Money!

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Mentre ci sono cortei di protesta a Londra e manifestazioni a Berlino, Vienna e Parigi in vista del G20; mentre il Germania il governo è stato costretto a rilevare quasi il 9 percento della Hypo Real Estate, primo passo verso l'assunzione del controllo dell'importante istituto di credito; mentre negli USA si discute del salvataggio pubblico per Chrysler e Gm; mentre Paulson e Geithner mettono a punto costosissimi piani di intervento pubblico a spese dei contribuenti... c'è chi gode. E passa alla cassa!
Godono gli speculatori, che dopo averci condotto nel baratro, speculano ora nei “mini” rally delle borse mondiali. E godono i manager che ora portano all'incasso i loro contratti milionari.
Fred Goodwin, amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, banca salvata dalla bancarotta solo grazie all'intervento del governo britannico, è stato “allontanato” dopo aver causato con la sua disastrosa gestione un buco da 30 miliardi di sterline! Ma lui ha portato lo stesso all'incasso il suo contratto: 703mila sterline l'anno di pensione. E visto che ha solo 50 anni è forse ora il più giovane e ricco pensionato della terra.
John Thain ex chairman e chief executive officer della Merrill Lynch e poi membro del consiglio di amministrazione di Bank of America (praticamente un genio!), mentre il suo istituto di credito accumulava perdite colossali (solo nel quarto trimestre 2008 più di 15 miliardi di dollari!), spendeva un milione e duecentomila dollari per arredarsi lo studio con mobili d'antiquariato (voglio sperare abbia scelto dei chippendale!) e distribuiva bellamente premi per 3,6 miliardi di dollari.
Il colosso assicurativo Aig, il cui salvataggio è costato ai contribuenti americani la bellezza di 175 miliardi di dollari, ne distribuiva intanto 165 (di miliardi) in premi agli alti dirigenti. L'amministratore delegato Edward Liddy, che in un primo tempo aveva dichiarato davanti al Congresso che i dirigenti avrebbero reso il danaro, ora ha fatto marcia indietro: il pagamento è dovuto, perché le clausole sono blindate e i contratti non possono essere violati, costerebbero di più le penali.
Bisogna riconoscerlo, magari non saranno stati granché come amministratori delegati, ma i contratti (i propri) se li sono fatti fare bene.
Richard Fuld, l'amministratore delegato che ha portato la Lehman Brothers al fallimento ha incassato in cinque anni ben 270 milioni di dollari di cui solo (si fa per dire) 3 milioni e 750 mila come “stipendio base”, il resto sono bonus, premi e gratifiche.
Sono compensi che è difficile immaginare, considerato che nel mondo ci sono 862 milioni di persone che muoiono di fame (vedi video).
Ma questo è il “neoliberismo”, baby! (D*)

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La careta, el fantasma y el sueño

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Yo era un hombre bueno,
si hay alguien bueno en este lugar.
Pagué todas mis deudas,
y mi oportunidad de amar.
Sin embargo estoy tirado
y nadie se acuerda de mí,
paso a través de la gente
como el fantasma de Canterville.

Me han ofendido mucho
y nadie dio una explicación.
Ay, si pudiera matarlos,
lo haría sin ningún temor
Pero siempre fui un tonto
que creyó en la legalidad
Ahora que estoy afuera,
ya sé lo que es la Libertad.

Ahora que pueda amarte,
yo voy a amarte de verdad.
Mientras me quede aire,
calor nunca te va a faltar,
y jamás volveré a fijarme
en la cara de los demás,
esa careta idiota que tira
y tira para atrás.

He muerto muchas veces,
acribillado en la ciudad,
pero es mejor que ser muerto,
que un número que viene y va,
y en mi tumba tengo discos
y cosas que no me hacen mal...

Después de muerta, nena,
vos me vendrás a visitar
.

Fast Fashion (2°pt)

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Quando le corporations multinazionali devono produrre beni destinati ad alimentare il mercato del consumo occidentale usano ricorrere alla tecnica del subappalto con dei partners locali che producano a basso costo. I prodotti finiti tornano poi nel mercato dei paesi ricchi per essere venduti con profitti enormi.
Se invece le corporations multinazionali intendono produrre per il mercato locale, poniamo tequila o birra da destinare al mercato interno messicano, non operano più con la tecnica del subappalto, perché questo non garantirebbe un buon profitto, ma fanno piuttosto uso di joint-venture. Aprono cioè una fabbrica direttamente sul posto dando vita ad una società mista con partners locali, privati o del governo.
In questo modo, tramite la concessione di marchi e brevetti, l'uso di licenze, la fornitura di tecnologia e processi produttivi, riescono ad assicurarsi la fetta maggiore di profitto sui consumi interni e il controllo anche di quei mercati.
Queste tecniche di sfruttamento hanno ovviamente maggiori possibilità di massimizzare il profitto là dove i regimi sono antidemocratici, autoritari o totalitari, perché impediscono ai lavoratori di sindacalizzarsi per chiedere migliori condizioni di salario e lavoro. Hanno fatto così per anni in Corea del Sud, Taiwan, Filippine, Cina, Indonesia, Pakistan...
La Reebok e la Nike sfruttavano il lavoro di 7000 bambini pakistani per cucire palloni da football e scarpe da ginnastica. Forse, come dice Oscar Shindler nel film, solo perché hanno le mani piccole e riescono per questo a lavorare meglio (ma Shindler salvava i bambini ebrei dallo sterminio!).
Appena le condizioni sociali e politiche mutano e il movimento sindacale dei lavoratori rivendica un migliore e più equo trattamento, le corporations multinazionali si trasferiscono altrove. Ma attenzione! Se migliorano le condizioni sociali vuol dire che si è messo in moto un certo processo sociale di sviluppo, il che vorrà dire che non solo i lavoratori sono divenuti consapevoli dei propri diritti, ma anche che i “padroncini” locali si sono emancipati acquisendo conoscienze e tecnologia sufficiente. Saranno questi ultimi, quindi, che sotto la pressione delle corporations, delocalizzeranno altrove.
Ecco che allora può capitare di portare ai piedi scarpe da ginnastica o indossare magliette prodotte da operai vietnamiti o thailandesi in fabbriche di imprenditori coreani o cinesi che operano per conto di multinazionali statunitensi o europee.
Anni fa scoppiò un incendio in Cina in cui morirono 87 operaie... e si scoprì che la fabbrica dove lavoravano in condizioni disumane, senza tutela e sicurezza, era di un imprenditore di Hong Kong che produceva per la Chicco! Questo va bene quando lo fa la Chicco, ché se invece la Cina decidesse di commercializzare prodotti a basso costo per bambini direttamente sui nostri mercati la cosa verrebbe percepita come una violazione della "sfera d'influenza". Si scatenerebbe sicuramente una grande campagna mediatica di informazione e terrore, per dirci che quei prodotti sono tossici e nocivi, realizzati senza sufficienti controlli di sicurezza e di qualità, senza rispetto dei diritti umani e sindacali fondamentali, sfruttando manodopera minorile, senza tutelare l'ambiente. Saremmo a una via di mezzo tra l'essere avvelenati e responsabili della fine della vita sul pianeta! La verità è che semplicemente le corporations devono tutelare le loro riserve di caccia al profitto e per farlo si servono anche di una informazione prezzolata con i soldi della pubblicità e delle sponsorizzazioni. Non fatevi illusioni, le multinazionali ragionano solo ed esclusivamente in termini di profitto, senza mai guardare al valore della vita umana. Se su quegli stessi prodotti potranno fare profitto, diverranno magicamente buoni, affidabili, garantiti e anche balsamici!
Fare qualcosa è difficile, ma non impossibile. Con la Chicco, la Reebok e la Nike le campagne di denuncia e sensibilizzazione hanno avuto qualche effetto. Lo stesso è capitato alla Gap, una grande catena di distribuzione di abbigliamento USA. Si scoprì (vedi filmato) che si riforniva di vestiario a basso costo da fabbriche di El Salvador e Onduras.
Una giacca “Liz Claiborne” venduta negli Stati Uniti a 178 dollari, veniva pagata agli operai solo 74 cent! Il tutto sfruttando lavoro minorile, retribuzioni a cottimo, orari massacranti e riposo inesistente. Insomma, rubando vite umane!
In un primo tempo la Gap si giustificò trincerandosi dietro al fatto che le fabbriche in questione non erano sue (infatti erano della Mandarin International, un'azienda sudcoreana!) e assicurò che avrebbe immediatamente sciolto il contratto. Ma le associazioni internazionali mobilitate chiesero invece che la Gap costringesse piuttosto il suo partner al rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori. Perché l'obiettivo (tanto per rispondere al Presidente del Fraser Institute nel video) non è quello di indurre le imprese che operano (male) a smettere di farlo, ma obbligarle(!) a continuare a operare (bene) nel rispetto delle regole! Nel caso della Gap il sistema di controllo venne affidato ad un gruppo di associazioni per i diritti umani e alle istituzioni ecclesiastiche del Salvador. Fine della pacchia, almeno in quel caso.
Tutto il perverso meccanismo è poi alimentato dal consumismo e dalla moda. La Nike preferisce spende centinaia di milioni di dollari l'anno in pubblicità e sponsorizzazioni piuttosto che in salari e retribuzioni per gli operai del Terzo mondo, perché sa che alimentando l'immagine, la griffe, la tendenza, lo stile in modo tanto pervasivo da farne un fatto di costume, riesce ad assicurarsi il mercato dei cretini, cioè la maggioranza.
La Nike dà 20 milioni di dollari a Michael Jordan perché sa che il giorno dopo un imbecille, che magari abita a Venegono, si va a comprare le sue belle Nike. Altri 20 milioni a Ronaldo e lo stesso farà un idiota di Macerata e come lui tantissimi altri. Il problema è che questi cretini, questi idioti, alimentano lo sfruttamento in atto all'altro capo del mondo, perché per creare quell'aura fatata di esclusività alle loro scarpe di merda si sono pagate somme enormi in pubblicità e sponsorizzazioni, che a loro volta avranno comportato una compressione dei costi e una massimizzazione della produzione per garantire ed accrescere il profitto tramite lo sfruttamento.
Risultato: la Nike aumenterà i profitti e la sua fetta di mercato, Michael Jordan e Ronaldo saranno più ricchi in cinque minuti, qualche lavoratore indonesiano dovrà lavorare 28mila anni per pagare Ronaldo e Michael Jordan e... a Venegono ci sarà un idiota a passeggio per il corso con un paio di scarpette da ginnastica nuove ai piedi. Spero si senta felice e soddisfatto! (D*)


