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Metafore & Metamorfosi (ottobre)

LA BATTAGLIA DEI DRAGHI RIBELLI



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CAMBIARE IL MONDO

C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente.

జిడ్డు కృష్ణమూర్త
Jiddu Krishnamurti


Si può cambiare la nostra vita? C'è una vita senza conflitti? I conflitti sono violenza. C'è una continua lotta per essere qualcuno, sia nel mondo sia interiormente. Si lotta per lottare.
Possiamo veramente cambiare noi stessi? Questa è la vera domanda. Possiamo trasformare radicalmente la nostra psiche? Senza rimandare al futuro e senza e senza restare nel tempo? Siamo in grado di trasformare le nostre relazioni quotidiane? Il vero problema non è la condizione del mondo. Il mondo siamo noi. E' una realtà sempre più evidente, noi siamo il nostro mondo. Prendetene atto: il mondo siete voi. Il mondo non è altro che voi. E' un fatto evidente e terribile. Dobbiamo renderci conto e dobbiamo accettarlo: noi siamo il mondo con tutti i suoi errori. Ne siamo responsabili. Tutta la follia di ciò che avviene nel mondo, tutto dipende da noi. E anche se non siamo i diretti responsabili, ne sono responsabili i nostri nonni, i nostri avi. La schiavitù, le migliaia di guerre, la brutalità degli imperi fanno parte di noi. Se non ci sentiamo responsabili di tutto questo e di noi stessi, di ciò che facciamo o pensiamo e di come ci comportiamo, la situazione è davvero disperata.

జిడ్డు కృష్ణమూర్త
Jiddu Krishnamurti
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15 OTTOBRE


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ΑΘΗΝΑI 19.10.11

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SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

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ENGLISH BREAK

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SPECIALITA' PESCE


Bobo e Stefania Craxi, Ignazio La Russa, Giuseppe Cossiga, Massimo D'Alema, Alessandro Forlani, Antonio Martino, Enrico La Loggia... Destra, sinistra o centro non conta, la lista dei figli di papà in politica è una costante. O una predisposizione genetica, a seconda dei punti di vista. Che cosa c'è di diverso rispetto alla prima repubblica, visto che ora ci sono Renzo Bossi il Trota e Cristiano Di Pietro il Cefalo? Una differenza forse c'è: questi sono ormai delle macchiette, delle caricature. Il Trota ha preso il posto di Francesco Totti e dei carabinieri delle barzellette più popolari, mentre il Cefalo, come dice il padre, ha fatto la "trafila".
Forse il cursus honorum della famiglia Di Pietro comprende l'intera gamma Bmw, visto che in coincidenza con l'elezione in consiglio provinciale, Cristiano si liberò della modesta Fiat Ulysse (regalatagli dal papà, ça va sans dire...) per passare ad una più confortevole Bmw X5, mentre oggi, dopo la "trafila", il rampollo del leader dell'Italia dei Valori scorrazza con una Bmw 530: trafila con doppio salto di qualità!
Oppure per "trafila" s'intende l'aver costituito, con gli altri rampolli di Tonino, Anna e Toto, la società "An.to.cri" (dove il cri sta per Cristiano), cui vennero intestati gli immobili di Roma e Milano poi affittati al partito per una cifra superiore alla rata del mutuo da pagare.
Oppure ancora "trafila" è stata l'attività documentata nelle intercettazioni dell'inchiesta "Global service". Cose edificanti del tipo:

Cristiano Di Pietro: ...Poi un’altra cosa, non so se la puoi fare questa cosa o meno… se hai la possibilità...
Mautone: Dimmi, dimmi.
Cristiano Di Pietro: Io ho un amico, però è ingegnere e sta a Bologna, volevo sapere se su Bologna c’era possibilità di trovargli qualcosa...
Mautone: Adesso vediamo, ci informiamo subito e vediamo.

Naturalmente l'attività di Cristiano Di Pietro è stata premiata e la richiesta immediatamente esaudita da Mautone, provveditore alle Opere Pubbliche della Campania, che gliene comunicò con gioia l’esito riservandosi di consegnargli materialmente il decreto di nomina per l'amico.
E lui, Tonino? "Le indagini vadano avanti, Cristiano però si è comportato male. Certamente senza alcuna rilevanza penale, ma a mio avviso, comunque, non opportuno e non corretto." Tutto qui? Si sa, i figli so' piezz 'e core...

Anche la Lega, per far contento Umberto Bossi e la sua signora, si tiene il Trota sotto le bandiere verdi della sinecura, che il Dio Po glielo conservi.


Perché il Trota, sia chiaro, deve avere gli stessi diritti e privilegi del babbo, a cominciare da quello di vivere (e vivere bene) di politica, sempre coi piedi al calduccio e senza mai lavorare, salvo affiggere un manifesto elettorale ogni tanto e, in tarda età, alzare il dito medio, sbadigliare e fare pernacchie.
O forse qualcuno, tra gli elettori della Lega Nord, ha l'ardire di pretendere che il poveretto, giovane di talento e nobili ascendenze, figlio del capotribù, si giochi la salute sudando alla catena di montaggio di una fabbrichetta o sui banchi di scuola per prendere la sufficienza, insomma facendo qualcosa che non sia dare il braccio per sorreggere il capotribù e sbadigliare con gli occhi a palla?
Lui, il Trota, si impegna a bere chinotto, fischiare alle tuse, andare allo stadio, tirare mattina con gli amici in discoteca e star dietro ai ciclisti del Giro della Padania, mentre il papà Umberto, orgoglioso di cotanto figlio, nonostante gli ictus, l'ischemia e il morbo di Alzheimer, prende la parola al Pian del Re, su alle sacre sorgenti del Po, e bofonchiando incomprensibili frasi ne loda la personalità di grande padano. Poi, dopo l'investitura, tutti a tavanare in compagnia, inneggiando al Trota come fosse uno dei fratelli Bandiera.
L'Italia tra un po' - secessione o no - non ci sarà più, l'economia va a picco, Berlusconi è alla frutta e loro, i beoti e contenti, gridano "Al riparo padani!", così come un tempo si gridava "Avanti Savoia!". Forza, tutti uniti alla Sacra Famiglia, nel cerchio sacro del sacro sole delle Alpi, sorridenti attorno a un bel pentolone fumigante di polenta e col dito medio alzato in segno di benvenuto! Tutti i leghisti una sola famiglia con la famiglia Bossi, col senatur, la sua signora, il Trota e tutti i suoi fratelli. Padani ancora uno sforzo, qui si fa la Padania o si muore! Giuriamo sulla sacra ampolla del Dio Po, e(v)viva (senza lavorare) il Trota!

Un tempo ormai lontano, quello di Mani Pulite, i padri di Renzo e Cristiano stavano dalla stessa parte, l'uno nelle piazze e l'altro nei tribunali. Erano il simbolo dell'abbattimento di un sistema fatto di ladrocinio e privilegi.
Poi hanno capito che lavorare stanca e che pure loro hanno figli da sistemare. Bossi e Di Pietro come Craxi e Forlani, pronti anche loro a far fruttare a proprio vantaggio le urne, con il Trota e il Cefalo a sguazzare con tutti gli altri pesci nella stessa acqua. (D)
P.S. Antonio Di Pietro, che ha da poco compiuto 61 anni ma è in pensione dall'età di 44, percepisce una pensione mensile di € 2.644,57 che cumula al suo stipendio di parlamentare di € 19.150,00 mensili.

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BONGO BONGO

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QUELLI CHE...


Metafore & Metamorfosi (settembre)

THE MANCHURIAN CANDIDATE


Il panorama politico italiano è denso di novità. Si prevede come imminente la “discesa in campo” di Luca Cordero di Montezemolo: salotto buono, razza padrona e cognome lungo. E io so già cosa dirà il pluricognomato nel suo discorso d'apertura del primo congresso del nuovo partito. Italia Futura, questo il nome del partito di LCdM, sarà sicuamente un “partito di valori e programmi”, un “partito della gente”, con l'obiettivo di “ritrovare come paese, come cittadini, come imprenditori, un clima di fiducia”, anche se per questo ci sarà “da rimboccarsi le maniche”. Le strade da percorrere? “Formazione, sapere, innovazione e ricerca”. Poi, dopo aver salutato con profonda amicizia Pier Ferdinando Casini, Savino Pezzotta e Gianfranco Fini, concluderà dicendo, con aria pensosa e toni oracolari che umilierebbero Zarathustra: “Oggi è il momento. E sta a noi, solo a noi, compiere quelle scelte che ci consentano di essere una risorsa e una speranza per milioni di donne e di uomini che vogliono e chiedono un futuro migliore per sé, per i propri figli, per il proprio paese...”
In Italia non passa nulla e nulla cambia, Montezemolo è un parassita miliardario figlio di papà che farà gli interessi dei cittadini comuni che faticano ad arrivare a fine mese come lo squalo affamato fa gli interessi dei cuccioli di foca che prendono il mare per la prima volta. (D)
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METEO-METAMORFOSI
























Carlotta Mannu e Gina Gershon
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MA COS'E' QUESTA CRISI...


