Metafore & Metamorfosi (dicembre)

NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

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Sono indignato. No, meglio irritato. No, anzi, sono alterato. No, che dico, sono infuriato. Macchè, diciamola tutta, sono incazzato. Sì, sono incazzato! In questo Paese si sta perdendo ogni ritegno, ogni onestà intellettuale, ogni integrità morale e persino il senso del ridicolo (poi mi si chiede perché non rido). Il fatto (l'ultima "metamorfosi" che si fa metafora) è questo: il prof. Pier Luigi Celli ha scritto una lettera aperta su Repubblica. Il contenuto, un capolavoro di ipocrisia, è questo:

"Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.
Preparati comunque a soffrire.
Con affetto,
tuo padre
"

Chi scrive, l'esimio prof. Celli, è stato imprenditore, dirigente di azienda, membro di consigli di amministrazione (tra cui Lottomatica, Hera, Messaggerie), direttore delle risorse umane all'Eni (mica pizza e fichi...), manager di Omnitel e Wind, presidente di Ipse2000, dirigente Unicredit, dirigente Enel, direttore generale della Rai e ora è direttore generale di una Università "per figli di papà", la Luiss. Un bel giorno si è svegliato di buon mattino e, guardandosi attorno si è evidentemente accorto di non trovare più una cordata di riferimento nella nomenclatura al potere. Sentendosi per questo smarrito, s'è giustamente dato a dispensare saggi consigli alla (propria) prole.
Il professor Celli è fortunato a poterne dare, di certi consigli. Ed è fortunato il figlio, che parte già da una posizione di vantaggio rispetto a tanti altri. Potrà certo andar via senza difficoltà e con poco rammarico (suo e nostro, glielo assicuro professore).

"Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo."

Non avevamo dubbi. Avremmo voluto invece una volta tanto vedere il figlio di un professore-imprenditore-direttore-dirigente avere difficoltà nella "carriera scolastica"... Oppure, meglio ancora, vorremmo ogni tanto - mica sempre, per carità, solo ogni tanto - vedere in questo Paese i figli di medici che non fanno i medici, i figli dei notai che non fanno i notai, i figli dei giornalisti che non fanno i giornalisti e... i figli dei professori che non fanno i professori. Questo sta diventando un paese di caste dove il mestiere (attore, cantante, ecc..) o la prefessione (giornalista, avvocato, medico) o la vocazione (politica, artistica) viene trasmessa di padre in figlio, cromosomicamente, come un meccanismo eugenetico.

"Non ho rimproveri da farti."

Noi non solo non ne abbiamo, caro Celli-figlio, ma neppure ne sentiamo l'esigenza... e l'interesse.

"Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio."

O cazzo! Il professor Celli è amareggiato. Pensa con preoccupazione al futuro del suo rampollo. E vedendo compromesse le possibilità di brillante riuscita del pargolo dice che il Paese, il MIO Paese (sì, caro prof. Celli, il MIO Paese) non è un posto in cui stare con orgoglio. Io invece sono orgoglioso del mio Paese, io amo questo Paese, io ho alzato (con un picchetto armato sull'attenti) la bandiera di questo Paese, io sono fiero di questo Paese, dalle Alpi alla Sicilia. Sono invece incazzato, tremendamente incazzato, per come me l'avete ridotto. Per come Lei, prof. Celli, l'ha ridotto! Un topo come tanti, che ora abbandonano la nave. O che solo dicono di volerlo fare, ché poi mica lo fanno, c'è ancora qualcosa da "rosicare", giusto?

"Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni."

