The Worst Dangerous Place in the World

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C'è un luogo dell'Africa dimenticato da tutti e a cui la Comunità Internazionale ha voltato le spalle. Qui lo Stato da tempo non esiste più e tutto si avvita su se stesso in una spirale di violenza.
Non esiste una “zona verde” in cui rifugiarsi come a Baghdad e neppure ambasciate aperte come a Kabul. In posti come Baidoa, Jawhar, Balcad, Mogadiscio (o “Moga”, per chi c'è stato nel '93 ed è riuscito a tornare vivo) l'imperativo è sopravvivere al caos. Questo inferno in terra si chiama Somalia.
Come si è arrivati a questo punto? La storia parla di errori su errori. Prima la dittatura di Siad Barre, poi alla caduta del regime nel 1991 l'anarchia, la guerra civile. L'intervento occidentale contro i “signori della guerra” nel 1993 fallisce. Al ritiro fa seguito l'avanzata dell'integralismo.
Gli Stati Uniti arruolano allora gli stessi miliziani che prima combattevano. Li finanziano, li riforniscono, li sostengono nella lotta contro le Corti Islamiche, ma vengono sconfitti e sbaragliati. Nel 2006 gli shebaab entrano a Mogadiscio. Temendo infiltrazioni integraliste gli Stati Uniti appoggiano allora l'avanzata dell'esercito etiope.
A fine dicembre 2006 le Corti Islamiche vengono sconfitte, con un bilancio di quasi 20.000 civili morti e un milione di profughi. Seguono due anni di occupazione, ma i ribelli si ricompattano e quando l'Etiopia abbandona il paese tornano all'attacco.
Allora gli Stati Uniti cambiano regia e questa volta, in omaggio al principio divide et impera, decidono di appoggiare i membri moderati delle stesse Corti.
Ma è tardi, troppo tardi. La situazione, da gennaio di quest'anno non è più controllabile. Il governo di transizione di Sheik Sharif Ahmed è stato travolto e il 7 maggio scorso gli shebaab sono rientrati in forze a Mogadiscio. Poche settimane fa le milizie filogovernative sono partite al contrattacco per cercare di porre un argine alla situazione.
Adesso è il caos totale. I miliziani integralisti ricevono aiuti e sostegno da mujaeddin stranieri che entrano e fanno passare armi dal confine eritreo e keniota. Le uniche truppe ONU presenti sul posto da marzo 2007 sono quelle dell'Amisom che mantengono il controllo dell'aeroporto. Sono circa 4500 soldati per metà ugandesi e per metà del Burundi. Dovrebbero essere almeno il doppio, ma nessuna nazione è disposta a mandare i suoi soldati a morire maciullati nell'inferno somalo. Perché in Somalia, dopo ormai 18 anni di anarchia e guerra civile, tutti sparano contro tutti, dai tetti, dalle macerie degli edifici, dalle finestre, dalle auto, in mezzo alla folla di civili.
Nessun luogo è sicuro. Pick up con mitragliatrici pesanti cal.50, colpi di mortaio, raffiche di kalashnikov, lanci di rpg... Tra macerie e immondizie migliaia di persone allo stremo si riversano nei campi profughi, chi non ce la fa muore nelle strade, perché incappato in un conflitto a fuoco o giustiziato con un colpo alla nuca.
Sulle coste poi, nel Puntland, i resti di quelle che un tempo erano le milizie dei “signori della guerra”, si danno alla pirateria. Adesso hanno in possesso una dozzina di navi e 250 ostaggi.
La Somalia ormai non è più un paese, è un esperimento scientifico.
Il titolo è: come creare l'Afghanistan in Africa. (D*)


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2 commenti:

  1. Qualche settimana fa hanno intervistato uno di questi pirati. Ha detto che era un pescatore e che il loro mare sta morendo per via dei rifiuti tossici, provenienti dall'Europa, che le navi ci scaricano. Così imbracciano le armi. Abbiamo strizzato quel continente in ogni modo, depredato le sue ricchezze. E adesso gli vendiamo le armi e li guardiamo ammazzarsi tra di loro. Le multinazionali fanno i loro sporchi affari e chi prova ad indagare muore come Ilaria Alpi. Non vedo soluzione, i miliardi che mandiamo loro non arrivano alle popolazioni. Ps: lo sapevo che quel jiolé era pura gioia, che sia sempre così per voi: la gioia e la magia di questi giorni. Ciao, M.

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  2. Cara Mary,
    tutto vero. E risaputo... Salvo poi dirsi stupiti e cadere dalle nuvole. Come quando dici della povera Ilaria.
    Al checkpoint pasta il via libera per l'intervento è arrivato tardi, e solo quando i miliziani s'erano addirittura impossessati di un nostro vcm con tanto di mitragliatrice. Un altro po' e le cose si sarebbero messe anche peggio.
    Con Ilaria, nessuno ha pensato o voluto darle una scorta militare. Ce ne siamo rimasti alla larga, addirittura imbarcati sulle navi. Se Ilaria avesse avuto noi a custodirla avremmo scatenato l'inferno e ora sarebbe ancora viva...
    Ciao, D.

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