Aqui Estamos (3° pt.)

L'altro giorno mi raccontava Tacho, il comandante Tacho, che aveva faticato molto per spiegare cosa significava una certa parola in Tocolaval. Tacho aveva tentato di spiegare che lo spagnolo non bastava. Non esiste infatti un'espressione per definire questa parola. Molte espressioni, quindi, rimangono nell'aria, perché le lingue attuali sono insufficienti a darne una definizione. In questo scontro culturale, dicevo, non possiamo neanche sostenere che lo zapatismo sia diventato un discorso puramente indigeno. E' una miscela, nella quale appare evidente che l'elemento principale o il peso fondamentale è rappresentato dalle comunità indigene, ma non solo da loro.
Subcomandante Insurgente Marcos

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Dobbiamo mettere in chiaro subito che non siamo una forza politica tradizionale. Certo, la tentazione è quella di ricorrere a un discorso politico tradizionale.
Siamo sempre stati molto orgogliosi del fatto che i pochi successi che abbiamo ottenuto, quando abbiamo interpellato gli altri, siano dovuti al fatto che le nostre parole sono andate qui in mezzo, cioè sono indirizzate all'intelletto ma anche al cuore. E ogni volta che ci incliniamo su un lato o cediamo a un discorso soltanto viscerale o puramente intellettuale cessiamo di essere quello che siamo. In un modo o nell'altro questa è l'eredità dei popoli indios, quella di cercare un ponte tra il cuore e la testa, come diciamo noi, cosa questa che permette alla gente di sentirsi presa in considerazione e di partecipare con tanta passione.
La nostra idea è stata sempre quella di fare in ogni luogo quello che non si aspettavano da noi: dove attendevano un discorso politico ne facevamo uno poetico, dove si aspettavano uno poetico ne facevamo uno politico.
Così è successo a Toluca e Queretalo. L'abbiamo fatto per seguire la nostra linea, secondo la quale non esiste un modello nel quale costringerci.
No, i nostri sforzi saranno sempre tesi ad uscire dagli schemi. Alla fine l'unica certezza che la gente ha di noi è che no sa cosa faremo, ma certamente non faremo quello che tutti si aspettano.
Oggi pomeriggio abbiamo incontrato dei bambini che stanno recitando un'opera di teatro francese. Alla fine dello spettacolo ho raccontato loro una storia.Quando ci siamo rifugiati nella foresta io cercavo di dare un ruolo ai vari comandanti. In quel momento la consegna era: per noi tutto, niente per gli altri.
A causa di un problema di traduzione, visto che i compagni non avevano una grande dimestichezza con lo spagnolo, capirono tutto per tutti e nulla per noi.Cercai di chiarire questo malinteso ribadendo: no, tutto per noi! Perché in fondo questo è lo spirito di un'avanguardia, tutto per noi. Cioè, il potere, la decisione su quale dev'essere il futuro della società, e addirittura quale futuro è buono e quale è cattivo. Questo, ovviamente, significa nulla per gli altri, perché è come dire dovete solo seguirmi.Allora i compagni dissero: ah, abbiamo capito, è tutto per tutti e niente per noi. A quel punto mi sono detto: forse non intendono qual'è la via d'uscita.
In realtà non c'era via d'uscita. L'unica possibilità era quindi quella di rimanere ed imparare.
In una situazione come questa lo sforzo maggiore è quello di comunicare. Stai usando infatti uno schema e dei riferimenti che nessuno capisce, che non è che tu stia parlando una lingua diversa, stai solo ragionando da un'altra posizione rispetto alla loro cosmovisione, al loro codice basilare di cultura o come preferisci definirlo. Devi quindi spostarti da questa posizione per potere avere un dialogo con i compagni e cominciare ad usare il codice basilare e la cosmovisione alla quale loro fanno riferimento. In questo scontro, perché di uno scontro si tratta, passi dalle tesi basilari del materialismo storico al libro del popol Vu, anzi a qualcosa di più complesso, perché si tratta una cultura più articolata, più profonda, più ricca.

Subcomandante Insurgente Marcos

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