E qui c'è un quadretto idilliaco di vita famigliare, scandita da "dolci consuetudini" e turbata da "preoccupazioni" e "sofferenze". Mi lasci dire, esimio prof. Celli, che i lunghi anni di "dolci consuetudini" non tutti l'hanno avuti in questo Paese. C'è chi - e sono tanti - ha vissuto l'esperienza della famiglia, del lavoro, della vita come quella dell'Arca di Noè. Ci sono famiglie di operai, di lavorati precari, di cassintegrati, di artigiani, di contadini... Ci sono persone che hanno preoccupazioni che li accompagnano da una vita intera e che vanno dal pagare la bolletta della luce e del gas all'affitto di casa, dalla precarietà del lavoro a quella della salute. Lei caro prof. Celli, e tutta la sua famiglia, avete vissuto sul Parnaso, adesso che vedete una nuvoletta all'orizzonte vi preoccupate? Scenda dal Parnaso, caro professore, e venga a trovarci. Venga dove io e la maggioranza viviamo da sempre, venga a Sparta nella regione della Laconia.

"Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano."

Abbiamo piacere che il prof. Celli abbia meditato tanto, tanto, tanto... Sicuramente anche quando sedeva nei consigli di amministrazione, anche quando era dirigente, anche quando faceva il direttore genereale. E siamo anche convinti che di amici - buoni e cattivi - ne abbia avuti tanti. Io invece non ho amici, nè buoni e nè cattivi. Avrei potuto averne, però. Ricordo qui un episodio di "amicizia mancata". Fui "avvicinato" da un onorevole, senatore del PD, che mi propose - in cambio della sua amicizia "riconoscente" - di mettere a disposizione un mio conto bancario per il transito di "denari elettorali" di dubbia provenienza. Gli ho risposto che piuttosto gli facevo "transitare" del piombo caldo tra le orecchie, proprio in mezzo agli occhi. Risultato? Io non ho un amico, buono o cattivo che sia, la repubblica ha invece un senatore in più, sicuramente cattivo.

"E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai. Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza."

E qui abbiamo il trionfo, il tripudio, l'apoteosi dell'insincerità, del fariseismo, dell'ipocrisia, del gesuitismo. Il prof. Celli è stato così tante cose che ho perso il conto, ma una cosa la so per certo: so che non è possibile diventare tanta cose, incluso Direttore Generale della Rai, senza aver conosciuto da vicino certe forme di potere, senza aver praticato certi compromessi (piccoli e grandi), senza aver avvertito un leggero tanfo, lezzo, fetore, e averci fatto il naso. So che il prof. Celli ha contribuito (molto?) a costruire quel Paese che oggi – giustamente – disprezza e sconsiglia al pargolo. Con ogni dovuto rispetto, professore, ma quel che dice è tardivo e privo di onestà intellettuale.

"Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai."

L'esimio prof. Celli s'è accorto che l'Italia che ha contribuito a devastare adesso va alla deriva, e laddove un tempo il futuro dei loro figli nella nomenclatura era assicurato dalla rendite di posizione, ora questo futuro è eroso perfino da veline, tronisti, calciatori, nani e ballerini che hanno il preso sopravvento e "guadagnano di più". Beh, caro prof. Celli, la ciambella non v'è riuscita col buco! Suo figlio faccia, come si dice in gergo, una "riconversione produttiva" e si metta a sgambettare in minigonna su un tavolo, oppure, ammesso sia bello, faccia il tronista. E poi, mi scusi tanto professore, ma prima fa una tirata filosofico-moraleggiante e poi riduce tutto al venale soldo? Ma allora uno può decidere di fare pure il trans o la escort, viste le tariffe (5.000 euro a prestazione) e le ottime frequentazioni (onorevoli, presidenti di regione e presidenti del consiglio).

"E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio."

Guardi, professore, che c'è anche chi si muove sul pulmino, sui bus, sui treni locali e regionali... Ma si sa, la famiglia Celli vola alto...

"Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese."

