Esta gran Humanidad

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Signor presidente, signori delegati,
esprimiamo la nostra solidarietà al Popolo di Portorico e il suo leader, Pedro Albizu Campos che, con un ennesimo atto di ipocrisia, è stato rimesso in libertà all'età di 72 anni, privo quasi della parola, paralitico, dopo aver trascorso in carcere tutta la vita. Albizu Campos è il simbolo dell'America ancora irredenta e indomita. Anni e anni di prigione, pressioni quasi insopportabili nel carcere, torture mentali, la solitudine, il totale isolamento dal suo Popolo e dalla sua famiglia, l'insolenza del conquistatore e dei suoi lacchè nella terra che lo vide nascere: nulla riuscì a piegare la sua volontà. La Delegazione di Cuba, a nome del suo Popolo, tributa un omaggio di ammirazione e di gratitudine ad un patriota che dà lustro e dignità alla nostra America.
I nordamericani si sono ostinati per anni a voler trasformare Portorico in una vetrina di cultura ibrida; lingua spagnola con inflessioni inglesi, lingua spagnola con cerniera sul dorso per piegarla davanti al soldato yankee. Soldati portoricani sono stati utilizzati come carne da cannone nelle guerre dell'Impero, come in Corea, e addirittura per sparare contro i propri fratelli, come nel massacro perpetrato dall'esercito nordamericano, alcuni mesi fa, contro il Popolo inerme di Panama, uno dei più recenti crimini dell'imperialismo yankee.
Eppure, nonostante questa tremenda violazione della sua volontà e del suo destino storico, il Popolo di Portorico ha conservato la sua cultura, il suo carattere latino, i suoi sentimenti nazionali, che da soli dimostrano l'indomabile vocazione all'indipendenza esistente nelle masse dell'isola latinoamericana.
Dobbiamo anche avvertire che il principio della coesistenza pacifica non comporta il diritto di ingannare la volontà dei Popoli, come succede nel caso della Guyana detta Britannica, dove il Governo del Primo Ministro Cheddy Jagan è stato vittima di tutta una serie di pressioni e di manovre e dove è stato rinviato il momento di concedere l'indipendenza, per poter trovare il sistema di eludere le aspirazioni popolari e assicurarsi la docilità di un governo diverso dall'attuale, frutto dell'intrigo, al quale concedere una libertà castrata a questo pezzo di terra americana.
Quali che siano le vie che la Guayana dovrà seguire per ottenere la Libertà, Cuba esprime al suo Popolo il suo appoggio morale e militante. Dobbiamo aggiungere, inoltre, che le isole della Guadalupa e della Martinica sono in lotta per la propria autonomia da tempo, senza successo, e questo stato di cose non deve continuare.
Ancora una volta, leviamo la nostra voce per denunciare al mondo quello che sta succedendo in Sud Africa; la brutale politica dell'apartheid viene applicata sotto gli occhi delle Nazioni del mondo. I Popoli dell'Africa sono costretti a sopportare che in quel continente sia ancora riconosciuta ufficialmente la superiorità di una razza sull'altra, che si commettano impunemente degli assassinii in nome della superiorità razziale. Le Nazioni Unite non faranno dunque nulla per impedirlo?
Vorrei riferirmi specificamente al doloroso caso del Congo, unico nella storia del mondo moderno, che indica come si può offendere nella più assoluta impunità, col cinismo più insolente, il Diritto dei Popoli. All'origine di tutto ciò vi sono le ingenti ricchezze del Congo che le potenze imperialiste vogliono mantenere sotto il proprio controllo.
Nell'intervento che ebbe a fare in occasione della sua prima visita alle Nazioni Unite, il compagno Fidel Castro disse che tutto il problema della coesistenza fra le Nazioni si riduceva al problema dell'appropriazione indebita di ricchezze altrui, ed egli fece la seguente affermazione: "cessi la filosofia della spoliazione e cesserà la filosofia della guerra." Ma la filosofia della depredazione non solo non è cessata, anzi continua più forte che mai e, per questo, le stesse forze che si servirono del nome delle Nazioni Unite per perpetrare l'assassinio di Lumumba, assassinano oggi migliaia di congolesi in nome della difesa della razza bianca.
