La nuova C3







Avete uno di questi cosi? Io sono abbastanza ossessionata dal mio, a dire il vero sono ossessionata da tutte le mie cose.
Vi siete mai chiesti da dove vengono le cose che compriamo e dove finiscono quando le buttiamo via? Non riuscivo a smettere di chiedermelo.
E così ho provato a scoprirlo. I nostri libri di scuola ci dicono solo che le cose si muovono attraverso questi stadi: dall'estrazione alla produzione, alla distribuzione, al consumo, fino allo smaltimento.
Questo sistema viene chiamato "l'economia dei materiali".
Beh, ho scoperto qualcosina in più. Ecco, ho passato dieci anni in giro per il mondo, ricostruendo da dove arrivano e dove finiscono le nostre cose. E sapete cosa ho scoperto? Che c'è dell'altro.
Questa spiegazione è assolutamente incompleta. Tanto per cominciare sembra che l'attuale sistema vada benissimo. No problem!
In realtà è un sistema in crisi. Ed è in crisi perché è un sistema lineare mentre noi viviamo su un pianeta limitato. E non si può far funzionare per sempre un sistema lineare su un pianeta limitato. In ogni stadio, il sistema interagisce con il mondo reale. Nella vita reale, tutto ciò non accade su una pagina bianca; il sistema influenza le società, le culture, l'economia e l'ambiente. E in tutto questo percorso, si scontra con i propri limiti, limiti che non vediamo perchè questo diagramma è incompleto.
Quindi torniamo un attimo indietro, riempiamo qualche posto vuoto e vediamo cosa manca. Beh, una delle cose più importanti che manca sono le persone.
Già, le persone. Le persone vivono e lavorano in questo sistema, ma alcune sono più importanti di altre, alcune hanno più voce in capitolo. Chi sono? Bene, cominciamo dal governo. I miei amici dicono di utilizzare un carro armato per rappresentare il governo, il che è vero in molti stati e sempre di più anche negli USA. Dopotutto, più del 50% della nostra spesa pubblica finisce ai militari. Io userò una persona per rappresentare il governo perché tengo valida l'idea, per cui i governi dovrebbero essere del popolo, fatti dal popolo per il popolo. E' compito del governo prendersi cura di noi, è il suo lavoro. E poi arrivarono le multinazionali.
Dunque, la ragione per cui le multinazionali sembrano più grandi del governo è che le multinazionali, sono più grandi del governo.
Tra le maggiori 100 economie mondiali, oggi 51 sono multinazionali. Man mano che le multinazionali sono cresciute in potenza e potere, si è notato un piccolo cambiamento nell'atteggiamento del governo. Il governo si preoccupa di prendersi cura più di loro che di noi.
Ok, vediamo cos'altro manca in questo disegno. Cominciamo con l'estrazione, che è un espressione carina per dire sfruttamento delle risorse, che è un espressione carina per dire distruzione del pianeta. Abbattiamo alberi, facciamo saltare in aria montagne per estrarre metalli, esauriamo risorse idriche e causiamo estinzioni.
Ed eccoci al nostro primo limite. Stiamo esaurendo le risorse naturali. Usiamo troppe cose. So che è difficile da accettare ma questa è la verità e dobbiamo affrontarla.
Negli ultimi 3 decenni, 1/3 delle risorse sono state consumate. Per sempre! Abbattiamo, scaviamo, estraiamo, distruggiamo così velocemente da compromettere le capacità che il nostro pianeta ha di ospitarci.
Nel luogo in cui vivo, gli Stati Uniti, è rimasto meno del 4 percento delle foreste originarie e il 40 percento dei corsi d'acqua sono diventati non potabili.
E non solo stiamo usando troppe cose, ne stiamo usando più di quante ce ne spettino. Noi, gli USA, abbiamo il 5 percento della popolazione mondiale, ma consumiamo il 30 percento delle risorse e creiamo il 30 percento dei rifiuti.
Se tutti consumassero ai ritmi degli USA, avremmo bisogno di tre, quattro o cinque pianeti, e indovinate un po? Ne abbiamo solo uno!
La risposta del mio paese a questo limite è di prendere ciò che appartiene ad altri, il terzo mondo, o sarebbe meglio dire quel posto in cui, in qualche modo, sono capitate delle cose che appartengono a noi.
Quindi, come la mettiamo? A proposito di distruggere il pianeta, il 75 percento delle riserve di pesca, sono utilizzate al di sopra delle loro capacità; l'80 percento delle foreste sono state abbattute. Solo in Amazzonia, tagliamo 2000 alberi ogni minuto, 7 campi di calcio ogni minuto.
E le persone che ci vivono? Beh, secondo questi due tipi - governo e multinazionali -, le risorse non sono di loro proprietà, anche se vivono lì da generazioni. Non possiedono mezzi di produzione e non comprano molte cose, e in questo sistema se non possiedi e non compri un sacco di cose, non hai alcun valore.
Poi le materie prime, si muovono verso al fase di produzione, in cui usiamo energia per mescolare prodotti chimici tossici con risorse naturali. Creando cosi prodotti contaminati.
Attualmente in commercio ci sono oltre 100.000 prodotti chimici sintetici. Solo una manciata di essi sono stati testati per valutarne l'impatto sulla salute umana e per nessuno si sono determinati gli effetti in caso di interazione con altri prodotti chimici a cui siamo esposti ogni giorno. Non siamo a conoscenza dell'impatto che queste sostanze tossiche hanno sulla nostra salute e sull'ambiente, ma sappiamo per certo una cosa: se entrano sostanze tossiche, escono sostanze tossiche. Fino a quando continueremo ad immettere sostanze tossiche nel nostro sistema produttivo, avremmo sostanze tossiche nei prodotti che portiamo nelle nostre case, posti di lavoro e scuole e nei nostri corpi.
E' un esempio il BFR. Si tratta di sostanze chimiche utilizzate per rendere ignifughe le sostanze ma che sono in realtà estremamente tossiche. Sono delle neurotossine, hanno effetti dannosi sulle cellule celebrali, per quale oscuro motivo utilizziamo una sostanza del genere? Eppure la mettiamo nei nostri computer, negli elettrodomestici, nei divani, nei materassi e perfino in alcuni cuscini. Pensate, prendiamo i nostri cuscini, li immergiamo in sostanze neuro tossiche e poi li portiamo a casa e ci appoggiamo la nostra testa per 8 ore ogni notte. Io non lo so ma credo che in questa nazione, con cosi tanto potenziale, potremmo pensare ad un modo migliore per evitare che la nostra testa prenda fuoco ogni notte.
Le sostanze tossiche si accumulano nella catena alimentare e si concentrano nei nostri organismi. Sapete qual è il cibo che si trova in cima alla catena alimentare che ha i più alti livelli di inquinanti tossici? Il latte materno. Significa che abbiamo raggiunto il punto in cui sono i membri più piccoli della società, i nostri bambini, ad assumere la più alta dose di sostanze chimiche tossiche, e per giunta attraverso l'allattamento. Non è forse una enorme profanazione, questa? L'allattamento è fondamentale atto di nutrimento umano. Dovrebbe essere sacro e inviolabile. Oggi il latte materno è comunque il meglio e le madri dovrebbero assolutamente continuare ad allattare, ma dovremmo proteggerlo. Loro - governo e multinazionali - dovrebbero proteggerlo. Credevo si prendessero cura di noi... Le persone che entrano maggiormente in contatto con queste sostanze tossiche sono senza dubbio gli operai, molti dei quali sono donne in età fertile, lavorano con agenti tossici, cancerogeni, e non solo. Ora vi chiedo, quale donna in età fertile lavorerebbero in queste condizioni, se non una donna che non ha altra scelta?
Ed ecco un'altra delle meraviglie di questo sistema. L'erosione degli ambienti e delle economie locali, garantisce un costante rifornimento di persone che non hanno altra scelta.
Ogni giorno 200.000 persone si spostano da ambienti che le hanno sostenute da generazioni verso città dove molti vivranno in condizioni misere, in cerca di lavoro, non importa quanto tossico questo lavoro sia.
Vedete? Non sono solo le risorse ad essere devastate in questo processo, ma anche le persone. Intere comunità vengono distrutte: oplà, sostanze tossiche in, sostanze tossiche out. Molte lasciano le fabbriche sotto forma di prodotti, ma ancora di più ne escono come sottoprodotti o inquinamento. E si tratta di un sacco di inquinamento.
Negli USA, le industrie ammettono di liberare oltre 2 milioni di tonnellate di sostanze tossiche ogni anno. In realtà il numero è probabilmente molto più alto.
Ed ecco un altro limite: chi vorrebbe vedere ed annusare 2 milioni di tonnellate di sostanze chimiche e tossiche ogni anno? E quindi cosa si fa? Si spostano le fabbriche più inquinanti in altri stati, inquinano la terra di qualcun altro, ma, sorpresa? Un bel po' di inquinamento atmosferico ci torna indietro portato dalle correnti atmosferiche.
Cosa succede quando tutte queste risorse vengono trasformate in prodotti? Beh, ci si muove qui, verso la distribuzione.
Distribuzione significa vendere più cianfrusaglia tossica il più velocemente possibile. Lo scopo di tenere bassi i prezzi, convincere le persona e comprare e fare ruotare le scorte.
Come si fa a tenere bassi i prezzi? Beh, i commessi non vengono pagati molto e si tagliano i costi dell'assicurazione sanitaria ogni volta che si può. Il trucco è nell'esternalizzare i costi. Significa che i costi reali per produrre qualcosa non sono inclusi nel prezzo. In altre parole, non stiamo effettivamente pagando per la cosa che compriamo.
Ci stavo pensando l'altro giorno. Stavo andando al lavoro, volevo ascoltare delle notizie, cosi sono entrata da Radio Shack per comprare una radiolina. Ne ho trovato una verde e molto carina a 4.99 $.
Mentre ero in coda, pensavo come 4.99 $ potessero includere i costi di fabbricazione e di trasporto. Il metallo è stato probabilmente estratto in Sud Africa, il petrolio in Iraq, la plastica è stata prodotta in Cina, e forse il tutto è stato assemblato da una quindicenne in una maquiladora in Messico. 4.99 $ non bastano neppure per pagare l'affitto dello scaffale da cui l'ho presa, senza contare una parte del salario del commesso che mi ha aiutata a sceglierla o i costi di trasporto marittimo e stradale dei suoi componenti. Al che ho capito: non ero io a pagare per quella radio. Quindi chi ha pagato?
Queste persone hanno pagato con la perdita delle loro risorse naturali. Queste persone hanno pagato con l'inquinamento atmosferico, con l'aumento di asma e cancro.
I bambini del Congo, hanno pagato con il loro futuro. Il 30 percento di alcuni bambini del Congo hanno dovuto abbandonare la scuola per lavorare nelle miniere di coltan, metallo usato nei nostri prodotti usa e getta.
Anche queste persone hanno pagato, non avendo alcuna assicurazione sanitaria.
In questo sistema, parecchie persone hanno lavorato duro affinchè io potessi acquistare questa radio a 4.99 $, e nessuno di questi contributi viene registrato in alcun libro contabile. Ecco cosa intendo con le multinazionali esternalizzano i reali costi di produzione. Ed eccoci arrivati alla freccia d'oro dei consumi.
Questo è il cuore del sistema, è il motore che muove tutto, è talmente importante che questi due tizi - governo e multinazionali - fanno di tutto per proteggerla.