Parte precedente: Profit über alles

¡Viva los hermanos rebeldes!

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Viva Joaquin José Xavier da Silva Tiradentes (1748-1792)
Viva José Gervasio Artigas (1764-1850)
Viva José Francisco de San Martín (1778-1850)
Viva Simón Bolívar (1783-1830)
Viva José María Teclo Morelos y Pavón (1765-1815)
Viva José Julián Martí Pérez (1853-1895)
Viva Agustín Farabundo Martí Rodríguez (1893-1932)
Viva Emiliano Zapata (1879-1919)
Viva Doroteo Arango Arámbula Francisco “Pancho” Villa (1878-1923)
Viva Ernesto “Che” Guevara de la Serna (1928-1967)


¡Viva todos los hermanos rebeldes!

Profit über alles (1°pt)

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Si vuole trasformare il mondo in un unico mercato globale perché questo fa comodo alle enormi corporations multinazionali e risponde agli interessi del grande capitale finanziario. E per farlo si applica un solo modello, quello cosiddetto "neoliberale".
Questo modello si è visto che consente la stabilità dei rapporti di cambio e il controllo delle politiche monetarie, le transazioni economiche e le speculazioni finanziare, ma si è visto anche che crea disastri sociali, perpetua la miseria e accresce la concentrazione delle ricchezze, aumenta la disoccupazione e lo sfruttamento, riduce gli spazi di democrazia, moltiplica la corruzione e rafforza la criminalità, distrugge la natura, attenta alla salute e compromette l'ambiente. Il Sistema organizza e tutela in questo modo l'interesse economico, ma le formazioni sociali non hanno parte attiva, non c'è governance nei processi del neoliberalismo globalizzato, non esistono organismi decisionali che possano in qualche modo essere influenzati dai bisogni e dalle necessità dei più.
Le corporations multinazionali e i grandi gruppi finanziari stanno trasformando il mondo in un unico, immenso supermercato, perché questo risponde meglio ai loro scopi. E quando parlo di corporations multinazionali intendo strutture imprenditoriali e finanziarie enormi, ramificate, con una capitalizzazione e un giro d'affari che supera quello dell'economia di interi Paesi del Terzo Mondo che le ospita, con una rete di vendita così vasta che nessun mercato nazionale è in grado di assorbirla interamente e con una tale potenza economica da influire sull'andamento dei mercati e delle relazioni internazionali.
Sono queste corporations multinazionali che spingono per la globalizzazione. Il guaio è che sono loro a realizzarla! Senza controllo, senza direzione, senza regole. Sono loro che hanno spinto per avere un mondo aperto e senza barriere, ma solo per quel che riguarda merci e capitali, perché per le persone, specie se miserabili, le barriere esistono eccome.
Così si possono trasferire in un secondo capitali da un capo all'altro del mondo, si possono scardinare e invadere mercati decretandone la crisi, si possono attraversare barriere daziarie e doganali, ma se poi un campesino rovinato dall'impossibilità di competere con la sua piccola attività contro quel colosso dell'agro-zootecnia che è la Monsanto (tanto per fare un nome) volesse salvare sé e la sua famiglia dalla miseria e dalla fame troverebbe un muro al confine!
Per le persone povere e disperate esistono passaporti, visti, permessi, timbri, lasciapassare, controlli. Ma questo non è sviluppo, non è economia e nemmeno progresso, questa è neocolonizzazione, sfruttamento selvaggio, furto e rapina. Per adesso, arroccati nella nostra parte di mondo ci sentiamo relativamente al sicuro e beneficiamo di un benessere usurpato, ma tra non molto quelle stesse corporations multinazionali, dopo aver creato la “globalizzazione” dei mercati e scatenato la concorrenza selvaggia, si renderanno conto, come tanti squali in un acquario, che il mercato mondiale in fondo è troppo piccolo per le loro ambizioni e la loro avidità: dopotutto i consumatori potenziali sono a malapena due miliardi.
Si tratterrà a quel punto di estendere la capacità di acquisto e consumo, e per raggiungere questo risultato causeranno un vero disastro globale. Si mangeranno letteralmente l'intero pianeta!
Per ora, nella prospettiva di incrementare i profitti si sono dati alla corsa nella produzione a basso costo. Cercano partners nel Terzo Mondo per avere manodopera a bassissimo costo e campo libero nella “gestione delle risorse umane”, quelle che loro chiamo “ore-uomo”. In pratica cercano posti dove poter “rubare” vite umane senza vincoli, controlli, tutele legislative e sindacali.
Così riescono a comprimere i costi senza ridurre il profitto, anzi incrementandolo. Per rendere la cosa cosa più accettabile alle coscienze e all'opinione pubblica e darsi un'immagine quasi da filantropi e benefattori, incrementano il “social brand” usando la pubblicità per sponsorizzazioni di iniziative umanitarie e opere di beneficenza di varia natura. Ma quello è l'obolo di Caronte!
Questo è il “neocolonialismo”: lo sfruttamento e asservimento del debole da parte del potente. Sfruttamento che in epoca coloniale veniva attuato con l'occupazione e la dominazione militare, ora con l'egemonia economica e il controllo finanziario. La popolazione di quei Paesi è disposta ad accettare qualsiasi condizione perché è alla fame e alla disperazione. E le corporations multinazionali si comportano non diversamente dai clienti nostrani delle prostitute moldave, rumene o albanesi: approfittano della loro disperazione.
Lo fanno con la tecnica del subappalto. Questo consente loro di operare senza impegnarsi direttamente in quei Paesi, a volte senza neppure mettervi mai piede, al riparo da ogni forma di compromissione e da ogni possibile danno e ricaduta negativa d'immagine. Infine, esaurito il rapporto (nel primo caso sessuale, nel secondo produttivo) finito tutto. La corporation multinazionale conserva totale libertà di azione, sia per operare in sede contrattuale pressioni sui partners locali nel contenere i costi, sia per mettersi al riparo da improvvise crisi economiche e cali nei consumi senza intaccare la propria organizzazione. (D*)
[segue]