Come è possibile dimenticare il modo in cui fu tradita la speranza che Patrice Lumumba pose nelle Nazioni Unite? Come potremmo dimenticare gli intrighi e le manovre che seguirono all'occupazione di quel Paese da parte delle truppe delle Nazioni Unite, sotto i cui auspici agirono impunemente gli assassini del grande patriota africano? Come potremmo dimenticare, signori delegati, che chi si sottrasse all'autorità delle Nazioni Unite in Congo, e non proprio per ragioni patriottiche ma in virtù della lotta fra imperialisti, fu Moise Ciombe, che diede inizio alla secessione del Katanga con l'appoggio belga? E come giustificare, come spiegare che, alla fine di tutta l'azione delle Nazioni Unite, Ciombe, cacciato dal Catanga, ritorna padrone e signore del Congo? Chi potrebbe negare il tristo ruolo che gli imperialisti fecero svolgere all'Organizzazione delle Nazioni Unite?
Riassumendo: è stato messo in moto tutto un vistoso apparato per evitare la scissione del Katanga e oggi, il Katanga è al potere, le ricchezze del Congo in mano agli imperialisti... e le spese debbono essere pagate da degne Nazioni. Un buon affare per i mercanti della guerra! Per colmo di scherno, ci gettano ora in faccia queste ultime azioni che hanno riempito di indignazione il mondo intero. Chi sono gli autori? Paracadutisti belgi, trasportati da aerei nordamericani decollati da basi inglesi.
Ci viene in mente che pochi anni or sono, ieri quasi, un piccolo Paese d'Europa, lavoratore e civilizzato, il regno del Belgio, era invaso dalle orde hitleriane; la nostra coscienza era amareggiata dal sapere che questo Popolo era massacrato dall'imperialismo tedesco e lo vedevamo con affetto. Ma quest'altra faccia della medaglia imperialista era sconosciuta ai più. Forse son figli di patrioti belgi, morti in difesa della Libertà del proprio Paese, quelli che assassinano a freddo migliaia di congolesi in nome della razza bianca così come essi furono soggetti al tallone tedesco perché la loro percentuale di sangue ariano non era abbastanza alta.
I nostri occhi liberi si aprono oggi su nuovi orizzonti e sono capaci di vedere quello che ieri la nostra condizione di schiavi coloniali ci impediva di osservare: cioè che la "civiltà occidentale" nasconde sotto la sua vistosa facciata una realtà di iene e di sciacalli. Perché non possiamo chiamare diversamente quelli che sono andati a compiere azioni cosi "umanitarie" nel Congo. Animale carnivoro che si nutre di Popoli inermi; ecco a che cosa riduce l'uomo l'imperialismo, questo è ciò che distingue il "bianco" imperiale. Tutti gli uomini liberi del mondo debbono prepararsi a vendicare il crimine del Congo. Forse molti di quei soldati, trasformati in subumani dalla macchina imperialista, pensano in buona fede di difendere i diritti di una razza superiore; ma in questa Assemblea la maggioranza è costituita da popoli che hanno la pelle abbronzata da diversi soli, colorata da diversi pigmenti, e che hanno capito perfettamente che le differenze fra gli uomini non vengono dal colore della pelle, ma dal tipo di proprietà dei mezzi di produzione, dai rapporti di produzione.
Signor Presidente, uno dei temi fondamentali di questa Assemblea è il disarmo generale e completo. Esprimiamo il nostro accordo per quanto riguarda il disarmo generale e completo; propugniamo, inoltre, la distruzione totale delle bombe termonucleari e appoggiamo la proposta per la convocazione di una conferenza di tutti i Paesi del mondo che realizzi queste aspirazioni dei Popoli. Il nostro Primo Ministro ha ammonito, nel suo intervento davanti a questa Assemblea, che la corsa agli armamenti ha sempre condotto alla guerra. Vi sono nuove potenze atomiche nel mondo e le possibilità di uno scontro aumentano. Noi riteniamo che questa conferenza sia necessaria per arrivare alla totale distruzione delle armi termonucleari e, come prima misura, suggeriamo la proibizione totale degli esperimenti. Al tempo stesso, bisogna stabilire chiaramente l'obbligo per tutti i Paesi di rispettare le attuali frontiere dei diversi stati; di non esercitare alcuna azione aggressiva, neppure con le armi convenzionali.
Nell'unirci alla voce di tutti i paesi del mondo che chiedono il disarmo generale e completo, la distruzione di tutto l'arsenale atomico, la cessazione assoluta della fabbricazione di nuove bombe termonucleari e degli esperimenti atomici di qualsiasi tipo, riteniamo necessario sottolineare che deve essere rispettata anche l'integrità territoriale delle Nazioni e deve esser fermato il braccio armato dell'imperialismo che non è meno pericoloso per il fatto che impugna armi convenzionali. Coloro che hanno assassinato migliaia di cittadini congolesi inermi, non si sono serviti dell'arma atomica; sono state le armi convenzionali, impugnate dall'imperialismo, a provocare tanta morte.
