I furbetti del Lingotto

Solo gli imprenditori e i grandi manager sono riusciti, finora, a scansare il banco degli imputati, assumento il tono severo e l'espressione accigliata dei giudici imparziali. Danno la pagella a tutti gli altri e trovano sempre nel contesto politico-sociale, nazionale e internazionale, le cause del cattivo andamento delle loro imprese. Ma ritenerli l'unica categoria esente da responsabilità sarebbe perlomeno illogico.

La paga dei padroni, Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
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Art. 185 - Manipolazione del mercato
1. Chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a euro cinque milioni.
2. Il giudice può aumentare la multa fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dal reato quando, per la rilevante offensività del fatto, per le qualità personali del colpevole o per l'entità del prodotto o del profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se applicata nel massimo.
2-bis. Nel caso di operazioni relative agli strumenti finanziari di cui all’articolo 180, comma 1, lettera a), numero 2), la sanzione penale è quella dell’ammenda fino a euro centotremila e duecentonovantuno e dell’arresto fino a tre anni.
Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58
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La legge deve affermarsi sul mercato. Gli imputati hanno sottolineato di aver salvato la Fiat: non escludo che queste persone siano tra le migliori che operano sul mercato. Ma proprio per questo è irrinunciabile la pretesa che i migliori rispettino la legge... Spiegano di aver evitato lo "spezzatino". Ma chi è stato a gettare la Fiat come una mezzena sul bancone del macellaio?

Requisitoria al processo contro i vertici Fiat per reato di aggiotaggio informativo.
Giancarlo Avenati Bassi, Sostituto Procuratore della Repubblica

