The red star calls to humanity

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Over 500 years after European conquest of the Americas, the native, indigenous peoples (that is, their few surviving descendants) still live on the margins of society, and are the poorest of the poor, the sickest of the sick, the people most dispossessed of so-called 'New World' populations.
Many of us forget that so-called 'Indians', not Africans, were the first slaves of the Americas, pressed into service by Admiral Cristobal Colon and crew to dig for gold, and if felt they were unproductive, their hands were chopped off. This Columbian injustice was the opening which brought genocide to untold millions of natives, and transformed an ancient, 'Indian' world into a 'New', white one. Thus, every country in this hemisphere, Canada, United States, Mexico, rests upon the shattered bones of native genocide, and may be seen as New Europe (Canada=New Britain and New France; US=New England, New France; Mexico=New Spain) for the mass importation of Europeans, the decimation of natives, and the forced captivity and enslavement of Africans.
In the southernmost "kneecap" of Mexico, in Chiapas State, an indigenous revolutionary movement is growing, energized by the Mayan and 'Indian' poor, who are injecting a remarkable vitality into the revolutionary tradition. In July - August 1996, the Zapatistas convened the First International Meeting for Humanity and Against Neolibertarianism in Chiapas. In their opening remarks one finds the emergence of something deeply moving in its vision and poignant in its poetic power. Please share it with us:

Let us introduce ourselves.
We are the Zapatista National Liberation Army. For ten years we lived in these mountains, preparing to fight a war.
In these mountains we built an army.
Below, in the cities and plantations, we did not exist.
Our lives were worthless than those of machines or animals. We were like stones, like weeds in the road.
We were silenced.
We were faceless.
We were nameless.
We had no future.
We did not exist.
To the powers that be, known internationally by the term "Neoliberalism," we did not count, we did not produce, we did not buy, we did not sell. We were a cipher in the accounts of big capital. Then we went to the mountains to find ourselves and see if we could ease the pain of being forgotten stones and weeds. Here, in the mountains of southeastern Mexico, our dead live on.
Our dead, who live in the mountains, know may things. They speak to us of their death, and we hear them. Coffins speak and tell us another story that comes from yesterday and points toward tomorrow.
The mountains spoke to us, the Macehualob, the common and ordinary people.
We are simple people, as the powerful tell us.
Every day and the next night, the powerful want us to dance the X-tol and repeat their brutal conquest. The Kaz-Dzul, the false man, rules our lands and has giant war machines, like the Boob, half-puma and half-horse, that spread pain and death among us. The trickster government sends us the Aluxob, the liars who fool our people and make them forgetful.
This is why we became soldiers.
This is why we remain soldiers:
Because we want no more death and trickery for our people, because we want no more forgetting.
The mountains told us to take up arms so we would have a voice,
It told us to cover our faces so we would have a face.
It told us to forget our names so we could be named.
It told us to protect our past so we would have a future.
This is who we are. The Zapatista National Liberation Army. The voice that arms itself to be heard, the face that hides itself to be seen, the name that hides itself to be named, the red star that calls out to humanity around the world to be heard,, to be seen, to be named. The tomorrow that is harvested in the past."

Named after the 'Indian' Revolutionary, Emiliano Zapata (1879-1919), whose forces fought against the Spanish dictator, Porfirio Diaz, under the slogan, "Libertad Y Tierra", the Zapatistas draw their strength, their imagery, and their vision from the most oppressed segments of Mexican life, the indigenous, the conquered ones who have sustained themselves in the face of over 500 years of conquest.
That they exist is something of a miracle, and they bring something to life's table that is wonderful.