Faremo soltanto un accenno ai temi dello sviluppo economico e del commercio internazionale, cui l'ordine del giorno riserva ampio spazio. Proprio quest'anno si è tenuta la Conferenza di Ginevra, nella quale sono stati affrontati un gran numero di problemi relativi a questi aspetti dei rapporti internazionali. Gli avvertimenti e le previsioni della nostra delegazione sono stati confermati pienamente, per disgrazia dei Paesi economicamente dipendenti.
Vogliamo semplicemente ricordare che, per quanto riguarda Cuba, gli Stati Uniti d'America non hanno adempiuto alle raccomandazioni esplicite formulate da quella Conferenza e, recentemente, il Governo nordamericano è arrivato addirittura a vietare la vendita di medicinali a Cuba, togliendosi definitivamente la maschera di umanitarismo con la quale aveva cercato di nascondere il carattere aggressivo del blocco contro il popolo di Cuba.
D'altra parte, vogliamo ripetere ancora una volta che le tare coloniali che impediscono lo sviluppo dei Popoli non si esprimono soltanto attraverso rapporti di tipo politico. Il cosiddetto deterioramento della ragione di scambio non è altro che il risultato dello scambio diseguale fra Paesi produttori di materie prime e Paesi industriali che dominano i mercati e impongono la illusoria giustizia costituita dallo scambio uguale di valori. Finché i Popoli economicamente dipendenti non si saranno liberati dai mercati capitalistici e non avranno imposto nuovi rapporti fra sfruttatori e sfruttati, non vi sarà sviluppo economico solido, e in alcune situazioni vi sarà regresso, e i Paesi deboli torneranno a cadere sotto il dominio politico degli imperialisti e dei colonialisti.
Noi vogliamo costruire il socialismo; ci siamo schierati apertamente con coloro che lottano per la Pace; abbiamo dichiarato di appartenere al gruppo di paesi non allineati, anche se siamo marxisti-leninisti perché i non allineati, come noi, lottano contro l'imperialismo. Vogliamo la Pace, vogliamo costruire una Vita migliore per il nostro Popolo e, per questo, facciamo di tutto per evitare di cadere nella trappola delle provocazioni architettate dagli yankee. Ma conosciamo la mentalità dei governanti americani; vogliono farci pagare a caro prezzo questa Pace. E noi rispondiamo che questo prezzo non può oltrepassare i limiti della Dignità.
Quarantasette paesi riuniti nella Seconda Conferenza dei Capi di Stato o di Governo dei Paesi non Allineati, al Cairo, decisero, all'unanimità: "La Conferenza, rendendosi conto con preoccupazione che le basi militari straniere rappresentano, in pratica, un mezzo per esercitare pressioni sulle Nazioni, e per ostacolare la loro emancipazione e il loro sviluppo, secondo le loro concezioni ideologiche, politiche, economiche e culturali, dichiara di appoggiare senza riserve i Paesi che cercano di ottenere la soppressione delle basi installate nel loro territorio e chiede a tutti gli Stati l'immediata evacuazione delle truppe e delle basi che essi hanno in altri Paesi." La Conferenza ritiene che il mantenimento da parte degli Stati Uniti d'America di una base militare a Guantánamo (Cuba), contro la volontà del Governo e del Popolo cubano e contro le disposizioni della Dichiarazione della Conferenza di Belgrado, costituisce una violazione della sovranità e dell'integrità territoriale di Cuba. "La Conferenza, considerando che il Governo di Cuba si dichiara disposto a risolvere la sua controversia col Governo degli Stati Uniti d'America circa la base di Guantánamo su basi di uguaglianza, chiede vivamente al Governo degli Stati Uniti di intavolare negoziati con il Governo cubano il fine di evacuare quella base."
Il governo degli Stati Uniti non ha dato alcuna risposta a quella istanza della Conferenza del Cairo e pretende di mantenere occupato indefinitamente con la forza un pezzo del nostro territorio, a partire dal quale attua aggressioni come quelle esposte in precedenza. L'Organizzazione degli Stati Americani, che i popoli chiamano anche Ministero delle Colonie nordamericano, ci ha condannati "energicamente," anche se ci aveva già espulsi dal suo seno, ordinando ai Paesi membri di rompere le relazioni diplomatiche e commerciali con Cuba. L'OEA ha autorizzato l'aggressione al nostro Paese, in qualsiasi momento, con qualsiasi pretesto, violando le più elementari leggi internazionali e ignorando completamente l'Organizzazione delle Nazioni Unite. A quella misura si opposero con il loro voto l'Uruguay, la Bolivia, il Cile e il Messico; il Governo degli Stati Uniti del Messico ritenne nulla la sanzione anche dopo che era stata approvata. Da allora non siamo più in relazione con i Paesi latinoamericani, ad eccezione di quello Stato, e possiamo ritenere questa la realizzazione di una delle fasi precedenti all'intervento diretto da parte dell'imperialismo.
