Herederos del "Che" (2 pt)

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Cuba

Cuba non costituisce un'ossessione per i governanti nordamericani solo in ragione delle loro aberranti mentalità coloniali. C'è qualcosa di più; il nostro paese rappresenta, in primo luogo, la chiara immagine del fallimento della politica nordamericana d'aggressione alle porte stesse del continente, inoltre è l'immagine dei futuri paesi socialisti dell'America Latina e al tempo stesso sintomo inequivocabile della riduzione inesorabile del campo d'azione del suo capitale finanziario.
Dobbiamo lavorare tutti i giorni pensando alla nostra America e rafforzare sempre di più le basi del nostro Stato, la sua organizzazione economica e il suo sviluppo politico, per poter inoltre, mentre ci superiamo all'interno, convincere sempre più i popoli d'America della possibilità pratica di iniziare il cammino dello sviluppo socialista, nella fase attuale di correlazione delle forze internazionali.
Noi abbiamo il dovere di dimostrare ai popoli d'America quello che si può fare con un regime sociale giusto, che distribuisca le ricchezze, che destini le ricchezze all'elevazione tecnica, culturale, sociale di tutti gli abitanti, che pianifichi la sua economia e che con intelligenza risolva i problemi economici per procedere in avanti.
Cuba non esporta rivoluzioni, le rivoluzioni non si possono esportare. Le rivoluzioni nascono nel momento in cui all'interno di un paese esiste tutta una serie di insormontabili contraddizioni. Quando un popolo acquista coscienza della propria forza, prende la decisione di lottare, la decisione dì andare avanti, allora sì che è forte e allora sì che può affrontare qualsiasi nemico.
Ricordiamoci sempre che la presenza di Cuba, viva e combattente, è un esempio che dà speranze e che emoziona gli uomini del mondo intero che lottano per la loro liberazione e, in particolare, i compatrioti del nostro continente che parlano la nostra lingua, che hanno la nostra stessa cultura, le nostre abitudini, i nostri costumi e che di giorno in giorno in sempre maggior numero cominciano a lottare per la loro definitiva liberazione.
Cuba è l'avanguardia d'America e deve fare sacrifici perché è agli avamposti, perché indica alle masse latinoamericane la via della piena libertà. Bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di mantenere alta la nostra bandiera e il diritto di costruire il socialismo secondo il volere del nostro popolo.
Per una semplice legge di gravitazione, la piccola isola di centoquattordicimila chilometri quadrati e sei milioni e mezzo di abitanti assume la direzione della lotta anticoloniale in America in cui vi sono seri tentennamenti che le permettono di portarsi sull'eroica, gloriosa e pericolosa posizione avanzata.
I nostri amici del continente ribelle possono esser certi che, se sarà necessario, lotteremo fino all'ultima conseguenza economica delle nostre azioni e, se la lotta si sposterà più lontano, lotteremo fino all'ultima goccia del nostro sangue ribelle per fare di questa terra una repubblica sovrana, con i veri attributi di una nazione felice, democratica e fraterna.
Anche se la nostra convinzione è solida, al punto da non dar adito ad argomenti che possano farla cambiare, siamo disposti al dialogo costruttivo nel contesto della coesistenza pacifica fra paesi dai diversi sistemi politici, economici e sociali.
Non possono esservi transazioni, non possono esservi mezzi termini, non può esservi pace che garantisca a metà la stabilità di un paese. La vittoria deve essere totale. Noi vogliamo costruire il socialismo; ci siamo dichiarati partigiani di quanti lottano per la pace; ci siamo dichiarati dentro il gruppo dei paesi non allineati, anche se siamo marxisti-leninisti, perché i non allineati, proprio come noi, lottano contro l'imperialismo.
Vogliamo pace, vogliamo costruire una vita migliore per il nostro popolo e per questo evitiamo al massimo di cadere nelle provocazioni architettate dagli yankee, conoscendo la mentalità dei loro governanti; vogliono farci pagare a caro prezzo quella pace. Noi rispondiamo che quel prezzo non può superare i confini della dignità.
La nostra generazione avrà un posto nella storia di Cuba e un posto nella storia d'America. Non possiamo scartare la speranza che tutti i compagni rivoluzionari, che tutti i popoli oppressi d'America e forse del mondo abbiano un posto nella Rivoluzione cubana. [...]
Quando l'imperialismo volle reagire, quando si rese conto che il gruppo di giovani inesperti che passeggiavano trionfanti per le strade dell'Avana aveva un'ampia coscienza del proprio dovere politico e una ferrea decisione a compiere quel dovere, era ormai tardi.

Portorico

I nordamericani hanno preteso per anni di fare di Portorico uno specchio di cultura ibrida; lingua spagnola con inflessioni d'inglese, lingua spagnola con cerniere sulla schiena per chinarla davanti al soldato statunitense.
Malgrado questa tremenda violazione della sua volontà e del suo destino storico, il popolo portoricano ha conservato la sua cultura, il suo carattere latino, i suoi sentimenti nazionali che mostrano di per sé l'implacabile vocazione all'indipendenza presente nelle masse dell'isola latinoamericana.

Vietnam

Non sappiamo quando potremo salutare la liberazione definitiva del Vietnam del Sud. Non possiamo mai dire quando avverrà la liberazione di ciascuno dei popoli che oggi lottano, armi alla mano, per la loro libertà. Ma sappiamo che il risultato della lotta sarà immancabilmente la libertà dei popoli.
Il marxismo è stato applicato conformemente alla concreta situazione storica del Vietnam ed è per ciò che, guidati da un partito d'avanguardia fedele al suo popolo e conseguente nella sua dottrina, ottennero sugli imperialisti una così clamorosa vittoria.
Quando noi ci riuniamo per salutare il popolo vietnamita stiamo salutando un vero fratello, stiamo stringendo nelle nostre braccia dei fratelli che in una lontana regione del mondo stanno lottando per la nostra sicurezza e stanno lottando per tutte le aspirazioni comuni che uniscono tutti i popoli dei tre continenti attualmente oppressi, d'Asia, d'Africa e della nostra America.
Noi sappiamo che quale che sia il risultato, quale che sia il metodo di lotta adottato dall'imperialismo nordamericano, il risultato finale sarà la vittoria del Vietnam del Sud e la riunificazione di tutto il paese.

