Aqui Estamos (1° pt.)

Non permettere che rispunti l'alba senza che questa bandiera abbia un posto anche per noi, per quello che siamo, il colore della terra...
Subcomandante Insurgente Marcos


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Non amiamo definirci come qualcosa di lineare nel tempo, nel senso di segnare una rottura e poi seguirla. Ci siamo sempre sentiti solo un sintomo e siamo molto consapevoli di ciò che siamo. Se abbiamo saputo costruire tutto questo, intendo quello che abbiamo messo in marcia il primo gennaio del 1994 e poi portato avanti, dobbiamo anche pensare che ci dev'essere stata altra gente in altre parti del mondo capace di fare le stesse cose. Noi interpretiamo Seattle, il primo gennaio del 1994, Nizza e tutto il resto come sintomi o eruzioni di fenomeni che stanno montando più in basso.
Il problema che segnaliamo è che ormai dire di no non basta più. Il primo gennaio del 1994 e poi tutti gli altri avvenimenti sono stati modi di dire no alla Globalizzazione, no a questa irragionevolezza. Però sta diventando sempre più urgente dire: va bene, questo no. Però allora, che cosa è sì? Non si tratta più di dire solo no alle cose, ma di costruire forme diverse di confrontarsi. Non semplicemente una forma di resistenza, un no a un'imposizione del Potere, ma anche un modo di creare le proprie forme di organizzazione sociale.
Forse siamo modesti quando affermiamo che non siamo stati il prologo di una nuova fase, ma uno dei sintomi. Tuttavia, se proprio vogliamo considerare il nostro movimento dal punto di vista cronologico di un calendario, è vero che è stato il primo di questi avvenimenti, di questi eventi.

Subcomandante Insugente Marcos

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