E qui il prof. Celli mostra tutto il suo astioso rammarico per le mancate sorti, magnifiche e progressive, del figlio. Mentre in questo Paese c'è chi si preoccupa di trovare una qualche occupazione, un posto di lavoro che non sia precario, un modo "dignitoso" di vivere, il prof. Celli - volendo portare all'incasso gli ottimi studi del pargolo - si rincresce del fatto che quei "destini gloriosi" siano già tutti, e immeritatamente, occupati. Il prof. Celli dice anche che quegli "usurpatori" sono degli asini, ma io mi permetto di rettificare: sono dei muli! Non saranno granché, certo, ma sono comunque anche loro figli, caro professore, e di buon cavallo! Al prof. Celli dispiace, e tanto, di non far più parte della scuderia. A noi, invece, che puliamo le stalle di Augia, dispiace spalare la loro merda tutti i giorni.

"Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi."

Lei pof. Celli può annoiarsi e deprimersi, può concedersi questo lusso perché ancora oggi ha un ottimo posto e di che vivere fino alla fine del millennio. Tantissimi, in questo Paese, non possono nemmeno permettersi il lusso di annoiarsi o deprimersi.

"Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni. Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché."

Io mi sono laureato (110 cum laude) in una modestissima Università statale, mio padre non faceva il professore-imprenditore-dirigente-direttoregenerale, ma faceva il macellaio ed era parco di consigli ("laconico" come tutti noi spartani). Io in Italia, anche se in clandestinità, ci resto e tiro avanti, coltivo la memoria, incasello date, elenco nomi, aggiorno elenchi, custodisco coerenza e rigore. Io sono abituato a tutto, io non ho paura, io testimonio, io resto in trincea.

"Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze. Preparati comunque a soffrire. Con affetto, tuo padre"

Mio nonno, di ritorno dalla guerra e dalla prigionia, è dovuto emigrare in Australia, ma non per fare il professore, o il dirigente, o il console onorario. E' andato a fare il muratore, come nell'epopea di John Fante. Caro prof. Celli, nel benaugurato caso Lei decidesse di accompagnare suo figlio, magari con tutta la famiglia, buon viaggio! Nel governo provvisorio rivoluzionario che immagino nelle mie strampalate fantasie sarebbe già stato accompagnato alla frontiera. Liberi questo Paese della sua presenza, grazie. Con assoluta disistima e augurandole tanta sofferenza, (D.*)
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METAMORFOSI

Berlusconi dopo la vita ufficiale a Lukachenko.

Marxusconi

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UN BAMBINO CHE DIVENTERA' UOMO

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... E poi c´è un bambino, uno solo, che nonostante la paura si alza, si avvicina piano e accarezza la mano alla piccola bambina. Un unico gesto di muto affetto che è sufficiente a riscaldare il gelo di una stanza e riscattare l'Umanità. Lui è già un uomo.(D*)

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LA VITA VIAGRA

Ma per intanto il coito si è ridotto, per la stragrande maggioranza degli utenti, a pura rappresentazione mimica, a ripetizione pedissequa e meccanica di positure, gesti, atti, trabalzamenti, in vista dell'evacuazione seminale, unico fine ormai riconoscibile e legalmente esigibile. Il resto non conta, il resto è puro simbolo che serve a spingerti all'attivismo vacuo. Questo vuole la classe dirigente, questo vogliono sindaco, vescovo e padrone, questurino, sociologo e onorevole, vogliono non già una vita sessuale vissuta, ma il continuo stimolo del simbolo sessuale che induca a muoversi all'infinito.
La vita agra, Luciano Bianciardi

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Luciano Bianciardi rivisto e (s)corretto.

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LA CADUTA DI BERLUSCONI

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Nei suo ultimi giorni conduceva un'esistenza allucinante, con monologhi interminabili e sconclusionati, che si protraevano fino a tarda notte, contro i comunisti e i loro complotti, alternati con momenti di sconforto per i continui e proditori attacchi della magistratura rossa. Teneva continue riunioni elettorali, ove, consultando nervosamente sondaggi assolutamente inattendibili, faceva riferimento a programmi e progetti politici ormai annientati, e con continue crisi di nervi, per il presunto tradimento del popolo di fronte alla devastante minaccia comunista.

