Mi fa male

È stato Leonardo Sciascia a suddividere l'Umanità, definita "bella parola, piena di vento", in cinque categorie: gli uomini, i mezzuomini, gli ominicchi, e, "con rispetto parlando", i pigliainculo e i quaquaraquà.
Oggi che Sciascia non c'è più possiamo confermare che gli uomini sono davvero pochissimi, i mezzuomini pochi, gli ominicchi i più, i pigliainculo stanno diventando un esercito e i quaquaraquà, che in una società diversa e più giusta "dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre", sono la stragrande maggioranza.
La maggior parte delle persone, poi, si convince di essere uomini, al limite mezzuomini (aurea mediocritas, si consolano loro con filosofia) in mezzo a molti pigliainculo e quaquaraquà (e qui sentono riscattato il loro minuscolo orgoglio), e governati da ominicchi, mentre invece, al contrario, sotto il profilo morale e intellettuale sono solo quaquaraquà.
La mia conclusione non è figlia di perfidia e neppure di congenito pessimismo o scetticismo e nemmeno di criticismo fine a se stesso o di esaltazione egocentrica e narcisistica. E' una disincantata constatazione di fatto, che deriva dall'esperienza di vita sociale quotidiana, reale e virtuale. Il quadro umano che se ne ricava parrebbe non verosimile ma – ahinoi (noi pochi) – è realistico e vero. Attraverso episodi e persone, situazioni e circostanze, si può arrivare a comporre una sorta di autoritratto della società, reale e virtuale ripeto, che attraverso le sue storie e i suoi personaggi, descrive appunto se stessa.
Descrive non solo come sono le persone della società del benessere, ma addirittura come saranno quelle del post-benessere.
In fondo, già in politica sono tutti "post". Nessuno è mai stato comunista. Fascisti, neanche a parlarne, non sono mai esistiti. Quindi tutti post. Post-fascisti, post-centristi, post-socialisti, post-comunisti. Ormai è il paradigma dell'autodefinizione a stabilire e sottolineare quel che si era, che si vuol essere e che si sarà, non certo serve o ha rilievo ciò che invece effettivamente si è stati, si è e per sempre si resterà.
Il campo politico, svuotato delle ideologie e privo di autentici e specifici valori identitari, è ormai del tutto insipido e vuoto. Se poi si considera che alla progressione sociale da tempo non fa più seguito una costante e autentica evoluzione della cultura e della mentalità collettiva, il quadro è ancor più disarmante.
Sembra di vivere un'età di mezzo controversa e assai contraddittoria, una fase di transizione verso non si sa quale dove. La cultura e la mentalità sono sintonizzate e ben rappresentate dalla futile e insulsa realtà dei media di comunicazione di massa, dove trionfano la stupidità e l'arroganza, la banalità e il moralismo d'accatto, la superficialità e l'ignoranza.
La nostra è una società di stupidi che rincorre le curve gonfiate dalla chirurgia estetica delle donne-barbie, che applaude istrioni insignificanti, idioti spiritosi e falsi intellettuali.