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Compañera, más que nunca, la poesía

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Búsquenme donde se esconde el sol,
donde exista una canción.
Búsquenme a orillas del mar
besando la espuma y la sal.
Búsquenme, me encontrará
nen el País de la Libertad.
Búsquenme donde se detiene el viento
donde haya paz o no exista el tiempo,
donde el sol seca las lágrimas
de las nubes en las mañanas.
Búsquenme, me encontrará
nen el País de la Libertad.
Búsquenme, me encontrarán
en el País de la Libertad.


¡Siempre lucha hasta que victoria vendrá!

El sueño de una persona sola queda un sueño... ¡Junto aquel de muchas personas es la realidad que empieza!
Subcomandante Insurgente Marcos

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Il sogno di una persona sola rimane un sogno... quello di tante persone insieme è la realtà che comincia!
Subcomandante Insurgente Marcos


¡Y por fin el Subcomandante Marcos llega! (2°pt.)

I falsi capi, i malgoverni, sono idioti che adorano gli anelli della catena che li soggioga. Ogni volta che un governo riceve un prestito dal capitale finanziario internazionale, lo mostra come un trionfo, lo pubblicizza su giornali, riviste, radio e televisione. I nostri attuali governi sono gli unici, in tutta la storia, che festeggiano la loro schiavitù, la ringraziano e la benedicono.
Subcomandante Insurgente Marcos

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Era il luglio 1985 quando il presidente brasiliano José Ribamar Ferreira de Araùjo Costa Sarney e quello argentino Raul Ricardo Alfonsìn tennero un importante incontro per cercare di affrontare e risolvere i problemi del continente sudamericano. Le loro Nazioni uscivano stremate dal tunnel delle dittature militari instaurate in tutto il Sud America per un deliberato piano statunitense. Era il cosiddetto Piano Condor, voluto dagli USA nel 1974 e attuato dalla CIA, per contrastare in tutto il continente l'attività di partiti e movimenti politici di sinistra, o anche solo vagamente percepiti come tali, le organizzazioni sindacali, religiose e studentesche.
In Cile, Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia, Perù, Ecuador vennero instaurati con colpi di stato dei regimi militari e dittatoriali che, aiutati e sostenuti dagli USA e dalla CIA, ricorsero sistematicamente ad arresti, torture, stupri, sequestri, sparizioni, assassinii, attentati... Oltre un decennio di violenze e stermini, milioni di vittime massacrate con il bel sigillo USA, oggi primi paladini difensori della Democrazia!
Alla fine, quando queste Nazioni, insanguinate e divise da decenni di conflitti sociali e rivalità militari, riuscirono a liberarsi gradualmente dalle dittature, si ritrovarono ad affrontare una gravissima crisi economica. Era il conto da pagare!
E sì, perché gli USA non fanno certo beneficenza. Che si tratti di guerre o dittature usano sempre i soldi degli altri, preferibilmente quelli delle vittime di turno.
Dopo il decennio delle dittature, quindi, il cosiddetto “decennio perduto degli anni Ottanta”. I gringos devono allora aver pensato: abbiamo perso il controllo politico-militare, facciamo almeno in modo che rimangano economicamente “depressi” e avremo così il dominio economico-finanziario sul nostro bel cortiletto dietro casa.
Per far questo contavano anche sul fatto di riuscire ad alimentare conflitti e rivalità interne al continente, secondo la logica collaudata del divide et impera. Ma nel 1985 i presidenti brasiliano e argentino si incontrarono e stabilirono che era giunto il momento di fare qualcosa. Decisero di aprire e rendere pubblici gli archivi militari, incentivare i contatti politici e le collaborazioni culturali e... integrare le rispettive economie nazionali.
Tombola! Era nata l'idea di un Mercato del Sud!! Di lì a un anno si riunirono a Brasilia i rappresentanti dei governi argentino, brasiliano e uruguayano per dar vita ad accordi di integrazione economica e commerciale. A fine '91 si arriva al Trattato di Assunciòn istitutivo del Mercosur (Mercado Comun del Sur), che vede la partecipazione anche del Paraguay, liberatosi nel frattempo dalla sanguinaria dittatura di Alfredo Stroessner Matiauda (poi condannato in contumacia per crimini contro l'umanità (!) e morto comodamente in esilio grazie alla protezione degli USA!)
Gli Stati Uniti non se l'aspettavano, questa proprio non ci voleva... Ma chi credono di essere? Che si sono messi in testa? Intanto il piano Mercosur va avanti: politica tariffaria e d'importazione unificata, integrazione dei rami economici complementari, gestione comune delle politiche di sfruttamento delle risorse, abolizione dei dazi doganali interni all'area. Il bello è che il piano, nonostante tutti i boicottaggi statunitensi, funziona! (e non potevano esserci dubbi, visto che gli USA ne stanno fuori!). Nei primi anni Novanta la crescita media annua dell'interscambio commerciale trai Paesi membri tocca quasi il 22 percento ed è in costante crescita.
Quello che all'inizio sembrava l'ennesimo tentativo infruttuoso e inconcludente di quei poveri, turbolenti e confusi “latinos”, cominciava a dare frutti, dimostrava la possibilità di fare da sé (e sopratutto a meno degli USA!). Gli Stati Uniti vedono a questo punto pericolosamente minacciata, dopo la perdita del controllo geopolitico, anche la fine del dominio economico-finanziario.
Che fare? Occorre sventare l'insidia portata alla loro dominazione mondiale. Danno quindi il via all'iniziativa di un Mercato Economico Nordamericano, che sorge come associazione di libero commercio ma punta ad estendere il controllo USA sull'intero continente. Nasce così il NAFTA, North American Free Trade Agreement, che unisce in una zona comune di interscambio economico Canada, USA e... Messico. Domanda: chi è dei tre l'anello debole? Il pollo da spennare? Tra le tante condizioni che l'adesione al NAFTA impone al Messico sotto il ricatto di una pistola puntata alla sua economia, c'è la cessione dell'industria petrolifera nazionale e inoltre una riforma costituzionale che preveda l'esproprio, quindi la privatizzazione e cessione a prezzo simbolico alle grandi multinazionali nordamericane, degli ejios, le terre delle comunità indigene, i cui diritti erano stati sempre rispettati anche al tempo della dominazione coloniale. Questo segnerà definitivamente la fine per milioni di indigeni già ridotti alla fame e ora privati anche delle terre. Non ha importanza, quelle terre fanno gola al grande capitale, sono il prezzo da pagare.

