Tempi bui

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L'altro giorno apro il giornale. "Il governo cala nei sondaggi (uh, mi chiedo come mai!) ma la fiducia dell'Italia in Berlusconi è oltre il 70%." Poso il giornale, esco dalla stanza, ritorno dopo cinque minuti, la notizia era ancora lì. La fiducia dell'Italia in Berlusconi è oltre il 70%!
Non importa che la sua politica reazionaria e classista tagli i salari e gli investimenti; distrugga la scuola, la sanità, la ricerca, l'ambiente; metta la mordacchia alla giustizia, all'informazione libera e alla satira; non importano le leggi ad personam, i conflitti di interesse; non importano il disprezzo della Costituzione, del Parlamento e della divisione dei poteri; non importano gli attacchi all'unità sociale e istituzionale del Paese; non importano lo sdoganamento del fascismo, il razzismo di Stato, le guerre criminali, il ritorno al nucleare; non importa che un affarista metta al servizio della sua azienda e dei suoi problemi personali con la giustizia l'intera macchina dello Stato (una cosa che non c'era neanche nel fascismo); tutto questo non importa: la fiducia dell'Italia in Berlusconi, secondo i sondaggi, è oltre il 70%!
Come si spiega?
lo ho una mia teoria.

Quando fai sesso anale con la tua ragazza, l'esperto distingue tre fasi:
nella prima fase, la donna è in ginocchio sul letto, gattoni, le braccia tese, che attende di essere inculata dal tuo silos di carne. La penetrazione non è ancora cominciata, ma il tuo dirigibile sta già esercitando una pressione costante sul suo buco del culo, che in questa fase è ancora reticente.
Si sta così per un po'.

- Come va? -
- Mh. -
- Mh. -

(risate) Vedo che sapete di cosa sto parlando.
A un certo punto, il suo buco del culo timidamente si apre come un ranuncolo a primavera: è la seconda fase. Il tuo martello pneumatico comincia a praticare un varco. Lei allora si gira; e ti guarda sbigottita, incredula, come uno scarafaggio schiacciato da Madre Teresa.
Poi si appoggia sui gomiti e comincia a gemere.

- Ahi! Ahi! Ahi! -
Sembra non volerlo: ma in realtà lo vuole.
- Ahi! Ahi! Ahi! -

Questo è molto eccitante. Almeno per te. Per lei un po' meno: in questa fase, infatti, il suo buco del culo brucia come un anello di cipolla (mi dicono). All'improvviso, la terza fase: la donna cede di schianto, si appoggia sul materasso con la guancia, inarca la schiena e ti offre il suo culo Euro 5, completamente aperto e disossato. Non c'è più dolore, c'è solo piacere. E ti urla: - Sì sì sì sì sì sì sì! -

L'Italia, con Berlusconi, è in questa terza fase.
- Sì sì sì sì sì sì sì! Aaaaah, sborrami sulla schiena! Ma attento ai capelli. -

Questo del consenso oltre il 70% è un paradosso curioso. I motivi che lo spiegano sono tre e corrispondono alle tre fasi dell'inculata.

Primo motivo: il progetto. Berlusconi aveva un progetto e ha impiegato tutti i mezzi, leciti e non, per portarlo avanti. È la prima fase: la pressione costante.

Secondo motivo: la mediocrità dell'opposizione. È la seconda fase: non c'è più resistenza, l'ano si apre.

Terzo motivo: il carattere degli italiani. È la fase 3: l'orgasmo da sottomissione. O, per dirlo con le parole di Saccà:
- Presidente! Lei è amato proprio, nel Paese, guardi glielo dico senza nessuna piangerla, c'è un vuoto... c'è un vuoto che... che lei copre anche emotivamente. -
Silvio: - E' una cosa imbarazzante. -
Saccà: - Ma è bellissima, però. -
- Sì sì sì sì sì sì sì! Aaaaah! Sì sì sì sì sì sì sì! -
Pressione costante, ano si apre, orgasmo.