Vogliamo chiarire, ancora una volta, che la nostra preoccupazione per l'America Latina è ispirata dai legami che ci uniscono: la lingua che parliamo, la cultura che alimentiamo, il padrone che abbiamo avuto in comune. Che non siamo animati da nessun'altra ragione per desiderare la liberazione dell'America latina dal giogo coloniale nordamericano. Se qualcuno dei Paesi latinoamericani qui presenti decidesse di ristabilire le relazioni con Cuba, noi saremmo disposti a farlo sulla base dell'uguaglianza e non in base al criterio che sia un dono fatto al nostro Governo il riconoscere Cuba come un Paese libero del mondo; poiché questo riconoscimento lo abbiamo conquistato con il nostro sangue nei giorni della lotta di liberazione, lo abbiamo conquistato col sangue nella difesa delle nostre spiagge dall'invasione yankee.
Anche se respingiamo la pretesa volontà di ingerenza negli affari interni degli altri Paesi che ci viene attribuita, non possiamo negare la nostra simpatia verso i Popoli che lottano per la propria liberazione e dobbiamo onorare l'impegno del nostro Governo e del nostro Popolo di esprimere apertamente al mondo intero il nostro appoggio morale e la nostra solidarietà con i Popoli che lottano in qualsiasi parte del mondo per rendere reali i diritti di piena sovranità proclamati dalla Carta delle Nazioni Unite.
Sono gli Stati Uniti invece che intervengono; lo hanno fatto da sempre in America Latina. Cuba conosce questa verità dalla fine del secolo scorso; ma la conoscono anche la Colombia, il Venezuela, il Nicaragua e l'America Centrale in generale, il Messico, Haiti e Santo Domingo. In questi ultimi anni, oltre al nostro Popolo, hanno provato l'aggressione diretta Panama, dove i marines del Canale spararono a sangue freddo sul Popolo inerme; Santo Domingo, le cui coste furono violate dalla flotta yankee per evitare lo scoppio della giusta collera popolare dopo l'assassinio di Trujillo; e la Colombia, la cui capitale fu presa d'assalto a seguito della ribellione provocata dall'assassinio di Gaitán.
Interventi dissimulati si attuano attraverso le missioni militari che partecipano alla repressione interna, organizzando le forze destinate a tal fine in un buon numero di Paesi, e anche in tutti i colpi di stato, detti "gorilazos," che con tanta frequenza si vanno ripetendo nel Continente americano in questi anni. Concretamente, le forze degli Stati Uniti intervengono nella repressione dei Popoli del Venezuela, della Colombia e del Guatemala, che lottano con le armi per la loro libertà. Nel primo di questi paesi non solo sono consiglieri dell'esercito e della polizia, ma dirigono anche i genocidi effettuati dall'aria contro la popolazione contadina in vaste regioni insorte, e le società yankee ivi installate fanno pressioni di ogni tipo perché l'ingerenza diretta aumenti. Gli imperialisti si preparano a reprimere i Popoli americani e stanno formando l'internazionale del crimine.
Gli Stati Uniti intervengono in America traendo a pretesto la difesa delle libere istituzioni. Verrà il giorno in cui questa Assemblea avrà acquistato una maturità maggiore e chiederà al Governo nordamericano di garantire la vita della popolazione nera e latinoamericana che vive in questo Paese, e che è in maggioranza nordamericana di origine o d'adozione.
Come può costituirsi o definirsi guardiano della Libertà chi assassina i propri figli e li discrimina ogni giorno in base al colore della pelle, chi lascia in libertà gli assassini dei neri, e per di più li protegge, mentre punisce la popolazione nera che esige il rispetto dei suoi legittimi diritti di Libertà? Sappiamo che oggi l'Assemblea non è in condizioni di chiedere spiegazioni su questi fatti; ma deve essere assolutamente chiaro che il Governo degli Stati Uniti non è guardiano della Libertà, ma perpetra lo sfruttamento e l'oppressione contro i Popoli del mondo e contro buona parte del suo stesso Popolo.