Ecco perché, dopo l'11 settembre, quando la nostra nazione era sotto shock, il presidente Bush avrebbe potuto dare diversi consigli: piangere, pregare, sperare... E invece no, disse di comprare.
Comprare!? Siamo diventati una nazione di consumatori. La nostra identità principale è quella di consumatori. Non madri, non insegnanti, non agricoltori, ma consumatori. Quanto noi valiamo viene misurato e dimostrato inanzi tutto da quanto contribuiamo a questa freccia d'oro, da quanto consumiamo.
E consumiamo, eccome. Compriamo, e compriamo ,e compriamo. E aumentiamo il consumo di materie prime. E aumentano, eccome...
Indovinate quale percentuale delle materie prime che transitano in questo sistema è ancora in uso sei mesi dopo la loro vendita in Nord America? 50 percento? 20? No! Uno percento. Uno! In altre parole, il 99 percento dei materiali che raccogliamo, estraiamo, e trasportiamo, il 99 percento dei materiali che transitano in questo sistema viene distrutto entro 6 mesi. Come possiamo far funzionare un pianeta con un tasso di smaltimento del genere?
Non è sempre stato così. Oggi l'americano medio consuma il doppio rispetto a 50 anni fa. Chiedete a vostra nonna, ai suoi tempi capacità di gestione, perspicacia e parsimonia, erano valori apprezzati.
Come è potuto accadere tutto ciò? Non è accaduto per caso. E' stato fatto accadere. Appena dopo la fine della seconda guerra mondiale, questi due tizi - governo e multinazionali - cercavano di immaginarsi come far galoppare l'economia.
L'analista Victor Lebow elaborò la soluzione che è diventata la norma per tutto il sistema. Disse: la nostra economia incredibilmente produttiva ci richiede di elevare il consumismo a nostro stile di vita, di trasformare l'acquisto e l'uso di merci in rituali, di far si che la nostra realizzazione personale e spirituale venga ricercata nel consumismo. Abbiamo bisogno che sempre più beni vengano consumati, distrutti e rimpiazzati ad un ritmo sempre maggiore.
E il capo dei consulenti economici di Eisenhower disse che lo scopo ultimo dell'economia americana è di produrre più beni di consumo.
Più beni di consumo? Lo scopo ultimo? Non è fornire assistenza sanitaria, o educazione o un sistema di trasporti sicuro, o sostenibilità, o giustizia? Beni di consumo!?
Come hanno fatto a farci accettare questo programma in modo così entusiastico? Beh, due delle strategia più efficaci sono l'obsolescenza pianificata e l'obsolescenza percepita.
L'obsolescenza pianificata può essere descritta come progettare per la discarica. Vengono progettati prodotti con lo scopo di renderli inutili il prima possibile in modo che noi li buttiamo per comprarne di nuovi.
E' evidente se pensiamo ad oggetti come borse e bicchieri di plastica, ma ora accade anche per cose più grandi: scope, dvd, macchine fotografiche, barbecue... Tutto, anche i computer. Avete fatto caso a come la tecnologia cambi cosi velocemente da rendere il vostro pc appena comprato completamente inutile nel giro di solo due anni?
Ero curiosa in merito a ciò e cosi ho smontato un grosso pc per vedere cosa ci fosse dentro e ho scoperto che il componente che viene cambiato ogni anno è solo un pezzettino nell'angolo, ma non puoi sostituirlo perche ogni nuova versione ha una forma diversa. Così sei costretto a buttare tutto il pc e a comprarne uno nuovo.
Ho letto alcune citazioni da giornali di design industriale degli anni 50, quando l'obsolescenza pianificata stava prendendo piede. I designer sono molto espliciti a riguardo, discutono su quanto velocemente possono far si che le cose si rompono, lasciando il consumatore con abbastanza fiducia nel prodotto da comprarne un altro. Era tutto premeditato.
Ma le cose non si rompono sufficientemente in fretta per tenere a galla questa freccia. Ecco perché esiste anche l'obsolescenza percepita. E' lei a convincerci a buttare via una cosa che funziona ancora perfettamente. Come riescono a farlo? Semplice, cambiando l'aspetto dell'oggetto in modo che se lo aveste comprato due anni fa, chiunque può dirvi che, recentemente, non avete fatto abbastanza per questa freccia. E siccome dimostriamo il nostro valore in base a ciò, può essere imbarazzante...
Ho lo stesso enorme monitor bianco sulla scrivania da cinque anni, la mia collega ha appena comprato un nuovo pc: schermo piatto, lucente, che si intona con il computer, con il suo telefono e persino con la sua penna! Sembra stia guidando una navicella spaziale. E io? Io ho una specie di lavatrice sulla scrivania.
La moda è un altro eccellente esempio. Vi siete mai chiesti perché i tacchi delle scarpe da donna sono un anno spessi e un anno fini? Non c'è stato nessun dibattito per stabilire quale struttura sia più salutare per i piedi delle donne. Semplicemente perché portare tacchi spessi nell'anno dei tacchi fini, fa capire a tutti che negli ultimi tempi non avete contribuito alla freccia, e dunque non valete anche voi come la persona accanto a voi con i tacchi fini o come qualcuno in uno spot. Tutto per continuare a far comprare nuove scarpe.
La pubblicità e i media in generale, giocano un ruolo decisivo in questo processo. Ognuno di noi negli USA, viene bombardato ogni giorno con più di 3.000 annunci pubblicitari. Vediamo più pubblicità noi in un anno rispetto a quanto ne vedesse una persona 50 anni fa in tutta la sua vita. E se ci pensate, qual è lo scopo di uno spot se non quello di farci sentire infelici per quello che abbiamo? Quindi 3000 volte al giorno, ci dicono che i nostri capelli non vanno bene, le nostre auto non vanno bene, noi non andiamo bene, ma tutto ciò può andare a posto se andiamo a fare shopping.
I media contribuiscono a tenere nascosto tutto ciò, in modo che l'unico stadio dell'economia dei materiali che noi vediamo è l'acquisto. L'estrazione, la produzione e lo smaltimento rimangono fuori dal nostro campo visivo.
Negli USA, non abbiamo mai posseduto cosi tante cose, ma i sondaggi dicono che a livello nazionale siamo sempre meno felici. Il periodo di massima felicità sembra sia stato negli anni 50, proprio quando è esplosa questa mania dei consumi... Mmmhhh, coincidenza interessante... E penso di sapere il perché.
Abbiamo sempre più cose, ma sempre meno tempo per ciò che ci rende davvero felici: gli amici, la famiglia, il tempo libero. Non abbiamo mai lavorato così tanto. Alcuni analisti affermano che abbiamo meno tempo libero ora rispetto alle società feudali. E sapete quali sono le due principali attività che svolgiamo nel nostro tempo libero? Guardare la TV e fare shopping. Negli USA lo shopping occupa il triplo o il quadruplo del tempo speso per questa attività in Europa.
Ci troviamo quindi in questa situazione ridicola: lavoriamo, magari facciamo due lavori, torniamo a casa stanchissimi e ci buttiamo sul nostro nuovo divano a guardare la TV. La pubblicità ci dice “fai schifo!”. Quindi ci tocca andare al centro commerciale per comprare qualcosa che ci faccia star meglio, quindi dobbiamo lavorare di più per pagare queste cose, quindi torniamo a casa e siamo più stanchi, quindi ci sediamo e guardiamo più tv, che ci dice di tornare al centro commerciale. Un circolo folle. E alla fine cosa succede alle cose che abbiamo comprato? A questi ritmi di consumo non ci sarebbe più spazio nelle nostre case, sebbene la loro dimensione sia raddoppiata rispetto agli anni 70. Finiscono tutte nella spazzatura.
Così eccoci arrivati allo smaltimento. Questa è la parte dell'economia dei materiali che conosciamo meglio, perché tutti noi ogni tanto dobbiamo portare fuori la spazzatura. Negli USA, ognuno di noi produce ogni giorno più di due chili di rifiuti, il doppio rispetto a 30 anni fa.
Questi rifiuti finiscono sotterrati in una discarica, che non è altro che un grosso buco nel terreno o, se siete proprio sfortunati, prima vengono bruciati in un inceneritore e poi sotterrati in una discarica. Entrambi i processi causano inquinamento di aria, terra e acqua, senza dimenticare il cambiamento climatico.
L'incenerimento dei rifiuti è veramente negativo. Vi ricordate le sostanze tossiche nello stadio della produzione? Bruciare i rifiuti le libera nell'atmosfera. Anzi, peggio ancora, le trasforma in sostanze super tossiche. Come la Diossina.
La Diossina è la sostanza più tossica mai creata dall'uomo. E gli inceneritori sono la fonte principale di Diossina. Ciò significa che potremmo fermare la principale fonte della sostanza più tossica semplicemente smettendo di bruciare i rifiuti. E potremmo farlo oggi!
Alcune società non vogliono costruire discariche e inceneritori nel nostro paese, quindi esportano anche i rifiuti.
E il riciclaggio? Può aiutare? Certo! Il riciclaggio riduce la quantità di contenuti e la necessità di estrarre e tagliare nuove materie prime. Assolutamente, dovremmo tutti riciclare.
Ma non è abbastanza. Non sarà mai abbastanza. Per un paio di motivi:
Primo, gli scarti che escono dalle nostre case sono solo la punta dell'iceberg. Per ogni bidone della spazzatura che voi portate fuori, ce ne sono 70 a monte solo per creare il contenuto di quel bidone. Quindi, anche se riciclassimo il 100 percento dei nostri rifiuti, non arriveremmo al cuore del problema.
Inoltre molti rifiuti non possono essere riciclati. Sia perché contengono troppe sostanze tossiche, sia perché sono progettati apposta per non essere riciclati. Come quelle confezioni di succhi con uno strato di metallo, plastica e carta mischiati insieme: è impossibile separarli o riciclarli.
Come potete vedere, questo è un sistema in crisi. In tutte le fasi ci stiamo scontrando con i suoi limiti, dal cambiamento climatico, alla diminuzione della nostra felicità. Non funziona, punto!
Ma il lato positivo di questo problema cosi ampio, è che ci sono un sacco di punti su cui intervenire. Ci sono un sacco di persone qui che intervengono per salvare le foreste, altre qui per produrre in modo pulito, persone che si occupano dei diritti dei consumatori, del commercio equo, del consumo consapevole, di bloccare discariche o inceneritori, e - cosa molto importante - di riportare il nostro governo sulla retta via, in modo che sia fatto davvero dalle persone per le persone.
Tutto questo lavoro è estremamente importante, ma le cose cominceranno a muoversi solo quando vedremo i collegamenti, il quadro generale. Quando le persone all'interno di questo quadro uniranno le loro forze, potremo trasformare questo sistema lineare in qualcosa di nuovo, in un sistema che non butta via risorse e persone.
Ciò che abbiamo davvero bisogno di buttare via è questa vecchia mentalità “usa e getta”. C'è una nuova scuola di pensiero a riguardo, ed è basata su sostenibilità e giustizia. Chimica verde, zero rifiuti, produzione a circolo chiuso, energie rinnovabili, economie locali.
Sta già accadendo. Alcuni dicono che tutto ciò non è possibile, non è realistico, non può realizzarsi. Io dico che i visionari sono quelli che vogliono continuare sulla vecchia via. Ricordatevi che la vecchia via non c'è da sempre, non è come la gravità con cui dobbiamo per forza convivere. Le persone l'hanno creata, e anche noi siamo persone, quindi creiamo qualcosa di nuovo.