La lingua è un grande aiuto nell'esorcismo. Soprattutto se è mistica, se è una lingua intrecciata di termini oscuri e potenti. A furia di ripeterli, come per le beghine che frequentavano la chiesa e il latino senza capirci un'acca, partecipiamo al rito della convinzione: Asked price, Ora pro nobis; Bear market, Ora pro nobis; Call Option, Ora pro nobis; Down Jones, Ora pro nobis... E così via. [...]
Per riprendere l'impropria e malaugurante metafora del Titanic usata dal ministro Tremonti, mentre in prima classe hanno già visto l'iceberg e si stanno facendo i conti con l'urto e i posti nelle scialuppe, nella stiva dove siamo stipati come sardine non abbiamo ancora la più pallida idea di cosa stia per succedere...

Gli Altri, Lanfranco Caminiti
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UN MATTO



Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita,
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia:
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".
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DETTO TRA NOI

Il totalitarismo moderno non è che un episodio nel quadro della perenne rivolta contro libertà e ragione. Dagli episodi più antichi esso si distingue non tanto per la sua ideologia quanto per il fatto che i suoi leader sono riusciti a realizzare uno dei più audaci sogni dei loro predecessori: essi hanno fatto della rivolta contro la libertà un movimento popolare.

Contro Hegel (1997) Karl Popper



- Lo sai? Una volta questo era proprio un gran bel paese... e non riesco a capire quello che gli è successo.

- Beh, è che tutti hanno paura, ecco cos'è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi, voglio dire propri di quelli da due soldi, capisci?Credono che si vada a scannarli o qualcosa, hanno paura.

- Si ma non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate.

- Ma quando... per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli.

- Ah no, quello che voi rappresentate per loro è la libertà.

- Che c'è di male nella libertà? La libertà è tutto.

- Ah si, è vero, la libertà è tutto, d'accordo, ma... parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato... e bada non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran daffare a uccidere, a massacrare per dimostrarti che lo è. Ah certo, ti parlano e ti parlano e ti riparlano di questa famosa libertà individuale, ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura.

- La paura però non li fa scappare.

- No, ma li rende pericolosi...
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1816

Ci furono dunque in Parigi tredici fratelli che appartenevano l'uno all'altro e fingevano di non conoscersi, tra la gente; ma che si ritrovavano, la sera, come cospiratori, non nascondendosi alcun pensiero, usufruendo a turno di un patrimonio simile a quello del Veglio della Montagna; tenendo i piedi in tutti i salotti, le mani in tutte le casseforti, i gomiti in strada, la testa su tutti i cuscini, e mettendo tutto senza scrupoli al servizio dei loro disegni. Furono tredici re sconosciuti, ma re veramente, e più ancora che re, giudici e carnefici che, messisi le ali per scorrere la società in lungo e largo, disdegnavano di rappresentarvi qualcosa, perché vi erano onnipotenti.

Storia dei Tredici, Balzac

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LA FABBRICA DELLE ZOCCOLE

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STO IN UN PAESE DISASTRATO


Se io potessi fare il presidente,
di tutta questa gente, no, non resterebbe niente,
perché questi farabutti li manderei a zappare,
oppure chiusi in fabbrica venti ore a lavorare!

Berlusconi, chissà chi l'ha votato!
Nessuno che lo ammetta e intanto al Governo è andato.
Ma se devo dirla tutta non è lui il solo problema,
perché dall'altra parte c'è anche Massimo D'Alema!

Di dieci cose fatte (Silvio) te n'è riuscita mezza (e manco!),
e dove c'è uno strappo non metti mai una pezza.

Sto in un Paese disastrato governato dal solito nano,
con un'opposizione pronta a dargli sempre una mano.
Se penso che al Governo c'è gente come te,
Borghezio, Calderoli, Bossi, la Gelmini e la Santanché!

Voi siete delle sole, come si dice a Roma!
Voi siete delle sole, aahhh sempre sulla poltrona!

Di Pietro te l'ha detto: "Ci fai o ci sei?"
E nonostante tutto, tu pensi sempre a lei.
Ma se devo dirla tutta ho paura del domani
se penso che potrebbe esserci al posto tuo Bersani!

Di dieci cose fatte (Silvio) te n'è riuscita mezza (e manco!),
e dove c'è uno strappo non metti mai una pezza.
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CAPITALISMO TOSSICO

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CRAXI NOSTRI

Secondo alcuni non era affatto una coincidenza che le parole "politica" e "apocalittico" suonassero tanto simili.

Can't stop Won't Stop, Shake Ediz. 2009, Jeff Chang

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LE GRANDI MANOVRE


La manovra dispone l'aumento dell'aliquota IVA ordinaria dal 20 al 21 percento, il che a regime garantirà, assicurano, un maggior gettito per 4,236 miliardi su base annua.
Così la manovra, aumentando l'IVA, aggrava un'imposta indiretta che colpisce i meno abbienti e impoverisce il ceto medio.
Secondo l'art. 53 della nostra Costituzione "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva".
L'art. 53 in sostanza pone una garanzia per i soggetti passivi deboli, disponendo che il legislatore nel determinare i tributi debba tener conto della loro capacità contributiva, ponendo pertanto un limite alla potestà impositiva in materia fiscale.
Il punto è che il principio della capacità contributiva può essere veramente rispettato solo tenendo conto del sistema fiscale. Infatti, in un sistema tributario ove siano presenti in misura diversa imposte dirette e imposte indirette, l'aumento di quest'ultime viene a ledere tale principio, in quanto le imposte indirette non tengono affatto conto della capacità contributiva dei singoli, ma vanno ad incidere in misura maggiore sui redditi dei meno abbienti.
L'IVA è infatti istantanea, in quanto l'occasione del prelievo è rappresentata da ogni singolo scambio e passaggio di beni e servizi, è a pagamento frazionato e plurifase, in quanto ad ogni passaggio ciascun contribuente paga il tributo per il valore aggiunto al prodotto, e dulcis in fundo è gravante sul consumatore finale, che risulta essere il solo soggetto "inciso" in quanto, a differenza di ogni esercente arte o professione ed ogni imprenditore, non potrà "scaricare" l'imposta pagata! (D)

I Am Legend

Mohammad Alì è straordinario. Mohammad Alì è intelligente, intelligentissimo. Mohammad Alì è bello. Mohammad Alì è forte. E' vanitoso da morire, ma con i piedi ben piantati a terra. Ha un innato senso del ritmo, è istrionico, ambizioso, ostinato, geniale e paranoico. Vuoi per merito vuoi per intelligenza, la sua vanità si è sublimata in una qualità, trasformandosi in orgoglio. Pur addolcendo col tempo i suoi toni, Mohammad Alì si è mantenuto sempre coerente con se stesso, conquistando alla fine anche i nemici... Il suo nome è leggenda!



