Smokin’ Joe

Io e Ali eravamo forti ma quando salivamo sul ring con lui, lo rispettavamo. La prima cosa che ricordo è quando mi ha mancato, mi sono spaventato così tanto che l'ho colpito sei volte. E anche quando hanno fermato l'incontro, dando a me il titolo, lui era ancora in piedi.

George Foreman
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Ricorderò sempre Joe con rispetto e ammirazione.

Muhammed Alì
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Mi piace essere sempre in moto, arrivare e andarmene presto. A che cosa mi serve avere vicino un altro? A farmi portare in giro in automobile e a lasciare che sia lui a divertirsi? L'unico posto in cui ho bisogno di aiuto è sul ring, e lì vogliono che ci vada da solo.

Joe Frazier


C’è sempre qualcosa d’impuro nella riuscita, una volgarità nella vittoria... Di totalmente grande c’è solo la sconfitta.

Charles Peguy


La boxe è secca nei colpi e negli addii. Joe Frazier è morto l'8 novembre scorso, a 67 anni. Con lui se ne va un altro pezzo di un'epoca della boxe che mollava jab, sputava sangue, ma non indietreggiava di un centimetro. Questo colosso, un carro armato di 110 kg per 1 metro e 85, è stato ucciso da un tumore fulminante al fegato.
Nato a Beaufort, nella Carolina del Sud, dodicesimo di 13 figli, Joe prima di cominciare la carriera pugilistica feceva l'apprendista macellaio a Philadelphia. Stallone nel film "Rocky" l'idea di allenarsi nei macelli la prese proprio dalla vita Frazier (lo so bene io, nipote e figlio di macellaio, i muscoli che vengon su a furia di sollevare quarti e mezzene di manzo!). Una carriera pugilistica fatta di 37 incontri, di cui 32 vittorie (27 per ko), 1 pareggio e 4 sconfitte. Fu anche medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokio nel ’64, dopo una finale giocata con una mano rotta, poi subito ingessata. Nel 1968 diventò campione dei pesi massimi, titolo che l’anno prima era stato tolto a Muhammad Alì per la sua renitenza alla leva.
Di tutta la sontuosa lista di successi, restano però memorabili le quattro sconfitte, per mano di Alì e di George Foreman: perchè Joe Frazier fu un grande sconfitto, un gigantesco, struggente, “numero due”. Che però visse la sua notte di gloria: la sera dell’8 marzo 1971 al Madison Square Garden sconfisse ai punti Alì, il suo rivale di sempre, che tornava sul ring dopo 43 mesi di esilio.
Grazie al suo infinito carisma quest’ultimo era riuscito, a livello psicologico e mass-mediatico, ad invertire i ruoli dello scontro: anche se di fatto egli era lo sfidante, colui che inseguiva il titolo che gli era stato tolto senza alcuna sconfitta sul ring quattro anni prima, alla fine dei conti risultava che era Frazier a inseguire, a cercare di legittimarsi sconfiggendo la fama e poi la persona che gli stava davanti, sempre avanti.
Alì e Frazier, come Mozart e Salieri, come Kennedy e Nixon, il Bello e la Bestia. Ali chiamava Joe il Gorilla, ma tra i due, a parte il battage pubblicitario, c'era stima reciproca. Organizzarono da soli l’incontro. I dettagli furono stabliti in un viaggio in macchina fatto da Filadelfia a New York con Alì che era andato a prendere Frazier nella sua casa in Pennsylvania. Una borsa immensa, i diritti spartiti tra i due pugili senza l’intermediazione dei promoter.
Quella sera tutto il mondo era lì al Madison Square Garden: Ted Kennedy e Aretha Franklin, Bing Crosby e Frank Sinatra, e Burt Lancaster che commentando per una rete televisiva ad un certo punto esclamò: “Frazier non è pugile, ma un carroarmato Sherman!”.
Questo era lo stile, privo di stile, di Joe Frazier: avanzare. Prendere i pugni dell’avversario, anche tanti pugni, ma riuscire a sferrarne uno, uno di quei sinistri devastanti che “sembravano provenire dal pavimento”, come ebbe a dire Alì che al quindicesimo round, dopo averne preso uno che lo aveva letteralmente sollevato dal ring, era finito al tappeto, conoscendo l’umiliazione dell’essere contato, anche se per soli quattro secondi.
Alla fine Frazier si ruppe il polso destro e Alì la mascella. La cantante Diana Ross si mise a terra a piangere, ma Alì con fierezza disse: "Io non piango e non dovrebbero farlo nemmeno i miei amici". Ebbe ragione il più basso, il meno dotato di scherma, ma il più forte fisicamente. Frazier divenne The Champ.
"Frazier era diventato il pugile dell'uomo bianco, Charley tifava per Frazier, e questo significava che in cuor loro i neri lo boicottavano. Poteva essere veleno per il suo morale, perché Frazier era nero il doppio di Clay, e quasi bello quanto lui". Norman Mailer consegna così alle cronache, precisamente per le pagine del settimanale Life, la sua roboante visione dell'incontro del secolo, così è passato alla storia, al Madison Square Garden di New York. Il lungo articolo fu titolato Ego e uscì appena 11 giorni dopo la prima sconfitta sul ring di Muhammad Alì: Joe Frazier lo aveva messo al tappeto!
E la sfida tra i due, con le successive rivincite per il titolo dei pesi massimi - il 28 gennaio 1974 ancora a New York e il 1 ottobre 1975 nelle Filippine per la battaglia finale, "Thrilla in Manila" - è stata la più sanguinosa, sul ring e a parole.
Alì uscì vittorioso dagli ultimi due incontri, ma sfinito. Ferdie Pacheco, il suo inseparabile uomo dell'angolo, si era già convinto che corresse il serio pericolo di subire danni cerebrali se non si fosse ritirato.
In Jamaica Frazier fu a sua volta umiliato per sei volte dal tornado-Foreman, che in due brutalissimi round conquistò il titolo che poi perderà nell’incontro più celebre e incredibile della boxe, quello di Kinshasa del ’74 con Alì (ko all’ottavo round!).
Un po’ come nella vita, le cose si combinano non perfettamente ma misteriosamente: Frazier aveva battuto Alì ma aveva perso con Foreman, mentre Alì avrebbe battuto Foreman in una performance unica e irripetibile.
Tra Alì e Frazier nacque un vero e proprio lungo rapporto di rivalità-amicizia, di stima e contrapposizione profonda, un dualismo fuori e dentro il ring che alimentava il mito dell’epica della boxe. “Io senza di lui non potrei essere quello che sono e viceversa” dirà poi Alì, “insieme abbiamo fatto una bella squadra”.
I tre incontri della “squadra" Alì-Frazier sono rimasti nella storia della noble art che forse proprio il 30 settembre del 1975, nelle Filippine, ha conosciuto il suo canto del cigno. Il terzo, durissimo e ultimo match si tenne infatti a Manila (“the Thrilla in Manila”, secondo le filastrocche di Alì che avrebbe dovuto “to beat the Gorilla”) e finì con l’abbandono di Frazier all’inizio dell’ultimo round. Voleva combattere fino alla fine, ma da due riprese non ci vedeva più. Il suo trainer Eddie Futch con dolcezza gli disse: "Siediti, ragazzo, è finita. Nessuno dimenticherà mai quello che hai fatto oggi".
Così furono i suoi secondi a gettare la spugna, perchè Joe non l’avrebbe mai fatto! “Frazier è capace, se lo butti giù, di rimettersi in piedi prima ancora di toccare terra” pensava con atroce timore Alì mentre cercava di sferrare il colpo del ko a Foreman chiedendosi: “...E se George fosse simile a Joe?”.
Ma Joe era unico; egli era da un certo punto di vista, il vero pugile. Con la sua incredibile arte di incassatore e la tenace e commovente furia che lo spingeva a procedere sempre in avanti, noncurante dei sacrifici da pagare pur di mantenere questa tattica semplice quanto ostinata, Frazier ha incarnato l’idea platonica del pugile molto più dei suoi vincitori.
In questo senso Frazier è molto “più pugile” di Alì, perchè Alì appartiene ad un’altra sfera, quella dell'ottava meraviglia, quella del genio, dell’arte, della bellezza, ma è Smokin’ Joe Frazier (Il soprannome glielo aveva dato il suo manager Yank Durham, che prima dei match aveva sempre l´abitudine di dirgli: "Vai lì fuori e fai uscire fumo da quei guanti") ad appartenere alla boxe, a quello sport che come ebbe a dire George Foreman, è “lo sport verso cui tutti gli altri tendono”. Quando lui picchiava, e sapeva farlo, i campioni dei massimi guadagnavano più dell'inquilino della Casa Bianca. Erano conosciuti e rispettati. Erano il simbolo di come si sta in piedi nella vita: pestati, ma a testa alta!


C'era anche Muhammad Ali, il rivale di tante battaglie, ai funerali di Smokin’ Joe. L'orazione funebre è stata celebrata dal reverendo Jesse Jackson, il quale al termine ha chiesto ai presenti di alzarsi e "mostrare il vostro amore" nei confronti di Smokin' Joe. E' stato il momento in cui anche Alì si è alzato per applaudire e salutare il suo vecchio rivale.

The Next Great Depression


...But even Jefferson realized that the exercise of property rights might so interfere with the rights of the individual that the government, without whose assistance the property rights could not exist, must intervene, not to destroy individualism, but to protect it.
You are familiar with the great political duel which followed; and how Hamilton, and his friends, building toward a dominant centralized power were at length defeated in the great election of 1800, by Mr. Jefferson's party. Out of that duel came the two parties, Republican and Democratic, as we know them today. So began, in American political life, the new day, the day of the individual against the system, the day in which individualism was made the great watchword of American life. [...]
There was, however, a shadow over the dream. To be made real, it required use of the talents of men of tremendous will and tremendous ambition, since by no other force could the problems of financing and engineering and new developments be brought to a consummation.
So manifest were the advantages of the machine age, however, that the United States fearlessly, cheerfully, and, I think, rightly, accepted the bitter with the sweet. It was thought that no price was too high to pay for the advantages which we could draw from a finished industrial system.
This history of the last half century is accordingly, in large measure, a history of a group of financial Titans, whose methods were not scrutinized with too much care, and who were honored in proportion as they produced the results, irrespective of the means they used. The financiers who pushed the railroads to the Pacific were always ruthless, often wasteful, and frequently corrupt; but they did build railroads, and we have them today. [...]
Woodrow Wilson, elected in 1912, saw the situation more clearly. Where Jefferson had feared the encroachment of political power on the lives of individuals, Wilson knew that the new power was financial. He saw, in the highly centralized economic system, the despot of the twentieth century, on whom great masses of individuals relied for their safety and their livelihood, and whose irresponsibility and greed (if it were not controlled) would reduce them to starvation and penury.
The concentration of financial power had not proceeded so far in 1912 as it has today; but it had grown far enough for Mr. Wilson to realize fully its implications.
It is interesting, now, to read his speeches. What is called “radical” today (and I have reason to know whereof I speak) is mild compared to the campaign of Mr. Wilson. “No man can deny,” he said, “that the lines of endeavor have more and more narrowed and stiffened; no man who knows anything about the development of industry in this country can have failed to observe that the larger kinds of credit are more and more difficult to obtain unless you obtain them upon terms of uniting your efforts with those who already control the industry of the country, and nobody can fail to observe that every man who tries to set himself up in competition with any process of manufacture which has taken place under the control of large combinations of capital will presently find himself either squeezed out or obliged to sell and allow himself to be absorbed”.
[...]A glance at the situation today only too clearly indicates that equality of opportunity as we have known it no longer exists. Our industrial plant is built; the problem just now is whether under existing conditions it is not overbuilt.
Our last frontier has long since been reached, and there is practically no more free land. More than half of our people do not live on the farms or on lands and cannot derive a living by cultivating their own property. There is no safety valve in the form of a Western prairie to which those thrown out of work by the Eastern economic machines can go for a new start. We are not able to invite the emmigration from Europe to share our endless plenty. We are now providing a drab living for our own people.
Our system of constantly rising tariffs has at last reacted against us to the point of closing our Canadian frontier on the north, our European markets on the east, many of our Latin American markets to the south. It has forced many of our great industrial institutions who exported their surplus production to such countries, to establish plants in such countries, within the tariff walls. [...]
Recently a careful study was made of the concentration of business in the United States. It showed that our economic life was dominated by some six hundred odd corporations who controlled two thirds of American industry. Ten million small businessmen divided the other third. More striking still, it appeared that if the process of concentration goes on at the same rate, at the end of another century we shall have all American industry controlled by a dozen corporations, and run by perhaps a hundred men. But plainly, we are steering a steady course toward economic oligarchy, if we are not there already.
Clearly, all this calls for a re-appraisal of values. A mere builder of more industrial plants, a creator of more railroad systems, an organizer of more corporations, is as likely to be a danger as a help. The day of the great promoter or the financial Titan, to whom we granted everything if only he would build, or develop, is over. Our task now is not discovery, or exploitation of natural resources, or necessarily producing more goods. It is the soberer, less dramatic business of administering resources and plants already in hand, of seeking to reestablish foreign markets for our surplus production, of meeting the problem of under consumption, of adjusting production to consumption, of distributing wealth and products more equitably, of adapting existing economic organizations to the service of the people. The day of enlightened administration has come.
Just as in older times the central government was first a haven of refuge, and then a threat, so now in a closer economic system the central and ambitious financial unit is no longer a servant of national desire, but a danger.[...]
The exposition need not further be elaborated. It is brief and incomplete, but you will be able to expand it in terms of your own business or occupation without difficulty. I think everyone who has actually entered the economic struggle—which means everyone who was not born to safe wealth—knows in his own experience and his own life that we have now to apply the earlier concepts of American Government to the conditions of today.

