Homenaje a un hombre justo y revolucionario

Quando sono uscito di prigione era questa la mia missione: liberare sia gli oppressi che l'oppressore. Qualcuno dice che lo scopo è stato raggiunto, ma io so che non è così. La verità è che noi non siamo ancora liberi, abbiamo soltanto conquistato la libertà di essere liberi, il diritto di non essere oppressi. Non abbiamo ancora compiuto l'ultimo passo del nostro viaggio, ma il primo di un lungo e ancor più difficile cammino. Per essere liberi non basta rompere le catene, ma vivere in un modo che rispetti e accresca la libertà degli altri. Il vero test della nostra fedeltà alla Libertà è solo all'inizio. Ho percorso questo lungo cammino verso la Libertà, ho cercato di non vacillare, qualche volta ho compiuto anche passi falsi. Ma ho scoperto il segreto che dopo aver scavalcato una collina, ci si rende conto che ce ne sono ancora molte altre da superare. Sento la stanchezza e mi sono preso un momento di riposo, per dare un'occhiata alla vista che mi circonda, per guardare indietro alla strada che ho percorso. Ma posso riposare poco, solo un momento, perché con la Libertà vengono anche le responsabilità, e mi preoccupo di non indugiare, perché il mio cammino è lungo... E non è ancora finito.
Nelson Rolihlahla Mandela