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Tutto calcolato? Tutto previsto? Quasi... Non avevano previsto che un giovane professore di filosofia si mettesse un passamontagna e imbracciasse un M16 per dare voce e anima al movimento di lotta indigena: l'EZLN, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Era arrivato il Subcomandante Marcos! Il più gran rompiscatole e guastafeste del neoliberismo, il leader della guerriglia di resistenza indigena, il filosofo dell'alteromondismo. I timori e le denunce di Marcos si rivelano fondati. L'adesione al NAFTA è per il Messico disastrosa e causa una delle crisi finanziarie più gravi mai viste. In quello che venne chiamato “effetto tequila”, il Messico rischiò l'insolvenza e la bancarotta. Il risultato finale fu che i ricchi divennero sempre più ricchi, mentre i poveri, la stragrande maggioranza, precipitarono nella miseria e nella fame.
Non soddisfatta dei disastri già provocati, l'amministrazione Clinton proseguì imperterrita nei suoi piani di dominazione economico-finanziaria dando vita all'ALCA ( Area de Libre Comercio de las Américas). Visto che il NAFTA di per sé aveva poco o nessun senso, considerato che Canada e USA già operavano di concerto e restava quindi solo il Messico a farne parte, con la creazione dell'ALCA gli USA puntavano ad affossare il Mercosur e dar vita ad un super-NAFTA che gli avrebbe permesso la dominazione economica dell'intero continente. L'obiettivo era abbattere le ultime barriere a difesa dei fragili mercati latino-americani, in modo da averne il completo e definitivo controllo.
In una parola, gli americani, come fa Paperon de Paperoni, vogliono organizzare un pranzo in cui tutti gli altri mettono le cibaglie e loro prestano le posate. Iniziano per questo una costante pressione sul Cile per convincerlo ad aderire, in modo da rompere il fronte latino-americano ed estendere l'influenza del NAFTA. Cercano in tutti i modi un complice nel pollaio che apra la porta alla volpe, ma purtroppo per loro anche in Cile i tempi sono cambiati e alla fine quel Paese sceglie il Mercosur. Assieme alla Bolivia decide che è meglio unirsi ai fratelli poveri, piuttosto che cedere alle lusinghe principe azzurro.
Porca miseria, vuoi vedere che le cose si mettono male per gli USA? Il Mercosur nonostante tutto continua a crescere mentre con loro non ci vuole stare più nessuno. La cosa si fa preoccupante. Come don Vito Corleone nel Padrino, iniziano a fare discrete e sotterranee forme di pressione per far capire che è ora di smetterla con quest'idea balzana di inventarsi Organismi Internazionali da cui gli USA sono esclusi, e questo proprio a casa loro! Il continente è loro: il loro cortile, una loro proprietà e pertinenza.
La lezione di Cuba doveva insegnare qualcosa, o no? Cuba, uno stato microscopico sottoposto a quarant'anni di isolamento indegno e ingiustificato. Cuba, che prima era stanza di servizio degli USA, dominio privato delle sue multinazionali; Cuba, che si ribella e resiste perfino a un'aggressione militare; Cuba che non si piega nemmeno all'embargo decretato contro di loro e imposto con metodi rapamafiosi dagli USA al resto del mondo. Porca miseria, vuoi vedere che alla fine Cuba insegna a resistere e non piegarsi?
Quando a Belo Horizonte si riunisce il Terzo Incontro delle Americhe gli USA si trovano di fronte anche la delegazione cubana! Basta, questo è troppo. I metodi dolci finiscono e si passa alle maniere forti. La delegazione statunitense sbatte sul tavolo le sue proposte e detta le condizioni. I negoziati dell'ALCA devono iniziare subito, gli accordi andranno sottoscritti col NAFTA, non si accettano negoziazioni in blocco (cosa che consentirebbe evidentemente un maggiore potere contrattuale in sede di trattative) ma solo per singoli Paesi e.... l'adesione USA sarà fast track! Cosa vuol dire? Vuol dire che tutti gli atti dell'esecutivo americano saranno soggetti alla ratifica posteriore del Congresso, che in sede di approvazione potrà liberamente (e unilateralmente!) modificarli, dettando nuove condizioni e peggiorando le clausole già approvate.
Una pacchia! E' quello che gli USA desiderano (e fanno!) sempre: fare accordi in cui siano loro a dettare le regole e loro a modificarle a piacimento! Il Brasile, appoggiato da tutti i Paesi sudamericani, risponde picche! I negoziati devono potersi svolgere tra blocchi, il NAFTA deve starne fuori e gli USA si procurassero l'avvallo del Congresso prima di fare le proposte.
Gli USA non credono alle proprie orecchie: la servitù che alza la voce? Come si permette? Per vincere le resistenze ricorrono alla minaccia di alzare barriere doganali, sopratutto contro il Brasile (che si è fatto guida della diplomazia sudamericana), e bloccare i finanziamenti dalle Organizzazioni Internazionali controllate dagli USA, Fondo Monetario e Banca Mondiale in testa.
Intanto però registrano defezioni e tradimenti nel proprio campo. Il Canada ha avviato trattative separate di apertura al Mercosur e il Messico, grazie sopratutto all'instancabile lavoro ai fianchi del Subcomandante Marcos, comincia a sganciarsi. (D*)
[fine]

Parte precedente: El arte de la dominación económica

Canta y no llores...

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El arte de la dominación económica (1 pt.)

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La realtà mondiale risulta essere ormai divisa e frammentata sia orizzontalmente che verticalmente. Orizzontalmente perché sullo scenario globale da una parte abbiamo quei mercati definiti “emergenti”, in quanto in essi il Sistema economico-finanziario ha deciso di investire, e dall'altra i Paesi poveri in cui il grande capitale è del tutto assente.
I Paesi “emergenti”, non più di una dozzina, sono concentrati principalmente al Nord e assorbono da soli oltre l'80 percento degli investimenti mondiali. I Paesi “poveri”, la stragrande maggioranza, sono invece sopratutto al Sud e crollano, sotto il peso di un debito che non potranno mai estinguere, nel sottosviluppo e nel più totale abbandono e disinteresse. E questa è, grossomodo, la divisione Nord/Sud.
Ad essa si aggiunge poi una realtà sociale che riproduce, verticalmente e al suo interno, la stessa divisione, perché non tutta la popolazione dei paesi “emergenti” beneficia allo stesso modo delle ricadute economiche degli investimenti. Anche i Paesi “in via di sviluppo” hanno le loro élite economico-finanziarie, perfettamente inserite ed integrate nel Sistema.
Il problema si è aggravato non poco da quando, all'incirca una ventina d'anni, il grande capitale, che prima era principalmente di tipo industrial-produttivo, si è trasformato in “industrial-finanziario”. La scoperta dell'industria finanziaria ha fatto sì che la maggior parte dei capitali venisse diretta non più ad investire nelle industrie, nell'agricoltura e nelle attività di produzione di quei Paesi, ma nei loro piccoli e ancora relativamente indifesi mercati azionari, per speculare agevolmente in obbligazioni e contratti a termine su risorse e materie prime.
Questo però significa che, con grande volubilità, quegli stessi investitori internazionali posso decretare la fortuna o il collasso di intere economie, basta che considerino quel mercato sopravvalutato oppure intravedano maggiori opportunità altrove. La “fuga di capitali” in una piccola realtà economica, spesso inferiore alla capitalizzazione di una sola delle grandi multinazionali, provoca immediatamente la crisi, la svalutazione e il collasso di una intera economia, precipitando il popolo nella più nera miseria. Il sistema delle imprese nazionali, infatti, di fronte alla stretta creditizia e ad un aumento dei tassi del 50 o 100 percento, diretti a contenere l'inflazione galoppante, non avendo sedi anche all'estero in cui dislocare le proprie attività produttive, non potranno far fronte ai debiti e dovranno quindi chiudere e licenziare in massa.
A questo punto si renderà necessario l'intervento del FMI e della Banca Mondiale e un ulteriore indebitamento. Il mercato, nuovamente alimentato, tornerà allora di nuovo appetibile, e il ciclo speculativo potrà ripartire da capo. Ovviamente il saldo netto della partita di giro sarà costituito da un aumento dell'esposizione debitoria del Paese con la crescita del suo debito pubblico.
E' proprio quanto successo in Messico a metà anni novanta. I gringos, come forma di pressione per l'adesione al NAFTA, hanno ritirato i capitali e i risultati sono stati disoccupazione di massa, malnutrizione, suicidi. Insomma, è il Sistema economico-finanziario a disporre della vera arma di sterminio di massa, altro che Bin Laden o Saddam.

