Greed

The point is, ladies and gentleman, that greed, for lack of a better word, is good. Greed is right, greed works. Greed clarifies, cuts through, and captures the essence of the evolutionary spirit. Greed, in all of its forms; greed for life, for money, for love, knowledge has marked the upward surge of mankind. And greed, you mark my words, will not only save Teldar Paper, but that other malfunctioning corporation called the USA. Thank you very much.
Wall Street, Gordon Gekko
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Il punto è, signore e signori, che l'avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l'avidità è giusta. L'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme: l'avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l'umanità. E l'avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l'altra disfunzionante società che ha nome America. Grazie mille.
Wall Street, Gordon Gekko


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Il 9 agosto 2007 la BCE e la Fed decisero in fretta di immettere liquidità per miliardi di dollari (la BCE 95 miliardi, la Fed 38) allo scopo di alimentare un mercato in fibrillazione ed evitare il collasso del Sistema. Non era che l'inizio. Seguì il salvataggio pubblico dei colossi del credito ipotecario Freddie Mac e Fannie Mae; e poi la Bear Stearns, la quinta banca d'investimenti d'America, venduta sotto la regia della Fed e la quarta, la Lehman Brothers, finita in bancarotta dopo 158 anni di storia; il matrimonio forzato di Merrill Lynch con Banck of America, la nazionalizzazione di fatto del gigante assicurativo Aig, il divieto di vendite allo scoperto...
Era l'inizio di una crisi che avrebbe portato alla peggiore recessione mondiale da quella del 1929, una crisi tutta finanziaria scaturita dai fallimenti a catena dei bond garantiti dai mutui subprime statunitensi. Secondo stime attendibili, quelle del F.M.I., le perdite complessive potrebbero alla fine superare i 4.000 miliardi di dollari!
Sembrava che fosse definitivamente sceso il sipario su un'era di denaro gratis e in abbondanza, in cui la speculazione senza scrupoli e l'ingegneria finanziaria avevano eliminato ogni percezione del rischio e ogni nozione di valore. Un'era in cui l'ingordigia, l'avidità, a volte la spudoratezza e l'impreparazione di top manager, brokers, traders e banchieri avevano consentito l'ideazione e la diffusione sul mercato di prodotti finanziari la cui tossicità s'è rivelata letale, accompagnato da un uso fuori controllo del “leverage” attraverso gli hedge found e private equity. Si parlava allora della necessità di riforme che riscrivessero l'intero sistema, di regolamentazione e vigilanza del settore finanziario, di riduzione delle speculazioni, di maggiore attenzione, prudenza e responsabilità, di meno profitti e più stabilità.
Ora a distanza di appena due anni e con la voragine ancora aperta, gli squali della finanza, grazie ai mini-rally del business bancario, tornano già a coprirsi d'oro. Passata la fase più acuta della crisi, la sola preoccupazione è di nuovo lucrare rendite faraoniche. In Inghilterra la Barclays Bank ha assunto duecento nuovi bankers con la garanzia di un bonus assicurato per i prossimi due anni, mentre il ceo (chief executive officer) della Rbs (Royal Bank of Scotland), oltre ad offrire bonus biennali garantiti, s'è già elargito un compenso di quasi 10 milioni di sterline (più di 11 milioni di euro). In Svizzera il Credit Suisse ha convertito l'ammontare dei bonus della banca, principalmente stock option sulle azioni, in un fondo da oltre 5 miliardi di dollari, quasi 4 miliardi di euro. In Francia la Bnp-Paribas, salvata solo grazie a 5 miliardi di euro di fondi statali, ha addirittura pronti un miliardo di euro in “bonus”! Tutto questo mentre nei loro bilanci ci sono ancora miliardi di crediti incagliati, sofferenze e asset illiquidi o tossici.
Le banche che con una mano hanno ricevuto e ricevono aiuti e sostegni pubblici per evitare la bancarotta con l'altra tornano alle vecchie abitudini.