E così, dopo vent'anni, siamo finalmente arrivati all'egemonia berlusconiana: Berlusconi in questo momento controlla TUTTO. Come ci è arrivato? Be', prima ha edificato un impero mediatico come ormai sappiamo (fondi neri All Iberian a Craxi, finanziamenti enormi da banche infiltrate dalla P2, Dell'Utri3 che fa da cerniera fra mafia e gruppo Berlusconi, Previti che gli porta la Mondadori corrompendo un giudice con soldi Fininvest...Oh, Berlusconi a volte ha dei rimorsi; poi però pensa a quanto è ricco, e tutto passa. D'altra parte, cerchiamo di capirlo: Berlusconi ha bisogno di tutti quei soldi. Senza tutti quei soldi, Silvio Berlusconi sarebbe... Paolo Berlusconi!) e poi, attraverso questo impero mediatico, ha fatto propaganda per se stesso con sofisticate tecniche di marketing politico che vengono dall'America. In America, gli strateghi politici di destra hanno scoperto che l'elettorato non vota in modo razionale, ma in base a suggestioni emotive. Il programma elettorale diventa secondario, se non sai come raccontarlo. Vinci le elezioni (è questo il trucco prodigioso) se lo sai raccontare come una storia che crei con l'elettore un legame emotivo.
Legato emotivamente, l'elettore sospende la sua capacità critica. E magari finisce per votare Berlusconi anche se a conti fatti non gli conviene. È il fenomeno dell'operaio che vota Berlusconi.
Come si racconta una storia in modo efficace dal punto di vista emotivo?
Cinque gli elementi importanti.

Primo elemento: ostacoli da superare.

Nella storia c'è emozione se il protagonista vuole disperatamente qualcosa, ma incontra degli ostacoli che glielo impediscono. Riuscirà a superarli? Solo questo tiene vivo l'interesse del pubblico.
Esempio cinematografico. Ne La finestra sul cortile di Hitchcock, James Stewart è immobilizzato su una sedia a rotelle da una gamba ingessata. Come farà a indagare? Come farà a mettersi in salvo se l'assassino si accorge di lui? Più formidabili sono gli ostacoli, più grande è l'interesse con cui il pubblico segue la storia, perché più viva e soddisfacente sarà la sua esperienza emotiva.
Berlusconi lo sa e infatti inventa di continuo gli ostacoli contro cui lotta: le toghe rosse, la stampa comunista, l'opposizione comunista, la Costituzione comunista.
Ostacoli di cui esagera a bella posta la forza (dato che i media in realtà sono in mano sua, la giustizia è messa nelle condizioni di non lavorare, l'opposizione è minima); ma lui ne esagera la portata in modo che l'azione del proprio personaggio ne risulti esaltata. Berlusconi ha un bravo sceneggiatore. [...] Primo elemento: ostacoli da superare.

Secondo elemento importante di una storia ben raccontata: le debolezze.

Un protagonista non è amato se non ha debolezze. Ne La finestra sul cortile, James Stewart è immobilizzato su una sedia a rotelle da una gamba ingessata. Gamba che gli dà fastidio perché gli prude. Riesce finalmente a grattarsi inserendo un lungo bastoncino fra il gesso e la gamba. Il suo sollievo quando finalmente riesce a grattarsi il prurito è qualcosa di universale. Questo momento non serve alla trama del film, ma a creare il legame emotivo fra protagonista e pubblico.
Sempre ne La finestra sul cortile, altra debolezza, stavolta caratteriale: James Stewart ama Grace Kelly, ma è testardamente refrattario al matrimonio.
Le debolezze rendono il protagonista umano e simpatico. Berlusconi lo sa ed esibisce di continuo le proprie:

a) la vanità: il lifting, il trapianto di capelli, la bandana che lo nasconde, il tacco nelle scarpe, il cerone. Berlusconi si mostra sempre così preoccupato della sua immagine che tu lo vedi e pensi: - Caspita, questo prima di una colonscopia si fa mettere il fard su per il culo! -
Vanità è l'esibizione canora, lo stile di vita faraonico, il vantarsi di dormire solo tre ore a notte e avere ancora l'energia per tre ore di sesso. (Sì, a settantadue anni, come no?)