America Latina

Via via che i paesi d'America e di altre regioni del mondo vanno rendendosi indipendenti dalle pastoie delle catene monopolistiche e impiantando nuovi sistemi più giusti e più equi rapporti con tutti i paesi del mondo, i pesanti contributi che le nostre terre apportano al tenore di vita delle potenze imperialiste ricadranno su loro stesse e, fra tutti, sono gli Stati Uniti quelli che dovranno subire con maggior gravità questo fenomeno non appena si verificherà.
Abbiamo imparato ormai che quando c'è un uomo ferito o perseguitato in Cile, in Argentina, in qualunque parte dell'America, si sta colpendo la nostra dignità, la dignità di tutta l'America.
L'America parla spagnolo, l'America ci comprende, ci ammira e vede in noi l'immagine di quello che può essere il futuro per tutti i popoli e si prepara per quella vittoria.
Ciò che vogliamo, semplicemente, è che ormai non si possa più essere dei solitari in America, senza essere quanto meno traditori dell'America; che non si ripeta più in America che noi si sia tenuti ad un'alleanza continentale con il nostro grande schiavista, perché questa è la menzogna più vile e più denigrante che un governante d'America possa proferire.
Nulla si sapeva dell'America se non forse che era un gigantesco settore del mondo abitato da indigeni dalla pelle scura, con coprivergogne e lance, e dove un bel giorno un certo Cristoforo Colombo era approdato più o meno nella stessa epoca in cui un altro, Vasco de Gama, doppiava il Capo di Buona Speranza e tracciava una terribile parentesi di secoli nella vita culturale, economica e politica di quei popoli.
Le condizioni oggettive per la lotta sono date dalla fame del popolo, la reazione davanti a quella fame, il timore scatenato per respingere la reazione popolare e l'ondata di odio che la repressione suscita.
Sono mancate in America le condizioni soggettive fra le quali la più importante è la coscienza della possibilità di vittoria per vie violente davanti ai poteri imperiali e ai loro alleati interni. È per questo che in America si mettono a discutere su chi sia più o meno grande e a chi appartengano San Martin o Bolivar, senza tenere in conto che tanto l'uno che l'altro sono uomini d'America. San Martin, che morì esattamente centoundici anni fa oggi, era un uomo d'America; come Bolivar non possiamo dire che sia appartenuto a un paese, così come non ci appartiene Martì. Sono prodotti della nostra civiltà, del nostro sostrato culturale, prodotto di tutto quello che è andato maturando negli anni, di ciò che si è aggiunto all'indigeno primitivo, con il nero che vi fu portato, con lo spagnolo che vi giunse a colonizzare le razze di altri paesi del mondo, per le nostre specifiche condizioni sociali che hanno dato vita a quest'uomo americano che parla praticamente lo stesso linguaggio e che in ogni modo s'intende sempre, in qualunque luogo si esprima.
Dobbiamo essere sempre più affratellati nella lotta, perché questa è una lotta comune: lotta che per esempio ora si esprime nella solidarietà di tutti i popoli con Cuba, perché si sta rapidamente imparando che esiste un solo nemico che è l'imperialismo e che questo in America ha un nome: è l'imperialismo nordamericano.
Fare la Rivoluzione è una necessità imperiosa della maggior parte dei nostri continenti, di quasi tutta l'America, di tutta l'Africa e di tutta l'Asia, dove lo sfruttamento ha raggiunto gradi inconcepibili.
Se tutti i popoli latinoamericani levassero in alto la bandiera della dignità, come ha fatto Cuba, il monopolio vacillerebbe, dovrebbe adattarsi a una nuova situazione politico-economica e a sostanziali potature dei suoi guadagni.
Siamo qui. La parola ci viene umida dai boschi cubani. Siamo saliti sulla Sierra Maestra e abbiamo conosciuto l'aurora e abbiamo la mente e le mani piene del seme dell'aurora e siamo pronti a seminario in questa terra e difenderlo perché dia frutti.

Sottosviluppo

Che cos'è il sottosviluppo? Un nano dalla testa enorme e il torace gonfio e "sottosviluppato", in quanto le sue deboli gambe o le sue corte braccia non si armonizzano con il resto della sua anatomia; è il prodotto di un fenomeno teratologico che ha distorto il suo sviluppo. Questo è ciò che in realtà siamo noi, blandamente detti "sottosviluppati", a dire il vero paesi coloniali, semicoloniali o dipendenti. Siamo paesi dall'economia distorta dall'azione imperiale che ha sviluppato in modo anormale i rami industriali o agricoli necessari a complementare la sua complessa economia.