Non sono gli uomini comuni a passare alla storia. Non sono gli uomini che eccellono solo nella loro disciplina a diventare leggenda. Per diventare un mito ci vuole qualcosa di più. Non basta essere un grande politico, un grande letterato, un grande scienziato, un grande sportivo, aver primeggiato in un solo campo. Per colpire gli animi di moltitudini di persone e lasciare il segno bisogna essere campioni nella vita.
Cassius Clay lo è. E lo è stato non solo perché campione del mondo di pugilato per ben nove volte!, battendo campioni del calibro di Sonny Liston, Joe Frazier, George Foreman e Leon Spinks, non solo perché il pugilato con lui negli anni Sessanta e Settanta ha ricominciato a far sognare la gente, ma perché in sé incarna i più profondi sentimenti e le più alte ambizioni umane.
Col suo stile fuori dal comune, in cui stupisce per la capacità di unire potenza nel colpire e agilità nel muoversi sul ring, tanto da dire di sé stesso: “leggero come una farfalla e pungente come un’ape”, Cassius Clay comincia la carriera da professionista vincendo la medaglia d’oro nella categoria dei pesi medio massimi alle Olimpiadi di Roma del 1960, ad appena diciotto anni. Quella medaglia la getterà poi nel fiume Ohio quando, rientrato in patria, si rese conto che, anche con una medaglia olimpica al collo, molti ristoranti ancora si rifiutavano di far entrare un “negro”. Da quel momento Cassius Clay-Mohammad Alì sarà sempre impegnato nella battaglia per l’uguaglianza etnica e sociale della sua gente, fino ad esserne considerato un paladino, accanto a Martin Luther King e Malcolm X.
La consacrazione di Cassius Clay-Muhammad Ali "the greatest" avviene a Miami Beach il 25 febbraio 1964, quando conquista il mondiale dei pesi massimi con una sconcertante vittoria al settimo round sull'ex galeotto Sonny Liston. Non meno curioso sarà l'esito della rivincita, il 25 maggio dello stesso anno a Lewinston nel Maine. Sonny Liston cade al tappeto dopo appena un minuto scarso, colpito da un destro di Mohammad Alì. L'episodio appare tanto eclatante che si parla perfino di match "addomesticato" e scoppiano polemiche a non finire. La storia confermerà poi abbondantemente che non era così.
Muhammad Alì difende poi il suo titolo mondiale spazzando via, uno ad uno, tutti gli avversari che lo sfidano. A Toronto batte ai punti il canadese Georges Chuvalo, sconfigge poi per due volte Patterson, dapprima il 22 novembre 1965 al dodicesimo round, poi il 20 settembre 1972 al settimo. Trionfa sul rude peso massimo inglese Henry Cooper, domina Brian London a Londra. Il tedesco Karl Mildenberger s'inchina davanti alla sua forza a Francoforte. Poi è la volta degli americani Ceveland Williams e Emie Terrel, che viene sconfitto alla distanza, il 6 febbraio 1967 a Houston nel Texsas.
A New York, il 22 marzo 1967, abbatte Zora Folley al settimo round. Davanti a questi pugili, ridotti a semplici comparse, Muhammad Ali sviluppa una boxe sontuosa e poco a poco nasce l'ammirazione per l'atleta e per l'uomo, si comincia a capire che ha inventato un nuovo modo di boxare.
Muhammad Ali non danza soltanto per sottrarsi ai colpi degli avversari. Ciascuno dei suoi spostamenti, peraltro misterioso o imprevedibile, serve anche per costringere i suoi avversari a spostarsi, corrergli appresso, stancandosi e senza riuscire a sottrarsi ai suoi micidiali jab, i classici diretti sinistri che alla lunga fanno soffrire.
Più che uno stilista, è forse innanzitutto uno sguardo. In certi filmati questo aspetto è sorprendente, si ha veramente la sensazione che Muhammad Alì veda e inventi, nel senso latino del termine (invenire-scoprire) il suo avversario. Il suo sguardo, difficile da descrivere, è fisso, eppure mobile. Il centro della difesa dell'avversario è sempre localizzato in modo preciso e ciascuno dei suoi movimenti captato dall'occhio scuro. La sua tecnica è sopraffina e inimitabile, potenza e leggerezza sono i suoi cardini.
Gli Stati Uniti entrano in guerra contro il Vietnam, e Muhammad Alì rifiuta di arruolarsi. Memorabili le sue battute al riguardo, tra le quali: "Io non ho nulla contro i Vietcong. Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro”. Inizia con questa presa di posizione la sua "disobbedienza civile", altra decisione radicale della sua vita che conferma il suo impegno morale e politico, e che lo porterà a una sospensione per squalifica di due anni dall'attività agonistica. Il suo comportamento fece urlare allo scandalo, e si sparò a zero sul pugile, sfogando su di lui le paure e le frustrazioni di un'America depressa e razzista.
La giustizia americana lo dichiara decaduto dal titolo, gli viene ritirato il patentino da professionista, il passaporto (è perciò costretto a risiedere negli Stati Uniti). Ma non basta. Viene condannato al carcere e a un'ammenda astronomica di cinque milioni di dollari! Fortunatamente i suoi avvocati riescono ad evitargli la prigione.
Muhammad Ali ora non è più niente, nessuno sa se sarà mai in grado di salire ancora su un ring. La leggenda nera subisce una battuta d'arresto. Inizia un lungo intervallo che dopo, alla sua ripresa, diventerà favola, mito, leggenda.
Torna sul ring nel 1970, quattro anni dopo. Il pugile che ama definirsi "leggero come una farfalla e pungente come un'ape" riconquista, in una mitica sfida notturna in Africa, nella città di Kinshasa in Zaire, il titolo dei massimi con uno dei gesti atletici più belli e intensi della storia del pugilato e dello sport modiale: l'indimenticabile capolavoro del match contro George Foreman.
In quell'incontro, nelle prime riprese, sembra che Muhammad Alì abbia la peggio sull'avversario, non fa altro che incassare colpi terribili e tutti pensano che sia solo questione di tempo prima che finisca al tappeto. Ma all'ottava ripresa, contro ogni pronostico, stende a terra un Foreman oramai stremato. E' l'incontro del secolo il più bello e intenso in assoluto! Ora è leggenda. E' lui il numero uno, per sempre!
Negli anni a venire respinge tutti gli attacchi degli sfidanti, spazzandoli via uno dietro l'altro con estrema facilità. Mitici rimarranno gli incontri con Joe Frazier che passeranno alla storia del pugilato moderno.
Il mito, oramai trentaseienne si incontra con un giovane e turbolento avversario Leon Spinks, e viene sconfitto, ma come sempre torna a ruggire ancora una volta umiliandolo nella rivincita. Quando è arrivato all’ultimo combattimento è già ammalato, ma non si sa di che cosa, tant’è che viene curato per “sangue avvelenato”, e le botte prese negli ultimi combattimenti accelerano o aggravano la malattia.
Negli anni 90 Muhammad Alì inizia così una battaglia ancora più difficile delle precedenti, questa volta con il morbo di Parkinson che lo limita nei movimenti e nella parola. Alì diventa così una controfigura di quell'immenso fuoriclasse che ha impresso una svolta rivoluzionaria alla boxe dei colossi, affievolendone la brutalità ed incrementandone la fantasia.
Nell'ultima apparizione, alle Olimpiadi di Atlanta, quando commuovendo il mondo intero ha accende la fiamma che inaugura i giochi, pur menomato nei movimenti sembra un gigante pronto a riprendere il combattimento.
Possiamo dire che ad aver reso Cassius Clay non tanto uno dei più amati campioni del mondo ma una leggenda sono stati non soltanto i suoi risultati sportivi, ma le sue azioni, i suoi comportamenti, i pensieri che espresse durante una vita intensa e vissuta con coerenza e senza compromessi, impegnato politicamente e amato dalle folle.
Perfino le sue esternazioni lo rendono umano e al tempo stesso leggenda. Ha detto: “io sono il più grande. L’ho detto persino prima di sapere di esserlo” e “è difficile essere umile se sei grande come lo sono io”, ma anche: “è la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci. E quella credenza si trasforma poi in una convinzione profonda, e le cose cominciano ad accadere”.
Lui è Mohammad Alì, il suo nome è leggenda. (D*)



Impossible is Nothing



Un uomo che osserva il mondo a cinquanta anni allo stesso modo in cui l'ha fatto a venti, ha sprecato trenta anni della sua vita.

Un gallo canta soltanto quando vede la luce. Mettilo nell'oscurità e lui non canterà mai. Io ho visto la luce e sto cantando.

L'età è quella che pensi che sia. Si è vecchi quanto si pensa di esserlo.

E' la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci. E quella credenza si trasforma poi in una convinzione profonda, e le cose cominciano ad accadere.

E' difficile essere umile se sei grande come lo sono io.

Ho odiato ogni minuto di allenamento, ma mi dicevo "Non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione!"

Chi non è abbastanza coraggioso da assumersi le proprie responsabilità non compirà mai niente nella vita.

Io sono il più grande. L'ho detto persino prima di sapere di esserlo.

I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall'interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Devono avere l'abilità e la volontà. Ma la volontà deve essere più forte dell'abilità.

E' la mancanza di fede che rende le persone paurose di accettare una sfida, e io ho sempre avuto fede: infatti, credo in me.

Sono così veloce che l'altra notte ho spento l'interruttore della luce nella mia camera da letto, ed ero nel letto prima che la stanza fosse buia.

Non credo di essere bello. Ma che valore ha la mia umile opinione contro quella che invece dichiara lo specchio?

Nessun vietcong mi ha mai chiamato negro.

Fluttuare come una farfalla, pungere come un'ape. Le tue mani non possono colpire ciò che i tuoi occhi non vedono, muoviti ragazzo, muoviti!

Quest'uomo è talmente brutto che quando suda il sudore gli va in dietro sulla testa, per non vedere la sua faccia (rivolto a Sonny Liston prima dell' incontro)

L'uomo che non ha fantasia non ha ali per volare.

L'amicizia è la cosa più difficile al mondo da spiegare. Non è qualcosa che si impara a scuola. Ma se non hai imparato il significato dell'amicizia, non hai davvero imparato niente.

La boxe è quando un sacco di bianchi stanno a guardare due neri che si riempiono di botte.

Dovrebbero abolire la boxe perché un boxeur si fa male? Sarebbe una follia. C'è molta più gente che muore in bagno.

Tutte le religioni hanno nomi diversi, ma tutti contengono le stesse verità.

Dicono ai bambini che Gesù era bianco, così come gli apostoli e gli angeli. Il posto in cui vive il presidente si chiama Casa Bianca. Perfino Tarzan è bianco. Ma come? Bianco uno nato e cresciuto nella giungla?

L'islam non è odio, Dio non sta con gli assassini.

La spiritualità è riconoscere la luce divina che è dentro di noi. Essa non appartiene a nessuna religione in particolare, ma appartiene a tutti.



Metafore & Metamorfosi (novembre)

LA REVOLUCIÓN HUMANISTA


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DAS KAPITAL


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FIAT SINE MARCHIONNE


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4 NOVEMBRE



Buonasera e benvenuti all'osteria del tricolore
tra puttane fumo, sputi, girotondi, insulti e cori.
Un tempo era Benito il cuoco, adesso è suo nipote,
resta uguale l'appetito delle pancie sempre vuote
e il rassicurante senso di gestione familiare.
Tanto per cominciatre vi consiglio il minestrone
di campagna elettorale e piante a rischio di estinzione,
se leggete gli ingredienti non lasciatevi ingannare,
sono sì facce scadenti, ma non vanno mai a male,
a scelta c'è il passato in piatti nuovi da portata,
niente male, anche se è roba riscaldata,
è la storia che ritorna come l'aglio.
Poi la lista vi propone, per restare sul leggero,
carne di importazione in salsa verde, o al pepe nero,
oltreoceano provan sfizio a farla ai ferri o affumicata,
qua da noi, è un mio giudizio, la sua morte è affogata,
per gli amanti del piccante c'è il capretto al chili indiano,
non si sappia quanto piace al vaticano.
Non per vanto ma a far torte dicon che siamo i migliori,
ma il nostro piatto forte è fra giuristi e imprenditori,
paciughi diplomatici, bugie oltre carnevale,
e ai più golosi torte paradiso-fiscale,
gole secche di giustizia? Lo spumante con il botto
alla salute!!! Ve lo offorno quegli Otto...
Arrivederci a presto all'osteria del tricolore,
tanto il cibo, il vino e il resto si fan presto a digerire,
anche se ora avete pancie e bocche pronte ad un conato
tornerete qui da noi... a ricominciar da capo.