Lo spot in italiano recita così: "Nuova Citroen C3, l'insieme di quegli accessori irrinunciabili..."

Memorias y desmemorias






Memoria

La palabra recordar viene del latín re-cordis, que significa volver a pasar por el corazón.
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Desmemoria

Chicago está llena de fábricas. Hay fábricas hasta en pleno centro de la ciudad, en torno al edificio más alto del mundo. Chicago está llena de fábricas, Chicago está llena de obreros.

Al llegar al barrio de Heymarket, pido a mis amigos que me muestren el lugar donde fueron ahorcados en 1886, aquellos obreros que el mundo entero saluda cada 1º de Mayo - Ha de ser por aquí - me dicen. Pero nadie sabe. Ninguna estatua se ha erigido en memoria de los mártires de Chicago en la ciudad de Chicago. Ni estatua, ni monolito, ni placa de bronce, ni nada.
El primero de mayo es el único día verdaderamente universal de la humanidad entera, el único día donde coinciden todas las historias y todas las geografías, todas las lenguas y las religiones y las culturas del mundo; pero en los Estados Unidos, el primero de mayo es un día cualquiera. Ese día, la gente trabaja normalmente, y nadie, o casi nadie, recuerda que los derechos de la clase obrera no han brotado de la oreja de una cabra, ni de la mano de Dios o del amo.
Tras la inútil exploración de Heymarket, mis amigos me llevan a conocer la mejor librería de la ciudad. Y allí, por pura curiosidad, por pura casualidad, descubro un viejo cartel que está como esperándome, metido entre muchos otros carteles de cine y música rock.
El cartel reproduce un proverbio del Africa:
Hasta que los leones tengan sus propios historiadores, las historias de cacería seguirán glorificando al cazador.
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Estoy leyendo una novela de Louise Erdrich.
A cierta altura, un bisabuelo encuentra a su bisnieto.
El bisabuelo está completamente chocho (sus pensamientos tienen el color del agua) y sonríe con la misma beatífica sonrisa de su bisnieto recién nacido.
El bisabuelo es feliz porque ha perdido la memoria que tenía. El bisnieto es feliz porque no tiene, todavía, ninguna memoria.
He aquí, pienso, la felicidad perfecta. Yo no la quiero.
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A fines del siglo dieciocho, los soldados de Napoleón descubrieron que muchos niños egipcios creían que las pirámides habían sido construidas por los franceses o por los ingleses.
A fines del siglo veinte, muchos niños japoneses creían que las bombas sobre Hiroshima y Nagasaki habían sido arrojadas por los rusos.
En 1965, el pueblo de Santo Domingo resistió durante ciento treinta y dos noches la invasión de cuarenta y dos mil marines norteamericanos. La gente peleó casa por casa, cuerpo a cuerpo, con palos y cuchillos y carabinas y piedras y botellas rotas. ¿Qué creerán, de aquí a un tiempo, los niños dominicanos? El gobierno no celebra a la resistencia nacional en un Día de la Dignidad, sino el Día de la Confraternidad, poniendo un signo de igual entre quienes habian besado la mano del invasor y quienes habían puesto el pecho a los tanques.
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En 1839, el embajador norteamericano en Honduras, John Lloyd Sthephens, compró la ciudad maya de Cópan, con dioses y todo, por cincuenta dólares.
En 1892, en las cercanías de Nueva York, un jefe indígena iroqués vendió las cuatro fajas sagradas que su comunidad guardaba desde siempre. Como las ruinas alzadas en la maleza de Copán, esas fajas de conchillas contaban la historia colectiva. El general Henry B. Carrington las compró por setenta y cinco dólares.
Para blanquear la República Dominicana, el general Rafael Leónidas Trujillo asesinó a 18.000 negros en 1937. Eran todos haitianos, como su abuela materna. Trujillo pagó al gobierno de Haití una indemnización de veintinueve dólares por muerto.
En el año 2001, al cabo de varios procesos por sus crímenes, el general chileno Agusto Pinochet terminó pagando una multa de 3.500 dólares. Un dólar por muerto.
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El imperio otomano se caía a pedazos y los armenios pagaron el pato. Mientras ocurría la primera guerra mundial, una carnicería programada por el gobierno acabó con la mitad de los armenios en Turquía:
casas saqueadas y quemadas,
caravanas de desnudos arrojados al camino sin agua ni nada,
mujeres violadas a la luz del día en la plaza del pueblo,
cuerpos mutilados flotando en los ríos.
Quien no murió de sed o hambre o frío, murió de cuchillo o bala. O de horca. O de humo: en el desierto de Siria, los armenios expulsados de Turquía fueron encerrados en cuevas y asfixiados con humo, en lo que fue algo así como una profecía de las cámaras de gas de la Alemania nazi.
Veinte años después, Hitler estaba programando, con sus asesores, la invasión de Polonia. Midiendo los pros y los contras de la operación, Hitler advirtió que habría protestas, algún escándalo internacional, algún griterío, pero aseguró que ese ruido no duraría mucho. Y preguntando comprobó:
- ¿Quién se acuerda de los armenios?
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Hace cuatro siglos y medio, Miguel Servet fue quemado vivo, con leña verde, en Ginebra. Calvino lo mandó a la hoguera, porque Servet creía que nadie debía ser bautizado antes de llegar a la edad adulta, tenía sus dudas sobre el misterio de la Santísima Trinidad y era tan cabezadura que insistía en enseñar, en sus clases de medicina, que la sangre pasa por el corazón, pero se purifica en los pulmones.
Sus herejías lo habían condenado a una vida gitana. Antes de que lo atraparan, había cambiado muchas veces de país, de casa, de oficio y de nombre.
Servet ardió, muy lentamente, junto a los libros que había escrito. En la portada de uno de sus libros, un grabado mostraba a Sansón cargando, a la espalda, una muy pesada puerta. Debajo, se leía: Llevo mi libertad conmigo.
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Túpac Amaru había sido el último rey de los incas, que durante cuarenta años había peleado en las montañas del Perú. En 1572, cuando el sable del verdugo le partió el pescuezo, los profetas indios anunciaron que alguna vez la cabeza se juntaría con el cuerpo.
Y se juntó. Dos siglos después, José Gabriel Condorcanqui encontró el nombre que lo estaba esperando. Convertido en Túpac Amaru, él encabezó la más numerosa y peligrosa rebelión indígena en toda la historia de las Américas.
Ardieron los Andes. Desde la cordillera hasta la mar se alzaron las víctimas del trabajo forzado en las minas, las haciendas y los talleres. De victoria en victoria, amenazaban el menú colonial los sublevados que avanzaban, a paso imparable, vadeando ríos, trepan­do montañas, atravesando valles, pueblo tras pueblo. Y a punto estuvieron de conquistar el Cuzco.
La ciudad sagrada, el corazón del poder, estaba ahí: desde las cumbres se veía, se tocaba.
Habían pasado dieciocho siglos y medio, y se repetía la historia de Espartaco, que tuvo a Roma al alcance de la mano. Y tampoco Túpac Amaru se decidió a atacar. Tropas indias, al mando de un ca­cique vendido, defendían el Cuzco, ciudad sitiada, y él no mataba indios: eso no, eso nunca. Bien sabía que era necesario, que no ha­bía otra, pero...
Mientras él dudaba, que sí, que no, que quién sabe, pasaron los días y las noches y los soldados españoles, muchos, bien armados, iban llegando desde Lima.
Envano le enviaba desesperados mensajes su mujer, Micaela Bastidas, que comandaba la retaguardia:
— Tú me has de acabar de pesadumbres...
— Yo ya no tengo paciencia para aguantar todo esto...
— Bastantes advertencias te di...
— Si tú quieres nuestra ruina, puedes echarte a dormir.

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¿Hasta cuándo habrá más penas y olvido? ¿No será hora de que nos olvidemos de olvidar? Este artículo nos invita a entrar al tema de las memorias y desmemorias, a través de seis puertas.



LA MEMORIA MUTILADA

"Hasta que los leones tengan sus propios historiadores, las historias de cacería seguirán glorificando al cazador."
(Proverbio africano)

La memoria del poder no recuerda: bendice. Ella justifica la perpetuación del privilegio por derecho de herencia, otorga impunidad a los crímenes de los que mandan y proporciona coartadas a su discurso, que miente con admirable sinceridad.
La memoria de pocos se impone como memoria de todos. Pero este reflector, que ilumina las cumbres, deja la base en la oscuridad. Los que no son ricos, ni blancos, ni machos, ni militares, rara vez actúan en la historia oficial de América Latina: más bien integran la escenografía, como los extras de Hollywood. Son los invisibles de siempre, que en vano buscan sus caras en este espejo obligatorio. Ellos no están.
La memoria del poder sólo escucha las voces que repiten la aburrida letanía de su propia sacralización. "Los que no tienen voz" son los que más voz tienen, pero llevan siglos obligados al silencio, y a veces da la impresión de que se han acostumbrado. El elitismo, el racismo, el machismo y el militarismo, que nos impiden ser, también nos impiden recordar.
Se enaniza la memoria colectiva, mutilada de lo mejor de sí, y se pone al servicio de las ceremonias de autoelogio de los mandones que en el mundo son.

LA MEMORIA ROTA

Que la fortuna se ha hecho titiritera
y tan pronto te muestra un país
como lo oculta.

(Abú Bakr b. Sárim, poeta de Sevilla, siglo XIII).

La cultura de consumo, que exige comprar, condena todo lo que vende al desuso inmediato: las cosas envejecen en un parpadeo, para ser reemplazadas por otras cosas de vida fugaz.
El shopping center, templo donde se celebran las misas del consumo, es un buen símbolo de los mensajes dominantes en la época nuestra: existe fuera del tiempo y del espacio, sin edad y sin raíz, y no tiene memoria.
Y la televisión es el vehículo donde esos mensajes se irradian de la manera más eficaz. La tele nos acribilla con imágenes que nacen para ser olvidadas en el acto. Cada imagen sepulta a la imagen anterior y sólo sobrevive hasta la imagen siguiente.
Los acontecimientos humanos, convertidos en objeto de consumo, mueren, como las cosas, en el instante en que son usados. Cada noticia está divorciada de su propio pasado y divorciada del pasado de las demás. En la era del zapping, no se sabe si cuanto más nos informamos, más conocemos o más ignoramos.
Los medios de comunicación y los centros de educación no suelen contribuir mucho, que digamos, a la integración de la realidad y su memoria. La cultura de consumo, cultura del desvinculo, nos adiestra para creer que las cosas ocurren porque sí. Incapaz de reconocer sus orígenes, el tiempo presente proyecta el futuro como su propia repetición, mañana es otro nombre de hoy: la organización desigual del mundo, que humilia a la condición humana, pertenece al orden eterno, y la injusticia es une fatalidad que estamos obligados a aceptar o aceptar.
El poder no admite más raíces que las que necesita para proporcionar coartadas a sus crímenes; la impunidad exige la desmemoria.
Hay países y personas exitosas y hay países y personas fracasadas, porque la vida es un sistema de recompensas y castigos que premia a los eficientes y castiga a los inútiles.
Para que las infamias puedan ser convertidas en hazañas, hay que romper la memoria: la memoria del norte se divorcia de la memoria del sur, la acumulación se desvincula del vaciamiento, la opulencia no tiene nada que ver con el despojo.
La memoria rota nos hace creer que la riqueza es inocente de la pobreza y que la desgracia no paga, desde hace siglos o milenios, el precio de la gracia. Y nos hace creer que estamos condenados a la resignación.

