dei suoi propositi di suicidio, scritta mesi prima.

Depistaggio numero cinque.

Non vengono perquisite le case dei mafiosi.
Soprattutto quella di Don Tano Badalamenti che si trova proprio a... cento passi da quella Peppino.

Ma i compagni di Peppino non ci stanno.
Sanno che quella delle forze dell’ordine è una verità di comodo.
Sui muri di Cinisi appare già un manifesto:
"Peppino Impastato è stato assassinato. Il lungo passato di militante rivoluzionario è stato strumentalizzato dagli assassini e dalle "forze dell'ordine" per partorire l'assurda ipotesi di un attentato terroristico. Non è così! L'omicidio ha un nome chiaro: mafia. Mentre ci stringiamo intorno al corpo straziato di Peppino, formuliamo una sola promessa: continuare la battaglia contro i suoi assassini.
Democrazia Proletaria
".

Depistaggio numero sei.

10 maggio. Nel giorno del funerale a cui partecipano migliaia di persone, in gran parte venute da palermo e dai paesi vicini, viene presentato un rapporto del maggiore dei Carabinieri Subranni: Peppino Impastato è morto compiendo un attentato terroristico.
Ma come... Nel dicembre del 1977, proprio i carabinieri di Cinisi avevano scritto che Peppino e i suoi compagni facevano manifestazioni di piazza ma non erano ritenuti "capaci di compiere attentati".

11 maggio. La battaglia tra verità e menzogna è appena iniziata.
Gli amici di Peppino presentano un esposto e proseguono le ricerche.
Il giorno dopo, al prof. Del Carpio consegnano frammenti del corpo di Peppino e una pietra macchiata di sangue.
La pietra la trovano all'interno del casolare nei pressi del binario, dove Peppino era stato portato, già tramortito.
Una pietra con macchie di sangue era già stata consegnata al maresciallo dei carabinieri di Cinisi dal necroforo comunale che ha raccolto i resti del corpo di Peppino. La pietra non è mai stata ritrovata.
Di sera, i compagni di Peppino organizzano un comizio e indicano una pista da seguire: il mandante dell’omicidio è il boss Don Tano Badalamenti.
Lo urlano a gran voce, perché tutto il paese senta quel nome chiaro e forte.
Le finestre delle case del corso sono chiuse.
"Se queste finestre non si apriranno l'attività di Peppino è stata inutile", dice Umberto Santino, del Centro siciliano di documentazione, concludendo il comizio.

12 maggio. Si costituisce a Palermo, presso il Centro siciliano di documentazione già esistente, il Comitato di controinformazione "Peppino Impastato".
14 maggio. Elezioni amministrative. Peppino viene eletto con 260 voti di preferenza. A Cinisi, Democrazia Proletaria ha il 6 per cento dei voti.
Ma la Democrazia Cristiana ha 2.098 voti, balza dal 36,2% del 1972, al 49%.

Depistaggio numero sette.

16 maggio. Entra in scena l’informazione.
Il "Giornale di Sicilia" pubblica passi della lettera in cui Peppino manifesta propositi di autodistruzione.
Passa così la tesi del suicidio nel compimento di un attentato.
La madre di Peppino e il fratello Giovanni presentano un esposto alla Procura. E’ un fatto storico di rottura con la cultura mafiosa, particolarmente significativo perché proveniente da una famiglia di mafia.
Sì perché la mafia Peppino non l'aveva a "cento passi" ma proprio dentro la sua casa.

30 maggio. Depistaggio numero otto.
Gli amici di Peppino presentano un nuovo esposto ma il maggiore dei carabinieri Subranni, invece di indagare conferma la tesi: Impastato si suicida mentre compie un attentato terroristico.
28 ottobre. Vengono effettuate le perizie balistiche per accertare il tipo di esplosivo impiegato per fare saltare Giuseppe Impastato.

6 novembre 1978. E’ la svolta.
La magistratura non crede alle tesi dei carabinieri.
Il sostituto procuratore trasmette gli atti all'ufficio Istruzione per aprire un procedimento per omicidio premeditato, a carico di ignoti.
Il capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo è Rocco Chinnici.