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BUNGA-BUNGA





Ce lo insegnò Gheddafi
quant’è importante la fi...
Canta canta con Lele,
balla balla con Fede,
se non stai attento vai in galera
per colpa della-f(r)ica!

E non importa chi tu sia, che lavoro tu faccia,
è importante che tu festeggi, in questi tempi di crisi.
E allora festeggiamo: io, tu, Lele, Fede, ma soprattutto... tantissima-f(r)ica!

Canta canta con Fede,
balla balla con Lele,
se non stai attento
vai in galera per colpa della-f(r)ica!
Bunga bunga con Fede,
bunga bunga con Lele,
Se non stai attento
vai in galera per colpa della-f(r)ica!
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EREZIONI ANTICIPATE



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TUTTO TRANNE BERLUSCONI



Televisioni solo illusioni
e Minzolini cretini,
Signorini propagandini,
Berlusconi due coglioni.

La Dittatura, la Libertà,
il partito eccolo qua,
con i fascisti è una cosa inaudita!
e coi razzisti e allora?
corruttori ghe pensi mi
e finti giornalisti.. ma prenditi un’aspirina

Tutto tranne Berlusconi,
tutto tranne Berlusconi...

L’amore trionferà
e qualche escort si scoccerà,
le veline a far le deputate,
a fare cosa... chi lo sa?

La Carfagna ci guadagna,
ma chi è che perde? Chi lo sa!
Gli interessi, il conflitto,
se ne fotte e tira dritto.

Tutto tranne Berlusconi,
tutto tranne Berlusconi...

La leggina, il decreto legge,
il parlamento che sniffa e non protegge.
La trattativa che non arriva,
e Fozza Itaia pubblicitaia

Il televoto, il sondaggino,
l’informazione, omologazione,
il grande oriente in occidente
la tesserina, la pidduina.

Tutto tranne Berlusconi,
tutto tranne Berlusconi...

Hanno la faccia come il culo,
o forse il culo come la faccia,
e di arroganza in abbondanza,
e l’ignoranza in maggioranza.

Svegliate gente, colore viola,
aprite la mente, studiate a scuola,
questa ballata e in conclusione,
ma ora inizia... la rivoluzione

Tutto tranne Berlusconi,
tutto tranne Berlusconi...

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HAR(D)CORE




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LAUREA MAGNA CUM PAPI



Barbara Berlusconi mentre discute la sua tesina

Lo scorso 20 luglio, all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano (che cazzo di Univesità è!?) Barbara Berlusconi ha blaterato la sua tesina in filosofia (lauretta triennale, si badi bene!). E' stata subito omaggiata con la votazione di 110 e lode, con sorrisi e strette di mano da parte della Commissione tutta. Urrah!!
E' seguito il lancio in aria di tesine e cappelli (ripeto: che cazzo di Università è?) e dichiarazioni commosse del "papi" inutilmente orgoglioso della figlia sulla cui testa ha tante volte giurato.
Senonché… senonché... Ops! Ma il rettore dell’Università che si vede nel video non è quello stesso don Luigi Verzé che ha definito Silvio Berlusconi "un uomo mandato dalla divina Provvidenza per salvare il nostro paese"?
Sì, è proprio lui. Infatti, per non smentirsi, ha subito proposto alla berluschina di "papi" di diventare professore universitario di una costituenda Facoltà di Economia. Questo nonstante la squinzietta non vanti pubblicazioni o lavori accademici (eccetto la suddetta tesina) ed abbia conseguito solo una lauretta triennale (che è quella sorta di giochino-contentino inventato dalla riforma per aumentare artificialmente il numero dei "laureati" italiani, troppo scarso rispetto agli altri paesi europei, fornendo molti italiani di un fatidico quanto stupido pezzo di carta).
Così, mentre tanti ricercatori universitari seri e preparati impazziscono da anni di fronte al muro gerontocratico delle baronie accademiche e ai tagli all’istruzione ed alla ricerca scientifica, il rettore Verzè, beneficato da cotanto "papi", offre la libera docenza alla sua pargola fresca di diplomino ma dai già molti talenti: figli (due), impegni nei malaffari di famiglia e partecipazioni in associazioni di pessimo gusto con altri rampolli. (D*)



I furbetti del Lingotto

Solo gli imprenditori e i grandi manager sono riusciti, finora, a scansare il banco degli imputati, assumento il tono severo e l'espressione accigliata dei giudici imparziali. Danno la pagella a tutti gli altri e trovano sempre nel contesto politico-sociale, nazionale e internazionale, le cause del cattivo andamento delle loro imprese. Ma ritenerli l'unica categoria esente da responsabilità sarebbe perlomeno illogico.

La paga dei padroni, Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
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Art. 185 - Manipolazione del mercato
1. Chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a euro cinque milioni.
2. Il giudice può aumentare la multa fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dal reato quando, per la rilevante offensività del fatto, per le qualità personali del colpevole o per l'entità del prodotto o del profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se applicata nel massimo.
2-bis. Nel caso di operazioni relative agli strumenti finanziari di cui all’articolo 180, comma 1, lettera a), numero 2), la sanzione penale è quella dell’ammenda fino a euro centotremila e duecentonovantuno e dell’arresto fino a tre anni.
Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58
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La legge deve affermarsi sul mercato. Gli imputati hanno sottolineato di aver salvato la Fiat: non escludo che queste persone siano tra le migliori che operano sul mercato. Ma proprio per questo è irrinunciabile la pretesa che i migliori rispettino la legge... Spiegano di aver evitato lo "spezzatino". Ma chi è stato a gettare la Fiat come una mezzena sul bancone del macellaio?

Requisitoria al processo contro i vertici Fiat per reato di aggiotaggio informativo.
Giancarlo Avenati Bassi, Sostituto Procuratore della Repubblica