LA MEMORIA QUEMADA

Para que el demonio no pueda continuar ejerciendo sus engaños.
(Del arzobispo de Uma, que en 1614 mandó quemar todas las quenas y demás instrumentos musicales de los indios).

En 1499, en Granada, el arzobispo Cisneros arrojó a las llamas los libros musulmanes, para reducir a cenizas ocho siglos de historia escrita de la cultura islámica en España.
En 1562, en Mani de Yucatán, fray Diego de Landa arrojó a las llamas los libros mayas, para reducir a cenizas ocho siglos de historia escrita de la cultura indígena en América.
En 1888, en Río de Janeiro, el emperador Pedro II arrojó a las llamas la documentación sobre la esclavitud en Brasil, para reducir a cenizas tres siglos y medio de historia escrita de la infamia negrera.
En 1983, en Buenos Aires, el general Reynaldo Bignone arrojó a las llamas la documentación sobre la guerra sucia de la dictadura militar argentina, para reducir a cenizas ocho años de historia escrita de la infamia carnicera.
En 1995, en la ciudad de Guatemala, el ejército arrojó a las llamas la documentación sobre la guerra sucia de la dictadura militar guatemalteca, para reducir a cenizas cuarenta años de historia escrita de la infamia carnicera.

LA MEMORIA PORFIADA

¿Dónde estaba yo, antes de estar?
(Pregunta de un niño de cinco años a la madre, según me contó la madre)

La historia se repite? ¿O se repite sólo como penitencia de quienes son incapaces de escucharla? No hay historia muda. Por mucho que la quemen, por mucho que la rompan, por mucho que la mientan, la memoria humana se niega a callarse la boca. El tiempo que fue sigue latiendo, vivo, dentro del tiempo que es, aunque el tiempo que es no lo quiera o no lo sepa.
Los libros y las gentes achicharradas en las hogueras de la Santa Inquisición irradian une obstinada energía, energía de pluralidad y tolerancia, sobre los procesos de cambio de la España de hoy.
Las voces de la América precolombina, castigadas voces que hablan de la vida en comunidad y de la comunión con la naturaleza, resuenan muy nuevitas, abriendo brechas en los callejones sin salida de esta América actual.
Los brasileños están redescubriendo el más despreciado capítulo de su historia, la resistencia del reino de Palmares, aquel santuario de libertad donde los esclavos negros fugitivos derrotaron a más de cuarenta embestidas militares a lo largo de un siglo, y en esa perdida memoria estén empezando a celebrar el más certero símbolo de dignidad nacional.
Los argentinos empiezan a reconocer su mejor símbolo de salud mental en las madres de Plaza de Mayo, que habían sido llamadas locas cuando se negaron a olvidar, y en Guatemala el símbolo de otro país posible ya se llama Rigoberta Menchú, la mujer indígena que desde hace años encabeza el desafío contra la amnesia de los crímenes del terror de Estado.

LA MALA MEMORIA

Tenia tan mala memoria que se olvidó de que tenía mala memoria y se acordó de todo.
(Ramón Gómez de la Serna).

La amnesia, dice el poder, es sana.
Desde el punto de vista del poder, no sólo estaban y están locas las madres de sus víctimas, sino que también están locos sus propios instrumentos, los verdugos, cuando no pueden dormir a pata suelta, sin otra molestia que los mosquitos del verano.
No es mucha la gente que nace con esa incómoda glándula llamada conciencia, que segrega culpa, pero a veces se da: cuando un oficial del ejército argentino, el capitán Scilingo, reveló que no podía dormir sin lexotanil o borrachera desde que había arrojado al mar a treinta prisioneros vivos, sus superiores le recomendaron tratamiento psiquiátrico, porque se había vuelto loco.
El gobierno argentino ha enviado a Europa a más de un oficial nazi, aplicando la extradición por crímenes masivos cometidos hace más de medio siglo, al mismo tiempo que otorgaba impunidad, y aplausos, a los oficiales argentinos que habían cometido crímenes masivos hace un rato nomas.
La memoria y la justicia, ¿son lujos que los países latinoamericanos no pueden permitirse? ¿Estamos obligados a vivir en estado de perpetua mentira?
El poder identifica a la memoria con el desorden y a la justicia con la venganza. En nombre del orden democrático y de la conciliación nacional, se han dictado leyes de impunidad de los países latinoamericanos que vienen de sufrir dictaduras militares. Esas leyes, que entierran el pasado, destierran la justicia.
Cuando en 1989 se realizo en el Uruguay el plebiscito contra la impunidad, la mayoría de la gente cayó en la trampa de la propaganda oficial, que sembró el pánico bombardeando con amenazas a la opinión pública. Lavado de memoria, lavado de cerebro: si se castigaban los crímenes de la gente de uniforme, o si simplemente se abría la posibilidad de que semejante cosa ocurriera, la violencia volvería, se repetiría la historia. El olvido era el precio de la paz.
La experiencia dice todo lo contrario. Para que la historia no se repita, hay que recordarla la impunidad, que premia al delito, estimula al delincuente. Y cuando el delincuente es el Estado, que viola, robe, tortura y mata sin rendir cuentas a nadie, se emite desde el poder une luz verde que autoriza a la sociedad entera a violar, robar, torturar y matar. Y la democracia paga, a la corta o a la larga, las consecuencias.
La impunidad del poder, hija de la mala memoria, es une de las maestras de la Escuela del Crimen. A esa escuela acuden, hoy por hoy, muchos millones de niños latinoamericanos; y el alumnado crece día a día.

LA MEMORIA PROHIBIDA

El obispo Juan Gerardi presidió del grupo de trabajo que rescató la historia reciente del terror en Guatemala. Miles de voces, testimonios recogidos en todo el país, fueron juntando los pedacitos de 40 años de memoria del dolor: 150.000 guatemaltecos muertos, 50.000 desaparecidos, un millón de exiliados y refugiados, 200.000 huérfanos, 40.000 viudas, 9 de cada diez víctimas eran civiles desarmados, en su mayoría indígenas; y en ocho de cada diez casos, la responsabilidad era del ejército o de sus bandas paramilitares.
La iglesia hizo público el informe un jueves de abril del 98, dos días después, el obispo Gerardi apareció muerto, con el cráneo partido a golpes de piedra.

LA MEMORIA VIVA

Hermanito, me va a disculpar. Yo quisiera ir con usted, pero tengo mucho que hacer.
(En el entierro de Jorge López, en el valle del Bolsón. Palabras de su mejor amigo)

Cuando está de veras viva, la memoria no contempla la historia, sino que invita a hacer la, más que en los museos, donde la pobre se aburre, la memoria está en el aire que respiramos. Ella, desde el aire, nos respira.
Es contradictoria, como nosotros. Nunca está quieta. Con nosotros, cambia. A medida que van pasando los años, y los años nos van cambiando, va cambiando también nuestro recuerdo de lo vivido, lo visto y lo escuchado. Y a menudo ocurre que ponemos en la memoria lo que en ella queremos encontrar, como suele hacer la policía con los allanamientos.
La nostalgia, por ejemplo, que tan gustosa es, y que tan generosamente nos brinda el calorcito de su refugio, es también tramposa: ¿Cuantas veces preferimos el pasado que inventamos al presente que nos desafía y al futuro que nos da miedo?
La memoria viva no nació para ancla. Tiene, más bien, vocación de catapulta. Quiere ser puerto de partida, no de llegada. Ella no reniega de la nostalgia, pero prefiere la esperanza, su peligro, su intemperie. Creyeron los griegos que la memoria es hermana del tiempo y de la mar, y no se equivocaron.
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Resurrección de Arcimboldo

Cada persona era una fuente de sabores, olores y colores: la oreja, un tulipán; las cejas, dos langostinos; los ojos, dos uvas; los párpados, picos de pato; la nariz, una pera; la mejilla, una manzana; el mentón, una granada; y el pelo, un bosque de ramas.
Giuseppe Arcimboldo, pintor de corte, hizo reír a tres emperadores.
Lo celebraron, porque no lo entendieron. Sus obras parecían parques de diversiones. Y así pudo sobrevivir, y darse la gran vida, este artista pagano.
Arcimboldo se dio el lujo de cometer mortales pecados de idolatría, exaltando la comunión humana con la naturaleza exuberante y loca, y pintó retratos que decían ser juegos inofensivos pero eran burlas feroces.
Cuando murió, la memoria del arte lo suprimió, como si fuera pesadilla.
Cuatro siglos después, fue resucitado por los surrealistas, sus hijos tardíos.
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Resurrección de Vermeer

Sus obras se vendían por nada cuando murió. En 1676, la viuda pagó con dos cuadros lo que debía al panadero.
Después, Vermeer van Delft fue castigado con pena de olvido.
Dos siglos demoró en regresar al mundo. Los impresionistas, cazadores de la luz, lo rescataron. Renoir dijo que su retrato de la mujer haciendo encajes era la pintura más bella que había visto.
Vermeer, cronista de la trivialidad, no pintó más que su casa y algo del vecindario. Su mujer y sus hijas eran sus modelos, y sus temas los quehaceres
del hogar. Siempre lo mismo, nunca lo mismo: en esa casera rutina, él supo descubrir, como Rembrandt, los soles que el oscuro cielo del norte le negaba.
En sus cuadros, no hay jerarquías. Nada ni nadie es más ni menos luminoso. La luz del universo vibra, secretamente, en la copa de vino tanto como en la mano que la ofrece, en la carta tanto como en los ojos que la leen, en un gastado tapiz tanto como en la cara no usada de esa muchacha que te mira.
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Resurrección de Vivaldi

Antonio Vivaldi y Ezra Pound, hombres de cabellera llameante y flameante, han dejado honda huella de sus pasos. El mundo sería bastante menos vivible si no tuviera la música de Vivaldi y la poesía de Pound.
La música de Vivaldi estuvo callada durante dos siglos.
Pound la recuperó. Esos sones que el mundo había olvidado abrían y cerraban el programa de radio del poeta, que trasmitía propaganda fascista, desde Italia, en lengua inglesa.
El programa ganó pocos simpatizantes para Mussolini, si es que alguno ganó; pero conquistó muchos fervorosos para el músico de Venecia.
Cuando el poder fascista se derrumbó, Pound cayó preso. Los militares de Estados Unidos, su país, lo encerraron en una jaula de alambre de púas, a la intemperie, para que la gente le arrojara monedas y escupidas, y después lo mandaron al manicomio.
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En las profundidades de una cueva del río Pinturas, un cazador estampó en la piedra su mano roja de sangre. El dejó su mano allí, en alguna tregua entre la urgencia de matar y el pánico de morir. Y algún tiempo después, otro cazador imprimió, junto a esa mano, su propia mano negra de tizne. Y luego otros cazadores fueron dejando en la piedra las huellas de sus manos empapadas en colores que venían de la sangre y de las cenizas, de la tierra y de las flores.