Imperialismo

Essi arrivano lì, dove sta la massa indifferenziata e cercano di dividerla: in neri e bianchi, in più capaci e meno capaci, in alfabeti e analfabeti, e poi, suddividendoli, fino ad ottenere l'individuo e fare dell'individuo il centro della società.
Per conquistare qualcosa dobbiamo toglierlo a qualcuno, ed è bene parlar chiaro e non nascondersi dietro concetti che possono essere male interpretati. Questo qualcosa che dobbiamo conquistare, che è la sovranità del paese, bisogna toglierlo a quel qualcuno che si chiama monopolio [...].
Il capitale privato straniero non si muove per generosità, non si muove per un nobile atto di carità, non si muove né si mobilita per il desiderio di arrivare ai popoli. Il capitale privato straniero si mobilita per il desiderio di aiutare se stesso.
I nostri occhi liberi si aprono oggi a nuovi orizzonti e sono in grado di vedere quello che ieri la nostra condizione di schiavi coloniali ci impediva di osservare: che la "civiltà occidentale" nasconde sotto la sua vistosa facciata uno scenario di iene e sciacalli.
Ogni popolo che inizia la sua lotta, comincia anche a scavare la tomba dell'imperialismo e si merita tutto il nostro appoggio e tutto il nostro plauso. Perché ora si apprende, come sempre si apprende in rivoluzione, che non può esservi disunione, che non possiamo combattere contro i grandi nemici separati gli uni dagli altri, che c'è solo un nemico comune in questo momento, che è quello che raggruppa tutte le inimicizie che possano cadere sul nostro popolo, è quello che significa pigrizia, è quello che significa oppressione politica, è quello che significa oppressione economica, è quello che significa distorsione del nostro sviluppo, è quello che significa incultura: tutto questo lo significa l'imperialismo.
L'imperialismo è stato sconfitto in molte battaglie parziali. Ma è una forza notevole nel mondo e non si può aspirare alla sua sconfitta definitiva se non con lo sforzo e il sacrificio di tutti.
Non importa come si chiami il signore che ogni quattro anni il popolo statunitense pensa di eleggere per dirigere i suoi destini, perché in realtà tale elezione è viziata alla base; il popolo statunitense ha solo la facoltà di eleggere il suo carceriere per quattro anni e a volte gli concedono la grazia di rieleggerlo. Finché esisterà l'imperialismo, questo per definizione eserciterà il suo dominio su altri paesi, dominio che oggi si chiama neocolonialismo.

Il lavoro

Il lavoro in certi casi è un premio, uno strumento di educazione in altri, mai un castigo.
Una nuova generazione nasce. La storia del capitalismo è la storia della pirateria organizzata da pochi che si appropriano del lavoro di molti. Ogni paese che inizia la costruzione del socialismo deve lottare per le basi materiali per conseguirlo e per questo ha bisogno di creare le eccedenze economiche che sono date per la produttività del lavoro.
La costruzione del socialismo significa l'investimento di abbondanti sforzi della nazione, di abbondanti capitali della nazione. E quei capitali si creano solo mediante il lavoro umano.
Non è possibile essere un buon rivoluzionario nella costruzione del socialismo in questa fase ed essere cattivo nel mestiere che si fa. L'operaio deve ricordare che essere presente nel suo posto di lavoro è essere presente nella sua trincea, in una lotta che è all'ultimo sangue, una lotta che non ammette tentennamenti e una lotta in cui la sconfitta significa la sconfitta di tutti senza eccezione alcuna. In questo momento la società intera deve agire in modo coercitivo e agire sul salario di quanti non vogliono restituire alla società ciò che questa gli rende sotto forma di prestazioni sociali, agendo lì per dare di meno a chi non sa compiere il proprio dovere.
Il lavoro esercitato giorno per giorno con entusiasmo creatore sviluppa in noi tutti la coscienza del socialismo; più produzione più coscienza, questa è la sintesi su cui si può formare la società nuova. La vittoria del socialismo non può raggiungersi tramite uno solo dei due aspetti, tramite la lotta armata da un lato o il lavoro dall'altro. La difesa armata e il lavoro sono due parti indivisibili della costruzione del socialismo, meta che non si raggiunge è cibo o vestito o medicamento che non si dà al popolo. Chi fa la storia, chi la fa giorno dopo giorno mediante il lavoro e la lotta quotidiana, chi la firma e la tramuta in realtà nei grandi momenti è la classe lavoratrice, sono gli operai, sono i contadini, siete voi i creatori di questa Rivoluzione.
La nostra Rivoluzione ha dovuto affrontare grandi problemi, ha dovuto difendersi da dozzine di aggressioni, da parte dei nostri nemici e direttamente dall'imperialismo yankee; molti sono ancora i mali contro cui dobbiamo lottare per meritare un futuro migliore, e dobbiamo essere coscienti che quel futuro, quella società nuova, senza classi, che vive nell'abbondanza, possiamo conquistarli soltanto con sudore, lavoro e sacrificio.
La cura del macchinario è poi un altro compito fondamentale del lavoratore in quanto individuo; tenerlo sempre nelle migliori condizioni e fare attenzione al modo di lavorarci, perché non si deteriori più dei necessario.
Che cosa vuoi dire a ciascuno secondo il suo lavoro? Non vuoi dire soltanto che bisognerà calcolare i risultati del suo sforzo nella produzione, ma anche i risultati della sua qualità come produttore. Per questo, nella fase di costruzione del socialismo, si paga più un ingegnere di un operaio. La sua specialità di creare beni materiali - non direttamente ma mediante l'organizzazione della produzione - è molto maggiore e per questo la società gli riconosce un compenso più alto.
Noi, nella nostra qualità di rappresentanti della classe operaia nel potere, dobbiamo esigere che tutti compiano il loro dovere. E dobbiamo legiferare perché quel dovere sia ripartito equamente fra tutti i lavoratori e perché nello sviluppo della società attuale a ciascuno sia corrisposto secondo il suo lavoro.
Noi dobbiamo fare in modo che la differenza tra il lavoro intellettuale e il lavoro manuale vada attenuandosi, rimpicciolendosi nel più breve tempo possibile. Nella società socialista o nella costruzione del socialismo il lavoratore lavora perché questo è il suo dovere sociale, perché deve compiere il suo dovere sociale. Questo dovere sociale consiste nel rendere uno sforzo medio, conforme alla sua qualificazione, e ricevere pertanto un compenso individualizzato conforme a quella qualificazione, in questa fase di costruzione, in questo periodo di transizione e, allo stesso tempo, tutti i benefici che la società concede.
Noi dobbiamo lavorare perché tutti i nostri operai facciano in ogni momento del loro lavoro tutto quello che si possa loro chiedere e un pochino di più, perché nei momenti difficili la classe operaia dimostri la sua capacità e sia il puntello della nostra Rivoluzione.
Compagni: il lavoro, punto centrale dell'attività umana, della costruzione del socialismo, il lavoro cui oggi si rende indirettamente omaggio, è determinato anche - nella sua efficacia - dall'atteggiamento che si abbia verso di esso. Quando in ogni cubano il lavoro, come espressione della creatività umana, sarà una necessità vitale, la tecnica, la tecnologia, le invenzioni si succederanno a migliaia; ogni unità sarà cambiata anno dopo anno, ringiovanita e modernizzata; tutti parteciperanno con una forza incontenibile alla costruzione della nuova società.
Bisogna ricordare sempre, compagni, che questo compito, il compito della produzione, in tutte le sue complessità, non solamente la produzione numerica o per peso di un prodotto, ma in tutte le sue complessità organizzative è uno dei compiti fondamentali del paese.
Questa è una delle trincee che non si possono in alcun modo dimenticare. Ed è, il nostro lavoro, nostro lavoro di combattenti della produzione, far sì che la coscienza si sviluppi ogni giorno di più su questa via per la quale passiamo; farlo così bene che ogni lavoratore sia un innamorato della sua fabbrica, ma che ogni lavoratore sappia che se il prezzo per conservare la sua fabbrica intatta o la sua stessa vita o quella dei suoi figli è cadere in ginocchio, quel prezzo non potrà mai esser pagato dal popolo di Cuba.
Il lavoro deve essere una nostra necessità morale, il lavoro deve essere qualcosa cui si va ogni mattina, ogni sera od ogni notte, con rinnovato entusiasmo, con rinnovato interesse.
Dobbiamo imparare a cogliere dal lavoro quello che presenta di interessante o quello che ha di creativo, dobbiamo conoscere il più piccolo segreto della macchina o del processo in cui siamo tenuti a lavorare