Gennaio 1979. Su sollecitazione del rappresentante del Comitato di controinformazione, Umberto Santino, Democrazia Proletaria si costituisce parte civile. Avvocati: Umberto Terracini, Ambrogio Viviani (presidente della Commissione giustizia), Francesco Tassone. Solo quest'ultimo svolgerà qualche attività.

La magistratura si muove.
10 febbraio. Comunicazione giudiziaria a Giuseppe Finazzo,indiziato per l'omicidio di Impastato.
14 febbraio. Arresto di Giuseppe Amenta, per falsa testimonianza.
Non solo la magistratura, anche la società civile vuole la verità sull’omicidio di Peppino Impastato.
Nell’aprile 1979. Si formano comitati di controinformazione a Castellammare, Partinico, Caltanissetta. Il Comitato di controinformazione di Palermo propone una manifestazione nazionale per il 9 maggio, primo anniversario dell'assassinio. 2000 persone ricorderanno la figura di Impastato. Non un terrorista, ma un uomo che lottava contro la mafia.

27 maggio 1980. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici dispone una perizia tecnica sulle denunce di Impastato relative ad abusi edilizi. In seguito questa pista verrà abbandonata.
In estate, chiude Radio Aut, la voce di Peppino e dei suoi compagni. Nel 1980 il Centro siciliano di documentazione viene intitolato a Giuseppe Impastato.

Dal 1981 al 1983 la guerra di mafia in corso tra Badalamenti e i suoi alleati e i "corleonesi" e i loro alleati provoca a Cinisi molti omicidi. Conflitti tra mafiosi, che coinvolgono uomini di Badalamenti, si svilupperanno anche negli Stati Uniti.

Siamo nel maggio 1984.
Ordinanza-sentenza istruttoria, del consigliere istruttore Rocco Chinnici, ucciso il 29 luglio 1983, poi completata e firmata dal suo successore Antonino Caponnetto.
Impastato è stato ucciso dalla mafia, per il suo impegno di denuncia e di lotta, ma che non si possono individuare i responsabili del delitto. Nessun cenno al lavoro dei compagni di Peppino e del Centro Impastato. Per loro gli assassini hanno nome e cognome e l’inchiesta deve rimanere aperta.
I magistrati Falcone e Sciacchitano si recano negli Stati Uniti ma non ottengono l'estradizione di Badalamenti.

Settembre 1984. Il pentito Tommaso Buscetta ricostruisce la composizione della mafia di Cinisi. Gaetano Badalamenti sarebbe stato il capo fino ai primi mesi del 1978, dopo sarebbe stato sostituito da un reggente, Nino Badalamenti.

15 Novembre 1984. Gaetano e Vito Badalamenti e Pietro Alfano vengono estradati dalla Spagna negli Stati Uniti. Nell’ottobre 1985 inizia a New York il processo Pizza Connection. Don Tano è l’imputato di maggior spicco.

1986. Il Centro Impastato pubblica il volume La mafia in casa mia e il dossier Notissimi ignoti. Raccogliendo la storia di vita della madre di Peppino riemerge un particolare dimenticato: il padre di Peppino, in seguito a un incontro con Badalamenti, si era recato negli Stati Uniti e parlando con una parente le avrebbe detto: "Prima di uccidere Peppino, debbono uccidere me". Il libro e il dossier vengono presentati alla magistratura e sulla loro base si chiede la riapertura dell'inchiesta.

Il 1987 è l’anno della giustizia.
Tano Badalamenti è condannato a 45 anni di reclusione per Pizza Connection.

Nel 1988, l’inchiesta sull’omicidio di Peppino si riapre finalmente. Il giudice Falcone si reca negli Stati Uniti e interroga Badalamenti.

Il 9 maggio 1989, a Cinisi il Centro Impastato colloca una lapide sulla facciata della casa della madre di Peppino:
"A Giuseppe Impastato, assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. Il Centro Impastato ricorda il suo contributo di idee e di esperienze nella lotta contro il dominio mafioso".