E' il lupo che cambia il pelo ma non il vizio. Adesso approfittano dei rally di borsa per speculare soprattutto nell'investment banking, mentre farebbero meglio ad usare le risorse per risanare i bilanci e risarcire la comunità. Prima o poi qualche nuovo genio della finanza si inventerà un nuovo prodotto (la fantasia combinatoria degli speculatori non ha limiti), magari derivato, per garantire mega-profitti per tutti.
E di fronte alle critiche, che investono le stesse fondamenta ideologiche del capitalismo e chiedono sobrietà, i banchieri si giustificano paragonandosi al mondo del calcio o alle star dello spettacolo, dove gli stipendi, tutt'altro che miseri, vengono generalmente tollerati. Nessuna argomentazione logica, quindi, nessuna considerazione etica, ma solo il rimando a mo' di alibi ad un parallelo demagogico e certo non dei migliori.
Insomma, i banchieri come Lele Mora, Totti, Madonna, Bonolis e le veline... Un motivo in più, semmai, per non tollerare gli uni e gli altri. Con l'aggiunta che le banche, data la loro importanza sistemica, sono protette dalla garanzia dello Stato e le conseguenze del loro operato gravano sulla collettività intera, cioè su tutti noi.
La loro attività non è più la raccolta del risparmio e l'erogazione del credito, ma la speculazione finanziaria pura e semplice. Fanno scommesse alla roulette delle borse, ma in caso di esito negativo i conti devono poi essere onorati dai contribuenti.
Negli Stati Uniti Andrew Hall, un super trader, ha stipulato un contratto con Citygroup per un compenso di cento milioni di dollari! Cosa fa di tanto importante? Produce qualcosa? No. Crea occupazione? No. Costruisce? Fabbrica? Inventa? No, no e no. Quello che fa è semplicemente speculare, lucrare, depredare, razziare, sottrarre ed estorcere denaro servendosi di una banca e tramite operazioni sul mercato dei derivati dell'energia. E' lui uno dei responsabili degli aumenti del prezzo del petrolio. Tramite le sue tecniche di “hedging” s'è appena comprato un castello medievale in Germania solo per metterci la sua preziosa collezione d'arte moderna: opere di Andy Warhol, David Salle, Bruce Nauman, Julian Schnabel, Roy Lichtenstein... Intanto milioni e milioni di idioti, depredati dei soldi e privati anche dell'arte, con le loro belle macchinine fanno la fila al primo distributore per finanziare mr. Hall.
E se qualche anima candida, di quelle liberal e progressiste col sole che gli ride in fronte, si illude di risolvere il problema semplicemente con la green economy, sappia che i Mr. Hall sono già lì in agguato. L'avvento delle auto elettriche, ad esempio, significherà solo il passaggio dallo sfruttamento degli idrocarburi a quello di altre risorse naturali, come ad esempio il rame o il litio, indispensabili alla nuova tecnologia. Così la competizione sulle risorse naturali, disponibili in quantità limitata e concentrate in alcune zone, produrrà alla fine solo nuove speculazioni e altre rendite parassitarie.
Come ha ammesso spudoratamente Giulia Bellomi, una signora che fa la “head hunter” dell'area finanza per una società di executive recruiting, la Korn Ferry International: “I bonus sono non solo ineliminabili, ma perfino utili ed equi. Le persone vanno remunerate sulla base dei ritorni che generano”.
Quello che la signora ha trascurato di spiegare è come vengono pagati i super bonus, i compensi milionari, le rendite di posizione, la sua compresa. Non è vero che chi guadagna 100 milioni di dollari l'anno “produce” per 300, 400, 500 milioni. Per dirla in parole semplici ma efficaci: la signora Giulia Bellomi che cazzo fa? Che produce?
A suo dire “per alcune professioni il tetto agli stipendi uccide la voglia di applicarsi”. E qui riconosco che ha perfettamente ragione. Ha usato il termine esatto: “uccidere”.
S'avvicina infatti il momento di pensare all'eliminazione di certe professioni. Un'eliminazione fisica. Il capitalismo è un sistema sbagliato che non può essere riformato, solo eliminato. Alla radice. (D*)

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