Trece mil años después, cerquita del río Pinturas, en la ciudad de Perito Moreno, alguien escribe en una pared: "Yo estuve aquí".
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Seis siglos después de su fundación, Roma decidió que el año empezaría el primer día de enero. Hasta entonces, cada año nacía el 15 de marzo. No hubo más remedio que cambiar la fecha, por razón de guerra.
España ardía. La rebelión, que desafiaba el poderío imperial y devoraba miles y más miles de legionarios, obligó a Roma a cambiar la cuenta de sus días y los ciclos de sus asuntos de estado. Largos años duró el alzamiento, hasta que por fin la ciudad de Numancia, la capital de los rebeldes hispanos, fue sitiada, incendiada y arrasada.
En una colina rodeada de campos de trigo, a orillas del río Duero, yacen sus restos. Casi nada ha quedado de esta ciudad que cambió, para siempre, el calendario universal. Pero a la medianoche de cada 31 de diciembre, cuando alzamos las copas, brindamos por ella, aunque no lo sepamos, para que sigan naciendo los libres y los años.

Eduardo Galeano


Memoria

La parola ricordare viene dal latino re-cordis, che significa passare di nuovo nel cuore.
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Dismemoria

Chicago è piena di fabbriche. Ci sono fabbriche perfino in pieno centro cittadino, intorno all'edificio più alto del mondo. Chicago è piena di fabbriche, Chicago è piena di operai.

Arrivato nel quartiere di Heymarket, chiedo ai miei amici che mi mostrino il posto dove furono impiccati, nel 1886, quegli operai che il mondo intero saluta ogni 1º di Maggio. - Deve essere qui -, mi dicono. Ma nessuno sa. Nessuna statua è stata eretta in memoria dei martiri di Chicago, nella città di Chicago. Né statua, né stele, né targa di bronzo, né niente.
Il primo maggio è l'unico giorno davvero universale dell'umanità intera, l'unico giorno in cui coincidono tutte le storie e tutte le geografie, tutte le lingue e le religioni e le culture del mondo; ma negli Stati Uniti, il primo maggio è un giorno qualunque. Quel giorno, la gente lavora normalmente, e nessuno, o quasi nessuno, ricorda che i diritti della classe operaia non sono germogliati dall'orecchio di una capra, né della mano di Dio o del padrone.
Dopo l'inutile esplorazione di Heymarket, i miei amici mi portano a conoscere la migliore libreria della città. E lì, per pura curiosità, per pura casualità, scopro un vecchio manifesto che sta lì come ad aspettarmi, messo tra molte altre locandine di cinema e musica rock.
Il manifesto riporta un proverbio dell'Africa:
"Fino a quando i leoni non avranno i propri storiografi, le storie di caccia continueranno a glorificare il cacciatore".
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Sto leggendo un romanzo di Louise Erdrich.
Ad un certo punto, un bisnonno incontra il suo bisnipote.
Il bisnonno è completamente rimbambito (i suoi pensieri hanno il colore dell'acqua) e sorride con lo stesso serafico sorriso del suo bisnipote neonato.
Il bisnonno è felice perché ha perso la memoria che aveva. Il bisnipote è felice perché non ha, ancora, nessuna memoria.
Ecco qui, penso, la felicità perfetta. Io non la voglio.
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Alla fine del diciottesimo secolo, i soldati di Napoleone scoprirono che molti bambini egiziani credevano che le piramidi fossero state costruite dai francesi o dagli inglesi.
Alla fine del ventesimo secolo, molti bambini giapponesi credevano che le bombe su Hiroshima e Nagasaki fossero state lanciate dai russi.
Nel 1965, il paese di Santo domingo resistette per centotrentadue notti all'invasione di quarantaduemila marines nordamericani. La gente combattè casa per casa, corpo a corpo, con bastoni e coltelli e carabine e pietre e bottiglie rotte. Che cosa crederanno, di qui a non molto tempo, i bambini dominicani? Il governo non celebra la resistenza nazionale in un Giorno della Dignità, bensì il Giorno della Fratellanza, mettendo un segno uguale tra chi aveva baciato la mano dell'invasore e chi avevano mostrato il petto ai carri armati.
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Nel 1839, l'ambasciatore nordamericano in Honduras, John Lloyd Sthephens, comprò la città maya di Cópan, con divinità e tutto, per cinquanta dollari.
Nel 1892, nelle vicinanze di New York, un capo indiano irochese vendè le quattro fasce sacre che la sua comunità conservava da sempre. Come le rovine alzate nella sterpaglia di Copán, quelle fasce di conchiglie raccontavano la storia collettiva. Il generale Henry B. Carrington le comprò per settantacinque dollari.
Per sbiancare la Repubblica Dominicana, il generale Rafael Leónidas Trujillo assassinò 18.000 neri nel 1937. Erano tutti haitiani, come la sua nonna materna. Trujillo pagò al governo di Haiti un'indennità di ventinove dollari per morto.
Nell'anno 2001, dopo vari processi per i suoi crimini, il generale cileno Agusto Pinochet finì per pagare una multa di 3.500 dollari. Un dollaro a morto.
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L'impero ottomano cadeva a pezzi e gli armeno pagarono lo scotto. Mentre infuriava la prima guerra mondiale, una macelleria programmata dal governo mise fine alla metà degli armeni in Turchia: case saccheggiate e bruciate, carovane di persone nude e coraggiose in marcia senza acqua né niente, donne violentate alla luce del giorno nella piazza del paese, corpi mutilati a galleggiare nei fiumi.
Chi non morì di sete o fame o freddo, morì di coltello o pallottola. O di forca. O di fumo: nel deserto di Siria, gli armeni sloggiati della Turchia furono rinchiusi in grotte e soffocati col fumo, in quella che fu qualcosa come una profezia delle camere a gas della Germania nazista.
Venti anni dopo, Hitler stava programmando, coi suoi gerarchi, l'invasione della Polonia. Misurando i pro ed i contro dell'operazione, Hitler osservò che ci sarebbero state proteste, un certo scandalo internazionale, qualche schiamazzo, ma assicurò che quel clamore non sarebbe durato molto. E a conferma domandò:
- Chi si ricorda degli armeni?
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Quattro secoli e mezzo fa, Miguel Servet fu bruciato vivo, con legna verde, a Ginevra. Calvino ordinò il falò, perché Servet credeva che nessuno doveva essere battezzato prima di arrivare all'età adulta, aveva i suoi dubbi sul mistero della Santa Trinità ed era tanto caparbio che insisteva ad insegnare, nelle sue aule di medicina, che il sangue passa per il cuore, ma si purifica nei polmoni.
Le sue eresie l'avevano condannato ad una vita errante. Prima che l'acchiappassero, aveva cambiato molte volte paese, casa, mestiere e nome.
Servet bruciò, molto lentamente, vicino ai libri che aveva scritto. Nella facciata di uno dei suoi libri, un'incisione mostrava Sansone che portava sulla schiena, curvo sotto il carico, un porta molto pesante. Sotto, si leggeva: Porto la mia libertà con me.
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Túpac Amaru era stato l'ultimo re degli inca, che per quarant'anni aveva combattuto sulle montagne del Perù. Nel 1572, quando la sciabola del boia gli spaccò la nuca, i profeti indios annunciarono che sarebbe venuto il giorno in cui la testa si sarebbe riunita al corpo.
E si riunì. Due secoli dopo, José Gabriel Condorcanqui trovò il nome che lo stava aspettando. Convertito in Túpac Amaru, egli capeggiò la più numerosa e pericolosa ribellione indigena in tutta la storia delle Indie.
Arsero le Ande. Dalla cordigliera fino alla mare si sollevarono le vittime dal lavoro forzato nelle miniere, nelle tenute agricole e nelle officine. Di vittoria in vittoria, il menù coloniale era minacciato dai ribelli che avanzavano, a passo inarrestabile, guadando fiumi, valicando montagne, attraversando valli, paese dietro paese. E ad un certo momento furono sul punto di conquistare Cuzco.
La città sacra, il cuore del potere, stava lì: dalle cime si vedeva, si toccava.
Erano passati diciotto secoli e mezzo, e si ripeteva la storia di Spartaco che ebbe a portata di mano Roma. E neanche Túpac Amaru si decise ad attaccare. Truppe indios, al comando di un ca­cique venduto, difendevano Cuzco, città assediata, ed egli non ammazzava indios: quello no, quello mai. Sapeva bene che era necessario, che non aveva altra scelta, ma...
Mentre egli dubitava sul sì, sul no, sul chi sa, passarono i giorni e le notti ed i soldati spagnoli, molti, ben armati, continuavano ad arrivare da Lima.
Invano gli inviava disperati messaggi sua moglie, Micaela Bastidas, che comandava la retroguardia:
- Tu devi finirla di dispiacermi...
- Io oramai non ho più la pazienza per sopportare tutto questo...
- Ti ho già dato abbastanza avvertimenti...
- Se vuoi la nostra rovina, puoi metterti a dormire.

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Fino a quando si avranno ancora pene e dimenticanza? Non sarà ora che ci dimentichiamo di dimenticare? Questo articolo c'invita ad entrare nel tema delle memorie e smemoratezze, attraverso sei porte.



LA MEMORIA MUTILATA

"Fino a quando i leoni non avranno i propri storiografi, le storie di caccia continueranno a glorificare il cacciatore."
(Proverbio africano)

La memoria del potere non ricorda: benedice. Essa giustifica la perpetuazione del privilegio per diritto d'eredità, concede impunità ai crimini di quanti comandano e fornisce alibi al loro discorso che mente con ammirabile sincerità.
La memoria di pochi si impone come memoria di tutti. Ma questo riflettore che illumina le cime, lascia la base nell'oscurità. Quelli che non sono ricchi, né bianchi, né maschi, né militari, raramente agiscono nella storia ufficiale dall'America Latina: piuttosto completano la scenografia, come le comparse di Hollywood. Sono da sempre gli invisibili che cercano invano i loro volti in questo specchio obbligatorio. Essi non ci sono.
La memoria del potere ascolta solo le voci che ripetono la noiosa litania della sua propria sacralizzazione. "Quelli che non hanno voce" sono quelli che più hanno voce, ma sono da secoli obbligati al silenzio, ed a volte danno l'impressione che si siano abituati. L'elitarismo, il razzismo, il machismo ed il militarismo, che ci ostacolano l'esistenza, ci impediscono anche di ricordare.
Si rimpicciolisce la memoria collettiva, mutilata della parte migliore di sé, e la si mette al servizio delle cerimonie di autoelogio dei prepotenti che sono nel mondo.

LA MEMORIA ROTTA

Che la fortuna si è fatta burattinaia
e tanto prontamente ti mostra un paese
allo stesso modo in cui lo nasconde
.
(Abú Bakr b. Sárim, poeta di Siviglia, secolo XIII)

La cultura del consumo che esige di comprare, condanna tutto quello che vende all'obsolescenza immediata: le cose invecchiano in un lampo, per essere rimpiazzate da altre cose dalla vita fugace.
Lo shopping center, tempio dove si celebrano le messe del consumo, è un buon simbolo dei messaggi dominanti nella nostra epoca: esiste fuori dal tempo e dallo spazio, senza età e senza radici, e non ha memoria.
E la televisione è il mezzo col quale quei messaggi si irradiano nella maniera più efficace. La tele ci bombarda con immagini che nascono per essere dimenticate nell'atto stesso. Ogni immagine seppellisce l'immagine anteriore e sopravvive solo fino all'immagine seguente.
Gli avvenimenti umani, convertiti in oggetto di consumo, muoiono, come le cose, nell'istante in cui sono usati. Ogni notizia è divorziata dal suo proprio passato e divorziata dal passato di tutte le altre. Nell'era dello zapping, non si sa se, quanto più c'informiamo, più conosciamo o più ignoriamo.
I mezzi di comunicazione ed i centri di educazione normalmente non contribuiscono molto, diciamo così, all'integrazione della realtà e la sua memoria. La cultura del consumo, cultura del disimpegno, ci abitua a credere che le cose succedono perché sì.
Incapace di riconoscere le sue origini, il tempo presente proietta il futuro come sua propria ripetizione, il domani è come un altro nome dell'oggi: l'organizzazione disuguale del mondo che umilia la condizione umana, appartiene all'ordine eterno, e l'ingiustizia è una fatalità che siamo obbligati ad accettare o accettare.
Il potere non ammette più radici di quelle necessarie a fornire alibi ai suoi crimini; l'impunità esige la smemoratezza.
Ci sono paesi e persone di successo e ci sono paesi e persone fallite, perché la vita è un sistema di ricompense e punizioni che premia gli efficienti e punisce gli incapaci.
Affinché le infamie possano essere convertite in imprese, bisogna rompere la memoria: la memoria del nord divorzia dalla memoria del sud, l'accumulazione si stacca dalla depredazione, l'opulenza non ha niente a che vedere con la privazione.
La memoria rotta ci fa credere che la ricchezza non ha colpa della povertà e che la disgrazia non paga, da secoli o millenni, il prezzo della grazia. E ci fa credere che siamo condannati alla rassegnazione.