Siamo nel 1990. Si fanno sempre più insistenti le voci di un’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Peppino. Quell’anno, il ministro dell'Interno Antonio Gava rispondendo, con due anni di ritardo, a un'interrogazione dell'allora deputato di Democrazia Proletaria Guido Pollice, sostiene che non risulta che Impastato sia stato ucciso dalla mafia e che pertanto non spetta ai familiari l'indennizzo previsto per le vittime di mafia. Il Centro Impastato chiede le dimissioni di Gava.

La battaglia tra giustizia e omissioni si fa incalzante.

Nel 1992 il sostituto procuratore De Francisci archivia l'inchiesta. Esclude la responsabilità di Badalamenti e si ipotizza quella dei corleonesi, avversari di Badalamenti. Il Centro Impastato ribadisce la responsabilità di Badalamenti.

1994. L'avvocato dei familiari e del Centro Impastato, Vincenzo Gervasi, presenta una richiesta di riapertura delle indagini: si chiede che vengano interrogati sul delitto Impastato alcuni mafiosi collaboratori di giustizia, tra cui Salvatore Palazzolo, legato a Badalamenti.

1996. Una buona notizia. L’inchiesta si riapre formalmente ma la madre di Peppino, Felicia, si rivolge al Presidente della Repubblica per farsi riconoscere l’indennità per le vittime di mafia.

1997. Il gip del Tribunale di Palermo Renato Grillo emette un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Gaetano Badalamenti come mandante del delitto Impastato.

1998. Peppino Impastato è una vittima di mafia anche per lo Stato. Ci sono voluti vent’anni per capirlo ma le cose in Italia funzionano così. Gaetano Badalamenti e Vito Palazzolo vengono rinviati a giudizio.

2000. Anche il Parlamento si muove.
La Commissione parlamentare antimafia approva all'unanimità la relazione sul "caso Impastato", presentata dal relatore senatore Giovanni Russo Spena, in cui si riconoscono le responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini sul delitto Impastato.

5 marzo 2002.
La Corte condanna il mafioso Vito Palazzolo a 30 anni di carcere per l'assassinio di Giuseppe Impastato. Il giudice a latere Angelo Pellino, estensore della sentenza, scrive:
"Sulle indagini grava l'intollerabile sospetto di un sistematico depistaggio o comunque di una conduzione delle stesse viziata da uno sconcertante coacervo di omissioni negligenze ritardi mescolati ad opzioni investigative preconcette che ne avrebbero condizionato ed alterato la direzione e lo sviluppo".
E’ una sentenza importante perché riconosce il ruolo dei familiari, dei compagni di Impastato, e del Centro siciliano di documentazione che ha dato un "prezioso contributo, nel corso degli anni, alla raccolta sistematica di un prezioso materiale informativo".

11 aprile 2002.
Ventiquattro anni dopo.
Le 17,15. A Palermo esce la Corte. Ergastolo a Don Tano Badalamenti. E’ il mandante dell’assassinio di Peppino Impastato. Leggo un passo delle conclusioni della sentenza.

“...Grazie alle dichiarazioni dei collaboratori, non solo si è potuto restringere il cerchio della responsabilità alla cosca di Cinisi, ma anche è rimasto accertato che Badalamenti Gaetano, avvalendosi delle prerogative di capo di detta famiglia, decise l'omicidio e la sua esecuzione con quelle particolari modalità, essendo il maggiore interessato sia all'eliminazione del Giuseppe Impastato, che alla successiva messa in scena dell'attentato; cosicché il composito quadro indiziario, per la sua gravità, precisione ed univocità, impedisce ogni altra lettura alternativa”.

Va bene... direte voi... Don Tano Badalamenti.
E i responsabili dei depistaggi?
Scrive la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giuseppe Impastato.

“E’ ancora tutto da scrivere il capitolo del rapporto tra mafiosi e forze dell’ordine. E quando finalmente lo si scriverà si potrà vedere che è popolato da noti capimafia che con i carabinieri trattano, si accordano, fanno dei patti. Un doppio gioco, ma alla luce del sole”.