Commonwealth Club, San Francisco, 1932, Franklin Delano Roosevelt


...Anche Jefferson si rendeva conto che l'esercizio del diritto di proprietà poteva interferire nei diritti dell'individuo in modo tale che il governo, senza la cui assistenza i diritti di proprietà non potrebbero esistere, doveva intervenire, non per distruggere l'individualismo, ma per proteggerlo.
Voi conoscete bene il grande duello politico che ne seguì; e come Hamilton, e i suoi amici, che lavoravano per il dominio di un potere centralizzato, furono alla fine sconfitti, nella grande elezione del 1800, dal partito di Jefferson. Da quel duello sorsero i due partiti, repubblicano e democratico, come li conosciamo oggi.
Così cominciò, nella vita politica americana, il nuovo giorno; il giorno dell'individuo contro il sistema, il giorno in cui l'individualismo divenne la grande parola-chiave della vita americana. [...]
Tuttavia, un'ombra gravava sul sogno. Per essere attuato, esso richiedeva l'utilizzo dei talenti di uomini dalla terribile volontà e dalla terribile ambizione, dal momento che nessuna altra forza poteva affrontare i problemi della finanza, dell'ingengneria e dei nuovi sviluppi.
Tuttavia i vantaggi dell'età della macchina erano così evidenti che gli Stati Uniti accettarono spavaldamente, allegramente e, ritengo, correttamente, i rischi connessi. Si ritenne che nessun prezzo era troppo alto per i vantaggi che potevamo trarre da un sistema industriale avanzato.
La storia della seconda metà del secolo scorso [1800 ndr] è di conseguenza, in grande misura, la storia di un gruppo di titani della finanza i cui metodi non venivano vagliati con troppa attenzione e che venivano onorati a seconda dei loro risultati senza riguardo per i mezzi utilizzati. I finanzieri che spinsero le ferrovie fino al Pacifico erano sempre spietati, spesso scialacquatori, e frequentemente corrotti; ma essi costruirono le ferrovie, e noi le usiamo ancora oggi. [...]
Woodroow Wilson, eletto nel 1912, vedeva più chiaramente la situazione. Mentre Jefferson aveva temuto il peso del potere politico sulla vita degli individui, Wilson sapeva che il nuovo potere era finanziario. Egi vedeva nel sistema economico altamente centralizzato il despota del ventesimo secolo, da cui grande masse di individui dipendevano per la loro sicurezza e la loro sussistenza; se privo di controllo, la sua irresponsabilità e avidità avrebbe ridotto quelle masse alla fame e alla miseria.
La concentrazione di potere finanziario non era giunta, nel 1912, ai livelli attuali(1932); ma era abbastanza perchè Wilson ne comprendesse tutte le implicazioni.
E' interessate, oggi,leggere i suoi discorsi. Ciò che viene considerato "radicale" oggigiorno è moderato rispetto alla campagna di Wilson: "Nessuno può negare" - affermava - "che gli spazi di iniziativa si sono sempre più ristretti e irrigiditi; chiunque sappia qualcosa sullo sviluppo dell'industria in questo paese non può aver ignorato che i tipi di credito più significativi sono sempre più difficili da ottenere se non unendo i propri sforzi con coloro che già controllano le industrie del paese, e nessuno può ignorare che chiuque cerchi di mettersi in concorrenza con qualche industria sotto il controllo di una grande combinazione di capitali si troverà in realtà schiacciato o obbligato a vendere e a lasciarsi assorbire". [...]
Un'occhiata alla situazione odierna indica fin troppo chiaramente che l'eguaglianza di opportunità che abbiamo conosciuto non esiste più. Il nostro apparato industriale è costruito; il problema attuale è se, nelle attuali condizioni, esso non sia eccessivo.
La nostra ultima frontiera è stata raggiunta da gran tempo e non esistono più praticamente terre libere. Più della metà della nostra popolazione non vive in fattorie o dei frutti della terra, e non può trarre reddito dalla coltivazione di proprietà. Non esiste più una valvola di sicurezza in una prateria occidentale a cui coloro che sono espulsi dall'apparato produttivo orientale possono rivolgersi per una nuova partenza. Noi non possiamo più invitare immigrazione dall'Europa a dividere la nostra abbondanza senza fine. Noi stiamo ormai offrendo una cupa esistenza al nostro popolo.
Il nostro sistema di tariffe costantemente crescenti ci si è, alla fine, rivoltato contro, fino al punto di chiudere la frontiera canadese al nord, i mercati europei all'est, molti dei mercati latino americani al sud. [...] Ciò ha obbligato alcune delle grandi imprese industriali che esportavano le loro eccedenze di produzione in questi paesi a costruirvi stabilimenti, entro i muri delle tariffe. [...]
Recentemente è stato fatto un attento studio della concentrazione degli affari egli Stati Uniti. Esso ha mostrato che la nostra vita economica è dominata da circa seicento grandi società che controllano i due terzi dell'industria americana. Dieci milioni di piccoli uomini d'affari si dividono l'altro terzo. Ancora più sorprendente, è emerso che se il processo di concentrazione procederà allo stesso ritmo, alla fine di un altro secolo tutta l'industria americana sarà controllata da una dozzina di grandi società, e guidata da un centinaio di uomini. Detto chiaramente, noi stiamo procedendo costantemente verso un'oligarchia economica, posto che non ci siamo già arrivati.
Chiaramente tutto ciò richiede una ridefinizione dei valori. Un semplice costruttore di impianti industriali, un creatore di sistemi ferroviari, un organizzatore di grandi società, preso come tale può essere tanto un pericolo quanto un aiuto. Il tempo dei grandi promotori o dei titani finanziari a cui permettevamo tutto purchè costruissero o andassero avanti, è passato. Il nostro compito, oggi, non è quello di scoprire o sfruttare risorse naturali, o di produrre necessariamente più merci. Esso consiste nel più sobrio, meno drammatico, impegno di gestire le risorse e gli impianti già in essere, di affrontare il problema del sottoconsumo, di adeguare la produzione al consumo, di distribuire la ricchezza e i prodotti più equamente, di adattare le organizzazioni economiche esistenti al servizio della gente. E' giunto il tempo dell'amministrazione illuminata.
Come ai vecchi tempi il governo centralizzato, dapprima rifugio, divenne minaccia, così ora in un sistema economico più chiuso l'unità finanziaria centralizzata e ambiziosa non è più al servizio di un'esigenza nazionale ma è un pericolo. [...]
Non occorre elaborare ulteriormente questa esposizione. E' breve e incompleta, ma voi sarete in grado di allargarla secondo i vostri interessi senza difficoltà. Io penso che chiunque sia effettivamente introdotto nella lotta economica sappia per propria diretta esperienza che noi dobbiamo ora applicare gli originali concetti del governo americano alle condizioni di oggi.

Commonwealth Club di San Francisco, 1932, Franklin Delano Roosevelt

Metafore & Metamorfosi (novembre)

METAFORE

Non sono stati gli italiani a cacciare il Caimano (e tantomeno Bersani, sebbene lui, ma solo lui, sia convinto del contrario) ma la Bce, la Ue, l'asse Merkel-Sarkozy. La prima Liberazione, nel '45, avvenne grazie alle truppe angloamericane, con qualche migliaio di partigiani. La seconda venne grazie alle truppe franco-tedesche con qualche Carlucci e Pomicino di complemento.
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Se, come sabato sera [12 novembre, ndr], tutti, ma proprio tutti, festeggiano pacificamente, non va bene lo stesso. "Spettacolo preoccupante" (Cazzullo), "immonda gazzarra" (Polito), "imitazione farsesca di una piccola piazzale Loreto da teatro" (Battista). E per giunta con "slogan sbagliati", come denuncia Uòlter Veltroni. Per lui, lo slogan giusto era: "Il principale esponente dello schieramento avverso ha rassegnato le dimissioni. Esultiamo in silenzio ma anche congiungiamo le mani per un minuto di raccoglimento".

Marco Travaglio
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Son contento per i traditori e i mercenari, le squinzie e le servette della politica che finalmente non avranno più l'oggetto per esercitare la loro bassa gratitudine e la loro infame ingratitudine.

Marcello Veneziani
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Comunque tranquilli: non cambierà nulla. Gli uomini politici si stan già riposizionando per spartirsi al meglio le spoglie del sistema berlusconiano. E' tornato all'onore del mondo persino Scajola, vezzeggiato dalla sinistra, perché ha contribuito a indebolire il Cavaliere. I partiti continueranno ad occupare la Rai, mantenendovi i loro vassalli (i vecchi mascheroni di sempre, alla Vespa) e aggiungendovene dei nuovi che, con tutta probabilità, saranno, anche se si fatica a crederlo, più fedelmente canini dei primi. Tutto ciò sarà chiamato "discontinuità".
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Il presidente Napolitano, viecchio topo di segreterie, continuerà a squittire su una unità nazionale che non è mai esistita, se non, forse, durante il fascismo, e si arrogherà il merito, sottraendolo alla Carlucci, di aver fermato l'energumeno, mentre avrebbe dovuto farlo molto tempo fa, per lo meno tutte le volte che il premier dichiarava, in Italia e all'estero, come fosse cosa da nulla, che "la Magistratura è peggio della criminalità".

Massimo Fini
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Berlusconi non avrebbe potuto distruggere tutto ciò che ha distrutto se non avesse avuto di fronte un'opposizione spesso debole e qualche volta complice.

Antonio Padellaro
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Dentro Palazzo Grazioli gli umori ondeggiano fra la tentazione di ripulirsi e vendersi agli emergenti o buttarsi sulla pira di Berlusconi, come le vedove indù.