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Per riuscire in questo, il Sistema, oltre che di Organizzazioni Internazionali come il FMI e la Banca Mondiale, si serve anche delle classi ricche e delle élite locali, perfettamente in grado di giocare allo stesso tavolo e partecipare alla transumanza finanziaria.
Ad esempio hanno fatto e fanno così da sempre nei Paesi del Golfo, nelle Filippine, in Thailandia, Brasile, Argentina, Cile e nello stesso Messico.
In Venezuela facevano, ora non più. E' arrivato un tale Chavez che ha interrotto il giochino.
Ovviamente ci sono Paesi nei quali il giochino è praticabile e Paesi in cui è impossibile, per forza di cose, giocare. Il Paese da spennare al tavolo del poker deve infatti avere una certa stabilità politica e già un minimo sviluppo delle infrastrutture in modo da garantire, alla nuova stagione speculativa, il ritorno del gregge finanziario.
Quindi in Africa, tanto per non sbagliare, dove non ci sono infrastrutture né governi stabili non si può certo giocare in quel modo...
Ma un modo, alla fine, il Sistema lo trova sempre.
Lì il gioco consiste nello sfruttamento delle risorse (uranio, oro, diamanti). Quei Paesi sono ricchissimi, ma non hanno altro che materie prime da esportare e svendere, quindi basta appropriarsene a prezzi estremamente bassi, giusto quel tanto da garantire i rifornimenti di armi per il governo al potere (e a volte anche per la fazione avversa) e per pagare gli interessi sul debito. Hanno fatto così, ad esempio, coi diamanti della Sierra Leone.
Alla fine, quindi, quegli stessi soldi torneranno sempre, in un modo o nell'altro, nelle tasche del Sistema per essere rimessi in circolo. E il tutto senza nemmeno il capitale metta piede in quei Paesi, perché dovervi investire significherebbe fare strade, servizi, trasporti, porti... tutte cose di cui lo sviluppo avrebbe bisogno. Ma quei popoli non devono mica svilupparsi? Devono restare sempre lì, in condizione di soccida, di colonìa, in prostrazione e soggezione per essere meglio sfruttati e depredati.
Alle volte succede anche che il giochino speculativo coi soldi del monopoli si inceppa perché qualcosa va storto. E' quanto successo in Messico, grazie a un rompiscatole di prim'ordine, un ribelle nato, un certo Subcomandante Marcos.
Gli speculatori del Sistema economico-finanziario avevano invaso quel mercato speculando in buoni del tesoro emessi in dollari e alimentando così la sopravvalutazione del peso in funzione degli accordi del NAFTA. Quando però le cose si sono messe male e il peso è crollato, gli speculatori hanno ritirato in fretta tutti i loro soldi. I mercati sono andati a picco e per salvare i ricchi possidenti messicani, ma sopratutto le multinazionali americane, quella volta sono dovuti intervenire Clinton e il FMI. Il FMI, su pressione statunitense, ha stanziato 10 miliardi di dollari e Clinton ha usato perfino un fondo speciale fuori bilancio, senza dover così neppure chiedere l'autorizzazione del Congresso.

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Il che, per concludere, dovrebbe farci riflettere anche su quello che è l'attuale ruolo del FMI, diventato la longa manus economico-finanziaria della dominazione USA. Il FMI era nato in origine con il compito esclusivo di finanziare il commercio. Quando un Paese si fosse trovato in difficoltà con la bilancia dei pagamenti avrebbe potuto far ricorso al Fondo per avere quelle anticipazioni di cassa che gli consentissero le transazioni.
L'idea di per sé era valida, ma ben presto il Sistema cominciò ad utilizzare lo strumento per un altro scopo: quello di garantire e sostenere non il commercio, gli investimenti produttivi e l'industria delle esportazioni, bensì le speculazioni nelle borse valori, nelle obbligazioni e nei titoli mobiliari.
Insomma, il FMI non interviene se c'è una crisi nella vendita della canna da zucchero a Cuba o delle patate in Messico, dei prodotti tipici malesiani o dell'artigiano malgascio: di queste cose semplicemente se ne strafotte! Il FMI interviene solo se c'è una crisi del mercato finanziario. Così ha fatto in Messico, Thailandia, Argentina, Egitto..
In cambio il FMI, e con esso gli USA, hanno assunto un potere enorme nel dettare ed imporre scelte e decisioni nelle politiche economiche interne di governo di quei Paesi. Scelte e decisioni tutte orientate, ovviamente, in senso neoliberale.
Non risulta strano che un organismo internazionale sorto col compito di finanziare il commercio sia poi finito per interessarsi di politica?
Quando il FMI blocca i finanziamenti dice sempre di farlo perché interessato alla democrazia, ma la verità è che la sua missione è cambiata, o forse era diversa fin dal principio. I suoi programmi di “aggiustamento strutturale”, che dice essere diretti alla promozione della democrazia, si preoccupano in realtà solo di assicurare le misure neoliberali volte a garantire il capitale e le speculazioni del Sistema economico-finanziario, non certo a promuovere politiche sociali di sviluppo, quali commercio e attività produttive locali, miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, sistema di tutela della salute, educazione, ecc..
Tutti i Paesi interessati dagli interventi del FMI garantiranno forse i mercati, ma se devono fare tagli li fanno su sanità, educazione, ambiente....Tutti provvedimenti che poi colpiscono la popolazione. L'unica che alla fine paga. Sempre! (D*) [segue]

En julio como en enero ...

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Con los pobres de la tierra
Quiero yo mi suerte echar...


...¡Pero no es Izquierda!