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EL CORAGIÜS

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Renzo Bossi, veterano e reduce di ben tre trombature all’esame di maturità e chiamato con lusinghiero soprannome “la Trota” dallo stesso papà Humbert, è entrato, sicuramente per meriti e curriculum, a far parte della speciale commissione che avrà il delicatissimo compito di sorvegliare per conto delle piccole imprese la realizzazione dell’Expo 2015 a Milano e la distribuzione di fondi e commesse in quel carrozzone che comincia a suscitare le preoccupazioni di Formigoni e a richiamare l’attenzione del magistrati. E’ una nomina che offre sicure garanzie di attenta e preparata supervisione sullo snodo cruciale del carrozzone - i danèe - e un esempio concreto, fattivo, non parolaio, di come la Lega protegga la famiglia e affermi i valori più autentici della cultura italiana, fondata sulla parentela, già mostrato quando Humbert sistemò al Parlamento Europo (dunque a spese nostre) alcuni dei suoi cari.

Vittorio Zucconi

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STRATEGIA DIFENSIVA

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Il teste in qualità di spietato pluriassassino non è attendibile. Ma se così fosse non gli si dovrebbe credere nemmeno quando si autoaccusa di una strage. Non solo, ma essendo egli in carcere perché accusato di numerosi omicidi da altri pluriassasini i quali, in quanto tali, parimenti non sono attendibili, allora non può esser considerato valido nessun processo a suo carico. Di conseguenza, se l’autoaccusa non vale, così come anche le accuse basate sulle testimonianze di altri pluriassassini, egli non potrà che esser considerato, come tutti gli altri del resto, innocente. E se viene considerato innocente, logica vuole che la sua testimonianza diventi, in quel solo caso, automaticamente attendibile. Ma a quel punto sarebbe nuovamente un pluriomicida che, servendosi della sua presunta innocenza, accusa un innocente, pur se imputato e rinviato a giudizio. A questo punto, due sarebbero le possibilità: o è un pluriassassino che pur di accusare un innocente si finge inattendibile per spacciarsi come teste a carico oppure è un innocente che, pur di accusare, si finge attendibile e si spaccia per pluriassassino. In un caso o nell'altro, il teste è "tamquam non esset", e come tale se ne contesta in toto l'esistenza in vita.

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ISTRUZIONI PER CAMBIARE IL MONDO

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Questo è un corso di studi sociali , ossia voi e il Mondo. Si, cè un Mondo là fuori, e anche se decidete di non volerlo incontrare, comunque vi colpirà dritto in... faccia. Credetemi. Dunque è meglio cominciare a pensare al Mondo ora, a cosa vuol dire per voi... Che significa il Mondo per ognuno di voi? Coraggio! Vorrei una classe che partecipa qui! E solo da questa aula che volete tirarvi fuori? Da casa vostra? Dalla vostra strada? Nessuno di voi vuole spingersi oltre? Si?

Nei negozi! Sono a soli tre chilometri da casa mia...

Beh voglio farvi un'altra domanda, ogni quanto pensate alle cose che accadono al di fuori di questa città? Guardate il telegiornale? Si? No? Bene non siamo ancora pensatori globali. Ma perchè non lo siamo?

Perchè... Abbiamo solo dieci anni?

Giusto rilievo, ti chiami?

Trevor

Forse Trevor ha assolutamente ragione. Perchè dovremmo pensare al Mondo? Cosa è che il Mondo si aspetta da noi?

Aspettarsi?

Si, cos'è che il Mondo si aspetta da Te!?

Niente!

Niente. Mio Dio ragazzi e ragazze, ha assolutamente ragione! Niente! Si eccovi qui, non potete guidare, nuotare, non potete neanche andare in bagno senza un permesso da parte mia, siete incastrati! Proprio qui, nella 2° media... Ma non per sempre... perchè un giorno sarete liberi. E va bene ma che succede se il giorno che siete liberi, non siete preparati, non siete pronti... Eppure vi guardate intorno e a voi non piace il Mondo com'è. E se il Mondo è un enorme delusione...