Paolo Ojetti
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Un topo che si trova solo si considera ancora soltanto un topo, ma non appena si trova insieme a milioni di topi si considera un gatto, e quando s'unisce a cento milioni di topi un elefante. Ma i più pericolosi di tutti sono senz'altro i popoli di topi da cinquanta milioni (cinquanta milioni come ordine di grandezza). Questi sarebbero formati da topi che, per quanto si ritengano gatti, aspirano ad essere elefanti. Tale eccesso di megalomania è pericoloso non soltanto per i topi in questione, ma anche per l'intero mondo dei topi.

Giustizia, Friedrich Dürrenmatt
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Monti. Manco ha cominciato che già vuole durare.

Jena
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THE GOODFELLAS

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METAMORFOSI 1


Fabio Fazio e Bashar al-Asad
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METAMORFOSI 2


Giorgio Cremaschi e Enzo Iannacci
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METAMORFOSI PERFETTA!


Io... e il tarsiospettro
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DA 'N SCITU DUVE A L'UN-A A SE MUSTRA NUA


La felicità senza parole nè gesti,
la felicità come torre trasparente,
l'amore che si fa musica dolce
in un canto d'emozione e sentimenti,
e un aroma nell'aria di vino e castagne
ci regala la notte col respiro del cuore...

DiDo
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A PASSEGGIO CON INSY...



Who the hell do you think you are?


You’ve been in office for one year and in that time the whole edifice is beginning to crumble, there’s chaos, the money’s running out – I should thank you; you should perhaps be the pin-up boy of the Eurosceptic movement. But just look around this chamber, this morning. Just look at these faces. Look at the fear. Look at the anger. Poor old Barroso here looks like he’s seen a ghost.
They’re beginning to understand that the game is up and yet in their desperation to preserve their dream, they want to remove any remaining traces of democracy from the system. And it’s pretty clear that none of you have learnt anything.
When you yourself, Mr van Rompuy, say that the euro has brought us stability. I suppose I could applaud you for having a sense of humor, but isn’t this, really, just the "bunker mentality"?
Your fanaticism is out in the open. You talked about the fact that it was a lie to believe that the nation state could exist in the 21st Century globalized world. Well, that may be true in the case of Belgium, who haven’t had a government for six months, but for the rest of us, right across every member state in this Union – and perhaps this is why we see the fear in the faces – increasingly people are saying, "We don’t want that flag. We don’t want the anthem. We don’t want this political class. We want the whole thing consigned to the dustbin of history".
And we had the Greek tragedy earlier on this year, and now we have this situation in Ireland. Now I know that the stupidity and greed of Irish politicians has a lot to do with this. They should never ever have joined the euro. Source: LYBIO.net They suffered with low interest rates, a false boom and a massive bust. But look at your response to them. What they’re being told, as their government is collapsing, is that it would be inappropriate for them to have a general election. In fact Commissioner Rehn here said they had to agree their budget first before they’d be allowed to have a general election. Just who the hell do you think you people are?
You are very very dangerous people, indeed. Your obsession with creating this Euro state means that you’re happy to destroy democracy. You appear to be happy for millions and millions of people to be unemployed and to be poor. Untold millions must suffer so that your Euro dream can continue.
Well it won’t work. Because it’s Portugal next, with their debt levels of 325 % of GDP, they’re the next ones on the list, and after that I suspect it will be Spain. Source: LYBIO.net And the bailout for Spain would be seven times the size of Ireland’s and at that moment all of the bailout money has gone – there won’t be anymore.
But it is even more serious than economics. Because if you rob people of their identity. If you rob them of their democracy, then all they are left with is nationalism and violence. I can only hope and pray that the Euro project is destroyed by the markets before that really happens.


Nigel Farage
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Buongiorno signor van Rompuy, siete stati in carica per un solo anno e in questo lasso di tempo l’intero edificio è iniziato a crollare, c’è il caos, il denaro si sta esaurendo, dovrei ringraziarla, lei forse potrebbe essere il ragazzo pin-up del movimento euroscettico. Ma basta guardarsi intorno in quest’aula stamattina, guardare questi volti, guardare la paura, guardare la rabbia. Il povero Barroso qui sembra che abbia visto un fantasma.
Stanno cominciando a capire che il gioco è finito. E pur nella loro disperazione, pur di preservare il loro sogno, vogliono rimuovere eventuali tracce rimanenti della democrazia dal sistema. E’ abbastanza chiaro che essuno di voi ha imparato nulla.
Quando lei stesso, signor van Rompuy ha detto che l’euro ci ha portato stabilità, avrei potuto applaudire per il suo senso dell’umorismo, ma non è forse questa solo la "mentalità del bunker"?
Il suo fanatismo è visibile a tutti. Lei dice che è una bugia credere che lo Stato nazione possa esistere nel mondo globalizzato del XXI secolo. Beh, questo può essere vero nel caso del Belgio, che non ha avuto un governo per 6 mesi, ma per il resto di noi, in ogni Stato membro di questa Unione, sempre più persone stanno dicendo, "non vogliamo quella bandiera, non vogliamo l’inno, non vogliamo questa classe politica, vogliamo che l’intera cosa sia consegnata alla pattumiera della storia".
Abbiamo avuto la tragedia greca all’inizio di quest’anno, e ora abbiamo la situazione in Irlanda. So che la stupidità e l’avidità dei politici irlandesi ha molto a che fare con questo: non avrebbero mai, mai dovuto aderire all’euro. Hanno sofferto con bassi tassi di interesse, un falso boom ed una massiccio crollo. Ma guardi qual è stata la sua risposta a loro: ciò che è stato detto loro mentre il loro governo sta collassando è che sarebbe inopportuno per loro avere elezioni generali.In realtà qui il Commissario Rehn ha detto che devono approvare un bilancio prima di poter avere un’elezione generale. Ma chi diavolo credete di essere?
Siete persone veramente molto, molto pericolose: la vostra ossessione per la creazione di questo Stato europeo significa che siete felici di distruggere la democrazia, che sembrate felici che milioni e milioni di persone siano disoccupate e povere. Molti milioni di persone soffriranno perchè possa continuare il vostro sogno dell’euro.
Beh non funzionerà, perchè il Portogallo con il suo livello di indebitamento del 325 % del PIL sarà il prossimo sulla lista e dopo ho il sospetto che ci sarà la Spagna e il piano di salvataggio per la Spagna avrà sette volte la dimensione di quello per l’Irlanda e in quel momento tutti i soldi per il salvataggio saranno andati, non ci saranno più.
Ma c’è qualcosa ancora più grave dell’economia, perché se si ruba alle persone la loro identità, se si ruba la loro democrazia, allora tutto ciò che resta loro è nazionalismo e violenza. Posso solo sperare e pregare che il progetto euro venga distrutto dai mercati prima che si realizzi sul serio.

Nigel Farage


Here we are on the edge of a financial and social disaster and in the room today we have the four men who are supposed to be responsible. And yet we have listened to the dullest most, technocratic speeches I've ever heard. You are all in denial. By any objective measure the euro is a failure.
And who exactly is responsible, who is in charge out of all you lot? The answer is none of you because none of you have been elected; none of you have any democratic legitimacy for the roles you currently hold within this crisis.
And into this "vacuum", albeit reluctantly, has stepped Angela Merkel. And we are now living in a German-dominated Europe - something that the European project was actually supposed to stop. Something that those who went before us actually paid a heavy price in blood to prevent. I don't want to live in a German-dominated Europe and nor do the citizens of Europe.
But you guys have played a role, because when Mr Papandreou got up and used the word "referendum" - or Mr Rehn, you described it as "a breach of confidence", and your friends here got together like a pack of hyenas, rounded on Papandreou, had him removed and replaced by a puppet Government. What an absolutely disgusting spectacle that was.
And not satisfied with that, you decided that Berlusconi had to go. So he was removed and replaced by Mr Monti, a former European Commissioner, a fellow architect of this Euro disaster and a man who wasn't even a member of parliament.
It's getting like an Agatha Christie novel, where we're trying to work out who is the next person that's going to be bumped off. The difference is, we know who the villains are. You should all be held accountable for what you've done. You should all be fired.
And I have to say, Mr Van Rompuy. 18 months ago when we first met, I was wrong about you. I said you would be the quiet assassin of nation states' democracy, but not anymore, you are rather noisy about it aren't you. You, an unelected man, went to Italy and said, "This is not the time for elections but the time for actions". What in God's name gives you the right to say that to the Italian people.


Nigel Farage
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Bene, eccoci qui, sulla soglia di un disastro finanziario e sociale, e in questa sala, oggi, abbiamo i quattro uomini che dovrebbero ritenersi responsabili. Eppure abbiamo ascoltato i discorsi più tediosi e tecnocratici mai sentiti e continuate ancora a negare, a dispetto di ogni considerazione obbiettiva, che l’euro sia un fallimento.
E chi è l’effettivo responsabile? Chi è responsabile fra di voi? Ovviamente la risposta è: nessuno di voi, perchè nessuno di voi è stato eletto, nessuno di voi ha in effetti qualsivoglia legittimità democratica per ricoprire i ruoli di cui siete attualmente incaricati all’interno di questa crisi.
E in questo "vuoto" stato di cose, non di certo con riluttanza, è entrata Angela Merkel. E stiamo ora vivendo, stiamo ora vivendo in un'Europa dominata dalla Germania. Questione a cui il progetto europeo avrebbe dovuto, in effetti, mettere fine. Questione per cui coloro che ci hanno preceduto hanno pagato caro, con le loro vite, al fine di evitarla. Io non voglio vivere in un Europa dominata dalla Germania, né lo vogliono i cittadini europei.
Ma voi signori avete giocato un ruolo in questi eventi, perchè quando il signor Papandreou si è fatto avanti pronunciando il termine "Referendum", o quando lei signor Rehn, lo ha descritto come un "abuso di fiducia", e i vostri amici qui si son riuniti, come un branco di iene, per scagliarsi su Papandreou, l’avete fatto rimuovere e l’avete sostituito con un governo fantoccio. E’ stato uno spettacolo assolutamente disgustoso.
E non soddisfatti da ciò, avete deciso che anche Berlusconi dovesse andarsene. Così lui è stato rimosso e sostituito dal signor Monti, un ex commissario europeo, un "fratello architetto" di questo euro-disastro e un uomo che non era nemmeno un membro del Parlamento.
Sta diventando un racconto alla Agatha Christie, dove stiamo cercando di capire chi sarà la prossima vittima ad essere fatta fuori. La differenza è che sappiamo chi sono i criminali. Voi dovreste essere tutti ritenuti responsabili per ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati.
E devo dire, signor Van Rompuy, 18 mesi fa, quando ci siamo incontrati per la prima volta, mi sono sbagliato sul suo conto... Avevo detto che sarebbe stato un assassino "silenzioso" della democrazia degli stati-nazione, ma non è più silenzioso, lei è piuttosto rumoroso a proposito, non è così? Lei, un uomo non eletto, si è recato in Italia dicendo: “L’Italia ha bisogno di riforme, non di elezioni!” Cosa, in nome di Dio, le dà il diritto di dire ciò al popolo italiano?

Nigel Farage

Comandante


Comandante (2003) Documentary
Director: Oliver Stone
Writer: Oliver Stone (narration)
Stars:Fidel Castro, Oliver Stone and Juanita Vera













You are giving all of us red ink!