Il lavoro volontario

L'importanza che ha il lavoro volontario si riflette nella coscienza che si acquista di fronte al lavoro e nello stimolo o esempio che questo atteggiamento significa per tutti i compagni.
L'educazione comunista deve essere basata su questa coscienza e i lavoratori volontari d'avanguardia sono quelli che meglio realizzano gli ideali del vero comunista.
L'importanza del lavoro volontario non si riflette sulla parte direttamente economica che potrebbe portare alle imprese o allo Stato; si riflette nella coscienza che si acquista di fronte al lavoro e nello stimolo o esempio che questo atteggiamento significa per tutti i compagni delle varie unità di lavoro. Vale a dire, che i lavoratori volontari d'avanguardia sono gli uomini che realizzano più integralmente di ogni altro gli ideali del vero comunista, gli ideali del vero comunista che nel suo luogo di lavoro, nel suo centro di produzione - che è il suo luogo di lotta, la sua trincea - dice agli altri compagni: "Seguitemi per questo cammino"; sempre abbiamo insistito su questo.

L'emulazione

L'emulazione è una fraterna competizione. A che scopo? Perché tutti quanti aumentino la produzione. E un'arma per aumentare la produzione. Ma questo soltanto: è un'arma per aumentare la produzione e uno strumento per approfondire la coscienza delle masse, e sempre le due cose devono essere unite.
Che cos'è l'emulazione? L'emulazione è semplicemente una fraterna competizione, ma una competizione volta al più nobile dei propositi, come quello di migliorare, di avere ogni centro di lavoro, ogni impresa, ogni unità alla testa della costruzione del socialismo.

La qualità

La qualificazione dei lavoratori è in diretta relazione con la loro produzione, e la produzione dei lavoratori, la norma del lavoro di qualità, è il dovere sociale di ogni operaio verso tutta la comunità.
Qualità è quello che dobbiamo dare al nostro popolo; è un nostro dovere, un dovere di ciascuno come parte del nostro dovere verso la comunità.
La qualità del prodotto è un dovere morale dell'operaio socialista, perché quel prodotto va al popolo, si riversa anche su se stesso e su tutta la collettività, e il dovere morale è cercare di produrlo al meglio possibile, con il maggior risparmio possibile di materie prime.
Possiamo trarre una conclusione molto importante, ed è che dentro la norma deve esistere la norma della qualità: la norma non è solo quantità, è qualità. E allora il dovere dell'operaio è produrre un tanto di una tale qualità; se non produce tanto di una tale qualità non ha compiuto il suo dovere sociale.
Ricordiamoci sempre che la qualità non è assolutamente in contrasto con queste fasi di costruzione del socialismo; ricordiamoci sempre che è dovere di noi produttori, produttori di una società che si riscatta, dare al nostro popolo il meglio che possiamo, il meglio del nostro sforzo, il nostro sforzo già convertito in prodotti rifiniti al meglio e della migliore qualità.