LA MEMORIA BRUCIATA

"Affinché il demonio non possa continuare ad esercitare i suoi inganni".
(L'arcivescovo di Uma che nel 1614 fece bruciare tutte le quenas ed altri strumenti musicali degli indios)

Nel 1499, a Granada, l'arcivescovo Cisneros gettò nelle fiamme i libri musulmani, per ridurre in cenere otto secoli di storia scritta della cultura islamica in Spagna.
Nel 1562, a Mani nello Yucatan, frate Diego de Landa gettò nelle fiamme i libri maya, per ridurre in cenere otto secoli di storia scritta della cultura indigena in America.
Nel 1888, a Río de Janeiro, l'imperatore Pedro II gettò nelle fiamme la documentazione sulla schiavitú in Brasile, per ridurre in cenere tre secoli e mezzo di storia scritta dell'infamia negriera.
Nel 1983, a Buenos Aires, il generale Reynaldo Bignone gettò nelle fiamme la documentazione sulla guerra sporca della dittatura militare argentina, per ridurre in cenere otto anni di storia scritta dell'infamia macellaia.
Nel 1995, nella città di Guatemala, l'esercito gettò nelle fiamme la documentazione sulla guerra sporca della dittatura militare guatemalteca, per ridurre in cenere quarant'anni di storia scritta dell'infamia macellaia.

LA MEMORIA TESTARDA

Dove ero io, prima di essere?
(Domanda di un bambino di cinque anni alla madre, come mi raccontò la madre)

La storia si ripete? O si ripete solo come penitenza di quanti sono incapaci di ascoltarla?
Non c'è storia muta. Per quanto la brucino, per quanto la rompano, per quanto la falsifichino, la memoria umana si rifiuta di tapparsi la bocca. Il tempo che fu continua a battere, vivo, dentro il tempo che è, benché il tempo che è non lo voglia o non lo sappia.
I libri e le genti bruciate nei falò della Santa Inquisizione irradiano una ostinata energia, energia di pluralismo e tolleranza, sui processi di cambiamento della Spagna di oggi.
Le voci dell'America precolombiana, castigate voci che parlano della vita in comunità e della comunione con la natura, risuonano molto innovative, aprendo brecce nei vicoli ciechi di questa America attuale.
I brasiliani stanno riscoprendo il più disprezzato capitolo della sua storia, la resistenza del regno di Palmares, quel santuario di libertà dove gli schiavi neri fuggitivi sconfissero oltre quaranta attacchi militari nel corso di un secolo, ed in quella memoria perduta stanno incominciando a celebrare il più saldo simbolo di dignità nazionale.
Gli argentini incominciano a riconoscere il loro miglior simbolo di salute mentale nelle madri di Plaza de Mayo che erano state chiamate pazze quando si rifiutarono di dimenticare, ed in Guatemala il simbolo di un altro paese possibile si chiama già Rigoberta Menchú, la donna indigena che da anni guida la sfida contro l'amnesia dei crimini del terrore di Stato.

LA CATTIVA MEMORIA

Aveva una così cattiva memoria che si dimenticò che aveva cattiva memoria e si ricordò di tutto.
(Ramón Gómez de la Serna)

L'amnesia, dice il potere, è sana.
Dal punto di vista del potere, non solo erano e sono pazze le madri delle sue vittime, ma sono pazzi anche i suoi propri strumenti, i boia, quando non possono dormire a piede libero, senza altro disturbo che le zanzare d'estate.
Non è molta la gente che nasce con quella scomoda ghiandola chiamata coscienza che secerne colpa, ma a volte si dà il caso: quando un ufficiale dell'esercito argentino, il capitano Scilingo, rivelò che non poteva dormire senza lexotan o sbornia da quando aveva gettato in mare aperto trenta prigionieri vivi, i suoi superiori lo raccomandarono per il trattamento psichiatrico, perché era diventato pazzo.
Il governo argentino ha mandato in Europa più di un ufficiale nazista, applicando l'estradizione per crimini di massa commessi più di mezzo secolo fa, mentre allo stesso tempo concedeva impunità, ed applausi, agli ufficiali argentini che avevano commesso crimini di massa non più di un momento prima.
La memoria e la giustizia, sono lussi che i paesi latinoamericani non possono permettersi? Siamo obbligati a vivere in stato di perpetua bugia?
Il potere identifica la memoria col disordine e la giustizia con la vendetta. A nome dell'ordine democratico e della riconciliazione nazionale, si sono dettate leggi di impunità nei paesi latinoamericani che escono dall'aver sofferto dittature militari. Quelle leggi che seppelliscono il passato, confinano la giustizia.
Quando nel 1989 si svolse in Uruguay il plebiscito contro l'impunità, la maggioranza della gente cadde nella trappola dalla propaganda ufficiale che seminò il panico bombardando di minacce l'opinione pubblica. Lavaggio di memoria, lavaggio di cervello: se si punivano i crimini della gente di uniforme, o se semplicemente si apriva la possibilità che una simile cosa succedesse, la violenza sarebbe tornata di nuovo, si sarebbe ripetuta la storia. La dimenticanza era il prezzo della pace.
L'esperienza insegna tutto il contrario. Affinché la storia non si ripeta, bisogna ricordare l'impunità, che premia il delitto, stimola il delinquente. E quando il delinquente è lo Stato che stupra, ruba, tortura ed ammazza senza rendere conto a nessuno, dal potere proviene una luce verde che autorizza la società intera a stuprare, rubare, torturare ed ammazzare. E la democrazia ne paga, in breve o alla lunga, le conseguenze.
L'impunità del potere, figlia della brutta memoria, è una delle maestre della Scuola del Crimine. A quella scuola accorrono, attualmente, molti milioni di bambini latinoamericani; e la scolaresca cresce giorno per giorno.

LA MEMORIA PROIBITA

Il vescovo Juan Gerardi presidiò il gruppo di lavoro che riscattò la storia recente del terrore in Guatemala. Migliaia di voci, testimonianze raccolte in tutto il paese, andarono ricostruendo le tessere di 40 anni di mmemoria del dolore: 150.000 guatemaltechi morti, 50.000 desaparecidos, un milione di esiliati e rifugiati, 200.000 orfani, 40.000 vedove, le vittime, 9 su dieci, erano civili disarmati, nella maggioranza indigeni; e in otto casi su dieci, la responsabilità era dell'esercito o delle sue bande paramilitari.
La chiesa rese pubblica la relazione un giovedì di aprile del 98, due giorni dopo, il vescovo Gerardi venne trovato morto, col cranio spaccato a colpi di pietra.

LA MEMORIA VIVA

Scusami tanto, fratello. Vorrei venire con te, ma ho molto da fare
(Al funerale di Jorge López, nella valle del Bolsón. Parole del suo migliore amico)

Quando è davvero viva, la memoria non contempla la storia, ma invita a farla, più che nei musei, dove la poveretta si annoia, la memoria sta nell'aria che respiriamo. Essa, dall'aria, ci respira.
È contraddittoria, come noi. Non è mai quieta. Con noi, cambia. Man mano che continuano a passare gli anni, e gli anni ci vanno cambiando, continua a cambiare anche il nostro ricordo di quanto vissuto, visto e ascoltato. E spesso succede che conserviamo nella memoria quello che vogliamo trovare in lei, come normalmente fa la polizia con le perquisizioni.
La nostalgia, per esempio, che è tanto invitante, e che tanto generosamente ci offre il suo caldo rifugio, è anche bara: Quante volte preferiamo il passato che inventiamo al presente che ci sfida ed al futuro che ci fa paura?
La memoria viva non è nata per essere àncora. Ha, piuttosto, vocazione di catapulta. Vuole essere porto di partenza, non di arrivo. Ella non rinnega la nostalgia, ma preferisce la speranza, il suo pericolo, le sue intemperie. I greci credevano che la memoria fosse sorella del tempo e della mare, e non si sbagliavano.
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Resurrezione di Arcimboldo

Ogni persona era una fonte di sapori, odori e colori: l'orecchio, un tulipano;
le sopracciglia, due gamberetti; gli occhi, due chicchi uve; le palpebre, becchi di papero; il naso, una pera; la guancia, una mela; il mento, una melagrana; ed i capelli, un bosco di rami.
Giuseppe Arcimboldo, pittore di corte, fece ridere tre imperatori.
Lo celebrarono, perché non lo capirono. Le sue opere sembravano parchi dei divertimenti. E così potè sopravvivere, e darsi alla bella vita, questo artista pagano.
Arcimboldo si concesse il lusso di commettere mortali peccati di idolatria, esaltando la comunione umana con la natura esuberante e pazza, e dipinse ritratti che si dicevano essere giochi inoffensivi ma erano scherzi feroci.
Quando morì, la memoria dell'arte lo soppresse, come se fosse un incubo.
Quattro secoli dopo, fu resuscitato dai surrealisti, i suoi figli tardivi.
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Resurrezione di Vermeer

Quando morì le sue opere si vendevano per un niente. Nel 1676, la vedova pagò con due quadri quello che doveva al panettiere.
Dopodiche, Vermeer van Delft fu punito con la pena dell'oblio.
Due secoli tardò a ritornare al mondo. Gli impressionisti, cacciatori della luce, lo riscattarono. Renoir disse che il suo ritratto della donna che ricama era la pittura più bella che aveva mai visto.
Vermeer, cronista della trivialità, non dipinse più che la sua casa e qualcosa del vicinato. Sua moglie e le sue figlie erano i suoi modelli, ed i suoi temi le faccende domestiche. Sempre la stessa cosa, mai la stessa cosa: in quella routine casalinga, egli seppe scoprire, come Rembrandt, i soli che l'oscuro cielo del nord gli negava.
Nei suoi quadri, non ci sono gerarchie. Niente e nessuno è più o meno luminoso. La luce dell'universo vibra, segretamente, tanto nel bicchiere di vino quanto nella mano che lo offre, tanto nella lettera quanto negli occhi che la leggono, tanto in un consumato arazzo quanto nel viso non usuale di quella ragazza che ti guarda.
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Resurrezione di Vivaldi

Antonio Vivaldi ed Ezra Pound, uomini dalla chioma fiammeggiante e ardente, hanno lasciato orme profonde coi loro passi. Il mondo sarebbe molto meno vivibile se non avesse la musica di Vivaldi e la poesia di Pound.
La musica di Vivaldi fu silenziosa per due secoli.
Pound la recuperò. Quei suoni che il mondo aveva dimenticato aprivano e chiudevano il programma radiofonico del poeta che trasmetteva, dall'Italia, propaganda fascista in lingua inglese.
Il programma guadagnò pochi simpatizzanti a Mussolini, se mai ne guadagnò qualcuno; ma conquistò molti ferventi ammiratori per il musicista di Venezia.
Quando il potere fascista crollò, Pound finì carcerato. I militari degli Stati Uniti, il suo paese, lo rinchiusero in una gabbia di filo spinato, alle intemperie, affinché la gente gli lanciasse monete e sputi, e dopo lo mandarono in manicomio.
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Nelle profondità di una grotta del fiume Pinturas, un cacciatore impresse sulla pietra la sua mano rossa di sangue. Egli lasciò lì la sua mano, in una qualche tregua tra l'urgenza di ammazzare e il panico di morire. E qualche tempo dopo, un altro cacciatore impresse, vicino a quella mano, la sua mano nera di fuliggine. E dopo altri cacciatori lasciarono sulla pietra le orme delle loro mani inzuppate in colori che venivano dal sangue e dalle ceneri, dalla terra e dai fiori.