"La Fiat, un'azienda che pochi anni fa era a un passo dalla vendita oggi sbarca in America e compra la Chrysler, mentre in Germania è a un passo dall'acquisto della Opel, il prestigioso marchio europeo controllato dalla General Motors. Il piano Marchionne ha portato la Fiat al centro dello scenario economico mondiale. L'indebitamento della Fiat consente un'operazione di questa portata? Gli aiuti di Stato al settore dell'auto nei paesi dove la Fiat compra, Germania e Stati Uniti, sono la ragione dell'operazione? Gli stabilimenti italiani della Fiat, come Pomigliano d'Arco e Termini Imerese, rischiano la chiusura? La Fiat è da sempre della famiglia Agnelli. Sarà ancora così o di fatto l'azienda torinese sta uscendo dall'Italia?"
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Il 15 settembre 2005 per il gruppo Fiat andava in scadenza un prestito, un cosiddetto “convertendo”, pari a oltre 3 miliardi di euro. Un "convertendo" è un presito che alla sua maturazione prevede, appunto, l'esercizio di una opzione di conversione del finanziamento in azioni. Quindi, o la Fiat rimborsava il valore nominale del debito alle banche, che a livello aggregato risultava pari ad oltre 3 milardi di euro (corrispondente a 10,28 euro per azione) o le banche entravano nel capitale azionario Fiat, convertendo le obbligazioni in azioni (per circa l’8% del capitale) e facendo in modo che la quota di controllo dell’Ifil (la finanziaria attraverso cui gli Agnelli controllano Fiat) scendesse dal 30 al 22%. Le banche (tra cui Intesa, Unicredit, San Paolo e Mps) sarebbero invece arrivate al 28%, assumendo di fatto il controllo.
Nella primavera 2005 le azioni Fiat scesero ai minimi storici con un prezzo di 4,38 euro. Più a fondo di così non si poteva andare. Il 26 aprile 2005 Exor, una società di diritto lussemburghese di cui Gabetti e Grande Stevens sono rispettivamente Presidente ed Amministratore Delegato, stipulò con la Merrill Lynch un contratto derivato di equity swap. A pronti contro termine la banca si impegnava a rastrellare sul mercato 90 milioni di azioni ordinarie Fiat a 5,5 euro; al termine, in caso di plusvalenza, la Fiat avrebbe incassato il capital gain dalla banca, mentre in caso di minusvalenza avrebbe dovuto rimborsare la banca per coprire la perdita.
In pratica Exor, società controllante di Fiat tramite la sua partecipazione strategica in Ifil (la cassaforte della famiglia Agnelli) prende posizione puntando su un apprezzamento delle quotazioni di quella che è la società operativa in fondo alla sua catena di controllo, la Fiat appunto.
In Italia vige una una legge per cui, se un soggetto, da solo o in accordo con altri, supera la soglia del 30% della proprietà azionaria (come nel caso della Ifil, la finanziaria degli Agnelli) allora deve lanciare una Opa, cioè un'offerta pubblica d’acquisto totalitaria, obbligatoria per tutte le azioni (Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52. Art. 106: "Chiunque, a seguito di acquisti, venga a detenere una partecipazione superiore alla soglia del trenta per cento promuove un'offerta pubblica di acquisto rivolta a tutti i possessori di titoli sulla totalità dei titoli ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato in loro possesso"). Il tutto sotto controllo da parte dell'autorità di vigilanza sulla Borsa, la Consob.
Le azioni Fiat che stavano a 4,38 euro in primavera, cominciano a salire. Tra aprile, giugno e luglio vanno da 5 a 6 a 7 euro, e i rumors dicono che un compratore sta scalando la Fiat. Quando Merrill Lynch, che compra le azioni per la Exor, oltrepassa la soglia di partecipazione rilevante, fissata al 2% dalla normativa, comunica alla Consob questa variazione nell’assetto azionario della Fiat. Ma le altre comunicazioni alla Consob, in seguito al superamento del 5% e del 7,5% durante la fase di rastrellamento, non vengono fatte nonostante in questa fase le azioni Fiat stiano aumentando il loro valore di mercato senza nessuna notizia rilevante di natura industriale.
Il 21 luglio la Consob chiede a Fiat e Ifil un comunicato di commento. Viene data risposta che “la società non dispone di alcun elemento utile o di informazioni relative a fatti rilevanti tali da influire sulle quotazioni”.
Il 27 agosto dalla Consob contattano Grande Stevens e Gabetti per chiedere: “Non è che per caso state comprando voi?”. E quelli fingono di cadere dalle nuvole: “Noi? nooo, ma che scherzate? Noi non abbiamo preso nessuna iniziativa in relazione alla scadenza del prestito”.
Il 15 settembre, neppure tre settimane dopo, si chiude il cerchio. Si esegue l’aumento di capitale, già annunciato e probabilmente scontato dal mercato, al servizio del prestito convertendo. In questo modo la Ifil perde circa l’8% del capitale in Fiat (precedentemente la partecipazione di Ifil in Fiat era pari al 30,6%) e rischia un take over ostile, perdendo il controllo della società. Per i piccoli azionisti potrebbe andare bene perché potrebbero vedere aumentare il prezzo del titolo a causa della contesa per il controllo, mentre la Ifil rischia di perdere il controllo di fatto della società.
Ma Ifil annuncia "a sorpresa" di aver comprato, a soli cinque giorni dalla scadenza del prestito di "convertendo", dalla Exor - una finanziaria lussemburghese riconducibile sempre agli Agnelli – più di 80 milioni di azioni Fiat!
La Exor a sua volta li aveva comprati, come visto, tramite la Merryll Linch, con un contratto di equity swap, a 5,5 euro l’una. Grande Stevens, infatti, modifica con Merril Lynch il contratto di equity swap riscattando simultaneamente all’aumento di capitale, le azioni oggetto del contratto, anziché incassare la plusvalenza in contanti.
Ifil mantiene così il 30,4% di Fiat senza aver mai rischiato di perdere il controllo della società operativa e senza la necessità di fare una nuova OPA totalitaria, come visto obbligatoria per legge in caso di superamento del 30% del capitale azionario. L’obiettivo dei vertici era infatti mantenere la quota azionaria prima dell’aumento di capitale ed aveva le seguenti alternative: pagare 10,28 euro per azione alle banche per il convertendo o spendere 6,5 euro per azione per acquisire da Exor i titoli necessari a mantenere il controllo di Fiat. La scelta fu scontata quanto scorretta.
Gianni Dragoni nel suo libro conclude: “Così l’Ifil risalì all’istante al 30,4%, spendendo meno di quanto avrebbe fatto se avesse acquistato i titoli sul mercato. L’operazione ha fruttato un guadagno di 8 milioni a Merryll, di 74 alla Exor, che le ha rivendute a Ifil a un prezzo maggiore di quello pagato alla banca. Il guadagno è andato soprattutto agli Agnelli, detentori attraverso l’accomandita di famiglia del 70% di Exor. Quando l’operazione fu svelata, il titolo perse di colpo il 7,9%: per tutti gli altri azionisti il danno fu evidente”.
Gabetti e Grande Stevens sono stati ovviamente rinviati a giudizio e processati a Torino, per il reato di aggiotaggio, mentre la causa civile è arrivata al secondo grado di giudizio, con condanna.
Il pm ha chiesto per Franzo Grande Stevens, 2 anni e 6 mesi di reclusione e una multa di 500.000 euro, e per Gianluigi Gabetti, due anni e 400.000 euro. Per le società coinvolte, l'Ifil e l'accomandita di famiglia, una sanzione di 700.000 euro.
Ma non c'è da preoccuaprsi, se la caveranno tutti. Anche se Grande Stevens e Gabetti dovessero essere riconosciuti colpevoli fino in Cassazione, il tempo non tornerà indietro: Gabetti ha 86 anni, Grande Stevens 81! In caso di condanna, vista la concessione delle attenuanti generiche, la condizionale e l'età avanzata, eviteranno sicuramente la prigione, mentre le multe sono già state assorbite da quelle irrogate a suo tempo dalla Consob.
La Fiat, poi, non rischia proprio nulla, visto che l’iniziativa – per ammissione degli stessi imputati – è stata presa "a titolo personale".
Il 13 dicembre 2007 Luca Cordero di Montezemolo nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato che "senza l’operazione finanziaria del 2005 messa in atto dai vertici Fiat, non ci sarebbe stata la Fiat di oggi". Il cerchio s'è chiuso. (D*)




P.s. Dimenticavo... C'era un manager, Giuseppe Monorchio, che rischiava di creare problemi all'operazione, ed è stato prontamente messo alla porta. Mentre ne è stato trovato un altro funzionale alla partita. Il nome? Lo fa Gabetti nel filmato: Sergio "pulloverino" Marchionne. Lo stesso che oggi apre la sua inutile bocca per dargli fiato.

Metafore & Metamorfosi (ottobre)

¡VIVA LAS MUJERES!



Kabul, Afghanistan. Mehran Rafaat, una bambina di sei anni, finge di essere un bambino per cercare una via d'uscita alla discriminazione e all'oppressione. Ha deciso di travestirsi da maschietto per sfuggire alle rigide imposizioni e ricevere educazione e istruzione. E così, mentre le altre bambine portano vestiti neri e burqa e se ne stanno in casa, lei mette i pantaloni, esce fuori e va a scuola.

Parigi, Francia. E' ancora in vigore un'ordinanza del 7 novembre 1800 con cui il prefetto di polizia impone, alle donne che vogliono indossare i pantaloni nei pubblici uffici, di chiedere il permesso alla Pubblica Amministrazione. Nel 1972 una giovane neodeputata, Michèle Alliot-Marie, viene bruscamente bloccata all'ingresso dell'Assemblea Nazionale dagli usceri perché porta i pantaloni. E lei senza scomporsi un attimo ribatte: "Se sono i pantoloni a disturbarvi non c'è problema, me li tolgo subito". GRANDE!

¡Viva las mujeres! Viva le donne! (D)

Ps Ho delle belle gambe per essere un maschio (una volta mi sono pure vestito da donna, con un certo successo e apprezzamento... sssshh). E mi piace il kilt scozzese! VIVA LA LIBERTA'! :-)
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LIBERTE' EGALITE' FRATERNITE'



...non sono biondo.
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IL DOLO ALFANO





1. Salvi i casi previsti dagli artt. 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualita`di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.

2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli artt. 392 e 467 del c.p.p. per l’assunzione delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell’art. 159 c.p.

5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura nè si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’art. 75 comma 3 c.p.p. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’art. 163-bis c.p.c., sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.



COSTITUZIONE art. 3 (comma 1): Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
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AL BERLUSCONE


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RIDONO DI NOI...



BERLUSCONI REKLAM



SILVIO MOGODO



GILIPOLLEZES BERLUSCONERE



PIZZA KORRUPTION



ANTIPASTI ET FASCISME



ABOUT SILVIO


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MATEMATICA-MENTE


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IL FAKE DI NOTTINGHAM


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A TE


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SEI IN ITALIA PERCHE'...



Sei in Italia perché se rubi, corrompi, sei mafioso e vai a minorenni... gli italiani ti fanno fare il premier.

Sei in Italia perché se intaschi tangenti e scappi ad Hammamet con i soldi degli italiani... quando muori gli italiani ti dedicano una strada.

Sei in Italia perché se la dai a tutti senza distinzione di sesso, razza e religione... gli italiani ti fanno fare la ministra delle pari opportunità.

Sei in Italia perchè se ti spellono dal consiglio comunale per manifesta incapacità... gli italiani ti fanno fare la ministra dell'istruzione.

Sei in Italia perché se predichi razzismo, xenofobia, omofobia e secessione... fai parte del Governo dell'Amore.

Sei in Italia perché paghi le tasse per pagare lo stipendio di un ministro... e lui ti chiama fannullone.

Sei in Italia perché hai una costituzione partigiana... ma ti governano i fascisti.

Sei in Italia perché pretendi il crocifisso a scuola... ma in nome di Dio ammazzi i migranti.

Sei in Italia perché se fallisce una banca la salvano con i tuoi soldi... se fallisci tu non ti salva nessuno.

Sei in Italia perché se Silvio perde un dente è lutto nazionale... se tu perdi il lavoro non ti fila nessuno.

Sei in Italia perché non hai ospedali, non hai servizi, le montagne ti crollano addosso, ti manca anche l'acqua... ma il governo ti propone un ponte!