La pianificazione

E' nella distribuzione che il socialismo ottiene indubbi vantaggi, è nella pianificazione centralizzata dove ha potuto eliminare gli svantaggi d'ordine tecnologico e organizzativo rispetto al capitalismo.
Il piano non è una cosa meccanica che si crea con elucubrazioni da laboratorio. Il piano è una cosa dura, fondamentalmente destinata a tirar fuori dal paese le riserve fino a questo momento addormentate e metterle al servizio della produzione.
La pianificazione è una delle leggi del socialismo, che senza di essa non esisterebbe. Senza una giusta pianificazione non può esistere una garanzia sufficiente a che tutti i settori economici di qualsiasi paese si vincolino armoniosamente per fare quei balzi in avanti che l'epoca in cui stiamo vivendo richiede.
Noi abbiamo imparato nella pratica, con i nostri errori, sbattendo la testa nel muro, che pianificazione e socialismo marciano insieme e che non si può forzare la pianificazione finché le condizioni economiche oggettive non lo permettano. Perché esista pianificazione e capacità di progredire su quella via deve esistere volontà del socialismo e capacità di svilupparsi su quella via.
Noi pensiamo che la reale pianificazione, la pianificazione di tutti i mezzi di produzione del paese, si può fare soltanto a due basilari condizioni: che i lavoratori abbiano conquistato il potere politico - cosa fondamentale - e che siano i padroni di quei mezzi di produzione. In questo modo si può fare una pianificazione completa.
Il compito di pianificare richiede inoltre l'indiscutibile concorso di tutta la popolazione del paese. Noi solamente diciamo pianificazione quando tutti i lavoratori, tutti gli operai delle fabbriche, i contadini nelle cooperative, i lavoratori d'ogni genere, possono discutere i piani, e ridiscuterli più volte, realizzarli, sviscerarli e approvarli in assemblea di produzione.
Si può pianificare durante la costruzione del socialismo, ma tenendo sempre presente che la pianificazione dovrà accordarsi alle condizioni oggettive imperanti al momento di realizzarsi. La pianificazione significa previsione, auscultazione dell'avvenire, conseguimento di formule razionali per prevenire gli accadimenti futuri e dar loro la migliore soluzione.
La pianificazione, intesa nel senso marxista-leninista della parola, ha un contenuto economico e politico. E la maniera di svilupparsi della società socialista. Ciò ci indica una cosa importantissima: perché esista pianificazione, deve esistere il socialismo; perché esista volontà di pianificare capacità di progredire su quella via, deve esistere volontà di socialismo e capacità di svilupparsi in tal senso.
Quindi, perché esista pianificazione, le forze popolari devono avanzare sui mezzi di produzione, impadronirsene e metterli a disposizione del popolo.
Il costo deve essere - l'analisi del costo - l'arma utilizzata dall'amministratore rivoluzionario per agire sulla produzione in senso immediato, e la pianificazione l'arma che possiede per poter misurare la portata della produzione e prevedere i vari problemi che si porranno nel corso di un anno o del periodo pianificato.
Arma fondamentale per l'analisi economica, la più fondamentale e la più elementare - se si vuole - è la giusta analisi dei costi di produzione. Lì è il centro diluito. E il costo di produzione deve essere una preoccupazione di ogni operaio, non solo dell'apparato direttivo o di quello amministrativo dell'unità o dell'impresa.
Pianificazione e organizzazione sono termini più o meno gemelli, ma potremmo stabilire qualche differenza dicendo che pianificazione è l'organizzazione dell'economia e della vita generale della nazione d'accordo con grandi linee di compatibilità ed equilibrio e al fine di ricavare il massimo dalle riserve giacenti in seno alla società; organizzazione è la preparazione diluiti gli organismi, fino alle ultime viti amministrative, per poter effettivamente realizzare la pianificazione.

L'assenteismo

Ogni qual volta uno di voi […] pensa di avere un doloretto, che quel giorno deve rimanere a casa, che il suo lavoro non ha importanza, che un giorno in più o in meno non importa, che ora guadagna abbastanza; ogni qual volta uno di voi si mette a fumare un sigaro, dimenticando durante i suoi turni di lavoro i suoi doveri; ogni qual volta, invece di applicarvi al lavoro, vi mettete a discutere tutti insieme: ogni qual volta smettete di pensare al nuovo che bisogna fare, a come bisogna perfezionare quest'industria; ogni qual volta vi lasciate possedere dalla divisione, dall'intrigo, dalla calunnia delle canaglie, vi state facendo sconfiggere dal nemico e la nostra Patria tutta perde una battaglia contro il nemico.
Uno dei compiti creativi della classe operaia è lottare contro l'assenteismo, il costringersi, ognuno da sé, a compiere i propri doveri e compierli tutti i giorni del mese, tutti i giorni dell'anno, senza mancare o mancando soltanto quando è impossibile non farlo, quando si verifichino situazioni di forza maggiore che lo impongano.
Si ha l'assenteismo diretto di gente che non ha voglia di andare a lavorare e non ci va; si ha l'assenteismo dell'individuo che arriva tardi e se ne va all'ora di uscita; si ha l'assenteismo dell'individuo che va via molto tardi e allora trova la scusa per arrivare tardi il giorno appresso ma non rende come dovrebbe nel suo lavoro.
L'assenteismo è tuttora vigente; è forse il prodotto derivante dall'avere troppi soldi quando non si sa per che cosa spenderli, prodotto dell'epoca in cui viviamo. Ma l'assenteismo si combatte anche con misure di carattere sociale, con misure collettive, discutendo con la gente, con l'esposizione ragionata dei danni che provoca.
Noi possiamo definire l'assenteismo come il controrivoluzionario più tenebroso, più sottile. L'assenteismo è un male che ci divora dentro. E chi si assenta dal lavoro per motivi banali non per questo smette di sentirsi un rivoluzionario: ecco perché questo nemico è sottile e tenebroso…

