¿Pobreza de qué? (la lógica de la desigualdad)

Dare vita ad una globalizzazione animata da una corretta cultura dello scambio significa mettere in atto un processo che non si traduca in una radice mortifera di esclusione e di emarginazione dei sempre più poveri, ma si proponga come una sorgente di inclusione progressiva di tutti nella partecipazione solidale allo scambio dei beni prodotti, nella convinzione che la grandezza di una civiltà si misura anche dalla sua capacità di condivisione delle proprie risorse con chi ne ha bisogno. Occorre riconoscere i limiti intrinseci della stessa economia, nella convinzione che essa è solo un aspetto e una dimensione della complessa attività umana, è soltanto un elemento della libertà umana e deve quindi avere la persona umana, ogni persona umana e tutte le persone umane, come soggetto, fondamento e fine. A tal fine, è necessario dare vita ad adeguati meccanismi di controllo della logica intrinseca al mercato come meccanismo di scambio: è lo stesso bene universale ad esigerlo. Ne segue l'importanza e l'urgenza di riscoprire il primato della politica, intesa come reale servizio al bene comune e al bene comune universale. Ciò comporta che si abbia a incamminare verso forme adeguate di governo mondiale, perché a una comunità economica internazionale deve poter corrispondere una società civile internazionale.
Card. Carlo Maria Martini

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Un mondo diverso è possibile, ma per farlo è necessario riequilibrare il pianeta e migliorare le condizioni di vita dei quattro quinti dell'umanità che, come scrive Jeremy Rifkin, sono “disconnessi” e perciò non contano o, come dice Marcos, non hanno carta di credito e quindi non esistono. Occorre denunciare l'inaccettabilità dello sterminio in atto nel Sud del mondo, piuttosto che pensare di erigere barriere tutt'intorno al mondo occidentale per difendersi dall'assalto dei disperati. Bisogna esigere che i media e i mezzi d'informazione siano responsabili e primi nel rifiutare l'asservimento cieco e complice a questo sistema politico-economico irresponsabile. Chi concepisce, realizza, partecipa e guarda il Grande Fratello (oltre il 30% di ascolti!) andrebbe messo nei CPT (centri di permanenza temporanea) e non i migranti disperati! E' necessario un diverso governo della globalizzazione che sia più equo, tollerante e democratico. Occorre pensare a globalizzare non solo la finanza, il capitale e i mezzi di comunicazione, ma anche i diritti, la solidarietà e il benessere.
Il no-global non serve più, dire di no non serve più. Dobbiamo pretendere un new-global! Un new-global di riflessione, di partecipazione, di proposta e trasformazione che attui una Rivoluzione Culturale e Umanista. C'è bisogno urgente di Global Governance per ripensare il futuro. E non solo il nostro, ma quello di tutti. Il passaggio dalle comunità nazionali alla società globale, che lo si voglia o no, è già in atto. La globalizzazione attraversa orizzontalmente nazioni, società e popoli. La crisi dello Stato-nazione è un dato di fatto, ma non si intravede la nascita di realtà extranazionali che siano democratiche e rappresentative. Le attuali realtà sovrastatali non sono inclusive, ma servono a rappresentare solo gli interessi di alcune nazioni ricche ed escludere tutto il resto del mondo. C'è bisogno invece di ripensare i rapporti internazionali, il concetto di democrazia, la funzione di rappresentanza, l'idea di maggioranza e minoranza.
Questa non è più la società di massa, ma una società planetaria. E se la prima s'è pasciuta all'interno di stati che hanno fatto del loro primo obiettivo quello di soddisfarne i bisogni di beni di consumo e alimentarne il benessere sociale, in modo da controllare il dissenso interno e armonizzare i contrasti, la società planetaria non potrà essere gestita allo stesso modo. Quello che fa girare il mondo è un motore ormai vecchio e inadeguato. Il grande capitale e soprattutto il potere economico-finanziario, invece, si spostano, trasformano e crescono a velocità impressionante e per farlo stravolgono, consumano e annientano risorse, ambiente e umanità.
In questa situazione non c'è chi non capisca come il “neoliberismo”, la regola cioè di non porre regole, è fallimentare e suicida! Gli squilibri aumenteranno fino all'implosione, al crack, perché se tutto viene lasciato all'economia del libero mercato le disuguaglianze aumenteranno fino al punto in cui, invece che tanti focolai di ribellione e resistenza nelle varie parti del mondo, vi sarà un'unica grande ribellione violenta che non produrrà nulla di alternativo, ma solo il caos. Sarà la lotta di tutti contro tutti per accaparrarsi il benessere, le risorse, le fonti, i beni, la terra, la ricchezza. I disequilibri, trascurati e compressi, determinano instabilità con forza esponenziale: è un principio quasi matematico!
Non deve essere l'economia a guidare il mondo, ma la politica! La politica pone regole e governa i processi, l'economia invece si autoregola e autoalimenta. La politica guarda ai mutamenti della società, l'economia solo a quelli del mercato. La politica pensa al bene sociale, l'economia al profitto. La politica ha come suo cardine la democrazia, l'economia invece l'avidità. La politica poggia sul primato della persona umana e i suoi diritti fondamentali e inalienabili, l'economia sulla forza del capitale e i principi della finanza. L'economia deve stare al servizio della politica e non viceversa!
Se vorremo creare il new-global, anche se sembra paradossale e di segno contrario al processo di globalizzazione, occorre riguadagnare identità individuale e rispetto assoluto della diversità e del valore della vita umana, di ogni vita, di ogni persona. Solo questo dovrebbe guidare le idee e i progetti. Provate a pensarci! Adottando questa diversa prospettiva, questo diverso punto di riferimento, tutti i problemi che ci affliggono e assediano – i migranti clandestini, la povertà e la fame, il terrorismo e la sicurezza, lo sviluppo e la tutela dell'ambiente – per quanto complessi sarebbero risolvibili. Se invece continuiamo così lasceremo ai nostri figli o nipoti solo un mondo di squallore, macerie e desolazione. (D*)

1 commento:

  1. non c'è volontà di risolvere niente. esiste x la maggior parte di loro (se non per tutti), solo l'avidità personale.Ma quello che è più incomprensibile è :basta solo lamentarsi.Chi è al potere se ne frega di chi muore di fame, chi muore in guerra,chi muore x strada o x mano di criminali.I criminali uccidono x avere potere, i politici ti manipolano x avere potere.La guerra della brava gente che affronta tutti i giorni x sopravvivere non porta al potere; porta solo alla sopravvivenza.
    Globalizzazione mondiale? Chi ha interesse a sistemare le cose in nome della pace e benessere mondiale? Chi ha interesse a far finire le guerre? CHI? Esiste solo il potere e i soldi. Dietro a quelle facce idiote che sorridono davanti e ti uccidono alle spalle senza pietà.Se ne fregano della vita altrui , ci sputano sopra alla vita, sia di grandi e piccini.Il loro futuro e quello dei loro figli e nipoti , se lo sono sistemati. Loro sono i primi a discriminare.Come si può pensare che ci sia la volontà di rimettere in piedi il mondo? Loro si sono presi il mondo con l'aiuto di chi si è fidato di loro, e nonostante tutto questo caos ,continuano a fidarsi...

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