E mentre andiamo incontro ad un sistema mondiale di globalizzazione che è disposto a sacrificare la qualità della vita o la possibilità stessa d'esistenza di milioni di esseri umani, i grandi media della comunicazione sono impegnati in gran parte a rappresentare un "mondo virtuale", creato a immagine e somiglianza di quello che il processo di globalizzazione richiede.
Questa è la società in cui trionfa il gossip, metodo privilegiato di descrizione della realtà adottato dalla tivù e anche dai quotidiani, che definisce il cerchio chiuso della tribù di quelli che contano. In questo modo di intendere, tutto ciò che conta e interessa è la vita della gente importante, dei ricchi, dei vip e delle veline. E' la loro quotidianità quella che conta: se si sposano, se divorziano, cosa mangiano, dove passano le vacanze, come vestono e se si svestono, se scopano e con chi, chi festeggia diciott'anni e chi partecipa alla festa.
Con imperdonabile superficialità e irresponsabilità di una classe intellettuale anemica e prezzolata (vedi
Otra Teoria e Una certeza dos dudas y una carta) a questo modello, e alle persone che lo rappresentano, è stata consegnata in mano la guida, e con essa il destino, della società.
A una società ancorata a modelli culturali e comportamentali eticamente superiori, certe interviste, dichiarazioni, pettegolezzi, affermazioni ufficiali e ufficiose, sarebbero parsi episodi e circostanze da relegare nel mondo dell'idiozia assoluta e non certo da porre alla ribalta o prendere in considerazione, e men che meno sarebbero valse a condizionarne l'agire.
Lo strumento che ha determinato il sostanziale irrigidimento culturale, mentale ed etico è stato il politically correct: una stronzata assoluta!!
Il politically correct non solo in termini di vestiti firmati, accessori di tendenza, stili di vita, musica da ascoltare, programmi da seguire e film da vedere, ma anche, e sopratutto, nel senso di non poter gridare “il re è nudo”: quel pantalone firmato da una coppia di idioti ad altezza del tuo culo è una stronzata! Quell'occhiale in fibra di carbonio disegnato da uno che si chiama Lapo tra una sniffata di coca e l'altra è una stronzata! Quel programma televisivo è cretino, quel film è stupido, e così via.
Questo farebbe almeno in modo che i segni del declino sociale e dell'impoverimento culturale ed umano divenissero evidenti, manifesti e inconfutabili.
Non varrebbero nè l'alibi del relativismo né i sensi di colpa da mentalità provinciale, né le accuse di facile demagogia e populismo.
Quanto può risultare piacevole al cassintegrato Fiat sapere che Michele Santoro guadagna 800.000 euro l'anno? Uno che iniziò, assieme con Lucia Annunziata, nel gruppo dei maoisti-leninisti delle Edizioni Servire il Popolo e che adesso si fa la messimpiega coi boccoli d'oro su una faccia da puttino invecchiato male e con la pappagorgia. E s'atteggia pure, con supremo sprezzo del ridicolo, a indignato tribuno della plebe.
Quanto può trovare soddisfacente, l'insegnante precario o il laureato disoccupato, sapere che il “laureatino” in filosofia Guglielmo Epifani ha festeggiato il 25 aprile con una spesa di 1.100 euro in due giorni, e solo d'albergo? Squadrismo è poi quello di chi domani lo sbatterà giù da un palco o è protervia la sua che ci sale a prendere per il culo i lavoratori?