b) le guasconate: le corna dietro il ministro spagnolo, il cucù alla Merkel, - Mister OBAMAAA! -

c) le donne: gli aneddoti da tombeur de femmes internazionale, le foto con le attricette nella sua villa in Sardegna (tutte addosso a lui, di fianco, sulla schiena, sulle gambe: tre attricette, tre gambe), il compleanno di una diciottenne a Napoli. (Veronica: - lo e i miei figli siamo vittime di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire. - Benvenuta nel club.)

d) la falsità: tutti ormai sappiamo che Berlusconi mente spudoratamente. Anche perché ogni volta che giura sulla testa dei suoi figli, a Piersilvio prende fuoco un orecchio.
Dice il falso, con la smentita il giorno dopo. - Non l'ho mai detto! - Sbraita che la Costituzione è sovietica e attacca il capo dello Stato, ma il giorno dopo: - Non l'ho mai detto! -Ogni volta è come se Braccio di Ferro negasse di mangiare spinaci. - Spinaci? Mai mangiati. -
E la colpa di chi è? Ovviamente della stampa comunista. L'ostacolo della sua storia. Negli ultimi tempi sta accelerando, sente il fiato sul collo. Sentite qua:
"- Oggi il presidenzialismo potrebbe garantire la maggior rapidità di cui c'è bisogno, - spiega il Cavaliere, salvo rettificare subito dopo: - Non ho mai parlato di presidenzialismo. -" ("La Repubblica", 13 marzo 2009, p. 10) Siamo alla smentita incorporata.
Cinque mesi fa ha superato se stesso. Studenti e professori protestano contro la Gelmini, Berlusconi dice: "Avviso ai naviganti: (...) Darò al ministro degli Interni istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine". Lo dice in tv. Scoppiano le polemiche. Il giorno dopo Berlusconi dice: - Non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. -
Tutti si incazzano per la presa per il culo. Il giorno dopo ancora, Berlusconi nega la smentita: - lo non ho cambiato giudizio. - Sigmund Freud, dall'aldilà, ha commentato: - Anche se fossi vivo, non potrei aiutarlo. -
Ritroviamo la stessa strategia durante lo scandalo Noemi. Berlusconi, in forte difficoltà (da Vespa ha raccontato una marea di cazzate sulla vicenda e dal giorno dopo comincia lo stillicidio delle verifiche giornalistiche che lo sputtanano), tenta di distogliere l'attenzione con una trovata a effetto (retorica flash-bang). Al convegno di Confindustria dice che vuole ridurre i parlamentari a cento con una legge di iniziativa popolare. E aggiunge: - Adesso diranno che io offendo il Parlamento. Ma le assemblee pletoriche sono inutili e addirittura controproducenti. -
L'opposizione insorge contro l'ennesimo attacco che mira a un esecutivo assoluto, non bilanciato da altri poteri; e il giorno dopo Berlusconi attacca D'Alema e la Finocchiaro: - Si sono comportati in modo indegno, ignobile e spudorato attribuendomi parole che non ho mai pronunciato e cioè che il Parlamento sarebbe inutile e dannoso. - Quindi chiosa attribuendo ai dirigenti del Pd "l'antico vizio stalinista di capovolgere la realtà".
Dopo lo scandalo villa Certosa/D'Addario (escort a pagamento) Berlusconi, vincendo la sua naturale modestia, dichiara: "lo sono fatto così e non cambio. Gli italiani mi vogliono perché sentono che sono buono, generoso, sincero, leale, e che mantengo le promesse".
In una intervista al "Sunday Times", la D'Addario s'è lamentata del cerone di Berlusconi. "Aveva tantissimo trucco addosso, lo faceva sembrare arancione." Cosa doveva fare, Silvio, toglierselo? Sarebbe stato come sfregiare la Monna Lisa. Le debolezze umane di Berlusconi sono patetiche? Certo, ma il punto è che, attraverso quelle, il pubblico viene indotto inconsapevolmente a identificarsi con lui, Silvio, il protagonista della sua storia. L'identificazione dà al protagonista il vantaggio enorme di un certo capitale di tolleranza. Una volta coinvolto emotivamente col personaggio, infatti, il pubblico tende a sorvolare sulla credibilità della narrazione. [...] Ostacoli, debolezze.