Studio e abilitazione

Lo studio politico, lo studio in tutti i suoi aspetti, deve essere anche unito ai compiti lavorativi. Abbiamo bisogno che lo studio sia qualcosa di direttamente relazionato alla produzione, che lo studio sia un'attività giornaliera, una necessità al principio, una compulsione al principio, se volete, e a poco a poco diventi una necessità.
Oggi tutta Cuba è un'enorme scuola. Studiano i militari; studiano tutti i giovani che hanno come dovere fondamentale l'apprendimento; studiano gli operai e i contadini, frequentazione in qualche caso, superamento operaio in qualche altro, quanto meno tecnico; varie borse di studio del governo: ma tutto il popolo sta studiando.
E questo studio sarà quello che contrassegnerà la base, la base fondamentale per il mutamento di società, il mutamento d'aspetto della società.
L'importanza che riveste lo studio, il continuo superamento giorno dopo giorno, la discussione quotidiana dei problemi; la critica e l'autocritica; l'avanzamento tecnico; la previsione del futuro e la coscienza di essere su una nuova via dove nessuno potrà fermarci, dove non c'è modo di fermarci, ma dove piuttosto la nostra azione può accelerare o ritardare il processo e nostro dovere è accelerare il processo al massimo mediante la volontà congiunta di tutti noi.
Voi, compagni, oggi non avete che un dovere: il dovere di studiare.
Con questo dovere state pagando tutti i debiti che possiate contrarre con la società, con questa società presente e con tutti gli eroi che si sono immolati per rendere possibile questa società presente [...] Questo è l'unico dovere. E voi onorerete così tutti i martiri e onorate così tutti i compagni che ancora dovranno cadere in queste lotte, studiando ogni giorno di più, e pensando anche in ogni momento di debolezza che stanno sperando in voi le fabbriche e le scuole, gli istituti d'arte, le università, che tutta Cuba spera in voi...
Il compito dell'avanzamento operaio deve essere visto con occhi molto buoni dalla classe operaia, gli si deve dare l'importanza che ha; da parte della collettività operaia si devono esercitare pressioni su quei compagni che si rifiutano di studiare, che si fanno beffe dello studio e che manifestano idee retrograde…
L'uomo mediante l'educazione si supera e quando questa educazione si realizza mediante uno spirito collettivo, quando la vigilanza rivoluzionaria di tutti aiuta lo sviluppo della coscienza di tutti, il salto può essere gigantesco. Dobbiamo affrontarlo senza paura, senza la benché minima paura e senza che un eventuale fallimento transitorio ci tolga il coraggio.
L'abilitazione individuale sarà sempre un elemento da tenere in conto per l'elevazione delle norme da considerare nel compenso di ciascun individuo. Quando tutti i compagni saranno persuasi che ciascuno individualmente significa assai poco, che la loro forza è la forza collettiva; quando sapranno bene che la loro sapienza personale, le loro nozioni correttamente applicate, conseguentemente con il bagaglio di conoscenza di tutti i compagni, sono ciò che darà frutti rapidi e sicuri; quando noi arriveremo a capire che quello che sappiamo oggi non è che una briciola di quello che dobbiamo sapere individualmente e collettivamente; quando la meta di sesto grado indicata da Làzaro (Peùa) sarà spazzata via dalle nostre emulazioni in quanto già ampiamente superata, potremo cominciare a dire che siamo ormai sul retto cammino.
Ma, a misura che si acquistano nuove nozioni, la cultura cessa di essere un dovere rivoluzionario o qualcosa di più o meno gravoso che si fa per compiere un dovere rivoluzionario, e finisce per convertirsi in una necessità dell'uomo. E allora non ci sarà bisogno di nessuno sforzo per proseguire il compito della cultura.
L'abilitazione è quindi un compito cardinale del governo e di tutto il popolo e non si deve abbandonare. Gli uomini, anche quando si sentono stanchi, gli uomini e le donne dopo il lavoro, devono fare lo sforzo imprescindibile di dedicare sia pure un'ora, mezz'ora al giorno allo studio e cercare in questo modo di superare le loro conoscenze.

Educazione e cultura

L'analfabetismo non è altro che l'espressione estrema dell'incultura del popolo.
Chi sappia appena leggere e scrivere non ha fatto che abbandonare l'ultima scala nella cultura ma non può aggiungere niente.
Siamo stati tutti testimoni, e in qualche modo partecipanti, della battaglia, non meno eroica di altre, che abbiamo condotto contro l'incultura, in questo caso contro l'analfabetismo.
La cultura è una cosa che appartiene al mondo, è forse, come il linguaggio, qualcosa che appartiene alla specie umana. I diversi rami della produzione si andranno automatizzando, aumentando incessantemente la produttività del lavoratore e il tempo libero sarà dedicato a impegni culturali, sportivi, scientifici al grado più alto e il lavoro sarà una necessità sociale.

Tecnica e Rivoluzione Tecnica

Non potrà esservi una cultura tecnica adeguata se non sarà complementare a una cultura ideologica.
La tecnica bisogna prenderla dove si trova; bisogna fare il gran salto tecnico per andare diminuendo la differenza oggi esistente fra i paesi più sviluppati e noi.
La Rivoluzione Tecnica non può esser fatta dal desiderio una persona, o di un gruppo di persone. E non si può fare servendosi di un certo numero di tecnici qualificati esperti di alcuni impianti o che progettino macchinari di qualche tipo: la Rivoluzione Tecnica - come tutte le rivoluzioni - deve essere fenomeno di masse.
La Rivoluzione Tecnica significa il cambiamento totale delle nostre concezioni circa la produzione di ogni tipo e il conseguente cambiamento delle nostre tecniche produttive di ricerca.
L'avvenire del paese è direttamente legato allo sviluppo scienza e della tecnica. Non potremo mai camminare sulle nostre gambe finché non avremo una tecnologia avanzata, basata su una tecnica propria, su una scienza propria. Finché produrremo i nostri beni e realizzeremo i nostri servizi sulle spalle dei lavoratori, semplicemente con le mani dei lavoratori, non potremo entrare nel socialismo.
All'inizio della Rivoluzione era frequente, da parte nostra, il recupero di ingegneri, di tecnici d'ogni genere che lavoravano come venditori, esattori, in qualche carica burocratica, perché non avevano spazio nella produzione. Oggi quel panorama è totalmente cambiato e la fame di tecnici in tutte le imprese produttive è straordinaria.
Per usare l'arma della tecnica al servizio della società, bisogna prendere in mano la società e, per prendere in mano la società, bisogna distruggere gli elementi di oppressione, bisogna cambiare le condizioni sociali vigenti in alcuni paesi e consegnare ai tecnici d'ogni genere, al popolo, l'arma della tecnica.
Non si può pensare alla Rivoluzione Tecnica senza pensare contemporaneamente a una condotta comunista di fronte al lavoro, e questo è sommamente importante. Se non c'è un atteggiamento comunista di fronte al lavoro, che non si parli di Rivoluzione Tecnica Socialista.