Sei in Italia perché la Rai la controlla il premier, Canale 5 è di Silvio, Rete 4 appartiene a Berlusconi, Italia 1 è di "papi"...ma l'informazione è comunista.

Sei in Italia perché il popolo è con Silvio... e Silvio ha sempre ragione!

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ODIO LA SINISTRA



Odio la Sinistra,
odio la Sinistra dei cantori del nulla ideologico, dei moralisti, degli intellettuali, dei filosofi, impegnata sempre a impartire lezioni.

Odio la Sinistra delle trattative sotto il tavolo, degli inciuci, dei silenzi, delle votazioni in aula per l'indulto e dell'assenza dall'aula per lo Scudo Fiscale.

Odio la Sinistra che ha trasformato l'opposizione in una caricatura, la Sinistra autoreferenziale che non tollera nessuno alla sua sinistra e dialoga con mafiosi e piduisti.

Odio le ottusità e le furbizie della Sinistra, il distacco dagli operai, dai precari, l'altezzosità dei suoi giornalisti maestri del pensiero unico.

Odio la Sinistra che ha dimenticato gli operai, i precari, i disoccupati, la Sinistra dei sindacati scomparsi, quella degli inceneritori, dell'acqua privata, del nucleare sicuro e dei parlamentari che maturano la pensione dopo due anni e mezzo.

Odio la Sinistra dei tesorieri di partito che incassa centinaia di milioni di rimborsi elettorali e che organizza feste di partito tutto l'anno.

Odio la Sinistra che non è più comunista, né socialista e neppure socialdemocratica, la Sinistra che candida De Luca in Campania e Carra in Parlamento e che elogia Tronchetti e Marchionne.

Odio la Sinistra che attacca in pubblico Berlusconi e che gli ha regalato televisioni, ricchezza, impunità e che non ha mai fatto una legge sul conflitto di interessi, la Sinistra che fa 10 domande su Noemi e la D'Addario per un'intera estate e che per 15 anni non ne fa una sui mandanti della morte di Borsellino.

Odio la Sinistra che ha dimenticato Pasolini, Berlinguer, Pertini e che vuole riabilitare Craxi, la Sinistra che se non sei di sinistra sei di destra e se sei di sinistra devi fare una coalizione delle forze progressiste.

Odio la Sinistra che si nutre di berlusconismo e di anti berlusconismo per sopravvivere, la Sinistra che non discute mai di programmi, ma di persone, avversari, equilibri, poltrone, percentuali di voto, candidati.

Odio la Sinistra della TAV, della base americana di Dal Molin e delle sue cooperative del cemento, la Sinistra del "Lavoro, lavoro, lavoro!" di Fassino e sua moglie mantenuti in Parlamento da generazioni di italiani.

Odio la Sinistra dei consigli regionali in galera per tangenti, della Campania trasformata in discarica da Bassolino, dei "termovalorizzatori" di Chiamparino, della spocchia dei funzionari di partito.

Odio la Sinistra dei richelieu da strapazzo che costruiscono alleanze e coalizioni nell'ombra.

Odio la Sinistra che, per non perdere voti, soffoca i movimenti dei cittadini nel suo recinto razionale e riformista dove pascolano le vacche sacre con la barba bianca e, se non ci riesce, ne inventa di fasulli per occupare uno spazio politico.

Odio la Sinistra, così come la Destra, per la loro capacità di togliere ossigeno alle idee, per la divisione dei cittadini in fazioni una contro l'altra armata con i politici a fare da arbitro, per la distruzione della sola idea di un futuro.

Beppe Grillo


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GRANDE FRATELLO



Too big to fail? Too big to exist!



Simon Johnson, ex capoeconomista del Fondo Monetario Internazionale e ora docente alla Sloan School of Management del Mit, e James Kwak, consulente economico della McKinsey & Company, coautori del blog Baseline Scenario, hanno appena scritto un libro dal titolo e dai contenuti illuminanti: "13 bankers: the Wall Street takeover and the next financial meltdown" (13 banchieri: la conquista di Wall Street e il prossimo collasso finanziario. Ed. Pantheon Books, $ 26.95 ).
Vi si descrive, in particolare, una riunione svoltasi alla Casa Bianca il 27 marzo del 2009, tra Barack Obama e gli amministratori delegati dei più importanti gruppi finanziari di Wall Street, top manager come Lloyd Blankfein di Goldman Sachs o Jamie Dimon di JP Morgan. Si era, ricordiamo, in pieno disastro economico. In sette mesi la borsa americana era scesa di oltre il 40%, l’economia del paese era crollata e aveva dovuto cancellare oltre 4 milioni di posti di lavoro, per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale il prodotto interno lordo mondiale si trovava in fase di contrazione.
In quell'occasione il presidente Obama dette vita ad un patto scelerato tra la sua amministrazione ed il potere finanziario. Disse loro: "La mia amministrazione è l’unica cosa che ancora rimane tra voi e le forche popolari". Venne siglata così la scelta, da parte del governo, di proteggere il potere finanziario e bancario. “Obama ha chiamato i 13 banchieri per salvarli nel modo più generoso mai immaginabile nella storia finanziaria: nessuna condizione, nessuna ripercussione negativa per le banche e per i manager responsabili del disastro. Il sistema di incentivi non è stato cambiato e la situazione è addirittura peggiorata negli ultimi due anni. L'amministrazione Obama ha deciso, come in precedenza quelle di George W. Bush e di Bill Clinton, di aver bisogno di questo sistema finanziario dominato da tredici banchieri".
Questo a conferma di come, da oltre un ventennio, Wall Street abbia assunto ed accresciuto un indebito potere sul governo di Washington. L'amministrazione Obama è piena di gente di Wall Street, e il frutto avvelenato di questo “takeover” del potere economico-finanziario su quello politico è nell'impossibilità, di fatto, di procedere ad una reale riforma del sistema bancario e dei mercati finanziari. Il progetto di riforma presentato dal senatore democratico Chris Dodd, infatti, non fa che delegare più potere alle autorità di controllo, invece di mettere limiti indispensabili alle dimensioni delle banche.
E' tutto un problema di soldi e di regole, ma dominato da debiti e crediti, rapporti di forze reali ed apparenti.
A tal proposito è illuminante il capitolo 7 del libro di Johnson & Kwak, dal titolo "The American Oligarchy: Six Banks", in cui è riportato un grafico (pagina 203) che mostra come le sei più grandi banche d’investimento (Morgan Stanley, Goldman Sachs, Wells Fargo, Citigroup, Jp Morgan Chase e Bank of America) abbiano addirittura aumentato le proprie attività in relazione al prodotto interno lordo americano dopo la crisi.


Questo aiuta a capire come, grazie all'impegno dei lobbisti, dal testo di legge licenziato al Senato sia scomparso ogni cenno della Volker Rule, così chiamata dal nome di Paul Volker, governatore della Fed dal 1979 al 1987 e consigliere di Obama. La norma, riecheggiando il Glass Steagall Act approvato dopo la crisi del '29 e poi abolito da Clinton, prevedeva la separazione fra banche commerciali e banche d'investimento, tra raccolta di depositi e attività finanziaria, come passaggio decisivo per uscire dalla crisi e scongiurarne di nuove. Ora pare non se ne faccia più niente, al massimo si faranno degli spin-off societari.
Non solo. Dal testo approvato è stato rimosso l'emendamento che doveva impedire il gigantismo bancario.
Se infatti prima del settembre 2008 si poteva dibattere se esistessero banche troppo grandi per fallire (capitolo 6 del libro, Too Big to Fail), dopo l’incontro alla Casa Bianca i grandi banchieri d'affari hanno confermato di essere effettivamente troppo grandi per essere lasciati fallire, e così hanno iniziato a pensare che per andare sempre bene è meglio diventare sempre più grandi.
Il progetto di legge aveva fissando un limite del 10% in rapporto al Pil (1.425 miliardi di dollari circa), per i depositi che ciascuna banca avrebbe potuto detenere e per le attività di ogni istituto finanziario operante negli Stati Uniti. Se fosse stato approvato avrebbe imposto una riduzione di dimensione alle sei sorelle, le sei più grandi banche d'investimento (Bank of America, per fare un esempio, ha attività pari al 16% del Pil) .
E invece, anziché imporre una cura dimagrante all’oligarchia finanziaria delle grandi banche americane, la riforma sancisce la ricapitalizzazione pubblica degli istituti bancari, la normazione implicita del principio "Too Big to Fail", solo una parziale limitazione (in luogo del divieto assoluto) alla proprietary trading da parte delle banche commerciali (cioè le negoziazioni di titoli in conto proprio) ed una graduale progressiva regolamentazione dei derivati (l'emendamento Merkley-Levin, che avrebbe imposto alle banche d'affari di disfarsi dei derivati, non è stato nemmeno votato!).
Alla fine, la tanto attesa riforma sarà soltanto l'ennesima ri-regolamentazione, che produrrà nuova ulteriore regolamentazione o rimodulazione dei controlli e delle garanzie senza incidere sulle cause strutturali. Anzi, se possibile con un'aggravante, quella di rafforzare l'oligopolio. D'ora in poi ci saranno minori possibilità d'ingresso e più ristretti margini di manovra per dei soggetti nuovi sul mercato finanziario.
E intanto, dopo aver "salvato" con i soldi pubblici (cioè di cittadini e contribuenti) Bear Stearns, Washington Mutual, Aig, Merrill Lynch, Fannie Mac, Freddie Mac, Citigroup, Bank of America, ecc... ci si prepara già alla prossima speculazione finanziaria. Che non sarà più sui derivati, le cartolarizzazioni e i mutui subprime. No, lì ora si fa più attenzione. Adesso si preferisce puntare ai "mercati emergenti". Ogni consulente finanziario delle banche d'affari non fa che riempirsi la bocca di "mercati emergenti", soprattutto asiatici. Presto il gioco dell'oca (da spennare) ripartirà, magari con strumenti finanziari che attraverso le borse asiatiche daranno vita ad una spirale vorticosa, con investitori asiatici che convogliano i guadagni nelle mega-banche americane che a loro volta presteranno soldi agli operatori di quegli stessi mercati emergenti. Un nuovo perfetto "schema Ponzi" su scala planetaria (1). Perché il vero problema all'origine della crisi mica sono i derivati. I derivati, in sè e per sè, non sono il male. All'origine di tutto ci sono il capitalismo finanziario, il gigantismo bancario ed i meccanismi di creazione del debito. (D*)