Tredicimila anni dopo, vicino al fiume Pinturas, nella città di Perito Moreno, qualcuno scrive su una parete: "Io sono stato qui".
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Sei secoli dopo la sua fondazione, Roma decise che l'anno sarebbe cominciato il primo giorno di gennaio. Fino ad allora, ogni anno iniziava il 15 di marzo. A motivo della guerra, non ci fu altro rimedio che cambiare la data.
La Spagna ardeva. La ribellione che sfidava il potere imperiale e divorava migliaia e migliaia di legionari, obbligò a Roma a cambiare il conto dei suoi giorni e i periodi delle cariche di stato.
Lunghi anni durò la sollevazione, fino a che finalmente la città di Numancia, la capitale dei ribelli ispanici, fu assediata, incendiata e rasa al suolo.
In una collina circondata di campi di grano, sulle rive del fiume Duero, giacciono i suoi resti. Quasi niente è rimasto di questa città che cambiò, per sempre, il calendario universale. Ma alla mezzanotte di ogni 31 dicembre, quando leviamo i bicchieri, brindiamo per lei, benché non lo sappiamo, affinché continuino a nascere i liberi e gli anni.

Eduardo Galeano



La vida según Galeano:
Mujeres
Niños
Los primeros americanos
Fútbolerias (primera parte)
Fútbolerias (segunda parte)
Amares
Memorias y desmemorias
Hijos de África
Los nadies
El arcoiris terrestre
El miedo manda
Mapamundi
Te doy mi palabra
Mundo se rifa

Los de después sí entendimos


Cuenta la historia que, en un pueblo, se afanaban hombres y mujeres en trabajar para vivirse. Todos los días salían hombres y mujeres a sus respectivos trabajos: ellos a la milpa y al frijolar; ellas a la leña y al acarreo del agua.
En veces había trabajos que los congregaban por igual. Por ejemplo, hombres y mujeres se juntaban para el corte del café, cuando era llegado su tiempo. Así pasaba.
Pero había un hombre que no eso hacía. Sí trabajaba pues, pero no haciendo milpa ni frijolar, ni se acercaba a los cafetales cuando el grano enrojecía en las ramas. No, este hombre trabajaba sembrando árboles en la montaña.
Los árboles que este hombre plantaba no eran de rápido crecimiento, todos tardarían décadas enteras en crecer y hacerse de todas sus ramas y hojas. Los demás hombres mucho lo reían y criticaban a este hombre.
- "Para qué trabajas en cosas que no vas a ver nunca terminadas. Mejor trabaja la milpa, que a los meses ya te da los frutos, y no en sembrar árboles que serán grandes cuando tú ya hayas muerto."
- "Sos tonto o loco, porque trabajas inútilmente."
El hombre se defendía y decía:
- "Sí, es cierto, yo no voy a ver estos árboles ya grandes, llenos de ramas, hojas y pájaros, ni verán mis ojos a los niños jugando bajo su sombra. Pero si todos trabajamos sólo para el presente y para apenas la mañana siguiente ¿Quién sembrará los árboles que nuestros descendientes habrán de necesitar para tener cobijo, consuelo y alegría?"
Nadie lo entendía. Siguió el hombre loco o tonto sembrando árboles que no vería, y siguieron hombres y mujeres cuerdos sembrando y trabajando para su presente.
Pasó el tiempo y todos ellos murieron, les siguieron sus hijos en el trabajo, y a éstos les siguieron los hijos de sus hijos.
Una mañana, un grupo de niños y niñas salió a pasear y encontraron un lugar lleno de grandes árboles, mil pájaros los poblaban y sus grandes copas daban alivio en el calor y protección en la lluvia.
Sí, toda una ladera encontraron llena de árboles. Regresaron los niños y niñas a su pueblo y contaron de este lugar maravilloso. Se juntaron los hombres y mujeres y muy asombrados se quedaron del lugar.
- "¿Quién sembró esto?", se preguntaban.
Nadie sabía. Fueron a hablar con sus mayores y tampoco sabían. Sólo un viejo, el más viejo de la comunidad, les supo dar razón y les contó la historia del hombre loco y tonto.
Los hombres y mujeres se reunieron en asamblea y discutieron. Vieron y entendieron al hombre que sus antepasados trataron y mucho admiraron a ese hombre y lo quisieron.
Sabedores de que la memoria puede viajar muy lejos y llegar donde nadie piensa o imagina, fueron los hombres y mujeres de ese hoy al lugar de los árboles grandes.
Rodearon uno que en el centro se estaba y, con letras de colores, le hicieron un letrero. Hicieron fiesta después, y ya estaba avanzada la madrugada cuando los últimos bailadores se fueron a dormir. Quedó el bosque grande solo y en silencio. Llovió y dejó de llover. Salió la Luna y la Vía Láctea acomodó de nuevo su retorcido cuerpo. De pronto, un rayo de luna acabó por colarse por entre las grandes ramas y hojas del árbol del centro y, con su luz bajita, pudo leer el letrero de colores ahí dejado. Así decía:
"A los primeros:
Los de después sí entendimos.
Salud.
"

Desde las montañas del sureste mexicano
Subcomandante Insurgente Marcos


Narra la storia che, in un paese, uomini e donne tutti si affannavano a lavorare per vivere. Ogni giorno uomini e donne uscivano per recarsi ai propri rispettivi lavori: gli uni alla piantagione e a coltivar fagioli; le altre a far legna e al trasporto dell'acqua.
A volte c'erano lavori che li impegnavano insieme. Per esempio, uomini e donne si riunivano per la raccolta del caffè, quando era arrivato il suo tempo. Così andavano le cose.
Ma c'era un uomo che non faceva questo. Sì lavorava, certo, ma non coltivando campi né piantando fagioli, né si avvicinava alle piantagioni di caffè quando i chicchi arrossavano sui rami. No, quest'uomo lavorava piantando alberi sulla montagna.
Gli alberi che quest'uomo piantava non erano di crescita rapida, avrebbero impiegato interi decenni a crescere e formarsi di tutti i propri rami e foglie. Gli altri deridevano e criticavano molto quest'uomo.
- "Per che motivo lavori per cose che non vedi mai finite. Meglio faresti a lavorare il campo, che a mesi già ti dà frutti, e non a seminare alberi che saranno grandi quando tu sarai già morto."
- "Sei stupido o pazzo, perché lavori inutilmente."
L'uomo si difendeva e diceva:
- "Sì, certo, io non vedrò mai questi alberi grandi, pieni di rami, foglie ed uccelli, né i miei occhi vedranno i bambini giocare al riparo della loro ombra. Ma se tutti lavoriamo solo per il presente o appena per il mattino seguente, chi pianterà gli alberi di cui avranno bisogno i nostri discendenti per avere riparo, consolazione e allegria?"
Nessuno riusciva a capirlo. L'uomo pazzo o stupido continuò a piantare alberi che non avrebbe visto crescere, e le donne e gli uomini saggi continuarono a seminare e lavorare per il loro presente.
Passò il tempo e tutti morirono, i loro figli proseguiono nel lavoro, ed a questi seguirono i figli dei figli.
Una mattina, un gruppo di bambini e bambine uscì a passeggiare e trovarono un posto pieno di grandi alberi, mille uccelli li popolavano e con le loro folte chiome davano sollievo nel caldo e riparo dalla pioggia.
Sì, trovarono tutto un pendio pieno di alberi. I bambini e le bambine tornarono al loro villaggio e raccontarono di questo posto meraviglioso. Uomini e donne si riunirono e rimasero molto sorpresi e atoniti nel vedere quel posto.
- "Chi ha seminato tutto questo?", si domandavano.
Nessuno lo sapeva. Andarono a parlare con i loro anziani e neanche loro lo sapevano. Solo un vecchio, il più vecchio della comunità, seppe spiegarne la ragione e raccontò loro la storia dell'uomo pazzo e stupido.
Gli uomini e donne si riunirono in assemblea e discussero. Capirono quell'uomo, videro come i loro antenati s'erano comportati con lui e molto lo ammirarono e lo amarono.
Gli uomini e donne di quell'oggi, nel luogo dei grandi alberi, furono allora consapevoli del fatto che la memoria può viaggiare molto lontano ed arrivare dove nessuno pensa o immagina.
Circondarono un albero che stava al centro e, con lettere colorate, vi misero su un cartello. Dopo fecero festa, ed era già l'alba inoltrata quando gli ultimi ballerini andarono a dormire. Rimase il grande bosco, solo ed in silenzio. Piovve e smise di piovere. Uscì la luna e di nuovo la via lattea stese il suo corpo sinuoso. All'improvviso, un raggio di luna finì per intrufolarsi tra i grandi rami e le foglie dell'albero al centro e, con la sua tenue luce, potè leggere il cartello colorato lasciato lì.
Diceva così:
"Ai primi:
Noi di dopo sì abbiamo capito.
Saluti.
"

Dalle montagne del sudest messicano
Subcomandante Insurgente Marcos


...Si no cerca de ti

Amé su cuerpo entonces y su alma.

Su piel fue para mí la tierra firme;
la soñé como un sexto continente
no registrado en mapas todavía.

Soñé con la bahía de su boca.

Su pelo era una selva virgen
que abría su misterio mineral y oscuro.
Soñé con las ciudades de sus pechos.

Los ríos de las venas que afloran en su piel
eran rutas abiertas
a la navegación y al gozo.

Se podía viajar en su mirada.

En las blancas llanuras de sus manos
yo cultivé el maíz y buenas relaciones.

Después no pude estar sino en su cercanía.

Otto-Raúl González


















Ho amato allora il suo corpo e la sua anima.

La sua pelle fu per me la terra ferma;
la sognai come un sesto continente
non ancora riportato sulle mappe.

Ho sognato la baia della sua bocca.

I suoi capelli erano una selva vergine
che apriva il suo mistero minerale ed offusco.
Ho sognato le città dei suoi seni.

I fiumi delle vene che affiorano sulla sua pelle
erano rotte aperte
alla navigazione e al godimento.

Si poteva viaggiare nel suo sguardo.

Nelle bianche pianure delle sue mani
ho coltivato mais e buone relazioni.

Poi non potei stare se non vicino a lei.

Otto-Raúl González

L'amore così...