La dignità di una donna che deve ogni giorno lavorare, accudire casa, allevare i figli e aiutare il marito nella fatica di portare avanti la famiglia, il mutuo e l'educazione dei figli, quanto dovrebbe sentirsi riscattata dalle cazzate sparate da una che si chiama Veronica e che adesso recita (tanto era quello il suo "mestiere", no?) la parte di paladina della donna umiliata e vilipesa? Lei che con una faccia che ormai sembra di gomma trascina la sua stenta vita tra ville, yacht, parchi e piscine, con le borsette Hermes (7mila euro l'una!) e le scarpe Gucci... Povera Veronica (mi è toccato sentire anche questo!).
Cominciamo allora ad essere politically scorrect, perdio! E' ora di essere intolleranti, insofferenti, intransigenti.
Cominciamo a distinguere uomini (donne), mezzuomini (mezzedonne), ominicchi (donnucole), pigliainculo (pigliaovunque) e quaquaraquà (oche).
Cominciamo finalmente a dire cosa ci fa male... (D*)

Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo.
Mi fa male il mondo, mi fa male il mondo…
e non riesco a trovar le parole
per chiarire a me stesso
e anche al mondo
cos'è che fa male...

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Mi fa male... Mi fa male essere lasciato da una donna... non sempre.
Mi fa male l'amico che mi spiega perché mi ha lasciato.
Mi fanno male quelli che si credono di essere il centro del mondo e non sanno che il centro del mondo... sono io.
Mi fa male quando mi guardo allo specchio.
Mi fa male anche quando mi dicono che mia figlia mi assomiglia molto fisicamente. Mi fa male per lei.
Mi fanno male quelli che sanno tutto, e prima o poi te lo dicono.
Mi fanno male gli uomini esageratamente educati, distaccati, formali. Ma mi fanno più male quelli che per essere autentici ti ruttano in faccia.
Mi fa male essere così delicato, e non solo di salute.
Mi fa male più che altro il fatto che basta che mi faccia male un dente, che non mi fa più male il mondo.
Mi fanno male quelli troppo ricchi, quelli troppo poveri... Mi fanno male anche quelli troppo così e così.
Mi fa male l'IVA, le trattenute, il 740, i commercialisti, mamma mia come mi fanno male i commercialisti.
Mi fanno male le marche da bollo, gli sportelli, gli uffici, le code.
Mi fa male quando perdo la patente e gli amici mi dicono "condoglianze". E gli impiegati... che quando vai lì e non alzano nemmeno la testa. E poi quando la alzano s'incazzano, perché gli fai perdere tempo. Ti trattano male, giustamente, siamo noi che sbagliamo: l'ufficio è sempre un altro, e poi un altro ancora, e poi le segretarie, i capiufficio, i funzionari, i direttori, i direttori generali... Mi fa male la burocrazia. Mi fa male l'apparato, la sua mentalità, la sua arroganza.. Mi fa male lo Stato!
Come sono delicato!
Mi fa male il futuro dell'Italia, dell'Europa, del Mondo.
Mi fa male l'immanente destino del pianeta Terra minacciato dal grande buco nell'ozono, dall'effetto serra, e da tutte quelle tragedie planetarie che al momento poi... a dir la verità... non mi fanno mica tanto male. Sarà perché mi fanno male le facce verdi dei Verdi.
Mi fanno male i fax, i telefonini, i computer e la realtà virtuale... anche se non so cos'è.
Mi fa male l'ignoranza, sia quella di andata che quella di ritorno.