...¡Pero no es Izquierda! Que digan lo que ser... Están usando el dinero de la gente para vender un producto y para conseguir no un cargo de electiòn popular, si no para conseguir una negocio. Si tú revises las declaraciones de uno y de otros no hay Derecha ni Izquierda ni Centro, porque se uno el tema eso que declaran. In un tema son de Izquierda, in otro tema son de Derecha, in otro tema son de Centro y están brincando de uno a l'otra forma.. Nosotros estamos encontra de toda la clase política: no hay una distinciones en todo ellos! Y puedes ver los personajes que antes estavan en el PRI, vay en Chapas y es candidato por el PDR... No hay ninguna identificación que diga éste es la Izquierda, ésto es el Centro y la Derecha.
Subcomandante Insurgente Marcos


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Señor Cárdenas,
il testo pubblicato il 4 febbraio scorso su La Jornada, non dice che lei ha indicato ai senatori del PRD di votare a favore della controriforma indigena. Abbiamo visto la sua lettera del 7 gennaio indirizzata al Comandante Tacho. Per questo il testo reale dice “Sei un senatore dell’EZLN o del PRD? Vota per l’unità del partito!”, cioè, al singolare. Lei ha indicato questo a UN senatore. Noi non abbiamo motivo di raccontare menzogne, non siamo candidati a niente, quindi non ci chiami bugiardi. In ogni caso, se deve rivolgersi a qualcuno, è all’allora senatore della Repubblica, ed oggi governatore dello stato di Michoacán, Lázaro Cárdenas Batel, colui che disse, per chi voleva ascoltare, quello che accadde in occasione del voto al Senato della controriforma indigena. Quindi, i bugiardi sarebbero il signor Cárdenas Batel e tutti quelli che lo hanno ascoltato. Se le interessa, a noi non importa se fu ad uno solo o a cento persone, neppure se lo hanno ascoltato o meno (il signor Cárdenas Batel solamente può e deve rispondere delle sue azioni). Quello che ci ha ferito è che lei, che credevamo una persona impegnata per la pace e la giustizia con dignità per i popoli indios del Messico e per tutti i messicani, abbia pensato e detto questo. E’ tutto.

Dalle montagne del Sudest Messicano,
Subcomandante Insurgente Marcos.
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Señor Pablo Gómez,
Lei scrive: non è che aspiri a qualche candidatura nelle prossime elezioni, vero?
Ci risiamo!
1. Relativamente al fatto che “se Marcos fosse d’accordo con il programma e la piattaforma legislativa del PRD in materia indigena, vorrebbe dire che avrebbe un amico anche solo su questo tema”. No, mio caro Pablo, se Marcos (o qualsiasi zapatista) fosse d’accordo con il programma e la piattaforma del PRD, sarebbe già candidato a qualche posto e farebbe uno “spot” radiofonico sulla base musicale di Roberto Carlos che dice “Voglio avere un milione di amici e poter quindi cantare più forte”. Invece, poveri noi!, stiamo cantando “Non sono una monetina d’oro che piace a tutti?
2.- Non abbiamo mai detto di essere l’unica organizzazione di sinistra, né che non ci sono partiti politici nazionali di sinistra. Abbiamo detto, e lo ripetiamo, che il PRD non è più un partito di sinistra. Ma, mi perdoni, mio caro Pablo (già mi sento musicale), ci sono partiti politici che non hanno regola.
3.- Riguardo alla sua qualificazione di “tonti” alla gente onesta e coerente del PRD, mi pare che in questo modo non otterrà molti voti alla prossima corsa alle nomine. Noi diciamo che la gente onesta e coerente del PRD sta in questo partito perché pensa che non ci sia altro e che forse si possa fare qualche cosa per cambiarlo.
4.- Incasso il rimprovero per la faccenda “dell’istituto politico”. Ma che cosa devo scrivere? “Club degli Amici?
5.- Sulla guerra, le raccomando di non fare caso a Salinas né a Zedillo. Nella prima parte degli scontri, nel 1994, i combattimenti sono proseguiti dopo il 12 gennaio (quando Salinas decretò il cessate il fuoco) perché i federali volevano occupare posizioni migliori per, l’allora, futuro accerchiamento. Le nostre truppe distrussero un veicolo vicino a San Miguel (verso Ocosingo) il 16 gennaio e il 17 abbattemmo un velivolo militare intorno a Toniná. Se sa contare, questo fa 17 giorni. Nel 1995, il tradimento di Zedillo, ci furono scontri che durarono 3 giorni sulle alture di Nuovo Momón, per Las Margaritas (dove cadde in combattimento il Tenente Colonnello Manterola, anche se i generali dissero che lo avevano ucciso i suoi soldati) e nei dintorni di Nueva Estrella, ad Ocosingo (dove caddero 7 nostri compagni). Nel 1998, a giugno, ci scontrammo con l’esercito di Albores nel municipio di San Juan de La Libertad, ne los Altos de Chiapas ed abbattemmo un elicottero. Quindi, i giorni aumentano a 21. Questo è stato pubblicato nei giornali (tra cui quello in cui ora lei scrive) ma non nei comunicati presidenziali, ed il reportage televisivo sugli scontri di San Juan de la Libertad è valso il premio nazionale del giornalismo al giornalista Sebastián Solís, di Televisa. Sul fatto che il PRD non ha criticato l’EZLN “perché non vuole fornire armi ai nemici degli zapatisti”, le dico che la sua generosità mi commuove. Fortunatamente “l’allontanamento fisico”, mio assennato Pablo, non è allontanamento mentale. In ultimo, le dico che abbiamo letto il suo articolo con un piacere i-n-e-n-a-r-r-a-b-i-l-e. E’ la prima volta da molto tempo che qualcuno scrive per difendere il PRD senza arrossire. Sta forse arrossendo??.
Vale. Salute e un tè per il coraggio.
Dalle montagne del Sudest Messicano,
Il Subcomandante Insurgente Marcos cantando, già in carriera, “Desideratum”: Mi madre y yo lo plantamos en el límite del patio… y... hoy corté una flor y llovía, llovía…. la..la..la..laaaaa


Dalle montagne del Sudest Messicano,
Subcomandante Insurgente Marcos.

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Ed ora proviamo tutti insieme ad immaginare. Chiudete gli occhi e pensate ad un campanello che suona in uno studio televisivo tutto bianco, un maggiordomo in livrea che va ad aprire una porta e, sorpresa!, in un sottofondo di violini ecco entrare uno strano tipo in mimetica e col passamontagna che manda all'aria il bel teatrino preparato da Bruno Vespa con le sue Carfagna-Prestigiacomo-Gelmini-Meloni-Parietti. Provate ancora ad immaginare che, proprio mentre Michele Santoro coi suoi boccoli cotonati e il vestito gessato armani arringa i lavoratori, si veda arrivare uno strano tipo (sempre lo stesso!) in mimetica e con un passamontagna per dire in faccia a Fassino-Rutelli-D'Alema-Prodi-Bertinotti-Turco cos'è la Sinistra. Pensate ancora se, come nel video, davanti a un fighettino alla Giorgino si sedesse uno strano tipo in mimetica e passamontagna (ancora e sempre lui!) e gli facesse fare la figura dell'idiota (quale indubbiamente è). Provate a immaginare che a direttori, conduttori, opinionisti, onorevoli, leccapiedi e giornalisti vengano pubblicamente recapitate lettere (ironiche e corrosive) come queste, da uno strano tipo (ancora lo stesso, sempre quello!) a cui non interessa un posto, una carica pubblica, una candidatura a senatore, uno stipendio di giornalista, direttore, parlamentare o presidente. Uno con cui sono inutili i soldi, i nani (del pensiero) e le ballerine (con le loro tette). Uno che non compra e che non vende.
Ecco... Ora, provate anche a immaginare la vostra (nostra) gioia di poter un giorno finalmente aprire gli occhi e scoprire, con sorpresa, che è tutto vero!!! (D*)