Dici che vuoi parlare
che non puoi aspettare...
guarda su c'è anche il sole
vedi che non si muove...
Dici che puoi cambiare
per amore... per amore...

No, non sai cosa dici
dopo poi ti tradisci,
guardati sei un fiore
che cosa vuoi diventare...
Dici che vuoi morire
per amore... per amore...

Ma l'amore così non è un progetto
non è mai come vuoi tu,
e l'amore così è maledetto
non sai mai se durerà,
perchè è giusto così
non fa un difetto
tutto poi si aggiusterà,
e funziona così a questo mondo
si vedrà...

Ora qui che facciamo
non lo so ma ti amo
smettila di parlare
lasciati solo andare
vedi che non si muore
per amore... per amore...

E l'amore così non è un progetto
non è mai come vuoi tu,
e l'amore così è maledetto
non sai mai se durerà,
e funziona così a questo mondo
tutto poi si aggiusterà,
ed è giusto così
non fa un difetto
si vedrà...

E Lui, che c'entra?



Salutato da Giuliano Ferrara come un imprenditore milanese di molto genio e parecchia sregolatezza che considera certi aspetti della legalità formale fastidiosi alla sua libertà e deciso a cambiare i codici come Giustiniano e Napoleone, nessuno si è mai ritagliato tante leggi e leggine su misura.
Non Lui, eh... chiaro. Ogni volta che c'era qualcosa che lo riguardava, usciva premuroso dal Consiglio dei Ministri. Oppure, se la faccenda era in mano alle Camere, dove aveva piazzato alcuni dei suoi avvocati, faceva mostra di assistere distratto, fino al punto, davanti ad una domanda sulla legge Gasparri, di strabuzzare gli occhi: e io, che c'entro?
A fare l'elenco delle cose che i suoi gli hanno fatto sotto il naso, non si finisce più.

Esordiscono, due settimane dopo il giuramento del Berlusconi bis, abolendo la tassa di successione anche per i miliardari; cosa già fatta dall'Ulivo... ma esclusi i miliardari.
E Lui, che c'entra?

Proseguono qualche mese dopo, quando i processi Sme, Imi-Sir e Lodo Mondadori stanno entrando nel vivo, varando di corsa una legge sulle rogatorie così cavillosa e pignola da rendere inutilizzabili in Italia i documenti trasmessi dai giudici stranieri, al punto che di fatto sarà svuotata dalla Cassazione.
E Lui, che c'entra?

Partono con un condono fiscale così appetitoso da spingere Lui stesso, Sua Emittenza, a dichiarare che Mediaset non farà alcun ricorso al provvedimento. Promessa violata, spiegherà mesi dopo l'Espresso, da una regolare richiesta di sanatoria che farà pagare al Biscione 35 milioni di euro invece dei 197 pretesi dal Fisco.
E Lui, che c'entra?

Insistono promulgando quella legge Gasparri sulle emittenze che, secondo Fedele Confalonieri, regala a Mediaset un bacino di crescita potenziale di uno o due miliardi di euro.
E Lui, che c'entra?

Distribuiscono a cura del Governo, davanti agli stadi, migliaia di volantini per spiegare cos'è il digitale terrestre, appena adottato da Mediaset, a chi ama il calcio e la qualità.
E Lui, che c'entra?

Mettono il segreto di stato, usato fino ad allora per cose serissime (solo dieci volte in due decenni!), sulle ville di Porto Rotondo, Arcore, Macherio, più palazzo Grazioli a Roma, più le abitazioni di familiari e non precisati, per numero e nome, diretti collaboratori.
E Lui, che c'entra?

Non è finita. Cambiano, dopo due secoli, la legge napoleonica sui cimiteri che vietava la sepoltura dei morti nelle case, permettendogli così di portare i defunti nel mausoleo di Arcore.
E Lui, che c'entra?

Firmano un accordo tra la Pubblica Istruzione e le Poste per portare i libri scolastici a casa delle famiglie... e fanno comprare i libri alla Mondadori.
E Lui, che c'entra?

Ultima chicca il calcio. Occhio alle date, eh...
Il 6 maggio 2004 entra in vigore la legge Gasparri, Lucia Annunziata si dimette da presidente Rai, si avvicina la scadenza dei diritti televisivi in chiaro per il calcio detenuti dalla TV pubblica. Le trattative con Adriano Gagliani, presidente della Lega Calcio, nonchè vicepresidente del Milan e socio storico di Berlusconi, stentano.
Ci sarebbe bisogno di un Consiglio di Amministrazione in grado di decidere, ma la nomina dei sette componenti indicati dalla Commissione di Vigilanza arriva "solo" il 17 maggio 2005, 376 giorni dopo la legge Gasparri. Manca però ancora il presidente.
Di rinvio in rinvio si giunge all'asta per aggiudicarsi i diritti di trasmissione, che la Rai va a perdere, volutamente, offrendo nelle buste 100 euro.
E' il 30 luglio 2005. Occhio agli orari, ora.
Alle 12:48 l'Ansa segnala la fine del tormentone con la nomina a presidente del diessino Petruccioli. Troppo tardi.
Alle 12:51, tre minuti dopo, un'altra Ansa dice che i diritti sulla serie A sono passati, fino al 2008, a Mediaset.
E Lui, Berlusconi, che c'entra?


Gian Antonio Stella


Metafore & Metamorfosi (aprile)

METAMORFOSI E PLAGIO



Copioni!
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CONTACTO

Intercambio de enlace con revolucionyhumanismo.blogspot.com
Hola, Te escribo porque he visto tu blog revolucionyhumanismo.blogspot.com y me ha gustado.
Te gustaria intercambiar un enlace con (http://muchasmotos.es/)? y yo pongo un enlace a revolucionyhumanismo.blogspot.com en mi web.
Mi enlace: Link: http://muchasmotos.es/ Con el texto del enlace 'Motos de segundamano'
Gracias, Maria.


Querida Maria,
dolido, pero en mi blog no acepto ni hago publicidad. A veces me copian (ves sobre la publicidad Smart) pero la copia no es como lo original... Lo que puedo hacer por ti es publicar tu mensaje. Quien es interesado lo leerá.
De nada, Paul.
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COMPAGNA DI VOLO



...e cadute.



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BABBEO RIDENS


Nel corso dell'incontro a Palazzo Grazioli con parlamentari, sindaci ed amministratori locali... Babbei anche loro.
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BAGATELLE IN VAFF' MINORE


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TARTARINO DI TARASCONA





Signor presidente è un'onore è una gioia averla qui nello studio di Nessma. La ringrazio di tutto cuore a nome della rete, siamo davvero orgogliosi di averla con noi.

Grazie a voi della vostra accoglienza. Ho visto gente molto giovane lavorare in questa televisione che è la più giovane televisione del Medio Oriente, dell'Africa e dell'Europa. Quando nasce una televisione è davvero una festa... Perché la televisione è una festa per le famiglie, nelle case, è dinamismo, è il futuro, rappresenta delle cose molto buone e allora do a voi l'assicurazione della nostra presenza e del nostro aiuto e vi auguro un futuro di gloria e di successo. Ho avuto, quando ero giovane, la possibilità di visitare il paese durante le vacanze estive perchè ero sulle navi da crociera della Costa e facevo quello che lei fa adesso, intrattenevo la gente con delle domande, cantavo, suonavo e facevo anche la guida turistica, e un giorno ero a Tunisi, era la prima volta che venivo a Tunisi e c'era bisogno di una guida per spiegare quel che si andava a visitare, e per me era la prima volta. Allora mi hanno messo una guida turistica in mano mentre con gli occhi guardavo la guida, spiegavo perfettamente ciò che stavamo vedendo... (risate) Ho avuto un successo straordinario...

Berlusconi parla un francese pessimo. La pronuncia fa schifo, usa termini inappropriati, grammatica inesistente... Insomma, un francese alla sua altezza.
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CAMPUS DEMENTIS



SIlvio Berlusconi premia le deficienze del "campus (de)mentis" della Sapienza, una iniziativa frutto di una collaborazione dell'Università col Ministero Fascista della Gioventù (rappresentato dal ministro Giorgia Coattona Meloni).
Ad assistere non una platea qualunque, ma pseudo laureti o laureandi di una Università di sedicente eccellenza.
A questo inclito pubblico, il nostro ha spiegato i segreti per presentarsi bene in società. Si è andati dal " bisogna chiudere la giacca... E non va bene abbinare la giacca blu alle scarpe marroni" al "bisogna farsi la barba perchè altrimenti l'interlocutore pensa che c'è qualche picolo difetto estetico che si vuole nascondere", e via di questo passo.
Fino al tonfo totale fatto di barzellette da caserma e solite battute a sfondo sessuale, con Coattona Meloni a far da spalla.
E i premiati? Si ribellano? Manifestano in qualche modo il proprio disgusto e la propria indignazione? Niente affatto... Ridono compiaciuti. E dementi.
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MORFEO E' SVEGLIO (quando conviene a lui)



Aeroporto di Bruxelles. I parlamentari che atterrano qui riescono di regola ad ottenere, per ogni volo, una grossa somma, poiché gli viene sempre rimborsata l'intera tariffa. Nonha, infatti, alcuna importanza quanto devono pagare per il biglietto. E capita a pennello che Bruxelles sia l'aeroporto hub di una delle più grosse compagnie aeree low-cost in Europa. Virgin vola da qui verso molte grosse capitali.
Napolitano è presidente della Commissione Costituzionale, una delle commissioni più importanti del Parlamento Europeo.
Per il volo di andata da Roma a Bruxelles riceve dal Parlamento Europeo un rimborso pari a circa 800 Euro. La sera prima abbiamo controllato su internet quanto costasse il volo. Il prezzo, inclusivo di tasse, era meno di 90 Euro. E alla fine della giornata, con un solo volo il parlamentare ha guadagnato più di 700 Euro, cifra netta che finisce nelle sue tasche.

Giornalista: Quanto denaro ha ricevuto?

Napolitano: Non dico nulla, anche se Lei insiste in modo così scortese, i questori Le potranno dare una risposta.

Giornalista: Ma è denaro pubblico.

Napolitano: Chiamo la Polizia se non la smette, mi lasci stare.

Giornalista: Sto ponendo domande in rappresentanza dei cittadini, è denaro pubblico, Lei ha pagato molto poco per il volo ma ha ricevuto molto denaro.

Napolitano: Io parlo solo con i contribuenti italiani.

Giornalista: Ma i tedeschi pagano tantissimo per la Comunità Europea.

In realtà non avrebbe nulla da nascondere, poiché in base alla norma che hanno approvato gli stessi parlamentari, la fregatura dei voli a basso costo è perfettamente legale.

Giornalista: Ciò che viene chiamata "indennità di viaggio" rappresenta effettivamente un rimborso delle spese di viaggio?

Hans-Peter Martin: Quello che avviene qui ha poco a che fare con il rimborso delle spese di viaggio. Esso rappresenta essenzialmente un secondo stipendio. Solo quando si abita molto vicini al Parlamento, non vengono corrisposti grossi extra. Altrimenti, a partire da una determinata distanza in poi, si aggiungono dai 20 ai 40 mila Euro netti all’anno. E ciò è insostenibile e ingiustificabile, in nessun paese al mondo, secondo la mia opinione.

Indennità giornaliere, indennità di segreteria, indennità di viaggio. Tre esempi di come i parlamentari europei possano ancora far tanti soldi.
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PARTITO NAZIONALE PER LA RESTAURAZIONE


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