Creative Destruction

Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione.
Henry Ford

Fin dalla nascita le grandi banche, agghindate di denominazioni nazionali, non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l'accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d'Inghilterra. La Banca d'Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all'otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a battere moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un'altra volta al pubblico in forma di banconote. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito, fabbricata dalla Banca d'Inghilterra stessa, diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l'altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all'ultimo centesimo che aveva dato.
Karl Marx

L'attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto.
Maurice Allais

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Il banco trae beneficio dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla.
William Paterson, banchiere.

Autorizzato ad emettere moneta, e a controllare il sistema monetario di un paese, non mi preoccupo di certo di chi fa le leggi.
Mayer Amschel Rothschild, banchiere.

Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi.
Sherman Rothschild, banchiere.
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A proposito della crisi non sono mancati coloro che, per affermare sempre e comunque la sacralità del Mercato, hanno parlato di “creative destruction schumpeteriana”. Una stronzata assoluta, posto che qui si distrugge solo, senza creare niente se non altro debito.
Interi paesi dal circuito finanziario debole messi in ginocchio (praticamente gli USA - la nazione più ricca del mondo - hanno prosciugato ricchezza e drenato capitali, esportando debiti a danno di paesi finanziariamente più deboli); l'intero mercato interbancario in mano a ladri e malfattori (come se i banchieri - tutti! - non lo fossero già. Dai “furbetti del quartierino” ai furbetti globali); gli effetti degli attivi “tossici” e della perdita dei valori azionari spalmati ovunque, perfino sui bilanci delle grandi assicurazioni e dei fondi pensione (con conseguenze imprevedibili sul lungo periodo. Insomma, ci hanno ipotecato anche il futuro!); agevolazioni ed aiuti di stato implorati da tutti i settori industriali a causa della restrizione creditizia; una sempre maggior presenza della mano pubblica nelle banche private per il cui salvataggio sono stati dispensati soldi pubblici, cioè di noi tutti... e questi stronzi parlano di “creative destruction”.
Cominciamo a dirle chiare, le cose...
Alla radice di tutto ci sono il capitalismo spinto, il business col turbo, il potere enorme delle grandi banche e dell'aristocrazia della finanza.
Si trasferisce un surplus che non ha alcuna relazione con attività di produzione o servizi resi, ma deriva solo da posizioni di potere e ingegneria finanziaria. Gli stessi compensi e “bonus” del big management sono diventati di natura e proporzioni tali da non esser più riconducibili ad un corrispettivo professionale. Li si paga come divi del cinema e dello sport.
Paul Volcker, non certo un pericoloso socialista ma l'economista ex governatore della Fed famoso per avere sconfitto la Grande Inflazione degli anni '70, s'azzardò a criticare apertamente l'andamento del sistema finanziario americano alla riunione dell'Economic Club di New York. Risultato: “Ricevetti molte indicazioni di simpatia, ma la Corporate America non era lì, in nessuna delle sue forme organizzate. Privatamente mi dicevano che potevo contare sulla loro simpatia, ma fondamentalmente volevano essere lasciati in pace...”
In parole povere: Paul (Volker), fatti i cazzi tuoi!
Poi Volker è stato il pilastro della credibilità di Obama nei circoli di politica monetaria e sui mercati durante la corsa alla Casa Bianca. Senza di lui le credenziali di Obama come candidato in grado di prendere decisioni economiche molto semplicemente sarebbero state pari a zero. Ora io chiedo: dov'è finito Paul Volker? Semplicemente non lo si vede più, sparito. Una volta arrivati al potere lo si è messo da parte. Hanno vinto i rampanti Larry Summers e Tim Geithner. E infatti nessuno dei due si preoccupa delle disastrose conseguenze a lungo termine del loro tentativo di risolvere le conseguenze della bolla scatenata dai loro predecessori ripetendone gli errori.
Ancora una volta è come avessero detto: Paul (Volker), fatti i cazzi tuoi!
Perché? Perché si parla tanto di risolvere la crisi, ma non delle sue cause strutturali, come vorrebbe Volker?
Perché alla base di tutto c'è un enorme, colossale, gigantesco quanto inconfessato e inconfessabile conflitto d'interessi che ha al suo centro le grandi banche d'affari e la loro avida aristocrazia del denaro. La crescita dimensionale, il gigantismo finanziario hanno fatto premio su ogni altra considerazione fino a dar vita a dei mostri giuridici ed economici. Analisti e gestori, investitori e rentrier, banchieri e broker, finanzieri e politici, assicuratori e assicurati, controllori e controllati oramai... SONO GLI STESSI!! Eccola la verità chiara e tonda.