Peppino Impastato è stato ucciso dalla mafia politica, quella che non fa rumore, che si nasconde nei gangli vitali delle nostre istituzione e colpisce ancora oggi.
Le sue idee, gli scritti, le poesie qualcuno li ha raccolti davvero.

Un mare di gente
a flutti disordinati
s'è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
È tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolio di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell'odore di calca
c'è aria di festa.
______

Appartiene al suo sorriso
l'ansia dell'uomo che muore,
al suo sguardo confuso
chiede un po' d'attenzione,
alle sue labbra di rosso corallo
un ingenuo abbandono,
vuol sentire sul petto
il suo respiro affannoso:
è un uomo che muore.
______

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
né il canto del gallo
né il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,infinita.


Dimenticare Peppino sarebbe come ucciderlo due volte.

Daniele Biacchessi

Giovanni Falcone: un giudice italiano


di Cristina Fratelloni






Vedi Metafore & Metamorfosi: Grazie a Vossia

Metafore & Metamorfosi (maggio)

I° MAGGIO

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SERVIZIETTO PUBBLICO

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METAFORE

In società esistono persone tra le più marce, tra le più malfamate, che certe altre non riusciranno mai a vedere se non sullo sfondo e sotto il velo protettivo d'una preziosa e dolce rarità naturale

Marcel Proust
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L'Italia è una repubblica fondata su qualcosa. Nell'attesa che questo qualcosa si riveli, chi può, lavora per capirlo.

Massimo Bucchi
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Negli anni Cinquanta avevo scritto per la radio le avventure di un personaggio chiamato Sua Eccellenza, che passava la vita adì inaugurare ponti senza fiumi, fari marittimi in montagna e sciovie dove non nevica. Prometteva tutto a tutti: il becco ai becchini, la terra ai terroni, il ferro ai ferrovieri, il bianco agli imbianchini. Era una satira un po' scema e sostanzialmente inoffensiva e generica. Ma, alla terza puntata, una cinquantina di personaggi politici credettero insieme di ravvisarvi un attacco personale, biograficamente circostanziato. Alla quinta puntata lo scketch fu sospeso: allora bastava poco.

Guglielmo Zucconi
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Impreparato al prestigioso assedio, l'aggettivo "concreto" s'abbandonò a frequentazioni indiscriminate, in una fatale girandola di concrete assicurazioni, concreti passi, concreti interventi, concrete prospettive democratiche, concrete garanzie di progresso, di lavoro, di pace, di riforme. Un'orgia senza fine, una folle stagione di cui si vedono le conseguenze. "Concreto" è precocemente invecchiato, profonde rughe gli segnano il volto sfatto, il suo passo è insieme titubante e lezioso, i suoi occhi hanno una vuota, vitrea fissità. Dicono che si droghi.

Carlo Fruttero e Franco Lucentini

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L'ULTIMO DEI NEURONI


Partono gli incentivi per agevolare il ritorno dei cervelli in Italia. E’ l’Agenzia per le Entrate a indicarne i beneficiari con una apposita circolare: si tratta di cittadini “che hanno maturato esperienze culturali e professionali all’estero e che scelgono di tornare nel nostro Paese”. Il primo a beneficiarne sarà il Trota.








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GRAZIE A VOSSIA 1


Questo soggetto porciforme è Salvatore Cuffaro, detto Totò, ex senatore ed ex presidente della Regione Siciliana.
Il 22 gennaio 2011 è stato finalmente condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato ed è stato rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia.
A seguito della condanna definitiva, è stato anche licenziato dalla Regione Siciliana dove dal 1989 era stato assunto all'Ispettorato regionale della Sanità. Infine è arrivato anche il provvedimento di radiazione dall'Ordine dei medici.
Il 26 settembre 1991 Giovanni Falcone (ancora vivo), durante il Maurizio Costanzo Show, venne aggredito e accusato verbalmente da un giovane Cuffaro, allora sconosciuto politico democristiano. Meno di un anno dopo, il 23 maggio 1992, Giovanni Falcone venne ammazzato dalla mafia.
Nell'ottobre 2009 Cuffaro denunciò per "diffamazione e minacce" coloro i quali, su You Tube e nel web, lo avrebbero per questo gravemente insultato. Adesso, nella sua cella avrà, si spera, un sacco di tempo per ripensare anche a tutte le corbellerie dette in quella occasione.
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GRAZIE A VOSSIA 2


