Até quando?

Se Cicerone ancora vivesse con voi, non direbbe: fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?
E aggiungerebbe: fino a quando, Berlusconi, attenterai contro la nostra democrazia?
Si tratta di questo. Con la sua idea particolare sulla ragion d'essere ed il significato della istituzione democratica, Berlusconi ha trasformato in pochi anni l'Italia nell'ombra grottesca di un Paese, e una gran parte di italiani in una moltitudine di burattini che lo seguono senza rendersi conto di camminare verso l'abisso della dimissione civica definitiva, verso il discredito internazionale, fino al ridicolo assoluto.
Con la sua storia, la sua cultura, con la sua innegabile grandezza, l'Italia non merita il destino che Berlusconi ha tracciato con cinica freddezza e senza la minima traccia di decenza politica, senza il più elementare senso di vergogna di se stesso.
Mi piace pensare che la gigantesca manifestazione di oggi contro "la Cosa Berlusconi", dove verranno lette queste parole, si trasformerà nel primo passo verso la libertà e la rigenerazione dell'Italia. Per fare questo non sono necessarie armi, bastano i voti. In voi ripongo la mia fiducia.

José Saramago

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Há uns dois mil e cinquenta anos, mais dia menos dia, a esta hora ou outra, estava o bom Cícero clamando a sua indignação no senado romano ou no foro: “Até quando, ó Catilina, abusarás da nossa paciência?”, perguntou ele uma vez e muitas ao velhaco conspirador que o quis matar e fazer-se com um poder a que não tinha qualquer direito. A História é tão pródiga, tão generosa, que não só nos dá excelentes lições sobre a actualidade de certos acontecidos outrora como também nos lega, para governo nosso, umas quantas palavras, umas quantas frases que, por esta ou aquela razão, viriam a ganhar raízes na memória dos povos. A frase que deixei acima, fresca, vibrante, como se tivesse acabado de ser pronunciada neste instante, é sem dúvida uma delas.
Cícero foi um grande orador, um tribuno de enormes recursos, mas é interessante observar como, neste caso, preferiu utilizar termos dos mais comuns, que poderiam mesmo ter saído da boca de uma mãe que repreendesse o filho irrequieto. Com a enorme diferença de que aquele filho de Roma, o tal Catilina, era um traste da pior espécie, quer como homem, quer como político.
A História de Itália surpreende qualquer um. É um extensíssimo rosário de génios, sejam eles pintores, escultores ou arquitectos, músicos ou filósofos, escritores ou poetas, iluminadores ou artífices, um não acabar de gente sublime que representa o melhor que a humanidade tem pensado, imaginado, feito. Nunca lhe faltaram catilinas de maior ou menor envergadura, mas disso nenhum país está isento, é lepra que a todos toca.
O Catilina de hoje, em Itália, chama-se Berlusconi. Não necessita assaltar o poder porque já é seu, tem dinheiro bastante para comprar todos os cúmplices que sejam necessários, incluindo juízes, deputados e senadores. Conseguiu a proeza de dividir a população de Itália em duas partes: os que gostariam de ser como ele e os que já o são. Agora promoveu a aprovação de leis absolutamente discricionárias contra a emigração ilegal, põe patrulhas de cidadãos a colaborar com a polícia na repressão física dos emigrantes sem papéis e, cúmulo dos cúmulos, proíbe que as crianças de pais emigrantes sejam inscritas no registo civil. Catilina, o Catilina histórico, não faria melhor.
Disse acima que a História de Itália surpreende qualquer um. Surpreende, por exemplo, que nenhuma voz italiana (ao menos que haja chegado ao meu conhecimento) tenha retomado, com uma ligeira adaptação, as palavras de Cícero: “Até quando, ó Berlusconi, abusarás da nossa paciência?” Experimente-se, pode ser que dê resultado e que, por esta outra razão, a Itália volte a surpreender-nos.


José Saramago




Duemila e cinquanta anni fa, giorno più giorno meno, a quest’ora o a un’altra, il buon Cicerone declamava la sua indignazione nel senato romano o nel foro: “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”, chiese una volta e molte altre ancora al perfido cospiratore che voleva assassinarlo e acquisire un potere a cui non aveva diritto. La Storia è così prodiga, così generosa, che non solo ci dà eccellenti lezioni sull’attualità di certi avvenimenti passati ma ci lascia anche, a nostro uso, una serie di parole, alcune frasi che, per questo o quell’altro motivo, finiscono per radicarsi nella memoria dei popoli. La frase sopra detta, fresca, vibrante, come se fosse stata appena pronunciata, è senza dubbio una di quelle.
Cicerone è stato un grande oratore, un tribuno con grandi mezzi, ma è interessante osservare come, in questo caso, preferì utilizzare termini più comuni, che sarebbero potuti venir fuori anche dalla bocca di una madre che chiamava il figlio irrequieto. Con l’enorme differenza che quel figlio di Roma, Catilina, era una carogna della peggior specie, sia come uomo sia come politico.
La Storia d’Italia sorprende chiunque. É un lunghissimo rosario di geni, siano essi pittori, scultori o architetti, musicisti o filosofi, scrittori o poeti, scopritori o inventori, una infinità di persone sublimi che rappresenta il meglio che l’umanità abbia pensato, immaginato, fatto. Non le mancarono mai catiline più o meno della stessa pasta, ma da questo nessun paese è esente, è la lebbra che tocca a tutti.
Il Catalina odierno, in Italia, si chiama Berlusconi. Non ha bisogno di congiurare per il potere perché è già suo, ha abbastanza denaro per comprare tutti i complici necessari, inclusi giudici, deputati e senatori. É riuscito nell’impresa di dividere il popolo d’Italia in due parti: quelli che vorrebbero essere come lui e quelli che lo sono già. Adesso ha appena promosso l’approvazione di leggi assolutamente discriminanti contro l’immigrazione clandestina, mette pattuglie di cittadini a collaborare con la polizia nella repressione fisica degli immigranti senza documenti e, il peggio del peggio, proibisce che i figli degli immigrati siano iscritti all’anagrafe. Catilina, il Catilina storico, non avrebbe fatto di meglio.
Ho detto prima che la Storia d’Italia sorprende chiunque. Sorprende, per esempio, che nessuna voce italiana (almeno tra quelle arrivate al mio orecchio) abbia citato, con una leggera variazione, le parole di Cicerone: “Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?” Sarebbe da sperimentare, chissà che non dia risultati e che, per questa ulteriore ragione, l’Italia non torni a sorprenderci.

José Saramago

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