Terzo elemento di una storia ben raccontata: il protagonista deve volere a tutti i costi qualcosa. A tutti i costi: solo questo genera nell'elettore passione ed entusiasmo.

Finestra sul cortile: James Stewart vuole scoprire a tutti i costi se il vicino di casa è l'assassino. Tutti cercano di dissuaderlo (la fidanzata, l'anziana infermiera, l'amico poliziotto), lui va avanti.
Berlusconi? Voleva il controllo di tutto ed evitare la galera. Motivatissimo.
Cosa vuole Bossi? Lo sappiamo. Vuole il Federalismo.
Veltroni cosa voleva? Bella domanda. La prossima volta che lo incontrate, fategliela: - Veltroni, cazzo volevi? -
Perché mica s'è capito. Veltroni sembrava sempre che fosse lì perché aveva perso una scommessa. (mogio) - Scusate, sono qui perché ho perso una scommessa. - E adesso che se n'è andato non è che la cosa è risolta, perché la linea politica del Pd quella è. Il Pd vuole il dialogo perché "imprenditori e operai sono entrambi lavoratori. Certo, infatti sono gli operai a licenziare gli imprenditori. In campagna elettorale (politiche 2008) il Pd era in sintonia con Montezemolo su precarietà, contratti, fisco e stato sociale. Niente critica al sistema, niente conflitto, storia noiosa. Clik.
Storia noiosa, ma drammatica per gli operai, il cui lavoro viene ridotto così dal Pd a semplice merce, col placet di Confindustria.
Poi arriva il crollo delle Borse.
Veltroni: "Pronti ad aiutare sulla crisi'.
Berlusconi: "Non me ne frega niente".
Veltroni (piagnucola): "Nessun premier al mondo farebbe così".
In questa sequenza esemplare, il protagonista della microstoria è Berlusconi. Veltroni è confinato nel ruolo di spalla.
Stesso meccanismo quando Berlusconi va a sorpresa in una sezione storica del Pci, ora Pd, a Campo dei Fiori. Aspettavano Veltroni da settimane, per il tesseramento (che fra l'altro deve ancora cominciare!) e arriva Silvio. Cucù! E la notizia è Berlusconi. Gli ha rubato la scena.
Berlusconi è bravissimo a rubare la scena. Rubare la scena ha il vantaggio dell'effetto sorpresa. Berlusconi è uno che ti punta la pistola alla tempia e poi ti arriva una ginocchiata nei marroni. C'è dolore, ma anche sorpresa. - Uuuuh! Oh?
Altro esempio. Berlusconi visita Bush prossimo a lasciare la presidenza. Quando ho saputo che Berlusconi andava da Bush, ho pensato: - Come farà stavolta a rubare la scena? - Bush lo domina sia economicamente (è il rampollo di una dinastia di petrolieri multimiliardari) sia politicamente (è il presidente americano, il capo dell'Occidente). Come gli ha rubato la scena?
Con un colpo di teatro: mentre sta leggendo il discorso davanti ai giornalisti, Silvio rompe il leggio di legno. Gigione, continua il discorso tenendo il leggio in mano, fra le risate dei presenti. Il giorno dopo, tutti i giornali a parlare del simpatico leggio rotto.
Lo stesso giorno Veltroni dov'era? Qui in basso, minuscolo. Sta dicendo una cosa giusta: - Pensiamo all'economia reale. - Ma è inutile dirlo, se nessuno sta ascoltando la tua storia. Sei l'abbaiare di una noce di cocco. Chi ti sente?
Pensate adesso a come sarebbe stata diversa questa pagina se quello stesso giorno fosse uscita la notizia di un video su Youporn in cui Veltroni sborra in faccia alla Melandri. "Veltroni-Melandri bukkake." In quanto tempo la notizia avrebbe fatto il giro del mondo? Un secondo? Un secondo e mezzo? Non di più.