They will tell us we are violent, that our very language is violent: occupation, and so on. Yes we are violent, but only in the sense in which Mahathma Gandhi was violent. We are violent because we want to put a stop on the way things go, but what is this purely symbolic violence compared to the violence needed to sustain the smooth functioning of the global capitalist system?
We were called losers, but are the true losers not there on the Wall Street, and were they not bailed out by hundreds of billions of your money?
You are called socialists, but in the US, there already is socialism for the rich. They will tell you that you don't respect private property - but the Wall Street speculations that led to the crash of 2008 erased more hard-earned private property than if we were to be destroying it here night and day, just think of thousands of homes foreclosed.
They will tell you that you are dreaming, but the true dreamers are those who think that things can go on indefinitely they way they are, just with some cosmetic changes. We are not dreamers, we are the awakening from a dream which is turning into a nightmare. We are not destroying anything, we are merely witness how the system is gradually destroying itself. We all know the classic scene from cartoons: the cat reaches a precipice, but it goes on walking, ignoring the fact that there is no ground under its feet; it starts to fall only when it looks down and notices the abyss. What we are doing is just reminding those in power to look down. This is what we are doing here. We are telling the guys there on Wall Street, "Hey, look down!"
They are telling you we are not American here. But the conservatives fundamentalists who claim they really are American have to be reminded of something: What is Christianity? It’s the holy spirit. What is the holy spirit? It’s an egalitarian community of believers who are linked by love for each other, and who only have their own freedom and responsibility to do it. In this sense, the holy spirit is here now. And down there on Wall Street, there are pagans who are worshipping blasphemous idols.
We are not Communists if Communism means a system which collapsed in 1990. Remember that today those Communists are the most efficient, ruthless Capitalists. In China today, we have Capitalism which is even more dynamic than your American Capitalism, but doesn’t need democracy. Which means when you criticize Capitalism, don’t allow yourself to be blackmailed that you are against democracy. The marriage between democracy and Capitalism is over.
So what are we doing here? Let me tell you a wonderful, old joke from Communist times. A guy was sent from East Germany to work in Siberia. He knew his mail would be read by censors, so he told his friends: “Let’s establish a code. If a letter you get from me is written in blue ink, it is true what I say. If it is written in red ink, it is false.” After a month, his friends get the first letter. Everything is in blue. It says, this letter: “Everything is wonderful here. Stores are full of good food. Movie theatres show good films from the west. Apartments are large and luxurious. The only thing you cannot buy is red ink.” This is how we live. We have all the freedoms we want. But what we are missing is red ink: the language to articulate our non-freedom. The way we are taught to speak about freedom— war on terror and so on—falsifies freedom. And this is what you are doing here. You are giving all of us red ink.
The change is possible. So is the change really possible? Today, the possible and the impossible are distributed in a strange way. In the domains of personal freedoms and scientific technology, the impossible is becoming increasingly possible (or so we are told): "nothing is impossible," we can enjoy sex in all its perverse versions; entire archives of music, films, and TV series are available for downloading; space travel is available to everyone (with the money...); we can enhance our physical and psychic abilities through interventions into the genome, right up to the techno-gnostic dream of achieving immortality by transforming our identity into a software program. On the other hand, in the domain of social and economic relations, we are bombarded all the time by a You cannot ... engage in collective political acts (which necessarily end in totalitarian terror), or cling to the old Welfare State (it makes you non-competitive and leads to economic crisis), or isolate yourself from the global market, and so on. When austerity measures are imposed, we are repeatedly told that this is simply what has to be done. Maybe, the time has come to turn around these coordinates of what is possible and what is impossible; maybe, we cannot become immortal, but we can have more solidarity and healthcare?
Maybe we need to set our priorities straight here. We don’t want higher standard of living. We want a better standard of living. The only sense in which we are Communists is that we care for the commons. The commons of nature. The commons of privatized by intellectual property. The commons of biogenetics. For this, and only for this, we should fight. Communism failed absolutely, but the problems of the commons are here.
In mid-April 2011, the Chinese government prohibited on TV, films, and novels all stories that contain alternate reality or time travel. This is a good sign for China. These people still dream about alternatives, so you have to prohibit this dreaming. Here, we don’t need a prohibition because the ruling system has even oppressed our capacity to dream. We in the liberal West do not need such an explicit prohibition: ideology exerts enough material power to prevent alternate history narratives being taken with a minimum of seriousness. It is easy for us to imagine the end of the world - see numerous apocalyptic films -, but not end of capitalism. Look at the movies that we see all the time. It’s easy to imagine the end of the world. An asteroid destroying all life and so on. But you cannot imagine the end of capitalism.
There is a danger. Don’t fall in love with yourselves. We have a nice time here. But remember, carnivals come cheap. What matters is the day after, when we will have to return to normal lives. Will there be any changes then? I don’t want you to remember these days, you know, like “Oh. we were young and it was beautiful.” Remember that our basic message is “We are allowed to think about alternatives.” If the rule is broken, we do not live in the best possible world. But there is a long road ahead. There are truly difficult questions that confront us. We know what we do not want. But what do we want? What social organization can replace capitalism? What type of new leaders do we want? The XXth century alternatives obviously did not work.
So do not blame people and their attitudes: the problem is not corruption or greed, the problem is the system that pushes you to be corrupt. The solution is not "Main street, not Wall street", but to change the system where main street cannot function without Wall street. Beware not only of enemies, but also of false friends who pretend to support us, but are already working hard to dilute our protest. In the same way we get coffee without caffeine, beer without alcohol, ice-cream without fat, they will try to make us into a harmless moral protest. But the reason we are here is that we had enough of the world where to recycle your Coke cans, to give a couple of dollars for charity, or to buy Starbucks cappuccino where 1% goes for the Third World troubles is enough to make us feel good. After outsourcing work and torture, after the marriage agencies started to outsource even our dating, we see that for a long time we were allowing our political engagements also to be outsourced - we want them back.
So all we need is patience. The only thing I’m afraid of is that we will someday just go home and then we will meet once a year, drinking beer, and nostaligically remembering “What a nice time we had here.” Promise yourselves that this will not be the case. We know that people often desire something but do not really want it. Don’t be afraid to really want what you desire. Thank you very much.

Slavoj Zizek



Nos dirán que somos violentos, que nuestro lenguaje mismo es violento: ocupación, y así. Sí, sí somos violentos, pero sólo en el sentido en el que lo fue Mahathma Gandhi. Somos violentos porque queremos ponerle fin a esta situación. Porque… ¿qué es esta violencia comparada con la violencia que se requiere para mantener funcionando al sistema capitalista global?
Nos han llamado perdedores pero, ¿no están aquí en Wall Street los perdedores a los que tuvimos que rescatar con cientos de millones de nuestro dinero? Hemos sido llamados socialistas, pero los Estados Unidos ya hay un socialismo para los ricos. Te dirán que no respetas la propiedad privada. Pero las especulaciones de Wall Street han acabado con más propiedad privada ganada con duro trabajo, que la podríamos nosotros destruir aquí todo el día y toda la noche. Sólo piensa en la cantidad de embargos hipotecarios.
Les dirán que estamos soñando, pero los que verdaderamente están soñando son los que piensan que las cosas pueden seguir indefinidamente como están, sólo con algunos cambios cosméticos. No somos soñadores, somos el despertar de un sueño que se está convirtiendo en una pesadilla. No estamos destruyendo nada, no somos más que testigos de cómo el sistema se va destruyendo a sí mismo. Todos conocemos la clásica escena de dibujos animados: el gato llega a un precipicio pero sigue caminando, ignorando el hecho de que no hay suelo bajo sus pies. Comienza a caer cuando mira hacia abajo y se da cuenta del abismo… Pues lo que estamos haciendo nosotros es justo recordarles a aquellos que están en el poder para que miren hacia abajo. Es lo mismo que ocurre ahora; le estamos diciendo a los de Wall Street. "¡oye, mira p’abajo!"
Nos dirán que somos antiamericanos. Pero cuando los conservadores fundamentalistas te digan que America es una nación cristiana, a esos fundamentalistas conservadores que se reivindican como los genuinos estadounidenses se les debe recordar algo: ¿Qué es el cristianismo? Es el espíritu santo ¿Y qué es el espíritu santo? Es una comunidad igualitaria de creyentes ligados por el amor mutuo, y que sólo tienen su propia libertad y responsabilidad para hacerlo. En este sentido, el espíritu santo está aquí hoy con nosotros. Y allá en Wall Street están los paganos que veneran ídolos blasfemos.
No somos comunistas si la palabra “comunismo” se refiere al sistema que se cayó justificadamente en 1990. Y recuerden que los comunistas que todavía tienen el poder manejan los capitalismos más despiadados (en China). El éxito del capitalismo chino, dirigido por comunistas, es un ominoso signo de que el matrimonio entre capitalismo y democracia está llegando a un divorcio.
Entonces, ¿qué hacemos aquí? Déjenme contarles un maravilloso chiste de los tiempos del comunismo. Un tipo es enviado de Alemania Oriental a trabajar en Siberia. Él sabía que los censores iban a revisar sus cartas, asi que les dijo a sus amigos: “Hagamos un código. Si escribo una carta con tinta azul, todo es verdad. Si la tinta es roja, es todo falso”. Un mes después los amigos recibieron la primera carta, en tinta azul. Decía: “Todo es maravilloso aquí. Las tiendas están llenas de buena comida. Los cines exhiben buenas películas occidentales. Los apartamentos son grandes y lujosos. Lo único que no se puede conseguir es tinta roja”. Así vivimos; tenemos todas las libertades que queremos, pero no tenemos tinta roja: el lenguaje para articular nuestra no-libertad. La forma en que nos enseñan a hablar acerca de la libertad - la guerra contra el terrorismo, por ejemplo - falsifica la libertad. Y esto es lo que ustedes están haciendo aquí: nos están dando tinta roja.
¿Es el cambio realmente posible? Hoy en día, lo posible y lo imposible se distribuyen de una manera extraña. En las áreas de las libertades personales y la tecnología científica, lo imposible se está convirtiendo cada vez más en lo posible (o eso se nos dice): ”nada es imposible”, se puede disfrutar del sexo en todas sus versiones perversas, archivos completos de música, películas, y series de televisión están disponibles para su descarga, los viajes espaciales está disponibles para todos (con dinero); podemos mejorar nuestras capacidades físicas y psíquicas a través de intervenciones en el genoma, incluso no está muy lejano el sueño tecno-gnóstico de la inmortalidad mediante la transformación de nuestra identidad en un programa de software. Por otro lado, en el ámbito de las relaciones sociales y económicas, nos bombardean todo el tiempo con un “No puedes...” participar en actos políticos colectivos (que necesariamente terminan en terror totalitario), o se aferran al viejo Estado de Bienestar (que te hace no competitivo y conduce a la crisis económica), o te aislan mercado global, y así sucesivamente. Cuando las medidas de austeridad se imponen, se nos dice insistentemente que esto es simplemente lo que hay que hacer. Quizás ha llegado el momento de darle la vuelta a estas coordenadas de lo que es posible e imposible, tal vez no podemos llegar a ser inmortales pero ¿podemos tener más solidaridad y un mejor sistema de salud?
Tal vez deberíamos fijar nuestras prioridades aquí: no queremos un estándar de vida más elevado, queremos un mejor estándar de vida. El único sentido en que somos comunistas es que nos preocupamos por los bienes comunes: los de la naturaleza; los privatizados por la propiedad intelectual; los de la genética. Por esto, y solo por esto debiéramos luchar. El comunismo falló en todo, pero los problemas de los bienes comunes están aquí.
A mediados de abril de 2011, los medios informaron que el gobierno chino había prohibido mostrar en la televisión y en los cines películas que se ocupan de viajes en el tiempo y de historias alternativas, con el argumento de que tales historias pueden introducir a la frivolidad en cuestiones históricas serias. Incluso el ficticio escape hacía una realidad alternativa se considera demasiado peligroso. Para nosotros, en el occidente liberal, no es necesario tal prohibición explícita: la ideología ejerce el suficiente poder material como para evitar que las narrativas alternativas se tomen con un mínimo de seriedad. Es fácil de imaginar el fin del mundo, ahí tienen todas las películas apocalípticas, pero no el fin del capitalismo.
Pero hay un peligro. No se enamoren de ustedes mismos; lo estamos pasando bien, pero recuerden que los carnavales salen baratos. Lo que cuenta es el día después, cuando todos tenemos que volver a nuestras rutinas ¿Habrá cambios entonces? No quisiera que en el futuro ustedes recordaran estas jornadas asi como “éramos jóvenes y todo era hermoso”. Recuerden que nuestro mensaje básico es: “Estamos autorizados para pensar en alternativas”. Hay un largo camino por delante, lleno de dificultades. Sabemos lo que no queremos, pero ¿qué es lo que queremos? ¿Qué organización social puede reemplazar al capitalismo? ¿Qué tipo de líderes necesitamos? Lo que el siglo veinte tuvo para ofrecer no funcionó, obviamente.
Así que no juzguemos a las personas y a sus actitudes: el problema no es la corrupción o la avaricia. El problema es que el sistema te empuja para que te corrompas. La solución no es Main Street o Wall Street, sino cambiar el sistema que permite que Main Street no pueda vivir sin Wall Street. Hay que cuidarse no sólo de los enemigos, sino de los falsos amigos que pretenden ayudarnos pero ya están trabajando duro para disminuir la protesta. De la misma manera en que nos dan café sin cafeína, cerveza sin alcohol, helado sin grasa, ellos tratarán de convertirnos en una protesta moral inofensiva. Pero la razón por la que estamos aquí es porque ya estamos hartos de un mundo en el que reciclar las latas de coca cola, dar unos cuántos dólares de caridad o comprar un capuchino en Starbucks, que manda el 1 % para ayudarle al Tercer Mundo con sus problemas, es suficiente para sentir bien. Después de hacer outsourcing de nuestros trabajos y de la tortura, después de que las agencias de matrimonios hicieran outsourcing hasta de nuestras citas, nos dimos cuenta de que hace mucho tiempo permitimos que con nuestros compromisos políticos se hiciera lo mismo: outsourcing. Ahora los queremos de regreso.
Así que todo lo que necesitamos es paciencia. Lo único que me asusta es que algún día vayamos a casa, nos veamos una vez al año, tomemos cerveza y recordemos con nostalgia “qué bien lo pasamos aquella vez”. Prométanse que esto no ocurrirá. Sabemos que a menudo la gente desea algo, pero realmente no lo quiere. No tengan miedo de querer lo que desean. Muchas gracias.