Mi fa male la scuola privata, ma anche quella pubblica non scherza, nonostante che il Ministero della Pubblica Istruzione abbia un milione e duecentomila dipendenti. Numericamente, nel mondo, l'ente è secondo soltanto all'esercito americano... Però!
Mi fanno male la carta stampata, gli editori... tutti.
Mi fanno male le edicole, i giornali, le riviste coi loro inserti: un regalino, un opuscolo, una cassetta, un gioco di società… un cappuccino e una brioches, grazie.
Mi fanno male quelli che comprano tutti i giornali, perché la realtà è pluralista
.
No, non mi fa male la libertà di stampa. Mi fa male la stampa!
Mi fa male che ci sia ancora qualcuno che crede che i giornalisti si occupino di informare la gente.
I giornalisti, che vergogna! L'etica professionale, il sacrosanto diritto all'informazione. Cosa mettiamo oggi in prima pagina. "Ma sì, un po' di bambini stuprati, è un po' che funzionano!"
Tutto, tutto così, mica scelgono le notizie più importanti, no, quelle che funzionano, che rendono di più... per le loro carriere, per i loro meschini tornaconto.
Mi fanno male le loro facce presuntuose e spudorate, facce libere e indipendenti, ma estremamente rispettose dei loro padroni, padroncini, facce da grandi missionari dell'informazione che il giorno dopo guardano l'indice d'ascolto alla televisione, facce completamente a loro agio che s'infilano le dita nell'orecchio e si grattano i coglioni, sì questi geniali opinionisti che gridano, litigano s'insultano, sempre più trasgressivi, questi coraggiosi leccaculo travestiti da ribelli. Mi fa male che possano scrivere liberamente e indisturbati tutte le stronzate che vogliono! E' questa libertà d'informazione che mi fa vomitare!
Mi fa male… mi fa male accendere la televisione, stare lì davanti e non riuscire a spegnerla, vedere fino a che punto... non c'è fondo, non c'è fondo. La gente che telefona, gli sponsor, i giochini demenziali, i presentatori che ridono. E le dentiere, gli assorbenti, preservativi, i Gabibbi, belli spigliati, spiritosi, tutti completamente a loro agio...
Mi fanno male gli spot.
Non è la pubblicità che mi fa male, in sé. Mi fanno male, Dio bono, i culi nudi, le tette, le cosce, e tutti quei figoni sprecati per il Campari Soda!
Mi fa male, mi fa male che si parli fino alla nausea di quante reti... una a te, una a me.... pubbliche, private... e le commissioni, i garanti, i regolamenti... senza mai parlare di quella valanga di merda che ogni giorno mi entra in casa!
Che poi io sono anche delicato, l'ho già detto!
Mi fa male che qualsiasi deficiente scriva un libro. E poi lo promuove, firma la copertina, entra in classifica: I°, 2°, 3°... Borges 37°!
Come sono delicato!
Mi fa male quando mi suonano il campanello di casa e mi chiedono di firmare per la Pace nel Mondo, per le foreste dell'Amazzonia, per le balene del Pacifico; e poi mi chiedono un piccolo contributo, offerta libera, soldi, tanti soldi per le varie ricerche, per la vivisezione, per il terremoto nelle Filippine, per le suore del Nicaragua, per la difesa del canguro Australiano... Devo fare tutto io.
Mi fa male quando mi sento male. Mi fa male che in un ospedale pubblico per fare una Tac ci vogliano in media sette mesi. Mi fa male che uno magari dopo sette mesi... Mi fa male la faccia assolutamente normale del professore che ti dice: “certo che privatamente, con un milione e due, si fa domani...” Mi fa male, anzi mi fa schifo, la mafia bianca, quella dei dottori, delle medicine, degli ospedali, dei professori, dei primari.
Mi fa male, anzi mi fa schifo, chi specula sulla vita della gente. Sì, quelle brave persone che ti fanno fare le analisi, anche se non ne hai bisogno, e ti mandano dall'amico specialista, tutto un giro, uno scambio d'affari, una grande abbuffata di pazienti. Sì, tutti quegli avvoltoi che si buttano sui moribondi per tirargli fuori gli ultimi spiccioli: i chirurghi dal taglio facile e redditizio... quelli che tagliano tutto, gambe, braccia... e quando non ne hanno abbastanza... testicoli, ovaie, seni, uteri! Che gliene frega di un utero in più o in meno!
Certo, mi fa male il cancro. Ma mi fa più male che il cancro sia il più grosso affare economico del secolo.

Mi fa male chi crede che ci sia ancora qualcuno che pensa agli altri.
Mi fanno male quelli che dicono che gli uomini sono tutti uguali.
Mi fanno male anche quelli che dicono che “il pesce più grosso mangia il pesce più piccolo”. Mi farebbe bene metterli nella vaschetta delle balene.
Mi fa male la grande industria, la media industria mi fa malino, la piccola non mi fa praticamente niente.
Mi fanno male i grandi evasori, i medi mi fanno malino, i piccoli fanno quello che possono...
Mi fa male non capire perché a parità di industriali stramiliardari, un operaio tedesco guadagna 2.800.000 lire al mese ed uno italiano 1.400.000. Ma l'altro 1.400.000, dov'è che va a finire? Allo Stato, che ne ha così bisogno...
Mi fa male che tra imposte dirette e indirette un italiano medio paghi, giustamente per carità, un carico di tributi tale che, se nel Medio Evo le guardie del re l'avessero chiesto ai contadini sarebbero state accolte a secchiate di merda.