Al linguaggio ambiguo con cui alcuni delegati hanno presentato il caso di Cuba e dell'OEA noi rispondiamo con parole chiare e proclamiamo ad alta voce che i Popoli d'America chiederanno conto ai Governi prevaricatori del loro tradimento. Cuba, signori delegati, libera e sovrana, senza catene che la leghino a nessuno, senza investimenti stranieri nel suo territorio, senza proconsoli che orientino la sua politica, può parlare a fronte alta in questa Assemblea e dimostrare la giustezza della frase: "Territorio Libero di America" con cui è stata battezzata.
Il nostro esempio darà i suoi frutti nel continente, come già in certa misura sta accadendo in Guatemala, Colombia e Venezuela. E se il nemico non è piccolo neppure la nostra forza è disprezzabile, poiché i Popoli non sono isolati. Come afferma la Seconda Dichiarazione dell'Avana: "Nessun Popolo dell'America latina è debole, perché fa parte di una famiglia di duecento milioni di fratelli che soffrono le stesse miserie, sono animati dagli stessi sentimenti, hanno lo stesso nemico, aspirano tutti ad uno stesso destino migliore e godono della solidarietà di tutti gli uomini e le donne del mondo".
Questa epopea che sta davanti a noi la scriveranno le masse affamate degli indios, dei contadini senza terra, degli operai sfruttati; la scriveranno le masse progressiste, gli intellettuali onesti e brillanti che sono cosí abbondanti nelle nostre sofferenti terre d'America latina.
Lotta di masse e di idee, epopea che sarà portata avanti dai nostri Popoli maltrattati e disprezzati dall'imperialismo, i nostri Popoli sconosciuti fino ad oggi, che già cominciano a non farlo più dormire. Ci considerava come un gregge impotente e sottomesso e già comincia ad aver timore di questo gregge, gregge gigante di duecento milioni di latinoamericani nei quali il capitalismo monopolistico yankee vede già i suoi affossatori. L'ora della sua rivincita, l'ora che essa stessa si è scelta, viene indicata con precisione da un estremo all'altro del continente. Ora questa massa anonima, questa America di colore, scura, taciturna, che canta in tutto il continente con la stessa tristezza e disinganno; ora questa massa è quella che comincia ad entrare definitivamente nella sua Storia, comincia a scriverla col suo sangue, comincia a soffrirla e a morire; perché ora per le campagne e per i monti d'America, per le balze delle sue terre, per i suoi piani e le sue foreste, fra la solitudine o il traffico delle città, lungo le coste dei grandi oceani e le rive dei fiumi comincia a scuotersi questo mondo ricco di cuori ardenti, pieni di desiderio di morire per 'quello che è suo', di conquistare i suoi diritti irrisi per quasi cinquecento anni da questo o da quello.
Ora sì la Storia dovrà prendere in considerazione i poveri d'America, gli sfruttati e i vilipesi, che hanno deciso di cominciare a scrivere essi stessi, per sempre, la propria storia. Già si vedono, un giorno dopo l'altro, per le strade, a piedi, in marce senza fine di centinaia di chilometri, per arrivare fino agli 'olimpi' dei governanti e riconquistare i loro diritti. Già si vedono, armati di pietre, di bastoni, di machetes, dovunque, ogni giorno, occupare le terre, immergere le mani nelle terre che gli appartengono e difenderle con la loro vita; si vedono con i loro cartelli, le loro bandiere, le loro parole d'ordine, fatte correre al vento, per le montagne e lungo le pianure. E quest'onda di commosso rancore, di giustizia reclamata, di diritto calpestato, che comincia a levarsi fra le terre dell'America latina, quest'onda ormai non si fermerà.
Essa andrà crescendo col passar dei giorni; perché formata dai più; dalle maggioranze sotto tutti gli aspetti, coloro che accumulano con il loro lavoro le ricchezze, creano i valori, fanno andare le ruote della Storia e che ora si svegliano dal lungo sonno di abbrutimento al quale li hanno sottomessi.
"Perché questa grande Umanità ha detto basta e si è messa in marcia. E la sua marcia, di giganti, non si arresterà fino alla conquista della vera indipendenza per cui sono morti già più di una volta inutilmente. Ora, ad ogni modo, quelli che muoiono, moriranno come quelli di Cuba, quelli di Playa Girón; moriranno per la loro unica, vera e irrinunciabile indipendenza."
Tutto ciò, signori delegati, questa nuova disposizione di un Continente, dell'America, è plasmata e riassunta nel grido che, ogni giorno, le nostre masse proclamano come espressione irrefutabile della loro decisione di lotta, paralizzando la mano armata dell'invasore.
Questo motto è: PATRIA o MUERTE!

Ernesto "Che" Guevara, 11 dicembre 1964

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