(1) Sembra esservi un oscuro patto tra i potentati economico-finanziari e il potere politico statunitense. Un patto per il controllo dell'ordine politico mondiale e la conquista dell'egemonia economica globale attraverso una guerra mondiale senza guerra mondiale, una guerra giocata solo con gli strumenti finanziari e condotta sui mercati di tutto il mondo.
Se con la crisi operata mediante i derivati, le cartolarizzazioni e i mutui subprime, il grande potere economico-finanziario statunitense ha "esportato" debiti, contagiando l'economia europea fino a provocarne l'arretramento con il collasso dell'euro, le prossime manovre speculative sui "mercati emergenti" si apprestano a colpire la nuova minaccia per l'imperialismo statunitense, quella asiatica.
Prima che il debito soffochi l'impero americano, privando così gli Stati Uniti del ruolo di prima potenza economica mondiale, le manovre speculative provvederanno, come in una "guerra finanziaria" occulta, a colpire ed affondare le concorrenziali economie asiatiche.
La principale voce del bilancio statunitense (e quindi del debito federale) è costituita dalle spese militari. In una ipotesi di contenimento e riduzone del deficit, sarebbe dunque la prima a dover essere tagliata. Ma se c'è una costante, un punto preciso in cui tutti gli imperi, toccato lo zenith, declinano rapidamente, è quando la spesa per gli nteressi sul debito supera la spesa per gli armamenti. Il taglio alla spesa militare, infatti, ha per inevitabile effetto il declino diplomatico, vuoi come conseguenza della minore deterrenza, vuoi perché il ruolo di debitore pone in condizione di dipendenza dai creditori.
A questo punto i due fattori, combinati tra loro, provocano la caduta di potere della nazione imperante, perché il ruolo di guida economica e quello di valuta di riserva e scambio mondiali, passano ad un altro paese, quello creditore.
Una vignetta pubblicata di recente su di un giornale americano riassume bene il concetto. Mostra un sottomarino cinese che minaccia una portaerei statunitense: "Cambiate rotta o smettiamo di comprare i vostri titoli di stato".
Si era calcolato che la Cina avrebbe affiancato per dimensioni l'economia americana nel 2040, ma ora sembra che invece compirà il "sorpasso" già nel 2027. Ed in economia il tempo futuro è già incorporato nelle aspettative presenti, perchè 17 anni sono un orizzonte normale per la programmazione di alcuni tipi di investimento, quali ad esempio la chimica o l'industria estrattiva e delle materie prime. In tutta una parte dell'economia il 2027 è già presente e gli USA hanno il terrore di perdere il controllo mondiale.


Think Different!



Aurelijus Rutenis Antanas Mockus Sivickas è l'uomo nuovo della politica colombiana. Origini lituane, già sindaco per due volte di Bogotà, ex rettore della Universidad Nacional de Colombia, ha sfidato nell'elezione presidenziale Juan Manuel Santos, il potente ex ministro della difesa di Alvaro Uribe.
Matematico e filosofo, eccentrico e visionario (un po' come avere Beppe Grillo e Massimo Cacciari nella stessa persona), è stato soprannominato “el loco” per le sue eccentricità. Allievo di Jürgen Habermas e del teorico della post-modernità Jean Francoise Lyotard, è diventato famoso per alcune bizzarrie, come quando ha mostrato il sedere agli studenti che lo contestavano, si è vestito da Superman e si è sposato in un circo in groppa a un elefante.
Come sindaco di Bogotà, una delle più violente metropoli sudamericane, dichiarò che “la gente per accogliere i cambiamenti dev'essere sensibilizzata attraverso l'ironia, l'arte e la creatività”. Ha per questo introdotto ed avviato un programma di educazione civica, sociale e di legalità decisamente anticonvenzionale, con un metodo innovativo che si potrebbe definire ludico-pedagogico. Ha sparso migliaia di mimi e clown per la città a regolare il traffico, offrendo così uno spettacolo inatteso e surreale nelle zone più congestionate e caotiche, con il compito di esprimere entusiasmo o riprovazione a seconda del comportamento degli automobilisti, in modo da incentivare il rispetto del codice stradale.
Poi è stata la volta dei cartellini rossi e bianchi distribuiti a tutti i cittadini, con l'invito ad esibirli per segnalare alla generale riprovazione le infrazioni e i comportamenti indisciplinati (cartellini rossi, police verso), oppure per plaudire ed elogiare i comportamenti positivi (cartellini bianchi, pollice recto). I risultati, inaspettatamente, sono stati straordinari. In tre mesi il numero degli incidenti si è dimezzato (meno 47%) e oltre il 90% degli automobilisti ha preso l'abitudine di allacciarsi le cinture di sicurezza.
Applicando le idee del Partito Visionario, da lui fondato anni prima, ha poi cambiato anche il volto urbanistico alla città, con più giardini e più piste ciclabili.
Ha quindi intrapreso una campagna per l'eliminazione pacifica della violenza e di lotta contro la casta politica e la corruzione (mezzo parlamento inquisito per corruzione endemica e con paramilitari e narcos colpevoli di decine di migliaia di omicidi).
Per scuotere l’apatia e la rassegnazione di milioni di bogotani, ha organizzato campagne originali e simboliche, come la "vaccinazione contro la violenza", promuovendo l’educazione, la partecipazione popolare e il dialogo come strumento di soluzione dei conflitti.
Ha promosso le "notti delle donne" per spingerle a scendere nelle strade e a vincere la paura. Ha poi avviato una campagna di educazione per abolire la cerimonia di scambio di armi e coltelli come regali natalizi. E' stato per questo più volte minacciato di morte e lui come tutta risposta, dopo aver rifiutato la scorta, si è messo ad andare in giro con addosso un giubbotto antiproiettile bianco e un foro all'altezza del cuore.
"Legge, Morale e Cultura", è questo in tre parole il suo programma. Quando ha attaccato Álvaro Uribe, costringendolo a violare ripetutamente la Costituzione, non superava nemmeno il 5% nei sondaggi. Da sinistra lo criticano, ma intanto il loro candidato (candidato del Polo Democratico Alternativo, il partito della sinistra tradizionale) Gustavo Petro non supera il 4% nei sondaggi!
Si sa già che difficilmente potrà vincere contro il candidato uribista Juan Manuel Santos, che rappresenta l’élite che ha governato ininterrottamente la Colombia per 200 anni, padrona dei media e in grado di decidere della vita e della morte di molti colombiani.
Ma vincere non è tutto, perché resta l'esempio, la fascinazione, la speranza e il sogno di un candidato che viene dal nulla, dall’aspetto e i modi folli e visionari, un filosofo bizzarro, un cappellaio matto, che punta tutto sull’onestà e sulla legalità.
E’ molto probabile che la Colombia (come del resto l'Italia) non possa permettersi oggi un Mockus, ma è lecito sperare, desiderare, sognare...
E chissà che i sogni non diventino realtà. L'immaginazione al potere! (D*)



Per le fonti: Gennaro Carotenuto e Roberto Da Rin
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Bogotà Change















Film by Andreas M. Dalsgaard, co-production The Danish Film Institute and Sundanche Channel.