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Mi fa male che l'Italia, cioè noi, cioè io, siamo riusciti ad avere, non si sa bene come, due milioni di miliardi di debito. Si sa, un vestitino oggi, un orologino domani... Basta distrarsi un attimo e si va sotto di due milioni di miliardi! Questo lo sappiamo tutti, ce lo sentiamo ripetere continuamente. Sta cambiando la nostra vita per questo debito che abbiamo.
Ma con chi ce l'abbiamo? A chi li dobbiamo questi soldi? Questo non si sa. Questo non ce lo vogliono dire. No, perché se li dobbiamo a qualcuno che non conta... vabbeh, gli abbiamo tirato un pacco ed è finita lì. Ma se li dobbiamo a qualcuno che conta... due milioni di miliardi! Prepariamoci a pagare in natura.
Mi fa male la Sicilia. Magari mi facesse male solo la Sicilia. Mi fa male anche la Lombardia, il Piemonte, la Toscana, il Veneto. Roma!
Mi fa male la violenza. Mi fa male la sopraffazione, la prepotenza, l'ingiustizia.
A dir la verità mi fa male anche la giustizia. Un paese che ha una giustizia come la nostra non sarà mai un paese civile. Io personalmente, piuttosto che avere a che fare con la giustizia, preferisco essere truffato, imbrogliato, insultato e al limite anche un po' sodomizzato, che magari mi piace anche... Una giustizia che fa talmente schifo che se una volta in cinquant'anni per caso, o per chissà quale magica ragione, i magistrati fanno il loro normale dovere diventano tutti… Giuseppe Garibaldi.
Mi fanno male anche i collaboratori di giustizia, sì dei pentiti… gli infami, insomma… che dopo aver ammazzato uomini, donne e bambini fanno l'atto di dolore, tre Pater Ave e Gloria e chi s'è visto s'è visto.
Mi fa male che tutto sia mafia! Mi fa male non capire perché animali della stessa specie si ammazzino tra di loro. Mi fa male che in Bosnia non ci sia il petrolio.
Mi fa male chi crede che le guerre si facciano per ragioni umanitarie. Mi fa male anche chi muore in Somalia, in Ruanda, in Palestina, in Cecenia. Mi fa male chi muore.
Mi fa male chi dice che gli fa male chi muore e fa finta di niente sul traffico delle armi che è uno dei pilastri su cui si basa il nostro amato benessere.
Mi fanno male le lobby di potere, le logge massoniche, la P2... E la P1? No, perché se c'è la P2 ci sarà anche la P1... sennò la P2 la chiamavano P1. Noo, quelli della P1 sono buoni, mansueti, come Agnelli... in genere stanno a Cuccia.
Mi fa male qualsiasi tipo di potere, quello conosciuto, ma anche quello sconosciuto, sotterraneo, che poi è il vero potere. Mi fanno male le oscillazioni e i rovesci dell'alta finanza. Più che male mi fanno paura, perché mi sento nel buio, non vedo le facce. Nessuno ne parla, nessuno sa niente: sono gli intoccabili. Personaggi misteriosi che tirano le fila di un meccanismo invisibile, talmente al di sopra di noi da farci sentire legittimamente esclusi. È lì, in chissà quali magici e ovattati saloni che, a voce bassa e con modi raffinati, si decidono le sorti del nostro mondo: dalle guerre di liberazione, ai grandi monopoli, dalle crisi economiche, alle cadute dei muri, ai massacri più efferati.
Mi fa male quando mi portano il certificato elettorale.
Mi fa male la democrazia, questa democrazia che è l'unica che io conosco.
Mi fa male la prima repubblica, la seconda, la terza, la quarta.
Mi fanno male i partiti, più che altro… tutti. Mi fanno male i politici sempre più viscidi, sempre più brutti. Mi fanno male i loro modi accomodanti, imbecilli, ruffiani.
E mi fa male che ci sia qualcuno che crede ancora che “loro” facciano qualcosa per noi, per le nostre famiglie, per il nostro futuro. No, non c'è una scelta, una scelta politica che sia fatta pensando a cosa serve al Paese. No, solo quello che conviene di più al gruppo, al partito... Per contare di più, per avere più potere. Certo, lo fanno solo per se stessi, per il loro schifosissimo interesse personale. Farebbero qualsiasi cosa, venderebbero i colleghi, gli amici, i figli. Cambierebbero colore, nome, nazionalità, darebbero delle coltellate ai compagni di partito pur di fottergli il posto.
E come sono vicini a noi elettori, come ci ringraziano, come ci amano. Ma sì, io vorrei anche dei bacini, dei morsi sul collo... per capire bene che lo sto prendendo nel culo. Tutti, tutti, l'abbiamo sempre preso nel culo... da quelli di prima, da quelli di ora, da tutti quelli che fanno il mestiere della politica, che ogni giorno sono lì, a farsi vedere. Ma certo hanno bisogno di noi, che li dobbiamo appoggiare, preferire, li dobbiamo votare in questo ignobile carosello, in questo grande libero mercato delle facce.