Studente, tecnico, professionista

Studenti del mondo, non dimenticate mai che dietro ogni tecnica c'è qualcuno che l'impugna e che questo qualcuno è una società e che si sta con o contro quella società; che al mondo c'è chi pensa che lo sfruttamento è una cosa buona e chi pensa che è una cosa cattiva e bisogna sconfiggerlo; che, anche quando non si parla di politica da nessuna parte, l'uomo politico non può rinunciare a quella situazione immanente alla sua condizione di essere umano.
Non possono esservi tecnici che pensino da rivoluzionari e non agiscano da rivoluzionari. E chi pretende di dire che solo un tecnico, un architetto, un medico, un ingegnere, uno scienziato di qualsiasi tipo è lì per lavorare con i suoi strumenti, solo nel suo specifico ramo, mentre il popolo muore di fame o viene ucciso nella lotta, ha preso di fatto partito dall'altra banda. Non è apolitico, è politico, ma contrario ai movimenti di liberazione.
Dobbiamo andare con ansia di ricerca, con spirito umile a imparare da quella grande fonte di sapienza che è il popolo. Non dobbiamo mai far sì che un tecnico dimentichi di essere un uomo politico, di essere un uomo responsabile nei confronti della società in cui vive e che non può starsene al margine della società in cui vive; noi dobbiamo far sì che i nostri tecnici sentano come impegno fondamentale da portare avanti in quel modo, come impegno fondamentale, l'apprendere sempre più e più profondamente tutti gli aspetti della loro professione o della loro specializzazione per metterla al servizio della società.
Sempre, succeda quel che succeda al mondo, il medico, per il fatto di stare tanto vicino al paziente, di conoscere tanto del più profondo della sua psiche, di essere l'immagine di chi si avvicina al dolore e lo mitiga, svolge un'opera della massima importanza, di grande responsabilità nella vita sociale.
Per essere un medico rivoluzionario, o per essere un rivoluzionario, la prima cosa che bisogna avere è la rivoluzione.
Non serve a niente lo sforzo isolato, lo sforzo individuale, la purezza di ideali, l'andito a sacrificare tutta una vita al più nobile degli ideali, se tale sforzo lo si compie da soli. Ogni medico, nell'ambito della sua azione, può e deve accumulare questo prezioso tesoro che è la gratitudine del popolo.
Credo che un architetto - come praticamente ogni professionista - sia un uomo in cui si coniuga la cultura generale dell'umanità fino a quel momento raggiunta con la tecnica generale dell'umanità o speciale di ciascun popolo.

Il guerrigliero

Il nucleo guerrigliero, assestatosi su terreni favorevoli alla lotta, garantisce la sicurezza e la permanenza del comando rivoluzionario.
Il guerrigliero è, fondamentalmente e prima di tutto, un rivoluzionario agrario. Il guerrigliero è un riformatore sociale. Il guerrigliero impugna le armi come protesta adirata del popolo contro i suoi oppressori e lotta per cambiare il regime sociale che tiene tutti i suoi fratelli disarmati nell'obbrobrio della miseria. Si addestra contro le condizioni speciali dell'istituzionalità di un dato momento e si dedica a rompere con tutto il vigore che può le circostanze permettano gli stampi di quella istituzionalità.

Tattica e strategia

Non esistono obiettivi tattici e strategici immutabili. Talora obiettivi tattici raggiungono un'importanza strategica, talaltra obiettivi strategici si tramutano in meri elementi tattici.
Tattica e strategia sono i due elementi sostanziali dell'arte della guerra, ma guerra e politica sono strettamente unite per mezzo del denominatore comune che è l'impegno a raggiungere un obiettivo definitivo, sia, questo, l'annientamento dell'avversario in una lotta armata, sia la presa del potere politico.
In questa lotta dalle caratteristiche mondiali la posizione assume grande importanza. A volte determinante. Cuba, ad esempio, è una collina avanzata, una collina che guarda all'amplissimo campo del mondo economicamente distorto dell'America Latina, che apre la sua antenna, il suo esempio fatto luce, a tutti i popoli d'America.
Il potere è l'obiettivo strategico sine qua non delle forze rivoluzionarie e tutto deve essere assoggettato a questa grande consegna. Per la presa del potere, in questo mondo polarizzato in due forze di estrema disparità e assoluto scontro di interessi, non ci si può limitare all'ambito di una entità geografica o sociale.
La presa del potere è un obiettivo mondiale delle forze rivoluzionarie. Conquistare l'avvenire è l'elemento strategico della Rivoluzione, congelare il presente è la contropartita strategica che muove le forze della reazione nel mondo attuale, poiché stanno sulle difensive.

Lotta armata

Non esiste esperienza più profonda per un rivoluzionario dell'atto della guerra: non il fatto isolato d'uccidere, né quello di portare un fucile o di stabilire una lotta di questo o quel tipo. E' la somma dell'atto guerriero, il sapere che un uomo armato vale come unità combattente e vale come qualunque uomo armato e può ormai non aver paura di altri uomini armati.
La consegna "dinamismo, iniziativa, mobilità, decisione rapida davanti a situazioni nuove" è somma sintesi della tattica guerrigliera e in poche parole vi è espressa tutta la difficilissima arte della guerra popolare.
La guerra di guerriglia è guerra di popolo, è lotta di masse. Pretendere di realizzare questo tipo di guerra senza il sostegno della popolazione è il preludio di un disastro inevitabile.
Lottare soltanto per conseguire la restaurazione di una certa legalità borghese, senza porsi invece il problema del potere rivoluzionario è lottare per tornare a un certo ordine dittatoriale prestabilito dalle classi sociali dominanti.
Non dobbiamo temere la violenza, che è la levatrice delle società nuove; solo che quella violenza deve scatenarsi esattamente nel momento preciso in cui le condizioni del popolo si trovino nelle circostanze più favorevoli.
La guerriglia, movimento difensivo del popolo in un dato momento, porta in sé, e costantemente deve sviluppare, la sua capacità d'attacco sul nemico. Questa capacità è quella che va determinando nel tempo il suo carattere catalizzatore delle forze popolari.
Un giorno passarono a chiedere chi si dovesse avvisare in caso di morte e la reale possibilità del fatto ci colpì tutti. Dopo sapemmo che era vero, che in una rivoluzione si vince o si muore (se è vera).
Molti compagni caddero lungo il cammino verso la vittoria.