Mumia Abu Jamal


Più di 500 anni dopo la conquista europea delle Americhe, i nativi, i popoli indigeni (voglio dire, i discendenti dei pochi che sono sopravvissuti) vivono ancora ai margini della società, sono i più poveri tra i poveri, i più malati tra i malati, i popoli più espropriati tra le popolazioni del cosiddetto "Nuovo Mondo" .
Molti di noi dimenticano che gli "Indios", e non gli africani, sono stati i primi schiavi delle Americhe, forzati dall'ammiraglio Cristoforo Colombo e compagnia a scavare in cerca dell'oro e se si pensava che non fossero abbastanza produttivi, venivano loro tagliate le mani.
Questo fu il principio del genocidio di incalcolabili milioni di nativi, e trasformò un antico mondo "Indio" in un nuovo mondo bianco. Da allora ogni paese in questo emisfero, dal Canada, agli Stati Uniti, al Messico, riposa sopra le ossa spezzate del genocidio dei nativi e può esser visto come una Nuova Europa (Canada = Nuova Gran Bretagna e Nuova Francia, Messico = Nuova Spagna) per l'importazione massiva di europei, la decimazione dei nativi, la cattività forzata e la schiavitù degli africani.
Nell'angolo più meridionale del Messico, nello stato del Chiapas, un movimento rivoluzionario indigeno sta crescendo, attivato dai poveri "indios" maya, che stanno introducendo una vitalità impressionante nella tradizione rivoluzionaria. Nel luglio-agosto del 1996, gli zapatisti hanno convocato il Primo Incontro Intercontinentale per l'Umanità e contro il Neoliberismo in Chiapas. Nel loro discorso inaugurale c'è la comparsa di qualcosa di veramente commovente a sentirsi e profondo nel suo potere poetico.
Per favore, condividilo con noi:

"Vogliamo presentarci.
Noi siamo l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Per dieci anni abbiamo vissuto su queste montagne, preparandoci a fare una guerra.
Fra queste montagne abbiamo costruito un esercito.
Sotto, nelle città e nelle campagne, noi non esistevamo.
Le nostre vite valevano meno delle macchine e degli animali. Eravamo come pietre, come le piante che ci sono sui sentieri.
Non avevamo parola.
Non avevamo volto.
Non avevamo nome.
Non avevamo domani.
Noi non esistevamo.
Per il potere, questo che oggi si veste mondialmente con il nome di "neoliberismo", noi non contavamo, non producevamo, non compravamo, non vendevamo. Eravamo un numero inutile per i conti del gran capitale. Allora fuggimmo sulla montagna per cercarci bene e per vedere se incontravamo sollievo al nostro dolore di essere pietre e piante dimenticate. Qui, nelle montagne del sudest messicano, vivono i nostri morti.
Sanno molte cose i nostri morti che vivono nelle montagne. Ci parlò la loro morte e noi ascoltammo. Cassettine che parlano ci raccontarono un'altra storia che viene da ieri e punta verso il domani.
Ci parlò la montagna, a noi, i "macehualob", noi che siamo gente comune ed ordinaria.
Noi che siamo gente semplice, così come ci dicono i potenti.
Tutti i giorni e le loro notti che si trascinano vuole il potente manovrarci la danza di "x-tol" e ripetere la sua brutale conquista. Il "kaz-dzul", l'uomo falso, governa le nostre terre e possiede grandi macchine da guerra che, come il "boob" che è metà puma e metà cavallo, seminano il dolore e la morte tra di noi. Il falso che è governo ci manda gli "aluxob", i bugiardi che ingannano e regalano oblio alla nostra gente.
Per questo ci siamo fatti soldati.
Per questo continueremo ad essere soldati.
Perché non vogliamo più morte ed inganno per i nostri, perché non vogliamo l'oblio.
La montagna ci disse di prendere le armi per poter avere voce.
Ci disse di coprirci il viso per poter avere un volto.
Ci disse di dimenticare il nostro nome per poter essere nominati.
Ci disse di conservare il nostro passato per poter avere un domani.
Questo siamo noi. L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. La voce che si arma per farsi ascoltare. Il volto che si nasconde per mostrarsi.
Il nome che si tace per essere nominato. La rossa stella che chiama l'essere umano e il mondo affinché ascoltino, affinché vedano, affinché pronuncino il nome. Il domani che si raccoglie nel ieri
."

Prendendo il loro nome dal rivoluzionario Emiliano Zapata (1879-1919), le cui forze lottavano contro il dittatore Porfirio Diaz, sotto lo slogan "Terra e Libertà", gli Zapatisti prendono la loro forza, le loro metafore e la loro visione dai segmenti più oppressi della vita messicana, gli indigeni, i conquistati che hanno potuto sostenersi da sé nonostante 500 anni di conquista.
Il fatto che esistano è quasi un miracolo, e portano qualcosa al tavolo della vita che è meraviglioso.

Mumia Abu Jamal

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