Facce. Facce che lasciano intendere di sapere tutto e non dicono niente, facce che non sanno niente e dicono di tutto, facce suadenti e cordiali col sorrido di plastica, facce esperte e competenti che crollano al primo congiuntivo, facce compiaciute, vanitose, che si autoincensano come vecchie baldracche, facce da galera che non sopportano la galera e si danno malate, facce che dietro le belle frasi hanno un passato vergognoso da nascondere, facce da bar che ti aggrediscono con un delirio di sputi e di idiozie, facce megalomani da ducetti dilettanti, facce ciniche da squalo di partito allenate ai sotterfugi e ai colpi bassi, facce che hanno sempre la risposta pronta e non trovi mai il tempo di mandarle a fare in culo, facce che straboccano solidarietà, facce da mafiosi che combattono la mafia, facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta, facce scolpite nella pietra che con grande autorevolezza sparano cazzate! Non ce neanche una faccia, neanche una!, che abbia dentro il segno di qualsiasi ideale, una faccia che ricordi il coraggio, il rigore, l'esilio, la galera. No! C'è solo l'egoismo incontrollato, la smania d'affermarsi, il denaro, la vita più schifosa dentro a queste facce impotenti e assetate di potere, facce che ogni giorno assaltano la mia faccia in balia di tutti questi nessuno!

E voi credete ancora che contino le idee? Ma quali idee...
La cosa che mi fa più male è vedere le nostre facce con dentro le ferite di tutte le battaglie che non abbiamo fatto. E mi fa ancora più male vedere le facce dei nostri figli con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno.

E mi fa ancora più male sentire che la colpa è anche nostra. Sì, abbiamo lasciato in eredità forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare quello che abbiamo dimenticato di combattere e quello che abbiamo dimenticato di sognare.
Una sconfitta definitiva?... No, non credo proprio. Se è vero che questa è la nostra realtà, guardarla in faccia non può far male a nessuno. Basta non farsi prendere dalla stupidità dello sconforto. È la non consapevolezza che crea malesseri nascosti e uccide per delega. Se un uomo conosce con chiarezza il suo male, qualsiasi esso sia, ha anche la forza per combatterlo.
Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo, magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenze comuni, dal nostro rifiuto. Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo.

mi fa male il mondo...

Mi fa bene comunque credere
che la fiducia non sia mai scomparsa
e che d'un tratto ci svegli un bel sogno
e rinasca il bisogno di una vita diversa.

Mi fa male il mondo...

Mi fa bene comunque illudermi
che la risposta sia un rifiuto vero
e che lo sfogo dell'intolleranza
prenda consistenza e ridiventi un coro.

Mi fa male il mondo...

Ma la rabbia che portiamo addosso
è la prova che non siamo annientati
da un destino così disumano
che non possiamo lasciare ai figli e ai nipoti.

Mi fa male il mondo...

Mi fa bene soltanto l'idea
che si trovi una nuova utopia…
litigando col mondo.

Giorgio Gaber

3 commenti:

  1. altro che se fa male!.grande Gaber.......R.

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  2. La frase di Sciascia è una delle più belle de "Il giorno della civetta" e descrive appieno la società italiana. Continuo a dire italiana perché osservando la gente all'estero, in alcuni paesi visitati, l'ho trovata più vera. Da noi il cellulare è esibito come uno status symbol, eternamente in mano, (ma che avranno sempre da dire?). In Francia è un elettrodomestico, come è giusto che sia, e non ho visto nessuno ostentarlo.
    Odio la frase "...perché lui si e io no...", e via a seguire il gregge e a fare quello che fa chi ci è vicino, omologati come tanti robottini.
    Dici il giusto per tutto ma anche io, non giudicarmi impertinente, ho detto della Lario "poverina". In fondo ha una grande tristezza negli occhi che tutto l'oro del mondo non le toglierà. Ciao, Mary.