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"La Fiat, un'azienda che pochi anni fa era a un passo dalla vendita oggi sbarca in America e compra la Chrysler, mentre in Germania è a un passo dall'acquisto della Opel, il prestigioso marchio europeo controllato dalla General Motors. Il piano Marchionne ha portato la Fiat al centro dello scenario economico mondiale. L'indebitamento della Fiat consente un'operazione di questa portata? Gli aiuti di Stato al settore dell'auto nei paesi dove la Fiat compra, Germania e Stati Uniti, sono la ragione dell'operazione? Gli stabilimenti italiani della Fiat, come Pomigliano d'Arco e Termini Imerese, rischiano la chiusura? La Fiat è da sempre della famiglia Agnelli. Sarà ancora così o di fatto l'azienda torinese sta uscendo dall'Italia?"
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Il 15 settembre 2005 per il gruppo Fiat andava in scadenza un prestito, un cosiddetto “convertendo”, pari a oltre 3 miliardi di euro. Un "convertendo" è un presito che alla sua maturazione prevede, appunto, l'esercizio di una opzione di conversione del finanziamento in azioni. Quindi, o la Fiat rimborsava il valore nominale del debito alle banche, che a livello aggregato risultava pari ad oltre 3 milardi di euro (corrispondente a 10,28 euro per azione) o le banche entravano nel capitale azionario Fiat, convertendo le obbligazioni in azioni (per circa l’8% del capitale) e facendo in modo che la quota di controllo dell’Ifil (la finanziaria attraverso cui gli Agnelli controllano Fiat) scendesse dal 30 al 22%. Le banche (tra cui Intesa, Unicredit, San Paolo e Mps) sarebbero invece arrivate al 28%, assumendo di fatto il controllo.
Nella primavera 2005 le azioni Fiat scesero ai minimi storici con un prezzo di 4,38 euro. Più a fondo di così non si poteva andare. Il 26 aprile 2005 Exor, una società di diritto lussemburghese di cui Gabetti e Grande Stevens sono rispettivamente Presidente ed Amministratore Delegato, stipulò con la Merrill Lynch un contratto derivato di equity swap. A pronti contro termine la banca si impegnava a rastrellare sul mercato 90 milioni di azioni ordinarie Fiat a 5,5 euro; al termine, in caso di plusvalenza, la Fiat avrebbe incassato il capital gain dalla banca, mentre in caso di minusvalenza avrebbe dovuto rimborsare la banca per coprire la perdita.
In pratica Exor, società controllante di Fiat tramite la sua partecipazione strategica in Ifil (la cassaforte della famiglia Agnelli) prende posizione puntando su un apprezzamento delle quotazioni di quella che è la società operativa in fondo alla sua catena di controllo, la Fiat appunto.
In Italia vige una una legge per cui, se un soggetto, da solo o in accordo con altri, supera la soglia del 30% della proprietà azionaria (come nel caso della Ifil, la finanziaria degli Agnelli) allora deve lanciare una Opa, cioè un'offerta pubblica d’acquisto totalitaria, obbligatoria per tutte le azioni (Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52. Art. 106: "Chiunque, a seguito di acquisti, venga a detenere una partecipazione superiore alla soglia del trenta per cento promuove un'offerta pubblica di acquisto rivolta a tutti i possessori di titoli sulla totalità dei titoli ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato in loro possesso"). Il tutto sotto controllo da parte dell'autorità di vigilanza sulla Borsa, la Consob.
Le azioni Fiat che stavano a 4,38 euro in primavera, cominciano a salire. Tra aprile, giugno e luglio vanno da 5 a 6 a 7 euro, e i rumors dicono che un compratore sta scalando la Fiat. Quando Merrill Lynch, che compra le azioni per la Exor, oltrepassa la soglia di partecipazione rilevante, fissata al 2% dalla normativa, comunica alla Consob questa variazione nell’assetto azionario della Fiat. Ma le altre comunicazioni alla Consob, in seguito al superamento del 5% e del 7,5% durante la fase di rastrellamento, non vengono fatte nonostante in questa fase le azioni Fiat stiano aumentando il loro valore di mercato senza nessuna notizia rilevante di natura industriale.
Il 21 luglio la Consob chiede a Fiat e Ifil un comunicato di commento. Viene data risposta che “la società non dispone di alcun elemento utile o di informazioni relative a fatti rilevanti tali da influire sulle quotazioni”.
Il 27 agosto dalla Consob contattano Grande Stevens e Gabetti per chiedere: “Non è che per caso state comprando voi?”. E quelli fingono di cadere dalle nuvole: “Noi? nooo, ma che scherzate? Noi non abbiamo preso nessuna iniziativa in relazione alla scadenza del prestito”.
Il 15 settembre, neppure tre settimane dopo, si chiude il cerchio. Si esegue l’aumento di capitale, già annunciato e probabilmente scontato dal mercato, al servizio del prestito convertendo. In questo modo la Ifil perde circa l’8% del capitale in Fiat (precedentemente la partecipazione di Ifil in Fiat era pari al 30,6%) e rischia un take over ostile, perdendo il controllo della società. Per i piccoli azionisti potrebbe andare bene perché potrebbero vedere aumentare il prezzo del titolo a causa della contesa per il controllo, mentre la Ifil rischia di perdere il controllo di fatto della società.
Ma Ifil annuncia "a sorpresa" di aver comprato, a soli cinque giorni dalla scadenza del prestito di "convertendo", dalla Exor - una finanziaria lussemburghese riconducibile sempre agli Agnelli – più di 80 milioni di azioni Fiat!
La Exor a sua volta li aveva comprati, come visto, tramite la Merryll Linch, con un contratto di equity swap, a 5,5 euro l’una. Grande Stevens, infatti, modifica con Merril Lynch il contratto di equity swap riscattando simultaneamente all’aumento di capitale, le azioni oggetto del contratto, anziché incassare la plusvalenza in contanti.
Ifil mantiene così il 30,4% di Fiat senza aver mai rischiato di perdere il controllo della società operativa e senza la necessità di fare una nuova OPA totalitaria, come visto obbligatoria per legge in caso di superamento del 30% del capitale azionario. L’obiettivo dei vertici era infatti mantenere la quota azionaria prima dell’aumento di capitale ed aveva le seguenti alternative: pagare 10,28 euro per azione alle banche per il convertendo o spendere 6,5 euro per azione per acquisire da Exor i titoli necessari a mantenere il controllo di Fiat. La scelta fu scontata quanto scorretta.
Gianni Dragoni nel suo libro conclude: “Così l’Ifil risalì all’istante al 30,4%, spendendo meno di quanto avrebbe fatto se avesse acquistato i titoli sul mercato. L’operazione ha fruttato un guadagno di 8 milioni a Merryll, di 74 alla Exor, che le ha rivendute a Ifil a un prezzo maggiore di quello pagato alla banca. Il guadagno è andato soprattutto agli Agnelli, detentori attraverso l’accomandita di famiglia del 70% di Exor. Quando l’operazione fu svelata, il titolo perse di colpo il 7,9%: per tutti gli altri azionisti il danno fu evidente”.
Gabetti e Grande Stevens sono stati ovviamente rinviati a giudizio e processati a Torino, per il reato di aggiotaggio, mentre la causa civile è arrivata al secondo grado di giudizio, con condanna.
Il pm ha chiesto per Franzo Grande Stevens, 2 anni e 6 mesi di reclusione e una multa di 500.000 euro, e per Gianluigi Gabetti, due anni e 400.000 euro. Per le società coinvolte, l'Ifil e l'accomandita di famiglia, una sanzione di 700.000 euro.
Ma non c'è da preoccuaprsi, se la caveranno tutti. Anche se Grande Stevens e Gabetti dovessero essere riconosciuti colpevoli fino in Cassazione, il tempo non tornerà indietro: Gabetti ha 86 anni, Grande Stevens 81! In caso di condanna, vista la concessione delle attenuanti generiche, la condizionale e l'età avanzata, eviteranno sicuramente la prigione, mentre le multe sono già state assorbite da quelle irrogate a suo tempo dalla Consob.
La Fiat, poi, non rischia proprio nulla, visto che l’iniziativa – per ammissione degli stessi imputati – è stata presa "a titolo personale".
Il 13 dicembre 2007 Luca Cordero di Montezemolo nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato che "senza l’operazione finanziaria del 2005 messa in atto dai vertici Fiat, non ci sarebbe stata la Fiat di oggi". Il cerchio s'è chiuso. (D*)


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P.s. Dimenticavo... C'era un manager, Giuseppe Monorchio, che rischiava di creare problemi all'operazione, ed è stato prontamente messo alla porta. Mentre ne è stato trovato un altro funzionale alla partita. Il nome? Lo fa Gabetti nel filmato: Sergio "pulloverino" Marchionne. Lo stesso che oggi apre la sua inutile bocca per dargli fiato.

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