Blues Horseshoe Loves Anacott Steel

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La situazione innescata dalla grave crisi economica comincia a dare un'idea, non certo rassicurante, di cosa voglia dire un capitalismo globale affidato alla “finanza innovativa” di Gordon Gekko. Si cerca ora in tutti i modi di stabilizzare il sistema finanziario con forti interventi pubblici di liquidità, ma mesi dopo l'inizio della crisi siamo ancora allo stesso punto in cui è iniziata: quello di partenza!
Non si sa di quanto sia il danno effettivo. Ma ce di più: adesso anche negli Stati Uniti ci si comincia a render conto che gli squilibri finanziari potrebbero sovrastare, in un gigantesco effetto domino, lo stesso problema dei tossic assets, rendendo rischiosi anche titoli e prestiti che di per sè non sarebbero tossici. La situazione sta diventando insidiosa al punto da mettere allo scoperto, come sta a dimostrare lo scandalo Aig (un colosso assicurativo fino a ieri primo al mondo per capitalizzazione) che ha toccato il Sottosegretario al Tesoro Geithner, il conflitto di interessi tra Potere e Wall Street, tra Politica e Sistema economico finanziario.
Testimoniando davanti alla Commissione d'Inchiesta del Senato, Sheila Blair, chair dell'FDIC (la Federal Deposit Insurance Corporation) ha definito la concentrazione di poteri e relazioni delle grandi istituzioni finanziarie, tale da rendere impotenti controlli e regolamentazione, per poi concludere: “i contribuenti hanno diritto di conoscere la loro dipendenza da tali entità”. Caspita, che abbia scritto la sua relazione a quattro mani con il Subcomandante Marcos? Benvenuta nella Comandancia zapatista, compañera Sheila!
La circostanza che nessuno ha però finora avuto il coraggio di ammettere, è che gli USA da almeno due decenni in qua, seguendo la lezione del grande Gordon Gekko, hanno trovato la loro principale fonte di reddito, la loro manna, proprio nell'industria finanziaria. Già, la definizione è proprio curiosa: “industria finanziaria”. E che produrrebbe, di grazia? Ad ogni modo, l'effetto positivo di questa crisi è che col passare dei mesi sta sempre più isolando le responsabilità del Sistema economico-finanziario, mettendone in luce le collusioni e gli intrecci politici.
L'illusione della creazione del denaro con il denaro, i soldi come simbolo di valore volutamente astratto, indefinito, e come tale quindi esente da limitazioni geografiche e materiali, è diventato emblema e metafora di un capitalismo autodistruttivo, che alla fine fagocita se stesso. Adesso forse ci si renderà conto che non esistono le magie e i miracoli, non si possono fare giochi di prestigio, non esiste una ricchezza che si moltiplica e trasferisce dal nulla. Chi semina nei campi, chi lavora in officina, chi insegna nelle scuole, chi opera in ospedale lavora e produce, perdio! La casta di Wall Street specula, ed è ben altra cosa!! Senza i primi, come dice il Subcomandante Marcos, si ferma tutto, dei secondi invece si potrebbe anche fare a meno...
L'Agenzia Bloomberg ha calcolato che, tra tossic bonds e mbs (cioè le cartolarizzazioni dei titoli immobiliari) della Fannie Mae e della Freddie Mac, il danno provocato è di decine di migliaia di miliardi in dollari ed equivale a più del doppio del costo (rivalutato) della guerra in Vietnam. Di fronte ad uno sfracello di tali dimensioni gli Stati Uniti che hanno fatto? Semplice, hanno fatto come fanno sempre: hanno esportato il problema.
Adesso premono sull'Europa affinché faccia di più per riparare al danno (loro parlano di “stimolo”, come fanno i consulenti sessuali delle coppie in crisi). L'Europa risponde chiedendo regole, ma Washington, da sempre allergica alle regole, risponde picche... e chiede aiuto anche agli amici. Chi? Uno che si chiama Al-Walid e di professione fa il principe saudita. Ha preso il portafogli e ha sganciato senza scomporsi quasi 50 miliardi di dollari, superando, in percentuale Pil, la somma messa a disposizione da tutti i G20 e dagli stessi Stati Uniti. Perché?? Spirito di munificenza? Accordi per future speculazioni sul greggio? Debito di riconoscenza? La taglia di Bin Laden?
Intanto solo due giorni fa gli USA hanno dovuto nazionalizzare due cooperative bancarie californiane e tre banche regionali per un totale di quasi 60 miliardi di dollari. Si è scoperto che avevano costruito anche loro castelli di carta con le speculazioni sui derivati immobiliari e la cartolarizzazione dei mutui. Si vanno così a sommare alle oltre 50 banche già fallite da inizio anno. Ma la FDIC della compañera Sheila Blair, già alla fine dell'anno scorso, aveva calcolato che sarebbero state 252 le banche da chiudere. Che dire? Non vogliamo darle fiducia? Quindi ne mancano ancora un bel po' all'appello... (D* )

Tierras de desolación

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Innanzitutto occorre partire dal dato di fatto che quello che solitamente viene chiamato Terzo Mondo non esiste, per cui sarebbe forse più corretto parlare di Quarto Mondo.
Il Terzo Mondo venne definito così perché “terra di mezzo” nel periodo della Guerra Fredda. Ai due blocchi contrapposti andavano aggiunti tutti quegli altri Paesi che non ricadevano nella sfera d'influenza dell'uno o dell'altro: da qui il Terzo Mondo, appunto. Oggi invece definirei tutti questi Paesi poveri come Quarto Mondo, a ragione del fatto che ricomprendono, in condizioni miserabili e di indigenza, i quattro quinti della popolazione mondiale.
Durante il periodo della Guerra Fredda, quella che potremmo anche definire -come ama fare Marcos- la Terza Guerra Mondiale, i paesi del Terzo mondo avevano una loro importanza in funzione strategica e geopolitica. Nell'ambito di un confronto a volte muscolare e a volte di scontro aperto tra i due blocchi contrapposti, i Paesi del Terzo mondo, volenti o nolenti, passavano spesso dall'uno schieramento all'altro. Per questo motivo l'interesse, gli aiuti, il sostegno e l'appoggio economico-militare venivano condizionati al loro ruolo e alla loro importanza strategica nello scacchiere mondiale.
Un esempio tipico è il Corno d'Africa: Etiopia, Eritrea, Somalia... Tutte queste Nazioni avevano un ruolo fondamentale nel controllo strategico di quell'importante area geografica, e USA e URSS rifornivano, appoggiavano e sostenevano quei diversi regimi sanguinari e dittatoriali della regione. Con il crollo del blocco sovietico, quando tutto questo non è più stato funzionale al suo scopo, quelle stesse Nazioni – con le loro popolazioni – sono state semplicemente scaricate, abbandonate a se stesse.
Alla funzione strategica e geopolitica si è quindi sostituito l'interesse economico-finanziario. Ergo, l'Afghanistan e il Kurdistan sono ora importanti, per via dei gasdotti e delle pipeline petrolifere. L'Iraq è importante, per via dei suoi giacimenti di greggio. La Somalia, non più. L'Eritrea, non più... Almeno fino a quando non si troveranno, in quei posti, altre risorse da sfruttare o altre fonti e nuovi giacimenti da depredare.
Questo ha precipitato quelle popolazioni, dall'oggi al domani, in una condizione se possibile ancora peggiore di prima. Alla miseria si è infatti aggiunto il caos più totale, con una guerra civile per clan dominata dai vari Signori della Guerra, i quali vengono poi riforniti di armi e sostenuti economicamente dal grande Potere economico-finanziario perché, ancora una volta, risultino funzionali ad uno scopo, in vista del quale si rivelano essere più utili di un governo ufficialmente riconosciuto, anche se dittatoriale.
Il Mondo Occidentale, e per esso il Potere economico-finanziario, hanno infatti bisogno di una "discarica" dove poter abbandonare, lontano da occhi indiscreti e dai puliti giardinetti di casa nostra, tutti i rifiuti nocivi e tossici, le scorie radioattive e inquinanti. E dove farlo meglio e senza scrupoli se non in quei Paesi? Per questo una situazione caotica e non controllabile è più utile: perché nel torbido si pesca meglio!
Questa situazione di caos e guerra civile permanente comporta che la popolazione muoia? Non c'è problema! Che gran parte degli aiuti umanitari vada a finire nelle mani delle bande di miliziani? Non c'è problema. Tanto i grandi mezzi di comunicazione hanno altro di cui occuparsi e a soffrire sono le popolazioni locali. Popolazioni che pagheranno anche in futuro, considerato che, non avendo nulla da offrire al Potere economico-finanziario, questo li ha ugualmente depredati fin d'ora dell'Ambiente, della Salute e della Vita. Anche quella futura dei loro figli!
Terre di desolazione in cui stiamo seminando dolore, fame e miseria. Avremo per questo campi sterminati coltivati a sdegno, odio e rancore. E i frutti avvelenati, anche quelli non tarderanno... (D*)