Ogni volta che ci si azzarda a toccare questo tasto è tutta una levata di scudi da parte dei difensori del “sacro” Mercato, davanti al quale bisognerebbe inginocchiarsi come davanti ad un totem: "il mercato ha voluto cosi... il mercato metterà a posto ogni cosa... non bisogna contrastare il mercato..."
Allora, proviamo a chiederci cos'è il mercato finanziario. Un grande economista ha di recente scritto: “la mia opinione è che chiamiamo mercati finanziari un insieme di alvei di transazioni che, per almeno tre quarti, è un'accozzaglia di domini artificialmente segmentati e totalmente opachi di poche grandi banche oligopoliste che devono la loro posizione alle distorsioni del 'too big to fail'. Da questo privilegio derivano la rendita di posizione che, insieme alla leva, spiegano i return on equity (indice del rapporto tra redditto netto e capitale impiegato. Ndt) esagerati di un settore protetto. Gli intermediari bancari sono stati iper-regolamentati in modo prociclico e controproducente e così sono stati creati degli alvei di negoziazione fragili ed instabili che è fin vergognoso chiamare mercati”. Questo è oggi il Mercato finanziario: un'aristocrazia feudale, una nobiltà di censo, un mondo protetto e a parte, un Sistema, una Matrice...
Dov'erano i controllori della base monetaria quando cresceva la bolla del credito? Perché tutti hanno fatto finta di non vedere la convergenza di prodotti hedging e speculativi con quelli assicurativi, previdenziali e d'investimento?
Perché le Banche Centrali (tutte, ad eccezione della Banca Centrale Libanese!) hanno tollerato e consentito le pratiche dei veicoli fuori bilancio?
Perché si sono trasformati in “investiment bank” dei modelli operativi di business che col credito non avevano nulla a che fare?
Tutto questo, non lasciatevi ingannare, non è frutto del caso, di errori, di ignoranza o negligenza o imperizia. E' frutto di una precisa volontà, di una specifica strategia, di un accurato progetto ideato, sviluppato ed attuato, passo dopo passo, dalle uniche potenze di questo tipo di Mercato: le banche!
Si è trattato di un abile sistema per ampliare artificialmente la liquidità e i mercati finanziari a nostre spese. Vi è infatti una differenza enorme tra le banche e le imprese: le banche non producono, ma attraverso le banche passa il sangue delle imprese e di tutto l'apparato produttivo. E' fondamentale quindi che il flusso non si fermi, ma si vuole anche che aumenti e frutti sempre di più.
La sofferenza indotta dal sistema bancario ha costretto gli Stati ad intervenire per il salvataggio con soldi pubblici, aumentando così l'esposizione debitoria di noi tutti e accrescendo la liquidità indipendentemente dalla ricchezza prodotta.
Lo schok finanziario alla fine è stato come dare l'epo ad un asino (noi tutti che lavoriamo) legato alla ruota: si aumenta l'emoglobina in circolo in modo da farlo andare più svelto... Non solo, ma - dulcis in fundo - tutti gli ingegnosi strumenti finanziari utilizzati per portare all'attuale crisi, dai derivati agli swap ai Cfd, non sono stati dichiarati illegali e rimarranno tra di noi! Un piano perfetto!
Ora ci racconteranno la favoletta che sono state le modalità con cui sono stati adoperati questi strumenti che hanno portato al collasso del sistema e, dunque, sono solo tali modalità a dover essere corrette.
Ripeteranno che sarà necessario capire e correggere gli abusi, gli eccessi, le cattive gestioni, affinché tutto questo non abbia più a ripetersi.
Metteranno in prigione per un po' di tempo un paio di mascalzoni e faranno finta che le Banche Centrali non c'entrino nulla in questo disastro.
Riporteranno sugli altari qualche economista e finanziere come nuovi oracoli del mercato mentre la gente comune dovrà tirare la cinghia (c'è la crisi...), trovarsi un nuovo impiego (c'è la crisi...), svendere casa per pagare il mutuo (c'è la crisi...) e ricominciare pazientemente a faticare e risparmiare, perché tutto sarà nel frattempo aumentato (c'è stata la crisi... ricorda?). L'asino alla ruota continua a girare...
Alla fine business as usual.
Questo è quello che uomini di potere, politici, economisti, imprenditori, banchieri e rispettivi lacchè, portaborse e tirapiedi si stanno alacremente affrettando a fare.
Impossibile trovare tra di essi uno, uno solo, che parli un linguaggio diverso. Non ce n'è...
Nessuno che parli di por mano ai gravi squilibri che dominano l'economia mondiale, dar vita ad una più seria, equilibrata, responsabile e coinvolgente globalizzazione.
Che proponga di bilanciare il rapporto tra economia finanziaria ed economia produttiva a favore sempre e solo di quest'ultima e di liberarci dall'idolatria di quell'idiozia chiamata Pil.
Che chieda di attenuare e non accentuare le differenze di reddito, perché non è vero che è con il darwinismo sociale che si alimenta il motore dello sviluppo, ma con la solidarietà.
Che invochi a gran voce di porre fine al gigantismo di monopoli ed oligopoli ed al loro strapotere, non con la regolamentazione ma con la segmentazione.
Che discuta la posizione sociale degli alti dirigenti e top manager della finanza, innalzati allo status di una neoaristocrazia senza responsabilità che si appropria di una rendita parassitaria che non trova meriti...
Proviamo a farla per davvero una "creative destruction schumpeteriana"!
(D*)

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