Slavoj Zizek


Loro diranno che noi siamo violenti, che il nostro linguaggio è molto violento: occupazione e così via. Sì noi siamo violenti, ma soltanto nel senso in cui il Mahatma Gandhi era violento. Siamo violenti perché vogliamo porre un freno alla piega che gli eventi hanno preso, ma che cos'è questa violenza puramente simbolica rispetto alla violenza necessaria a sostenere il buon funzionamento del sistema capitalista globale?
Siamo stati definiti perdenti, ma i veri perdenti non sono forse tutti quelli di Wall Street che sono stati salvati dai vostri soldi, dalle centinaia di miliardi prelevati dalle vostre tasche?
Siete chiamati socialisti, ma negli Stati Uniti, c’è già il socialismo per i ricchi. Vi diranno che non rispettate la proprietà privata, ma le speculazioni di Wall Street che hanno portato al crollo del 2008 hanno cancellato più sudata proprietà privata che se noi fossimo stati qui a distruggerla notte e giorno, basti pensare a migliaia di case pignorate.
Vi diranno che state sognando, ma i veri sognatori sono coloro che pensano che le cose possono andare avanti all’infinito così come sono, solo con qualche cambiamento cosmetico. Noi non siamo sognatori, siamo il risveglio da un sogno che si sta trasformando in un incubo. Noi non stiamo distruggendo nulla, stiamo semplicemente testimoniando come il sistema si sta gradualmente distruggendo. Conosciamo tutti la classica scena dei cartoni animati: il gatto raggiunge un precipizio, ma continua a camminare ignorando il fatto che non c’è terra sotto i piedi, ma comincia a cadere solo quando guarda in basso e si accorge dell’abisso... Quello che stiamo facendo è proprio ricordare a chi è al potere di guardare in basso . Questo è quello che stiamo facendo qui. Noi stiamo dicendo ai ragazzi lì a Wall Street – Ehi, guardate giù!
Loro ci diranno che siamo anti-americani. Ma quando i fondamentalisti conservatori vi dicono che l’America è una nazione cristiana, a questi fondamentalisti conservatori che rivendicano di essere i soli veri americani va detto: ricordate che cos’è il cristianesimo? E’ lo Spirito Santo. Che cos’è lo spirito santo? Una comunità libera egualitaria dei credenti uniti dall’amore reciproco e che hanno solo la propria libertà e responsabilità di farlo. Così inteso lo Spirito Santo è qui ora, mentre giù a Wall Street ci sono pagani che adorano idoli blasfemi.
Noi non siamo comunisti, se per comunismo si intende il sistema che meritatamente è crollato nel 1990, e ricordate che i comunisti che sono ancora al potere dirigono oggi il capitalismo più spietato in Cina. Il successo del capitalismo cinese a conduzione comunista è un segnale inquietante che il matrimonio tra capitalismo e democrazia si sta avvicinando al divorzio. Il che vuol dire che quando voi criticate il capitalismo, non lasciatevi ricattare da chi vi accusa di essere contro la democrazia. Il matrimonio tra democrazia e capitalismo è finito.
Allora, cosa ci facciamo qui? Lasciate che vi racconti una meravigliosa barzelletta dei vecchi tempi del comunismo. Un operaio viene mandato dalla Germania Est a lavorare in Siberia. Consapevole di come tutta la posta sarà letta dalla censura dice ai suoi amici: “Stabiliamo un codice: se una lettera che riceverete da me è scritta con inchiostro blu sarà vera, se è scritta in inchiostro rosso sarà falsa”. Dopo un mese, i suoi amici ricevono la prima lettera scritta in inchiostro blu: “Tutto è meraviglioso qui: i negozi sono pieni, il cibo è abbondante, gli appartamenti sono grandi e ben riscaldati, i cinema proiettano bei film dell’Occidente, ci sono molte belle ragazze pronte per una relazione. L’unica cosa che non si può comprare è l’inchiostro rosso”. Questo è il modo in cui viviamo. Abbiamo tutte le libertà che vogliamo, l’unica cosa che ci manca è l’inchiostro rosso: ci sentiamo liberi perché ci manca il linguaggio per articolare la nostra non-libertà. Il modo in cui ci insegnano a parlare di guerra, di libertà e di terrorismo, e così via, falsifica la libertà. Voi, qui, voi state distribuendo a tutti noi inchiostro rosso.
Il cambiamento è possibile. Allora, cosa consideriamo oggi possibile? Basta seguire i media. Oggi, il possibile e l’impossibile sono distribuiti in modo strano. Nei settori della libertà personale e della tecnologia, l’impossibile sta diventando sempre più possibile (o almeno così ci viene detto): “nulla è impossibile”, possiamo godere del sesso in tutte le sue versioni perverse; interi archivi di musica, film e serie TV sono disponibili per il download, il viaggio nello spazio è a disposizione di tutti (con i soldi...); possiamo migliorare le nostre capacità fisiche e psichiche attraverso interventi sul genoma, fino al sogno techno-gnostico di raggiungere l’immortalità, trasformando la nostra identità in un programma software. D’altra parte, nel campo delle relazioni sociali ed economiche, siamo bombardati in continuazione da un Non è possibile (You cannot)... impegnarsi in azioni politiche collettive (che necessariamente finiscono nel terrore totalitario), oppure aggrapparsi al vecchio Welfare State (ti rende non competitivo e porta alla crisi economica), o isolarti dal mercato globale, e così via. Si vuole aumentare le tasse un po’ per i ricchi, ti dicono che è impossibile, perdiamo competitività. Volete più soldi per l’assistenza sanitaria: ti dicono impossibile, questo implica uno stato totalitario. Quando sono imposte misure di austerità, noi continuiamo a ripeterci che questo è semplicemente ciò che deve essere fatto. Forse è giunto il momento di invertire queste coordinate di ciò che è possibile e ciò che è impossibile. Forse, c’è qualcosa che non va in un mondo in cui vi è stato promesso di essere immortali, ma non si può spendere un po’ di più per l’assistenza sanitaria?
Forse dovremmo impostare le nostre priorità direttamente qui. Non vogliamo uno standard di vita più elevato, vogliamo uno standard di vita migliore. L’unico senso in cui noi siamo comunisti è che ci preoccupiamo per i beni comuni, i beni comuni della natura, i beni comuni della conoscenza che sono privatizzati dalla proprietà intellettuale, i beni comuni della biogenetica, per questo e solo per questo dovremmo combattere. Il comunismo è fallito assolutamente, ma i problemi dei beni comuni sono qui.
A metà aprile 2011, i media hanno riferito che il governo cinese ha proibito di mostrare in TV e nelle sale film che si occupano di viaggi nel tempo e fantastoria, con l’argomentazione che queste storie introducono frivolezza in gravi questioni storiche – anche la fuga immaginaria in una realtà alternativa è considerata troppo pericolosa. Questo è un buon segno per la Cina. Significa che la gente ancora sogna alternative, quindi bisogna vietare questo sogno. Qui non si pensa a un tale divieto. Poiché il sistema dominante ha anche soppresso la nostra capacità di sognare. Guardate i film apocalittici che vediamo per tutto il tempo. E’ facile immaginare la fine del mondo. Un asteroide che distrugge ogni forma di vita e così via. Ma non si può immaginare la fine del capitalismo. Noi nell’Occidente liberale non abbiamo bisogno di un divieto esplicito: l’ideologia esercita abbastanza potere materiale da impedire che narrazioni di storia alternativa siano prese con un minimo di serietà.
Ma c’è un pericolo. Non innamoratevi di voi stessi, del bel tempo che stiamo vivendo qui. I carnevali sono a buon mercato – la vera prova del loro valore è quello che rimane il giorno dopo, come la nostra normale vita quotidiana sarà cambiata. Io non voglio che ricordiate questi giorni come “oh mio dio eravamo giovani è stato bellissimo“. Innamoratevi del duro e paziente lavoro – noi siamo l’inizio non la fine. Ricordatevi che il nostro messaggio fondamentale è: il tabù è rotto, non viviamo nel mondo migliore possibile, noi siamo autorizzati e obbligati a pensare delle alternative. C’è una lunga strada davanti, e presto dovremo affrontare le questioni veramente difficili – domande non su ciò che non vogliamo, ma su ciò che noi vogliamo. Quale organizzazione sociale può sostituire il capitalismo esistente? Di quale tipo di nuovi leader abbiamo bisogno? Le alternative del XX secolo, ovviamente, non hanno funzionato.
Così non giudichiamo le persone e i loro atteggiamenti: il problema non è la corruzione o l’avidità, il problema è il sistema che ti spinge a essere corrotto. La soluzione non è “Main street o Wall Street”, ma cambiare il sistema in cui la strada principale non può funzionare senza Wall Street. State attenti non solo ai nemici ma anche ai falsi amici che fanno finta di sostenerci ma stanno già lavorando duramente per diluire la nostra protesta. Allo stesso modo con cui si ottiene il caffè senza caffeina, la birra senza alcool, il gelato senza grassi, cercheranno di fare di noi una innocua protesta morale, un processo decaffeinato. Ma il motivo per cui siamo qui è che ne abbiamo avuto abbastanza di un mondo dove riciclare lattine di Coca Cola, per dare un paio di dollari per la carità, o comprare il cappuccino Starbucks dove l’1% va per i problemi del Terzo Mondo è sufficiente a farci sentire buoni. Dopo l’outsourcing del lavoro e della tortura, dopo che le agenzie matrimoniali hanno iniziato a esternalizzare anche i nostri incontri, noi vediamo che per molto tempo abbiamo permesso che anche il nostro impegno politico fosse esternalizzato. Noi lo rivogliamo indietro.
Cosicché tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la pazienza. L’unica cosa che mi fa paura, è che un giorno andremo semplicemente a casa, e ci incontreremo una volta all’anno, a bere birra e a ricordare nostalgicamente che bel tempo abbiamo vissuto qui. Promettiamo a noi stessi che questo non sarà il caso. Si sa che le persone spesso desiderano qualcosa, ma in realtà non lo vogliono. Non abbiate paura di volere davvero ciò che desiderate. Grazie mille.