Leoluca Orlando, anche lui attaccò duramente Giovanni Falcone accusandolo di aver "tenuto chiusi nei cassetti" una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti di mafia. Falcone dissentì sostanzialmente dalle conclusioni di Orlando, sostenendo come sempre la necessità di prove certe e bollando simili affermazioni come "cinismo politico". Rivolto direttamente ad Orlando, dirà: "Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che ha detto. Altrimenti taccia.". Leoluca Orlando è oggi candidato sindaco a Palermo
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NON ABBIAMO DIMENTICATO

9 maggio 1978

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PEPPINO GATI'


Giuseppe Gatì è morto.
Incredibile, vero? Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi e ancora non ci crediamo.
Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.
Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.
Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.
Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perchè mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto.” Giuseppe questo lo sapeva.
Anche noi, Alessia, Alice e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui. Non sappiamo come esprimere il nostro dolore. Ancora non riusciamo a crederci.
Vi lasciamo con le sue parole: "E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci."

The Age Of Stupid








The Age of Stupid: documentario (2009)
Regia e Sceneggiatura: Franny Armstrong
Montaggio: David G Hill
Musiche: Chris Brierley
Interpreti e personaggi: Pete Postlethwaite (l'archivista), Jamila Bayyoud e Adnan Bayyoud, Alvin DuVernay, Piers Guy, Layefa Malini, Fernand Pareau, Jeh Wadia.

Comandante


Comandante (2003) Documentary
Director: Oliver Stone
Writer: Oliver Stone (narration)
Stars:Fidel Castro, Oliver Stone and Juanita Vera













La dignidad de los nadies


Film documentario di Fernando Ezequiel "Pino" Solanas, 2005.













Χρεοκρατια


ΧΡΕΟΚΡΑΤΙΑ - DEBTOCRACY

Σκηνοθεσία/Σενάριο - Κατερίνα Κιτίδη, Άρης Χατζηστεφάνου.
Regia/Sceneggiatura - Katerina Kitidi, Aris Hatzistefanou.





Tocar y Luchar


Director: Alberto Arvelo Mendoza
Writers: Alberto Arvelo Mendoza, Carlos Díaz
Stars:Claudio Abbado, Jose Antonio Abreu and Daniel Arias












Bitter Bread










A mio nonno, che fu emigrante in Australia. (D)

Metafore & Metamorfosi (maggio)

NO ES NUNCA DEMASIADO TARDE...



Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere.
Non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi.
Puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo.
Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio.
Spero che tu viva tutto al meglio.
Spero che tu possa vedere cose sorprendenti.
Spero che tu possa avere emozioni sempre nuove.
Spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi.
Spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita.
E se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.
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Por lo que vale, nunca es demasiado tarde, o en mi caso demasiado pronto, para ser quien quieras ser.
No hay límite en el tiempo, empieza cuando quieras.
Puesdes cambiar o no hacerlo, no hay normas al respecto.
De todo podermos sacar una lectura positiva o negativa.
Espero que tu saques la positiva.
Espero que veas cosas que te sorprendan.
Espero que sientas cosas que nunca hayas sentido.
Espero que conozcas a personas con otro punto de vista.
Espero que vivas una vida de la que te sientas orgullosa.
Y si ves que no es asi, espero que tengas la fortaleza para empezar de nuevo.
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FREERIDE







Bilancio ultima uscita: revisione cambio e ganasce freni, regolazione raggi, rettifica forcelle, guarnizioni e paraoli, sostituzione mozzo pedali piegato e cuscinetto rotto, ecc... Un grazie a Mario e alla sua officina, che poi mi rimette in sesto. FREERIDE!!
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VOTA BOTERO


Anno 1991
Regia: Daniele Luchetti
Soggetto: Angelo Pasquini, Franco Bernini
Sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Daniele Luchetti
Produttore: Nanni Moretti, Angelo Barbagallo










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...¿Y QUIÉN ES LUKASHENKO?