Un mese dopo, una mattina accendo la tv. "Borghezio ricoverato per un malore." E io: - Uh, ha vinto Obama!-
Viene eletto Obama. Momento storico. Ho pensato: - Come farà Berlusconi a rubargli la scena? -(lunga pausa) Esatto. Con la battuta razzista. "L'abbronzato." Il Pd in coro: "Vergogna!". Ma intanto tutti i giornali del mondo parlano di Berlusconi.
E al G20, dove nessuno lo cagava, Berlusconi come ha fatto? Si è messo a urlare: - Mister OBAMAAAA! - Con la regina che si gira a insegnargli l'educazione. - What the fuck is that? -
Berlusconi però voleva questo: e i giornali italiani gliel'hanno dato. Come sostiene la Cia in uno dei suoi manuali, è superfluo controllare la stampa, quando puoi controllare la realtà.
Berlusconi ha raggiunto il nadir col terremoto a L'Aquila. L'avete visto, no? Va ai funerali. Però non rimane in mezzo alle autorità. A un certo punto, sicuro di essere inquadrato dalle telecamere, si scapicolla verso i parenti delle vittime. Piangeva più lui di loro. C'era gente che aveva perso dei figli che lo consolava. - Coraggio, presidente. - Ruba la scena. Va ai funerali, si mischia ai parenti, si stende nelle bare. - Ci penso io. Ci penso io. Ci penso io. - Poi s'è messo da una parte ad autografare Bibbie.
Uuuuh! Stasera sono proprio elettrico. Sarà che mi devono arrivare.
All'epoca della gaffe sull'abbronzato, Berlusconi definì "coglioni" i leader del Pd e "imbecille" chi lo criticava per la gaffe razzista. Perché Berlusconi ha capito che in Italia, a questo punto, può fare quel cazzo che gli pare.
"Berlusconi, vogliamo il dialogo sulle riforme."
"Prrrrf"
Questo è il vero potere. Il "potere-prrr". Il Pd ha solo il potere di dire: - Non sono d'accordo. - Ma il "potere-non sono d'accordo" non è vero potere. Il "potere-prrr", è potere.
Un giorno Berlusconi lo farà. Risponderà con una pernacchia. Sarà la guasconata ultima. E voi penserete: - Cazzo, due anni fa Luttazzi l'aveva detto!-
[...]Ostacoli, debolezze, volere a tutti i costi.

Quarto elemento di una storia ben raccontata: l'unicità.

Il protagonista di una storia, per essere interessante, dev'essere unico. Come si rende unico un personaggio? In tanti modi, ma uno dei trucchi più frequenti è raccontare il suo passato.
Finestra sul cortile. La sequenza iniziale ci mostra l'appartamento di James Stewart. Vediamo una macchina fotografica distrutta, sul muro la foto di un incidente di Formula 1 col pneumatico che vola verso l'obiettivo, il negativo fotografico di un ritratto femminile, quel ritratto sulla copertina di "Life", infine James Stewart che dorme su una sedia a rotelle, la gamba ingessata. Il protagonista quindi è un fotografo di successo che ha avuto un incidente. Tutto il suo passato è riassunto in una sola sequenza introduttiva. Hitchcock sapeva come raccontare una storia. Il film adesso può cominciare.
E qual è la prima cosa che fa Berlusconi nella campagna elettorale 2001? Distribuisce in tutte le case il volume fotografico Berlusconi: una storia italiana con cui raccontava il suo passato di imprenditore/proprietario del Milan/felice padre di famiglia. Certo, in maniera favolistica, cioè senza Gelli, senza Mangano e senza i reati commessi per arrivare fin lì; ma la storia la racconta lui, se la racconta come gli pare.[...]

