Querido Comandante

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Cuando sepas que he muerto, no pronuncies mi nombre
porque se detendrá la muerte y el reposo.
Cuando sepas que he muerto di sílabas extrañas.
Pronuncia flor, abeja, lágrima, pan, tormenta.
No dejes que tus labios hallen mis once letras.
Tengo sueño, he amado, he ganado el silencio.
(Enesto "Che" Guevara)

Quando saprai che sono morto non pronunciare il mio nome
Perché si fermerebbero la morte e il riposo.
Quando saprai che sono morto dì sillabe strane
Pronuncia fiore, ape, lacrima, pane, tormenta.
Non permettere alle tue labbra di trovare le mie undici lettere.
Ho sonno, ho amato, ho guadagnato il silenzio.
(Ernesto "Che" Guevara)

palabras del Comandante Ernesto "Che" Guevara, llevado por una poesía de Roque Dalton Garcia (nota de D.)

Cuando sepas que he muerto, no pronuncies mi nombre
porque se detendrá la muerte y el reposo.
Tu voz, que es la campana de los cinco sentidos,
serfa el tenue faro buscado por mi niebla.
Cuando sepas que he muerto di sílabas extrañas.
Pronuncia flor, abeja, lágrima, pan, tormenta.
No dejes que tus labios hallen mis once letras.
Tengo sueño, he amado, he ganado el silencio.
No pronuncies mi nombre cuando sepas que he muerto
desde la oscura tierra vendría por tu voz.
No pronuncies mi nombre, no pronuncies mi nombre,
Cuando sepas que he muerto no pronuncies mi nombre.

(Roque Dalton Garcia)
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Quando saprai che sono morto non pronunciare il mio nome
Perché si fermerebbero la morte e il riposo.
La tua voce, che è la campana dei cinque sensi,
diventerebbe il tenue faro cercato dalla mia nebbia.
Quando saprai che sono morto dì sillabe strane
Pronuncia fiore, ape, lacrima, pane, tormenta.
Non permettere alle tue labbra di trovare le mie undici lettere.
Ho sonno, ho amato, ho guadagnato il silenzio.
Non pronunciare il mio nome quando saprai che sono morto:
dall’oscura terra verrei per la tua voce.
Non pronunciare il mio nome, non pronunciare il mio nome.
Quando saprai che sono morto non pronunciare il mio nome.

(Roque Dalton Garcia)

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Discurso de la hija de "Che" Guevara, Aleida Guevara March, en el recibimiento de los restos del Comandante Ernesto ¨Che¨ Guevara, caido en combate en la selva de Bolivia.

Querido Comandante. Hace más de 30 años nuestros padres se despidieron de nosotros; partieron para continuar los ideales de Bolívar, de Martí, un continente unido e independiente, pero tampoco ellos lograron ver el triunfo. Estaban conscientes de que los grandes sueños solo se hacen realidad con inmensos sacrificios. No volvimos a verlos. En esa época la mayoría de nosotros éramos muy pequeños; ahora somos hombres y mujeres, y vivimos, quizás por primera vez, momentos de mucho dolor, de intensa pena. Conocemos cómo ocurrieron los hechos y sufrimos por ello. Hoy llegan a nosotros sus restos, pero no llegan vencidos; vienen convertidos en héroes, eternamente jóvenes, valientes, fuertes, audaces. Nadie puede quitarnos eso; siempre estarán vivos junto a sus hijos, en el pueblo. Ellos sabían que cuando lo decidieran podrían regresar a la Patria y que nuestro pueblo los recibiría con amor y curaría sus heridas, y sabían que usted seguiría siendo su amigo, su jefe.
Por eso es que le pedimos, Comandante, que nos haga el honor de recibir sus restos; más que nuestros padres son hijos de este pueblo que tan dignamente usted representa. Reciba a sus soldados, a sus compañeros que regresan a la Patria. Nosotros también le entregamos nuestras vidas.
Hasta la Victoria Siempre.
¡Patria o Muerte, Venceremos!

Caro Comandante. Sono passati più di 30 anni da quando i nostri padri ci salutarono; partirono per continuare gli ideali di Bolivar, di Martí, un continente unito ed indipendente, ma neanche essi riuscirono a vedere il trionfo. Erano coscienti che i grandi sogni si fanno realtà solo con immensi sacrifici. Non li abbiamo più rivisti. In quell'epoca la maggioranza di noi qui presenti eravamo molto piccoli; ora siamo uomini e donne, e viviamo, magari per la prima volta, momenti di grande dolore, di intensa pena. Oggi sappiamo come andarono i fatti e per questo soffriamo. Oggi ci tornano i vostri resti, ma non arrivano sconfitti; tornano i resti di eroi, eternamente giovani, coraggiosi, forti, audaci. Nessuno può toglierci questo; resteranno sempre vivi vicino ai loro figli, al proprio popolo. Essi sapevano che quando sarebbe stato il momento sarebbero ritornati in Patria e che il nostro popolo li avrebbe accolti con amore e curato le loro ferite, e sapevano che avrebbe continuato ad essere il suo amico, il suo capo. Per questo le chiediamo, Comandante, di farci l'onore di accogliere ora i suoi resti; più che i nostri genitori, siamo i figli di questo popolo che tanto degnamente lei rappresenta. Ricevi quindi i suoi soldati, i suoi compagni che ritornano alla Patria. Anche noi gli consegniamo le nostre vite.
Hasta la Victoria Siempre.
¡Patria o Muerte, Venceremos!

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2 commenti:

  1. la poesia è toccante...non so dove tu le trovi ... le accoglienza di questo tipo dovrebbero farle da vivi , non da morti... non so che senso abbia.. dopo.. ciao R.

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  2. Le poesie si trovano perchè per fortuna c'è qualcuno che le scrive... e ce le dona.
    Tutti si nasce, e si muore. L'importante è come si è vissuta questa breve parentesi.
    Ciao, D

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