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MALINCONIA PUTTANA



Chi dorme cchiù
cu 'sta procura
che intercetta o bungabù,
cu e giurnalisti
ca me smerdan' in tivvù,
sulo cu Fede e Lele
mo' chi dorme cchiù?...

M'aggi'accattat 'nu putipù
p' me fa' o pesce mmano
mo' che nun m'a danno cchiù,
po' faccio 'na chiamata
a Gad Lerner alla tivvù,
mo' ca senza bungabù
sto ascenn pazz...
Telefona a stu cazz!

E se 'a Zanicchi nun se ne va
allora all'Infedele è proprio l'ora
che aggià chiamà,
passanno pe' cafone
pe' difendere alla Minè
che ad Arcore purtava e minore'
olè olè olè!

A verità è che 'sta vita
è fatta o veramente strana,
chiamm' a Parigi
po' rilascio e 'na puttana
e a Boccassini e Forno mo'
me fanno 'o mazz...
Telefona a stu cazz!

Ma stu decreto m'o fai o no?
Mi dici sempre: "aspetta
che domani te lo farò
",
e nummari ce stanno,
aggi parlato cu Scilipò
e dimmi la verità
nun m' strunzia'
...e che è accattamm a fa'?
E questa sera c'è Ballarò
ma Floris al telefono nun me vo'...
E mmo a chi chiamerò

Chi dorme cchiù,
mo stamm' sul' Emilio,
je e Carlo Rossella
senza nisciuna
che m'alliscia 'a manovella,
e senza bunga bunga
je sto ascenn pazz...
Telefona a stu cazz!

E ad Anno zero e Parla con me,
me fanno 'o mazz tanto
con o senza la Santanché,
cu sti 'ntercettazioni
tutti pronti pe' mme 'ncrucià,
è questa la verità
che pozz' fa'?
A uallera 'e papà!

A verità è che 'sta vita
è fatta o veramente strana,
chiamm' a Parigi
po' rilascio e 'na puttana
e a Boccassini e Forno mo'
me fanno 'o mazz...
Telefona a stu cazz!

M'aggi'accattat 'nu putipù
p' me fa' o pesce mmano
mo' che nun m'a danno cchiù,
m'o fann' o nun m'o fanno
sto decreto, io non lo so,
dicitem' a verità senza pazzia',
che cazz' vi pag' a fa'?

E chesta sera che puzzo fa'
si manc' a Ballarò puzzo chiama'?...
Telefono a Carfa'!
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IL RESPONSABILE


Tre mesi dopo...

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GOODFELLAS


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LA NUOVA MAFIA

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IO SONO COMUNISTA...

Crónica de una rebelión (segunda parte)















Titulo: Zapatistas, crónica de una rebelión.
Producida y Dirigida por: La Jornada y Canal 6 de Julio
Iniciativa: Carmen Lira Saade y Carlos Mendoza
Realización: Víctor Mariña y Mario Viveros
Música: Jorge Reyes




Crónica de una rebelión (primera parte)


Diktatur des Lächelns












Diktatur des Lächelns - Italien unter Berlusconi
La dittatura del sorriso - L'Italia sotto Berlusconi
Documentario della Österreichischer Rundfunk (ORF), Radiotelevisione pubblica austriaca.

Crónica de una rebelión (primera parte)

















Titulo: Zapatistas, crónica de una rebelión.
Producida y Dirigida por: La Jornada y Canal 6 de Julio
Iniciativa: Carmen Lira Saade y Carlos Mendoza
Realización: Víctor Mariña y Mario Viveros
Música: Jorge Reyes




Continuará...