Metafore & Metamorfosi (maggio)

NO BRAVERY


Sì, l'uniforme è mia... (D*)


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MENO MALE CHE SILVIO C'E'


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TELECOM(ICA)


(l'audio è mono, solo canale dx)

Una semplice analisi dei bilanci di questi anni dimostra che la privatizzazione di Telecom Italia ha spogliato la società di miliardi di euro di ricavi, di decine di migliaia di posti di lavoro e ha trasferito nelle scatole cinesi gran parte dei suoi profitti attraverso i dividendi. E’ facile farla, questa analisi, basta un ragioniere, non c’è bisogno della Consob o del Governo o delle società di revisione.
Presunti manager con le pezze al culo hanno indebitato l’azienda con l’aiuto delle banche e nella totale assenza della Consob e dello Stato per fare esclusivamente i loro interessi. La Rete è in condizioni spaventose, servono almeno dieci miliardi di euro per i primi investimenti.
Oggi però non voglio parlare di numeri, ma di altro: dello spionaggio industriale, della Consob, delle scatole cinesi e della Borsa, la Chicago degli anni ’20 di Guido Rossi. Indovinate chi è Al Capone?
Decine di migliaia di persone sono state spiate, tra questi giornalisti economici come Massimo Mucchetti per le sue analisi sulla gestione Telecom, consiglieri di amministrazione della Telecom, amministratori di aziende, come Colao di RCS prima di essere licenziato, semplici cittadini per lettere di protesta per il malfuzionamento della rete inviate a Tronchetti e anche un comico, il
sottoscritto, con un dossier “B.Grillo”. Il Tribunale del Riesame di Milano ha scritto nello scorso mese di febbraio: “La Security di Telecom-Pirelli ha avuto modo di avere a propria disposizione una risorsa tale da consentire facilmente l’acquisizione di notizie privilegiate nell’interesse del gruppo, inteso sia come ente giuridico sia come gruppo dirigente” e ha rilevato che: “la vastità dell’intrusione indebita nei segreti della vita altrui si è manifestata in una davvero allarmante trama di acquisizione di informazioni riservate da utilizzare contro importanti personaggi dell’imprenditoria, del giornalismo e della politica italiana, prima di incontri che l’alta dirigenza aveva in programma con questi personaggi”.
Gli ex responsabili della sicurezza Telecom: Tavaroli, Ghioni e altri sono in carcere. Un loro collega, Adamo Bove si è apparentemente suicidato e suo padre, Vincenzo Bove, ne attribuisce la morte alle calunnie create ad arte in Telecom.
L’alta dirigenza Telecom è qui, si chiama Carlo Orazio Buora, Marco Tronchetti Provera, Riccardo Ruggiero. A loro chiedo: “A chi rispondeva la Security? All’usciere della Pirelli? Voi dove eravate?”
Supponiamo che la dirigenza non ne sapesse nulla. Tutto può essere. Però, dopo una prova di incapacità manageriale di questo livello, il gruppo dirigente doveva essere cacciato, o dimettersi, come si usava una volta, e non farsi più vedere. Ma è ancora qui, perchè è ancora qui? Forse ci sono dei dossier sparsi per il mondo sui nostri politici? O forse perchè il deus ex machina Tronchetti era sia presidente, sia azionista di controllo della stessa società e non poteva licenziare sé stesso? Un personaggio che dispone della più grande azienda del Paese con lo 0,11 per cento delle azioni.
Io ho pensato allora che con lo 0,12 potevo impadronirmi di Telecom, licenziare il consiglio di amministrazione e poi riconsegnare ai legittimi azionisti, che rappresentano l’82% delle azioni, la società. Ho lanciato una richiesta di interesse per verificare la volontà di delegarmi da parte dei piccoli azionisti. La Consob è subito intervenuta inviandomi una serie di lettere per spiegarmi il processo da seguire e intimarmi di non fare errori. Ho ricevuto migliaia di adesioni, ma l’iter è così burocratico e complesso che non sono riuscito a rappresentarli in questa assemblea. Voglio rassicurare però la Consob che ci riuscirò per la prossima, che a lei piaccia o meno. Cos’è la Consob? Dov’era la Consob in questi anni? Parmalat, Cirio, Banca Popolare di Lodi e i conflitti di interessi palesi tra società con gli stessi consiglieri di amministrazione che comprano e vendono da sé stessi come è successo tra Telecom Italia e Pirelli Real Estate con la cessione di immobili. Lamberto Cardia, presidente della Consob, esisti davvero? Dove sei oltre che nelle lettere che invii a me e ad Antonio Di Pietro. Molti piccoli azionisti vorrebbero conoscerti di persona, farti qualche domanda.
La Borsa italiana è un luogo in cui si può investire tutto quello che si può perdere. Non un euro di più. Si invoca il mercato in questi giorni, ma cos’è in Italia il mercato? Un club di personaggi che vivono nei consigli di amministrazione e che decidono tutto, alcuni presenti in 5,6,7 consigli.
Personaggi che hanno il controllo di grandi aziende con percentuali da prefisso telefonico. Chiedo ancora alla Consob perchè esiste Olimpia, una scatola vuota posseduta all’80% da Pirelli? Olimpia controlla Telecom Italia. Non dovrebbe essere consolidata con tutti i suoi debiti in Pirelli? Lo spieghi a me, a un semplice ragioniere che fa il comico, caro presidente Cardia, perchè non è avvenuto? Dov’è la famosa public company con cui si sono riempiti le bocca i politici? I piccoli azionisti non hanno una reale capacità di rappresentanza.
Cosa intende fare il Governo a proposito? Quali leggi vuole adottare? E le associazioni di difesa dei consumatori dove sono? Sotto il tavolo ovale?
Telecom, in quanto azienda di servizi, la gestisca chi ha capitali e idee. Nessun imprenditore italiano ha insieme queste due qualità. Ma l’infrastruttura di rete è dello Stato, figlia di generazioni di italiani che hanno pagato le tasse e i canoni. Tronchetti vuole farsi pagare il premio di controllo da America Movil e da A&T e passare la mano incassando tre euro per le azioni di Olimpia quando il valore del titolo è solo di 2,3 euro. Lui incassa, i piccoli azionisti stanno a guardare.
Lo Stato dovrebbe porre dei paletti prima che avvenga questa cessione e non mi si parli ancora della sacralità del mercato. Di quale mercato? Quello del pesce è molto più rispettabile di Piazza Affari con le regole attuali. La rete va scorporata dai servizi e resa accessibile a tutti. Chi compra il 66% di Olimpia avrà il 12% delle azioni e deve contare solo il 12%. Non un decimale in più. Le scatole cinesi vanno abolite o rese fiscalmente non redditizie.
Vorrei chiudere questo intervento con un appello alla dignità della direzione di Telecom Italia: si dimetta, è il miglior servizio che può fare all’azienda e al Paese.
(estratto dell'intervento all'assemblea Telecom Italia)

Beppe Grillo





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EVVIVA LU CENTRUDESTRA



Dove sta scrittu?
Che la musica popolare è solo di Sinistra?
Sentite quant'è bella, uscite dalla finestra,
arriva la tarantella... de lu centrodestra.

Evviva Berlusconi e lu capitalismu,
le società per azioni, evviva lu cunsumismu,
evviva pure Maroni e lu federalismu,
evviva la Carfagna....
Evviva la fregna!

Evviva li stranieri evviva l'integrazione,
ma solo se so' femmine e solo quelle bone,
evviva lu parlamento che bella istituzione,
ci vai 'na volta al mese e ti fotti la pensione.

Evviva Brunetta, persona come si deve,
evviva tutti e sette, evviva Biancaneve!
Evviva La Russa che sa fare la difesa,
e Matteoli che sa fare strade e viali,
evviva Tremonti che sa fare bene i conti,
e la Gelmini che sa fare li ...
... le riforme.

A noi ci piace lu grembiulu
e lu maestro sulu
Maestri?.... Andassero a fanculu.

Evviva lu centrudestra!!

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I LOVE BERLUSCONI


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C'E' CHI PUO' E CHI NON PUO'...



Non si può
andare in giro in volo e mai con il metrò,
avere un bel conto in banca per rilassarsi un po',
comprare 10 case sparse in tutto il mondo no... Non si può.

Non si può
mandare a quel paese chi non è cortese,
e andare a cena fuori più di una volta al mese,
e non badare a spese non si può,
a meno che tu non sia..
il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio,
il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli,
l'allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale...

Barabba, Barabba, Barabba...

Non si può
avere le foto scandalistiche sui giornali,
le tette di tua moglie al vento proprio non si può
portarsi a letto le ventenni quando hai settant'anni e fare i danni,
non si può fare colazione in camera ogni mattina
e per curarsi bene avere una sola medicina
di marca colombiana, non si può.
A meno che tu non sia...
il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio,
il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli,
l'allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale...

Barabba, Barabba, Barabba...

Il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio,
il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli,
l'allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale...

W la democrazia, W la libertà! Lavoreremo per voi!!! Solo per voi!!! Ancora per voi!! Soltanto per voi!! W la democrazia!! !! Lavoreremo per voi!!
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THAT'S ALL FOLKS!




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L'IGNORANZA E L'OPPORTUNITA'



In Italia il diritto di voto alle donne è stato introdotto nel 1946 e non nel 1960!
Invece il delitto d'onore, previsto e punito dall'art. 587 del c. p., venne abrogato e non abolito! La Carfagna, che oltre che fare il ministro è laureata in giurisprudenza, dovrebbe forse conoscere bene la differenza. E venne abrogato nel 1981 (L. 5.10.1981 n. 442) e non nel 1980! (D)

Ps La Carfagna s'è laureata "su carta velina" all'Università di Salerno con una "tesina" su Diritto d'informazione e sistema radiotelevisivo.





Sinceritù,
io stavo a pettinà le bambole,
ora mi chiamano onorevole,
lavoro per la Libertà.

Sinceritù,
restavo lì a buona domenica,
esempio di omissione tragica,
di pari opportunità.

Un fisico da ballerina,
la laurea su carta velina,
io tutta estetista e chirurgo,
son pronta per Roma e Strasburgo.
C'è chi perde tempo a studiare,
pensando poi di lavorare,
invece di fare l'amore
tre ore, tre ore, tre ore,
e io...
sono sempre più magra,
e tu....
uomo senza viagra,
toccarsi....
Per un mio calendario
non voglio un rapporto precario,
non sono Veronica Lario.

Sinceritù,
io stavo a pettinà le bambole,
ora mi chiamano onorevole,
combatto per la Libertà...