Slavoj Zizek


Pistas prácticas para cuidar la tierra


Dos principios son fundamentales en la superación de la crisis actual por la que pasa el planeta Tierra: la sostenibilidad y el cuidado.
La sostenibilidad, asentada en la razón analítica, tiene que ver con todo lo que es necesario para garantizar la vida y su reproducción para las generaciones actuales y futuras.
El cuidado, fundado en la razón sensible y cordial, se refiere a los comportamientos y a las relaciones con las personas y la naturaleza, marcadas por el respeto a la alteridad, por la amorosidad, por la cooperación, por la responsabilidad y por la renuncia a toda agresividad.
Articulando estos dos principios podremos devolver equilibrio y vitalidad a la Tierra. Ofrecemos algunas sugerencias prácticas para que cada uno haga su revolución molecular (Guatarri): la que comienza por la propia persona, y es la base para el gran cambio de todo el sistema.
He aquí algunas:

Alimente siempre la convicción y la esperanza de que es posible otra relación con la Tierra, más en armonía con sus ciclos y respetando sus límites.

Crea que la crisis ecológica no debe transformarse en una tragedia, sino en una oportunidad de cambio hacia otro tipo de sociedad más respetuosa e incluyente.

Dé centralidad al corazón, a la sensibilidad, al afecto, a la compasión y al amor, pues son estas dimensiones las que nos movilizan para salvar ala Madre Tierra y sus ecosistemas.

Reconozca que la Tierra está viva pero es finita, semejante a una nave espacial, con recursos escasos y limitados.

Rescate el principio de la religación: todos los seres, especialmente los vivos, son interdependientes, y por eso tienen un destino común. Deben convivir fraternalmente entre sí.

Valore la biodiversidad y a cada ser, vivo o inerte, pues todos tienen valor en sí mismos, independientemente del uso humano.

Reconozca las virtualidades contenidas en lo pequeño y en lo que viene de abajo, pues ahí pueden estar contenidas grandes soluciones.

Cuando no encuentre una solución, confíe en la imaginación creativa, que esconde en sí respuestas sorprendentes.

Tome en serio el hecho de que para los problemas de la Tierra no hay una sola solución, sino muchas, que deben surgir del diálogo, de los intercambios y de la complementación entre todos.

Ejercite el pensamiento lateral, es decir, póngase en el lugar del otro y trate de ver con sus ojos. Así verá dimensiones diferentes y complementarias de la realidad.

Respete las diferencias culturales (cultura campesina, urbana, negra, indígena, masculina, femenina etc.), pues todas ellas muestran formas distintas de ser humanos.

Supere el pensamiento único del saber dominante y valore los saberes cotidianos, del pueblo, de los indígenas y de los campesinos, porque cooperan en la búsqueda de soluciones globales.

Exija que las prácticas científicas sean sometidas a criterios éticos a fin de que las conquistas beneficien más a la vida y a la humanidad que al mercado y al lucro.

No deje de valorar la contribución de las mujeres porque son portadoras naturales de la lógica de la complejidad y son más sensibles a todo lo que tiene que ver con la vida.

Haga una opción consciente por una vida de sencillez que se contraponga al consumismo. Se puede vivir mejor con menos, dando más importancia al ser que al tener y al parecer.

Cultive los valores intangibles, es decir, los bienes relacionados con la espiritualidad, la gratuidad, la solidaridad, la cooperación y la belleza, como los encuentros personales, los intercambios de experiencias, el cultivo de las artes, especialmente de la música.

Más que parte del problema, considérese parte de su solución.

Procure en todo seguir el camino del diálogo y de la flexibilidad porque él siempre gana y es una forma de disminuir los conflictos, e incluso de poder resolverlos.

Valore todo lo que viene de la experiencia, dando especial atención a todos los que no son escuchados por la sociedad.

Tenga siempre en mente que el ser humano es un ser contradictorio, sapiente y, al mismo tiempo, demente; por eso, sea siempre crítico y al mismo tiempo comprensivo.

Tome en serio el hecho de que las virtualidades cerebrales y espirituales del ser humano constituyen un campo inexplorado. Esté siempre abierto a la irrupción de lo improbable, de lo inconcebible, y a la aparición de emergencias.

Por más problemas que surjan, la democracia sin fin es siempre la mejor forma de convivencia y de superación de los conflictos; democracia a ser vivida en la familia, en las relaciones sociales y en la organización del estado.

Reducir, reutilizar, reciclar, rearborizar, rechazar (la propaganda exagerada), respetar y responsabilizarse: estas 7 erres nos ayudan a ser responsables frente a la escasez de bienes naturales, y son formas de reducir el dióxido de carbono y otros gases contaminantes de la atmósfera.

Estas prácticas nos dan la esperanza de que los dolores actuales no sean de muerte, sino de un nuevo nacimiento. La vida tiene que triunfar.

Leonardo Boff



Due principi sono fondamentali nel superamento della attuale crisi attraversata dal pianeta Terra: la sostenibilità e la cura.
La sostenibilità, chiara nell'analisi della ragione, riguarda tutto quello che è necessario per garantire la vita e la riproduzione per le attuali e future generazioni.
La cura, che è fondata sulla ratio sensibile e personale si riferisce ai comportamenti ed alle relazioni, sia con le persone sia con la natura, caratterizzate dal rispetto alla diversità, dall’amore, dalla cooperazione, dalla responsabilità e dalla rinuncia ad ogni forma di aggressività.
Articolando questi due principi, potremo dare equilibrio e vitalità alla Terra.
Mostreremo alcune suggestive pratiche per far sì nell'animo di ognuno vi sia la propria rivoluzione molecolare (Felix Guattari): quella che inizia con la propria persona, punto di partenza per una grande svolta di tutto il sistema.
Eccone alcune:

Alimenta sempre la convinzione e la speranza che un altro rapporto con la Terra è possibile, ma in armonia con i suoi cicli e rispettando i suoi limiti.

Considera il fatto che la crisi ecologica non si trasformi necessariamente in una tragedia, ma in una possibilità di mutamento verso un altro tipo di società più rispettosa e inclusiva.

Dà centralità al cuore, alla sensibilità, all’affetto, alla compassione e all’amore più sano, perché sono queste dimensioni che ci spingono a salvare Madre Terra e il suo ecosistema.

Riconosci che la Terra è viva ma limitata, simile ad una nave spaziale, con risorse scarse e contenute.

Rispetta il principio di relazione: tutti gli esseri, specialmente i viventi, sono interdipendenti e per questo hanno un destino comune. Devono convivere fraternamente tra di loro.

Valorizza la biodiversità di ogni essere vivo o inerte, poiché ha valore in sé stesso, indipendentemente dall’utilizzo umano.

Riconosci le virtù contenute nel piccolo e in ciò che viene dal basso, perché lì possono essere contenute soluzioni globali.

Quando non trovi una soluzione, confida nell’immaginazione creativa, perché essa può nascondere in sé risposte sorprendenti.

Prendi sul serio il fatto che i problemi della Terra non hanno solo una soluzione, ma molte, che devono sorgere dal dialogo, dagli scambi e dalla complementarietà di tutti.

Esercita il pensiero laterale, cioè collocati al posto dell’altro e tendi a vedere con i suoi occhi. Così vedrai dimensioni diverse e complementari della realtà.

Rispetta le differenze culturali ( cultura contadina, urbana, nera, indigena, maschile e femminile, ecc. ) perché tutte mostrano forme diverse di ragionamenti umani.

Supera il pensiero unico del pensiero dominante e valorizza i pensieri quotidiani, del povero, degli indigeni e dei contadini, perché collaborano nella ricerca delle soluzioni globali.

Fa' in modo che le pratiche scientifiche siano sottomesse a criteri etici, affinché le conquiste beneficino più la vita e l’umanità che il mercato ed il profitto.

Non tralasciare di valorizzare il contributo delle donne, perché sono portatrici naturali della logica della complessità e sono più sensibili a tutto ciò che riguarda la vita.

Fa' una scelta cosciente per una vita di semplicità che si contrappone al consumismo. Si può vivere meglio con meno, dando più importanza all’essere che all’avere e all’apparire.

Coltiva i valori intangibili, cioè quelli riguardanti spiritualità, gratitudine, solidarietà, cooperazione e bellezza, come gli incontri personali, gli scambi di esperienze, il coltivare le arti, specie la musica. Più che parte del problema, considerati parte della sua soluzione.

Sforzati di seguire in tutte le cose la via del dialogo e della flessibilità perché vince sempre ed è un modo per diminuire i conflitti, e perfino per poterli risolvere.

Tieni in considerazione tutto quello che viene dall'esperienza, dando speciale attenzione a tutti quelli che non sono ascoltati dalla società.

Tieni sempre a mente che l'essere umano è un essere contraddittorio, sapiente e, al tempo stesso, demente; per questo motivo, sii sempre critico e al tempo stesso comprensivo.

Prendi sul serio il fatto che le potenzialità cerebrali e spirituali dell'essere umano costituiscono un campo inesplorato. Sii sempre aperto all'irruzione della cosa improbabile, della cosa inconcepibile, ed alla comparsa di emergenze.

Per quanti problemi possano sorgere, la democrazia senza dubbio è sempre la migliore forma di convivenza e di superamento dei conflitti; democrazia va visuta nella famiglia, nelle relazioni sociali e nell'organizzazione dello stato.

Ridurre, riutilizzare, riciclare, rearborizar, respingere ( la pubblicità esagerata ), rispettare e responsabilizzarsi: queste 7 erre c'aiutano ad essere responsabili di fronte alla scarsità di beni naturali, e sono modi per ridurre il biossido di carbonio ed altri gas inquinanti dell'atmosfera.

Queste pratiche ci danno la speranza che i mali attuali non siano di morte, bensì di una nuova nascita. La vita deve trionfare.

Leonardo Boff


Onde está a esquerda?

Ausento-me deste espaço por vinte e quatro horas, não por necessidade de descanso ou falta de assunto, somente para que a última crónica se mantenha um dia mais no lugar em que está. Não tenho a certeza de que o mereça pela forma como disse o que pretendia, mas para lhe dar um pouco mais de tempo enquanto espero que alguém me informe onde está a esquerda...