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Nelson Rolihlahla Mandela nacque nella tribù Thembu, della nazione indigena Xhosa, a Mvezo, un piccolo villaggio del Transkei nei pressi del fiume Mbashe, il 18 luglio 1918. Il padre perse il titolo di capo tribù quando, per una piccola questione tribale, cercò di affermare il diritto thembu su quello coloniale inglese. Convocato dal magistrato rispose solo: “non verrò, piuttosto mi sto preparando a lottare!” Per questo atto di ribellione venne privato del suo ruolo e delle sue proprietà e fu costretto a lasciare con la famiglia il proprio villaggio.
Nelson, dopo aver seguito gli studi nelle scuole sudafricane per studenti neri, conseguì la laurea in giurisprudenza alla Fort Hare University di Alice, Healdtown. Ribelle e non incline ad accettare passivamente le consuetudini e lo stato di fatto, decise presto di battersi e fare di tutto per cambiare le cose, lottando contro il sistema dell'apartheid.
Trovò lavoro dapprima come dipendente di una miniera d'oro a Crown Mines, dove vide quanto fossero pietose le condizioni dei lavoratori neri, quindi in uno studio legale di Johannesburg. Quando prese coscienza che la vita dei neri era sfruttata, schiavizzata e oppressa dai bianchi, decise di divenire “freedom fighter”, il combattente per la libertà.
Nel 1944, entrò in politica diventando membro dell'ANC, African National Congress, guidando per anni campagne pacifiche contro l'apartheid, il regime politico sudafricano che favoriva, anche sul piano legale e giuridico, la segregazione dei negri rispetto ai bianchi.
Nel 1946 organizzò lo sciopero dei minatori del Reef. Le richieste erano condizioni di lavoro più umane ed un salario equo. La risposta del Governo, in appoggio alle società minerarie, fu l'arresto dei leaders della protesta, la distruzione degli uffici del sindacato dei lavoratori e il fuoco sugli scioperanti, di cui dodici morirono.
Il National Party di Daniel Malan, uscito vincente dalle successive elezioni promulgò il Suppression of Communism Act per vietare la costituzione di partiti comunisti, il Population Registration Act per classificare i neri a seconda della razza, e il Group Areas Act che istituiva i ghetti e le riserve per le varie etnie. Nelson Mandela fu allora organizzatore e promotore della Defiance Compaign, la Campagna di Disobbedienza Civile. In pochi mesi quasi novemila persone violarono volutamente le leggi al grido di: “Malan, apri le carceri che vogliamo entrare!”.
La risposta del Governo Malan non si fece attendere. Il Public Safety Act e il Criminal Laws Amendment Act diedro al Governo il potere di dichiarare lo stato d'emergenza, introdurre la legge marziale, arrestare, torturare e detenere senza processo i manifestanti. Mandela venne arrestato con gli altri leaders della protesta e condannato per “comunismo”!
Uscito poco dopo con i benefici della condizionale, Mandela convocherà il Congresso del Popolo per la formulazione del Freedom Charter, il Manifesto della Libertà. La risposta del Governo e la messa al bando dell'ANC, dichiarato movimento sovversivo e insurrezionale. Il 5 dicembre 1956 Nelson Mandela, con altri 156 compagni, venne arrestato per alto tradimento, cospirazione e attività sovversiva di matrice comunista, reati per i quali il codice penale sudafricano prevedeva la pena capitale.
Al processo, il Treason Trial, Mandela prese la parola per difendersi. Fu un discorso memorbile, in cui seppe difendersi da avvocato ma anche parlare da vero capo politico. Alla fine il giudice Rumpff, pur confermando che l'ANC era un'organizzazione fuorilegge e che la Defiance Campaign era una protesta illegittima che incitava alla ribellione contro l'ordine costituito e alla violenza, concluse con l'assoluzione degli imputati per insufficienza di prove.
Usciti di prigione, Nelson Mandela e gli altri capi dell'ANC divennero il principale obiettivo del regime di Pretoria. Durante quello che è conosciuto come "il massacro di Shaperville", forze di polizia e dei servizi segreti eliminano volontariamente e con una proditoria operazione 69 militanti dell'ANC. Mandela riuscì fortunatamente a sopravvive alla strage e a fuggire. Raccolti gli altri esponenti rimasti in vita, si dette alla clandestinità dando vita ad una frangia militarista per la resistenza armata contro il regime. Nacque così l'ala di resistenza armata Umkhonto we Sizwe (Spada della Nazione) e divenne guerrigliero rivoluzionario.
Arrestato nel 1963 grazie alla complicità della CIA col regime sudafricano, dopo un processo durato nove mesi in cui si difese da solo, Mandela venne condannato all'ergastolo. Nell'arringa conclusiva pronunciata di fronte ai giudici del tribunale, prima che questi pronunciassero il loro verdetto, si trova la più alta e strepitosa testimonianza dell'impegno politico e sociale di Mandela.
"Sono pronto a pagare la pena anche se so quanto triste e disperata sia la situazione per un africano in un carcere di questo paese. Sono stato in queste prigioni e so quanto forte sia la discriminazione, anche dietro le mura di una prigione, contro gli africani...In ogni caso queste considerazioni non distoglieranno me né altri come me dal sentiero che ho intrapreso. Per gli uomini, la libertà nella propria terra è l'apice delle proprie aspirazioni. Niente può distogliere loro da questa meta. Più potente della paura per l'inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in questo paese...non ho dubbi che i posteri si pronunceranno per la mia innocenza e che i criminali che dovrebbero essere portati di fronte a questa corte sono i membri del governo".
Il regime lo rinchiude a Robben Island, un carcere di massima sicurezza su un'isola al largo di Città del Capo, e per 28 anni cerca di dimenticarsene e di farlo dimenticare, ma è sempre lui il simbolo della lotta e la testa pensante della ribellione.
Passano gli anni, ma malgrado sia costretto alla segregazione carceraria, lontano dagli occhi di tutti e dalle coscienze dell'opinione pubblica, la sua immagine e la sua statura crescono sempre di più nell'immaginario della gente e degli osservatori internazionali.
Cosciente di questo stato di cose e ben consapevole che ormai non si poteva più toccare un simbolo, pena la ribellione di vasti strati dell'opinione pubblica internazionale, nel 1985 il presidente Botha gli offre la libertà purché rinneghi la guerriglia, cercando così di gettare discredito sulla figura di Mandela, prospettando il fatto che fosse in fondo un ribelle dedito alla violenza. Mandela rifiuta l'offerta, decidendo di restare in carcere. Nel 1990, dietro crescenti pressioni internazionali e in solo in seguito al mancato appoggio degli Stati Uniti (per la fine della Guerra Fredda) al regime segregazionista, Mandela viene liberato.
Nel 1991 è eletto presidente dell'ANC, movimento africano per la lotta all'apartheid. Nel 1993 è insignito del premio Nobel per la pace mentre l'anno dopo, durante le prime elezioni libere del suo paese (le prime in cui potevano partecipare anche i neri), viene eletto presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo. Resterà in carica fino al 1998.
Omaggio a un grande esempio di umanità. (D*)

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