Fidel

Se qualche volta deve dirmi qualche altra cosa, tenga presente che non sono un maestro; sono uno dei tanti fra gli uomini che lottano per fare una Cuba nuova ma che ha avuto la fortuna di vivere accanto a Fidel nei momenti più difficili della Rivoluzione cubana e in alcuni dei momenti più tragici e gloriosi della storia del mondo che lotta per la sua libertà.
E tutti i cubani, delle città e delle campagne, affratellati in un unico sentimento, vanno sempre verso il futuro, pensando con un'assoluta unità, diretti da un capo in cui ripongono la più assoluta fiducia, perché in mille battaglie e mille diverse azioni ha dimostrato la sua capacità di sacrificio e la potenza e chiaroveggenza del suo pensiero.
Dall'epoca della Sierra e adesso, ogni volta che insorge qualsiasi genere di contesa, di qualunque tipo, la nostra preoccupazione è che Fidel va a cacciarvisi direttamente. Ed è nostra preoccupazione perché lo stimiamo e rispettiamo come dirigente di tutti noi, come l'uomo in grado di governare Cuba in situazioni estremamente difficili.
E se noi oggi siamo qui e la Rivoluzione cubana è qui, è semplicemente perché Fidel entrò per primo nella caserma Moncada, perché sbarcò per primo dal Granma, perché fu il primo nella Sierra, perché andò a Playa Giron in un carro armato, perché quando vi fu un'inondazione corse laggiù e vi fu anche uno scontro perché non lo lasciavano entrare.
Per questo il nostro popolo ha una così immensa fiducia nel suo Comandante in Capo, poiché, come nessun altro a Cuba, egli riunisce in sé tutte le autorità morali possibili per chiedere qualunque sacrificio in nome della Rivoluzione.
Così marciamo. Alla testa dell'immensa colonna - non ci vergogniamo né c'intimidiamo nel dirlo - avanza Fidel, poi i migliori quadri del Partito e, subito dopo, così vicino da sentirsi la sua enorme forza, il popolo nel suo complesso; solida corazza di individualità che camminano verso una meta comune; individui che hanno raggiunto la coscienza di ciò che bisogna fare; uomini che lottano per uscire dal regno del bisogno per entrare in quello della libertà.
Per il nostro futuro e per il futuro dell'America, che è anche il nostro, per il futuro del mondo intero, di tutti gli uomini e donne che anche negli Stati Uniti, in tutti i paesi imperialisti, subiscono l'oppressione del capitalismo, prendiamo, compagni, la ferma decisione di seguire i consigli di Fidel.
Il primo, forse il più importante, il più originale è quella forza tellurica che risponde al nome di Fidel Castro Ruz, nome che in pochi anni ha raggiunto proiezioni storiche. Il futuro assegnerà il giusto posto ai meriti del nostro Primo Ministro ma a noi piace paragonarli a quelli delle più alte figure storiche di tutta l'America Latina.
E quali sono le circostanze eccezionali che circondano la personalità di Fidel Castro? Vi sono vari aspetti nella sua vita e nel suo carattere che lo pongono ampiamente al di sopra di tutti i suoi compagni e seguaci; Fidel è un uomo di tale personalità che a qualsivoglia movimento partecipi deve guidarlo e così ha fatto nel corso della sua carriera, dalla vita studentesca fino alla premiership della nostra Patria e dei popoli oppressi d'America. Ha le caratteristiche del grande condottiero che, sommate alle doti personali di audacia, forza e coraggio e all'ansia straordinaria che ha di saggiare sempre la volontà del popolo, lo hanno portato al posto d'onore e sacrificio che oggi occupa.
Ma ha ancora altre qualità importanti, come la capacità di assimilare nozioni ed esperienze, di comprendere il complesso di una data situazione senza perderne di vista i dettagli, la fede smisurata nel futuro e la vastità di una visione che gli permette di prevenire gli eventi e di anticipare i fatti, riuscendo a vedere sempre più lontano e meglio dei suoi compagni.
Con queste grandi qualità cardinali, la sua capacità di saldare, di unire, opponendosi alla divisione che debilita, la capacità di condurre alla testa di tutti l'azione del popolo, il suo amore infinito per esso, la sua fede nel futuro e la capacità di prevederlo, Fidel Castro ha fatto più di chiunque a Cuba per costruire dal nulla quel formidabile apparato che è la Rivoluzione cubana.
La mia unica colpa di una qualche gravità è il non aver avuto più fiducia in te sin dai primi momenti della Sierra Maestra e non aver capito con sufficiente rapidità le tue qualità di condottiero e rivoluzionario.
Ho vissuto giorni splendidi e ho provato, standoti accanto, l'orgoglio di appartenere al nostro popolo nei giorni luminosi e tristi della crisi del Caribe. Poche volte si è più altamente distinto uno statista come in quei giorni e mi inorgoglisce anche averti seguito senza esitazioni, identificato col tuo modo di pensare e di vedere e valutare i pericoli e i princìpi.
Per questo, quando, madidi di sudore contadino, con un orizzonte di montagne e di nuvole, sotto il sole cocente dell'Isola, entrarono all'Avana il capo ribelle e il suo seguito, una nuova "scalinata del giardino d'inverno saliva la storia con i piedi del popolo".

¡Patria o Muerte!

Ernesto "Che" Guevara



Parte precedente: Herederos del "Che" (1 pt)

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