Vai para três ou quatro anos, numa entrevista a um jornal sul-americano, creio que argentino, saiu-me na sucessão das perguntas e respostas uma declaração que depois imaginei iria causar agitação, debate, escândalo (a este ponto chegava a minha ingenuidade), começando pelas hostes locais da esquerda e logo, quem sabe, como uma onda que em círculos se expandisse, nos meios internacionais, fossem eles políticos, sindicais ou culturais que da dita esquerda são tributários. Em toda a sua crueza, não recuando perante a própria obscenidade, a frase, pontualmente reproduzida pelo jornal, foi a seguinte: “A esquerda não tem nem uma puta ideia do mundo em que vive”. À minha intenção, deliberadamente provocadora, a esquerda, assim interpelada, respondeu com o mais gélido dos silêncios. Nenhum partido comunista, por exemplo, a principiar por aquele de que sou membro, saiu à estacada para rebater ou simplesmente argumentar sobre a propriedade ou a falta de propriedade das palavras que proferi. Por maioria de razão, também nenhum dos partidos socialistas que se encontram no governo dos seus respectivos países, penso, sobretudo, nos de Portugal e Espanha, considerou necessário exigir uma aclaração ao atrevido escritor que tinha ousado lançar uma pedra ao putrefacto charco da indiferença. Nada de nada, silêncio total, como se nos túmulos ideológicos onde se refugiaram nada mais houvesse que pó e aranhas, quando muito um osso arcaico que já nem para relíquia servia. Durante alguns dias senti-me excluído da sociedade humana como se fosse um pestífero, vítima de uma espécie de cirrose mental que já não dissesse coisa com coisa. Cheguei até a pensar que a frase compassiva que andaria circulando entre os que assim calavam seria mais ou menos esta: “Coitado, que se poderia esperar com aquela idade?” Estava claro que não me achavam opinante à altura.
O tempo foi passando, passando, a situação do mundo complicando-se cada vez mais, e a esquerda, impávida, continuava a desempenhar os papéis que, no poder ou na oposição, lhes haviam sido distribuídos. Eu, que entretanto tinha feito outra descoberta, a de que Marx nunca havia tido tanta razão como hoje, imaginei, quando há um ano rebentou a burla cancerosa das hipotecas nos Estados Unidos, que a esquerda, onde quer que estivesse, se ainda era viva, iria abrir enfim a boca para dizer o que pensava do caso. Já tenho a explicação: a esquerda não pensa, não age, não arrisca um passo. Passou-se o que se passou depois, até hoje, e a esquerda, cobardemente, continua a não pensar, a não agir, a não arriscar um passo. Por isso não se estranhe a insolente pergunta do título: “Onde está a esquerda?” Não dou alvíssaras, já paguei demasiado caras as minhas ilusões.

José Saramago

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Me ausento de este espacio durante veinticuatro horas, no por necesidad de descanso o falta de asunto, simplemente para que la última crónica se mantenga un día más en el lugar en que está. No estoy seguro de que lo merezca por la forma en que dije lo que pretendía, sino para darle un poco más de tiempo mientras espero que alguien me informe donde está la izquierda...

Hace alrededor de tres o cuatro años, en una entrevista a un diario sudamericano, creo que argentino, entre la retahíla de preguntas y respuestas solté una declaración que inmediatamente supuse que iba a causar agitación, debate, escándalo (hasta este punto llegaba mi ingenuidad), comenzando por las huestes locales de la izquierda y a continuación, quien sabe, como una onda que se expandiera en círculos, en los medios internacionales, tanto políticos, sindicales o culturales que de la dicha izquierda son tributarios. En toda su crudeza, sin escamotear su propia obscenidad, la frase, puntualmente reproducida por el periódico, era la siguiente: “La izquierda no tiene ni puta idea del mundo en que vive”. A mi intención, deliberadamente provocadora, la izquierda así interpelada, respondió con el más gélido de los silencios. Ningún partido comunista, por ejemplo, empezando por aquel del que soy miembro, salió a la palestra para rebatir o simplemente argumentar acerca de la propiedad o la falta de propiedad de las palabras que pronuncié. Con mayor razón, tampoco ninguno de los partidos socialistas que se encuentran en los gobiernos de sus respectivos países, pienso, sobre todo, en los de Portugal y España, consideró necesario exigir una aclaración al atrevido escritor que había osado lanzar una piedra al putrefacto charco de la indiferencia. Nada de nada, silencio total, como si en los túmulos ideológicos donde se refugian no hubiese nada más que polvo y telarañas, como mucho un hueso arcaico que ya ni para reliquia serviría. Durante algunos días me sentí excluido de la sociedad humana como si fuese un apestado, víctima de una especie de cirrosis mental que provocaba que no diera pie con bola. Llegué a pensar que la frase compasiva que andaría circulando entre los que así callaban sería más o menos ésta: “Pobrecillo, ¿qué se podría esperar de él con esa edad?” Estaba claro que no me encontraban opinante con la estatura adecuada.
El tiempo fue pasando, pasando, la situación del mundo complicándose cada vez más, y la izquierda, impávida, seguía desempeñando los papeles que, en el poder o en la oposición, les habían sido asignados. Yo, que mientras tanto había hecho otro descubrimiento, el de que Marx nunca había tenido tanta razón como hoy, supuse, cuando hace un año reventó la burla cancerígena de las hipotecas en los Estados Unidos, que la izquierda, allá donde estuviera, si todavía le quedaba vida, abriría por fin la boca para decir lo que pensaba del asunto. Ya tengo la explicación: la izquierda no piensa, no actúa, no arriesga ni una pizca. Pasó lo que pasó después, hasta lo que está ocurriendo hoy, y la izquierda, cobardemente, sigue no pensando, no actuando, no arriesgando ni una pizca. Por eso no es de extrañar la insolente pregunta del título: “¿Dónde está la izquierda?” No doy albricias, he pagado demasiado caras mis ilusiones.

José Saramago


Mi assento da questo spazio per 24 ore, non per necessità di riposo o mancanza di argomenti, semplicemente perché l'ultimo post rimanga un giorno in più nel posto in cui sta. Non sono sicuro che lo meriti per il modo in cui ho detto quello che volevo, ma per dargli un po' più di tempo mentre aspetto che qualcuno mi informi dov'è la sinistra...

Circa tre o quattro anni fa, in un'intervista un quotidiano sudamericano, credo argentino, tra le domande e le risposte ho lasciato cadere una dichiarazione che avevo immediatamente supposto avrebbe causato agitazione, dibattito, scandalo ( fino a questo punto arrivava la mia ingenuità ), cominciando dai rappresentanti locali della sinistra e quindi, chi lo sa, come un'onda che si espande in cerchi, fino ai media internazionali, tanto politici, quanto sindacali o culturali che sono tributari della sinistra. In tutta crudezza, senza nascondere la sua stessa oscenità, la frase, puntualmente riprodotta dal quotidiano, era la seguente: "La sinistra non ha una fottuta idea del mondo in cui vive". Alla mia intenzione, deliberatamente provocatrice, la sinistra, così interpellata, ha risposto con il più gelido dei silenzi. Nessun Partito Comunista, per esempio, cominciando da quello di cui sono membro, è sceso in campo per ribattere o semplicemente argomentando circa la proprietà o mancanza di proprietà delle parole da me pronunciate. Con maggior ragione, neppure alcun Partito Socialista che si trovano al governo dei propri Paesi, penso soprattutto a quelli del Portogallo o della Spagna, ha considerato necessario esigere un chiarimento all'audace scrittore che aveva osato lanciare una pietra al putrefatto stagno dell'indifferenza. Niente di niente, silenzio totale, come se nei tumuli ideologici in cui si rifugiano non ci fossero altro che polvere e ragnatele, al massimo un osso arcaico che non servirebbe neanche come reliquia. Per alcuni giorni mi sono sentito escluso dalla società umana, come se fossi un appestato, vittima di una specie di cirrosi mentale che provocava che non mi rendessi conto. Sono arrivato a pensare che la frase compassionevole che andava circolando tra quelli che tacevano sarebbe stata più o meno: "Poverino, cosa ci si sarebbe potuti aspettare da lui all'età che ha?" Era chiaro che non mi consideravano un pensatore di adeguata statura.
Il tempo è andato passando, passando, la situazione del mondo si è complicata ogni volta di più e la sinistra, impavida, ha continuato a svolgere i ruoli che, nel potere o all'opposizione, le erano stati assegnati. Io, che nel frattempo avevo fatto un'altra scoperta, che Marx non aveva mai avuto tanta ragione come oggi, ho supposto, quando un anno fa è scoppiata la burla cancerogena dei mutui negli Stati Uniti, che la sinistra, lì dove fosse, se ancora aveva vita, avrebbe finalmente aperto la bocca per dire cosa pensava dell'argomento. Adesso ho la spiegazione: la sinistra non pensa, non agisce, non rischia neanche un'unghia. E' successo quello che è successo, fino a quello che sta succedendo adesso e la sinistra, vigliaccamente, continua a non pensare, a non agire e a non rischiare neanche un'unghia. Per questo non deve stupire l'insolente domanda del titolo: "Dov'è la sinistra?" Non dò regali a chi dà notizie, ho pagato troppo care le mie illusioni.

José Saramago

El mundo según Walmart


La publicitad nos rodea por todas partes ­en la calle, en las revistas y periódicos, y nos fuerza a ser más consumidores que ciudadanos. Hoy todo se reduce a una cuestión de marketing. Una empresa de alimentos genéticamente modificados puede comprometer la salud de millones de personas. No tiene la menor importancia, si una buena maquinaria publicitaria es capaz de lograr que la marca sea bien aceptada entre los consumidores.
Eso vale igualmente para la soda que descalcifica los huesos, corroe la dentadura, engorda y crea dependencia. Al beberla, un grupo de jóvenes exultantes sugiere que, en el líquido burbujeante, se encuentra el elixir de la suprema felicidad.
La sociedad de consumo es religiosa en sentido contrario. Casi no hay anuncio publicitario que no deje de valorar uno de los siete pecados capitales: soberbia, envidia, ira, pereza, lujuria, gula y avaricia. Capital significa cabeza. Mi hermano Santo Tomás de Aquino (1225-1274) enseña que son capitales los pecados que nos hacen perder la cabeza y de los cuales se derivan numerosos males.

La soberbia se hace presente en la publicidad que exalta el ego, como el feliz propietario de un vehículo de líneas vanguardistas o el portador de una tarjeta de crédito que funciona cual llave capaz de abrir todas las puertas del deseo.

La envidia hace que los jóvenes discutan sobre cuál de subfamilias tiene el mejor vehículo.

La ira caracteriza al japonés rompiendo el televisor por no haber adquirido algo de mayor calidad.

La pereza está a un paso de esas sandalias que invitan a un paseo entre piedras o abren las puertas de la fama con derecho a una confortable casa con piscina.

La avaricia reina en todas las economías y en el estímulo a los premios de talonarios de ventas a plazos.

La gula, en los productos alimenticios y en las comiderías que ofrecen mucho colesterol en bocadillos piramidales.

La lujuria, en la asociación entre la mercancía y las fantasías eróticas: la cerveza espumosa identificada con mujeres que exhiben sus cuerpos en minúsculos biquinis.

Los cinco mandamientos de la era del consumo son:

1º Adorar el mercado sobre todas las cosas. Todo se vende o se cambia: objetos, cargos públicos, influencias, ideas, etc. En economías arcaicas, aún presentes en regiones de América Latina, el compartir los bienes materiales y simbólicos aseguraba la sobrevivencia humana. Ahora al valor de uso se sobrepone el valor de cambio. Es preferible dejar perderse los alimentos cuyos precios exigidos por los productores dejan de ofrecer el mismo margen de ganancia. Según el mercado, perecen los seres humanos pero se aseguran los precios.

2º No profanar la moneda, desestabilizándola. Dicen que antiguamente los pueblos indígenas sacrificaban vidas humanas para aplacar la ira de los dioses. ¿Abominable? No tanto. El ritual prosigue; lo que cambó fueron solamente los métodos. En 1985 el Nacional, uno de los mayores bancos brasileños, comenzó a hundirse. Durante diez años, gracias a operaciones fraudulentas, el Nacional consiguió sacar miles de millones de dólares del Banco Central. En octubre de 1995 el gobierno de Cardoso creó por decreto, el Proer, un programa de socorro para bancos en dificultades. Pero en aquel momento sólo fue favorecido un banco: el Nacional, con el equivalente a seis mil millones de dólares.