Siamo fregati!

A meno che... A meno che non prendete le cose che non vi piacciono di questo Mondo e le sbattete via facendole finire per terra sulle chiappe. Non dite ai vostri che ho usato questa parola. E potete cominciare a farlo, oggi. Questo è il vostro compito, avrete un voto e vale per tutto l'anno. No, no, un momento, un momento... Cos'è che non va? Qual è il problema? Si?

E' tipo così...

Così come? Ci sarà una parola per finire la frase! Qualcuno l'aiuti.

Strano!
Pazzesco!
Faticoso!
Barboso!

Barboso, faticoso, che ne dite di possibile? E' possibile... Il regno della possibilità, esiste dove? In ognuno di voi, qui (indica con un dito la mente). Perciò potete farlo! Potete sorprenderci! Spetta a voi, o potete starvene impalati e lasciarlo atrofizzare. Domande?

Si, insomma lei... ci boccierà se non cambiamo il mondo?

Oh, no non lo farei mai, ma al massimo strappereste un sei.

Cosa ha fatto lei per cambiare il Mondo?

Beh Trevor, la notte dormo bene, faccio una colazione abbondante, arrivo sempre puntuale... E poi passo la palla a voi.

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FELICI DI ESSERE PUTTANE

E’ di gran moda oggi far la puttana in Italia. Tutti fanno la puttana. Il Papa, il Re, Mussolini, i nostri amati Principi, i cardinali, i generali, tutti fanno la puttana in Italia. (…) E’ sempre stato così, sarà sempre così. Ho fatto anch’io la puttana per molti anni, come tutti gli altri. Poi quella vita m’è venuta a schifo mi son ribellato, son finito in galera. Ma anche finire in galera è un modo di far la puttana. Anche far l’eroe, anche pugnare per la libertà è un modo di far la puttana, in Italia. Anche dire che questo è una menzogna, un insulto per tutti coloro che sono morti per la libertà è un modo di far la puttana. Non c’è scampo…
Kaputt, Curzio Malaparte

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Curzio Malaparte, pessimista e profetico.

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LA STUPIDITA' AL POTERE

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Ci si arrovella tanto sul pensiero di certi uomini politici. Credo che a un certo punto dovremmo fare la semplicistica operazione di dire che non pensano.
Leonardo Sciascia

2 commenti:

  1. Quando ho letto il titolo della notizia sui giornali on-line che leggo sono rimasta molto perplessa. Il professore di un'università, che forma la classe imprenditoriale di questo paese, che si trova nella necessità di dire al proprio figlio di farsi un futuro in un paese straniero? Non conoscendo tutti gli altri lavori svolti dal sig. Celli ma pensando che comunque può fare affidamento sullo stipendio da professore mi sono chiesta che cosa dovrebbe fare il figlio di un cassintegrato o di un disoccupato? Cosa dovrebbero dire i nostri ricercatori pagati con poche centinaia di euro? Cosa dovrebbe fare un lavoratore co.co.co. che non gode di nessun ammortizzatore sociale se resta senza lavoro o chi farà il pranzo di Natale grazie alla Caritas e alle collette alimentari (sempre di più)? Questo signore, da quello che scrivi te, credo che nei soldi ci sguazzi. Se vuole attirare l'attenzione sulla situazione precaria di tutti i giovani itliani ben venga, altrimenti stia dignitosamente zitto. Ciao,M.

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  2. Mary,
    hai colto perfattamente il senso e la ragione della mia (e non solo mia, per fortuna) indignazione. Sottoscrivo quindi le tue parole. Tutte tranne una, quel "dignitosamente" zitto. No, il prof. Celli deve solo starsene "indegnamente" zitto (che poi è quello che ha fatto fino a ieri).
    Ciao, D.

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