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  3. @ Roby,
    Male? Vedo tutti i giorni cose che mi violentano! Ciao, D.

    @ Mary:

    1.Telefonino
    Vero, il telefonino è uno status symbol. Di più, addirittura uno strumento di seduzione!
    Un sociologo inglese, Simeon Yates, direttore del Cultural Communication and Computing Research Institute, ha condotto uno studio per la società di telefonia Virgin Mobile da cui è risultato che i cellulari di ultima generazione, pieni di gadget, sono diventati una specie di specchietto per le allodole, uno strumento di richiamo e conquista sessuale.
    Sembra assurdo? Eppure pare sia così.
    L'iPhone e il Blackberry, la suoneria polifonica, la videocamera, il lettore mp3 e l'iPod, la tv e il navigatore gps integrati, pare servano a dare smalto, a rendere attraenti. Foss'anche solo per apparire vincenti, dare un'immagine di successo e non fare la figura degli sfigati, visto che, per rispondere alla chiamata, il telefonino bisogna tirarlo fuori, mostrarlo.
    E poi offre anche un ottimo spunto di conversazione, passando subito dopo ad illustrare le prodigiose, strabilianti, portentose, caratteristiche e funzionalità del mirabolante oggetto esclusivo.
    Personalmente cosa ne penso? Che semplicemente me ne fotto!
    Già mi rompe chi telefona, perché lo trovo invadente, maleducato e prepotente. Ho sempre l'impressione che abbia scambiato il prossimo suo per un cappuccino al bar: la persona chiamata ed il suo tempo come fossero a sua disposizione e consumazione. Io dico: mi vuoi parlare? Alza il culo e vieni da me...
    E poi del telefonino in sè non me ne frega nulla. Il mio è un telefonino zapatista (motorola c115, costo 19 euro!) con lo schermo monocromatico verde e solo12 tasti (dal 1 allo 0 più asterisco e cancelletto). Cosa fa? Telefona (poco) e riceve (anche meno). Io sono per la comunicazione diretta, verbale e soprattutto non.

    2 Veronica.
    Dos cuentos y una certeza. (Due storielle e una certezza)

    Primer cuento.
    Un giorno Churchill si trovava ad un ricevimento ufficiale ed una “lady”, trovando che la personalità e il temperamento di Winston fossero a suo modo di vedere troppo risoluti, se ne venne fuori dicendo: - Ma lo sa che se fossi sua moglie le avrei già messo del veleno nel tè?... Pronta e fulminante la replica di Churchill: - E se io fossi suo marito quel tè me lo berrei subito!

    Según cuento.
    Al tempo delle polemiche dimissioni di Montanelli dal Giornale, Fede se ne venne fuori col seguente squittio da topo: -Se io fossi stato Berlusconi l'avrei (riferito a Montanelli) licenziato.. Pronta e fulminante la replica di Indro: - Se io fossi stato Berlusconi, Fede non l'avrei mai assunto!

    Certeza.
    Io da Berlusconi non avrei mai divorziato, perché non l'avrei mai nemmeno sposato!

    Detto questo resto in trepidante attesa di conoscere quale attrazione fatale, quale sentimento travolgente, quale passione irresistibile, quale ardore irrefrenabile abbiano spinto la signorina Miriam Raffaella Bartolini a sposare quell'adone, quel fusto, quel genio di sinistra, quel Cacciari senza barba, quello splendore irresistibile fatto uomo che risponde al nome di Silvio. O meglio, io la ragione (una sola) la so, come direbbe Pasolini, la conosco io e la conoscono in tanti, ma ci terrei fosse lei a renderla pubblica, ancor più e prima di quella del divorzio.
    Insomma, di solito preferisco farmi i caz... emh...i fatti miei, ma se proprio devo farmi quelli degli altri mi piace farmeli bene, farmeli tutti, fino in fondo.
    Cosa si vuole? La mia è una perversione. Sono un malato di coerenza... Fino all'osso!!
    Ciao, D.

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