3º No pecar contra la globalización. Gracias a las nuevas tecnologías de comunicación el mundo se transformó en una pequeña aldea. De hecho el Planeta quedó pequeño ante las inconmensurables ambiciones de las corporaciones trasnacionales. ¿Por qué van a invertir en la protección del medio ambiente, si eso no aumenta el valor de las acciones en la Bolsa?

4º Ambicionar los bienes estatales y públicos en defensa de la privatización. Si no es el bien común el valor prioritario, sino el lucro, privatícese todo: salud, educación, autopistas, playas, selvas, etc. Privatizar es estrechar la pirámide de la desigualdad social. Las ganancias son apropiadas por una minoría, y los perjuicios - el desempleo y la miseria - socializados. Cuanto menos servicios públicos, mayor la parcela de población excluida del acceso a los servicios pagados.
Antes de la ganga de Usiminas, una de las mayores siderúrgicas brasileñas, la Nippon suscribió un 14 % del capital de la empresa. Cuando se dio el aumento del capital de Usiminas, la Nippon no se interesó, lo que redujo su participación accionaria al 4.8 %. Iniciado el proceso de privatización, las acciones de Usiminas se revalorizaron y la empresa japonesa obtuvo el privilegio de recuperar su participación original pagando 39.79 dólares por cada lote de mil acciones, cuando en la Bolsa su cotización ya había alcanzado 523.90 dólares. La Nippon obtuvo una ganancia del 1.340 %.
El patrimonio de Usiminas valía 12 mil millones de dólares; fue vendido en mil 65 millones. Y nadie fue a parar a una cárcel por este asalto al patrimonio nacional. Con lo que se recaudó por la subasta de Usiminas, el 73.3% fueron pagados con "dinero basura" y el 26.4 % con Certificados de Privatización. Papeles de colores. En dinero contante entraron apenas mil quinientos dólares, la mitad del precio de un carrito "popular", sin usura.

5º Dar culto a los sagrados objetos de consumo. Recorrimos aceleradamente el trayecto que conduce de la esbeltez física a la ostentación pública de celulares, de la casa de verano al auto importado, haciendo cuenta y caso que no tenemos nada que ver con la deuda social.

Expuestos a la mala calidad de esos medios electrónicos que nos ofrecen felicidad en frascos de perfume y refrigerante, alegría en paquetes de cigarros y enlatados, ya no queda espacio para la poesía ni tiempo para gozar la infancia. Perdimos la capacidad de soñar sin ganar a cambio sino el vacío, la perplejidad, la pérdida de identidad.
En dosis químicas, la felicidad nos parece más viable que recorrer el desafiante camino de la educación de la subjetividad. Se mercantilizan las relaciones conyugales, de parentesco y de amistad. Y en ese juego, al igual que en las películas norteamericanas, quien no es hábil y descaradamente cruel, muere.
Sólo hay esperanza para quien crea que el diluvio neoliberal no es capaz de inundar todos los sueños e intente navegar, a pesar de que casi no sople el viento, en las alas de la solidaridad con los excluidos, de la lucha por la justicia, del cultivo de la ética, de la defensa de los derechos humanos y de la búsqueda incansable de un mundo sin fronteras también entre ricos y oprimidos. Pero ésa es otra historia, que exige mucha fe y cierta dosis de valentía.

A propósito: lo contrario de la soberbia es la humildad; de la envidia el desapego; de la ira la tolerancia; de la pereza el compromiso; de la avaricia el compartir; de la gula la sobriedad; de la lujuria el amor...

Frei Betto

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La pubblicità ci circonda dappertutto, ­per la strada, sulle riviste e sui giornali, e ci costringe ad essere più consumatori che cittadini. Oggi tutto si riduce ad una questione di marketing. Un'impresa di alimenti geneticamente modificati può compromettere la salute di milioni di persone. La cosa non ha la minima importanza, se una buon apparato pubblicitario è capace di far sì che la marca sia bene accetta tra i consumatori.
Lo stesso vale per le bevande gassate che decalcificano le ossa, corrodono la dentatura, ingrassano e creano dipendenza. Bevendole, un gruppo di giovani esultanti suggerisce che, nel liquido gorgogliante, si trovi l'elisir della suprema felicità.
La società del consumo è religiosa a contrario. Non c'è quasi annuncio pubblicitario che non esalti uno dei sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, pigrizia, lussuria, gola ed avarizia. Capitale significa testa. Il mio confratello San Tommaso d'Aquino (1225 -1274) insegna che sono capitali i peccati che ci fanno perdere la testa e dai quali derivano numerosi mali.

La superbia è presente nella pubblicità che esalta l'ego, come il felice proprietario di un'auto dalle linee avveniristiche o il possessore di una carta di credito che funziona come chiave capace di aprire tutte le porte del desiderio.

L'invidia fa che i giovani discutano su quale dei loro familiari ha la macchina migliore.

L'ira contraddistingue il giapponese che rompe il televisore per non averne acquistato uno di miglior qualità.

La pigrizia sta ad un passo da quelle scarpe che invitano ad una passeggiata tra le pietre o aprono le porte della fama con diritto ad una confortevole casa con piscina.

L'avarizia regna in tutte le economie e nello stimolo agli aquisti con vendite a rate.

La gola, nei prodotti alimentari e nei fastfood che offrono molto colesterolo in panini piramidali.

La lussuria, nell'associazione tra la merce e le fantasie erotiche: la birra schiumosa associata a donne che esibiscono i loro corpi in minuscoli bikini.

I cinque comandamenti dell'era del consumo sono:

1º Adorare il mercato su tutte le cose. Tutto si vende o si compra: oggetti, cariche pubbliche, influenze, idee, etc. In economie arcaiche, ancora presenti in regioni dell'America Latina, il condividere i beni materiali e simbolici assicurava la sopravvivenza umana. Ora al valore d'uso si sovrappone il valore di scambio. È preferibile lasciare marcire gli alimenti i cui prezzi, ritenuti soddifacienti per i produttori, smettono di offrire lo stesso margine di guadagno. Secondo il mercato, periscano gli esseri umani ma si garantiscano i prezzi.

2º Non profanare la moneta, destabilizzandola. Dicono che anticamente i paesi indigeni sacrificassero vite umane per placare l'ira dei dei. Abominevole? Non tanto. Il rituale prosegue; quello che è cambiato sono solamente i metodi. Nel 1985, il Nacional, una delle maggiori banche brasiliane, cominciò ad affondare. Per dieci anni, grazie ad operazioni fraudolente, il Nacional riuscì a tirar fuori migliaia di milioni di dollari dalla Banca Centrale. Nell'ottobre del 1995 il governo di Cardoso creò per decreto, il Proer, un programma di soccorso per banche in difficoltà. Ma in quel momento fu favorita solo una banca: il Nacional, con l'equivalente di sei mille milioni di dollari.

3º Non peccare contro la globalizzazione. Grazie alle nuove tecnologie di comunicazione il mondo si è trasformato in un piccolo villaggio. In realtà il Pianeta rimase piccolo davanti alle incommensurabili ambizioni delle corporations transnazionali. Perché investire nella protezione dell'ecosistema, se questo non aumenta il valore delle azioni in Borsa?

4º Non ambire a beni statali e pubblici difendendoli dalla privatizzazione. Se non è il bene comune il valore prioritario, bensì il lucro, si privati tutto: salute, educazione, autostrade, spiagge, foreste, etc. Privatizzare è stringere la piramide della disuguaglianza sociale. Dei guadagni si appropria una minoranza, e i danni — la disoccupazione e la miseria — sono socializzati. Quanti meno servizi pubblici, tanto maggiore la fascia di popolazione esclusa dall'accesso ai servizi a pagamento.
Prima dell'affarone di Usiminas, una delle maggiori imprese siderurgiche brasiliane, la Nippon sottoscrisse un 14 percento del capitale dell'impresa. Quando si decise l'aumento di capitale di Usiminas, la Nippon non si mostrò interessata, la qual cosa ridusse la sua partecipazione azionaria al 4,8 percento. Iniziato il processo di privatizzazione, le azioni di Usiminas si rivalutarono e l'impresa giapponese ottenne il privilegio di recuperare la sua partecipazione originale pagando 39,79 dollari per ogni lotto di mille azioni, quando in Borsa la loro quotazione aveva raggiunto già 523,90 dollari. La Nippon ottenne un guadagno del 1.340 percento.
Il patrimonio di Usiminas valeva 12.000 milioni di dollari; fu svenduto a 1.065 milioni. E nessuno andò a finire ad una prigione per questo assalto al patrimonio nazionale. Di quello che si ricavò dalla svendita di Usiminas, il 73.3 percento venne pagato con "denaro spazzatura" e il 26.4 percento con Certificati di Privatizzazione. Pezzi di carta di colorata. In denaro contante entrarono appena millecinquecento dollari, la metà del prezzo di un'utilitaria "popolare", senza interessi.

4º Rendere culto ai sacri oggetti di consumo. Abbiamo percorso rapidamente il tragitto che conduce dalla snellezza fisica all'ostentazione pubblica del cellulare, dalla casa al mare all'auto d'importazione, facendo conto e caso che non abbiano niente a che vedere col debito pubblico.

Esposti alla brutta qualità di quei media che ci offrono felicità in boccette di profumo e bombolette rinfrescanti, allegria in pacchetti di sigarette e scatolette, non rimane ormai più spazio per la poesia né tempo per godere l'infanzia. Abbiamo perso la capacità di sognare senza ottenere in cambio che il vuoto, il disorientamento, la perdita di identità.
Solo rimane speranza per chi crede che il diluvio neoliberale non sia capace di inondare tutti i sogni e cerchi di navigare, malgrado quasi non soffi vento, sulle ali della solidarietà con gli esclusi, della lotta per la giustizia, della dedizione all'etica, della difesa dei diritti umani e della ricerca instancabile di un mondo senza frontiere tra ricchi ed oppressi. Ma questa è un'altra storia, che esige molta fede ed una certa dose di coraggio.

A proposito: il contrario della superbia è l'umiltà; dell'invidia il disinteresse; dell'ira la tolleranza; della pigrizia il compromesso; dell'avarizia, il condividere; della gola, la sobrietà; della lussuria, l'amore.

Frei Betto


I 15 COMANDAMENTI DEL CONSUMISMO

Non essere tirchio.
II° Non risparmiare.
III° Non apparire povero.
IV° Nuovo è sempre migliore di Vecchio.
Se costa di più significa che è migliore.
VI° Non riparare, ricompra.
VII° Non conservare niente. Trova sempre un motivo per buttare.
VIII° Comprare dà soddisfazione.
IX° La moda innanzitutto.
Non preoccuparti dei debiti.
XI° Non pensare al domani.
XII° Se lo hanno gli altri devi averlo anche tu.
XIII° Ogni problema si può risolvere comprando qualcosa di adatto.
XIV° I tuoi fallimenti sono dovuti solo al fatto che non hai soldi per comprare gli strumenti necessari.
ma soprattutto:
XV° I SOLDI SONO FATTI PER ESSERE SPESI.

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LOS 15 MANDAMIENTOS DEL CONSUMISMO

No ser tacaño.
II° No ahorrar.
III° No aparecer pobre.
IV° Nuevo siempre es mejor que Viejo.
Si cuesta de más significa que es mejor.
VI° No arreglar, recompra.
VII° No conservar nada. Siempre encuentra un motivo para echar.
VIII° Comprado da satisfacción.
IX° Moda ante todo.
No preocuparte de las deudas.
XI° No pensar en el porvenir.
XII° Si lo tienen los demás tienes que también tenerlo tú.
XIII° Cada problema se puede solucionar comprando algo de apto.
XIV° Los tus quiebras sólo son debidas al hecho que no tienes dinero para comprar los instrumentos necesarios.
pero sobre todo:
XV° LOS DINERO ES HECHO PARA SER GASTADOS.