Alabanza de la rebelión creativa y humanista

Quello che qualcuno chiama "sogno", "utopia", "impossibile", "bei desideri", "delirio", "pazzia", qui, nella terra dello Yaqui, si è sentito con un altro tono, con un altro destino. E c'è un nome per questo di cui parliamo ed ascoltiamo in tante lingue, tempi e modi. C'è una parola che viene dall'origine stessa dell'Umanità, e che segna e definisce le lotte degli uomini e delle donne di tutti gli angoli del pianeta. Questa parola è Libertà.
Subcomandante Insurgente Marcos

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Il mondo oggi è più polarizzato. È quello che prevedevamo. Che cioè la globalizzazione non stava producendo il villaggio globale ma un arcipelago mondiale che si sta acutizzando. E non solo riguardo agli interessi economici, politici e sociali di questa grande Società, del Potere in generale, come diciamo noi, di questa ripartizione, conquista e distruzione del mondo, ma anche per quanto si riferisce alla resistenza e alla ribellione, che sta crescendo in maniera autonoma e indipendente.
Non come linea di conseguenza, non come una resistenza che si possa portare in tutte le parti del mondo, ma che sta assumendo la sua forma in ogni posto. Il movimento antiglobalizzazione o, come si dice adesso, alterglobalizzazione -perché non si tratta di opporsi a che il mondo sia mondo, ma di creare un altro mondo - non pensiamo che sia un movimento lineare, con antecedenti e conseguenti, né che abbia a che vedere con situazioni geografiche e di calendario. Non è che uno preceda l'altro e lo erediti. Noi concepiamo il nostro movimento come un sintomo di qualcosa che stava succedendo o che stava per succedere.
Per usare un'immagine siamo un iceberg. Siamo la punta dell'iceberg che esce fuori e fra poco emergeranno punte da altre parti, di qualcosa che sta sotto, manifestazione di quella ribellione mondiale che sta nascendo fuori dei partiti politici, fuori dei canali tradizionali dell'attività politica. Siamo un sintomo e pensiamo che è nostro dovere mantenerci il più possibile come pretesto o riferimento, ma non come un modello da seguire.
Per questo non abbiamo mai rivendicato, né mai lo faremo, che l'inizio fu il Chiapas. La ribellione che c'è in Chiapas si chiama zapatista, ma a Seattle si chiama in un altro modo, nell'Unione Europea in un modo e in Asia in un altro modo, in Oceania in un altro ancora. Perfino in Messico, da altre parti la ribellione si chiama in altri modi.
Noi vediamo molto bene questo movimento alterglobalizzatore, nel senso che non ripete la verticalità delle decisioni, e questo lo aiuta a non avere un comando centrale, organi di direzione o simili. E che il movimento abbia saputo rispettare le differenti forme che si manifestano al suo interno, i pensieri, le correnti, i modi, gli interessi e le forme in cui si prendono le decisioni. Questa dinamica si mantiene e fa sì che continui ad essere un movimento plurale, non molto di massa, però spiega anche perchè si muovono da ogni parte del mondo.
Non è lo stesso mobilitarsi qui, in Chiapas, per qualcuno molto vicino, e mobilitarsi per qualcuno che sta in Corea del Sud. Però rimane questa pluralità di interessi, questa diversità e ricchezza, e anche queste forme di lotta e di manifestarsi. In questo senso, vediamo che il movimento antiglobalizzazione o alterglobalizzazione continua ad essere ricco di esperienze, ha ancora molto da dare e pensiamo che darà molto, a condizione che non cada nella tentazione delle strutture o delle passerelle.
Il rischio che c'è sempre è che un movimento si trasformi in una passerella di personalità, senza che quelle personalità abbiano il sostegno di mobilitazioni nei loro posti. Noi pensiamo che questo movimento si stia manifestando non più solo nella critica al modello che rappresenta in questo caso il TWO, ma che, sotto molti aspetti, si stiano costruendo alternative non sulla carta, ma in forme di organizzazione sociale in vari luoghi, dove si può già dire che ci sono i germi di un altro mondo possibile.
Si dice che vari movimenti, sia in Messico che in altre parti del mondo, hanno visto nello zapatismo un esempio di lotta e, addirittura, che alcuni hanno ripreso i suoi principi per la costruzione delle loro resistenze.
Noi diciamo a quelli che seguono il nostro esempio, che non lo seguano. Riteniamo che ognuno debba costruire la propria esperienza e non ripetere modelli. In questo senso, quello che offre loro lo zapatismo è uno specchio. Anche se uno specchio non sei tu, in ogni caso ti aiuta per vedere come stai, per pettinarti in un certo modo, per aggiustarti.
Allora, diciamo loro che vedano nei nostri errori e nei nostri successi, se ce ne sono, le cose che gli possano servire per costruire i propri processi, ma non si tratta di esportare lo zapatismo o di importarlo. Pensiamo che la gente abbia abbastanza coraggio e sapienza da costruire il proprio processo e il proprio movimento, perché ha la propria storia.

Subcomandante Insurgente Marcos

¡Saludos Compañeros!

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Saludos compañeros
de mi vida e de mi muerte,
forse un po' rincoglioniti
dalla coca e dalla suerte:
Felipe è diventato
un un pezzo grosso della Destra,
Sebastiano vende idee,
Ramon lattine di minestra,
Juliano ha il suo giornale
di previste previsioni,
Pancho è l'unico rimasto
sulla nuvola in calzoni.
E in fondo a quella strada
non ci sono mai arrivati,
per malinconia del tempo,
o, forse, il tempo li ha ingannati.
Avevan gli occhi stretti
a furia di guardare il sole,
il sole,
che non sorgeva mai sul mare.
Avevan mani grandi
a furia di abbracciare il mondo,
e il mondo
non si faceva mai abbracciare:
parlavano cantando
e innamoravano ragazze belle
e perse dentro i loro occhi
scintillanti come stelle,
compañeros.
Però non v'illudete,
non passiamo mai la mano,
nella luce del tramonto
più ne partono e più siamo.
Compañeri si è di dentro
e non abbiamo vie d'uscita:
è il sogno d'esser Uomo
in questa e non nell'altra vita.
Amore, Amore, Amore
metti un fiore alla finestra,
che continuino a vederlo
e che chinino la testa:
in fondo a quella strada
c'è un campo di mimose;
forse non ci arriveremo...
ma non cambiano le cose.
Abbiamo gli occhi stretti
a furia di guardare il sole,
e questo è solo un modo di guardare,
abbiamo mani grandi
a furia di abbracciare il mondo,
e questo è il solo modo
di abbracciare:
e siamo in ogni strada
in ogni angolo del tempo, vivi,
e ci riconosciamo da un sorriso
che non è mai spento...


¡SALUDOS COMPAÑEROS!