Para una Revoluciòn Humanista en los Medios de Comunicaciòn

Quando abbiamo deciso di passare alla clandestinità ho rotto con tutto! Abbiamo raccontato a tutti che andavamo a fare televisione in Italia. E tutti ci hanno creduto!
Subcomandante Insurgente Marcos

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Nel processo di decomposizione mondiale, che noi chiamiamo "la Quarta Guerra Mondiale", il neoliberalismo e il processo di globalizzazione economica mirano ad eliminare la maggior parte della gente che non è produttiva, i gruppi cosiddetti “minoritari” nelle considerazioni del Potere, ma che rappresentano la parte maggioritaria della della popolazione mondiale.
Andiamo incontro ad un sistema mondiale di globalizzazione che è disposto a sacrificare milioni di esseri umani. In questo frangente i grandi media della comunicazione, i grandi mostri dell'industria della televisione, come anche la comunicazione satellitare, la stampa periodica e quella quotidiana sono impegnati in gran parte a rappresentare un "mondo virtuale", creato a immagine e somiglianza di quello che il processo di globalizzazione richiede. In questo modo di intendere, il mondo dell'informazione è solo tutto ciò che in tal senso conta e interessa per la gente importante, per i 'VIP', i divi del cinema e i grandi politici. E' la loro quotidianità quella che conta: se si sposano, se divorziano, cosa mangiano, come vestono e se si svestono. Per la gente comune l'unica occasione di apparire sui mezzi di comunicazione è quando viene uccisa oppure muore.
Per i grandi mezzi di comunicazione e per il Potere neoliberale nel mondo, gli altri, gli esclusi, esistono solo quando sono morti, in carcere o sotto processo. Ma tutto questo non può continuare. Prima o poi, quando infine questo mondo virtuale si scontrerà con quello reale – ed è quanto sta accadendo -, questo conflitto produrrà come effetto ribellioni, guerre in tutto il mondo, o in quella parte del mondo che si riteneva finora estranea alla guerra.
Noi abbiamo però una scelta: possiamo avere un atteggiamento cinico nei confronti dei mezzi di comunicazione e dire che non tutto può essere fatto col potere dei soldi che crea immagini, parole, comunicazioni digitali e informatiche e che invade le nostre menti con notizie che non esprimono altro se non un solo modo di vedere il mondo, quello del Potere! Possiamo cioè dire: bene, le cose stanno così e non ci si può far niente. Oppure possiamo usare un atteggiamento incredulo e dire: quello che i giganti dei media del grande monopolio sostengono sono solo menzogne, non ci interessano. Ma abbiamo anche una terza opzione che non sia né conformismo né scetticismo e diffidenza, ed è quella di costruire un modo diverso di vedere le cose, rendere noto al mondo quello che sta realmente accadendo, mostrarsi interessati con spirito critico alla verità di quello che succede alle persone che abitano questo mondo.
In questo senso l'impegno per un'informazione indipendente si può anche dire sia l'espressione della storia della lotta sociale nel mondo. Sopratutto nel Nord America, Stati Uniti, Canada, Messico, laddove gli organi d'informazione indipendenti sono stati capaci di aprire spazi di comunicazione all'interno dei mass-media monopolizzati, costringendoli a dare credito anche a notizie su movimenti sociali diversi.
Il problema, infatti, non è solo sapere cosa occorre a una parte del mondo, ma comprenderlo e trarne una lezione, come se si stesse studiando la storia. Ma non una storia del passato bensì presente e attuale in qualche parte del mondo. Questo è il modo giusto per apprendere chi siamo e cosa vogliamo, chi vogliamo essere e cosa vogliamo ottenere. I media indipendenti non devono rispondere agli interessi del grande monopolio. E devono fare in modo che su cosa sia il nostro progetto di vita, in cosa consista il nostro progetto politico, sia diffusa e resa nota la Verità. Questo è molto importante nel contrasto al processo di globalizzazione, perché questa Verità diventa un nodo di resistenza contro la menzogna. E' la nostra sola possibilità di salvare la Verità, per preservarla e diffonderla poco a poco.
Un po' come nel libro Fahrenheit 451, in cui un gruppo di persone si dedica a mandare a memoria dei libri affinché possano essere salvati e non vengano distrutti, impedendo in tal modo che le idee vadano perse per sempre. Allo stesso modo i pochi media indipendenti tentano di salvare la storia -la storia presente- preservandola, cercando di diffonderla e impedendo così che venga smarrita. Questa lotta contro il processo di globalizzazione mondiale non può limitarsi a una nazione, o a una regione, o una città o un gruppo sociale, ma è necessario che questi gruppi indipendenti possano aiutarsi, non solo per scambiarsi informazioni e per ampliare i propri canali di comunicazione, ma anche per poter resistere all'imporsi della menzogna diffusa dal Grande Monopolio.
La Verità così promossa e diffusa nei gruppi, tra i cittadini, nelle regioni e nelle nazioni rivela poi il suo massimo potenziale quando si congiunge e entra in relazione con le altre Verità, rendendosi conto che quanto accade nelle altre parti del mondo è pur sempre parte della storia umana. E' in questo senso che nell'Incontro Intercontinentale per l'Umanità e contro il Neoliberalismo, il principio di agosto 1996, parlavamo della necessità di creare una rete di media di informazione indipendenti. Noi pensavamo appunto ad una rete per resistere al potere della menzogna e dell'inganno che sta cercando di venderci questa guerra, quella che noi chiamiamo la Quarta Guerra Mondiale. E questo è necessario per poter resistere non solo come movimento sociale e politico, ma anche come progetto di vita, di umanità. Una umanità che abbia diritto alla critica e alla verità dell'informazione.

Subcomandante Insurgente Marcos

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