Il quinto elemento necessario perché una storia crei un legame emotivo è che protagonista e antagonista siano agli antipodi.

James Stewart è un borghese tranquillo, il suo vicino di casa un assassino. Conflitto massimo. Se protagonista e antagonista sono troppo simili, invece, sparisce il conflitto e la storia diventa noiosa.
Berlusconi lo sa ed enfatizza sempre, a proprio vantaggio, il suo avversario (Il suo ritornello era: - Veltroni in mano alla sinistra giustizialista! - Ma figuriamoci! Veltroni non sapeva neanche dove si trovava!).
Protagonista e antagonista devono essere agli antipodi. Il Pd non lo sa e si sposta al centro, smussando per quanto possibile le differenze. Le Borse vengono sconvolte da un crac mondiale? Il Pd ribadisce la sua fiducia nel libero mercato. Libero mercato che però è quello che ha creato il disastro.
Non c'è bisogno che lo ricordi [...], ma il comunismo nacque come critica del modo di produzione capitalista: una critica di cui c'è oggi molto bisogno, se si considera il pensiero unico guerrafondaio, reazionario, liberista che diserba il mondo con le sue politiche antisociali, il precariato di massa e le speculazioni finanziarie. Col Pd, sparisce la critica. Resta la gestione dell'esistente. Grazie a tutti. Avete fatto quello che potevate. Ciao ciao. "Il Pd sarà un partito liquido." Eh, prima in bagno ho pisciato mezzo Pd.
Il Pd è d'accordo con l'economista Giavazzi e il giuslavorista Ichino, secondo cui vanno riviste "le tutele troppo rigide dei lavoratori più garantiti". Tutti uguali nella precarietà.
Precarietà che serve solo a licenziare più facilmente, come sostenevamo (satirici e Cgil) quando venne introdotta e come i fatti oggi confermano.
Licenziare è il fulcro del sistema. In questi ultimi anni, purtroppo col contributo del centrosinistra, il lavoro è stato macellato e il lavoratore ridotto a un accessorio dell'impresa. Scusate, ma da quando è di sinistra attaccare le conquiste sociali degli anni sessanta e settanta? Questo è tradimento. Questo è tuo zio che ti mette il pisello in bocca. E non quando eri piccolo. Adesso. [...]

Riassumendo: nel Paese, da un ventennio, c'è chi lavora a un progetto organico e reazionario fatto di disuguaglianze e gerarchie, nel quale la democrazia è usata solo per legittimare il saccheggio. E chi dovrebbe fare opposizione si accorda spesso sottobanco.
Questo in un Paese dove l'80% delle aziende è in conflitto di interessi (partecipazioni azionarie incrociate, il potere è in mano a pochi, non c'è vera concorrenza, non c'è libero mercato);
in un Paese dove il governo esautora il Parlamento (già vuoto di significato visto che votiamo gente scelta dai partiti) governando a colpi di decreti legge (salta la divisione fra potere esecutivo e potere legislativo, come nel fascismo: il 14 gennaio del 1925 Camera e Senato approvarono duemila decreti legge. Era più efficiente? No, era fascismo);
in un Paese dove la corruzione pubblica ammonta ogni anno a 60 miliardi di euro e l'evasione fiscale a 100 miliardi di euro;
in un Paese dove quattro regioni sono in mano alla malavita organizzata e altre ne sono colonizzate in modo pesante.

da La guerra civile fredda, Daniele Luttazzi


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